Responsabilità civile dei magistrati: Costa riapre il dibattito

I magistrati non pagano per i loro errori: questa l’accusa del deputato di Forza Italia, Enrico Costa, che torna a denunciare l’inefficacia della legge sulla responsabilità civile delle toghe. Con una nota, Costa snocciola i dati: dal 2010 a oggi, su 815 cause intentate contro lo Stato per responsabilità dei magistrati, solo 12 hanno portato a condanne definitive, pari all’1,4% dei casi.

Il parlamentare critica la clausola che esonera i magistrati dalla responsabilità per l’interpretazione delle norme o la valutazione dei fatti e delle prove. «Questa disposizione rende quasi impossibile chiedere conto degli errori che danneggiano i cittadini», sostiene Costa, paragonando la situazione a quella di altre categorie professionali come medici o ingegneri, che rispondono dei propri sbagli.

Costa ha proposto, insieme ad altri deputati azzurri, un emendamento alla legge Foti per introdurre un’azione di rivalsa nei confronti dei magistrati responsabili di ingiuste detenzioni, ma il provvedimento è fermo in Parlamento. Nel frattempo, l’Associazione Errorigiudiziari.com ha ricordato che negli ultimi 31 anni lo Stato ha speso oltre 874 milioni di euro per risarcire vittime di errori giudiziari, con una sola azione di rivalsa intrapresa.

La polemica si inserisce in un clima teso, mentre il governo si prepara a varare nuove norme disciplinari per le toghe e Costa accusa la politica di non voler intervenire concretamente per garantire giustizia ai cittadini danneggiati.


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Le domande di partecipazione dovranno essere inoltrate in vita telematica tramite il portale informatico, con termine di scadenza fissato al 25 settembre 2024.

Pensioni, assegni più bassi nel 2025/2026

Dal 2025, gli assegni pensionistici saranno meno generosi a causa della revisione dei coefficienti di trasformazione applicati ai montanti contributivi. Un lavoratore di 67 anni con 400.000 euro di contributi accantonati, ad esempio, riceverà una pensione annua di 22.432 euro se andrà in pensione dal prossimo anno, contro i 22.892 euro previsti per chi si ritira entro il 2024. La differenza è di 460 euro annui, circa 35 euro al mese.

La novità è stata introdotta dal decreto ministeriale n. 436/2024, che stabilisce i nuovi coefficienti per il biennio 2025/2026. Questa è la settima revisione dal 2009 e, come le precedenti (con l’eccezione del biennio in corso), comporta una riduzione dell’importo delle pensioni. I coefficienti, aggiornati periodicamente, determinano l’ammontare dell’assegno sulla base dell’età e dei contributi versati, e influenzano direttamente il sistema contributivo.


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Superbonus, scadenza al 30 novembre per le comunicazioni sui lavori antisismici

Entro il 30 novembre 2024, chi non ha concluso i lavori antisismici agevolati con il Superbonus al 31 dicembre 2023 deve comunicare i dati sulle spese tramite il PNCS, il portale nazionale delle classificazioni sismiche. Il mancato adempimento potrebbe comportare, in alcuni casi, la perdita dell’agevolazione.

La scadenza è stata fissata dal decreto legge 39/2024 e resa operativa con il DPCM del 17 settembre 2024, che ha stabilito le modalità per l’invio delle informazioni. Si tratta di un passaggio obbligatorio per chi è ancora in fase di completamento dei lavori di miglioramento sismico previsti dal Superbonus.


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La Camera dei Deputati ha approvato il 21 novembre 2024 un disegno di legge che semplifica le regole urbanistiche per le aree urbanizzate. Tra le novità principali, l’eliminazione dell’obbligo di piani particolareggiati o di lottizzazione convenzionata per costruzioni che superano i limiti di cubatura e altezza stabiliti dalla normativa del 1967. Anche le ricostruzioni dopo demolizioni vengono classificate come ristrutturazioni edilizie, semplificando così le procedure, ma con un’importante eccezione: i centri storici e le zone sottoposte a vincolo restano esclusi.

Il provvedimento, che include anche la norma “Salva Milano”, introduce interpretazioni autentiche con valore vincolante per giudici e amministrazioni. Ora il testo passa all’esame del Senato per l’approvazione definitiva.


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“Avvocati di guerra”: storie di coraggio e resistenza tra Ucraina e Russia

Avvocati di guerra è un libro intenso e toccante scritto da Gennaro Grimolizzi, avvocato e giornalista. Con la prefazione di Davide Varì e la postfazione di Francesco Caia, l’opera esplora le vite degli avvocati ucraini e russi che vivono in prima linea il dramma della guerra, raccontando la loro resistenza e il loro impegno come baluardo di diritti e libertà.

Un viaggio tra macerie e speranza

Nel cuore del conflitto che scuote l’Europa, Grimolizzi si addentra nelle vite di chi, indossando la toga, si impegna a difendere la giustizia. Attraverso storie come quella di Anna, avvocata di Kiev che ha perso il suo studio tra le macerie, o di Roman, partito per il fronte, il libro ci mostra una professione che non si arrende di fronte alla violenza e alla distruzione.

Un dialogo tra opposti

L’autore attraversa idealmente il confine che separa Ucraina e Russia, raccogliendo le testimonianze di avvocati da entrambe le parti. Supera le divisioni imposte dalla guerra per rivelare il ruolo universale dell’avvocatura come presidio di diritti, capace di unire oltre i conflitti.

Un libro che fa riflettere

Avvocati di guerra non offre risposte definitive ma propone domande fondamentali: qual è il significato della giustizia in un contesto di guerra? Qual è il ruolo dell’avvocatura nel proteggere i diritti quando tutto sembra perduto?

Un’uscita simbolica

La pubblicazione ha anticipato di pochi giorni la Giornata Internazionale degli Avvocati in Pericolo, il 24 gennaio 2024. Una coincidenza che enfatizza il messaggio del libro: l’avvocatura come missione di difesa dei diritti umani, anche nelle situazioni più difficili.

Edito da Guerini e Associati, Avvocati di guerra (178 pagine, €18,50) è un’opera necessaria per comprendere il valore della toga come simbolo di giustizia e libertà, anche nei momenti più bui. 


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Comitato Graduatoria AUPP 2024: “Si valorizzi il capitale umano rappresentato dagli idonei del concorso”

Il Comitato della Graduatoria AUPP 2024 ha rilasciato una nota illustrativa in cui propone la proroga della vigenza delle graduatorie del concorso “Addetti Ufficio del Processo” (AUPP) del 5 aprile 2024. Questa proroga, si sostiene, rappresenterebbe una misura cruciale per rispondere alla carenza di personale e per potenziare l’efficienza del sistema giudiziario, in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La proposta: proroga fino al 2026

La proroga, richiesta almeno fino alla scadenza del PNRR (31 dicembre 2026), consentirebbe di valorizzare il capitale umano rappresentato dagli idonei del concorso e di evitare costi e tempi legati all’indizione di nuove selezioni. La Corte dei Conti della Sardegna (deliberazione n.85/2020) ha già sottolineato i vantaggi di questo approccio, che tutela le aspettative dei candidati e garantisce un’assunzione più rapida e meno onerosa per le amministrazioni pubbliche.

L’Ufficio del Processo: una risorsa strategica

Gli addetti AUPP, introdotti dal PNRR per supportare i magistrati e ridurre l’arretrato giudiziario, hanno dimostrato di essere fondamentali per l’efficienza del sistema. Secondo dati recenti, dal 2022 al 2023, l’Ufficio del Processo ha contribuito alla definizione di circa 100.000 procedimenti civili all’anno, con una riduzione significativa dei tempi di durata delle controversie.

Proposte di ampliamento

Il Comitato propone di estendere la funzione degli addetti AUPP a settori giudiziari spesso trascurati, come i Tribunali di Sorveglianza, gli Uffici del Giudice di Pace e i Tribunali per i Minorenni. Questo ampliamento migliorerebbe ulteriormente la velocità e l’efficacia del sistema.

La stabilizzazione del personale: una priorità

La stabilizzazione degli addetti AUPP è un tema centrale. Molti professionisti hanno lasciato il servizio per l’incertezza contrattuale, vanificando gli investimenti fatti per la loro formazione. La proroga delle graduatorie, si legge nella nota, sarebbe un primo passo verso una gestione del personale più stabile e sostenibile.

Il Comitato sottolinea che la mancata proroga delle graduatorie andrebbe contro i principi di economicità, velocità ed efficienza della Pubblica Amministrazione sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. Una proroga, invece, garantirebbe un’assunzione rapida e senza costi aggiuntivi, migliorando l’efficienza del sistema giudiziario e contribuendo al progresso del Paese.

Questa iniziativa, conclude il Comitato, rappresenta una risposta concreta e tempestiva alle necessità della giustizia italiana, che mira a consolidarsi come un sistema moderno, competitivo e capace di garantire i diritti dei cittadini.

Leggi qui il testo integrale della relazione


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Proteste avvocati in tutta Italia, Lopreiato (M5S): “Lavorano tra enormi difficoltà”

“Si susseguono in Italia le manifestazioni di protesta degli avvocati esasperati per le enormi difficoltà con cui sono costretti a lavorare presso gli uffici del Giudice di Pace. Il prossimo 13 dicembre ce ne sarà una importante a Napoli”.
Lo afferma la senatrice Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia al Senato.
“Gli avvocati – aggiunge – denunciano le carenze negli organici dei giudici di pace, nelle cancellerie e negli uffici amministrativi, che si aggiungono all’aumento del loro carico di lavoro. Inoltre, lamentano regole farraginose e macchinose, tempi lunghissimi dei procedimenti, addirittura la grave carenza di dotazioni informatiche che li costringe a ricorrere alla connessione internet dei propri telefoni vista l’assenza del servizio negli uffici del Giudice di pace. Più in generale, il sistema giustizia è attanagliato da gravi inefficienze. Il processo di digitalizzazione procede a rilento; il numero ridotto dei magistrati, compresi quelli onorari, e la mancanza di personale amministrativo costituiscono un grave limite, lasciando i tribunali sovraccarichi; molti uffici giudiziari operano in condizioni logistiche precarie, con spazi non adeguati; si avverte l’urgenza di una riforma che riveda la distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio, per garantire una migliore accessibilità e una gestione più efficace dei carichi di lavoro. Se non si affrontano questi nodi la giustizia è destinata solo a peggiorare il suo servizio. E il governo tutto sta facendo tranne che affrontarli, preso com’è a indebolire gli strumenti di contrasto al malaffare dei potenti e a attaccare il potere giudiziario”.


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Cassazione: licenziamento per il rappresentante sindacale che abusa dei permessi

Con l’ordinanza n. 29135 del 12 novembre 2024, la Cassazione ha confermato la legittimità dei controlli effettuati dal datore di lavoro, anche tramite agenzie investigative, per verificare la reale fruizione dei permessi sindacali da parte dei lavoratori.

Il caso riguardava un dipendente di B…T… spa, licenziato per giusta causa dopo che si era dimostrato che aveva utilizzato illegittimamente i permessi sindacali nei giorni del 6 e 7 ottobre 2016. Durante quel periodo, infatti, non aveva partecipato ad alcuna attività sindacale, risultando invece fuori regione per motivi personali.

La Corte d’Appello aveva respinto la richiesta del lavoratore di ottenere la reintegrazione e il risarcimento, confermando la legittimità del controllo effettuato dall’azienda per verificare la reale situazione. La Cassazione ha confermato tale decisione, sottolineando che il diritto al permesso sindacale è un diritto potestativo, ma non esclude la possibilità di controlli da parte del datore di lavoro per accertare la partecipazione effettiva alle attività sindacali.

La Suprema Corte ha così rigettato il ricorso proposto dal lavoratore, confermando la validità del licenziamento.


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L’UE si riconferma leader a livello mondiale in materia di finanza sostenibile

A più di tre anni dalla prima emissione, l’UE ha emesso oltre 65 miliardi di € in obbligazioni verdi di NextGenerationEU, il che potrebbe renderla il più grande emittente di obbligazioni verdi al mondo.

In linea con l’annuncio della Presidente Von der Leyen nel suo discorso del 2020 sullo stato dell’Unione, la Commissione europea continuerà ad adoperarsi per emettere il 30% dei finanziamenti di NextGenerationEU mediante obbligazioni verdi, che dovrebbero coprire 264,6 miliardi di € di investimenti verdi nei nove settori stabiliti nel quadro che regola tali obbligazioni, tra cui trasporti puliti, energia pulita ed efficienza energetica, a conferma del ruolo di primo piano dell’UE nella finanza sostenibile.

Secondo le stime, la piena attuazione nei prossimi anni di tutte le misure che possono essere finanziate mediante obbligazioni verdi di NextGenerationEU fornirà un contributo significativo alla transizione verde dell’UE, riducendo le emissioni di gas a effetto serra di 55 milioni di tonnellate all’anno. Si tratta dell’1,5% di tutte le emissioni di gas a effetto serra nell’UE, pari alle emissioni combinate di 15 milioni di famiglie europee o alla sostituzione con veicoli elettrici di 38 milioni di automobili a combustione interna sui 250 milioni in circolazione nell’UE. Questi sono i risultati dell’analisi completa per quest’anno relativa alla prevista incidenza sul clima dei proventi delle obbligazioni verdi di NextGenerationEU, risultati pubblicati oggi in una relazione annuale.


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Alabama, condannato a morte giustiziato con inalazione di azoto: “procedura controversa”

Carey Grayson, condannato a morte per l’omicidio di un autostoppista avvenuto trent’anni fa, è stato giustiziato nel penitenziario di Holman, in Alabama, utilizzando l’inalazione di azoto. Si tratta del terzo caso al mondo in cui viene impiegato questo metodo, già adottato nello stesso Stato a febbraio e settembre di quest’anno.

Il procuratore generale dell’Alabama, Steve Marshall, ha confermato che l’esecuzione tramite ipossia da azoto è avvenuta con successo. Tuttavia, il metodo è stato definito dagli esperti delle Nazioni Unite una possibile forma di tortura, vietata dal diritto internazionale.

Secondo i media presenti, Grayson, 49 anni, ha mostrato segni di sofferenza: ha scosso la testa e ansimato per alcuni minuti prima di perdere conoscenza.

Dall’inizio del 2024, negli Stati Uniti sono state eseguite 22 condanne a morte, quasi tutte tramite iniezione letale, eccetto le tre esecuzioni in Alabama. La pena capitale è abolita in 23 Stati americani, mentre in altri sei è sospesa per decisione dei governatori.


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