Giovedì scorso la Corte costituzionale ha dichiarato infondate le questioni di legittimità sulla legge Nordio, che ha cancellato il reato di abuso d’ufficio. Una decisione attesa e destinata a far discutere, in attesa che vengano depositate le motivazioni. Ma cosa significa davvero questa pronuncia? E quali sono le conseguenze per il nostro ordinamento?
La Consulta non ha il compito di approvare o respingere scelte politiche: si limita a verificare se una norma viola o meno la Costituzione. E nel caso dell’abuso d’ufficio, ha stabilito che la sua abolizione non infrange i principi costituzionali. Questo, però, non significa che la legge sia esente da criticità.
Basta scorrere l’elenco dei casi finiti all’attenzione della Corte per capire quanto la materia sia delicata: concorsi universitari pilotati, incarichi pubblici affidati ad amici, abusi di potere da parte di amministratori e dirigenti. Situazioni in cui, senza il reato di abuso d’ufficio, diventa più difficile sanzionare favoritismi, familismi e conflitti di interesse. Ed è proprio questo il punto sollevato da tredici tribunali e dalla Cassazione, che hanno sollevato dubbi di costituzionalità.
Ma perché allora la Consulta non ha bocciato la legge? La spiegazione sta nella riserva di legge in materia penale: la Costituzione affida al Parlamento il compito di stabilire quali comportamenti siano punibili. La Corte può intervenire solo in casi eccezionali, come quando esiste un obbligo internazionale a prevedere un determinato reato. Un dubbio, in questo caso, era sorto rispetto alla Convenzione ONU contro la corruzione, ma la Corte ha escluso che vi sia un obbligo vincolante a mantenere l’abuso d’ufficio nell’ordinamento italiano.
Il verdetto conferma dunque un principio fondamentale: una legge può essere dichiarata incostituzionale solo se contrasta con obblighi internazionali assunti dallo Stato. E sull’abuso d’ufficio, oggi, tale obbligo non c’è. Questo non significa però che i problemi siano risolti. Anzi: rimane il vuoto normativo per comportamenti di rilevante disvalore, che però non rientrano più nelle fattispecie penali.
Il tema resta aperto, anche perché altre norme della legge Nordio potrebbero presto finire sotto la lente della Consulta. A cominciare dal reato di traffico di influenze illecite, su cui incombe la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione, che invece impone agli Stati di prevederlo. In quel caso, l’esito potrebbe essere diverso.
Nel frattempo, il Parlamento è chiamato a riflettere. Perché, come ha ricordato la Corte, le regole del gioco sono queste: il controllo di costituzionalità non sostituisce il compito della politica, che deve farsi carico di garantire trasparenza, imparzialità e buon andamento nella gestione della cosa pubblica.
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