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Minori, separazioni e divorzi: nasce il Tribunale della Famiglia

Il Tribunale della Famiglia sarà dedicato a tutte le questioni legate ai minorenni e, ovviamente, alle famiglie. Un emendamento per la sua istituzione è stato presentato pochi giorni fa in Commissione Giustizia al Senato.

UN TRIBUNALE AD HOC PER VELOCIZZARE I PROCESSI

L’emendamento al d.d.l. sulla riforma del processo civile che introduce il Tribunale della Famiglia è stato proposto da Fiammetta Modena (Fi), Anna Rossomando (Pd) e Julia Unterberger (Svp). Il nuovo tribunale si occuperà di separazioni, divorzi, e di tutte le fattispecie al momento affidate al Tribunale dei Minori.

La proposta si inserisce all’interno del quadro riformativo del diritto di famiglia, che comprende anche l’introduzione di un rito unico in materia di persone, minorenni e famiglie. La proposta di un rito unico ha accesso un dibattito che ha portato a numerosi subemendamenti. La volontà è, in ogni caso, quella di velocizzare e rendere più efficaci i processi, e rafforzare le tutele dei minori, soprattutto quelli che hanno subito o assistito a violenze.

Il Sole 24 Ore riporta il commento di Fiammetta Modena:

«Del tribunale della famiglia si parla da anni e anche in commissione gli emendamenti di quasi tutti i gruppi prevedevano l’istituzione di questo tribunale.
L’emendamento è frutto della riunificazione delle modifiche chieste, con diverse formulazioni, da tutti i gruppi, che apre la porta, con una legge delega, all’istituzione del tribunale della famiglia. […]
L’intento è quello di restituire la sensibilità necessaria per le questioni importanti nell’ambito della famiglia, razionalizzandole. Accendendo un faro sulle vicende più specifiche dei minori, la soluzione ha il merito di unificare un mondo, non di farne prevalere uno».

COME FUNZIONA IL TRIBUNALE DELLA FAMIGLIA

Il nuovo Tribunale della Famiglia sarà composto da sezioni distrettuali, presso le Corti d’Appello, e da sezioni circondariali, presso i Tribunali ordinario.

Le competenze saranno diverse.
Sulle sezioni distrettuali ricadranno quelle civili, penali e di sorveglianza, fino a oggi di affidate al Tribunale per i Minori. Alle sezioni circondariali verranno cedute le questioni in ambito civile, comprese quelle di competenza del Tribunale ordinario in materia di stato e capacità delle persone (a esclusione di cittadinanza, famiglia, unioni civili, convivenze, minori, i procedimenti di competenza del giudice tutelare, i risarcimenti del danno endofamiliare).

Le decisioni delle sezioni circondariali saranno impugnabili innanzi alle sezioni distrettuali. Le decisioni di quest’ultime saranno appellabili innanzi alla Corte di Cassazione.

L’emendamento contempla una fase di transizione propedeutica all’operatività del nuovo Tribunale della Famiglia, il cui termine è fissato al 31 dicembre 2024.

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Stop allo smart working per i lavoratori pubblici

Dal 15 ottobre i lavoratori pubblici tornano in presenza. A stabilirlo, il Dpcm firmato da Draghi

“La modalità ordinaria di lavoro nelle Pubbliche amministrazioni dal 15 ottobre torna ad essere quella in presenza”. A stabilirlo, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi in un apposito Dpcm. Resta comunque centrale il presupposto che “il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti Covid”.

Brunetta: Smart working, la legge entro un mese

Con il nuovo decreto, si conclude lo smart working come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nell’amministrazione pubblica. Così, e a chiarirlo è lo stesso Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica “si apre l’era di una nuova normalità […]”. Ed in effetti, lo stesso Brunetta già aveva avvertito che successivamente al decreto, lo smart working sarebbe stato ridotto al massimo al 15%.

 

 

Infatti, tale decreto impone l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori, rendendo possibile la riorganizzazione negli uffici. Comunque, si tratta di un cambiamento che avverrà gradualmente: innanzitutto, riaprono gli sportelli aperti al pubblico attualmente chiusi, con la possibilità di usufruire dei servizi su prenotazione, onde evitare code o assembramenti. Inoltre, entro il 31 gennaio 2022, tutte le amministrazioni devono presentare il Piano integrato di attività e organizzazioni contenente il Pola (Piano organizzativo del lavoro agile), che definisce quali dipendenti possono continuare con il lavoro da casa e quali invece tornano obbligatoriamente in ufficio.

L’idea di fondo è di uno “smart working vero, strutturato, ancorato a obiettivi e monitoraggio dei risultati”. Dunque, si tratta di far tesoro dell’esperienza emergenziale per riprendere in sicurezza ed efficienza dei servizi. Nello specifico, il lavoro agile dovrebbe essere limitato a “processi e attività di lavoro previamente individuati dalle amministrazioni, per i quali sussistano i necessari requisiti organizzativi e tecnologici per operare con tale modalità”. L’accordo sullo smart working sarà individuale ed andranno concordati la durata, le giornate di lavoro da casa ed il luogo. Infine, l’accesso alla possibilità del lavoro agile dovrebbe essere facilitato per che ha figli minori di tre anni o disabili, e per lavoratori con disabilità.

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Aumento bollette 2021: quanto pagheremo e quanto si risparmia con il decreto

Il decreto elimina gli oneri del gas per tutti e dell’elettricità per le famiglie. Per una bolletta dell’elettricità salita a 140 euro, lo sconto è di 13. Dieci euro in meno per il gas.

Arriva dal Consiglio dei Ministri il varo del decreto che taglia in parte i rincari delle bollette di elettricità e gas per il 2021. Tuttavia, l’intervento del Governo non limita completamente gli aumenti del contro dell’energia previsti per il prossimo primo ottobre, se non per le famiglie meno abbienti, cioè quelle che percepiscono il bonus sociale (3 milioni di nuclei). Infatti, per tutti gli altri l’incremento viene limitato per un terzo del totale. Quindi, c’è da chiedersi: quanto risparmieranno le famiglie in totale?

Rincari bollette: sconto di 13 euro per l’elettricità, 10 per il gas

Per ridurre al minimo gli oneri di sistema, il governo stanzia circa 2 miliardi e mezzo, di cui 2 solo per la bolletta della luce. 480 milioni sono per il taglio degli oneri generali sulla bolletta del gas. Inoltre, a questi fondi si aggiungono 450 milioni in rinforzo al bonus sociale (che quest’anno va in automatico agli aventi diritto, basta aver presentato la Dichiarazione Unica Sostitutiva e richiesto l’Isee per altri servizi. Secondo i calcoli dell’Arera, in tutto si tratta di 3 milioni di famiglie potenzialmente interessate (2,5 milioni lo sarebbero anche per il gas). Quindi, i parametri per lo sconto rimangono inalterati: nuclei entro gli 8.265 euro, nuclei con almeno 4 figli a carico e Isee inferiore a 20.000 euro, infine titolari di Reddito o pensione di cittadinanza.

 

 

Ora, il decreto garantisce ai 26 milioni di clienti domestici e 6 milioni di piccole aziende un risparmio di un terzo rispetto agli incrementi energetici attesi. Dunque, il 40% per le utenze della luce, il 30% per il gas, come ricorda oggi La Stampa. Allora, su una bolletta della luce che da 100 passa a 140 euro, lo sconto è di circa 13 euro. Invece, per il gas, una bolletta che da 100 passa a 130 euro verrà abbassata di circa 10 euro.

E’ importante ricordare che nel quadro degli interventi messi in atto per bloccare i rialzi in arrivo il 1° ottobre, è previsto anche il taglio dell’Iva sul gas “per usi civili e industriali”, fino a dicembre. In questo caso, l’imposta è del 10% entro i primi 480 Smc consumati, oltre sale al 22%.

 

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Riconoscimento facciale per individuare clienti pregiudicati. Scatta la sanzione

Che il riconoscimento facciale stia prendendo sempre più piede si capisce anche dalla crescente attenzione che le autorità per la tutela della privacy dimostrano verso il tema.

Avvertimenti e sanzioni verso aziende colpevoli di farne un uso illecito non mancano. Un caso recente riguarda un supermercato spagnolo.

VIDEOSORVEGLIANZA E RICONOSCIMENTO FACCIALE. IL CASO DEL SUPERMERCATO SPAGNOLO

L’AEPD, il corrispettivo iberico del nostro garante per la privacy, ha sanzionato una catena di supermercati per aver utilizzato il proprio sistema di videosorveglianza con riconoscimento facciale al fine di raccogliere dati biometrici che, incrociati con una banca dati esterna, permettevano di capire se il cliente avesse problemi con la giustizia. In caso di esito positivo, il sistema faceva scattare un allarme che avvisava il personale di sicurezza di bloccare l’accesso al cliente.

Migliaia di clienti, nonché gli stessi dipendenti, sono stati sottoposti a tale controllo per mesi, senza saperne nulla, fino all’intervento del garante.

NESSUNA BASE GIURIDICA

L’indagine dell’AEPD ha rilevato che la condotta della catena di supermercati non fosse compatibile con quanto indicato all’art.9 del GDPR sul trattamento di categorie particolari di dati personali.

Inoltre, l’azienda non ha rispettato in alcun modo i principi di trasparenza, necessità, proporzionalità e minimizzazione dei dati.

Ancor meno, l’utilizzo del riconoscimento facciale ha rispettato il concetto di privacy by design indicato all’art.25 del GDPR, ovvero l’obbligo per le aziende di avviare i propri progetti adottando fin da subito tutte le misure tecniche e organizzative per la tutela dei dati personali dei soggetti coinvolti.

Infine, la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati è risultata insufficiente, poiché non considerava i rischi legati al trattamento dei dati biometrici dei dipendenti.

LA SANZIONE

Con Procedimento N. PS/00120/2021 il garante per la privacy spagnolo ha imposto alla catena di supermercati una sanzione di 3.150.000 euro. L’azienda ha rinunciato alla possibilità di fare ricorso e ha preferito procedere al pagamento, godendo di una riduzione a 2,5 milioni di euro.

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Il ritorno dell’indennità da quarantena

Il Consiglio dei Ministri vuole reintrodurre un fondo per l’indennità da quarantena

Potrebbe ritornare l’indennità da quarantena: l’annuncio è di Andrea Orlando e risale a qualche giorno fa. Sarebbero nuovi fondi, di circa 900 milioni di euro, rivolti a quei lavoratori costretti a rimanere a casa per un contatto con un positivo al Covid. Ora, la misura potrebbe essere inserita nel decreto per bloccare il rincaro delle bollette della luce.

Nuova indennità Covid per quarantena: chi ne ha diritto

La prima indennità di quarantena da Covid-19 risale ad inizio pandemia, quindi al 2020, ed è stata finanziata con 663 milioni di euro. Tuttavia, si tratta di un provvedimento non rinnovato per l’annualità 2021, ad eccezione dei lavoratori fragili e solo con una copertura di 282 milioni. Dunque, il motivo del mancato rifinanziamento sarebbe, come è facilmente intuibile, la mancanza di bacino economico da cui attingere per le risorse.

 

 

Quindi, c’è da chiedersi: da dove arriva questa nuova possibilità? Dai risparmi sugli aiuti anti-Covid, in particolare dal tiraggio inferiore alle attese dei contributi a fondo perduto alle imprese. Infatti, si tratta degli stessi risparmi che costituiranno la gran parte della copertura anche per l’intervento sulle bollette: tra i 3 ed i 4 miliardi.

In effetti, lo stesso ministro del lavoro Orlando si era impegnato personalmente per trovare una soluzione al problema rifinanziamento quarantena. Così, la possibilità inizia ad intravvedersi all’orizzonte, però previe specifiche condizioni: sorveglianza attiva con permanenza domiciliare fiduciaria. Infine, il rifinanziamento del congedo parentale al 50% per chi ha figli in Dad sarebbe ancora molto in forse.

 

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Condominio e Green pass: quando serve?

Anammi ha rilasciato il vademecum con le istruzioni per il corretto utilizzo del certificato verde

Dal 15 ottobre, il Green pass è obbligatorio per accedere agli studi dell’amministrazione condominiale. Si tratta dell’applicazione del decreto legge approvato lo scorso 16 settembre e che l’Anammi (Associazione nazional europea amministratori d’immobili) accoglie e disciplina in un apposito vademecum. Allora, essendo l’amministratore di condominio un libero professionista, lavoratore autonomo con partita iva, egli dovrà possedere il Green Pass.

Green pass necessario per accedere alle assemblee condominiali

Come anticipato, al decreto legge del 16 settembre 2021, l’Associazione Nazional Europea Amministratori d’immobili reagisce con la diffusione di un apposito vademecum. In esso di disciplinano situazioni quali le assemblee condominiali e corsi di formazione per il personale dipendente. Non solo: l’Anammi specifica che in qualità di libero professionista titolare di partita iva, l’amministratore condominiale deve possedere il Green pass.

 

 

Invece, le modalità delle assemblee condominiali rimarranno le stesse del periodo emergenziale: vanno mantenuti distanza interpersonale e utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Se possibile, a questi due elementi, si deve aggiungere il fatto che le assemblee di condominio devono essere tenute in uno spazio di sicurezza: la superficie minima è di 7 mq per partecipante. In questo contesto, risulta fondamentale il ruolo del presidente dell’assemblea: “sarà suo compito verificare e controllare preventivamente il possesso del Green Pass dell’amministratore”.

Inoltre, l’amministratore, nel convocare l’assemblea, deve chiedere preventivamente al gestore dei locali affittati se ne condizionerà l’accesso al possesso del certificato verde. Infatti, in questo caso, se anche solo un partecipante non avesse la certificazione, l’amministratore dovrà scegliere un altro posto.

Green pass per i formatori condominiali 

Il certificato verde sarebbe obbligatorio anche nel caso in cui uno studio di amministrazione organizzi corsi di formazione per il personale dipendente, o aperti al pubblico. Infatti, in questi casi, i formatori che terranno il corso dovranno necessariamente essere muniti di green pass.

 

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Microsoft: basta password, l’autenticazione si fa via app

Microsoft: basta password, l’autenticazione si fa via app

Tutti gli utenti Microsoft non accederanno più ai loro account tramite password ma utilizzando l’app Authenticator.
Come mai questa decisione? Cosa bisogna fare?

PASSWORD INEFFICACI E ATTACCHI BRUTE FORCE

L’abbandono dell’autenticazione via password era stata già avviata da tempo all’interno di Microsoft. L’azienda vuole migliorare la tutela della sicurezza degli account dei propri clienti, eliminando alla radice i rischi connessi all’uso di login tradizionali.

Le password che l’utente medio crea sono il più delle volte molto vulnerabili: nomi di persone care, date di nascita, parole semplici legate ad elementi della propria esistenza che un cybercriminale fa presto a individuare.

Giusto per darvi un’idea, Vasu Jakkal, vicepresidente del comparto Security, Compliance e Identity di Microsoft, ritiene che il 40% degli utenti usi come password ‘Autunno2021’ a fine estate, per poi passare a ‘Inverno2021’, ‘Primavera2022’ e così via. Le declinazioni di questa formula sono innumerevoli e tutte ugualmente scarse nel proteggere gli account.

Anche chi sceglie password più forti (qui alcune istruzioni su come creare una buona password) compie alcuni errori. Il più comune è quello di usare la stessa password per più servizi. Per quanto possa essere comoda, questa scelta fa sì che un cybercriminale, una volta individuata la password, riesca ad accedere a diversi account.

Alle debolezze degli utenti  consumer si somma il fatto che questi sono le vittime predilette di phishing e di data breach. La decisione di Microsoft trova la sua origine anche nell’aumento degli attacchi brute force, durante i quali vengono tentate tutte le combinazioni possibili di lettere, numeri e caratteri speciali fino a individuare la password corretta. L’azienda sostiene che ci siano circa 18 miliardi di attacchi brute force all’anno, 579 ogni secondo.

COME PASSARE ALL’AUTENTICAZIONE VIA APP AUTHENTICATOR DI MICROSOFT

Riportiamo le istruzioni che Microsoft indica ai suoi utenti per rimuovere la password del proprio account e impostare l’autenticazione via app:

  1. scaricare la app Microsoft Authenticator
  2. configurare l’account nell’app seguendo le istruzioni
  3. accedere alle opzioni di sicurezza aggiuntive
  4. in ‘Account senza password‘, selezionare ‘Attiva‘
  5. seguire le istruzioni per verificare l’account
  6. approvare la richiesta inviata all’app Microsoft Authenticator.

Al momento il passaggio a Microsoft Authenticator riguarda Microsoft Edge e Microsoft 365 (che comprende Teams, Outlook, OneDrive e Family Safety). Col tempo verrà esteso a tutti gli altri servizi.

Qui il link alla pagina di supporto nel sito Microsoft.

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Ufficio del processo: domande entro il 23 settembre

Ultima chiamata del ministero della Giustizia ai giovani giuristi per partecipare al concorso per l’UPP

Scade alle 14:00 del 23 settembre 2021 il bando di per il reclutamento di una prima parte di giovani giuristi destinati all’Ufficio per il processo. Sono 8mila posti totali, messi a bando per l’Ufficio del processo dalla Commissione Ripam (Commissione Interministeriale per l’attuazione del Progetto di Riqualificazione delle Pubbliche Amministrazioni). Come spiega il decreto legge del 2014, i giovani supporteranno i magistrati nelle attività propedeutiche e collaterali alla decisione del processo.

Ufficio del processo, come candidarsi

Il Bando per il reclutamento di 8.171 giovani giuristi addetti all’UPP pubblicato in Gazzetta Ufficiale N. 62 del 6 agosto 2021 ne spiega approfonditamente modalità di candidatura e processo selettivo. Infatti, si legge, la domanda di ammissione deve essere presentata esclusivamente per via telematica attraverso SPID, compilando l’apposito modulo elettronico sul sistema “Step-One 2019” da www.ripam.cloud.

 

 

Ufficio del processo, requisiti

I requisiti per candidarsi all’ufficio del processo prevedono:

-laurea triennale in Scienza dei servizi giuridici L-14;

-o laurea in giurisprudenza;

-laurea specialistica o magistrale in ambito economico e giuridico.

Inoltre, sono anche ammesse le lauree L-18 (Scienze dell’economia e della gestione aziendale); L-33 (Scienze economiche); L-36 (Scienze politiche e delle relazioni internazionali), ma solo per una quota ristretta dei posti banditi.

Ufficio del processo, le prove

La procedura di reclutamento si basa sulla valutazione dei titoli; a punteggio pari, il tirocinio svolto presso il ministero della Giustizia è titolo preferenziale. Inoltre, la prova scritta: un test di quaranta quesiti a risposta multipla da risolvere in sessanta minuti; punteggio massimo trenta punti.

Le materie sono: diritto pubblico; ordinamento giudiziario; lingua inglese. Per ogni risposta: esatta +0.75; mancata 0 punti; sbagliata -0.375 punti. Si supera la prova se si raggiunge il punteggio minimo di 21/30. La prova si svolgerà esclusivamente attraverso strumentazione informatica.

Ufficio del processo, assunzioni e retribuzioni 

Le assunzioni all’ufficio del Processo sono finanziate con fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). I contratti saranno a tempo determinato e della durata di circa tre anni. In merito alle retribuzioni: funzionario di Area III, posizione economica F1, 29.511,36 euro (con 13 mensilità). Il lordo mensile è di 2.303,39; il netto tra i 1.600/1.650 euro mese.

 

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Sprint alla digitalizzazione, fibra ottica in crescita in Italia ed Europa

Nel nostro paese e in tutta Europa aumenta la copertura della fibra ottica. Il futuro del mercato è delineato dalle previsioni del Ftth (Fiber To The Home) Council Europe, l’associazione industriale che ha la missione di promuovere in tutta Europa la connettività e basata su fibra.

L’associazione si aspetta 197 milioni di case in più connesse alla fibra ottica entro il 2026 nell’Unione Europea e nel Regno Unito, con un aumento del 67% rispetto a quest’anno.

Ma com’è la situazione in Italia?

LA FIBRA OTTICA IN ITALIA

Si stima che quest’anno 16 milioni di abitazioni in Italia risulteranno connesse alla fibra ottica. Questo colloca il nostro paese al terzo posto in EU per copertura e al secondo in termini di crescita percentuale (+46%). Per il 2021, risultati migliori di quelli italiani sono stati raggiunti solo da Regno Unito (+65% ) e dai Paesi Bassi (+49%)

Il  Ftth Council Europe prevede che, rispetto al 2020, l’incremento della fibra in Italia toccherà il +136% nel 2026. Per Il Regno Unito si prospetta un +488%, per la Germania +385% e per i Paesi Bassi +144%.

COPERTURA NON SIGNIFICA ABBONAMENTI

Rispetto al numero totale, nel 2021 il 10% delle abitazioni è connessa alla fibra e la percentuale salirà al 29,3% nel 2026, lasciando scoperte 2 milioni di abitazioni.

Questo è il problema minore.

La crescita dell’infrastruttura in fibra non è infatti accompagnata da una crescita di abbonati.
Ciò significa che nel 2026 ben 19,6 milioni di abitazioni non avranno sottoscritto un abbonamento pur essendo connesse alla rete della fibra ottica. Le previsioni indicano performance peggiori solo in Russia.

Altra incognita futura riguarda l’andamento del divario tra zone rurali e zone urbane. Sia in UE che nel Regno Unito solo il 22% di coloro che abitano in zone rurali ha accesso a una connettività full-fibra, rispetto al 45% di coloro che abitano in altri territori.

FIBRA OTTICA E STIMOLI ALLA DIGITALIZZAZIONE

Nonostante le perplessità sul futuro, gran parte dei passi in avanti ottenuti finora in Italia si devono all’operato di Open Fiber, terzo fornitore europeo di connettività FTTH.

Gli stimoli principali, anche al di fuori del nostro paese, sono venuti dalla crisi generata dalla pandemia, che ha spinto gli investitori privati verso progetti a favore della fibra Ftth/B per sostenere l’aumento del traffico internet, dalle politiche nazionali di sostegno alla digitalizzazione e dai nuovi obiettivi UE in tema per il 2025 e il 2030.

Qui il comunicato stampa completo del Ftth (Fiber To The Home) Council Europe.

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Pensionati professionisti: stop al contributo di solidarietà

Il contributo di solidarietà dei professionisti in pensione è incompatibile con il principio del pro-rata

Per la Cassazione (sentenza n. 23363/ 2021), il contributo di solidarietà richiesto al professionista titolare di pensione di anzianità non è dovuto perché impone “una trattenuta su un trattamento […] già determinato in base ai criteri ad esso applicabili, dovendosi ritenere che tali atti siano incompatibili con il rispetto del principio del pro-rata e diano luogo a un prelievo inquadrabile nel genus delle prestazioni patrimoniali ex art. 23 Cost. la cui imposizione è riservata al legislatore.” In effetti, il principio del pro-rata prevede che le modifiche alle regole del calcolo debbano essere applicate per il futuro e non per quanto già versato in passato.

Non dovuto il contributo di solidarietà: viola il principio del pro-rata

Succede che, riformando la decisione del giudice di primo grado, il giudice d’Appello dichiari non dovuto da parte del professionista titolare della pensione di anzianità, il contributo di solidarietà reclamato dalla Cassa previdenziale di appartenenza. Quindi, succede che tale Cassa ricorra in Cassazione, sostenendo la violazione dell’art.3, comma 12 legge n.335/1995 in combinato disposto con l’art. 13 del Regolamento di disciplina previdenziale della Cassa stessa.

 

 

Infatti, secondo la Cassa, la Corte di appello ha ritenuto non dovuto il contributo di solidarietà, sulla base di un’erronea attribuzione di illegittimità del Regolamento di disciplina previdenziale della Cassa a carico dei pensionati. Inoltre, ha ignorato la pronuncia della Suprema Corte proprio in merito al contributo di solidarietà adottato dalla Cassa di Previdenza dei Ragionieri commercialisti ed esperti contabili (2004-2008) che applica legittimamente l’art. 2 del Dlgs. n. 509/1994 e dall’art. 3, comma 12 della legge n. 335/1995.

A questo punto, la Cassazione rigetta il ricorso: il motivo sollevato è manifestamente infondato. Ciò, in quanto gli enti di previdenza privati non possono -nemmeno al fine di garantire l’equilibrio tra bilancio e stabilità della gestione- emanare “atti o provvedimenti che impongano una trattenuta (nella specie un contributo di solidarietà) su un trattamento già determinato in base ai criteri ad esso applicabili, perché incompatibili con il principio del pro-rata”. Nello specifico, l’art.23 della Costituzione dispone che “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”. Infine, un ultimo chiarimento: gli atti e le deliberazioni degli enti sono legittimi ed efficaci se la loro finalità è di assicurare equilibro finanziario a lungo termine. Finalità che, per il suo carattere provvisorio e temporaneo, rende il contributo di solidarietà incompatibili con obiettivi prolungati nel tempo.

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