27 Aprile 2026 - Avvocatura

Rimpatri volontari assistiti: il Governo riscrive le regole dopo lo stop del Quirinale

Il decreto correttivo elimina il coinvolgimento esclusivo degli avvocati, ridefinisce i criteri di accesso ai compensi e affida al Viminale la disciplina operativa. Il CNF: “Evitate attribuzioni improprie”

Il Consiglio dei ministri è intervenuto con un decreto legge correttivo per rimettere ordine nella disciplina dei rimpatri volontari assistiti, dopo i rilievi sollevati dal Quirinale su una precedente formulazione ritenuta problematica sotto il profilo costituzionale.

Il nuovo testo modifica in modo significativo i soggetti legittimati a fornire assistenza agli stranieri irregolari che intendano aderire ai programmi di rientro nei Paesi d’origine. Viene infatti superata l’impostazione che riservava tale attività in via esclusiva agli avvocati, introducendo una platea più ampia di operatori che potranno accompagnare il migrante nella presentazione della domanda.

Cambia anche il meccanismo di riconoscimento del compenso, fissato intorno ai 615 euro: la corresponsione non sarà più legata all’effettiva partenza del cittadino straniero, ma al completamento del procedimento amministrativo. Una scelta che mira a rendere più lineare e verificabile l’erogazione delle risorse.

Il decreto interviene inoltre sul ruolo del Consiglio Nazionale Forense, eliminando ogni riferimento che lo coinvolgeva nelle attività operative e nella gestione dei compensi. Una correzione accolta con favore dal presidente Francesco Greco, che ha sottolineato come la versione precedente attribuisse all’istituzione funzioni non coerenti con le sue competenze.

Sarà ora un provvedimento del Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, a definire in dettaglio i criteri per individuare i soggetti autorizzati all’assistenza e le modalità di erogazione dei compensi. Un passaggio attuativo che si annuncia decisivo per garantire chiarezza operativa e uniformità applicativa su tutto il territorio nazionale.

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