Neuralink: l’azienda di Elon Musk sotto accusa per maltrattamento di animali

Il Dipartimento americano dell’Agricoltura ha aperto un’inchiesta sulla morte di 1.500 cavie, utilizzate per la sperimentazione di chip da impiantare nel cervello umano

1.500 animali, di cui 280 tra scimmie, maiali e pecore, a cui sarebbero state inflitte sofferenze inutili durante i test, sino ad arrivare alla morte.

Questo è bilancio dell’indagine del Dipartimento dell’Agricoltura americano sulla violazione del benessere degli animali nei confronti di Neuralink. La società, di proprietà dell’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, è specializzata nella produzione di apparecchiature mediche hi-tech.

La quantità e il ritmo delle sperimentazioni sarebbero state aumentate su richiesta di Musk. Lo staff di Neuralink avrebbe sollevato delle polemiche nei confronti dei test condotti troppo velocemente.

«Non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente. Mi sta facendo impazzire», avrebbe scritto il miliardario ai suoi dipendenti, incitandoli a lavorare «immaginando di avere una bomba legata alla testa».

La fretta e la pressione, avrebbero portato i dipendenti di Neuralink a commettere svariati errori durante i test e a non adottare le adeguate precauzioni, causando morte e sofferenza negli animali coinvolti negli esperimenti.

Il caso del macaco di sei anni

Non ci sono state soltanto infezioni o decessi dopo le operazioni: le scimmie, dopo gli impianti, sarebbero state immobilizzate per favorire la riuscita dell’intervento. Durante le sessioni in cui si registravano le loro attività, sarebbero state legate a delle sedie, anche per cinque ore al giorno.

Già lo scorso febbraio si denunciavano alcuni casi specifici di maltrattamento. Per esempio, si raccontava di un macaco di 6 anni ucciso nel gennaio del 2019, all’interno di un progetto di “design sperimentale”.

Qualche mese prima, il macaco aveva subito una procedura chirurgica invasiva, nella quale gli scienziati avevano praticato alcuni fori nel cranio per impiantare degli elettrodi e fissarli con viti di titanio.

Nel dicembre del 2018, l’area che circondava gli impianti cominciò ad infettarsi, e la pelle si erose e sanguinò sino a mostrare gli elettrodi impiantati. Lo staff dovette somministrare alla scimmia grosse quantità di antibiotici, per poi sopprimerla qualche settimana dopo.

Chip da impiantare nel cervello umano

Neuralink sta sviluppando un chip da impiantare nel cervello umano, per permettere di camminare alle persone paralizzate e di curare ulteriori problemi neurologici.

Il dispositivo è grande quanto una moneta e contiene un impianto cerebrale informatico. Lo scopo è quello di trasmettere informazioni cerebrali attraverso un’interfaccia computerizzata, per studiare meglio alcune patologie e migliorare la ricerca scientifica.

Il chip, se impiantato nel corpo umano, riesce a leggere le onde cerebrali, che vengono tradotte attraverso un altro dispositivo esterno. In tal modo una persona con Sla, per esempio, potrebbe essere in grado di comunicare con il mondo esterno attraverso i suoi pensieri.

Non è un mistero che lo scopo a lungo termine di Musk sia quello di permettere il trasferimento e il flusso di informazioni tra macchine ed esseri umani, proprio attraverso la diffusione di dispositivi come questo.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Sospensione delle multe ai non vaccinati

CryptoLocker: come possiamo difenderci dal virus che blocca i nostri pc

Sospensione delle multe ai non vaccinati

La commissione Giustizia del Senato ha approvato un emendamento al DL sui “raduni pericolosi”. L’emendamento prevede la sospensione delle multe di 100 euro, fino al 30 giugno 2023, per chi non si è vaccinato contro il Covid-19.

Le multe erano state introdotte dal governo Mario Draghi e avrebbero dovuto cominciare ad arrivare dal primo dicembre 2022. L’emendamento è stato presentato dai senatori Erika Stefani, Massimiliano Romeo e Manfredi Potenti.

Attualmente, anche se l’emendamento non è ancora stato approvato, il governo non sembra avere intenzione di avviare il procedimento sanzionatorio. Nessuno, dunque, dovrebbe ricevere multe.

Obbligo di vaccinazione

L’obbligo di vaccinazione contro il nuovo coronavirus è stato introdotto dal governo Draghi nel febbraio del 2021. Riguardava le persone con più di 50 anni, le forze dell’ordine, il personale sanitario e il personale scolastico.

Era stata decisa una multa di 100 euro per le persone che non rispettavano l’obbligo e per chi non non aveva completato il ciclo vaccinale secondo i tempi prestabiliti. C’era comunque la possibilità di giustificare un’eventuale esenzione entro 6 mesi.

L’attuale emendamento sospende le multe per 7 mesi. Ha ricevuto delle critiche da parte delle opposizioni, che accusano il governo di voler legittimare delle posizioni antiscientifiche a scopi elettorali e politici.

Modifica della norma conto i rave party

Le modifiche sulla norma contro i raduni pericolosi, nata con lo scopo di contrastare i rave party si sono rese necessarie dopo la prima stesura del testo, che aveva sollevato numerosi dubbi dalle opposizioni ma anche da giuristi e costituzionalisti.

Il nuovo testo mantiene pene elevate e la possibilità di effettuare intercettazioni e sequestri. La modifica principale riguarda la definizione di “raduni”, parlando di «raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento».

Inoltre, modifica anche il codice penale a cui si riferisce, ovvero il 633 che rinvia «all’invasione di terreni o edifici». Nel 633 bis, il reato «scatterà quando dall’invasione deriva un concreto pericolo per la salute pubblica o per incolumità pubblica» per mancata osservanza sulle norme di igiene e sicurezza o possibile spaccio di droga.

Non ci sarà più il vincolo sul numero dei partecipanti al raduno, precedentemente fissato a 50 persone. La valutazione avverrà a cura del giudice. Saranno perseguibili non soltanto gli organizzatori ma anche i partecipanti.

Le pene non sono state cambiate, con multe da 1.000 a 10.000 euro e reclusione dai 3 ai 6 anni. Oltre ad essere le più alte in tutta Europa, questa pene offrono agli investigatori la possibilità di richiedere la carcerazione preventiva e di effettuare intercettazioni.

——————————–

LEGGI ANCHE:

CryptoLocker: come possiamo difenderci dal virus che blocca i nostri pc

Nordio: La corruzione si combatte con la riduzione delle leggi

CryptoLocker: come possiamo difenderci dal virus che blocca i nostri pc

CryptoLocker è un ransomware, un virus che entra in possesso del nostro pc per bloccare i file, criptandoli con una password che impedisce di aprirli. È un software in grado di infettare i sistemi operativi Windows.

Individuato per la prima volta nel 2013, è riuscito ad estorcere 27 milioni di dollari nei suoi primi due mesi di vita. Nel 2017 è stato raffinato, mettendo in difficoltà le aziende inchiodando i pc dei dipendenti. 

Cos’è

CryptoLocker è stato progettato per infettare i pc con un virus Trojan (per intenderci, un virus che controlla il nostro dispositivo per bloccare, modificare o cancellare dati).

Attacca soltanto i sistemi Windows, bloccando l’accesso ai file fino al pagamento di un riscatto. CryptoLocker, una volta installato, crittografa i file del computer infetto, mostrando una richiesta di riscatto da pagare in bitcoin per ricevere la chiave di decodifica.

Come funziona 

Il Trojan si diffonde attraverso un allegato mail oppure con una botnet, una rete composta da dispositivi che sono stati infettati da malware e che vengono controllati da un unico dispositivo. La vittima apre il file ZIP allegato e inserisce la password che trova nel messaggio, per tentare di aprire il PDF che ha ricevuto.

CryptoLocker cerca di sfruttare le impostazioni di Windows, che di solito nasconde l’estensione dei nomi dei file, nascondendo in questo caso l’estensione .EXE del file infetto. Se attivo, il malware va a crittografare alcuni file memorizzati su reti locali, montate utilizzando una crittografia a chiave pubblica e conservando la chiave privata esclusivamente sui server di controllo di CryptoLocker.

Il Trojan rende i file irrecuperabili, e le uniche opzioni di recupero per le vittime sono:

  • il pagamento del riscatto, che non garantisce il rilascio effettivo dei file;
  • il ripristino attraverso backup.

I bersagli

CryptoLocker è un ransomware che funziona soltanto su computer con Windows XP, Windows 7, Windows 8 o Vista. Non agisce su Apple, tablet o smartphone.

Gli operatori di CryptoLocker sono riusciti ad estorcere milioni di dollari; si pensi che pochi mesi dopo il rilascio del Trojan, sono stati infettati più di 235.000 pc.

Come possiamo difenderci

Non è difficile difendersi da CryptoLocker. Come prima cosa è necessario aggiornare il sistema operativo e installare un buon antivirus.

Cerchiamo di evitare il click facile: è un malware che si diffonde tramite mail, e per questo, prestiamo attenzione sia all’estensione del file che alla provenienza della mail.

Potrebbe capitare di venire adescati con un link inviato nei social network; dunque, teniamo sempre gli occhi aperti. Inoltre, risulta fondamentale un backup periodico dei propri file. Utilizziamo un Hard Disk esterno o una chiavetta USB per proteggere i nostri dati.

In sostanza:

  • diffidiamo dai messaggi di posta elettronica che provengono da mittenti sconosciuti, soprattutto se contengono allegati;
  • disattiviamo le estensioni di file nascoste, per riconoscere tempestivamente un file dannoso;
  • predisponiamo un sistema di backup per i file critici, per contribuire a mitigare il danno causato da malware o da altri incidenti;
  • adottiamo soluzioni di sicurezza professionale per neutralizzare gli attacchi;
  • se non abbiamo una copia backup dei nostri file, non paghiamo il riscatto: in tal modo andremo soltanto ad alimentare il successo di questa tipologia di attacco. Rivolgiamoci direttamente alla polizia postale.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Nordio: La corruzione si combatte con la riduzione delle leggi

WhatsApp: in vendita 35 milioni di numeri di telefono italiani

 

Nordio: La corruzione si combatte con la riduzione delle leggi

Secondo Carlo Nordio, la corruzione non si combatte con pene più alte, oppure lavorando sull’applicazione tempestiva della pena e su un processo più veloce.

Per Nordio, servono meno leggi. Poi, bisogna incentivare anche la collaborazione con il mondo della giustizia, garantendo l’impunità alle persone che hanno pagato mediante «una profonda revisione del reato di corruzione».

Secondo il ministro della Giustizia, «inasprire le pene e creare nuovi reati non serve a nulla». Anzi: «è inutile cercare di intimidire il potenziale corrotto con l’inasprimento delle pene, sarà sempre convinto di farla franca, non si tratta di intimidirlo ma di disarmarlo».

«Le armi», continua Nordio, «sono le leggi. La soluzione è una delegiferazione rapida e radicale, ridurre le leggi e semplificare le procedure». L’Italia, ricorda Nordio, «ha una produzione normativa dieci volte superiore alla media europea».

Dunque, «non è un caso che anche la percezione della corruzione nel nostro Paese sia dieci volte superiore alla media europea». Più leggi ci sono, dice Nordio, più confusione ci sarà nell’individuazione di competenze e procedure.

«Se una persona deve bussare a 100 porte, invocando 100 leggi per ottenere un provvedimento, aumenta in modo esponenziale la possibilità che una porta resti chiusa. Sinché qualcuno si presenterà dal cittadino che bussa e gli chiederà o gli imporrà di ungere la serratura. Di qui l’importanza di una delegificazione, dell’individuazione chiara delle competenze e della semplificazione delle procedure».

Soltanto in questo modo «il potenziale corruttore sarà disarmato. Se quel provvedimento non sarà emanato in modo corretto si saprà di chi è la colpa e quali procedure sono state violate».

È necessaria una maxi semplificazione normativa, secondo Nordio, per combattere la corruzione. «Il reato di corruzione si consuma nell’ombra, non lascia traccia, perché le mazzette non si pagano con bonifico bancario, e avviene senza testimoni».

Corruttore e corrotto «sono entrambi punibili e entrambi hanno interesse a tacere quando vengono interrogati».

La storia giudiziaria italiana, tuttavia, dimostra come la collaborazione dei corruttori abbia portato alle richieste principali per quanto riguarda le mazzette (si pensi a Tangentopoli). Dunque, il ministro insiste proprio su questo punto: «bisogna interrompere la cointeressenza a tacere di corrotto e corruttore e fare in modo che uno dei due collabori, altrimenti la corruzione è un reato di cui non si avrà mai la dimostrazione».

Ma non bisogna ricorrere alla «carcerazione preventiva per indurre una persona a parlare, altrimenti cadremmo nella barbarie giuridica». Per Nordio, bisogna far sì che «chi ha pagato sia indotto a collaborare attraverso l’impunità».

——————————–

LEGGI ANCHE:

WhatsApp: in vendita 35 milioni di numeri di telefono italiani

Avvocato, conosci il potere della Creatività?

WhatsApp: in vendita 35 milioni di numeri di telefono italiani

Il data leak di WhatsApp

Sono stati messi in vendita, in un noto forum sul Dark Web, moltissimi di numeri di telefono WhatsApp di milioni di persone, e ben 35 milioni sono di utenti italiani. Non si tratta, però, della classica compromissione dei dati personali.

I dati esposti online sono il risultato di un’attività di data scraping, ovvero di un’estrazione di dati da un sito attraverso un software che simula la navigazione umana. Dunque, la fuga di dati non dipende da vulnerabilità interne a WhatsApp (Meta).

Differenza tra data breach e data leak

Un data breach si verifica quando l’attacco contro un servizio web, un’organizzazione o un’azienda è violento e deliberato. Si tratta di un’attività redditizia per i cybercriminali, e le violazioni più gravi includono miliardi di informazioni personali.

Un data leak, invece, avviene quando non c’è un vero e proprio attacco, poiché qualcuno potrebbe semplicemente aver trovato un punto debole esistente. Magari una società non ha gestito bene le informazioni, che sono state compromesse a causa di pratiche di sicurezza insufficienti o inadeguate.

Quindi, anche la fuga di dati potrebbe essere il risultato di un incidente – anche se alla fine, i dati risultano comunque compromessi.

Rischio di phishing per gli utenti

Secondo il report che è stato diffuso Check Point Research (CPR), la divisione dell’intelligence sulle minacce informatiche globali, la violazione ha riguardato 108 paesi. «Nonostante le informazioni in vendita siano solo numeri di telefono attivi e non il contenuto dei messaggi stessi, si tratta di una violazione su larga scala enorme».

Continua: «Invitiamo tutti gli utenti WhatsApp a prestare la massima attenzione ai messaggi che ricevono e anche quando devono cliccare su link e messaggi condivisi sull’app».

Il rischio per gli utenti, in questo caso, sono attacchi di phishing mirati. Le vittime, ignare, potrebbero ricevere delle campagne malevole sotto forma di chiamata o SMS da parte di finti dipendenti di un supporto tecnico inesistente.

Per questo motivo risulta di fondamentale importanza monitorare il Dark Web, in maniera tale da essere consapevoli dei rischi e delle possibili azioni di mitigazione da intraprendere.

Una delle app più utilizzate in tutto il mondo

WhatsApp, infatti, viene utilizzato in tutto il mondo, da celebrità, politici e dirigenti aziendali. Ha 2 miliardi di utenti ed è la seconda app non Google che ha raggiunto i 5 miliardi di installazioni su PlayStore.

WhatsApp ha 11 milioni di utenti attivi mensili che condividono circa 989 milioni di immagini, 140 milioni di video e 16 miliardi di messaggi ogni giorno.

La società ha comunicato esplicitamente a tutti gli utenti di scaricare WhatsApp soltanto da piattaforme legittime, stando alla larga da app come WhatsApp Premium o WhatsApp Gold, nate soltanto con lo scopo di diffondere virus e malware.

Wickr, l’alternativa a WhatsApp

In molti hanno già deciso di utilizzare delle alternative più sicure. Signal e Telegram sono quelle che hanno ricevuto più consensi, ma esistono altre app, come Wickr, che potrebbero risultare scelte migliori.

Wickr, infatti, è un’app di instant messaging con la crittografia più forte e avanzata in circolazione, anche se non risulta la più semplice a livello di utilizzo.

L’app viene utilizzata anche dal dipartimento di difesa degli Stati Uniti d’America, ed è stata dichiarata dalla National Security Agency come uno degli strumenti di collaborazione più sicuri in tutto il mondo.

L’app, oltre ad avere l’applicazione desktop, è disponibile sia per Android che per iPhone, e non richiede numeri di telefono o mail per la registrazione: è necessario soltanto un nickname.

Wickr, così come Telegram, consente la creazione di bot personalizzati attraverso un software di integrazione, Wickr IO, ed è una delle primissime app che hanno introdotto i messaggi che si autodistruggono.

Esiste, inoltre, l’opzione Burn-On-Read Timer, che consente la cancellazione automatica del messaggio appena viene letto dal ricevente.

Il mio numero di telefono è al sicuro?

Uno dei metodi più veloci per capire se il proprio numero di telefono (o la propria mail) è finita nelle mani sbagliate è quello di inserirlo su Haveibeenpwned.com, che vi indicherà se e quando è stato rubato il vostro numero o la vostra mail.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Avvocato, conosci il potere della Creatività?

I tagli del governo Meloni su carceri, giustizia minorile e intercettazioni

Avvocato, conosci il potere della Creatività?

Ragionare in termini conflittuali dinanzi ad un problema è il modello standard di ragionamento dei dottori in Giurisprudenza. Tuttavia, durante l’attività quotidiana, un avvocato assume la consapevolezza che si tratta di un modello di ragionamento certamente necessario, ma non sufficiente.

Ma perché ci sembra così difficile adottare altri modelli di ragionamento? Il nostro cervello cerca la soluzione più rapida e semplice, e per questo segue un modello di pensiero con il quale si sente più a suo agio.

È necessario, invece, creare nuovi modelli per seguire altre vie, che aumentano le nostre possibilità di trovare una soluzione efficace. Come si fa? Con la creatività!

Siamo tutti creativi

Viviamo in un mondo in costante mutamento, e per mantenere la giusta rotta sono necessarie flessibilità, determinazione e creatività.

Ma come sviluppare le nostre abilità creative? Tutte le persone hanno in sé la creatività, sin dalla nascita. Crescendo, però, il rischio di perderla aumenta di giorno in giorno.

Alcuni studi condotti su gemelli omozigoti dimostrano che le abilità creative dipendono per il 33% dal nostro DNA, mentre il restante 66% dall’ambiente e dalle attività che svogliamo.

Gli ostacoli della creatività

Ostacoli di natura psicologica

Se abbiamo una scarsa autostima, o poca fiducia nella nostra creatività, e ci ripetiamo continuamente che non siamo creativi, difficilmente avremo grinta e energie sufficienti per generare ottime idee.

Se ci troviamo di fronte ad un problema e cominciamo a scrivere delle soluzioni, soffermandoci sulle prime tre idee, queste non ci sembreranno un granché, e rafforzeranno ulteriormente la convinzione che non siamo creativi.

Proviamo, invece, a ritornare a quando eravamo bambini, e inventavamo personaggi e storie, oppure quando creavamo qualcosa con i mattoncini Lego o con il DAS. Ecco, questa è la creatività dentro noi, soffocata dai “devo e non devo”, “si fa e non si fa”.

Concediamoci, invece, la libertà di farla emergere di nuovo, divertendoci a generare idee, anche stravaganti.

Un altro ostacolo è la paura delle critiche: abbiamo trovato un’idea interessante, ma abbiamo paura di essere criticati o presi in giro dal nostro team. Tuttavia, chiediamoci: se non condividiamo la nostra idea con nessuno, come possiamo sperare che prenda vita e che diventi un progetto concreto?

Le nostre idee non piaceranno a tutti, ma non vuol dire che non valga la pena proporle. Potremmo, al massimo, chiedere al team se ci aiuta a rendere quell’idea più efficace e funzionale.

Ostacoli di natura organizzativa

Hai presente la frase: “Noi abbiamo sempre fatto così”? L’abitudine ci spinge a fare le cose sempre nello stesso modo.

Ma se ci comportiamo sempre in una determinata maniera, otterremo sempre gli stessi identici risultati. In un mondo in costante mutamento, forse non è la soluzione migliore.

Pensiero divergente + pensiero convergente

Per sfruttare del tutto la nostra creatività è fondamentale alternare il pensiero divergente e quello convergente.

Il pensiero convergente è un modo sistematico di procedere, che, attraverso alcuni passaggi, ci porta dritti al risultato finale. Questo pensiero si attiva quando applichiamo procedure standard o formule matematiche.

Il pensiero divergente, invece, è quello che cerca di stimolare prospettive originali, superare gli schemi di ragionamento, trovare le relazioni tra le idee e spingere la mente verso direzioni mai esplorate.

Applichiamo questa tipologia di pensiero quando dobbiamo risolvere un problema o se ci troviamo di fronte ad un imprevisto.

Per aumentare le potenzialità creative, dovremmo sviluppare tutti e due gli stili di pensiero, e imparare ad applicarli in maniera alternata, sia in ambito professionale che in quello personale.

Primo step

Se hai bisogno di generare nuove idee, cerca di creare un ambiente sereno, magari con della bella musica di sottofondo e con qualche snack.

Ecco le regole del Pensiero Divergente:

  • Addio alle critiche: ogni idea deve essere accolta, senza essere giudicata. Le osservazioni verranno fatte in un secondo momento;
  • Viva la quantità: più idee verranno proposte, maggiori saranno le probabilità di individuare delle soluzioni insolite ed efficaci;
  • Accogliamo la stravaganza: esprimiamo idee folli, per uscire dagli schemi e trovare soluzioni innovative e originali;
  • Attiviamo diverse aree del cervello: tracciamo un disegno o uno schizzo per descrivere un’idea;
  • Prendiamo spunto dalle idee degli altri;
  • Scriviamo tutte le idee, ma proprio tutte, ricordandoci di non dare alcuna valutazione.

Bene: ora avremo un block notes pieno zeppo di idee! Facciamo una pausa, beviamo qualcosa e arieggiamo la stanza.

Secondo step

Dopo questo processo, possiamo procedere alla valutazione e alla selezione delle idee. Ecco le regole del pensiero convergente:

  • Giudizi affermativi: prima ancora di sottolineare le carenze, evidenziamo gli aspetti positivi. In questo modo la nostra valutazione sarà più completa;
  • Miglioriamo le idee: se un’idea che sembra interessante presenta delle criticità, miglioriamola;
  • Restiamo in tema: teniamo d’occhio gli obiettivi prefissati, per verificare se l’idea può essere applicata al problema;
  • Filtriamo le idee a seconda dei criteri oggettivi: stabiliamo dei criteri con i quali valutare le soluzioni (per esempio con un punteggio da 1 a 10);
  • Restiamo aperti all’originalità e manteniamo la mente aperta. Le idee rivoluzionare, all’inizio, sembrano assurde.

Abitudini fondamentali

Il taccuino delle idee

Le idee arrivano nei momenti più improbabili.

Magari siamo impegnati a correre, a pedalare o a guidare. Quando il corpo è impegnato, infatti, il cervello attiva un “pensiero in background”, rielaborando le informazioni e immaginando nuove idee creative.

Sono idee volatili: se non le scriviamo nel momento in cui ci vengono in mente, potremmo perderle definitivamente. Per questo è fondamentale tenere un taccuino delle idee.

Camminiamo

Non devi correre la maratona di New York, ma dedicare almeno un quarto d’ora della tua giornata a camminare/correre. Camminare, infatti, agevola il naturale flusso delle idee e il pensiero creativo.

Non importa dove cammini: in un parco, sul tapis roulant, lungo i corridoi dell’ufficio. L’effetto sulla creatività è lo stesso. Provare per credere!

——————————–

LEGGI ANCHE:

I tagli del governo Meloni su carceri, giustizia minorile e intercettazioni

A San Francisco la polizia potrà usare Robot Killer

I tagli del governo Meloni su carceri, giustizia minorile e intercettazioni

Carcere

La Legge di Bilancio taglia voci che interessano la giustizia, e i tagli più preoccupanti riguardano il carcere.

La bozza della Legge prevede che dal 2023 «il Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, assicura, mediante la riorganizzazione e l’efficientamento dei servizi degli istituti penitenziari presenti su tutto il territorio nazionale, in particolare con la ripianificazione dei posti di servizio e la razionalizzazione del personale, il conseguimento dei risparmi di spesa non inferiori a 3.577.00 euro per l’anno 2023 , 15.400.237 euro per l’anno 2024 e 10.968.518 euro annui a decorrere dall’anno 2025».

Il ministero, dunque, dovrebbe razionalizzazione il personale di polizia penitenziaria, andando a ridurre i costi di circa 36 milioni nel giro di tre anni. Tuttavia, secondo i dati ministeriali, la pianta organica della polizia penitenziaria dovrebbe essere composta da 41.595 unità, che nel 2021 erano 36.653.

Una legge dello scorso giugno prevedeva l’aumento dell’organico, con assunzioni extra dal 2022 al 2032, per dare attuazione al Pnrr.

Uno dei maggiori difensori della polizia giudiziaria è il leader della Lega Matteo Salvini, secondo il quale «è sempre più urgente assumere più agenti della polizia penitenziaria». Sul tema si è espresso anche Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che ha dichiarato di mettere il carcere tra le priorità del suo mandato, tanto da aver già visitato le carceri di Poggioreale e Regina Coeli.

Giustizia minorile 

La legge prevede, per quanto riguarda la giustizia minorile «l’efficientamento dei processi di lavoro nell’ambito delle attività per l’attuazione dei provvedimenti penali emessi dall’Autorità giudiziaria e la razionalizzazione della gestione del servizio mensa per il personale».

L’obiettivo è il conseguimento dei risparmi di 331.583 per il 2023, 588.987 per il 2024 e 688.987 per il 2025. Ovvero, 1.6 milioni in tre anni.

Intercettazioni

Nelle disposizioni finali della manovra troviamo anche che «le spese di giustizia per le intercettazioni e comunicazioni sono ridotte di 1.575.136 euro annui a decorrere dal 2023».

Le intercettazioni, in realtà, non sono una spesa prevedibile di anno in anno, e non esiste un fondo prestabilito a cui attingere. Parliamo di uno strumento di indagine utilizzato con discrezione dagli inquirenti, e soltanto per reati che prevedono una pena superiore ai cinque anni.

La riforma Orlando della giustizia prevedeva l’omologazione dei costi, portata avanti del ministro Bonafede tramite l’individuazione di un listino dei prezzi massimi:

  • 2,40 euro al giorno per intercettazione telefonica;
  • 75 euro per intercettazione ambientale;
  • 120 euro per intercettazione telematica.

Il decreto era stato fermato da Marta Cartabia in quanto il tariffario era eccessivamente rigido.

Il costo di indagini e intercettazioni non è sempre a carico dello Stato. Infatti, viene caricato come spesa processuale sui condannati che hanno scelto il rito ordinario, che pagano al fondo unico spese di giustizia.

Il ministero della Giustizia può soltanto prevedere il costo annuale delle intercettazioni, che può essere difficilmente calcolato ex ante. Le procure non hanno a disposizione un fondo al quale fare rifermento ogni anno, ma dispongono di intercettazioni in base alle necessità di indagine.

Nel 2018 le intercettazioni sono costate 205 milioni di euro, 200 milioni nel 2019 e 213 milioni nel 2021.

——————————–

LEGGI ANCHE:

A San Francisco la polizia potrà usare Robot Killer

Cosa significa essere Avvocati?

A San Francisco la polizia potrà usare Robot Killer

Micah Xavier Johnson, un veterano di guerra, nel 2016 uccise cinque poliziotti a Dallas. Successivamente alla sparatoria, Johnson, armato, si rifugiò in un edificio. Per questo, la polizia decise di utilizzare un robot pieno di esplosivo, comandato a distanza, che uccise lo stragista.

Questo fu il primo episodio di uso intenzionale e letale della forza attraverso un robot da parte della polizia. Ma presto potrebbero essercene altri.

Martedì, infatti, il governo della città di San Francisco, in California, ha dato il via libera ad una norma che permetterà alla polizia di utilizzare dei robot killer. La misura in questione era stata proposta dalla polizia di San Francisco e votata, successivamente dal consiglio dei supervisori (l’organo legislativo della città).

Robot Killer in situazioni di emergenza

Secondo il testo della nuova norma, la polizia potrà utilizzare robot comandati a distanza capaci di far detonare ordigni esplosivi, ma soltanto in situazioni di emergenza.

Per esempio, potranno essere utilizzati quando si verifica il rischio che i poliziotti vengano feriti, o uccisi, oppure di fronte a situazioni in cui non esistono modi per neutralizzare un determinato pericolo con le armi normalmente in dotazione alla polizia.

Il consiglio dei supervisori, composto da 11 membri Democratici, ha approvato la norma con 3 voti contrari e 8 favorevoli. I contrari hanno fortemente criticato la misura, in quanto porta verso un’eccessiva “militarizzazione” della polizia.

Bill Scott, il capo della polizia di San Francisco, in una conferenza stampa ha spiegato che i robot in questione sono in loro dotazione già da tempo. Ma non erano mai stati utilizzati, dato che mancava una legislazione appropriata.

Precedenti

La norma, che dovrà essere firmata della sindaca London Breed per poter entrare in vigore, sarà la prima in tutti gli Stati Uniti a regolamentare l’utilizzo di questa tipologia di robot.

Come abbiamo visto, l’unico caso in cui era stata utilizzata una misura del genere è quello di Micah Johnson. L’uomo si era rifugiato in un parcheggio coperto, continuando a sparare ad intermittenza sulla polizia, per vendicare i neri uccisi dai poliziotti bianchi.

Dopo aver riempito di esplosivo il parcheggio in cui si trovava, la polizia ha deciso di inviare nell’edificio un robot telecomandato, che solitamente si utilizza per disinnescare le bombe. Il robot si è avvicinato a Johnson, e con il suo braccio meccanico ha fatto detonare l’esplosivo, uccidendo l’uomo all’istante.

Monitoraggio di sicurezza o intrusione della privacy?

La norma fa parte di un programma di tecnologizzazione della polizia di San Francisco.

Queste le parole di Rafael Mandelman, uno dei supervisori che ha votato a favore della norma: «Abbiamo visto sparatorie nelle scuole, terrorismo e altre cose simili nel 21esimo secolo. Penso sia arrivato il momento di dotarsi della tecnologia più avanzata per affrontare questo tipo di minacce».

Sempre in quest’ottica rientra anche un’altra decisione, che risale allo scorso settembre. Grazie a 7 voti favorevoli è stata approvata una disposizione valida 15 mesi, che permette alla polizia il monitoraggio in diretta, per motivi di sicurezza, delle telecamere di videosorveglianza, anche private.

Le forze dell’ordine possono richiedere sino a 24 ore di accesso alle videocamere in diretta per fronteggiare un’emergenza che potrebbe rivelarsi letale, al fine di decidere in che modo schierare gli agenti o per condurre un’indagine penale.

Per London Breed «questa è una politica sensata che bilancia la necessità di fornire ai nostri agenti di polizia un altro strumento per affrontare sfide significative per la sicurezza pubblica e per ritenere responsabili coloro che infrangono la legge».

Le associazioni dei commercianti hanno lodato la disposizione, mentre le organizzazioni per i diritti civili denunciano la superficialità della norma, che rischia di condurre a intrusioni della privacy dei cittadini.

Dibattiti

Si è aperto un vero e proprio dibattito cittadino sul limite in cui potrebbe arrivare la tecnologizzazione della polizia prima di entrare nella distopia affrontata, per esempio, in Black Mirror.

Per il supervisore Dean Preston, questo è «un momento triste per nostra città», sottolineando come non si stia parlando di corpi di operazione speciale o dell’Fbi, ma di una forza di polizia locale che non ha bisogno di queste tecnologie.

La paura è che si finisca per abusare di queste tecnologie, anche quando non ci sia un vero e proprio bisogno, andando a colpire specialmente le minoranze etniche.

Aggiornamento del 07.12.2022

Il consiglio dei supervisori di San Francisco ha deciso di sospendere il progetto. Anche se era contenuto in una norma già approvata dallo stesso consiglio e dal governo locale, alla seconda votazione del consiglio la decisione presa in precedenza è stata ribaltata.

La scorsa settimana, dopo l’approvazione della norma, erano state sollevate numerose critiche, e probabilmente per questi motivi il consiglio ha cambiato giudizio a riguardo.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Cosa significa essere Avvocati?

Emissione e invio delle Fatture Elettroniche: le novità

Cosa significa essere Avvocati?

Sei un avvocato? Beh, allora saprai bene che intorno a questa particolare professione circolano molte idee – spesso sbagliate. Sai anche quanto sacrificio c’è intorno ad ogni singola causa portata avanti.

Ogni giorno devi entrare in contatto con persone che stanno passando momenti difficili, con problemi legali più o meno gravi da risolvere.

Un avvocato, dunque, deve avere un equilibrio interiore pazzesco per evitare di lasciarsi travolgere completamente dai fatti, mantenere la lucidità mentale e al tempo stesso non essere troppo indifferente ai problemi degli altri.

Risulta fondamentale, infatti, l’empatia con il cliente, dato che quest’ultimo affida tutto sè stesso ad un esperto in un momento delicato, con il bisogno di sentirsi compreso a livello umano.

Per riuscire a centrare questi obiettivi è di fondamentale importanza la gestione del proprio lavoro come una vera e propria filosofia di vita, mettendo impegno, dedizione e cuore in tutte le consulenze legali. Essere avvocato significa mettere da parte i propri interessi per tutelare gli altri.

Non esistono orari da rispettare, dato che i clienti chiamano quando vogliono per essere ascoltati, e di certo non è un lavoro che finisce nel momento in cui si torna a casa.

Dunque, volontà e forza d’animo non possono assolutamente mancare nella vita di un professionista legale.

Essere avvocati è una missione di vita

Diventare avvocato è una scelta di vita.

La filosofia di questa professione si apprende al momento della scelta del proprio percorso di studi, che potrebbe anche esser lungo, ma in realtà non termina mai. Ogni giorno, infatti, ci sono novità a livello normativo che potrebbero far la differenza nel successo o nel fallimento di una causa.

Sappiamo tutti che per diventare avvocati bisogna conseguire la laurea in materie giuridiche, seguire un periodo di pratica legale e successivamente superare l’esame di Stato. Ma lo studio non finisce qui.

Ogni giorno sarà necessario affrontare nuove prove, nuovi studi per gestire al top ogni caso. Soltanto con una forte ambizione e passione si può gestire il carico di impegni previsto da questa professione.

Studiare norme e procedure, dunque, diviene una vera e propria missione di vita, che contribuisce a difendere al meglio i propri clienti.

L’avvocato ha nelle proprie mani la vita delle persone; talvolta, di famiglie intere. Il fardello diventa ancora più pesante se risulta necessario difendere una persona da accuse che potrebbero portare a reclusioni.

Un cambiamento che rende migliori

La professione dell’avvocato è in costante mutamento. Nel corso del tempo le sue attività hanno assunto ruoli sempre più centrali, dato che in alcuni casi si sostituisce al giudice oppure evita il ricorso a procedure troppo lunghe.

È un mutamento che si accompagna anche ad un’organizzazione diversa degli Studi professionali.

Nell’esercizio della professione dell’avvocato, sempre più spesso si opta per la formazione di Studi legali associati. La conseguenza è che ci sono diversi professionisti in un unico studio, ognuno specializzato in rami diversi del diritto.

Questo permette al singolo professionista di concentrarsi su una materia, offrendo prestazioni di professionalità elevata.

Supereroi, ma normalissimi

Essere avvocato significa svolgere un lavoro complesso.

Significa combattere con la burocrazia e con le infinite scadenze imposte dal nostro sistema. Significa tenere agende, fare elenchi di documenti e parcelle che difficilmente verranno pagate.

Significa spiegare cose a clienti che non hanno strumenti per capire, avere il peso sulle proprie spalle di responsabilità e decisioni prese in base all’interesse altrui.

L’avvocato si aggiorna, costantemente, dinanzi alla normativa smisurata dello Stato italiano, che modifica periodicamente schemi e regole consolidati.

Significa essere imprenditori, cercare clienti e far sì che i ricavi superino i costi. Significa non avere sabati, domeniche, malattie o permessi.

Anche se, in fin dei conti, essere avvocato vuol dire uscire dallo Studio ed essere una persona normalissima.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Emissione e invio delle Fatture Elettroniche: le novità

Avvocato, vorresti avere 48 ore al giorno?

Emissione e invio delle Fatture Elettroniche: le novità

L’Agenzia delle Entrate ha ridefinito le regole tecniche di conservazione, emissione e invio delle fatture elettroniche. Sono state introdotte delle novità riguardanti la tutela e la privacy dei contribuenti.

Non saranno più consultabili, per esempio, se non previa richiesta, i dati che riguardano i periodi non oggetto di accertamento. Inoltre, sono state introdotte ulteriori tutele per quanto riguarda le fatture elettroniche emesse dagli studi legali e quelle B2C.

Le nuove regole

Nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 24 novembre sono state aggiornate le regole del 2018 riguardo la ricezione e l’emissione delle fatture elettroniche. Il nuovo documento, in particolare, tratta le disposizioni fiscali del decreto del 2019 e i rilievi sulla fatturazione elettronica del Garante Privacy.

Grazie alle nuove regole l’Agenzia delle entrate memorizza e utilizza, con la Guardia di Finanza, i file delle fatture elettroniche soltanto per le attività istruttorie. I file saranno disponibili anche in caso di indagini penali oppure su disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Il Fisco memorizzerà i documenti soltanto ai fini delle attività di analisi del rischio di elusione, evasione e frode fiscale, promozione dell’adempimento spontaneo e controllo per finalità fiscali, inclusi i metodi di pagamento, descrizione e operazione dei servizi prestati e dei beni ceduti.

Il Fisco ha reso inoltre disponibile un servizio che permette l’aggiornamento, l’inserimento o la cancellazione delle informazioni che riguardano il canale utilizzato per inviare la fattura elettronica.

Si possono consultare tutti gli aggiornamenti sulla fatturazione elettronica sul sito web di AgID cliccando questo link.

Verso la fatturazione elettronica europea

«Gli Stati membri hanno perso 93 miliardi di euro di mancate entrate Iva nel 2020. In un momento in cui le esigenze di investimento continuano ad aumentare e le finanze pubbliche sono limitate da alti livelli di debito, sono perdite che non possiamo permetterci». Queste le parole di Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’Economia.

Continua: «L’introduzione di sistemi di fatturazione elettronica consentirà agli Stati membri di recuperare 11 miliardi di euro in più all’anno nei prossimi dieci anni in entrate Iva attualmente non riscosse. Il mese prossimo presenteremo una proposta».

Riflettendo sul futuro della politica fiscale europea, bisogna tenere presente «una verità ineludibile: l’Europa è già la regione con la tassazione più alta del mondo. Il rapporto tasse/Pil nell’Ue è di circa il 40% rispetto ad una media del 33% nell’Ocse».

Nel futuro, le possibilità per aumentare le entrate fiscali «potrebbero essere limitate. Ma quello che possiamo fare è considerare come adattare il nostro mix fiscale, per renderlo più equo, più verde, più favorevole alla crescita».

Business in Europe

Nel 2023, la Commissione europea proporrà un sistema unico di norme fiscali «per fare affari in Europa. Lo chiameremo Befit (Business in Europe: Framework for Income Taxation). Befit trarrà ispirazione dalla riforma dei due pilastri a livello globale, ma andrà oltre, per fornire un nuovo sistema di tassazione delle società adatto al nostro mercato unico strettamente integrato».

Il nuovo quadro andrà a sostituire i sistemi nazionali di tassazione, riducendo in tal modo costi e ostacoli per gli investimenti transfrontalieri. Befit «avrà le caratteristiche fondamentali di una base imponibile comune semplificata e della ripartizione degli utili imponibili tra gli Stati membri. Sarà un altro passo importante nella lotta contro la concorrenza fiscale dannosa».

Global minimum tax

Alla base del Befit c’è l’accordo globale del 2021 dei Paesi Ocse su un’imposta sulle società con riallocazione degli utili imponibili e una base fiscale minima del 15%. La global minimum tax, tuttavia, trova un osso duro nell’Ungheria, che ne blocca l’approvazione da mesi.

Questo accordo si basa su due pilastri:

  • le aziende con entrate che superano i 20 miliardi possono essere tassate anche nei Paesi dove effettivamente avvengono i consumi e non soltanto in quelli dove hanno sede legale;
  • i Paesi che ospitano il quartier generale di una multinazionale potranno imporre una tassazione minima del 15%, in tutte le nazioni in cui operano.

La minimum tax spazzerà via la digital service tax europea, che ha provocato molte critiche dagli USA poiché andava a colpire principalmente le big tech americane. Se la tassa globale verrà attuata nei prossimi due anni, i paesi UE offriranno alle aziende un credito fiscale come rimborso di tutte le somme versate in eccesso rispetto all’imposta globale.

Dopo essere stata approvata dai capi di Stato e di governo, la minimum tax dovrà essere trasformata in legge ed implementata nel 2023. Lo scoglio è tutto da superare, ma è comunque un ottimo meccanismo di risoluzione delle dispute internazionali.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Avvocato, vorresti avere 48 ore al giorno?

Convenzione Assaperlo.com per gli iscritti di Cassa Forense

Servicematica

Nel corso degli anni SM - Servicematica ha ottenuto le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 27001:2013.
Inoltre è anche Responsabile della protezione dei dati (RDP - DPO) secondo l'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. SM - Servicematica offre la conservazione digitale con certificazione AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Agid
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Cisco
Apple
vmvare
Linux
veeam