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Siamo ancora in stato di emergenza

Covid: arriva la proroga per lo stato di emergenza ora fino a marzo 2022

Il Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi dà il via libera al decreto legge sulla proroga dello stato di emergenza. Come da bozza del provvedimento, si evince che lo stato di emergenza, a due anni dalla dichiarazione del 31 gennaio 2020, viene ora prorogato fino al 31 marzo 2021. È un’azione legittima? Vediamolo assieme.

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Iniziamo leggendo quanto emerge dal comma 1 dell’art. 1 del sopracitato decreto:

“In considerazione del rischio sanitario connesso al protrarsi della diffusione degli agenti virali da Covid-19, lo stato di emergenza dichiarato con deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, è ulteriormente prorogato fino al 31 marzo 2022.”

Comunque, il Consiglio non è stato convocato solo per decidere sulla proroga, ma anche per affrontare importanti questioni sempre riguardo la pandemia. Ora, c’è un nuovo problema: la variante Omicron. Infatti, secondo il Ministro Speranza la lotta al Covid non è ancora finita.

 

Poi, c’è Maria van Kerkhove che invita ad agire in fretta contro la diffusione delle varianti. La responsabile tecnica per la pandemia di Covid dell’Oms parla della nuova diffusione dei contagi come di un vero e proprio “tsunami”.

Super Green Pass, Smart Working e uso mascherine: ecco alcune misure di prevenzione per la pandemia

Quindi, come si cerca di arginare e sconfiggere una volta per tutte questo straziante problema? Ecco le soluzioni adottate:

  • Si stanziano fondi per allestire una struttura militare idonea alla conservazione e allo stoccaggio delle dosi vaccinali per le esigenze nazionali;
  • Il generale Francesco Paolo Figliuolo è nominato alla guida del Comando operativo di vertice interforze (Covi) e resta Commissario fino al 31 marzo 2022;
  • Disponibili Test antigenici a prezzi calmierati o gratuiti fino alla fine dell’emergenza. Dunque, si prorogano le relative disposizioni di legge che contemplano questa misura;
  • Prorogate anche le misure sui lavoratori fragili che possono optare per lo smart working e sui congedi parentali per i genitori di figli in quarantena o positivi al Covid;
  • Restrizioni per chi viene dall’estero e non è vaccinato;
  • Nessuna disposizione per quanto riguarda l’obbligo delle mascherine, anche se c’è pressing sulla questione.

La proroga dello stato di eccezionalità è lecita? Cosa dice la Costituzione?

Si è detto che lo stato di emergenza può avere una durata massima di 24 mesi. In effetti, il comma 3 dell’art. 24 del decreto legislativo n. 1/2018, che contiene il “Codice della protezione civile” prevede che:

“La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi.”

Stando alla lettera della legge, lo stato di emergenza non sarebbe prorogabile dopo il 31 gennaio 2022. Infatti, in tale giornata scadono i 24 mesi decorrenti dal 31 gennaio 2020. Ossia, il giorno da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza per la prima volta.

Tuttavia, si noti che la legge che contiene il Codice della protezione civile non vieta di dichiarare uno stato di emergenza ex novo. Inoltre, il decreto legislativo n. 1/2018 è una norma di rango ordinario che può essere modificata da un’altra legge successiva, sempre di rango ordinario. Di conseguenza, permetterebbe di prorogare lo stato di emergenza.

Però, un limite è insito nella legge stessa: infatti, non si può parlare di emergenza se un evento si prolunga eccessivamente nel tempo. A tal proposito, il costituzionalista Cesare Pinelli afferma che anche se è vero che il Codice della protezione civile non vieta la dichiarazione ex novo dello stato di emergenza, è però altrettanto vero che il fine di questa legge è di delimitare lo stato di emergenza in un preciso arco temporale.

Quindi, l’ipotesi di una legge con conseguente coinvolgimento del Parlamento che modifica una legge precedente è decisamente più accettabile. Invece, l’altra ipotesi contemplata dall’art. 24 comma 1 lettera c, affidava il potere decisionale al Consiglio dei Ministri in carica. Questo anche su proposte del PdC e su richiesta dei Presidenti di Regioni e province autonome.

Si ricordi che è avvenuta allo stesso modo proprio l’entrata in vigore del Codice della protezione civile. Questa ha modificato l’originario termine di durata dello stato di emergenza di 180 giorni, prorogabili altri 180.

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Log4shell-ecco-la-nuova-apocalisse-informatica

Log4shell, ecco la nuova apocalisse informatica

La più grande truffa informatica attuale si chiama Log4shell: si parla di vulnerabilità critica

Log4Shell è il nome della probabilmente più pericolosa truffa informatica del presente. A tale proposito, l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale parla di “vulnerabilità critica“. Inoltre, si propone un’immagine sconcertante per far capire a chi non è esperto di tecnologia quanto grave sia la portata di questo problema: è come se “miliardi di porte di casa fossero improvvisamente aperte, senza più alcuna protezione”.

L’apocalisse informatica colpisce il linguaggio di programmazione Java, tutta la rete è in pericolo

Dunque, sia internet, che smartphone e pc sono colpiti da una situazione problematica. Infatti, si tratta di una vasta e diversificata superficie di attacco che colpisce la rete nella sua totalità. I più esposti sono software e applicazioni scritti in Java, il linguaggio di programmazione più usato al mondo.

 

 

Sono miliardi i programmi, dai server agli smartphone che utilizzano tale linguaggio di programmazione. Difatti, a rimetterci non saranno solo i grandi server e le aziende, ma anche i privati e i loro device. Come conseguenza, alcuni esperti parlano di “Apocalisse informatica“.

Marco Ramilli, esperto in sicurezza informatica e fondatore di Yoroi spiega che i ricercatori hanno scoperto una vulnerabilità in Log4j, una libreria Java. Si noti che tale libreria viene utilizzata dalla maggior parte dei programmatori di software con linguaggio Java.

In effetti, Log4j consente di scrivere nel software quelli che vengono chiamati ‘log’, ovvero degli ‘status’ del software stesso. Questi permettono di fotografare un momento dello sviluppo del software, registrando:

  • stati di avanzamento;
  • performance;
  • problemi;
  • soluzioni.

Poi, Ramilli racconta che: “si è scoperto che uno di questi tag consente di eseguire un comando, lanciare un programma“. Dunque, attaccare questo tag significa poter ordinare al device di fare qualsiasi cosa.

Log4Shell colpisce le criptovalute ma potrebbe estendersi a tutta la rete e i device

Inoltre, afferma che “In questo momento quello che vediamo è che gli attaccanti usano questa vulnerabilità per fare attività di mining di criptovalute“. Ovvero, spiega, tali log utilizzano i dispositivi e l’energia dei dispositivi elettronici per creare Bitcoin. In realtà, Ramilli ci tiene a specificare che potrebbero fare molto di più. Ad esempio,

“potrebbero entrare nei server di un’azienda, vedere quello che c’è dentro, rubare segreti industriali oppure decidere di sferrare degli attacchi ransomware per monetizzare il proprio controllo dei sistemi”.

Secondo Ramilli, un attacco di questo tipo è stato visto appena circa cinque massimo otto volte negli ultimi 20 anni. Infine, questi sono alcuni tra gli indizi per capire se i device sono sotto attacco:

  • anomalie nel caricamento del dispositivo;
  • un surriscaldamento;
  • durata ridotta della batteria.

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Roaming dati Ue: no costi aggiuntivi

Il nuovo regolamento prevede che all’estero le tariffe dei cellulari non subiscano modifiche

L’abolizione del roaming a pagamento, in scadenza il prossimo 30 giugno 2022, è estesa senza costi aggiuntivi fino al 2032. Così, le persone potranno continuare ad effettuare chiamate, inviare messaggi e navigare in internet mentre viaggiano in altri paesi dell’Unione senza brutte sorprese in bolletta. Infatti, il nuovo regolamento sul roaming modifica le tariffe massime all’ingrosso, garantendo prezzi sostenibili agli operatori in tutta l’Ue.

Roaming Ue: l’accordo prevede maggior trasparenza

L’estensione dell’abolizione del roaming a pagamento è ora estesa fino al 2032. Questo accordo è stato ottenuto attraverso un accordo politico tra le istituzioni dei paesi dell’Unione. Ora, la Commissione seguirà l’evoluzione della situazione e, in caso di necessità, presenterà una nuova proposta legislativa per regolamentare i massimali delle tariffe all’ingrosso.

 

 

Il fulcro del nuovo regolamento sul roaming è la garanzia ai clienti di una buona esperienza in termini di qualità del servizio e accesso ai servizi di emergenza. Inoltre, viene preservata la trasparenza per i servizi potenzialmente a costi aggiuntivi e vengono protetti i clienti da bollette esorbitanti. Ciò soprattutto quando i clienti si trovano su aerei e traghetti.

L’accordo è ottenuto durante il semestre sloveno di presidenza europea. Infatti, a tal proposito, non mancano le dichiarazioni di soddisfazione da parte di Bostjan Koritnik -ministro sloveno della Pubblica amministrazione nonché presidente del Consiglio. Tuttavia, attualmente, si tratta di un accordo soltanto provvisorio: esso deve esser soggetto all’approvazione sia del Consiglio che del Parlamento europeo. In effetti, la prossima scadenza è quella del 15 dicembre, giorno in cui la presidenza slovena sottoporrà l’accordo al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) del Consiglio per approvazione.

 

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Stop a licenziamenti via WhatsApp e Teams

La stretta del Governo impone al datore di lavoro di comunicare con istituzioni o sindacati

Stop ai licenziamenti su WhatsApp e Teams e obbligo di comunicare con istituzioni o sindacati. Questo è quanto inserito nella nuova stretta alle delocalizzazioni al vaglio del Governo, in vista di un decreto ad hoc o di un emendamento alla Manovra. Il fine di queste norme è evitare che le aziende chiudano per delocalizzare senza prima aver elaborato delle soluzioni per i lavoratori.

Le nuove norme impongono al datore di lavoro che voglia chiudere di dare comunicazione scritta

Per salvaguardare il tessuto occupazionale e produttivo, le nuove norme impongono al datore di lavoro che vuol chiudere una sua sede di dare comunicazione scritta. Tale scritto deve essere inviato a sindacati e regioni, nonché ai Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo e all’Anpal almeno 90 giorni prima dell’avvio della procedura. Nel documento è necessario inserire le ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative della chiusura e il numero ed i profili professionali degli interessati.

 

 

Per altro, le stesse misure sono previste anche per regolamentare i licenziamenti individuali tramite un messaggio WhatsApp, una mail o una comunicazione su Teams, come già avvenuto. Così, questi -proprio come quelli collettivi- se effettuati in assenza di comunicazione o prima dei 90 giorni, “sono nulli”.

Inoltre, entro 60 giorni dalla prima comunicazione ogni azienda dovrà elaborare un piano per ridurre le ricadute occupazionali ed economiche legate alla chiusura, e presentarlo agli organi suddetti. Infine, andranno inseriti gli interventi che s’intende mettere in atto per la gestione non traumatica degli esuberi (ammortizzatori sociali, ricollocazione presso altri datori di lavoro e incentivi all’esodo).

Invece, per quanto riguarda le sanzioni a carico delle imprese inadempienti, esse restano ancora tutte da definire.

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Il bug Log4J minaccia mezza internet

Urgente update per vulnerabilità alla libreria Log4j: rischiano app java, siti e altri importanti servizi

Dopo la scoperta di un’importante vulnerabilità che mette a rischio di attacco quasi tutte le applicazioni aziendali, arriva un update di urgenza. Infatti, il bug permette di prendere il controllo dei server e client anche di servizi famosi quali iCloud, Twitter e Minecreft. La minaccia è stata battezzata Log4j, dal nome della libreria vulnerabile.

Log4j: vulnerabilità

L’ Apache Software Foundation ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza di emergenza che corregge la vulnerabilità in Log4j. Tale vulnerabilità è stata denominata Log4Shell, ed ha ottenuto 10 su 10 nella scala di vulnerabilità CVSS. Infatti, il bug permette di sfruttare la vulnerabilità anche da remoto, per altro senza particolari competenze tecniche.

 

 

Il funzionamento di Log4Shell

Nel proprio blog, la società di sicurezza LunaSec descrive come funziona Log4Shell: la vulnerabilità costringe applicazioni e server basati su Java -che utilizzano la libreria Log4j- a registrare una riga specifica nei propri sistemi interni. Quindi, quando un server o un’applicazione elabora tali registri, una stringa può far scaricare ed eseguire uno script dannoso sul sistema vulnerabile dal dominio controllato da chi attacca. Ne risulterà il completo dirottamento del server -o applicazione- vulenrabile.

Quali sono i siti e le app colpiti dal bug Log4j?

In origine, si trattava dei server di Minecraft; ora, Log4j è presente in quasi tutte le applicazioni aziendali e server java.

In effetti, la libreria Log4j è in tutti i prodotti aziendali rilasciati dalla Apache Software Foundation e in vari progetti come Redis, ElasticSearch, Elastic Logstash, Ghidra. Perciò anche le aziende che utilizzano uno di questi prodotti sono attualmente vulnerabili. Addirittura, specialisti della sicurezza delle informazioni segnalano una possibile vulnerabilità di colossi come Apple (iCloud), Amazon, Twitter e migliaia di altre aziende.

 

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sharenting

Troppo sharenting in tempo di Covid

Il lockdown ha portato ad un’esplosione del fenomeno, non senza rischi conseguenti

Nel corso dei diversi periodi di isolamento che ci siamo trovati ad affrontare negli ultimi due anni, non tutti gli adulti hanno tenuto una condotta esemplare. Per esempio, alcuni genitori, forse per noia, forse per la necessità soggettiva di un qualche riconoscimento popolare, hanno condiviso ogni dettaglio della propria quotidianità familiare, senza porsi alcun limite.

Tra l’altro, si tratta di comportamenti spesso incoraggiati dagli stessi media che, in un secondo momento, si sono invece schierati sul fronte della condanna.

Lo sharenting: che cos’è

Il termine sharenting nasce come neologismo, in parallelo alla diffusione capillare dei social media. In effetti, si tratta dell’unione dei termini “sharing” -condivisione- e “parenting” -genitorialità.

Insomma, con “sharenting” s’intende la condivisione sui social media di immagini dei propri figli. Ciò, a prescindere dal fatto che si tratti di foto su Facebook o di stories su Instagram.

Sharenting e privacy: tutti i problemi

A questo punto ci si potrà facilmente chiedere quali siano le insidie dietro ad una semplice condivisione di foto di famiglia. Ebbene, sappiate che prima della pandemia, erano molti gli psicologi, i sociologi e gli educatori che manifestavano grande preoccupazione a riguardo. Ora, data l’accresciuta portata del fenomeno, lo sharenting desta preoccupazione anche dal punto di vista clinico.

In effetti, questa recente sovraesposizione mediatica che ha colpito pesantemente bambini e adolescenti (che ancora non conoscono il significato di identità digitale), potrebbe avere delle importanti conseguenze negative.

Ed infatti, basta pensare ai cybercriminali e cyberpredatori pronti a sfruttare ogni minima occasione offerta loro da adulti sprovveduti e menefreghisti.

Ancora: il cyberbullismo ed il “furto di identità”, lo sfruttamento dei minori e “rapimenti digitali” (la manipolazione delle foto dei bambini per far credere che siano propri). Per non parlare degli adescamenti on line per abusi sessuali tramite chat/siti internet (“grooming”) ed il “revenge porn”.

Dunque, pubblicare contenuti a getto continuo è un comportamento molto sbagliato, ma non solo. E’ importante anche prestare attenzione a ciò che si pubblica nelle chat private, che poi tanto sicure non sono. Inoltre, le modalità di adescamento dei minori continuano ad evolversi ed è dunque necessario prestare la massima attenzione anche in quei “luoghi” considerati sicuri.

I danni dello sharenting che non si possono cancellare

Lo sharenting crea un vero e proprio archivio digitale alla portata di tutti. Per questo motivo, negli adolescenti cresce la preoccupazione sugli effetti collaterali generati da questo tipo di comportamento.

In questo caso, è la “web reputation” che potrebbe rivelarsi controproducente per un adolescente in attesa di un colloquio lavorativo. Perché sì, gli head hunter e recuiter guardano anche quello.

L’Unione Europea e lo sharenting

Circa la protezione della privacy, l’Unione Europea ed il Consiglio d’Europa hanno recentemente pubblicato una dichiarazione congiunta. Il fine è di rendere evidente la necessità di una maggiore e migliore protezione dei dati personali.

Questo, soprattutto alla luce di quanto emerso con una tale prepotenza durante la pandemia. Infatti, le piattaforme social principali fanno ancora troppo poco per sensibilizzare i genitori sui rischi che una condivisione senza limiti può causare.

Ed anche la Tv, media instrinsecamente tradizionalista, ora ha iniziato a sfruttare i contenuti prodotti dai genitori sulla pelle dei figli. Ovviamente, tutto questo, nel pieno disinteresse della privacy dei soggetti- vittime coinvolti.

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Secchieri: sì al digitale, con formazione

Avv. Carla Secchieri del Cnf dice sì alla digitalizzazione, ma solo con adeguata formazione

La media company Adnkronos intervista Carla Secchiericonsigliera del Consiglio nazionale forense – sul tema della digitalizzazione della giustizia. L’avv. Secchieri apre la discussione portando alla mente le lunghe code che in passato si facevano per il deposito di atti e comparse in cancelleria. Ora, il digitale snellisce notevolmente il tempo perso, ma è giusto che ognuno abbia possibilità di formarsi al meglio per poter usufruire appieno dei benefici tecnologici.

Il processo telematico è la via da percorrere per il futuro forense

Nonostante eventuali malfunzionamenti delle piattaforme ministeriali, il processo telematico è una semplificazione del lavoro dell’avvocato, dice la consigliera. Tuttavia, tale processo contribuisce ben poco all’accelerazione dei tempi della risposta di giustizia, sui quali non incide ancora in modo significativo.

Ciononostante, digitalizzare la professione non significa solo passare dalla carta al file, precisa poi Secchieri. Difatti, rappresenta anche un diverso modo di interagire con i clienti, ricorrendo a strumenti (come le videoconferenze) che dalla pandemia sono ormai di uso corrente. Inoltre, grazie ai gestionali questi strumenti sono oggigiorno diffusi in quasi tutti gli studi.

Queste applicazioni consentono una migliore organizzazione delle attività, e permettono di dedicare più tempo allo studio della pratica.

Il digitale cambierà il modo di lavorare nella giustizia?

È la prima domanda che a chiunque potrebbe saltare in mente. In effetti, un grande cambiamento qual è la diffusione capillare della tecnologia comporterà sicuramente una reazione nel modo di vivere e lavorare. A tal proposito, ecco cosa ne pensa Carla Secchieri:

Il progressivo e inarrestabile sviluppo delle nuove tecnologie è entrato in modo prepotente anche negli studi legali e minaccia di modificare radicalmente il modo di esercitare la professione, già oggetto di profondi cambiamenti, suscitando infondate paure in chi non ne comprende appieno le potenzialità, ed esagerati entusiasmi in chi invece ritiene che possa essere la panacea della crisi che indubbiamente sta attanagliando l’avvocatura”.

Al riguardo, l’avv. Secchieri afferma che la verità come sempre sta nel mezzo. L’avvento di diffusione informatica va accolto più che altro con obiettiva consapevolezza. Dunque, con adeguata formazione: “se pure cambierà o potrà cambiare il modo di svolgere la professione, non per questo la nostra funzione di difensori dei diritti dei cittadini potrà venire meno”.

E sulla formazione al digitale: Cloud e udienze a distanza

Successivamente, si parla dell’utilizzo del Cloud, una piattaforma informatica che consente di poter lavorare ovunque. Infatti, è sufficiente una buona connessione internet senza che sia più necessaria la costante presenza in studio.

Per quanto riguarda l’introduzione dell’udienza a distanza, ha anch’essa i suoi vantaggi. Difatti, come rimedio all’impossibilità di accedere ai tribunali, consente di evitare la paralisi dei processi. Effettivamente, essa potrebbe essere sapientemente utilizzata, con le dovute eccezioni. Ad esempio, non sarebbe fattibile per quelle udienze che richiedono la presenza di testimoni e/o delle parti nei procedimenti civili.

A questo punto, Carla Secchieri ricorda che non è bene tralasciare un adeguato percorso di formazione al digitale. Infatti, afferma che:

“se molti sono gli strumenti che possono aiutare gli avvocati nello svolgimento quotidiano del lavoro, essi devono essere usati con una adeguata formazione, evitando fughe in avanti, e avendo la consapevolezza che la sicurezza informatica deve essere al più alto grado possibile”.

Solo così si potranno prevenire perdite di dati, sia dell’avvocatura che dei loro clienti. In effetti, le conseguenze sarebbero nefaste per la reputazione dell’avvocato e anche sul suo portafoglio. In tal modo, “gli investimenti nella digitalizzazione dello studio potranno avere un ritorno in termini di efficienza, di reputazione e di nuova clientela”.

Il valore dell’intelligenza artificiale per il processo di digitalizzazione della giustizia e della professione

Ora, non è una novità discutere sull’influenza che avrà l’intelligenza artificiale per la professione dell’avvocato. In precedenza, abbiamo già parlato della figura di Cyberavvocato e ora anche Carla Secchieri esprime la sua opinione nel merito. Così, afferma che l’intelligenza artificiale negli studi legali potrebbe ridurre attività ripetitive, come:

  • Le analisi delle clausole contrattuali;
  • Lo studio di precedenti giudiziali;
  • La compliance.

Tuttavia, allo Stato i sistemi a disposizione sono scarsamente diffusi e implementati. Inoltre, i seguenti dettagli rendono poco produttivo l’investimento:

  • Costi elevati;
  • Pochi dati a disposizione per poter allenare un algoritmo;
  • Difficoltà linguistiche.

“Ma è bene essere consapevoli che il progresso corre e l’avvocato dovrà essere preparato”, continua l’intervista all’Adnkronos.

“Un discorso a parte va fatto per i sistemi di intelligenza artificiale tanto per la giustizia in generale, che per gli studi legali in particolare. Allora è bene fare una premessa: intelligenza artificiale e giustizia predittiva, che spesso sono usati indifferentemente, non sono sinonimi, ma la seconda costituisce una delle tante applicazioni della prima. La giustizia predittiva, intesa come anticipazione del giudizio ad opera di un algoritmo, che sostituirà il giudice o l’avvocato nelle cause, allo stato è solo un’ipotesi remota, patrimonio solo di sofisticati e complicati studi più tecnologici che giuridici, e la cui applicazione incorre in giustificatissimi limiti e divieti in sede europea, per i rischi che comporta”.

Bene l’introduzione di corsi di informatica giuridica all’Università

Alle ultime battute dell’intervista, Secchieri fa notare che l’intelligenza artificiale applicata all’organizzazione è invece un’ipotesi meno esplorata. Tuttavia, merita secondo l’avvocatessa considerazione. Difatti, esistono diversi strumenti per assicurare una maggiore efficienza, come:

  • Delle Chat-bot per sostituire inutili attese al telefono con le cancellerie;
  • Una razionalizzazione delle assegnazioni delle cause ai giudici;
  • L’utilizzo dei dati nei registri di cancelleria per fare analisi non più solo quantitative ma anche qualitative. Queste consentirebbero di intervenire laddove il sistema è più debole.

Infine, Secchieri auspica che le Università faranno la loro parte e introdurranno nei piani di studio anche dei corsi di informatica giuridica.

Per concludere, “la tecnologia non potrà mai sostituire l’avvocato, ma solo colui che saprà aggiungere alle proprie competenze giuridiche anche conoscenze tecnologiche potrà veramente essere l’avvocato del domani”.

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Al via il processo costituzionale telematico

Dal 3 dicembre è attivo il processo costituzionale telematico con la piattaforma Sistema e-Cost

Col decreto del 28 ottobre 2021, Gazzetta Ufficiale n. 262 del 3 novembre 2021, si dà il via al Processo costituzionale interamente telematico. L’operazione funziona grazie al Sistema E-Cost, una piattaforma informatica online. Essa consente il deposito e lo scambio di atti relativi ai giudizi davanti alla Consulta ed è attiva dal 3 dicembre 2021.

Giudice e legittimità costituzionale dell’ordinanza trasmessa con un processo in rete

Innanzitutto, il processo costituzionale telematico prevede che l’ordinanza con cui il giudice solleva la questione di legittimità costituzionale, sia trasmessa in modalità telematica alla Corte. Oltre ad essa, sono trasmessi anche gli atti e la prova delle notificazioni e comunicazioni eseguite. Poi, il cancelliere iscriverà questa ordinanza nel registro generale informatico.

Ora, le parti si costituiscono in giudizio mediante deposito telematico, entro 20 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza in GU. Inoltre, quest’ultima ha come oggetto anche la procura speciale per il difensore, le deduzioni e le conclusioni. Nello stesso termine di 20 giorni possono intervenire in giudizio in modalità telematica anche:

  • Il Presidente del Consiglio dei ministri;
  • Presidente della giunta regionale;
  • Soggetti che sono titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto che si deduce in giudizio. Inoltre, questi soggetti possono depositare atti e documenti in modalità telematica e memorie fino al 20° giorno libero che precede l’udienza.

Visionare gli atti processuali e depositare opinioni grazie al nuovo processo costituzionale telematico

Successivamente, chiunque voglia prendere visione degli atti processuali deve depositare insieme all’atto di intervento un’istanza apposita. A quest’ultima si allega la richiesta di fissazione anticipata e separata per decidere solo su tale richiesta. A questo punto, dopo che il Presidente fissa l’udienza le parti possono depositare in modalità telematica brevi memorie sull’ammissibilità dell’intervento, entro 10 giorni dalla comunicazione.

Invece, sempre entro 20 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza in GU, le formazioni sociali senza scopo di lucro possono depositare con modalità telematica un’opinione scritta. Questa non può superare i 25.000 caratteri e deve essere inviata via PEC alla Cancelleria della Corte. Stesso discorso vale anche per i soggetti istituzionali con interessi collettivi o diffusi sulla questione di costituzionalità.

Infine, il decreto con cui si ammettono dette opinioni verrà pubblicato sul sito della Corte. Però, tali formazioni non sono parti del giudizio, per cui non possono avere copia degli atti e non possono prendere parte all’udienza.

Nominare giudici per l’istruzione e la relazione con la modalità del processo costituzionale telematico

Allora, quando il Presidente nomina uno o più giudici per l’istruzione e la relazione, il relatore può chiedere al Presidente di disporre l’acquisizione al giudizio di ulteriore documentazione con modalità telematica. A questo punto, si dispone se la questione può essere decisa in Camera di Consiglio o in pubblica udienza.

Almeno 10 giorni prima dell’udienza pubblica o della Camera di Consiglio, il cancelliere rende disponibili ai giudici:

  • l’atto introduttivo del giudizio davanti alla Corte;
  • tutti i successivi atti nelle modalità telematiche indicate dal decreto.

In seguito, si assumono delle prove con deposito dei relativi atti in modalità telematica. Chiusa l’istruttoria almeno 30 giorni prima della nuova udienza pubblica o in Camera di Consiglio il cancelliere lo comunica:

  • alle parti costituite;
  • a coloro che sono intervenuti.

Avviso in modalità telematica per interpellare e ascoltare gli esperti e successivo processo

Ora, se la Corte ritiene che si debbano ascoltare degli esperti, il cancelliere avverte le parti con modalità telematica. Inoltre, la Corte può disporre l’acquisizione da parte degli esperti di documenti o di una relazione scritta. Il deposito di tale documentazione è comunicato alle parti sempre in modalità telematica.

Poi, se il Presidente lo dispone o se qualcuno ne fa istanza, si procede alla discussione congiunta di due o più cause, riunite e decise insieme. In alternativa, il Presidente può rinviare una causa a una nuova udienza pubblica o a una nuova riunione in Camera di Consiglio. In questo caso, per la trattazione congiunta con altra causa connessa o che comporta la soluzione di questioni simili.

Successivamente, all’udienza di chiusura il giudice relatore espone in sintesi le questioni della causa. Invece, i difensori che di regola non sono più di due per parte, svolgono sinteticamente i motivi delle loro conclusioni. Qui, il Presidente dirige la discussione.

Infine, si passa a:

  • la relazione;
  • votazione delle questioni;
  • redazione della sentenza da parte del relatore, che sottoscrive la sentenza con il Presidente.

Legittimità costituzionale, ricorso in via telematica con gli atti

Anche in questo caso, il ricorso si deposita con modalità telematica in cancelleria con:

  • gli atti;
  • i documenti;
  • la prova delle notificazioni.

Inoltre, le Regioni depositano anche la procura speciale al difensore. Infatti, il deposito avviene in modalità telematica anche quando le questioni riguardano le leggi regionali.

Infine, la parte resistente si costituisce in giudizio in modalità telematica entro e non oltre 30 dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, con atto che deve contenere:

  • controdeduzioni;
  • conclusioni
  • indicazione dell’indirizzo di posta elettronica valido.

Le stesse regole valgono anche per il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Infatti, il deposito del ricorso avviene in modalità telematica.

La parte resistente deve costituirsi in modalità telematica entro e non oltre 20 giorni dalla scadenza del termine di 30 giorni dall’ultima notificazione. Qui, il deposito con modalità telematica di un atto contiene le controdeduzioni e le conclusioni. Il ricorso, l’atto di costituzione e l’atto di intervento indicano l’indirizzo di posta elettronica valido come stabilito dal decreto.

Come funziona il sistema E-Cost per gli avvocati col nuovo processo costituzionale telematico

L’intero processo telematico ruota attorno al Sistema e-Cost, la piattaforma informatica per il deposito e lo scambio degli atti. Ovviamente, entrambi in modalità telematica e riguardanti i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

L’accesso alla piattaforma avviene con le credenziali di accesso, ovvero username e password. Queste credenziali vengono rilasciate dopo la profilazione dalla cancelleria della Corte o dello SPID.

Inoltre, l’accesso a e-Cost è consentito solo a:

  • avvocati del libero Foro e dell’Avvocatura dello Stato;
  • autorità giurisdizionali;
  • ai soggetti che hanno titolo a promuovere giudizi, a costituirsi o a intervenire davanti alla Corte costituzionale.

Ecco le tre regole principali di carattere tecnico sul processo costituzionale telematico

Per concludere la nostra carrellata illustrativa di questo nuovo processo costituzionale digitale, ecco alcune regole dal carattere più tecnico. Di seguito, un elenco delle regole più importanti da rispettare per beneficiare dei vantaggi che è in grado di offrire il processo costituzionale telematico:

  • La procura speciale alle liti si evince con l’ex art. 83 c.p.c., sulla procura alle liti. Inoltre, il conferimento dell’incarico al difensore si rinvia alle Regole tecnico-operative per l’attuazione del processo amministrativo telematico;
  • Gli atti di costituzione e di intervento, le memorie o altri atti indicano gli indirizzi PEC di tutti i difensori ai quali inviare le comunicazioni di cancelleria;
  • Il sistema e-Cost segnala anomalie relative al deposito telematico degli atti, così come il perfezionamento degli stessi. Inoltre, il sistema e-Cost evidenzia se la trasmissione degli atti è da considerare fuori termine. Comunque, l’utente potrà trasmettere l’atto alla cancelleria della Corte, anche se la decisione finale sul rispetto dei termini viene rimessa alla Corte.

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Le false aste immobiliari sul web

La guardia di finanza ha arrestato due persone e sequestrato 100mila euro

Dati falsi su fantomatiche aste immobiliari venivano utilizzati per truffare le persone. Poi, una volta incassata la caparra, sparivano. Per questo, lo scorso 1° dicembre, i militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Milano assieme ai poliziotti del compartimento di polizia postale e delle comunicazioni della Lombardia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere contro due indagati. I reati: truffa pluriaggravata, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento e auto-riciclaggio.

Gli investimenti in criptovalute e la truffa delle false aste immobiliari

Erano due, gli autori di reiterate truffe perpetrate ai danni di ignari cittadini mediante false aste immobiliari e mobiliari. Secondo quanto comunicato dalla guardia di finanza in una nota, i due creavano domini web e indirizzi di posta elettronica fraudolenti, grazie ai quali attiravano le vittime. Queste ultime venivano poi richiamate in studi legali inesistenti, impiegando documentazione artefatta riportante i nominativi di magistrati effettivamente in servizio.

 

 

Allora, attivavano ed intestavano falsamente varie utenze telefoniche e aprivano conti correnti a nome di persone ignare presso banche on line nazionali ed estere. Quindi, conquistata la fiducia delle persone da truffare, i due si facevano consegnare le caparre per gli affari promessi (case o automobili) e sparivano. Infine, i proventi della truffa venivano dirottati verso conti correnti accesi presso una banca tedesca e intestati ad un noto exchanger in cripto valute statunitense. In questo modo, si integrava altresì il reato di auto-riciclaggio.

Ora, l’arresto -disposto dal gip Stefania Donadeo- è arrivato su delega della procura della Repubblica di Milano. Per altro, uno degli arrestati è anche destinatario di un decreto di sequestro preventivo su beni e disponibilità per un ammontare di 100mila euro. E, in effetti, per lui sono state necessarie alcune perquisizioni con l’ausilio dei finanzieri di Udine e Campobasso.

 

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Come il coronavirus ha facilitato gli attacchi informatici nel 2020

 

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Perché l’ avvocatura ha bisogno di soluzioni tecnologiche

Avvocati: la pandemia Covid ha dato il via alla crescita di bisogno tecnologico

Il settore legale ritiene che la trasformazione digitale e l’utilizzo della tecnologia siano fondamentali per ottenere risultati migliori. Infatti, il progresso informatico da luce a servizi di alto valore, che garantiscano maggiori produttivitàefficienza e prestazioni. Questo è ciò che si legge nella ricerca ‘2021 Wolters Kluwer future ready lawyer survey: moving beyond the pandemic’.

La ricerca con le opinioni dell’avvocatura mondiale nei confronti delle soluzioni tecnologiche

Innanzitutto, specifichiamo che la sopracitata ricerca di Wolters Kluwer include le opinioni di 700 avvocati in 9 Paesi europei e negli Stati Uniti. Qui, si evince che la pandemia ha accelerato la digital transformation nel settore legale. Difatti, l’80% degli avvocati evidenzia un incremento del bisogno di soluzioni tecnologiche proprio in funzione della pandemia.

 

 

Da un lato, la pandemia continua a esercitare la sua pressione sul settore legale a livello internazionale; dall’altro, le attività agili che durante la crisi adottavano nuovi metodi di lavoro ne emergeranno più forti di prima.

Complessivamente, il 36% circa degli avvocati afferma che la propria attività è preparata a stare al passo con i trend. A tal proposito, i due principali trend che i professionisti legali ritengono avranno l’impatto maggiore nei prossimi tre anni sono:

  1. La crescente importanza della tecnologia legale(77%);
  2. Gestione di una maggiore quantità di informazionipiù complesse (77%).

Statistiche percentuali sui trend tecnologici e su cosa ne pensa l’avvocatura al riguardo

Tuttavia, solo il 33% degli avvocati dichiara che la propria attività è consona a gestire la crescente importanza della tecnologia legale. Inoltre, solo il 32% ritiene di essere molto preparato a gestire una maggiore quantità di informazioni più complesse.

A tal proposito, la crescita degli alternative legal service (Alsp) si indica come la dinamica a maggiore crescita rispetto al 2020. Effettivamente, essa registra un aumento di 6 punti e si attesta a quota 74% nel 2021. Al secondo posto si posiziona la gestione di una maggiore quantità di informazioni più complesse, con un incremento di 5 punti a quota 77%.

Poi, notiamo che il 57% dei corporate legal office afferma di voler incrementare gli investimenti tecnologici, in crescita rispetto al 51% del 2020. Ora, i principali cambiamenti che i corporate legal office prevedono nei prossimi tre anni includono:

  • un maggiore utilizzo della tecnologia per migliorare la produttività;
  • una maggiore collaborazione e trasparenza tra studio legale e cliente;
  • maggiore attenzione all’innovazione;
  • più utilizzo di metodi di parcellazione alternativi.

Corporate legal office: investimenti tecnologici dove investire e sfide da affrontare

Alcune delle principali tecnologie in cui i corporate legal office intendono investire sono:

  • strumenti di collaborazione per la redazione/revisione di documenti e contratti;
  • creazione automatica di documenti e contratti;
  • gestione digitalizzata delle riunioni aziendali e delle attività di voto;
  • automazione della gestione dei flussi di lavoro e dei processi e gestione dei flussi di lavoro relativi a documenti e contratti.

Invece, per quanto riguarda le principali sfide che i corporate legal office devono affrontare sono:

  • automatizzare le attività di routine;
  • fare leva sulla tecnologia nei processi lavorativi;
  • ridurre/controllare i costi legali esterni;
  • gestire le crescenti richieste dirette all’ufficio legale aziendale.

Inoltre, l’82% dei corporate legal office ritiene importante che gli studi legali con cui collaborano facciano leva appieno sulla tecnologia. L’impatto atteso generato dalle tecnologie trasformazionali è cresciuto a tutti i livelli.

Big data e analisi predittiva rilevano l’incremento di investimenti tecnologici

Poi, il 75% dei corporate legal office i big data e l’analisi predittiva avranno un impatto sulle loro attività nei prossimi tre anni, in crescita rispetto al 67% nel 2020. Inoltre, meno di 1/3 dichiara di conoscere molto bene queste tecnologie. Per far fronte alla pressione dettata dal budget il 78% dei corporate legal office si attende un maggiore utilizzo di metodi di parcellazione alternativi.

In crescita rispetto al 2020 si rilevano:

  • Impiego delle risorse di terzi;
  • Occupazione di personale a contratto;
  • Uso di Alsp;
  • Impiego di personale che non esercita la professione legale;
  • Maggiore internalizzazione delle attività legali.

Di conseguenza, il 63% degli studi legali afferma di voler incrementare gli investimenti tecnologici, in aumento rispetto al 60% nel 2020. In futuro, la maggior parte degli studi legali si aspetta un cambiamento nel modo in cui offre i servizi.

I cambiamenti che l’avvocatura si aspetta rispetto alla crescita di soluzioni tecnologiche

Ora, vediamo quali sono i principali cambiamenti che gli studi legali prevedono di dover affrontare nei prossimi tre anni:

  • Una maggiore specializzazione dei servizi legali offerti;
  • Un maggiore utilizzo della tecnologia per migliorare la produttività;
  • Una maggiore attenzione verso l’innovazione;
  • Più collaborazione e trasparenza tra studi legali e clienti.

Inoltre, le principali tecnologie in cui gli studi legali intendono investire includono:

  • Firma elettronica;
  • Creazione automatica di documenti e contratti;
  • Strumenti di collaborazione per la redazione/revisione di documenti e contratti;
  • Gestione dei flussi di lavoro relativi a documenti e contratti;
  • Servizi cloud-based.

Crescita in tutti i campi per volontà di soluzioni tecnologiche, ma pochi sono veramente preparati

Oggigiorno, gli studi legali accelerano le iniziative volte a migliorare l’efficienza, la produttività e i servizi ai clienti. Infatti, il 74% dichiara di investire in nuove tecnologie per supportare le attività aziendali e il lavoro dei clienti. Invece, il 42% sta creando una funzione dedicata all’innovazione e un focus specifico. Infine, un altro 42% formalizza il processo di feedback dei clienti.

In conclusione, l’impatto generato dalle tecnologie trasformazionali risulta in crescita. Secondo il 69% degli studi legali aziendali i big data e l’analisi predittiva avranno un impatto sulle loro attività nei prossimi tre anni. Tuttavia, solo il 22% dichiara di conoscere molto bene queste tecnologie. In effetti, meno del 36% degli studi legali ritiene di essere preparato in:

  • tecnologie fondamentali;
  • orientamento al cliente;
  • aspetti organizzativi e relativi al personale di rilevanza per lo studio stesso.

 

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