Uno dei temi più rilevanti degli ultimi giorni per la professione arriva dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 25188 del 10 settembre 2026, dedicata alla liquidazione dei compensi degli avvocati.
La Suprema Corte ha ribadito che la discrezionalità del giudice nella regolazione delle spese processuali non può tradursi nella possibilità di comprimere arbitrariamente il compenso professionale al di sotto dei limiti previsti dai parametri forensi.
Il punto è particolarmente importante perché distingue due piani che spesso vengono sovrapposti: da una parte la possibilità di compensare, nei casi consentiti dalla legge, le spese di lite; dall’altra la determinazione del compenso spettante al difensore. Secondo l’impostazione ribadita dalla Cassazione, la natura semplice o seriale della controversia non può, da sola, diventare una giustificazione per una liquidazione inferiore ai minimi.
La pronuncia rafforza così il principio secondo cui la discrezionalità giudiziale deve rimanere all’interno dei confini fissati dalla disciplina sui compensi professionali – un passaggio significativo per gli avvocati, in un contesto nel quale la questione della remunerazione effettiva dell’attività difensiva resta centrale.
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