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Uso personale di computer aziendali. L’altra faccia dello smart working

In questi tempi di smart working, in cui molti si sono ritrovati a lavorare a casa, è facile credere che i dipendenti abbiano usato dispositivi personali per svolgere le loro mansioni. Ma c’è anche un’altra eventualità da considerare, ovvero l’utilizzo di dispositivi concessi dall’azienda al lavoratore.

Ma cosa succede se i dipendenti fanno un uso personale dei computer aziendali?

I RISCHI DELL’USO PERSONALE

Fin da prima della pandemia molte aziende dotano i propri dipendenti di device aziendali, primi fra tutti i computer, senza però preoccuparsi di offrire loro un’adeguata informazione sui diritti e sui doveri di una tale concessione.

Questa mancanza di informazione espone l’azienda a rischi, soprattutto informatici. L’uso poco attento dei computer per utilizzi che vanno oltre i compiti lavorativi, per esempio la navigazione in siti non sicuri, aumenta le vulnerabilità ad attacchi informatici o l’installazione involontaria di virus e malware.

Le conseguenze però ci sono anche per i dipendenti, che rischiano sanzioni disciplinari, ma anche civili e penali.

IL COMPUTER È UNO STRUMENTO DI LAVORO

All’art.4 comma 2, lo Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970) indica come “strumenti di lavoro” tutti i mezzi che il lavoratore usa per “rendere la prestazione lavorativa”.
Se ne deduce facilmente che tutti i device concessi al dipendente sono strumenti di lavoro.

In quanto strumento di lavoro, il computer concesso al dipendente può essere monitorato dal datore per evitare un possibile uso personale. Va sottolineato che questo monitoraggio deve essere saltuario e deve rispettare la privacy del lavoratore: entrando in contatto con informazioni del dipendente eventualmente presenti nel computer aziendale, questa attività ricadrebbe all’interno della cornice del trattamento dei dati personali.
Il monitoraggio va dunque svolto secondo i principi di pertinenza, correttezza e non eccedenza del trattamento dei dati (sentenza n. 22313/2016, Cass. civ., Sez. Lavoro).

L’IMPORTANZA DEI REGOLAMENTI

Se, da un lato, un contratto di lavoro implica che il dipendente rispetti gli obblighi di diligenza, di obbedienza e di fedeltà al datore di lavoro, dall’altro è sempre bene che le aziende si dotino di regolamenti che indichino le modalità e le condizioni di utilizzo del computer aziendale.

I regolamenti possono escludere del tutto l’uso personale dei computer aziendali o ammetterlo in parte. In questo caso, vanno indicati i tempi e i modi e confini dell’uso personale.
Vanno anche indicate le modalità e la frequenza dei controlli da parte del datore di lavoro.

LE SANZIONI PREVISTE PER I DIPENDENTI

DISCIPLINARI

Vanno indicate chiaramente nel regolamento. Possono avere la forma di avvertimenti, sospensioni o arrivare al licenziamento.

CIVILI

Se l’uso personale del computer aziendale causa danni dovuti ad attacchi informatici, all’installazione di virus e malware o ad altre condotte improprie, al lavoratore può essere chiesto di risarcire i danni, patrimoniali e non patrimoniali.

PENALI

Al dipendente può essere riconosciuta la responsabilità penale se ha utilizzato il computer o altri device aziendale per entrare in spazi virtuali aziendali senza autorizzazione o se, pur avendone accesso, vi si è intrattenuto contro la volontà del datore.

Nel caso dei dipendenti pubblici, l’uso privato del computer aziendale può configurate il reato di peculato d’uso.

[L’articolo prende spunto da: “Uso personale del computer aziendale da parte del dipendente: divieti e sanzioni”]

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