Grazia e verifiche: scontro istituzionale sul caso Minetti

Si riaccende il confronto tra istituzioni sul tema della giustizia, con un nuovo caso che coinvolge la concessione della grazia a Nicole Minetti, provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella su proposta del Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio.

Al centro della vicenda vi sono i presupposti dell’atto di clemenza, adottato per ragioni umanitarie legate alla situazione di un minore. Tuttavia, alcune ricostruzioni giornalistiche successive hanno sollevato dubbi sulla completezza e attendibilità degli elementi posti a fondamento della richiesta, inducendo il Quirinale a chiedere al Ministero una verifica immediata.

La Presidenza della Repubblica ha formalmente sollecitato l’acquisizione di informazioni utili a chiarire la fondatezza delle circostanze rappresentate nell’istanza di grazia, sottolineando come la valutazione del Capo dello Stato si basi sugli atti e sulle istruttorie trasmesse dagli organi competenti, senza disporre di autonomi strumenti investigativi.

Dal canto suo, il Ministero della Giustizia ha precisato che gli elementi emersi a mezzo stampa non risultavano presenti nel fascicolo istruttorio originario. In parallelo, è stata avviata una nuova fase di approfondimento, con il coinvolgimento della Procura generale competente, chiamata a svolgere ulteriori accertamenti, anche oltre i confini nazionali.

Il caso evidenzia ancora una volta la centralità del procedimento previsto dall’articolo 681 del codice di procedura penale, che disciplina l’iter della grazia: un percorso articolato che coinvolge autorità giudiziarie e amministrative e che si conclude con la decisione del Presidente della Repubblica, sulla base delle informazioni raccolte.

Sul piano politico, la vicenda ha generato reazioni immediate, con richieste di chiarimento e posizioni critiche da parte delle opposizioni, mentre il Governo difende la regolarità dell’operato, ribadendo la correttezza procedurale dell’istruttoria svolta.

Resta ora aperta la fase degli accertamenti, decisiva per verificare la coerenza tra i fatti rappresentati e quelli effettivi. In caso di eventuali difformità rilevanti, il dibattito potrebbe estendersi anche ai profili giuridici dell’atto di clemenza, inclusa l’ipotesi – residuale ma teoricamente possibile – di un intervento successivo in presenza di vizi sostanziali del procedimento.


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Responsabilità 231: Cassa Forense rilancia la formazione per gli avvocati

Punta a consolidare le competenze in uno degli ambiti più strategici del diritto d’impresa la nuova edizione del corso sulla responsabilità degli enti ex Decreto Legislativo 231/2001, promosso da Cassa Forense. L’iniziativa, che segue il successo della precedente edizione, si inserisce in un più ampio percorso di welfare attivo, volto a sostenere l’evoluzione professionale degli avvocati in un mercato sempre più orientato alla consulenza specialistica.

Il quadro normativo di riferimento è in costante trasformazione: l’ampliamento dei reati presupposto e il rafforzamento dei sistemi di controllo interno rendono oggi indispensabile una preparazione tecnica avanzata. In questo contesto, la figura dell’avvocato evolve, affiancando alla tradizionale funzione difensiva un ruolo sempre più centrale nella gestione preventiva dei rischi aziendali.

Il percorso formativo si articola in quattro incontri da tre ore ciascuno, con un’impostazione fortemente operativa. I partecipanti saranno guidati nell’analisi delle principali attività connesse alla compliance 231: dalla mappatura dei rischi alla progettazione dei presidi di controllo, fino alla costruzione e all’aggiornamento dei Modelli Organizzativi e al funzionamento degli Organismi di Vigilanza.

Il programma prende avvio il 6 maggio con un focus sul modello organizzativo e sul rapporto tra reato e processo, per poi proseguire l’11 maggio con un approfondimento sul whistleblowing alla luce del Decreto Legislativo 24/2023 e delle più recenti linee guida ANAC. Il 9 giugno sarà dedicato al ruolo dell’Organismo di Vigilanza e alla formazione del management, mentre l’ultimo incontro, previsto il 6 luglio, analizzerà il catalogo dei reati presupposto, con particolare attenzione ai profili lavoristici, societari, tributari e ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, anche in relazione alla Legge 190/2012.

La partecipazione in presenza, presso la sede romana dell’Ente, è riservata a un numero limitato di iscritti in possesso di specifici requisiti, con riconoscimento di 12 crediti formativi. È prevista anche la fruizione in streaming, oltre alla successiva disponibilità dei contenuti sulla piattaforma formativa.


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Reyer, orgoglio fino all’ultimo: Schio conquista lo scudetto, ma le Leonesse chiudono una stagione straordinaria

Schio vince lo scudetto davanti al pubblico di casa contro una Umana Reyer Venezia mai doma e capace di resistere fino agli istanti finali chiudendo con una finale scudetto portata fino a gara 3 la storica stagione 2025/2026.
Dopo la partita Coach Andrea Mazzon ha così riassunto il momento e l’anno delle Leonesse:

“Credo che vadano fatti davvero i complimenti alle nostre ragazze. Sono state eccezionali e meritano tutte il meglio, anche per il futuro. Non è stato facile assorbire tutta questa stagione, da settembre partendo dalle qualificazioni di Eurolega abbiamo poi sempre continuato a crederci in ogni occasione fino alle final 6.
Anche oggi abbiamo giocato bene fuori casa forzando una grande squadra a 24 palle perse e poi sul finale con alcuni tiri dentro fuori, ne fosse entrato uno in più e magari si parlava di tutta un’altra cosa.
Ci sono state un paio di azioni in cui dal meno 3 siamo passati al meno 12, non ho nulla da dire se non che sono state brave”.

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Rimpatri volontari assistiti: il Governo riscrive le regole dopo lo stop del Quirinale

Il Consiglio dei ministri è intervenuto con un decreto legge correttivo per rimettere ordine nella disciplina dei rimpatri volontari assistiti, dopo i rilievi sollevati dal Quirinale su una precedente formulazione ritenuta problematica sotto il profilo costituzionale.

Il nuovo testo modifica in modo significativo i soggetti legittimati a fornire assistenza agli stranieri irregolari che intendano aderire ai programmi di rientro nei Paesi d’origine. Viene infatti superata l’impostazione che riservava tale attività in via esclusiva agli avvocati, introducendo una platea più ampia di operatori che potranno accompagnare il migrante nella presentazione della domanda.

Cambia anche il meccanismo di riconoscimento del compenso, fissato intorno ai 615 euro: la corresponsione non sarà più legata all’effettiva partenza del cittadino straniero, ma al completamento del procedimento amministrativo. Una scelta che mira a rendere più lineare e verificabile l’erogazione delle risorse.

Il decreto interviene inoltre sul ruolo del Consiglio Nazionale Forense, eliminando ogni riferimento che lo coinvolgeva nelle attività operative e nella gestione dei compensi. Una correzione accolta con favore dal presidente Francesco Greco, che ha sottolineato come la versione precedente attribuisse all’istituzione funzioni non coerenti con le sue competenze.

Sarà ora un provvedimento del Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, a definire in dettaglio i criteri per individuare i soggetti autorizzati all’assistenza e le modalità di erogazione dei compensi. Un passaggio attuativo che si annuncia decisivo per garantire chiarezza operativa e uniformità applicativa su tutto il territorio nazionale.


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Compensi agli avvocati sotto controllo fiscale: dal 15 giugno cambia la riscossione

A partire dal prossimo 15 giugno, i compensi dovuti agli avvocati da parte della Pubblica Amministrazione – inclusi quelli relativi al Gratuito Patrocinio – saranno automaticamente sottoposti a verifica della regolarità fiscale dei professionisti, attraverso il passaggio diretto alla riscossione. La novità più rilevante riguarda l’eliminazione della soglia minima di 5.000 euro finora prevista, senza alcun filtro preventivo né possibilità di interlocuzione.

Una modifica che segna un cambio significativo nel rapporto tra professionisti e amministrazione, ma che ha già sollevato forti critiche. Movimento Forense ha espresso un dissenso netto nei confronti della nuova disciplina, ritenuta non solo inadeguata, ma anche potenzialmente dannosa.

Secondo l’associazione, le disposizioni si caratterizzano per una marcata carenza di chiarezza e coerenza, con il rischio di generare ulteriore confusione anziché semplificare il quadro normativo. Un impianto che, invece di fornire certezze operative, potrebbe tradursi in interpretazioni divergenti e applicazioni disomogenee, con ricadute dirette su cittadini e operatori.

Particolarmente critico, inoltre, l’impatto sulla categoria forense. Le misure vengono giudicate sproporzionate rispetto agli obiettivi dichiarati, introdotte senza un’adeguata valutazione preventiva e soprattutto senza un reale confronto con i soggetti coinvolti. Un approccio che, secondo Movimento Forense, ignora le esigenze concrete della professione e rischia di produrre effetti distorsivi difficilmente reversibili.

A rendere ancora più problematico il quadro è l’assenza di un periodo di transizione e di un limite minimo operativo, elementi che avrebbero potuto attenuare l’impatto della riforma e garantire una maggiore sostenibilità per i professionisti. La mancanza di strumenti di dialogo e gradualità viene letta come un segnale di scarsa attenzione verso la dignità del lavoro forense.

Per queste ragioni, Movimento Forense chiede con urgenza una revisione radicale del provvedimento, fondata su criteri di chiarezza, proporzionalità e reale ascolto delle istanze della categoria. In assenza di correttivi, avverte l’associazione, il rischio è quello di compromettere la fiducia nel processo normativo e di penalizzare ingiustamente l’intero sistema professionale.


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Isernia ricorda Fulvio Croce: un’aula del Tribunale intitolata al difensore simbolo dei diritti

In occasione della Giornata del Difensore d’Ufficio, il Tribunale di Isernia rende omaggio alla memoria dell’avvocato Fulvio Croce, assassinato a Torino dalle Brigate Rosse il 28 aprile 1977, con l’intitolazione dell’Aula A a suo nome.

La cerimonia, in programma martedì 28 aprile 2026 alle ore 12:00, è stata organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Isernia con il patrocinio del Consiglio Nazionale Forense e il sostegno dell’Associazione Italiana dei Difensori d’Ufficio – ADU Italia, promotrice della ricorrenza. Un momento istituzionale e simbolico che riunirà rappresentanti delle istituzioni locali, della magistratura e dell’avvocatura.

Il programma prevede i saluti del sindaco di Isernia Piero Castrataro, della presidente del Tribunale Margiolina Mastronardi, del presidente della Provincia Daniele Saia e del presidente Giuseppe Montella. Seguiranno l’introduzione del presidente del COA di Isernia Florindo Di Lucente e gli interventi di Anna Rosa Moscatiello, Stefano Bonaudo, Riccardo Rossi e Francesco Greco. La cerimonia si concluderà con la scopertura della targa commemorativa dedicata a Croce.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è il presidente di ADU Italia, Riccardo Rossi: «Siamo felici per l’organizzazione di questa iniziativa, che rende omaggio a una figura simbolo dell’avvocatura proprio nella Giornata del Difensore d’Ufficio. In un momento storico in cui si affacciano proposte normative che rischiano di comprimere l’autonomia e l’indipendenza del difensore, anche rispetto alla tutela dei soggetti più vulnerabili, è fondamentale continuare a ricordare esempi come quello di Fulvio Croce. Il suo sacrificio rappresenta ancora oggi il presidio più autentico del ruolo del difensore d’ufficio: un soggetto libero, chiamato a garantire i diritti senza condizionamenti».


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Rottamazione-quinquies, l’UNCC: “Subito un correttivo per includere i debiti degli avvocati”

C’è una lacuna normativa che rischia di tradursi in una disparità concreta tra professionisti. È su questo punto che interviene l’Unione Nazionale delle Camere Civili, chiedendo al Parlamento un intervento in sede di conversione del decreto-legge n. 38/2026 per estendere la rottamazione-quinquies anche ai debiti contributivi degli avvocati nei confronti di Cassa Forense.

La misura introdotta con la Legge di Bilancio 2026 consente ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo senza sanzioni, interessi di mora e aggio, con termine per le domande fissato al 30 aprile 2026. Tuttavia, a differenza della precedente rottamazione-quater, la norma non prevede alcuna disposizione che consenta agli enti previdenziali privatizzati — tra cui Cassa Forense — di aderire alla definizione agevolata.

Una scelta che, secondo l’UNCC, genera un’evidente disparità di trattamento: mentre i titolari di partita IVA con debiti verso l’INPS possono accedere alla sanatoria, gli avvocati iscritti a Cassa Forense restano esclusi. E non si tratta, viene sottolineato, di soggetti che eludono i propri obblighi, ma di professionisti che hanno regolarmente dichiarato i propri redditi e che si trovano in condizioni di difficoltà economica reale.

Il quadro si complica ulteriormente se si considera la posizione di molti avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato: compensi liquidati ma non ancora corrisposti, tempi di pagamento lunghi e, nel frattempo, obblighi fiscali e contributivi da rispettare. Una situazione che, di fatto, costringe il professionista ad anticipare risorse proprie per sostenere il sistema giustizia, senza poter accedere agli strumenti di regolarizzazione previsti per altri contribuenti.

“Si tratta di una lacuna per nulla giustificata”, osserva il presidente dell’UNCC, Alberto Del Noce, richiamando il precedente della rottamazione-quater, quando Cassa Forense aveva potuto deliberare l’adesione, consentendo a migliaia di iscritti di regolarizzare la propria posizione.

Da qui la proposta: introdurre un emendamento che reintroduca una norma analoga a quella già prevista nel 2022, abilitando gli enti previdenziali privatizzati ad aderire alla rottamazione-quinquies per i carichi contributivi dei propri iscritti, e prevedere al contempo una proroga dei termini per la presentazione delle domande.

Per l’UNCC si tratta di una misura di buon senso, necessaria per ristabilire equità e coerenza nell’ordinamento. Il veicolo normativo, sottolinea l’associazione, esiste già: spetta ora al Parlamento intervenire per colmare una lacuna che rischia di penalizzare ingiustamente una parte del mondo professionale.


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Abuso d’ufficio, Nordio chiude: nessun ritorno dopo l’abrogazione

Nessun passo indietro sull’abuso d’ufficio. Intervenendo alla Camera durante il question time, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha escluso in modo netto qualsiasi ipotesi di ripristino del reato, cancellato con la riforma voluta dallo stesso dicastero.

A rafforzare la posizione del Governo non è bastata neppure la recente direttiva europea in materia di contrasto alla corruzione, approvata dal Consiglio dell’Unione europea. Secondo il ministro, il testo comunitario non impone l’introduzione di una fattispecie penale assimilabile all’abuso d’ufficio, limitandosi a indicare in termini generali l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, senza tipizzare condotte specifiche.

Nordio ha rivendicato la solidità del sistema italiano, sottolineando come l’ordinamento disponga già di un ampio ventaglio di strumenti repressivi: dalle diverse forme di corruzione alla concussione, fino alla turbativa d’asta. Un impianto normativo che, a suo dire, garantisce una copertura adeguata e riconosciuta anche a livello europeo.

Alla base dell’abrogazione, ha ricordato il Guardasigilli, vi sono criticità strutturali del reato, in particolare la difficoltà di definirne con precisione i contorni e l’esiguo numero di condanne rispetto ai procedimenti avviati. Elementi che, secondo il ministro, ne compromettevano la coerenza con i principi di legalità e tipicità.

Nel corso dell’intervento è stato inoltre ribadito che il concetto di “tenuità del fatto”, spesso evocato nel dibattito pubblico, è già parte integrante del sistema penale e trova applicazione in diverse fattispecie, anche come criterio per escludere la punibilità.

Sul fronte delle riforme, il ministro ha rilanciato il disegno di legge – già approvato al Senato – che introduce nuove regole per il sequestro di dispositivi elettronici, con l’obiettivo di rafforzare le garanzie legate alla segretezza delle comunicazioni, richiamando espressamente la tutela prevista dall’articolo 15 della Costituzione.

Infine, resta aperto il confronto con la magistratura associata. Nelle prossime ore è atteso un incontro con l’Associazione nazionale magistrati, il primo dopo il referendum, nel quale potrebbe emergere anche il tema di ulteriori interventi di depenalizzazione, destinati a incidere sull’equilibrio complessivo del sistema penale.


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Decreto Sicurezza, via libera con fiducia: riflettori sull’articolo 30-bis

Il Decreto Sicurezza incassa il via libera della Camera con il voto di fiducia, consolidando l’impianto voluto dall’esecutivo e aprendo al contempo un nuovo fronte di confronto politico e istituzionale. Il testo, sostenuto dal Governo e dal Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi, è stato approvato con 203 voti favorevoli, passando nella sua versione integrale.

Il provvedimento si compone di 33 articoli e introduce una serie articolata di interventi: dal rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalità all’inasprimento delle sanzioni in occasione di manifestazioni pubbliche, fino al potenziamento degli organici delle forze dell’ordine.

Al centro del dibattito resta però l’articolo 30-bis, norma che prevede il riconoscimento di compensi agli avvocati che assistono cittadini stranieri nei percorsi di rimpatrio volontario. Una disposizione che ha sollevato critiche trasversali, sia sul piano giuridico sia su quello etico, alimentando il confronto all’interno dell’avvocatura e tra le istituzioni.

Proprio su questo punto il Governo starebbe valutando un intervento correttivo. Il tema è stato oggetto anche di interlocuzioni ai più alti livelli istituzionali, con l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da cui si attendono eventuali valutazioni sulla tenuta complessiva della norma.


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Giustizia, Alberto Balboni nominato sottosegretario

Nuovo ingresso ai vertici del Ministero della Giustizia. Alberto Balboni è stato nominato sottosegretario con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, di concerto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La decisione è stata formalizzata nel corso del Consiglio dei ministri.

Avvocato, 66 anni, Balboni arriva a via Arenula dopo aver ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, incarico che gli ha consentito di maturare una consolidata esperienza sui temi istituzionali e normativi.

Subentra a Andrea Delmastro Delle Vedove, che aveva lasciato l’incarico lo scorso 25 marzo. Il cambio si inserisce in un più ampio riassetto della squadra di Governo.

Il giuramento è avvenuto a Palazzo Chigi nelle mani della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad altri quattro sottosegretari nominati nella stessa seduta: Mara Bizzotto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Paolo Barelli ai Rapporti con il Parlamento, Giampiero Cannella alla Cultura e Massimo Dell’Utri agli Esteri.


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