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Windows 11, le novità sulla barra applicazioni

Microsoft ascolta le critiche degli utenti: presto aggiornamento barra applicazioni di Windows 11

Se la coerenza stilistica ha da subito convinto i sostenitori del programma operativo Windows, lo stesso non si può dire in termini di usabilità. Infatti, diverse sono state le critiche e osservazioni mosse specialmente nei confronti della barra delle applicazioni. Prossimamente, ci sarà un aggiornamento per sistemare questo problema.

Presto aggiornamenti per la barra delle applicazioni del sistema operativo Windows 11

Indubbiamente, la barra delle applicazioni è fra gli strumenti più utilizzati dell’OS in assoluto. Con i prossimi aggiornamenti sarà ad esempio visibile nuovamente l’orologio e la data anche sugli schermi secondari. Ad oggi, questa funzionalità è garantita solo con tweak e applicazioni di terzi (ad esempio ElevenClock).

 

 

Comunque, Microsoft sta pensando di reintrodurre la feature. Si tratta di una novità attesa, anche se ci sono ancora ampi margini per migliorare. Infatti, si spera che Microsoft ascolti ulteriormente gli utenti, che chiedono tra le altre cose:

  • un menu contestuale più completo;
  • la possibilità di trascinare i file sulle app attraverso l’icona della barra delle applicazioni;
  • una capacità di personalizzazione maggiore.

Ognuna di queste funzioni era già presente su Windows 10, ma inspiegabilmente manca per la versione più moderna dell’OS di Microsoft.

Inoltre, Microsoft sta pensando anche di modificare il Menu Start. In che modo? con la possibilità di impostare diverse modalità di visualizzazione con più icone per le proprie preferenze oppure più elementi consigliati. Quindi, il menu diventerà più personalizzabile.

Tuttavia, anche in questo caso sempre più utenti preferiscono soluzioni di terze parti che già adesso offrono ulteriori margini di manovra.

Le novità della Build Insider 22509 di Windows 11 e il probabile addio alla barra delle applicazioni

Le novità si sanno dall’ultima Build Insider 22509 di Windows 11. In questo contesto, oltre all’aggiunta di alcune opzioni del Pannello di controllo nell’app Impostazioni si è illustrato altro. Ad esempio, di alcune opzioni di condivisione avanzate come:

  • il rilevamento della rete;
  • la condivisione di file e stampanti;
  • condivisione di cartelle pubbliche (inserite in una nuova pagina).

Inoltre, la nuova build presenta miglioramenti nelle pagine della sezione Stampanti e scanner e alcune parti del Pannello di controllo rimandano direttamente all’app Impostazioni. L’idea è quella che Microsoft voglia rimuovere definitivamente il Pannello di controllo a favore della più moderna app Impostazioni.

 

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Meta-cancella-diversi-account-rete-No-Vax

Meta cancella diversi account rete No-Vax

Facebook rimuove i profili di un gruppo anti vaccinazione chiamato Movimento V_V

La società Meta (Facebook) rimuove una rete di account che appartengono al movimento anti-vaccinazione chiamato V_V. Tale movimento, si origina in Italia e in Francia e prende di mira medici, giornalisti e politici con molestie di massa e squadrismo. Vediamo più dettagliatamente la questione.

No-Vax attaccano in rete con molestie e squadrismo: interviene Meta con la rimozione

La vicenda coinvolge un gruppo numeroso di persone che crea account doppi e falsi per celare la propria identità. Poi, in combinazione coi profili autentici, commentano in massa i post di Paginerealtà editoriali e individui, con scopi intimidatori“Prenderemo provvedimenti qualora trovassimo ulteriori violazioni”, spiega quindi Meta, che qui lavora in collaborazione con governo e polizia.

In Italia l’intervento è parte di una serie col fine della sicurezza e Meta lo avvia anche in sei diversi paesi. In particolare, la rete rimossa in Italia faceva attività di “brigading” (squadrismo), coordinandosi per

“commentare in massa, postare in massa per molestare o mettere a tacere altre persone. L’attività di brigading può riguardare sia azioni di intimidazione altamente sofisticate per soffocare il dissenso, sia brutali campagne di molestia per mettere a tacere punti di vista diversi”. 

Meta interviene con la rimozione dei commenti d’odio del movimento V_V

“Anche se questa rete ha molestato in massa le persone sui social media, tra cui Facebook, YouTube, Twitter e VKontakte, è Telegram la piattaforma che hanno usato maggiormente per coordinare gli attacchi, nel tentativo di eludere i controlli”, spiegano Nathaniel Gleicher (Head of Security Policy) e David Agranovich, (DirectorThreat Disruption) di Meta.

Inoltre, spiegano che nelle loro azioni social usavano lo stesso testo o immagini manipolate dei loro bersagli, sovrapponendo svastiche e altri simboli. Spesso, definivano medici, giornalisti ed editori “sostenitori dei Nazisti” per aver promosso i vaccini anti-Covid. Oltre a questo, sostenevano che la vaccinazione obbligatoria porterà alla dittatura sanitaria.

Di conseguenza, Gleicher Agranovich affermano che i loro sistemi automatici e di revisione hanno preso provvedimenti contro i loro commenti e account. Infatti, il gruppo ha così violato gli Standard della Community per: discorsi di odio, disinformazione, incitamento alla violenza, bullismo e molestie.

“Anche se non stiamo bannando tutti i contenuti di V_V, continuiamo a monitorare la situazione e prenderemo provvedimenti qualora rilevassimo ulteriori violazioni, per prevenire gli abusi sulla nostra piattaforma e proteggere le persone che utilizzano i nostri servizi”.

 

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Ecco l’App Super Green Pass

Verifica19: stasera verranno rilasciati gli aggiornamenti sugli store AppleGoogle e Huawei

L’aggiornamento dell’app VerificaC19 messa a punto da Sogei è pronto per controllare anche il green pass super. Allo stesso tempo, l’Agenzia italiana del farmaco apre il vaccino anti-Covid anche per la fascia 5-11 anniAifa rileva che i dati disponibili dimostrano un elevato livello di efficacia e non si evidenziano al momento segnali di allerta in termini di sicurezza.

Cosa prevede il Super Green Pass: le novità sull’aggiornamento dell’app Verifica19

Innanzitutto, ricordiamo che il Super Green Pass si riserva ai vaccinati e guariti dal Covid. Inoltre, la Certificazione super sarà indispensabile dal 6 dicembre per aggirare le restrizioni relative alla corsa dei contagi. Dunque, restano fuori coloro che non sono vaccinati e che si appoggiavano ai tamponi per il rilascio del Certificato Verde.

 

 

Ora, le novità vengono presentate in anteprima al Sole 24 Ore dalla Sogei. Inoltre, stasera verranno rilasciati gli aggiornamenti sugli store AppleGoogle e Huawei. Infine, è in atto il processo di review che dura circa 48 ore: in anticipo e operativo dopo il via libera del Ministero della Salute.

A questo punto, la prima operazione da fare per coloro che hanno già VerificaC19 è scaricare l’aggiornamento e scegliere la tipologia di verifica. La scelta è tra quella di base per il tampone o quella rafforzata per la vaccinazione o guarigione dal Covid.

Quindi, per controllare l’attendibilità di un Super Green Pass si dovrà selezionare la voce “verifica rafforzata”; mentre per controllare il Green Pass standard si dovrà optare per “verifica base”. A quel punto, si passa alla scansione del Qr code e si attende il responso:

  • se la certificazione è valida compare “Certificazione valida in Italia e in Europa”;
  • qualora non si è in regola con il pass compare la scritta “Certificazione non valida”.

Super Green Pass Covid-19: a chi e a cosa serve la nuova app?

Ora, specifichiamo che l’introduzione delle nuove funzionalità non richiede un cambio del Qr code per il cittadino. Comunque, ne si genera uno nuovo se ci si vaccina con la terza dose. In quel caso, il nuovo pass è valido per altri nove mesi dalla data di somministrazione del richiamo.

Invece, quando i vaccinati contraggono il Covid, il pass viene sospeso in attesa della guarigione. Una volta guariti, vale altri nove mesi. Inoltre, i non vaccinati con il solo certificato di guarigione hanno diritto a un pass valido per sei mesi.

Oltre ciò, Sogei sta lavorando con l’Europa per mettere in campo la funzionalità delle revoche. Ciò significa che in caso di tampone positivo si potrà invalidare immediatamente il pass. Poi, si torna in automatico al verde quando si guarisce e il tampone è negativo.

Verifica C19 e Green Pass rafforzato: Qr Code invariato e miglioramenti per i controlli

Il codice autorizzativo Authcode, che serve per scaricare la certificazione verde, è attivo anche nella nuova versione dell’app. In precedenza, il codice arrivava al cittadino solo con sms o mail mentre dal 15 ottobre è attiva la funzionalità per scegliere la modalità di scansione manuale o automatica del Qr code. Essa permette di effettuare un nuovo controllo ogni 5 secondi senza dover fare un doppio click.

Inoltre, saranno più veloci i controlli grazie a un’altra funzione: se qualcuno passa davanti al device mostrando il Qr code dopo qualche secondo toccherà già al successivo. Poi, altri miglioramenti ci sono anche per quanto riguarda la scansione: ora, c’è la possibilità di attivare la torcia del cellulare se il controllo viene effettuato in luoghi a luminosità ridotta.

Infine, per quanto riguarda gli obblighi vaccinali per il personale sanitario; scolastico; per le forze armate e di polizia, Sogei sta realizzando anche dei servizi automatizzati che consentiranno la verifica. Intanto, Enrico Giovannini (il Ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili) annuncia che è allo studio per il trasporto pubblico e su “il passaggio al biglietto elettronico con informazioni sul possesso del green pass”.

 

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Cyber-security: sicurezza nazionale con il PNRR

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: stanziati milioni per la sicurezza digitale

Oggigiorno, la tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di ognuno: può essere uno svago o un aiuto in diverse situazioni. Tuttavia, proprio perché così diffusa bisogna fare i conti anche con i rischi che essa comporta e individuare modalità per proteggerci. Per questo, nasce la cyber-security: tema chiave per la sicurezza nazionale per il quale il PNRR stanzia 620 milioni di euro.

Cyber-security: le proposte d’azione del Governo nel PNRR per l’Italia

Si sa, la velocità d’innovazione informatica è in continua evoluzione, perciò le sfide sono dettate dal futuro che avanza. Al contrario, le opportunità dipendono da come saremo capaci di elaborare concretamente le risorse che l’Europa ha destinato nel PNRR. A tal proposito, i 620 milioni di euro a destinazione della sicurezza digitale sono un buon punto d’inizio: infatti, essi rappresentano la presa di coscienza del problema.

 

 

In questo senso, il Governo punta sia sul personale che sulle strutture dedicate. Lo fa con una duplice direttrice di intervento: vuole investire sulla protezione e sulla tutela della sicurezza nazionale. La strategia vede:

  • Una linea difensiva da un lato;
  • La risposta alle minacce cyber e ransomware dall’altro.

La prima proposta d’azione del Governo per la protezione tecnologica: Cloud First per la PA

Innanzitutto, guardiamo la cifra nel PNRR relativa alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA: è di circa 10 miliardi di euro. Nello specifico, tale importo si riferisce a:

  • Reti ultraveloci;
  • 5G;
  • Sviluppo di un Cloud nazionale;
  • Interoperabilità delle banche dati (6,31 miliardi);
  • Tecnologie satellitari ed economia spaziale (1,29 miliardi).

Dunque, si insiste sulla tecnologia cloud anche e soprattutto come chiave difensiva e di protezione dei dati sensibili e delle infrastrutture critiche della pubblica amministrazione e non solo.

La seconda proposta d’azione del Governo sulla cyber-security: sovranità tecnologica nazionale

Poi, il Governo intende istituire (in sinergia tra Ministero della DifesaPubblica AmministrazioneIntelligence e Presidenza del Consiglio) l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity. Dunque, si va nella direzione di una “sovranità tecnologica nazionale” e dello sviluppo di strategie difensive, condivisione di know how e best practices.

Infatti, l’Agenzia nazionale per la Cybersecurity si pone l’obiettivo di attualizzare e adeguare il comparto Cyber alle nuove e differenti sfide nazionali e internazionali. Per fare ciò, prende consapevolezza della diversità concettuale della cyber resilience rispetto alle istanze di cyber intelligencecyber defence e cyber investigation.

Tutto questo avviene in un percorso di osmosi tra:

  • intelligenza artificiale e intelligenza umana;
  • tra settore pubblico e privato.

La terza proposta d’azione del Governo per la sicurezza informatica in Italia: partnership aziende

Ora, notiamo la valorizzazione della partnership pubblico-privato: fulcro attorno al quale non solo ruota la difesa degli interessi nazionali ma anche l’economia di mercato. A tal proposito, un esempio esplicativo è il percorso per la realizzazione e la gestione del Polo strategico nazionale (Psn). Si tratta dell’infrastruttura che deve ospitare “in cloud” i dati strategici della Pubblica Amministrazione (900 milioni stanziati dal PNRR).

Se si aggiudicheranno la garaaziende pubbliche e private nel campo della sicurezza dei dati, della difesa, dell’informatica si costituiranno in una Newco. La novità? la gara non sarà gestita dalla Consip, ma dalla società Difesa e Servizi Spa controllata dal Ministero della Difesa.

La quarta proposta d’azione del Governo per la cyber-security in Italia: collaborazione tra Stati europei

A questo punto, quale sarà la strategia di cybersecurity a livello europeo? Di seguito le azioni messe in campo dalla Commissione europea:

  • la revisione della direttiva NIS (la direttiva sulla sicurezza delle reti e dell’informazione). Si tratta del primo atto legislativo a livello europeo sulla sicurezza informatica con un obiettivo specifico. Ossia, raggiungere un livello comune ed elevato di sicurezza informatica in tutti gli Stati membri;
  • la creazione di un’unità congiunta per il cyberspazio per rafforzare la cooperazione tra le istituzioni, gli organismi e le agenzie dell’Ue;
  • la possibile adozione di norme orizzontali per migliorare la cybersecurity dei prodotti connessi presenti sul mercato interno;
  • istituire il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza e la rete dei centri nazionali di coordinamento. Ovvero, questo significa gestione dei finanziamenti dell’Ue, degli Stati membri e indirettamente dell’industria;
  • il Fondo europeo per la difesa, per sostenere progetti collaborativi di ricerca e di sviluppo delle capacità nel settore della Difesa. Allo stesso modo, l’Ue e la NATO continueranno a collaborare nell’ambito della cyberdefence tramite la squadra CERT-UE (EU’s Computer Emergency Response Team) e la Computer Incident Response Capability della NATO.

In conclusione, con queste quattro strade l’UE auspica di raggiungere una sovranità cibernetica europea. Comunque, esse conducono alla stessa meta: la difesa e prevenzione dagli attacchi cyber, sempre più pericolosi per le nostre infrastrutture e per la sicurezza nazionale.

 

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ctu

CTU e Riforma della giustizia civile

Albo unico per i consulenti tecnici: più formazione con la riforma della giustizia civile

Il 25 novembre 2021 la Camera approva definitivamente il disegno di legge A.C. 3289. Ovvero, la riforma del processo civile: uno degli obiettivi concordati con l’Unione Europea per accedere alle risorse del PNRR. Tra le novità in atto ci sono una maggiore attenzione a formazione e specializzazione, così come la creazione di un albo nazionale unico per i consulenti tecnici.

Consulenti tecnici d’ufficio e albo in materia civile: le novità della riforma della giustizia

Innanzitutto, tra le principali novità della riforma troviamo una maggiore attenzione a:

  • Iscrizione;
  • Formazione;
  • Correttezza delle nomine

in riferimento ai consulenti tecnici e periti. Inoltre, da notare la creazione di un Albo unico, dal quale avvocati e magistrati possono rintracciare le professionalità necessarie in relazione al singolo caso.

 

 

Poi, è stata stilata una serie di principi e criteri direttivi che il legislatore delegato (il Governo) dovrà rispettare. Inoltre, dovranno adottare decreti legislativi ad hoc entro un anno dall’entrata in vigore della legge. Questi introdurranno concretamente e compiutamente le misure per:

  • l’efficienza del processo civile;
  • la revisione della disciplina, strumenti di risoluzione alternativa delle controversie.

I compiti del legislatore delegato all’interno della riforma della giustizia civile

Ora, l’Esecutivo nell’esercizio della delega è incaricato anche di apportare diverse e rilevanti modifiche alla normativa riguardo i consulenti tecnici. In primo luogo, rivede il percorso di iscrizione dei consulenti presso i tribunali. Dunque, è un incarico importante: sarà il Governo a dover compensare la genericità dei criteri del codice di procedura civile.

Difatti, si pensi a come negli ultimi anni il settore della consulenza giudiziaria sia diverso, richiamando sempre più professionisti. A tal proposito, si noti che ora si favorisce l’accesso alla professione anche ai più giovani.

Comunque, il fine è predisporre un apparato riformatore che enfatizzi i requisiti qualitativi e le competenze che devono possedere i consulenti. Infatti, il d.d.l. assegna al legislatore delegato il compito di distinguere tra le varie figure professionali, dai percorsi formativi differenti. Il senso di ciò è anche unificare o aggiornare gli elenchi e favorire la formazione di associazioni nazionali di riferimento.

L’importanza della formazione dei consulenti tecnici

Detto ciò, si noti che un altro importante punto della riforma in relazione ai consulenti tecnici riguarda la loro formazione. Infatti, è necessario che gli operatori della giustizia possano contare su figure le cui competenze sono in continuo aggiornamento. A tal proposito, il Governo ha l’incarico di prevedere una formazione continua per consulenti tecnici e periti.

L’Albo nazionale unico per i CTU dopo la riforma della giustizia civile

Come anticipato, un’altra novità interessante riguarda la creazione di un “albo nazionale unico”, al quale magistrati e avvocati potranno accedere per ricercare le figure professionali più adeguate al singolo caso.

Inoltre, si vuole favorire la mobilità dei professionisti tra le diverse corti d’appello: è possibile anche attraverso l’esclusione degli obblighi di cancellazione da un distretto all’altro. Inoltre, si vuole assicurare adeguate tutele alle situazioni di salute, gravidanza o contingenti che si potrebbero verificare nel corso dell’anno lavorativo.

In questo caso, si mira a prevedere la possibilità di avanzare una richiesta di sospensione volontaria così come avviene in altri ambiti lavorativi. Infine, si prevede un controllo sulla correttezza dei processi di nomina dei consulenti. Infatti, presso le Corti d’Appello si istituiranno Commissioni di verifica per il controllo della regolarità delle nomine. Comunque, ai componenti della Commissione non spetteranno compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese o altro.

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Come-funziona-il-Super-Green-Pass

Come funziona il Super Green Pass?

Cos’è, come si ottiene e a cosa serve il Super Green Pass in vigore

Dal 6 dicembre fino al 15 gennaio 2022 ci saranno nuove restrizioni per ottemperare all’obiettivo di prevenzione dal contagio Covid-19. Parliamo del Super Green Pass, stabilito col decreto-legge del 26 novembre, n. 172 e pensato per evitare una quarta ondata. Quali sono le direttive da seguire questa volta? Vediamole insieme.

I destinatari del Super Green Pass e le regole per prevenire il contagio Covid

I destinatari del Super Green Pass sono i vaccinati o i guariti dal Covid-19; quindi, non riguarda il mondo dei tamponi. Per aggiornare tale certificazione bisognerà rinnovare con la somministrazione della terza dose quando passeranno i sei mesi dalla precedente. Grazie al Super Green Pass, si potrà (nel periodo sopra indicato) accedere ad attività che altrimenti sarebbero oggetto di restrizioni in zona gialla, in ambiti relativi a:

  • Spettacoli;
  • Eventi sportivi;
  • Ristoranti (al chiuso);
  • Feste e discoteche;
  • Cerimonie pubbliche.

Dunque, si noterà che tale regola non vale per lavoro e viaggio, dove si potrà ugualmente utilizzare il “classico” Green Pass, ottenibile anche da un tampone.

 

 

I controlli nel periodo d’emergenza

Poi, si prevede anche un rafforzamento dei controlli da parte delle prefetture, che dovranno prevedere

“un piano provinciale per l’effettuazione di costanti controlli entro 5 giorni dall’entrata in vigore del testo e sono obbligate a redigere una relazione settimanale da inviare al Ministero dell’interno”.

Non solo, tra le varie misure è stato altresì deciso di potenziare la campagna vaccinale sia consentendo la terza dose a distanza di soli 5 mesi dalla seconda sia aprendo agli under40 fin da subito. Tuttavia, si avvicinano tempi sempre più duri all’orizzonte per i non vaccinati anche in zona bianca nel periodo natalizio.

Quindi, gli ambiti di azione nei quali il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofali hanno deciso di intervenire sono:

1) l’obbligo vaccinale e la terza dose;

2) l’estensione dell’obbligo vaccinale a nuove categorie;

3) l’istituzione di un Green pass rafforzato cd super Green pass;

4) il rafforzamento dei controlli e campagne promozionali sulla vaccinazione.

Il Super Green Pass è costituzionale? La privacy è morta?

Indubbiamente, salta di getto all’occhio che i problemi di questa novità riguardano discriminazioni tra vaccinati e non. Senza scadere nel patteggiamento per l’una o l’altra categoria si noterà comunque che si sta formando una linea nettanon solo di pensiero ma anche d’azione. In effetti, si verificano disuguaglianze significative, una compressione di diritti assoluti e fondamentali di difficile ri-espansione in seguito.

Sin dall’inizio del problema Covid e con le prime direttive escogitate in molti si sono chiesti quanto queste fossero costituzionalmente a norma. Un esempio recente fra tutti si rileva nelle parole del presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli:

“…un rimedio difficilmente praticabile e, dal punto di vista normativo, molto rischioso come possibilità di giustificazione dei singoli divieti”.

Oltre ciò, un altro problema di cui da molto si discute riguarda la privacy, in particolare con l’avvento dell’app Verifica19. Che fine fanno i nostri dati personali quando li esponiamo alla verifica? A questo proposito, notiamo che il Garante della Privacy è discorde con questa scelta, sostenendo che:

“le discriminazioni in base alle scelte vaccinali e l’indebita conoscenza, da parte di soggetti non legittimati, dei dati sanitari degli interessati”.

L’avanguardia dell’Italia sull’uso del Super Green Pass per prevenire i contagi

Per concludere, in tutela del periodo natalizio si è deciso di seguire una rotta considerabile severa. La decisione si prende sulla scia di Austria e Germania, dove la situazione contagi è più grave e si sta adottando il Green Pass 2G. Dunque, l’obiettivo del Governo è prevenire il peggio ed evitare un nuovo lockdown.

Inoltre, si noti che l’Italia si mostra di nuovo all’avanguardia sul tema green pass: è il primo Paese a stabilire obblighi generalizzati con il decreto di ottobre. Ciononostante, il Governo ha comunque deciso tutelare per il momento la possibilità di viaggiare e lavorare con il solo tampone. Con l’eccezione di:

  • Sanitari;
  • personale scolastico;
  • forze dell’ordine.

Finora, le mosse dell’Italia sono andate bene: gli alti controlli e le molte vaccinazioni hanno permesso di ridurre al minimo i contagi e i morti rispetto al resto d’Europa. Sulla stessa lunghezza d’onda dell’Italia troviamo solo Spagna e Portogallo. Ora, la sfida sarà far sì che non ci sia una ulteriore stretta e che anzi questa fase così come le precedenti diventino presto un ricordo.

 

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Cyberavvocato-cambiera-la-professione-con-lIA

Cyberavvocato: cambierà la professione con l’IA?

L’intelligenza artificiale cambierà il ruolo dell’avvocato e l’esercizio della professione forense?

Il Covid-19 ha favorito l’avanzata del cosiddetto Cyberuomo: ora emblema della nuova realtà post-pandemica. Si compone di intelligenza umana e intelligenza artificiale e sembra stia rivoluzionando in particolare il mondo del lavoro. A questo proposito, si parlerà dunque di un cyberprofessionista, capace di sconvolgere l’attuale sistema.

Cyber-professionista nel mondo legale: l’intelligenza artificiale sostituirà l’avvocato? L’intervista per Forbes

Per quanto riguarda il mondo forense, si parla della nascita del cyberavvocato: la nuova figura con intelligenza ibrida che affianca e completa la figura dell’avvocato. Tuttavia, questa figura non andrebbe a stravolgere o sostituire il ruolo e la funzione “tradizionale” dell’avvocato.

 

 

Per avere un quadro più completo sul ‘Cyberavvocato’ e sul suo ruolo all’interno del mondo legale, Forbes intervista Carlo Gagliardi, managing partner di Deloitte Legal. Vediamo assieme quali sono state domande e risposte in merito a questa curiosa novità.

Intelligenza ibrida e Cyberavvocatol’IA nel mondo del lavoro

Innanzitutto, si prevede una divisione sinergica dei compiti tra l’attività umana e quella tecnologica. Ovvero, si chiede all’intelligenza artificiale:

  • la gestione delle attività di routine;
  • l’automazione di una serie di attività ripetitive o di processo;
  • l’analisi di grandi moli di dati come la Big Data, ora possibile solo con tecnologie avanzate.

Quindi, si tratta di un’attività di affiancamento per l’avvocato. In particolare sarà utile anticipare problematiche legali con l’analisi predittiva. Ossia, la capacità di analizzare informazioni complesse per prefigurare scenari futuri. Il risultato, l’unione delle forze e delle competenze è la cosiddetta intelligenza ibrida.

Dunque, l’intelligenza umana si svincola dalla necessità di gestire la quotidianità, la routine o alcuni processi complessi ma ripetitivi delle attività legali. Ora, si può concentrare prevalentemente sulle attività strategiche, decisionali e ad alto valore aggiunto con un impatto significativo anche nella dimensione privata.

Difatti, migliora l’equilibrio tra lavoro e vita privata: riduce la frustrazione che deriva dall’esecuzione di compiti e attività a basso valore aggiunto.

Cyberavvocato: i vantaggi della digitalizzazione in ambito legale

Ora, grazie ad alcune soluzioni tecnologiche legali si migliora l’efficienza e l’efficacia dei servizi per il cliente. Dunque, sarà più fluida la comunicazione tra:

  • gli avvocati interni;
  • le funzioni aziendali;
  • i consulenti esterni.

Così, si gestiscono in totale trasparenza le risorse e si potranno monitorare i KPI.

 

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Google fornisce dati personali agli USA

Privacy a rischio: la multinazionale Google trasferisce i dati delle persone al governo statunitense

L’account e gli indirizzi IP degli utenti registrati in Google non sembrano essere così al sicuro come si potrebbe pensare. Infatti, pare che nel momento in cui la Casa Bianca richieda alla multinazionale di avere un certo tipo di dati, questi vengano effettivamente comunicati. Il problema? Chiunque potrebbe diventare un potenziale criminale.

Big Tech e Stati Uniti: la collaborazione permette il passaggio dei dati personali

Se il Governo degli Stati Uniti d’America chiede delle informazioni, le Big Tech (le 5 maggiori multinazionali dell’IT occidentali) rispondono e le forniscono. Effettivamente, si tratta di una pratica lecita e stabilita nella sentenza Schrems II e in particolare alla sezione 702 del FISA. Tra le altre cose, qui si evince che le aziende sono obbligate a concedere agli Stati Uniti l’accesso alle informazioni di soggetti stranieri che utilizzano servizi americani.

 

 

Tuttavia, sembra che quanto detto non sia abbastanza per gli USA, che pretenderebbero la ricevuta di una moltitudine di dati da Google. Vediamo assieme i casi.

Trasferimento dei nostri dati personali dalle multinazionali IT al nuovo continente: i casi

Innanzitutto, un primo caso si riscontra nel 2019, quando si indagava su dei reati sessuali commessi ai danni di una minore. Quindi, gli investigatori si sono rivolti a Google ai fini di individuare i colpevoli del reato. Chiedevano alla multinazionale di fornire informazioni su chiunque avesse cercato il nome della vittima. Oppure, informazioni correlate al caso come il nome di sua madre o il suo indirizzo, per un arco temporale di 16 giorni.

Successivamente, a Google si chiedeva di fornire i dati dell’account e gli indirizzi IP di tutte le persone corrispondenti ai criteri di ricerca. Indubbiamente, anche se si trattasse di pochi account coinvolti, è una vicenda che desta perplessità e preoccupazione. Effettivamente, si tratterebbe di uno dei casi di keyword warrant di maggiore portata mai registrati.

Tuttavia, è bene ricordare che il Garante della Privacy europeo non agisce nella stessa maniera e una simile situazione non è verosimile nel “vecchio continente”.

Ad oggi, gli unici due casi simili resi noti al pubblico sono:

  • nel 2020, quando si chiedevano i dati di chiunque avesse cercato l’indirizzo di una vittima di incendio doloso in un caso che coinvolgeva il cantante R Kelly;
  • nel 2017, quando un giudice del Minnesota chiedeva a Google di fornire informazioni su chiunque avesse cercato il nome di una vittima di frode all’interno di una precisa città.

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Notifica atti pubblica amministrazione: ora digitale

Digitalizzazione delle notifiche degli atti della PA: come funziona la nuova procedura

Il Garante della Privacy da giudizio positivo alla proposta di rendere digitale la notifica degli atti della PA. Ora, si potrà accedere con SPID e ci sarà la possibilità di delega digitale. L’aggiornamento si rifà ai sensi dell’art. 26, comma 15, del d.l. 16 luglio 2020, n. 76 (modificato in seguito dalla l. 11 settembre 2020, n. 120).

Piattaforma per la notificazione degli atti della pubblica amministrazione: passaggi e soggetti coinvolti

Il Garante Privacy richiama il dpcm che tratta di “Piattaforma per la notificazione degli atti della pubblica amministrazione”. Qui, si illustrano le procedure e gli individui coinvolti nella digitalizzazione degli atti. L’accesso avviene tramite SPID o CIE.

 

 

Innanzitutto, le PA mittenti accedono alla Piattaforma tramite funzionari scelti, poi autorizzati a svolgere le attività. A loro volta, anche i soggetti destinatari accedono alla piattaforma allo stesso modo. A questo punto, la PA mittente:

  • Carica il documento da notificare;
  • Identifica il destinatario;
  • Individua il domicilio digitale speciale e quello fisico;
  • Comunica i dati al gestore.

A questo punto, se il documento e la messa a disposizione rispettano le regole, il Gestore gli attribuisce un codice IUN. Altrimenti, comunica al mittente l’impossibilità di procedere alla notificazione ed elimina automaticamente i documenti caricati.

Notifica atti PA: Garante Privacy e rispetto del dpcm del d.l. 16 luglio 2020

Quindi, è il Gestore che effettua la notificazione: prima, presso il domicilio digitale di Piattaforma eletto dal destinatario; poi, presso il domicilio digitale speciale, se eletto. Infine, al “domicilio digitale generale“, indirizzo presente in uno degli elenchi di cui all’INI-PEC, all’IPA o all’INAD. Se tutti questi domicili digitali risultano saturinon validi o non attivi, il Gestore procede a un secondo tentativo d’invio.

Quando il destinatario accede alla Piattaforma può reperireconsultare e acquisire i documenti notificati, visualizzando:

  • mittente;
  • data e ora di messa a disposizione;
  • atto notificato;
  • storico del processo di notifica, compresi gli atti opponibili a terzi;
  • gli avvisi di mancato recapito;
  • il codice IUN.

Dunque, il destinatario può scaricare e inviare a terzi la copia del documento.

Inoltre, il Gestore attesta la data e l’ora in cui il destinatario o il delegato accedono, tramite la Piattaforma, all’atto notificato. Questo è possibile grazie ad un sistema di marcatura temporale certificato opponibile a terzi.

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Dati in vendita sul dark web

Dark web: Contatti di quasi quattromila manager italiani venduti, rischio “ceo-fraud”

L’organizzazione per la sicurezza informatica Yoroi scopre che nel deep web venivano venduti oltre 3.887 contatti.

Ora, l’annuncio del fatto è pubblicato dallo pseudonimo “yukiomishima” su di uno dei principali forum underground più utilizzati. Quant’è alto il rischio? Si pensi solo che sono coinvolti contatti telefonici ed email di centinaia di importanti aziende private e pubbliche, a rischio frode.

Leak pericoloso: nel deep web migliaia di dati di aziende e personale in vendita

Come anticipato, il leak coinvolge centinaia di organizzazioni italiane come:

  • i principali istituti bancari nazionali;
  • istituti locali;
  • assicurazioni;
  • società nel mondo dell’energia e delle multi utilities.

In effetti, il Cert di Yoroi individua il leak nel deep web per un lotto di 3.887 contatti di:

  • dipendenti e collaboratori delle organizzazioni;
  • dirigenti e responsabili;
  • contatti diretti di amministratori delegati;
  • CFO;
  • direttori e responsabili IT.

Ora, il problema principale riguarda il tentativo di frode. Una fra tutte è la “Ceo-fraud”: ovvero, quella frode che si compie quando il criminale impersonifica la voce di una qualsiasi persona. Difatti, anche con pochi campioni a disposizione riescono a ricostruire il timbro con qualità sufficiente ad ingannare un utente distratto al telefono. Si tratta di una tecnica già sperimentata in furti e frodi ad Hong Kong proprio ai danni di banche locali.

Attacchi di social engeneering nel dark web e il rischio di frode delle aziende italiane

Oltre a questo, il rischio si estende anche in attacchi di social engineering mirati. Infatti, riuscendo a ingannare un dirigente dell’azienda a installare un finto aggiornamento software, un semplice malware metterà a rischio i dati più sensibili della società.

Da tempo i cyber criminali sono sempre più attenti nel curare gli aspetti di social engineering per guadagnare accessi ai sistemi, phishing, smishing e vishing. Difatti, si tratta di tecniche affinate da tempo, campagne di attacco mirate e temporizzate. Ad esempio, come quelle che sono operate a ridosso delle scadenze fiscali italiane.

Inoltre, i criminali che prendono di mira gli istituti bancari osservano e monitorano i periodi più propizi, come quelli di cambiamento, di migrazione tecnologica o di fusione.

Per concludere, Yoroi ha scoperto in questi giorni un attacco informatico a centinaia di aziende manifatturiere tramite finti documenti Word ed Excel. Questi contenevano il malware Dridex. Si noti che tale attacco sfrutta librerie binarie caricate direttamente da Microsoft Excel, sfruttandone i file.

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Servicematica

Nel corso degli anni SM - Servicematica ha ottenuto le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 27001:2013.
Inoltre è anche Responsabile della protezione dei dati (RDP - DPO) secondo l'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. SM - Servicematica offre la conservazione digitale con certificazione AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

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