Fattura elettronica, codici errore relativi alla conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201)

Riportiamo i codici errore relativi alla conformità del formato fattura.

La verifica garantisce che il contenuto del documento segua le regole indicate nelle specifiche tecniche.

Codice: 00103

La firma digitale apposta manca del riferimento temporale (se il file è stato firmato con firma elettronica qualificata)

Codice: 00105

Il riferimento temporale della firma digitale apposta non è coerente (se il file è stato firmato con firma elettronica qualificata)

Codice: 00106

File/archivio vuoto o corrotto

Codice: 00200

File non conforme al formato

Codice: 00201

Riscontrati più di 50 errori di formato

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori dimensioni del file (00003);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474);

errori verifica di validità del contenuto della fattura (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330);

errori verifiche di unicità della fattura (00404, 00409).

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Fattura elettronica, codici errore relativi alla verifica della coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474)

Riportiamo i codici errore relativi alla verifica della coerenza sul contenuto.

La verifica garantisce la coerenza del contenuto alle regole tecniche.

Codice: 00400

In caso di fatture ordinarie: 2.2.1.14 <Natura> non presente a fronte di 2.2.1.12 <AliquotaIVA> pari a zero
In caso di fatture semplificate: 2.2.4 <Natura> non presente a fronte di 2.2.3.2 <Aliquota> pari a zero (l’indicazione di un’aliquota IVA pari a zero richiede di indicare una natura dell’operazione che giustifichi la non imponibilità della stessa)

Codice: 00401

In caso di fatture ordinarie: 2.2.1.14 <Natura> presente a fronte di 2.2.1.12 <AliquotaIVA> diversa da zero

In caso di fatture semplificate: 2.2.4 <Natura>presente a fronte di 2.2.3.2 <Aliquota> diversa da zero (l’indicazione di un’aliquota IVA diversa da zero qualifica l’operazione come imponibile e quindi non è ammesso l’elemento <Natura>)

Codice: 00403

2.1.1.3 <Data> successiva alla data di ricezione (la data della fattura non può essere successiva alla data in cui la stessa è ricevuta dal SdI)

Codice: 00411

2.1.1.5 <DatiRitenuta> non presente a fronte di almeno un blocco 2.2.1 <DettaglioLinee> con 2.2.1.13 <Ritenuta> uguale a SI (la presenza di una linea di fattura soggetta a ritenuta obbliga alla valorizzazione del blocco <DatiRitenuta>). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00413

2.1.1.7.7 <Natura> non presente a fronte di 2.1.1.7.5 <AliquotaIVA> pari a zero (l’indicazione di un’aliquota IVA pari a zero richiede di indicare una natura del contributo cassa previdenziale che giustifichi la non imponibilità dello stesso). Vale solo per le fatture ordinarie.

Codice: 00414

2.1.1.7.7 <Natura> presente a fronte di 2.1.1.7.5 <AliquotaIVA> diversa da zero (l’indicazione di un’aliquota IVA diversa da zero qualifica il contributo cassa previdenziale come imponibile e quindi non è ammesso l’elemento <Natura>). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00415

2.1.1.5 <DatiRitenuta> non presente a fronte di 2.1.1.7.6 <Ritenuta> uguale a SI (la presenza di un contributo cassa previdenziale soggetto a ritenuta obbliga alla valorizzazione del blocco <DatiRitenuta>). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00417

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.1 <IdFiscaleIVA> e 1.4.1.2 <CodiceFiscale> non valorizzati

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.1 <IdFiscaleIVA> e 1.3.1.2 <CodiceFiscale> non valorizzati (per il cessionario/committente deve essere indicato almeno uno tra partita IVA e codice fiscale)

Codice: 00418

In caso di fatture ordinarie: 2.1.1.3 <Data> antecedente a 2.1.6.3 <Data>

In caso di fatture semplificate: 2.1.1.3 <Data> antecedente a 2.1.2.2 <DataFR> (la data della fattura non può essere antecedente a quella del documento al quale la stessa si collega)

Codice: 00419

2.2.2 <DatiRiepilogo>non presente in corrispondenza di almeno un valore di 2.1.1.7.5 <AliquotaIVA> o 2.2.1.12 <AliquotaIVA> (per ogni aliquota IVA presente in fattura deve esistere un corrispondente blocco di <DatiRiepilogo>). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00420

2.2.2.2 <Natura> con valore di tipo N6 a fronte di 2.2.2.7 <EsigibilitaIVA> uguale a S (scissione pagamenti) (il regime di scissione pagamenti non è compatibile con quello di inversione contabile –reverse charge). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00421

2.2.2.6 <Imposta> non calcolato secondo le regole definite nelle specifiche tecniche (il valore dell’elemento <Imposta> deve essere uguale al risultato dell’operazione indicata nel documento dell’AdE). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00422

2.2.2.5 <ImponibileImporto> non calcolato secondo le regole definite nelle specifiche tecniche (il valore dell’elemento <Imponibile Importo> deve essere uguale al risultato dell’operazione indicata nel documento dell’AdE) Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00423

2.2.1.11 <PrezzoTotale> non calcolato secondo le regole definite nelle specifiche tecniche (il valore dell’elemento <PrezzoTotale> deve essere uguale al risultato dell’operazione indicata nel documento dell’AdE). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00424

In caso di fatture ordinarie:2.2.1.12 <AliquotaIVA> o 2.2.2.1 <AliquotaIVA> o 2.1.1.7.5 <AliquotaIVA> non indicata in termini percentuali

In caso di fatture semplificate: 2.2.3.2 <Aliquota> non indicata in termini percentuali (l’aliquota IVA va sempre espressa in percentuali; ad esempio un’aliquota del 10% va indicata con 10.00 e non con 0.10)

Codice: 00425

2.1.1.4 <Numero> non contenente caratteri numerici (il numero della fattura deve contenere almeno un carattere numerico)

Codice: 00427

1.1.4 <CodiceDestinatario> di 7 caratteri a fronte di 1.1.3 <FormatoTrasmissione> con valore FPA12 o 1.1.4 <CodiceDestinatario> di 6 caratteri a fronte di 1.1.3 <FormatoTrasmissione> con valore FPR12. Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00428

1.1.3 <FormatoTrasmissione> non coerente con il valore dell’attributo VERSION

Codice: 00429

2.2.2.2 <Natura> non presente a fronte di 2.2.2.1 <AliquotaIVA> pari a zero (nei <DatiRiepilogo>, l’indicazione di un’aliquota IVA pari a zero richiede l’indicazione di una natura che giustifichi la non imponibilità). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00430

2.2.2.2 <Natura> presente a fronte di 2.2.2.1 <AliquotaIVA> diversa da zero (l’indicazione di un’aliquota IVA diversa da zero qualifica i dati di riepilogo come dati riferiti a operazioni imponibili e quindi non è ammessa la presenza dell’elemento <Natura>). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00437

2.1.1.8.2 <Percentuale> e 2.1.1.8.3 <Importo> non presenti a fronte di 2.1.1.8.1 <Tipo> valorizzato (l’indicazione della presenza di uno sconto o di una maggiorazione, obbliga l’indicazione di almeno uno degli elementi <Percentuale> e <Importo> dello sconto/maggiorazione). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00438

2.2.1.10.2 <Percentuale> e 2.2.1.10.3 <Importo> non presenti a fronte di 2.2.1.10.1 <Tipo> valorizzato (l’indicazione della presenza di uno sconto o di una maggiorazione, obbliga all’indicazione di almeno uno degli elementi <Percentuale> e <Importo> dello sconto/maggiorazione). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00443

non c’è corrispondenza tra i valori indicati nell’elemento 2.2.1.12 <AliquotaIVA>o 2.1.1.7.5 <AliquotaIVA>e quelli dell’elemento 2.2.2.1 <AliquotaIVA> (tutti i valori delle aliquote IVA presenti nelle linee di dettaglio di una fattura o nei dati di cassa previdenziale devono essere presenti anche nei dati di riepilogo). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00444

non c’è corrispondenza tra i valori indicati nell’elemento 2.2.1.14 <Natura> o 2.1.1.7.7 <Natura> e quelli dell’elemento 2.2.2.2 <Natura> (tutti i valori di natura dell’operazione presenti nelle linee di dettaglio di una fattura o nei dati di cassa previdenziale devono essere presenti anche nei dati di riepilogo). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00445 (controllo in vigore dal primo gennaio2021)

In caso di fatture ordinarie: non è più ammesso il valore generico N2, N3 o N6 come codice natura dell’operazione

In caso di fatture semplificate: non è più ammesso il valore generico N2 o N3 come codice natura dell’operazione

Codice: 00460

Importo totale superiore al limite previsto per le fatture semplificate ai sensi del DPR 633/72, art. 21 bis (nelle fatture semplificate il valore dell’elemento <Importo>, o la somma dei valori di tale elemento, non può eccedere il limite di 400€, salvo il caso in cui si stia modificando una fattura già emessa e quindi sia valorizzato il blocco <DatiFatturaRettificata>). Vale solo per le fatture semplificate

Codice: 00471

per il valore indicato nell’elemento 2.1.1.1 <TipoDocumento> il cedente/prestatore non può essere uguale al cessionario/committente (i valori TD16, TD17, TD18, TD19 e TD20 del tipo documento non ammettono l’indicazione in fattura dello stesso soggetto come cedente e cessionario). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00472

per il valore indicato nell’elemento 2.1.1.1 <TipoDocumento> il cedente/prestatore deve essere uguale al cessionario/committente (il tipo documento ‘autofattura per splafonamento’ non ammette l’indicazione in fattura di un cedente diverso dal cessionario). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00473

per il valore indicato nell’elemento 2.1.1.1 <TipoDocumento> non è ammesso il valore IT nell’elemento 1.2.1.1.1 <IdPaese> (i valori TD17, TD18 e TD19 del tipo documento non ammettono l’indicazione in fattura di un cedente italiano). Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00474

per il valore indicato nell’elemento 2.1.1.1 <TipoDocumento> non sono ammesse linee di dettaglio con l’elemento 2.2.1.12 <AliquotaIVA> contenente valore zero (nel tipo documento ‘autofattura per splafonamento’ tutte le linee di dettaglio devo avere un’aliquota IVA diversa da zero). Vale solo per le fatture ordinarie

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori dimensioni del file (00003);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201);

errori verifica di validità del contenuto della fattura (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330);

errori verifiche di unicità della fattura (00404, 00409).

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Fattura elettronica, codici errore relativi alla validità del contenuto della fattura
 (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330)

Riportiamo i codici errore relativi alla alla validità del contenuto della fattura
.

La verifica accerta la presenza e la validità dei dati richiesti per il corretto inoltro del documento al destinatario e per prevenire situazioni di dati errati o non elaborabili.

Codice: 00300

1.1.1.2 <IdCodice> non valido

Codice: 00301

In caso di fatture ordinarie: 1.2.1.1.2 <IdCodice> non valido

In caso di fatture semplificate: 1.2.1.2 <IdCodice> non valido

Codice: 00303

In caso di fatture ordinarie: 1.3.1.1.2 <IdCodice> o 1.4.4.1.2 <IdCodice> non valido
In caso di fatture semplificate: 1.2.8.1.2 <IdCodice> o 1.3.2.6.1.2 <IdCodice> non valido

Codice: 00305

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.1.2 <IdCodice> non valido

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.1.2 <IdCodice> non valido

Codice: 00306

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.2 <CodiceFiscale> non valido

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.2 <CodiceFiscale> non valido
Vale solo se non è stato valorizzato l’elemento 1.4.1.1.2 <IdCodice> per le fatture ordinarie e 1.3.1.1.2 <IdCodice> per le fatture semplificate, vale a dire la partita IVA del cessionario/committente)

Codice: 00311

1.1.4 <CodiceDestinatario> non valido

Codice: 00312

1.1.4 <CodiceDestinatario> non attivo

Codice: 00313

In caso di fatture ordinarie: l’elemento 1.1.4 <CodiceDestinatario> può essere valorizzato con “XXXXXXX” per comunicare i dati di fatture emesse esclusivamente verso soggetti non residenti (1.4.1.1 <IdFiscaleIVA> deve essere valorizzato e 1.4.1.1.1 <IdPaese> deve essere diverso da “IT”)
In caso di fatture semplificate: l’elemento 1.1.4 <CodiceDestinatario> può essere valorizzato con “XXXXXXX” per comunicare i dati di fatture emesse esclusivamente verso soggetti non residenti (1.3.1.1 <IdFiscaleIVA> deve essere valorizzato e 1.3.1.1.1 <IdPaese> deve essere diverso da “IT”)

Codice: 00320

In caso di fatture ordinarie: 1.2.1.1 <IdFiscaleIVA> e 1.2.1.2 <CodiceFiscale> non coerenti
In caso di fatture semplificate: 1.2.1 <IdFiscaleIVA> e 1.2.2 <CodiceFiscale> non coerenti

Codice: 00321

In caso di fatture ordinarie: 1.2.1.2 <CodiceFiscale> di soggetto non partecipante al gruppo IVA
In caso di fatture semplificate: 1.2.2 <CodiceFiscale> di soggetto non partecipante al gruppo IVA

Codice: 00322

In caso di fatture ordinarie: 1.2.1.2 <CodiceFiscale> non presente a fronte di 1.2.1.1 <IdFiscaleIVA> di gruppo IVA
In caso di fatture semplificate: 1.2.2 <CodiceFiscale> non presente a fronte di 1.2.1 <IdFiscaleIVA> di gruppo IVA

Codice: 00323

1.2.1.1.2 <IdCodice> corrispondente a una partita IVA cessata da oltre 5 anni. Vale solo per le fatture ordinarie

Codice: 00324

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.1 <IdFiscaleIVA> e 1.4.1.2 <CodiceFiscale> non coerenti

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.1 <IdFiscaleIVA> e 1.3.1.2 <CodiceFiscale> non coerenti

Codice: 00325

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.2 <CodiceFiscale> di soggetto non partecipante al gruppo IVA

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.2 <CodiceFiscale>di soggetto non partecipante al gruppo IVA

Codice: 00326

In caso di fatture ordinarie: 1.4.1.2 <CodiceFiscale> non presente a fronte di 1.4.1.1 <IdFiscaleIVA> di gruppo IVA

In caso di fatture semplificate: 1.3.1.2 <CodiceFiscale> non presente a fronte di 1.3.1.1 <IdFiscaleIVA> di gruppo IVA

Codice: 00330

In caso di fatture ordinarie: 1.1.6 <PECDestinatario> contenente un valore non ammesso

In caso di fatture semplificate: 1.1.5 <PECDestinatario> contenente un valore non ammesso

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori dimensioni del file (00003);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201);

errori verifica di coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474);

errori verifiche di unicità della fattura (00404, 00409).

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Fattura elettronica, codici errore relativi all’unicità della fattura (00404, 00409)

Riportiamo i codici errore relativi all’unicità della fattura.

La verifica individua e impedisce l’inoltro di una fattura già trasmessa e elaborata,

Codice: 00404

Fattura duplicata

Codice: 00409

Fattura duplicata nel lotto

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori dimensioni del file (00003);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201);

errori verifica di coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474);

errori verifica di validità del contenuto della fattura (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330);

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Fattura elettronica, codici errore relativi alla dimensioni del file (00003)

Riportiamo i codici errore relativi alla dimensione del file trasmesso.

La verifica serve a garantire che il file ricevuto non superi le dimensioni concesse.

Codice: 00003

Le dimensioni del file superano quelle ammesse

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201);

errori verifica di coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474);

errori verifica di validità del contenuto della fattura (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330);

errori verifiche di unicità della fattura (00404, 00409).

Service1 permette la creazione, l’invio e la conservazione delle fatture elettroniche con un’ interfaccia più semplice e una modalità più veloce rispetto a software simili. Scopri di più.

Fattura elettronica, l’elenco di tutti i codici errore

Fattura elettronica, l’elenco di tutti i codici errore

La fattura elettronica ha rivoluzionato l’emissione, l’invio, la gestione e la conservazione digitale dei documenti di fatturazione.

Il passaggio dalla versione cartacea a quella digitale non è però stato affatto privo di polemiche o difficoltà. Una di queste è certamente la comprensione degli errori in cui si può incappare.

Questi errori sono individuati dal Sistema d’Interscambio dell’Agenzia delle Entrate (SdI) che può impiegare fino a 5 giorni per accettare una nostra fattura elettronica o decidere di scartarla.
In questo caso, ci indicherà il motivo dello scarto attraverso un codice che rappresenta uno specifico errore.

GLI ERRORI NELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA

L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione degli utenti un documento in cui riporta le specifiche tecniche alla base della fatturazione elettronica.

In esso è presente anche l’elenco di tutti i codici errore relativi alla fattura ordinaria, a quella semplificata e anche a quella transfrontaliera.

Qui di seguito riportiamo i codici errore per le fatture ordinarie e semplificate, divisi per tipologia.

Cliccando sul nome della tipologia potete scoprire il significato dei singoli codici:

errori nomenclatura ed unicità del file trasmesso (00001, 00002);

errori dimensioni del file (00003);

errori verifica di integrità del documento (00102);

errori verifica di autenticità del certificato di firma (00100, 00101, 00104, 00107);

errori verifica di conformità del formato fattura (00103, 00105, 00106, 00200, 00201);

errori verifica di coerenza sul contenuto (00400, 00401, 00403, 00411, 00413, 00414, 00415, 00417, 00418, 00419, 00420, 00421, 00422, 00423, 00424, 00425, 00427, 00428, 00429, 00430, 00437, 00438, 00443, 00444, 00445, 00460, 00471, 00472, 00473, 00474);

errori verifica di validità del contenuto della fattura (00300, 00301, 00303, 00305, 00306, 00311, 00312, 00313, 00320, 00321, 00322, 00323, 00324, 00325, 00326, 00330);

errori verifiche di unicità della fattura (00404, 00409).

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GDPR: ripassiamo le sanzioni previste

 

GDPR: ripassiamo le sanzioni previste

GDPR: ripassiamo le sanzioni previste

Il GDPR è entrato in vigore il 25 maggio 2018 e, tutto sommato, le aziende italiane non se la stanno poi cavando così male nell’adeguarsi alle novità in materia di trattamento dei dati, consenso, diritto all’oblio e altri adempimenti connessi.

Nonostante ciò, è bene non abbassare la guardia e ricordare che in caso di mancato adeguamento, imprese e professionisti possono incorrere in:

  • – sanzioni amministrative;
  • – sanzioni penali;
  • – richieste di risarcimento danni;
  • – divieto di trattamento dei dati personali raccolti fintantoché non venga ripristinata la conformità mancante.

LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PREVISTE DAL GDPR

All’art.83, il Regolamento UE 2016/679 indica le sanzioni amministrative previste in caso di mancato adeguamento.

Il loro importo massimo può essere:

  • – di 10 milioni di euro o pari al 2% del fatturato dell’anno precedente.
    Per le imprese che non abbiano nominato il DPO, comunicato eventuali data breach all’Autorità Garante, violato le condizioni sul consenso al trattamento dei dati di minori o che abbiano trattato in maniera illecita i dati personali degli utenti;
  • – di 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato dell’anno precedente.
    Per le imprese che abbiano trasferito illecitamente dati personali in altri Paesi o che non abbiano osservato un ordine imposto dal Garante.

Questi importi rappresentano dei massimali indicativi: ogni sanzione viene commisurata alla gravità, alla natura o alla durata della violazione al GDPR, al numero di soggetti coinvolti e alla sostanza dolosa o colposa.

LE SANZIONI PENALI PREVISTE DAL GDPR

All’art.84, il GDPR spiega che è compito degli stati membri stabilire norme e altre sanzioni non amministrative.

In Italia, le sanzioni penali in materia sono disciplinate dal Codice della Privacy del 2003.

Il Codice contempla 5 possibili violazioni:

  • – il trattamento illecito dei dati (articolo 167);
  • – la comunicazione e la diffusione illecita dei dati personali oggetto di trattamento su larga scala (articolo 167-bis);
  • – l’acquisizione fraudolenta di dati personali oggetto di trattamento su larga scala (articolo 167-ter);
  • dichiarazioni false al Garante e interruzione dell’esecuzione dei compiti o dell’esercizio dei poteri del Garante (articolo 168);
  • – l’inosservanza dei provvedimenti del Garante (articolo 170).

La sanzione penale può raggiugnere i 6 anni di reclusione.

ALTRI REATI IN MATERIA DI PRIVACY

Dato il periodo storico contraddistinto dal COVID e dal ricorso allo smart working, è importante sottolineare anche l’esistenza delle violazioni in materia di controlli a distanza dei lavoratori (art. 4, comma 1 e all’art. 8 del Codice della Privacy).
Gli impianti audiovisivi o altri strumenti che permettano di controllare a distanza l’attività dei lavoratori devono essere utilizzati dai datori di lavoro per sole esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza o la tutela del patrimonio aziendale

Inoltre, va ricordato che le interferenze illecite nella vita privata perpetrate tramite strumenti di ripresa visiva o sonora rappresentano un reato punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e che la stessa pena ricade anche su chi rivela o diffonde al pubblico notizie o immagini ottenute in tal modo.

A COSA PRESTARE ATTENZIONE

Lo scopo del GDPR è responsabilizzare aziende e professionisti sulla raccolta, l’uso e la conservazione dei dati personali altrui.

I controlli sono compito della Guardia di Finanza che pone particolare attenzione su 3 adempimenti:

  • – la nomina del DPO, il responsabile della protezione dati;
  • – le misure previste in caso di data breach, dal più limitato al più grave;
  • – il registro dei trattamenti, un documento interno, sempre aggiornato, che serve a identificare i soggetti coinvolti nel trattamento dei dati, quali categorie di dati sono trattate, per quali motivi, chi vi può accedere, a chi vengono comunicati, per quanto tempo vengono conservati, ecc. Va esibito in caso di verifiche.

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Il Decreto Legge n.125/2020 estende lo stato di emergenza al 31 dicembre e proroga alla medesima data le disposizioni relative alle udienze da remoto e ai depositi telematici, il cui termine era stato fissato al 31 ottobre 2020.

Il ritorno alla normalità per la giustizia sembra dunque farsi più lontano…

STATO DI EMERGENZA: COSA DICE IL D.L. N.125/2020

 L’art.1 “Misure  urgenti  strettamente   connesse   con   la   proroga   della

  dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19 contiene tutte le modifiche alle precedenti disposizioni e così recita:

  1.  All’articolo  1  del  decreto-legge  25  marzo  2020,  n.   19,

convertito, con modificazioni, dalla legge 22  maggio  2020,  n.  35,

sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) al comma 1, le parole: «15 ottobre 2020» sono sostituite dalle

seguenti: «31 gennaio 2021»;

    b) al comma 2, dopo la  lettera  hh)  e’  aggiunta  la  seguente:

«hh-bis) obbligo di avere sempre con se’  dispositivi  di  protezione

delle   vie   respiratorie,   con    possibilità    di    prevederne

l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al  chiuso  diversi  dalle

abitazioni private e in tutti i luoghi  all’aperto  a  eccezione  dei

casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per  le  circostanze

di fatto,  sia  garantita  in  modo  continuativo  la  condizione  di

isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza

dei protocolli e delle linee  guida  anti-contagio  previsti  per  le

attività economiche, produttive, amministrative e  sociali,  nonché

delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando  esclusi

da detti obblighi:

      1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;

      2) i bambini di eta’ inferiore ai sei anni;

      3) i soggetti con patologie  o  disabilita’  incompatibili  con

l’uso della mascherina, nonché  coloro  che  per  interagire  con  i

predetti versino nella stessa incompatibilità.».

  2.  Al  decreto-legge  16  maggio  2020,  n.  33,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, sono  apportate  le

seguenti modificazioni:

    a)  all’articolo  1,  comma  16,  le  parole  «,   ampliative   o

restrittive,  rispetto  a  quelle  disposte  ai  sensi  del  medesimo

articolo 2» sono sostituite dalle seguenti: «restrittive  rispetto  a

quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2,  ovvero,  nei  soli

casi e nel  rispetto  dei  criteri  previsti  dai  citati  decreti  e

d’intesa con il Ministro della salute, anche ampliative»;

    b) all’articolo 3, comma 1, le  parole  «15  ottobre  2020»  sono

sostituite dalle seguenti: «31 gennaio 2021».

  3.  Al  decreto-legge  30  luglio  2020,  n.  83,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, sono  apportate

le seguenti modificazioni:

    a) all’articolo 1, comma 3, le parole:  «15  ottobre  2020»  sono

sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2020»;

    b) all’Allegato 1 sono apportate le seguenti modificazioni:

      1) dopo il numero 16 e’ inserito il seguente: «16-bis  Articolo

87, commi 6 e 7, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18,  convertito,

con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27»;

      2) il numero 18 e’ sostituito dal seguente: «18  Articolo  101,

comma 6-ter, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito,  con

modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27»;

      3) dopo il numero 19 e’ inserito il seguente: «19-bis  Articolo

106  del  decreto-legge  17  marzo  2020,  n.  18,  convertito,   con

modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27»;

      4) dopo il numero 24 e’ inserito il seguente: «24-bis  Articolo

4  del  decreto-legge  8  aprile  2020,  n.   23,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40»;

      5) i numeri 28 e 29 sono soppressi;

      6) dopo il numero 30-bis sono inseriti i seguenti:

        «30-ter Articolo 33 del decreto-legge 19 maggio 2020, n.  34,

convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77;

        30-quater Articolo 34 del decreto-legge 19  maggio  2020,  n.

34, convertito, con modificazioni, dalla legge  17  luglio  2020,  n.

77»;

      7) dopo il numero 33 e’ inserito il seguente: «33-bis  Articolo

221, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020,  n.  34,  convertito,

con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77»;

      8) dopo il numero 34 e’ aggiunto il seguente: «34-bis  Articolo

35 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104».

  4. All’articolo 87, comma 8, del decreto-legge 17  marzo  2020,  n.

18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27,

le parole: «del  comma  1,  primo  periodo,»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «dei commi 6 e 7».

In sostanza, la giustizia proseguirà secondo le modalità già stabilite con:

  • il deposito telematico degli atti;
  • il deposito telematico di note scritte («le sole istanze e conclusioni») per le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti;
  • la facoltà per il giudice di disporre la trattazione tramite udienza da remoto nel civile, sempre se non sia necessaria la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice;
  • la partecipazione alle udienze civili delle parti o dei difensori, su istanza dell’interessato, tramite collegamenti audiovisivi a distanza;
  • il giuramento del CTU tramite dichiarazione con firma digitale depositata nel fascicolo telematico.
  • la partecipazione in remoto alle udienze penali degli imputati in custodia cautelare in carcere e dei detenuti, nei casi in cui sia prevista la partecipazione a distanza e con il consenso delle parti.

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Procura generica e su foglio separato: ricorso inammissibile e spese a carico dell’avvocato

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Procura generica e su foglio separato: ricorso inammissibile e spese a carico dell’avvocato

È valida la procura scritta su un foglio separato e poi allegato al ricorso?
E se nella stessa mancasse un qualsiasi riferimento alla sentenza impugnata, potrebbe essere ritenuta una procura speciale?
Quali sono le conseguenze per un avvocato nel caso il ricorso venisse respinto?

IL CASO

Un avvocato impugna una sentenza a fronte di una procura con cui la parte lo autorizza a rappresentarla e difenderla «in ogni grado del presente giudizio, nei conseguenti processi esecutivi ed eventuali giudizi di opposizione è chiamata in garanzia» e con cui gli viene data facoltà di «transigere, conciliare, rinunziare agli atti del presente giudizio, farsi sostituire»,  di «presentare istanza di mediazione ex articoli 4 e 5 del decreto legislativo 28/2010 nonché a comparire agli incontri che verranno all’uopo fissati, con promessa di rato e valido del suo operato» e «di essere stato informato della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione».

La procura, come già suggerito, è presentata su un foglio a parte spillato al ricorso.

PROCURA GENERICA E SU FOGLIO SEPARATO: PERCHÈ IL RICORSO È INAMMISSIBILE

Con l’ordinanza 21335/2020, la Cassazione decide che tale ricorso sia da considerarsi inammissibile perché la procura così scritta e «estesa su un foglio separato e materialmente congiunto al ricorso (e non al margine o in calce di quello) non è una procura speciale».

In particolare, la dicitura «in ogni grado del presente giudizio» potrebbe tranquillamente riferirsi a qualsiasi tipo di iniziativa giudiziaria. Manca, insomma, un minimo, tenue, persino indiretto riferimento alla sentenza impugnata.

La Cassazione ricorda che la giurisprudenza della propria Corte è sempre stata coerente nel giudicare «inammissibile il ricorso per Cassazione allorquando la procura, apposta su foglio separato e materialmente congiunto al ricorso, contenga espressioni incompatibili con la proposizione dell’impugnazione e univocamente dirette ad attività proprie di altri giudizi e fasi processuali» (cfr., ex multis, Cass. n. 1525/2020, n. 17708/2019, n. 28146/2018).

Nulla di nuovo, insomma.

LE CONSEGUENZE PER L’AVVOCATO

Dato che il ricorso per Cassazione risulta inammissibile perché manca una procura valida, e che l’attività processuale a cui è riferita prevede che la responsabilità ricada esclusivamente sull’avvocato, è proprio su di lui che ricadrà l’onere delle spese del giudizio e anche del contributo unificato con importo raddoppiato (Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002, come novellato dalla L. n. 228/2012).

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Avvocato domiciliatario: chi paga il compenso?

Davvero ci sono troppi avvocati in Italia?

 

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Avvocato domiciliatario: chi paga il compenso?

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Immaginiamo un cliente che debba instaurare un giudizio presso un foro diverso da quello in cui opera il suo avvocato di fiducia. Il cliente potrebbe volere comunque l’assistenza del suo legale, oppure chiedere a quest’ultimo una soluzione alternativa.

In entrambi i casi, sarà necessario ricorrere alla collaborazione di un altro avvocato.

A questo punto però si aprono due possibili scenari:
la parte conferisce mandato all’avvocato domiciliatario,
– la parte mantiene il rapporto diretto col proprio legale, l’avvocato dominus, e conferisce al domiciliatario solo la procura necessaria a rappresentarlo in giudizio.

Chi paga il compenso dell’avvocato domiciliatario? Il dominus o la parte assistita?

DEFINIRE CHI SIA IL CLIENTE DELL’AVVOCATO DOMICILIATARIO

Per capire su chi ricada l’obbligo di corrispondere il compenso dell’avvocato domiciliatario va compreso chi sia il suo reale cliente.

La risposta è semplice: il cliente del domiciliatario è il soggetto che gli ha conferito l’incarico.

Va però notato che chi conferisce l’incarico non è necessariamente chi gode direttamente dell’attività professionale del legale.

In sostanza, bisogna analizzare la relazione tra avvocato domiciliatario, avvocato dominus e parte assistita.
Da qui si capisce che se è il dominus a conferire l’incarico al domiciliatario, sarà sempre il dominus a pagare il compenso, anche se la prestazione professionale è concretamente svolta a beneficio della parte.

Va inoltre sottolineato che l’esistenza di una procura congiunta a favore di entrambi i legali non cambia la situazione.

Sul tema del pagamento del compenso dell’avvocato domiciliatario si è espressa anche la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n.7037 del 12 marzo 2020, conferma che il diritto al compenso è legato al conferimento dell’incarico: «il cliente del professionista non è necessariamente colui nel cui interesse viene eseguita la prestazione d’opera intellettuale, ma colui che, stipulando il relativo contratto, ha conferito incarico al professionista ed è conseguentemente tenuto al pagamento del corrispettivo»

Per approfondire: CFNews – Avvocato domiciliatario, procura congiunta, soggetto obbligato al pagamento del compenso

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