PNRR accorcia la durata dei processi civili

Obiettivi PNRR incontrano difficoltà territoriali nella riduzione della durata dei processi civili

Tra gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza figura anche la volontà di ridurre del 40% la durata media dei processi civili. Tuttavia, si riscontrano da subito differenze territoriali considerevoli rispetto ai tempi delle decisioni, per differenti cause. Però, è dal 21 febbraio che giungono i rinforzi dei vincitori del concorso come nuovi addetti all’ufficio per il processo.

PNRR vuole accorciare la durata dei processi civili ma incontra ostacoli nella via

Dunque, il problema principale è che i tempi delle decisioni variano da un ufficio giudiziario all’altro. Ora, elenchiamo alcune delle cause principali di questa differenza d’applicazione territoriale:

  • Entità delle risorse in campo, sia in termini di magistrati che di personale amministrativo;
  • Turnover;
  • Dimensione dell’ufficio;
  • Possibilità di specializzazione;
  • Arretrato;
  • Numero di cause.

In particolare, sono le sedi del meridione ad essere penalizzate dai turnover che durano tempi lunghissimi.  Inoltre, l’impegno che si richiede loro per i procedimenti contro la criminalità organizzata sottraggono risorse al settore. La misura dei tempi si evince col “disposition time” – l’indicatore usato a livello europeo per stimare la durata media dei procedimenti.

Quest’ultimo permette il calcolo del tempo medio in cui è prevedibile che i procedimenti siano definiti. Poi, lo confronta col numero delle pendenze alla fine del periodo di riferimento con il numero dei definiti nel periodo.

I Tribunali più in difficoltà: Reggio Calabria, Messina, Lucania

Per quanto riguarda Reggio Calabria, il presidente della Corte d’Appello lamenta che manca il 40% dei magistrati che si prevedevano per la sede: 16 su 40. Poi, il presidente Luciano Gerardis spiega che: “Abbiamo 172 procedimenti pendenti relativi alla criminalità organizzata e 569 detenuti. Dirottare risorse al penale è stato inevitabile”.

Invece, al Tribunale di Patti (Messina) si riscontrano carenze d’organico a fronte di processi penali di rilievo. Il presidente Mario Samperi fa notare che solo 15 dei 19 magistrati sono operativi nella gestione della maxi truffa UE (operazione Nebrodi) con oltre 100 imputati. Comunque, egli si dice ottimista per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge, specialmente con l’entrata in azione dei tirocinanti, che aiuteranno a smaltire l’arretrato.

Infine, problematiche simili le riscontra il presidente del Tribunale di Vallo della Lucania, Gaetano de Luca. Egli fa notare che “Per buona parte del 2020 abbiamo lavorato con metà forze, sette magistrati su 12 e tre onorari su sei, con 8.700 cause divise per i cinque giudici civili, 1.740 cause ciascuno in media”. Tuttavia, anch’egli riserva solide speranze per la riprogrammazione dell’attività del settore civile.

 

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