23 Aprile 2026 - Giustizia

Abuso d’ufficio, Nordio chiude: nessun ritorno dopo l’abrogazione

Il ministro Carlo Nordio respinge ogni ipotesi di reintroduzione del reato anche alla luce della direttiva europea anticorruzione. Sul tavolo restano depenalizzazioni e nuove garanzie sui sequestri digitali

Nessun passo indietro sull’abuso d’ufficio. Intervenendo alla Camera durante il question time, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha escluso in modo netto qualsiasi ipotesi di ripristino del reato, cancellato con la riforma voluta dallo stesso dicastero.

A rafforzare la posizione del Governo non è bastata neppure la recente direttiva europea in materia di contrasto alla corruzione, approvata dal Consiglio dell’Unione europea. Secondo il ministro, il testo comunitario non impone l’introduzione di una fattispecie penale assimilabile all’abuso d’ufficio, limitandosi a indicare in termini generali l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, senza tipizzare condotte specifiche.

Nordio ha rivendicato la solidità del sistema italiano, sottolineando come l’ordinamento disponga già di un ampio ventaglio di strumenti repressivi: dalle diverse forme di corruzione alla concussione, fino alla turbativa d’asta. Un impianto normativo che, a suo dire, garantisce una copertura adeguata e riconosciuta anche a livello europeo.

Alla base dell’abrogazione, ha ricordato il Guardasigilli, vi sono criticità strutturali del reato, in particolare la difficoltà di definirne con precisione i contorni e l’esiguo numero di condanne rispetto ai procedimenti avviati. Elementi che, secondo il ministro, ne compromettevano la coerenza con i principi di legalità e tipicità.

Nel corso dell’intervento è stato inoltre ribadito che il concetto di “tenuità del fatto”, spesso evocato nel dibattito pubblico, è già parte integrante del sistema penale e trova applicazione in diverse fattispecie, anche come criterio per escludere la punibilità.

Sul fronte delle riforme, il ministro ha rilanciato il disegno di legge – già approvato al Senato – che introduce nuove regole per il sequestro di dispositivi elettronici, con l’obiettivo di rafforzare le garanzie legate alla segretezza delle comunicazioni, richiamando espressamente la tutela prevista dall’articolo 15 della Costituzione.

Infine, resta aperto il confronto con la magistratura associata. Nelle prossime ore è atteso un incontro con l’Associazione nazionale magistrati, il primo dopo il referendum, nel quale potrebbe emergere anche il tema di ulteriori interventi di depenalizzazione, destinati a incidere sull’equilibrio complessivo del sistema penale.


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