COVID: presentato l’emendamento per riconoscere il semestre di praticantato forense

L’AIGA, Associazione italiana giovani avvocati, ha comunicato che è stato depositato presso il Senato un emendamento all’art. 23 del Decreto Ristori, D.L. n. 137 del 28/10/2020, promesso dall’associazione stessa e firmato dalla Senatrice Alessandra Maiorino (M5S).

L’emendamento si prefigge l’obiettivo di riconoscere il semestre di praticantato forense nel caso in cui il praticante non avesse assistito al numero minimo di udienze previsto dall’art. 8, comma 4, del D.M. n. 70/2016.
Il periodo di riferimento è quello compreso tra l’11 maggio 2020 e il 31 gennaio 2021, segnato dalle conseguenze delle misure di contenimento all’epidemia di COVID sullo svolgimento della giustizia.

Il Presidente dell’Aiga, Antonio De Angelis, ha dichiarato che si tratta «di agevolare il compimento della pratica forenseper tutti i praticanti che, a causa dei rinvii dovuti all’emergenza Covid-19, non hanno potuto presenziare al numero minimo di udienze previsto dalla normativa per il riconoscimento del semestre di pratica professionale».

L’avv. Carlo Foglieni della Giunta Nazionale sottolinea che l’obiettivo dell’emendamento è «uniformare la disciplina a livello nazionale evitando così che, in assenza di una normativa ad hoc, il riconoscimento o meno del semestre di pratica venga rimesso alla discrezionalità del singolo Consiglio dell’Ordine con conseguente disparità di trattamento da un circondario all’altro».

L’auspicio è che l’emendamento venga definitivamente approvato dal Senato.

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO PER RICONOSCERE IL PRATICANTATO DURANTE COVID

A.S. 1994

Emendamento
Art. 23
Maiorino, Gaudiano, Evangelista, D’angelo, Lannutti, Fenu, Angrisani,
Gallicchio, Leone
Dopo l’articolo, inserire il seguente:
“Art. 23 bis.
(Disposizioni per l’esercizio del tirocinio professionale, di cui all’articolo 41 della Legge 31 dicembre 2012)
1. Il semestre di tirocinio professionale, di cui all’articolo 41 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, ricadente nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla scadenza del termine, di cui all’articolo 1 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, è da considerarsi svolto positivamente anche nel caso in cui il praticante non abbia assistito al numero minimo di udienze di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto del Ministro della giustizia 17 marzo 2016, n. 70″.

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Il Ministero della Giustizia  procederà al pagamento integrale dei compensi arretrati relativi al 2019 accumulati dagli avvocati che prestano gratuito patrocinio. La notizia è stata data attraverso una nota pubblicata il 30 ottobre sul sito del Ministero.

GRATUITO PATROCINIO: LA SOMMA A DISPOSIZIONE PER GLI ARRETRATI

La nota spiega che sono state recuperate le risorse finanziarie necessarie a saldare le spese di giustizia del 2019 (circa 92 milioni di euro). Tali risorse sono state messe a disposizione dal Ministero dell’Economia e Finanze.

La somma stanziata è suddivisa in più provvedimenti: 20 milioni dal Decreto Rilancio, 35 milioni attraverso la Legge di assestamento, 37 milioni dal Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine.

PAGAMENTO DI COMPENSI ARRETRATI

Il pagamento degli arretrati 2019 non riguarda solo gli avvocati che hanno prestato gratuito patrocinio, ma anche i consulenti tecnici. Rappresenta certamente un passo importante nel riconoscimento dell’operatore degli avvocati, ma anche un sostegno economico agli operatori del settore in questo momento di difficoltà caratterizzato dalla sospensione delle attività a causa delle misure di contenimento all’epidemia di COVID.

La Direzione generale degli Affari interni del Ministero ha inviato una circolare agli Uffici giudiziari per comunicare l’emissione degli ordini di accreditamento, incoraggiando tutti a rendere possibile una rapida consegna delle somme a chi ne ha diritto.

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L’avvocato negligente ha diritto al suo compenso?

 

 

L’avvocato negligente ha diritto al suo compenso?

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L’avvocato negligente ha diritto al suo compenso? Oppure il fatto di non aver eseguito il proprio lavoro in modo corretto, e quindi non aver raggiunto il risultato che il cliente si aspettava, preclude il diritto al pagamento della prestazione?

IL CASO

Una società chiama in causa la propria compagnia assicurativa per ottenere l’indennizzo a seguito di un furto subito. La domanda avanzata dall’avvocato della società viene però respinta perché questo ha dimenticato di richiamare nella memoria 183 c.p.c il contratto di assicurazione e perché ha prodotto in ritardo la  prova necessaria all’accoglimento.
A seguito di tutto ciò, la società cita l’avvocato, chiedendo il risarcimento del danno per responsabilità professionale e sostenendo che nulla gli sia dovuto come compenso.   

Il Tribunale rigetta la domanda ma la società impugna la sentenza, si vede accogliere solo in parte le richieste e l’avvocato viene condannato a rimborsare la società delle spese sostenute nei due gradi di giudizio.

A sostegno dell’accoglimento, proprio il comportamento negligente dell’avvocato.

Quest’ultimo però ricorre in Cassazione, dove le sue richieste vengono accolte.

ECCEZIONE DI INADEMPIMENTO: ANCHE L’AVVOCATO NEGLIGENTE DEVE ESSERE PAGATO

Con l’ordinanza n. 25464/2020, la Cassazione spiega che un avvocato, anche qualora perdesse la causa a seguito di proprie negligenze, non perde il diritto a ottenere il compenso per l’assistenza svolta.

In particolare la Cassazione piega che «il principio per cui l’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 c.c. può essere opposta dal cliente all’avvocato che abbia violato l’obbligo di diligenza professionale, purché la negligenza sia idonea a incidere sugli interessi del primo, non potendo il professionista garantire l’esito comunque favorevole del giudizio ed essendo contrario a buona fede l’esercizio del potere di autotutela ove la negligenza nell’attività difensiva, secondo un giudizio probabilistico, non abbia pregiudicato le possibilità di vittoria».

In questo caso, la Cassazione ha ritenuto corretto il motivo di doglianza dell’avvocato secondo il quale non vi era un nesso di causa tra il suo comportamento negligente e il danno subito dall’azienda cliente.

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A fronte delle numerose richieste, Cassa Forense proroga la scadenza e aumenta i fondi per le misure straordinarie a favore dei soggetti colpiti da COVID-19.

I contributi previsti riguardano le prestazioni assistenziali straordinarie in favore dell’iscritto e dei superstiti dell’iscritto.

Possono dunque farne richiesta gli iscritti:
ricoverati in una struttura sanitaria,
posti in isolamento obbligatorio a seguito di contagio o perché in contatto diretto con positivi,
il cui coniuge o i figli conviventi siano deceduti a causa di COVID.

Le misure straordinarie di Cassa Forense godevano inizialmente di una dotazione di 1.500.000 €, del tutto esaurita. Il fondo è ora stato ripristinato con il medesimo importo.

La nuova data per la presentazione delle domande è il 31 dicembre 2020.

Per le domande pervenute dopo il 15 ottobre 2020, nel caso di isolamenti obbligatori senza aver contratto il virus, il contributo è di 1000 € considerate le disposizioni del Ministero della Salute che ha modificato le regole sulla durata del periodo di isolamento.

Rimangono uguali le disposizioni per i contributi in caso di ricovero o isolamento sanitario obbligatorio a seguito di contagio, oppure in caso di decesso del coniuge o dei figli conviventi a causa di COVID, avvenuti tra il primo febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020.

Le domande vanno presentate con gli appositi moduli presenti nel sito di Cassa Forense e inviate tramite PEC all’indirizzo istituzionale@cert.cassaforense.it o tramite raccomandata A/R.

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Esame di abilitazione forense 2020: tutto posticipato alla prossima primavera

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Da oggi 6 novembre 2020, e fino al 3 dicembre, sarà in vigore il nuovo DPCM che prevede anche la sospensione dei concorsi pubblici e degli esami di abilitazione alle professioni.

Questa disposizione complica lo svolgimento dell’esame di abilitazione forense.

Il DPCM non sospende del tutto lo svolgimento delle prove e ne permette l’esecuzione in modalità telematica. Ma per l’esame di abilitazione forense, la possibilità di proseguire con le prove orali da remoto è ancora al vaglio del Ministero della Giustizia.

ESAME DI ABILITAZIONE FORENSE: LE PROVE ORALI DELLA SESSIONE 2019 NON SONO SOSPESE

La pandemia da COVID è comparsa durante la fase di correzione delle prove scritte sostenute a dicembre 2019 e le misure di contenimento dei contagi stanno impattando sull’esecuzione delle prove orali “dal vivo”.

Consapevole dei rischi e delle difficoltà, il Consiglio Nazionale Forense ha chiesto con il comunicato del 28 ottobre «una proroga del termine previsto dal decreto Rilancio per autorizzare lo svolgimento a distanza di tutte le prove orali dell’esame da avvocato, includendo anche quelle calendarizzate dopo il 30 settembre 2020».

Il Dipartimento Affari Giustizia ha confermato che gli orali della sessione 2019, ancora in corso, si terranno quanto più regolarmente possibile.

Anche il Min. Bonafede ha confermato via Facebook che «per coloro che hanno superato gli scritti svolti nel 2019 le prove orali proseguiranno perché è possibile, al momento, implementare modalità che garantiscano la sicurezza e la salute dei candidati e dei membri delle commissioni».

LE PROVE SCRITTE 2020

Per quanto riguarda le prove scritte della sessione d’esame di abilitazione forense 2020, tutto viene posticipato alla primavera del 2021.

Lo spiega perfettamente Bonafede nel post su Facebook:

«L’aggravamento della situazione sanitaria e la conseguente necessità di ridurre, quanto più possibile, le occasioni di diffusione del virus impongono il rinvio delle prove scritte degli esami d’avvocato, programmate per il 15-16-17 dicembre. Mi dispiace dover dare questa comunicazione ai tanti aspiranti avvocati che si apprestano ad affrontare questa importante tappa della loro vita professionale.

La decisione ha richiesto il tempo necessario per vagliare e confrontare tutte le possibili soluzioni (compresa quella di una maggiore “parcellizzazione” degli esami su tutto il territorio) che permettessero di evitare lo slittamento: tuttavia, di fronte all’evoluzione del quadro epidemiologico, il rinvio rappresenta purtroppo una scelta obbligata supportata anche dal Ministero della Salute.

[…]

Per cercare di ridurre i tempi della procedura, il Ministero, confrontandosi con gli altri interlocutori coinvolti, sta già lavorando a tutte le soluzioni organizzative che possano consentire di accelerare la correzione delle prove scritte e diminuire quanto più possibile gli effetti di questo rinvio. A breve indicheremo la nuova data dell’esame: al momento, sembra ragionevole ipotizzare che la prova si possa tenere nella primavera del 2021».

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Da domani, venerdì 6 novembre 2020, entrano in vigore le disposizioni del nuovo DPCM del 3 novembre.

Tra queste, anche il coprifuoco dalle 22 alle 05 valido su tutto il territorio nazionale. Durante questa fascia oraria sarà possibile muoversi solo per specifiche necessità che dovranno essere comprovate da un’autocertificazione.

Scarica il nuovo modello per l’autocertificazione di novembre 2020.

ITALIA DIVISA IN ZONE ROSSE, ARANCIONI E GIALLE

Il DPCM divide le regioni italiane in 3 macrogruppi caratterizzati da misure restrittive di intensità diversa.

ZONA ROSSA

Le regioni che ricadono nella zona rossa sono Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta.

In queste regioni non è possibile spostarsi nemmeno all’interno del proprio comune, tantomeno da un comune all’altro o verso/da altre regioni. Sono possibili gli spostamenti in caso di «comprovate esigenze lavorative», «motivi di salute» o «altri motivi ammessi dalle vigenti normative». È sempre necessaria l’autocertificazione.

Tutti i negozi rimangono chiusi tranne alimentari, farmacie e parafarmacie, supermercati, edicole, tabaccherie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Chiusi i centri estetici.

Bar e ristoranti rimangono chiusi sempre ma possono garantire l’asporto e la consegna a domicilio fino alle 22.

Viene applicata la didattica a distanza a tutti i gradi scolastici a partire dalla seconda media.

Sono sospese tutte le competizioni sportive a accezione di quelle di interesse nazionale riconosciute da CONI e CIP.
Palestre, piscine e centri sportivi all’aperto chiudono, ma è possibile svolgere attività motoria all’aperto nei pressi della propria abitazione, da soli e rispettando tutte le misure precauzionali.

I mezzi pubblici operano al 50% della loro capienza massima.

ZONA ARANCIONE

Ne fanno parte Puglia e Sicilia.

In queste regioni sono vietati gli spostamenti tra comuni e verso/da altre regioni, salvo esigenze di lavoro, salute o studio e sempre con autocertificazione.

Bar e ristoranti rimangono chiusi al pubblico sempre, ma possono garantire l’asporto e la consegna a domicilio fino alle 22.

I centri commerciali sono chiusi nei festivi e prefestivi, ma farmacie, parafarmacie, alimentari, tabaccherie ed edicole presenti al loro interno possono rimanere aperti.

Piscine e palestre rimangono chiuse ma i centri estivi all’aperto possono continuare le loro attività.

I mezzi pubblici operano al 50% della loro capienza massima.

ZONA GIALLA

Comprende Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Toscana, Molise, Marche, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano.

È valido il coprifuoco dalle 22 alle 05, i mezzi pubblici operano al 50% della loro capienza massima, le scuole superiori e l’università proseguono gran parte delle attività con la didattica a distanza.

Cinema, musei, mostre e teatri rimangono chiusi.

I centri commerciali chiudono nei week end, ma farmacie, parafarmacie, alimentari, tabaccherie ed edicole presenti al loro interno rimangono aperti.

Bar e ristoranti chiudono alle 18, ma possono garantire l’asporto e la consegna a domicilio fino alle 22.

Piscine, palestre rimangono chiuse, ma i centri estivi all’aperto possono continuare.

Viene consigliato di limitare ogni spostamento.

UN MODELLO IN CONTINUA EVOLUZIONE

Questa suddivisione non è affatto rigida. Il monitoraggio costante dei contagi porterà a rivedere la composizione delle tre zone, con regioni che potranno passare a un livello di restrizioni più basso in caso di calo dei contagi, e altre che potranno passare a un livello più alto in caso di aumento.

Le misure rimarranno valide fino al 3 dicembre.

 Scarica il nuovo modello per l’autocertificazione di novembre 2020.

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D.L. Ristori, le misure che riguardano la Giustizia

D.L. Ristori, le misure che riguardano la Giustizia

In attesa del nuovo decreto di oggi 2 novembre 2020 che imporrà misure più restrittive nel tentativo di contenere l’epidemia di COVID, vi proponiamo una panoramica delle disposizioni del D.L. Ristori che toccano la Giustizia.

L’obiettivo del “pacchetto Giustizia” è permettere il proseguimento delle attività in sicurezza davanti alla seconda ondata di contagi.

Indagini preliminari da remoto

Il D.L. Ristori dà la possibilità al pubblico ministero e alla polizia giudiziaria di procedere con le indagini preliminari sfruttando i collegamenti da remoto, nel caso in cui l’incontro fisico dell’indagato, della parte offesa, del difensore e altri soggetti dovesse comportare un rischio per la salute.

Indagato e persona offesa possono essere interpellati da remoto anche dallo studio del proprio difensore. Il difensore dell’indagato può opporsi alla modalità da remoto.

Udienze penali

Alle persone detenute, internate, fermate, arrestate o in custodia cautelare viene data la possibilità di partecipare mediante collegamento da remoto a qualsiasi udienza, nel caso in cui la presenza fisica dovesse esporli rischi di contagio.

Possono essere svolte in modalità da remoto anche le udienze penali che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, parti private e difensori, ausiliari del giudice, ufficiali o agenti di polizia giudiziaria e interpreti, consulenti o periti.

Le udienze di discussione finale e quelle in cui vengono ascoltati testimoni, periti o le parti potranno essere svolte tramite videoconferenza solo nel caso in cui siano le parti stesse ad esprimere il consenso per tale modalità.

Udienze a porte chiuse

Le udienze dei procedimenti civili e penali che prevedono la presenza del pubblico dovranno ora essere celebrate a porte chiuse (art. 128 c.p.c e art. 472, comma 3, c.p.p.).

Separazioni e divorzi: ok udienze cartolari

Per le separazioni consensuali e i divorzi congiunti il D.L. Ristori introduce la possibilità di sostituite l’udienza con il deposito telematico di note scritte (art. 221, comma 4, del D.L. n. 34/2020). Ciò è possibile solo se tutte le parti sono d’accordo per questa modalità e previa comunicazione della decisione con almeno 15 giorni di anticipo rispetto alla data della prima udienza.

Smart working

Il giudice che dovesse trovarsi in quarantena o isolamento fiduciario per COVID-19 potrà partecipare alle udienze in modalità da remoto.

Lo stesso vale per i magistrati e le deliberazioni collegiali in camera dì consiglio.

Deposito tramite PEC

Nel penale diventa possibile depositare memorie, documenti e istanze relativi al procedimento in via esclusivamente telematica tramite il portale del processo penale telematico del Ministero della Giustizia.

Per gli altri atti è possibile l’invio tramite PEC agli uffici giudiziari (sono validi gli indirizzi degli uffici indicati nel provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati e pubblicato sul Portale dei servizi telematici).

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Il contenuto del Decreto Ristori

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Il Decreto Ristori, dpcm n.137 del 28 ottobre 2020 si compone di 4 titoli:

  • Sostegno alle imprese e all’economia
  • Disposizioni in materia di lavoro
  • Misure in materia di salute e sicurezza
  • Disposizioni finali

TUTTE LE MISURE DEL DECRETO RISTORI

Sostegno alle imprese e all’economia

Le risorse

Come spiega il Min. Delle Finanze Gualtieri, il Decreto Ristori prevede “5,4 miliardi di indebitamento netto, 6,2 miliardi in termini di saldo netto da finanziare”, risorse che andranno a favore di tutte le attività che sono state chiuse o si sono viste ridurre gli orari di lavoro con il DPCM del 24 ottobre.

Nell’allegato del Decreto Ristori è presente l’elenco di tutti codici ateco delle attività potenzialmente beneficiarie di queste misure.

Le risorse sono a disposizione sia di attività che non hanno beneficiato precedenza di alcuna misura di sostegno, gli operatori indicati all’art. 25 bis del decreto Rilancio, e anche le attività che hanno già beneficiato di forme di sostegno.

Agricoltura, pesca e acquacoltura

Sono previsti contributi a fondo perduto per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura avviate dopo il primo gennaio 2019 e che hanno subito delle perdite di fatturato a causa delle misure di contenimento al COVID. Verrà poi istituito un fondo per sostenere questi settori.

Sport

Il Fondo di garanzia per l’impiantistica sportiva riceve 5 milioni.

Viene istituito il Fondo per il sostegno delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche che mette a disposizione 50 milioni per il 2020 con l’intento di sostenere associazioni e società sportive le cui attività siano state sospese a causa delle misure anti-covid.

L’indennità per i lavoratori dello sport prevista dai decreti Cura Italia e Rilancio sale a 800 euro.

Operatori turistici, le fiere e l’export

Aumentano i fondi per coprire le perdite che operatori turistici e culturali hanno subito a causa dell’annullamento di eventi, fiere e congressi e altre attività.

400 milioni vanno alle agenzie di viaggio e ai tour operator; 100 milioni all’editoria, le fiere e i congressi; 100 milioni al settore alberghiero e termale; 400 milioni a chi opera nell’export e nelle fiere internazionali.

Ai lavoratori autonomi e intermittenti dello spettacolo viene concesso un bonus di 1000 euro, mentre viene prorogata la cassa integrazione e l’indennità previste per il settore del turismo.

Il Decreto Ristori prevede il rimborso dei biglietti degli spettacoli dal vivo che sono stati annullati.

Disposizioni in materia di lavoro

Le misure prevedono cassa integrazione ordinaria e in deroga, assegni ordinari, misure sui licenziamenti, esonero dal pagamento degli oneri previdenziali per le aziende che decidono di non presentare domanda per la cassa integrazione, esonero contributivo per le filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

Il termine entro il quale presentare il modello 770 è posticipato al 30 novembre 2020.

Vengono aggiunte due mensilità al reddito di emergenza per coloro che ne hanno diritto e per coloro il cui reddito familiare nel mese di settembre sia stato inferiore alla quota prevista dalla misura.

Viene poi prorogato il credito di imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (mesi di ottobre, novembre e dicembre e per i settori indicati nell’art. 28 del Decreto n. 34/2020), e cancellata la seconda rata dell’Imu, con scadenza al 16 dicembre, per le attività indicate nell’allegato al Decreto Ristori.

Le esecuzioni immobiliari in caso di pignoramento di abitazioni principali sono sospese fino a fine anno.

Misure in materia di salute e sicurezza

Ai medici di base e ai pediatri viene concessa l’autorizzazione a procedere con i tamponi antigeni rapidi (costo dell’operazione: 30 milioni di euro per il 2020).

Nasce un servizio nazionale telefonico dedicato alle persone positive al COVID o che hanno avuto contatti con soggetti positivi. Il servizio coprirà diverse attività: contact tracing, sorveglianza sanitaria, informazione, prevenzione e anche assistenza alle aziende sanitarie locali.

Giustizia, scuola, forze dell’ordine

Nella giustizia si procede con l’uso dei sistemi telematici per le udienze, il deposito degli atti, le indagini preliminari e altre attività, soprattutto in ambito civile e penale, ma anche nell’amministrativo, nel tributario e nel contabile.

La scuola potrà accedere a nuovi fondi per applicare la didattica a distanza.

Si procede con la rimodulazione delle spese per la Polizia e i Vigili del Fuoco, in modo da permettere il monitoraggio e il rispetto delle misure anticontagio.

Vengono rinviate le elezioni in comuni, province e città metropolitane.

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Esame di abilitazione forense: le preoccupazioni dell’OCF

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Tra le riforme che riguardano il mondo forense c’è anche quella dell’esame di abilitazione alla professione, che risente anche della crisi sanitaria che stiamo vivendo.

Le ipotesi presentate non sembrano però incontrare il favore dell’OCF, l’Organismo Congressuale Forense che, con la delibera del 24 ottobre 2020, manifesta tutta la sua preoccupazione davanti alla possibilità che le misure di contenimento all’epidemie di COVID diventino il pretesto per stravolgere l’esame di abilitazione.

Le proposte che stanno circolando non sembrano infatti  “dare soluzione alle problematiche igienico-sanitarie connesse alle sedute per lo svolgimento delle prove di esame, ma nello stesso tempo imporrebbero, attraverso riforme normative emergenziali in un momento di grande difficoltà delle istituzioni, di dare corso ad una improvvisata azione di approntamento di moduli del tutto innovativi, senza sufficiente ponderazione in ordine alla adeguatezza e agli effetti che ne deriverebbero”.

ESAME DI ABILITAZIONE FORENSE, LE RICHIESTE DELL’OCF

Per prima cosa, l’OCF ritiene importante che la sessione di esami venga al momento svolta mantenendo le attuali modalità e andando solo a implementare quelle misure che garantiscono lo svolgimento in sicurezza delle prove.

Pertanto, ha dato mandato all’Ufficio di Coordinamento di:

incoraggiare l’Amministrazione della Giustizia perché l’esame di abilitazione venga svolto compatibilmente alle attuali esigenze igienico-sanitarie;

– agire nel caso le istituzioni dovessero perseguire iniziative normative “improvvide e improvvisate” con l’intento di stravolgere l’esame di abilitazione al di fuori di una riforma dell’Ordinamento Forense che deve partire dalle riflessioni del Congresso Nazionale Forense.

Nel frattempo, l’esame di abilitazione forense è il tema di un’interrogazione parlamentare presentata al Min. Bonafede al fine di ottenere chiarimenti sulle modalità alternative di esecuzione della prova alla luce dei limiti igienico-sanitari attuali.
Si attende risposta.

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IL CASO

Un avvocato procede per vie legali al fine di ottenere il pagamento del suo compenso da parte di un cliente assistito in una controversia bancaria. Il cliente si oppone.

Il Tribunale accoglie, sebbene in parte, le richieste del legale, ma ritiene che l’importo debba essere calcolato facendo riferimento al valore della somma attribuita alla parte vincitrice della controversia. Secondo tale calcolo, il compenso risulta però troppo basso per l’avvocato, che ricorre in Cassazione portando un unico motivo: la mancata ottemperanza all’art. 5, comma 2 del d.m n. 55/2014.

Secondo l’articolo, il compenso dell’avvocato deve essere calcolato non in base alla somma riconosciuta alla parte vincitrice ma in base al valore della domanda (“Nella liquidazione dei compensi a carico del cliente si ha riguardo al valore corrispondente all’entità della domanda”).

La Corte di Cassazione riconosce che il Tribunale non ha rispettato questa indicazione e con l’ordinanza n. 18942/2020 accoglie il ricorso.

COMPENSO DELL’AVVOCATO: IL RUOLO DEL GIUDICE

Va ricordato che lo stesso art.5 comma 2 del d.m n. 55/2014 indica che il giudice abbia il compito di assicurarsi che il compenso richiesto da un avvocato sia proporzionato al valore effettivo della controversia di riferimento.

Il giudice dunque valuta la somma richiesta alla luce dell’attività svolta dal legale e del valore effettivo della controversia: se fosse sproporzionata, sarà in suo potere decidere di ricalibrarne l’importo.

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Servicematica

Nel corso degli anni SM - Servicematica ha ottenuto le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 27001:2013.
Inoltre è anche Responsabile della protezione dei dati (RDP - DPO) secondo l'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. SM - Servicematica offre la conservazione digitale con certificazione AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

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