Giustizia, oggi question time alla Camera. Ma silenzio sul caso Paragon

Uso della custodia cautelare, sovraffollamento e suicidi nelle carceri, Polizia penitenziaria. Sono i temi oggetto delle interrogazioni a risposta immediata alle quali il guardasigilli Carlo Nordio risponderà oggi pomeriggio alla Camera dei deputati.

Il primo quesito, a firma dei deputati Calderone e altri, è relativo all’orientamento del Governo sulle persone in attesa di giudizio sottoposte a misura custodiale. Si chiede, inoltre, di illustrare le iniziative per limitare l’uso di questa misura cautelare per indagati e imputati non ancora giudicati, anche nell’ottica di riduzione della popolazione carceraria.

La seconda interrogazione, a firma dei deputati Benzoni e altri, è sulle iniziative per “ricondurre l’esecuzione della pena a uno standard adeguato per un Paese democratico”, in relazione ai fenomeni suicidari e al sovraffollamento nei penitenziari.

Nel terzo quesito, dei deputati Braga e altri, si chiede se il Ministro, nell’ambito del bilancio del proprio dicastero, sia in grado di assicurare alla Polizia penitenziaria l’uso delle migliori tecnologie per svolgere i compiti di custodia e vigilanza, ma anche di sostegno alla rieducazione dei detenuti.

Quarta e ultima interrogazione, a firma dei deputati Faraone e altri, sulla vicenda relativa a Paragon solutions, sviluppatrice del software “Graphite”. Tuttavia la materia, come evidenziato dal sottosegretario di palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, in una lettera indirizzata ieri al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, “è stata ed è oggetto di audizioni presso il Copasir“.

Mantovano ha aggiunto che, al di là di quanto ha riferito il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, durante il question time del 12 febbraio, “ogni altro aspetto delle vicende di cui trattasi deve intendersi classificato e, ai sensi dell’articolo 131, comma 1 del regolamento della Camera, anche se richiamato in futuri atti non potrà formare oggetto di informativa da parte del governo se non nella sede del Copasir“.


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Corte costituzionale, Nordio al giuramento dei nuovi giudici

Giurano nelle mani del Presidente della Repubblica e poi il plenum della Corte costituzionale sarà nuovamente ricostituito. Questa mattina Maria Alessandra Sandulli, Roberto Cassinelli, Massimo Luciani e Francesco Saverio Marini, scelti dal Parlamento in seduta comune il 13 febbraio, salgono al Colle e davanti al Capo dello Stato pronunciano la formula di rito che li immetterà nelle loro funzioni di giudici costituzionali.

Partecipano i presidenti del Senato, Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni,  il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, la Prima Presidente della Cassazione, Margherita Cassano, e il procuratore generale, Luigi Salvato, il vice presidente del Csm, Fabio Pinelli, l’Avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, il presidente del Cnel, Renato Brunetta, e il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino,

I neoeletti giudici provengono dal mondo accademico e delle professioni: Francesco Savero Marini, già ordinario di diritto pubblico presso l’università di Tor Vergata e consigliere giuridico di palazzo Chigi;  Roberto Cassinelli, avvocato cassazionista; Massimo Luciani, professore emerito di diritto pubblico all’università La Sapienza, e Maria Alessandra Sandulli, professoressa ordinaria di diritto amministrativo all’università Roma Tre.


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Cassazione: compensi eccessivi, illecito istantaneo

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la richiesta di compensi eccessivi o sproporzionati da parte di un professionista costituisce un illecito istantaneo, che si consuma nel momento stesso in cui la richiesta viene formulata al cliente.

Con la sentenza n. 33554 del 20 dicembre 2024 (pres. Cassano, rel. Bertuzzi), la Suprema Corte ha chiarito che l’atto stesso di avanzare una pretesa economica non dovuta integra la violazione dell’art. 29, comma 4, del Codice Deontologico Forense, configurando una lesione immediata dell’interesse protetto dalla norma.

Questa decisione conferma l’orientamento secondo cui il comportamento scorretto del professionista si perfeziona con la semplice richiesta indebita, senza che sia necessario il successivo pagamento da parte del cliente.


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Rimini, carceri al collasso: penalisti in sciopero

RIMINI – Oggi e domani, 19 e 20 febbraio, i penalisti riminesi incrociano le braccia per denunciare le condizioni critiche delle carceri del distretto, con un’astensione dal lavoro proclamata dalla Camera Penale di Rimini in linea con il Coordinamento delle Camere Penali dell’Emilia-Romagna.

Carceri oltre il limite
Il carcere di Rimini ha raggiunto un tasso di sovraffollamento del 123%, una situazione grave ma comunque meno critica rispetto ad altri istituti della regione, come Bologna (175%) e Ravenna (173%). “Pressoché ovunque si riscontrano condizioni di detenzione degradanti, frequenti suicidi e gravi carenze di organico”, denuncia la Camera Penale, sottolineando come l’Amministrazione penitenziaria riesca a garantire servizi essenziali solo grazie all’intervento delle associazioni di volontariato.

Una situazione insostenibile
Le criticità della casa circondariale di Rimini sono note da tempo: ambienti fatiscenti, detenuti con problemi di tossicodipendenza e carenza di agenti di polizia penitenziaria, spesso costretti a svolgere compiti di altre figure professionali. “Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa realtà – affermano i penalisti – che calpesta i principi costituzionali sulla dignità della persona e sulla funzione rieducativa della pena”.

La richiesta di un indulto
Gli avvocati invocano un intervento immediato, chiedendo un provvedimento di indulto mirato, limitato a specifiche tipologie di reati e sottoposto a precise condizioni. “Uno Stato non è debole se concede clemenza – concludono – lo è se permette che la sua Costituzione venga violata”.


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Caso Paragon, scontro in Aula: l’opposizione chiede chiarezza

La vicenda del software di sorveglianza Paragon, utilizzato presumibilmente dalle forze di polizia italiane, ha acceso il dibattito parlamentare, con le opposizioni che chiedono trasparenza e spiegazioni al governo. I capigruppo di centrosinistra hanno sollecitato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché venga garantito il diritto all’informazione delle Camere.

Il confronto in Parlamento
I deputati Federico Fornaro (Pd) e Davide Faraone (Iv) hanno insistito sulla necessità di chiarire se il software sia stato impiegato in operazioni di sorveglianza e, in particolare, se abbia riguardato giornalisti o attivisti. Tuttavia, la maggioranza ha smorzato le polemiche, sostenendo che il tema sia già stato affrontato nelle interrogazioni precedenti e che non vi siano nuove informazioni divulgabili. Il deputato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha dichiarato che “il governo decide di parlare quando ritiene opportuno”, minimizzando le richieste di maggiore trasparenza.

Il Copasir ascolta l’AISE
Parallelamente, il Copasir ha convocato Bruno Valensise, direttore dell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna), per chiarire il coinvolgimento del servizio segreto nel caso. Secondo quanto trapelato, Valensise ha assicurato che l’uso del software è avvenuto nei limiti della legge e che nessuna attività di sorveglianza ha coinvolto il giornalista Francesco Cancellato (direttore di Fanpage) o l’attivista Luca Casarini, entrambi inizialmente indicati come possibili bersagli del monitoraggio. Tuttavia, le opposizioni restano scettiche e chiedono ulteriori verifiche.

Tensioni politiche e accuse
Il deputato di Azione, Marco Grieco, ha denunciato la mancanza di trasparenza, definendo “gravissimo” il silenzio del governo. Ancora più dura la posizione di Ilaria Cucchi (Avs), che ha accusato la destra di voler insabbiare il caso: “Meloni e la maggioranza non vogliono farci sapere chi ha autorizzato questo spionaggio”.

La vicenda continua a infiammare il dibattito politico, mentre il governo mantiene una posizione di riserbo. Nel frattempo, il Copasir proseguirà le sue verifiche per accertare eventuali violazioni, ma resta l’incertezza su quando e in che modo verranno rese pubbliche nuove informazioni.


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Musk sfida OpenAI: con Grok 3 nasce un nuovo leader dell’IA?

Elon Musk rilancia la sfida nel settore dell’intelligenza artificiale con il lancio di Grok 3, la nuova versione del chatbot sviluppato da xAI e integrato nel social X. Il miliardario sudafricano lo ha definito il chatbot “più intelligente sulla Terra”, annunciando funzionalità avanzate che lo mettono in competizione diretta con OpenAI (ChatGPT) e Google (Gemini). Ma sarà davvero all’altezza delle aspettative?

Grok 3: innovazioni e differenze rispetto a GPT-4 e Gemini

Grok 3 si distingue per diverse caratteristiche chiave: è stato addestrato su un dataset aggiornato in tempo reale, migliorando la sua capacità di fornire informazioni recenti. Ha inoltre superato alcuni benchmark in logica e matematica rispetto a GPT-4 e Gemini, almeno secondo i dati di xAI, anche se questi risultati attendono ancora una verifica indipendente.

Un altro aspetto rilevante è l’attenzione alla programmazione: Grok 3 promette di generare e comprendere codice con maggiore precisione, rendendosi utile per sviluppatori e professionisti del settore. Infine, mantiene una “personalità” più irriverente rispetto ai concorrenti, un elemento distintivo voluto da Musk per rendere l’interazione più coinvolgente.

DeepSearch: l’IA che sfida i motori di ricerca tradizionali

Accanto a Grok 3, xAI ha presentato DeepSearch, un motore di ricerca avanzato basato su intelligenza artificiale. A differenza dei tradizionali algoritmi di Google, DeepSearch interpreta il significato delle query e affina i risultati attraverso interazioni conversazionali, offrendo risposte più pertinenti e approfondite.

Le sfide tecnologiche di Grok 3: 200.000 GPU e il nodo della sostenibilità

L’addestramento di Grok 3 ha richiesto una delle infrastrutture più imponenti mai realizzate, con 200.000 GPU in funzione. xAI ha dovuto affrontare sfide di scalabilità, coordinamento tra unità di calcolo e gestione dell’enorme consumo energetico. La sostenibilità di questi modelli rimane un punto critico: ridurre l’impatto ambientale senza compromettere le prestazioni sarà una delle sfide future.

Trasparenza e investimenti: il dilemma di xAI

Musk e xAI hanno dichiarato che Grok 3 supera la concorrenza in vari test, ma la mancanza di verifiche indipendenti solleva dubbi sulla trasparenza. L’azienda ha promesso di rendere pubblici i risultati, ma finché ciò non avverrà, resta il rischio che Grok rimanga confinato all’ecosistema di X senza una reale penetrazione nel mercato.

Sul fronte finanziario, xAI punta su un mix di innovazione e applicazioni pratiche, attirando investitori interessati all’IA nei settori della programmazione, della ricerca e dell’analisi dei dati. Tuttavia, la concorrenza con OpenAI, Google e anche con il colosso cinese DeepSeek si fa sempre più serrata.

Accesso a pagamento: un’IA per pochi?

Grok 3, al momento, è riservato agli utenti paganti, una scelta dettata dai costi di sviluppo e dall’esigenza di limitare l’uso indiscriminato della tecnologia. Resta da capire se, in futuro, xAI adotterà strategie per rendere l’IA più accessibile a un pubblico più ampio, senza sacrificare sostenibilità ed esclusività.

Musk, intanto, guarda oltre X: l’obiettivo è portare Grok 3 sugli smartphone Android e iOS, puntando a una diffusione più capillare. Riuscirà a cambiare le regole del gioco nell’IA generativa?


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UNCC incontra Nordio: “Giustizia civile di cruciale importanza per lo Stato di diritto”

Oggi, presso il Ministero della Giustizia, una delegazione dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) – composta dal presidente Alberto Del Noce, dal segretario Rosaria Filloramo, dal vicepresidente Mario Spinelli, dal futuro presidente della costituenda Fondazione UNCC, Virginio Angelini e dal responsabile dell’Osservatorio legislativo UNCC Sergio Terzaghi – ha incontrato il ministro Carlo Nordio per discutere dell’attuale stato del sistema giudiziario.

Centralità della giustizia civile
Nel corso dell’incontro, alla presenza del capo di gabinetto del Ministero Giusi Bartolozzi, il Presidente dell’UNCC ha ringraziato il Ministro per la disponibilità e ha richiamato la sua recente relazione al Parlamento, in cui si evidenziava la prevalenza dell’attenzione mediatica sulla giustizia penale rispetto a quella civile. È stato ribadito come la sfera civile interessi gran parte dei cittadini almeno una volta nella vita, evidenziandone la cruciale importanza per il funzionamento dello Stato di diritto.

Maggiore coinvolgimento dell’UNCC
L’UNCC ha richiesto un più ampio e concreto coinvolgimento nei tavoli di lavoro ministeriali, sottolineando il ruolo fondamentale dei propri Dipartimenti, del Centro Studi, del Comitato Scientifico e dell’imminente Fondazione per offrire supporto tecnico e proposte operative. Il ministro Nordio ha accolto favorevolmente l’invito, incaricando il Capo di Gabinetto di definire un apposito progetto di collaborazione.

Situazione dei giudici di pace e risorse disponibili
Il Ministro ha sollecitato il parere dell’UNCC sulla difficile condizione dei Giudici di Pace. È stato evidenziato come l’attuale situazione rischi di aggravarsi ulteriormente con l’entrata in vigore, a ottobre, dell’ulteriore ampliamento di competenza, senza un’adeguata proroga. Il Capo di Gabinetto ha confermato che la carenza di risorse rappresenta uno dei problemi principali e ha ricordato che i fondi del PNRR non possono essere impiegati per l’assunzione di nuovi magistrati (togati o onorari).
Il Ministro ha espresso comprensione per la criticità e ha manifestato l’intenzione di confrontarsi con i rappresentanti europei, evidenziando tuttavia il rischio di non raggiungere i parametri imposti dall’UE qualora si opti per una proroga. L’UNCC ha ribadito che il mancato intervento in tal senso potrebbe accrescere ulteriormente il già elevato tasso di sfiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.

Successivo incontro con il viceministro Sisto
La delegazione è stata poi ricevuta dal viceministro Francesco Paolo Sisto, alla presenza del capo della Segreteria tecnica del Ministero Fiammetta Modena. Anche in questo incontro è stata condivisa la necessità di un coinvolgimento costante dell’UNCC, considerato il grave momento di crisi in cui versa il sistema. Tra le proposte discusse, la possibilità di consentire agli avvocati di emettere decreti ingiuntivi entro specifiche soglie di valore, e la revisione dei parametri di liquidazione dei compensi professionali, anche in previsione dell’aumento di competenza dei giudici di pace.

Impegno e prospettive future
L’UNCC esprime soddisfazione per la disponibilità riscontrata sia dal ministro Nordio sia dal viceministro Sisto nel valutare concretamente gli interventi proposti, e conferma la piena collaborazione nell’elaborazione di soluzioni strutturali capaci di migliorare l’efficienza del sistema giustizia. La prospettiva di un approfondimento delle tematiche connesse alla riforma e alla gestione delle risorse costituisce un segnale positivo, che l’UNCC intende sostenere e implementare con ogni mezzo a propria disposizione.


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Caso Paragon: giornalisti e attivisti spiati, la società israeliana rescinde il contratto con l’Italia

Paragon Solutions, l’azienda israeliana produttrice dello spyware Graphite, ha interrotto il suo contratto con l’Italia dopo le rivelazioni secondo cui il software sarebbe stato utilizzato per spiare giornalisti e attivisti. Tra i nomi coinvolti figurano Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Luca Casarini, tra i fondatori della Ong Mediterranea Saving Humans.

La decisione di Paragon è stata riportata dal Guardian, che cita fonti vicine alla vicenda. La società israeliana, specializzata in tecnologie di sorveglianza avanzate, aveva due clienti in Italia: un’agenzia di polizia e un’organizzazione di intelligence. Entrambe sono state disconnesse dall’accesso a Graphite, un software in grado di hackerare smartphone crittografati e accedere a dati sensibili.

Il caso: spyware nei telefoni di giornalisti e attivisti

La vicenda è emersa dopo che Meta e WhatsApp hanno notificato agli interessati che i loro dispositivi erano stati infettati dal software spia. Secondo quanto dichiarato dall’azienda di Mark Zuckerberg, Graphite avrebbe potuto intercettare messaggi, foto e video senza che le vittime cliccassero su alcun link.

Uno scandalo che coinvolge mezza Europa

L’azione di Paragon non si sarebbe limitata all’Italia. Secondo il governo, almeno 90 persone in 14 Paesi europei – tra cui Belgio, Germania, Spagna e Svezia – sarebbero state vittime dello spyware. L’Unione Europea ha preso posizione sulla vicenda: “L’accesso illegale ai dati dei cittadini è inaccettabile”, ha dichiarato il portavoce della Commissione Markus Lammert, sottolineando le tutele previste dallo European Media Freedom Act per i giornalisti.

Anche l’Ordine dei Giornalisti italiani ha denunciato la gravità dell’accaduto, ribadendo che “intercettare giornalisti è vietato dalle normative europee e contrario ai principi di libertà di stampa”.

Salvini: “Scontro tra Servizi, serve chiarezza”

Alla Camera, le opposizioni – AVS, PD e M5S – hanno chiesto un’informativa urgente per chiarire se siano stati sorvegliati anche altri giornalisti. Palazzo Chigi ha confermato che almeno sette italiani sono stati vittime di un attacco hacker tramite WhatsApp, ma ha smentito il coinvolgimento dell’intelligence italiana, escludendo che giornalisti o altre figure protette dalla legge sui servizi segreti siano stati sottoposti a controllo. Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato la vicenda con toni critici: “Non conosco questa società, ma sembra un regolamento di conti all’interno dei Servizi di intelligence. È necessario fare chiarezza”. Anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha deciso di affondare il colpo: «Se accettiamo che si intercetti un giornalista, dotato di uno status speciale, vi immaginate che cosa può fare uno Stato con dei singoli e privati cittadini? È in gioco la privacy, che significa libertà», sottolinea l’ex premier, che in una interrogazione presentata al ministro della Giustizia Carlo Nordio vuole sapere «che tipo di attività di intercettazione svolge la Polizia penitenziaria, per escludere che abbia avuto un ruolo nella vicenda Paragon. Sono certo – scrive Renzi sulla sua newsletter Enews – che Nordio smentirà. E finalmente ci dirà qual è il corpo di polizia che ha comprato il trojan da Israele. Magari scopriremo anche se qualche italiano si è prodigato per far acquistare questo materiale e ha ricevuto compensi per questo. Io non mollo».

Mentre il governo cerca di contenere le polemiche, il Copasir ha convocato per la prossima settimana un’audizione con i vertici dell’intelligence italiana per chiarire l’uso del software Graphite. Sullo sfondo resta l’interrogativo più preoccupante: quanti altri giornalisti, attivisti e cittadini europei sono stati sorvegliati senza saperlo?


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Grazie al tempestivo intervento dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e della Polizia Postale, i danni sono stati limitati, con l’attivazione immediata di misure di mitigazione per ripristinare i servizi.

L’episodio segue un altro attacco, avvenuto ieri, contro i siti di banche e aziende di trasporto, sempre rivendicato dallo stesso gruppo hacker. Secondo gli esperti, si tratterebbe di azioni dimostrative a scopo propagandistico, riconducibili alle recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva paragonato la Russia al Terzo Reich.

L’escalation di attacchi sottolinea ancora una volta l’importanza della sicurezza informatica per le infrastrutture digitali del Paese, sempre più esposte ai rischi della guerra cibernetica internazionale.


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Esposto contro il giudice: il CNF chiarisce i limiti della condotta deontologica dell’avvocato

Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) si è espresso con la sentenza n. 310 del 5 settembre 2024 su un tema delicato riguardante il dovere di probità e i rapporti tra avvocati e magistrati.

Secondo il CNF, è deontologicamente corretto che un avvocato, in un giudizio civile, faccia rilevare l’esistenza di un esposto presentato nei confronti del giudice, a condizione che la circostanza sia vera, documentata e priva di intenti manipolativi volti a compromettere la serenità del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni.

La sentenza sottolinea che il diritto di allegazione, parte integrante della difesa, non può essere limitato nemmeno quando si tratta di questioni potenzialmente delicate come un esposto contro l’organo giudicante. Tuttavia, tale diritto deve essere esercitato con trasparenza e responsabilità, senza che la segnalazione si configuri come un tentativo di condizionare negativamente il giudice.

Richiamandosi a un precedente giurisprudenziale (sentenza n. 116 del 30 agosto 2002), il CNF ha ribadito che il rispetto e la dignità verso i magistrati non possono comprimere il diritto di difesa, purché ciò che si allega sia veritiero e documentato.

Questo pronunciamento mette in luce l’equilibrio tra il rispetto dei doveri deontologici e la tutela dei diritti della difesa, confermando che il sistema giuridico non può tollerare né abusi né compressioni indebite dei principi che regolano il processo.


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