8 Luglio 2025 - PROFESSIONE | Deontologia

Reati sessuali su minori, per l’avvocato scatta anche la sanzione disciplinare

Il Consiglio Nazionale Forense conferma: le condotte contrarie a dignità e decoro colpiscono l’affidabilità dell’avvocatura

ROMA — La violazione della legge penale da parte di un avvocato, specie se legata a reati sessuali su minori, non produce solo conseguenze giudiziarie, ma assume anche rilievo disciplinare, incidendo direttamente sulla sua permanenza all’interno della comunità forense. Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale Forense con la sentenza n. 485 del 31 dicembre 2024, rigettando il ricorso di un legale condannato in via definitiva per prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico.

Dignità e decoro oltre il processo penale
Nel motivare la propria decisione, il CNF ha chiarito che il comportamento dell’avvocato non costituisce soltanto un illecito penale, ma integra anche una violazione grave dei principi etici che regolano la professione forense, così come sancito dall’articolo 9 del Codice Deontologico Forense.

“Chi esercita la professione forense — sottolinea il CNF — è tenuto a rispettare i valori di dignità, probità e decoro non solo nell’attività professionale, ma anche nella vita privata e sociale.” La condotta tenuta dall’incolpato è risultata lesiva non solo dell’affidamento che la collettività ripone nella categoria, ma anche del patrimonio morale e valoriale dell’intera avvocatura.

Il principio affermato nella sentenza
Secondo il CNF, infatti, qualunque comportamento contrario ai principi di lealtà e correttezza — tanto nell’ambito dell’esercizio della professione quanto nella vita personale — incide sull’immagine pubblica dell’avvocato e sulla fiducia che i cittadini devono poter riporre nella categoria. Ecco perché, rilevata l’estrema gravità delle condotte e il disvalore sociale dei reati commessi, la sospensione di tre anni dall’esercizio della professione è stata ritenuta pienamente proporzionata.

Nessuna attenuante possibile
Nel respingere il ricorso, il CNF ha escluso che potessero trovare applicazione attenuanti o riduzioni di pena disciplinare, sottolineando come il coinvolgimento di una minore e la reiterazione delle condotte rendessero inconciliabile la prosecuzione, anche temporanea, dell’attività forense del soggetto.


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