I messaggi WhatsApp hanno valore di prova in un processo

I messaggi WhatsApp hanno valore di prova in un processo?

I messaggi WhatsApp hanno valore di prova in un processo?

La Corte d’appello di Roma ribalta parzialmente una sentenza del Tribunale di Roma, riconoscendo all’appellante la sospensione condizionale della pena, confermandone però la condanna alla reclusione per sei mesi e venti giorni e una multa di 2.800€ per avere detenuto sostanze stupefacenti con l’intento di spaccio.

Tra le prove a favore della condanna, anche i messaggi WhatsApp presenti nello smartphone del condannato e di un altro imputato.

MESSAGGI WHATSAPP E SEGRETEZZA DELLA CORRISPONDENZA

L’appellante decide di ricorrere per Cassazione, lamentando la violazione della legge processuale in relazione agli articoli 191 e 266 bis c.p.p.

Brevemente, i motivi presentati sono i seguenti:

a) la nullità e l’inutilizzabilità delle comunicazioni tra l’imputato e un possibile acquirente presenti nella memoria dello smartphone e acquisite tramite riproduzione fotografica della schermata dei messaggi WhatsApp a seguito di illegittima ispezione;

b) l’inutilizzabilità a causa dell’acquisizione contra legem, mediante violenza sulle cose e in violazione del diritto alla segretezza della corrispondenza (art. 15 della Costituzione). Per il sequestro, gli agenti avrebbero dovuto seguire le modalità previste dall’articolo 354 c.p.p., comma 2.

PERCHÈ I MESSAGGI WHATSAPP HANNO VALORE DI PROVA

La Corte di Cassazione però rigetta e si allinea a un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui i dati informatici presenti nella memoria del telefono -non solo messaggi whatsApp, ma anche sms o email – sono considerati documenti (art. 234 c.p.p.), pertanto la loro acquisizione non è soggetta alle regole che riguardano la corrispondenza o le intercettazioni telefoniche.
In particolare:

  1. i messaggi WhatsApp e SMS presenti in uno smartphone sequestrato non possono essere considerati “corrispondenza“, poiché non vi è un’attività di spedizione in corso o che comprenda soggetti terzi per il recapito;
  2. gli stessi messaggi WhatsApp non possono rientrare nelle intercettazioni, perché queste prevedono l’acquisizione di un flusso di comunicazioni in corso, mentre le conversazioni presenti in uno smartphone vengono acquisiti ex post e rappresentano dunque solo la documentazione di un flusso di comunicazione.

Detto ciò, i messaggi WhatsApp hanno valore di prova, possono essere legittimamente acquisiti in qualunque modalità, compresa la riproduzione fotografica, e utilizzati per giungere a una eventuale condanna.

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