A partire dal prossimo 15 giugno, i compensi dovuti agli avvocati da parte della Pubblica Amministrazione – inclusi quelli relativi al Gratuito Patrocinio – saranno automaticamente sottoposti a verifica della regolarità fiscale dei professionisti, attraverso il passaggio diretto alla riscossione. La novità più rilevante riguarda l’eliminazione della soglia minima di 5.000 euro finora prevista, senza alcun filtro preventivo né possibilità di interlocuzione.
Una modifica che segna un cambio significativo nel rapporto tra professionisti e amministrazione, ma che ha già sollevato forti critiche. Movimento Forense ha espresso un dissenso netto nei confronti della nuova disciplina, ritenuta non solo inadeguata, ma anche potenzialmente dannosa.
Secondo l’associazione, le disposizioni si caratterizzano per una marcata carenza di chiarezza e coerenza, con il rischio di generare ulteriore confusione anziché semplificare il quadro normativo. Un impianto che, invece di fornire certezze operative, potrebbe tradursi in interpretazioni divergenti e applicazioni disomogenee, con ricadute dirette su cittadini e operatori.
Particolarmente critico, inoltre, l’impatto sulla categoria forense. Le misure vengono giudicate sproporzionate rispetto agli obiettivi dichiarati, introdotte senza un’adeguata valutazione preventiva e soprattutto senza un reale confronto con i soggetti coinvolti. Un approccio che, secondo Movimento Forense, ignora le esigenze concrete della professione e rischia di produrre effetti distorsivi difficilmente reversibili.
A rendere ancora più problematico il quadro è l’assenza di un periodo di transizione e di un limite minimo operativo, elementi che avrebbero potuto attenuare l’impatto della riforma e garantire una maggiore sostenibilità per i professionisti. La mancanza di strumenti di dialogo e gradualità viene letta come un segnale di scarsa attenzione verso la dignità del lavoro forense.
Per queste ragioni, Movimento Forense chiede con urgenza una revisione radicale del provvedimento, fondata su criteri di chiarezza, proporzionalità e reale ascolto delle istanze della categoria. In assenza di correttivi, avverte l’associazione, il rischio è quello di compromettere la fiducia nel processo normativo e di penalizzare ingiustamente l’intero sistema professionale.
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