Riforma Processo Civile: cosa succederà al deposito telematico?

Grazie al D.Lgs. n. 149/2022, emanato a seguito della riforma del processo civile (legge 26 novembre 2021, n.206), vengono introdotte alcune novità e modifiche importanti per quanto riguarda il processo telematico.

Oltre alla cristallizzazione delle norme già emanate urgentemente durante la pandemia, viene aggiunto anche il “Titolo V-ter Disposizioni relative alla giustizia digitale”.

Deposito telematico obbligatorio

Una delle novità più importanti è senza dubbio il deposito telematico degli atti e dei documenti di causa in tutte le fasi del processo. Viene introdotto alle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie l’art. 196 quater.

Il testo del nuovo articolo sancisce in via definitiva l’obbligo del deposito telematico per documenti e atti nei procedimenti che avvengono davanti a Tribunali e Corti d’Appello. Si introduce anche l’obbligo di deposito innanzi al Giudice di Pace e alla Corte di Cassazione.

Lo stesso art. 196 quater introduce anche l’obbligo per il capo dell’ufficio giudiziario di comunicare, attraverso il sito istituzionale, il mancato funzionamento e l’autorizzazione relativa al deposito cartaceo. Una comunicazione identica dovrà avvenire anche al rispristino del sistema.

Entrata in vigore delle modifiche

Tali disposizioni, secondo l’art. 35 del decreto, entreranno in vigore dal 1° gennaio 2023 «applicandosi ai procedimenti civili pendenti davanti al tribunale, alla corte di appello e alla Corte di Cassazione».

Davanti al Giudice di Pace, invece, il tribunale superiore delle acque pubbliche applicherà le stesse disposizioni dal 30 giugno 2023.

Per i procedimenti civili pendenti, invece, davanti agli uffici giudiziari diversi rispetto a quelli indicati (corte di appello, Corte di Cassazione, tribunale e Giudice di Pace) queste disposizioni verranno applicate dal quindicesimo giorno successivo alla «pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dei decreti, non aventi natura regolamentare, con i quali il Ministro della giustizia accerta la funzionalità dei relativi servizi».

Notificazione a mezzo PEC

Il decreto va a modificare la normativa prevista dalla legge 53/94 per quanto riguarda la notificazione a mezzo PEC. Le modifiche, nello specifico, riguardano l’art. 3 bis, l’art. 4 e l’art. 3 ter.

Con le modifiche viene conclusa l’annosa questione del perfezionamento della notifica eseguita con modalità telematiche. La ricevuta di accettazione viene generata dopo le ore 21 ma entro le ore 24; non si perfeziona più per il notificante alle ore 7 del giorno successivo ma soltanto al momento della generazione della ricevuta di consegna.

Dopo il primo comma viene aggiunto: «Le notificazioni a mezzo posta elettronica certificata o servizio elettronico di recapito certificato qualificato possono essere eseguite senza limiti orari».

Si evince l’introduzione dell’obbligo, per l’avvocato, di notificare mediante PEC gli atti giudiziali e stragiudiziali in materia civile e nei casi in cui il destinatario:

  • ha l’obbligo di avere un domicilio digitale presente nei pubblici elenchi (liberi professionisti e imprese);
  • ha scelto spontaneamente di avere un domicilio digitale (persone fisiche).

A tutela delle notifiche a mezzo PEC effettuate nei confronti di chi è obbligato ad avere un domicilio digitale che risulta nei pubblici elenchi, ma che non sono andate a buon fine per cause attribuibili al destinatario si introduce la possibilità di eseguire a spese del richiedente la notifica in un’area web riservata.

L’avvocato deve provvedere a dichiarare che sussistono i presupposti, vista la notifica non andata a buon fine, per inserire la richiesta nell’area web. In questo caso la notifica viene eseguita il decimo giorno successivo a quello in cui viene eseguito l’inserimento.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Gli algoritmi che ci spiano e che ci spingono a comprare

Nordio: Venezia è la sede più sofferente di tutto il Paese


LEGGI ANCHE

Logistica e appalti, l’intelligenza artificiale ridefinisce i confini della legalità: crescono i rischi di irregolarità nella gestione dei contratti

La diffusione di tecnologie digitali e sistemi di AI nei processi produttivi e organizzativi delle imprese committenti sta modificando le dinamiche degli appalti logistici. Preoccupano…

ufficio per il processo bando concorso

Addetto all’Ufficio per il processo: ecco il nuovo bando di concorso

Il Ministero della Giustizia, con l’avviso del 5 aprile 2024, ha comunicato la pubblicazione del bando di concorso per il reclutamento a tempo determinato di…

Nordio: «Da lunedì certificati penali negli uffici postali»

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante un’intervista al programma Quarta Repubblica in onda su Rete4 e condotto da Nicola Porro, ha parlato di certificati…

Gli algoritmi che ci spiano e che ci spingono a comprare

La tecnologia dell’informazione e della comunicazione ha creato un nuovo profilo di consumatore. Da un lato troviamo un consumatore più selettivo; dall’altro, vittima di strumenti di profilazione molto raffinati, che lo guidano verso alcune scelte non esattamente consapevoli.

Nel mondo di oggi, infatti, le imprese possono avvalersi di tecnologie sofisticate, capaci di costruire pubblicità online che plasmano la personalità del destinatario facendo leva sulle emozioni del consumatore, e non sui suoi bisogni.

Il digitale e la comunicazione commerciale

La tecnologia digitale ha impattato enormemente sulle dinamiche della comunicazione commerciale, che oggi è veicolata da “media intelligenti” che intercettano l’utente, ovunque si trovi. Questi media tracciano le risposte emotive per creare dei finti bisogni di acquisto, che di solito sono manipolati da tecniche di neuromarketing e dall’ingegneria sociale.

Quella che sembra una scelta di consumo autonoma è in realtà il risultato di una comunicazione creata ad hoc. L’economia dell’informazione di oggi impone una scelta di consumo che non si basa sui bisogni reali del consumatore, ma sulle capacità computazionali che vengono condotte da sistemi di intelligenza artificiale e da algoritmi.

L’asimmetria dell’informazione

Che impatto possono avere queste tecnologie sulla privacy e sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone, che navigano nell’infosfera ma non sono in grado di conoscere e mappare le dinamiche di un mondo in cui operano quotidianamente?

L’asimmetria dell’informazione che caratterizza la società contemporanea è causa di fenomeni, talvolta allarmanti, come le fake news, la disinformazione, la persuasione occulta e l’illecito condizionamento. Al fine di delineare il confine della liceità della pubblicità nel mondo online è necessario comprendere il sistema regolativo della tecnologia. Se non compreso, infatti, rischia di rendere inefficace o superfluo lo strumento giuridico a tutela dei diritti.

Strumenti utili ma invasivi

Per ridurre le criticità correlate al modello di pubblicità tradizionale, che consentono di veicolare in maniera efficace lo stesso messaggio ad un pubblico variegato, si è introdotto l’utilizzo di strumenti utili anche se decisamente invasivi a livello di diritti dei singoli.

La profilazione, per esempio, è un tipo di trattamento dei dati personali che elabora le informazioni che lascia in rete un utente, creando dei messaggi personalizzati e impattanti sulla psiche del soggetto.

Nel biomarketing, invece, si analizzano i meccanismi cerebrali degli utenti che vengono esposti ad un messaggio pubblicitario, tracciando in questo modo la loro attività emotiva ed elaborando artificialmente lo stesso stimolo, che riproposto nei momenti in cui è più “fragile” riesce ad influenzare la volontà degli stessi.

Comunicazione commerciale illecita

Dato che tali trattamenti automatizzati si basano su alcuni algoritmi decisamente efficienti ma altrettanto non coscienti, ci domandiamo quali implicazioni potrebbe avere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a livello di liceità del messaggio pubblicitario e sul processo di decisione dell’individuo.

Applicare asetticamente gli algoritmi potrebbe portare alla compromissione del sistema economico e della libera concorrenza del mercato. Ma potrebbe anche influenzare la libertà del consumatore.

Una comunicazione commerciale di questo tipo, basata su algoritmi discriminanti, lesivi e non trasparenti, potrebbe essere illecita. Soltanto attraverso un controllo etico, oltre a quello giuridico, lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono ritornare ad essere antropocentriche.

La comunicazione pubblicitaria

Con “pubblicità” intendiamo una forma di comunicazione di massa che viene utilizzata dalle imprese al fine di creare consenso intorno alla propria immagine. L’obiettivo è quello di conseguire gli obiettivi di marketing.

La principale caratteristica della comunicazione pubblicitaria è la diffusione di messaggi che hanno l’obiettivo di trasformare il consenso in un atteggiamento che va oltre il semplice acquisto del servizio o del prodotto. La pubblicità informa, seduce e persuade il pubblico, ed è corretta soltanto se fidelizza l’utente finale seguendo principi umanizzanti e civili.

La comunicazione commerciale, dunque, deve essere veritiera, onesta, non ingannevole, trasparente, corretta e non denigratoria.

Il consumatore medio di oggi

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il consumatore medio (un soggetto con ordinaria diligenza e intelligenza) è cambiato. Infatti, oggi il consumatore è diventato una vittima inconsapevole di molte strategie di marketing personalizzato. Come tale, dunque, è estremamente persuadibile o manipolabile.

Dato che il nuovo consumatore medio non può essere visto come ragionevolmente informato, il consenso, come espressione del diritto di autodeterminazione informativa, non può essere visto come libero e consapevole.

La normativa sulla data protection prevede che un consenso, per essere considerato valido, deve essere liberamente espresso. Dunque, non influenzato da raggiri e coercizioni.

Questa libertà è garantita dall’informativa che dovrà spiegare quali sono le finalità e le modalità con le quali avviene il trattamento dei dati degli utenti.

La trasparenza dell’algoritmo

In un mondo dove il divario tra la natura tecnologica tra l’interessato e i titolari del trattamento porta a non avere una percezione piena della realtà dove l’utente si immerge, ci chiediamo qual è il corretto livello di informazione che ci consente di dare liceità al consenso.

Si dovrà indicare, per esempio, che il trattamento avviene per finalità di marketing, e che per questo motivo verrà sottoposto a dei processi di decisione automatizzati? Oppure si dovranno spiegare tutte le logiche sottese all’algoritmo, per mettere l’interessato in condizione di poter realmente comprendere le conseguenze della profilazione al quale è sottoposto?

È veramente possibile rendere trasparente un algoritmo che produce risultati talvolta imperscrutabili agli stessi sviluppatori?

Per concludere

Allo stato dell’arte attuale, è difficile operare un bilanciamento corretto tra gli interessi in gioco. Da un lato ci sono quelli dell’impresa, dall’altro quelli del consumatore/utente.

Ciò che è certo è che tutte le problematiche viste hanno un comun denominatore, ovvero, il codice informatico, che per essere disciplinato dovrà esser coordinato tra diversi sistemi regolativi.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Nordio: Venezia è la sede più sofferente di tutto il Paese

Cosa sta combinando Elon Musk con Twitter?

Nordio: Venezia è la sede più sofferente di tutto il Paese

«Ce la metteremo tutta per venire incontro a Venezia e per risolvere i problemi della sede giudiziaria più singolare e sofferente d’Italia». Queste le parole del neo-ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha deciso di visitare il palazzo di giustizia lagunare, per discutere dei gravi problemi che affliggono gli uffici giudiziari della regione Veneto.

Ad attenderlo c’erano Salvatore Laganà, presidente del Tribunale, Federico Prato, procuratore generale, Domenico Taglialatela, presidente della Corte d’appello e Federica Santinon, presidente dell’Ordine degli avvocati.

Ipotesi reclutamento regionale dei magistrati

Il ministro Nordio ha dichiarato che il ministero sta già lavorando per trovare altre soluzioni alla carenza di personale di cancelleria e di magistrati. Verrà presa in considerazione anche la possibilità di utilizzare la Legge speciale per Venezia al fine di trovare specifici meccanismi di intervento.

Afferma Nordio durante l’incontro pubblico con gli uffici giudiziari di Venezia: «Per la criticità legata ai trasferimenti dei magistrati e del personale in altre regioni, l’idea di un reclutamento a livello regionale potrebbe essere proficua per farli rimanere in sede».

«Vi sono difficoltà di carattere normativo e costituzionale che cercheremo di affrontare. La possibilità di applicare la Legge speciale per Venezia è un problema che non era mai venuto in mente, nemmeno a me, per un reclutamento più sollecito, e ci penseremo».

Venezia è la sede più sofferente di tutto il Paese

«La mia visita non è soltanto un tributo emotivo a un luogo dove ho esordito, ma è il riconoscimento che la sede di Venezia è la più sofferente e disagiata dell’intero Paese, con tratti così specifici che erano ampiamente noti».

Prosegue il ministro della Giustizia: «Forse sono il primo ministro che provenga dalla magistratura con l’esercizio della Procura, per di più in questa città. Ci sono i problemi di giustizia penale e quelli di Venezia, da quelli più banali come il trasporto dei fascicoli per via acquea, che ha sorpreso la mia amica Marta Cartabia, rimasta allucinata perché non aveva la più pallida idea di come funzionasse. Io un’idea ce l’ho, non è pallida ma è consolidata».

La visita prosegue a Treviso 

La visita del ministro Nordio prosegue al Tribunale di Treviso. «Mi è arrivata una cartolina verde per una raccomandata, in cui mi si avvisava di essere stato eletto alla Camera. Ore di lavoro per una lettera. Perché una notifica ottocentesca?».

«A noi interessa ora far funzionare la giustizia in modo efficiente, la lentezza dei nostri processi ci costa un 2% di Pil, significa 40 miliardi all’anno. A Treviso le condizioni sono intollerabili, il Veneto è più in sofferenza degli altri».

Prosegue: «Il Veneto non ha mai avuto un ministro della giustizia, tantomeno un magistrato. Purtroppo troppe volte i precedenti governi hanno volato troppo alto. Per me c’è un eccesso di burocrazie intollerabile».

La questione migranti

A Treviso il ministro Nordio si pronuncia anche sulla questione migranti: «La selezione dei migranti non è fatta in base ai loro interessi ma a quelli degli scafisti che li portano. I poveri tra i poveri, vecchi, malati e moribondi, rimangono lì. Quelli che vengono in Italia possono permettersi di pagare dai 2 ai 5 mila euro a queste organizzazioni che li trasportano».

«Noi li prendiamo», prosegue, «non perché siamo buoni ma perché siamo rassegnati. Per quanto riguarda la gestione dei migranti il trattato di Dublino è chiarissimo: la gestione deve essere fatta dallo Stato di primo accesso. Se una nave straniera in acque internazionali accoglie dei migranti, lo Stato di primo accesso è quello di bandiera di quella nave».

La vera soluzione «sta nell’accordarci con gli amici della Ue, che proprio secondo il trattato di Dublino chi viene soccorso in acque internazionali approda nello stato di bandiera della nave, e deve essere gestito da quello Stato. Curato dal porto più vicino, se necessario, ma poi portato nel territorio nello Stato di primo approdo. Sarebbe bene in ambito internazionale invocare questi accordi di Dublino, non accordi politici di nuova costruzione».

Ribadisce il Ministro che «il comandante di una nave può celebrare matrimoni a bordo, ricevere testamento: è un pubblico ufficiale. Chi accoglie il migrante lo fa nel suo Stato, che è quello della bandiera della nave. Non c’è altra soluzione dal punto di vista giuridico».

Il reato di abuso di ufficio

Conclude Nordio con il tempo del reato di abuso di ufficio, che secondo il Ministro è «richiesta dai sindaci soprattutto di sinistra, e quindi penso che daremo loro ascolto».

La visita di Nordio «non è soltanto un tributo emotivo a un luogo dove ho esordito, ma è il riconoscimento che la sede di Venezia è la più sofferente e disagiata dell’intero Paese».

Nelle prossime settimane seguirà un incontro più operativo e tecnico dei rappresentati della struttura ministeriale con le figure ai vertici degli Uffici giudiziari.

Nel frattempo a Teramo

Nel frattempo a Teramo si sono riuniti tutti i soggetti interessati alla Riforma Cartabia: Giudici, Procuratori della Repubblica, Avvocati, Camere Penali e Università.

Incontro necessario, leggiamo nel documento di chiamata a raccolta del tribunale, in quanto ci troviamo di fronte ad una riforma che «introdurrà rilevantissime modifiche al sistema processualpenalistico, oltre a quella penale».

Spiega Antonio Lessiani, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Teramo: «E’ un cambio epocale, che contiene aspetti complicati. Sono stati realizzati dei gruppi di lavoro con i magistrati per approfondire materia e linee guida».

La volontà è quella di mettere in atto una prassi virtuosa, che passa dalla citazione in giudizio alla giustizia riparativa, dalla transizione digitale alle sentenze di proscioglimento. Continua Lessiani: «Teramo vuole farsi trovare pronta: l’efficienza del processo, trovare prassi condivise e il modo di applicarle. La Riforma c’è, ora si tratta di applicarla: gli operatori del diritto devono farsi trovare preparati».

——————————–

LEGGI ANCHE:

Cosa sta combinando Elon Musk con Twitter?

Quali sono le caratteristiche di un buon avvocato?

Cosa sta combinando Elon Musk con Twitter?

Dopo aver comprato Twitter per 44 miliardi di dollari e aver licenziato la metà del personale, sembra che Musk stia contattando decine di dipendenti che hanno perso il lavoro chiedendo se possono tornare.

Alcuni, infatti, sarebbero stati licenziati soltanto per errore, prima che la direzione capisse che la loro esperienza risulta fondamentale per l’azienda.

In risposta alle decisioni estreme di Musk, alcuni inserzionisti hanno ritirato i propri investimenti su Twitter.

La sospensione degli annunci pubblicitari

Il piano di Elon Musk per risollevare Twitter sta incontrando i primi ostacoli. Diverse aziende, infatti, hanno deciso di sospendere gli annunci pubblicitari sino a quando non ci sarà una visione completa di come diventerà la piattaforma sotto la guida del miliardario.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, società come Pfizer, General Mills, Volkswagen, Mondelez International Inc. e Audi hanno interrotto la pubblicità su Twitter dopo l’assunzione del controllo dell’azienda da parte di Musk.

La decisione è stata presa a causa delle preoccupazioni sul modo in cui i contenuti verranno moderati. Le case automobilistiche Ford e General Motors, per esempio, la scorsa settimana hanno dichiarato che non hanno più intenzione di acquistare spazi pubblicitari su Twitter fino a quando non sarà chiaro il futuro della piattaforma.

Donald Trump verrà riaccolto su Twitter?

La scorsa settimana Musk, tramite una lettera aperta pubblicata su Twitter, prometteva che con lui «Twitter non sarebbe diventato un paesaggio infernale libero per tutti, dove si può dire qualsiasi cosa senza conseguenze».

Musk ha detto che voleva acquistare Twitter «per il bene dell’umanità», in quanto «piazza digitale, dove un’ampia gamma di convinzioni può essere discussa in modo sano». Ha dichiarato inoltre la sua apertura al ritorno sulla piattaforma di figure polarizzanti, come l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Twitter creerà un consiglio di “moderazione dei contenuti” che, a detta di Musk, costituirà un processo più chiaro per consentire ai vari utenti di ritornare sulla piattaforma. Il consiglio includerà «la comunità dei diritti civili e i gruppi che si trovano ad affrontare violenze alimentate dall’odio».

Twitter Blue

Musk ha introdotto un servizio di abbonamento chiamato Twitter Blue, per avere la “spunta blu” di riconoscimento. L’abbonamento costerà 8 dollari al mese e servirà a coprire le perdite economiche della piattaforma.

Tutto questo, però, ha sollevato numerose critiche. Per riuscire a coprire i debiti dell’azienda, circa 10.4 milioni di utenti dovrebbero acquistare il nuovo abbonamento. Parliamo, dunque, di 25 volte di più rispetto ai 400mila account con le “spunte blu”.

Fa sapere il miliardario che «ogni cambio di nome provocherà temporaneamente la perdita della spunta blu senza preavviso». Qualsiasi «impersonificazione dove non sia specificata la parola “parodia” sarà sospesa». Questo metodo di verifica, secondo Musk, «renderà più democratico il giornalismo e darà più potere alla voce della gente».

Fuga da Twitter

La nuova era di Twitter non convince tutti gli utenti, dunque si cercano soluzioni alternative.

Sono in molti a dirigersi verso Mastodon, che esiste sin dal 2016 ma che nelle ultime settimane ha registrato una crescita significativa. È simile a Twitter, ma non ci sono abbonamenti né pubblicità fastidiose. Tutto grazie al crowdfunding.

Nella sua versione italiana, Mastodon è la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata di tutto il mondo. In termini più semplici è come Twitter, ma viene autogestita dagli stessi utenti.

Fa parte del fediverso, ovvero una comunità internazionale che si compone di più di 5 milioni di iscritti che si distribuiscono su 12.000 server indipendenti. Il loro obiettivo è rimettere il social direttamente nelle mani degli utenti.

A differenza dei tradizionali social, è open source, non raccoglie i dati degli iscritti e non ha algoritmi segreti o pubblicità che determinano cosa devi vedere. Un tweet su Mastodon prende il nome di toot, e prevede un massimo di 500 caratteri.

Imitazione a scopo satirico

D’ora in poi, secondo le nuove decisioni di Musk, imitare un’altra persona sulla piattaforma senza specificare se si tratta di una parodia sarà assolutamente vietato. Per protesta diversi utenti con la spunta blu hanno cominciato a twittare fingendo di essere Musk. Il risultato? Utenti bannati dal social.

Diverse persone stanno notando l’incoerenza del miliardario. Il giornalista Judd Legum, per esempio, ha fatto notare che la Corte suprema statunitense si è espressa nel 1988 sull’imitazione a scopo satirico, in quanto protetta dal Primo emendamento della Costituzione.

Scrive Legum: «Può inventare tutte le regole che vuole dato che questo è il suo sito web, ma la parodia è protetta ai sensi del primo emendamento, indipendentemente dal fatto che sia etichettato o meno come parodia».

Anche Meta non scherza

Secondo il Wall Street Journal, anche Meta si sta preparando a licenziare buona parte del suo personale. Si tratta del più grande ridimensionamento dell’azienda in 18 anni di attività.

Durante la pandemia Meta ha assunto molte persone, ma ora soffre la concorrenza di altre app come TikTok o dello stop al tracciamento di Apple.

Il taglio sarà inferiore rispetto a quello che effettuerà Twitter, ma il numero dei dipendenti Meta che perderanno il posto di lavoro sarà il più grande mai raggiunto da un’azienda tecnologica. Mark Zuckerberg ha dichiarato che l’azienda «concentrerà i propri investimenti su un numero limitato di aree di crescita ad alta priorità».

Alcuni team «cresceranno in modo significativo, ma la maggior parte degli altri team rimarranno fermi o si ridurranno nel corso del prossimo anno». A fine giugno Zuckerberg aveva già detto ai dipendenti che «in azienda ci sono un po’ di persone che non dovrebbero essere qui».

Durante la pandemia Meta ha assunto moltissime persone: nel 2021 più di 27.000 e nei primi nove mesi di quest’anno altre 15.344. Tuttavia, quest’anno le azioni di Meta sono scese oltre il 70%.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Quali sono le caratteristiche di un buon avvocato?

A che punto siamo con la transizione digitale in Italia?

Quali sono le caratteristiche di un buon avvocato?

Non è un segreto che le parole siano lo strumento principale del lavoro dell’avvocato. Ma come fare per riuscire a padroneggiarle al meglio?

Dobbiamo partire dal presupposto che un buon avvocato dovrà essere in grado di scrivere e parlare senza alcun problema. Anzi, più si ha facoltà di linguaggio più si dà la percezione di essere bravi.

Dunque, se hai intenzione di fare concorrenza ai colleghi puntando sulla facoltà di linguaggio dovrai seguire alcuni semplici consigli per distinguerti al meglio dalla concorrenza.

Entriamo nello specifico e capiamo come parlare e scrivere come un avvocato di successo.

Alleniamoci!

Per padroneggiare al meglio la lingua parlata bisogna allenarsi. Sono cruciali sia la lettura che l’ascolto, che consentono di apprendere sempre più termini e di dar forma a nuovi costrutti.

È interessante, per quanto riguarda l’ascolto, sottolineare che esiste la possibilità di concentrarsi sulle arringhe più famose e importanti. Si potrebbe analizzare attentamente queste arringhe, per comprendere nello specifico quali sono le parole utilizzate più spesso e quali sono i costrutti che gli avvocati di maggior successo tendono a snobbare.

No alla presunzione

Qualsiasi comunicazione deve essere chiara, precisa e riportare l’essenziale. Bisogna fare attenzione, però, a non ricadere nella presunzione.

Il linguaggio dell’avvocato, pur essendo puntuale, deve essere diretto ma soprattutto comprensibile. Ricorrere ai tecnicismi potrebbe rivelarsi assolutamente controproducente.

La vera bravura dell’avvocato si nasconde nella capacità di coniugare perfettamente la capacità di utilizzo dei termini tecnici cercando, al tempo stesso, di essere compreso sia dagli addetti ai lavori ma anche dagli estranei al settore.

I clienti dovranno comprendere quello che il legale sta dicendo senza alcun problema; in questo modo si instaura un rapporto di fiducia.

Attenzione ai dettagli

Quando si parla di lingua scritta e parlata risulta utile partire dal presupposto che ogni tipo di comunicazione dovrebbe essere puntuale e corretta.

Potrebbe sembrare superfluo parlare di correttezza, anche se in realtà è un aspetto cruciale. Non è raro, infatti, fare i conti con errori di vario tipo, che potrebbero compromettere la reputazione di un avvocato.

Un errore, anche se apparentemente irrilevante, potrebbe risultare fatale. Prestiamo attenzione anche ai dettagli più piccoli, sia nella lingua scritta che in quella parlata.

Ogni avvocato dovrebbe riuscire ad utilizzare termini specifici senza alcun problema. Gli assistiti, infatti, si aspettano dal legale un linguaggio puntuale e ricercato. A contare non è soltanto l’accuratezza del linguaggio, ma anche l’ordine con il quale vengono presentati gli argomenti.

Le regole non dovrebbero essere rispettate scrupolosamente, anzi. Sta a te capire, in base al contesto, quando utilizzare un ordine preciso e quando optare per altre soluzioni.

Plasmare il linguaggio in base alle situazioni è un valore aggiunto importantissimo.

Avvocati con esperienza vs avvocati giovani

Indubbiamente, è necessario distinguere tra avvocati con una certa esperienza e avvocati che si interfacciano per la prima volta al mondo legale.

Non è difficile intuire come i primi avranno una proprietà di linguaggio parecchio differente rispetto ai secondi, grazie alla pratica e alla familiarità. Gli anni di lavoro, però, non si traducono automaticamente in una netta capacità di linguaggio.

Spesso sono proprio i più giovani a dimostrare di padroneggiare al meglio la lingua. Gli avvocati più anziani, infatti, non sono abituati ad allenare scrittura e dialettica così come lo fanno quelli più giovani.

Marchio di fabbrica

Tuttavia, gli avvocati con più esperienza alle spalle dovrebbero tener presente che alcune formulazioni che caratterizzano il loro operato non dovrebbero mai mancare. Capita, per esempio, che ci siano avvocati soliti ad utilizzare figure retoriche o termini specifici.

Questa è un’abitudine che deve diventare un vero e proprio marchio di fabbrica, che nel corso degli anni non deve assolutamente venir meno, ma rappresentare un punto di forza notevole.

Puntualità e precisione

Il segreto per un buon avvocato è riuscire a dare il meglio di sé durante le arringhe ma anche nei testi scritti. Inoltre, non dovrà mai sottovalutare il confronto con i clienti.

Sono proprio i clienti infatti a tenere sotto controllo ogni fase del rapporto con il legale. Per questa ragione l’avvocato deve essere puntuale e preciso in qualsiasi tipo di comunicazione. Nulla deve essere lasciato al caso.

Studiare ogni aspetto

Per padroneggiare al meglio il linguaggio durante la discussione di una causa, o in generale, quando si ha a che fare con un incarico di vario genere, bisogna studiarne qualsiasi aspetto.

La fase di studio non appare soltanto cruciale ma assolutamente necessaria. È proprio studiando nel dettaglio tutti gli aspetti di una situazione che si avrà la possibilità di dar forma ad argomentazioni scritte e verbali, interessanti e articolate.

L’approssimazione non farà altro che rendere il lavoro dell’avvocato qualcosa di superficiale, poco professionale; non degno di essere preso in considerazione. Se hai intenzione di apparire agli occhi dei tuoi clienti come un avvocato capace di padroneggiare perfettamente la lingua dovrai allenarti e studiare.

Dunque, chi è un buon avvocato?

Puntare su un linguaggio puntale e specifico rappresenta un punto di forza molto importante. Per questo motivo, non resta che cimentarsi nello studio continuo per raggiungere uno standard elevato e per fare concorrenza a qualsiasi professionista legale.

Un buon avvocato coniuga la capacità di linguaggio con quella di adeguarsi alle varie situazioni. Soltanto così si potrà colpire nel segno e avere la possibilità di apparire preparati e in grado di ricercare soluzioni personalizzate e pensate per primeggiare in qualsiasi circostanza.

Per un diventare un avvocato di talento non dovrai far altro che potenziare il linguaggio, allenarlo, leggere, studiare i vecchi casi, confrontarti con gli avvocati che hanno più esperienza di te e partire dal presupposto che quello dell’avvocato è un mestiere che deve essere approfondito costantemente.

Non bisogna mai fermarsi alla fase di studio, ma approfondire continuamente qualsiasi argomento.

——————————–

LEGGI ANCHE:

A che punto siamo con la transizione digitale in Italia?

Salvo l’ergastolo ostativo e rinviata la riforma Cartabia

A che punto siamo con la transizione digitale in Italia?

La trasformazione digitale ha introdotto alcuni termini nel nostro vocabolario, che rapidamente sono diventati di uso comune, come Spid, servizi cloud e fatturazione elettronica.

La pandemia ha sicuramente accelerato il processo di digitalizzazione, sia per i cittadini che per le imprese. L’ultimo rapporto Istat certifica che l’Italia è al terzo posto nella graduatoria per l’utilizzo dei servizi cloud, subito dopo Svezia e Finlandia. Mentre è in cima alla classifica per quanto riguarda la fatturazione elettronica.

Servizi digitali per cittadini e imprese

Negli ultimi dieci anni sono nate molte realtà che hanno cavalcato il trend della trasformazione digitale- Per esempio, i trust services provider sono società che offrono servizi digitali a cittadini e imprese al fine di garantire il valore legale delle transazioni online ma anche per interfacciarsi con la PA.

Ad oggi i trust services sono un’infrastruttura strategica per l’Italia, con ricadute importanti sul Pil nazionale.

Nello specifico, i servizi offerti da un trust services provider sono Pec, firma digitale, conservazione di documenti e SPID. Sono soluzioni utili per comunicare, interagire ed effettuare delle transazioni con valore legale e in maniera certificata.

Il processo di digitalizzazione, oltre a permettere di alleggerire i costi e di rendere più veloci alcuni processi, riduce anche l’impatto ambientale: permette di risparmiare carta e di perdere delle ore in mezzo al traffico.

European Digital Identity Wallet

Anche se la pandemia ha accelerato la trasformazione digitale, il boom vero e proprio deve ancora arrivare. Tra due anni, infatti, entrerà in vigore l’European Digital Identity Wallet (EUDI), il prossimo step per l’identità digitale, sia in Italia che in Europa.

All’interno dell’EUDI troveremo diverse identità digitali, come, per esempio, la versione dematerializzata dei documenti di identità, ma anche attestazioni certificate e non.

La Commissione europea vuole permettere a cittadini e imprese di accedere ad un sistema di riconoscimento che dia la possibilità di utilizzare e archiviare dati collegati all’identità digitale per accedere a un set di servizi. Se tutto va bene, l’EUDI sarà nelle mani dei cittadini europei entro settembre 2023.

L’obiettivo è la creazione di un’app che consente all’utente di avere pieno controllo di tutti i suoi dati, decidendo quali informazioni condividere e con chi. L’app garantirà la sicurezza delle informazioni degli utenti mentre utilizzano il wallet e chiarirà i processi di utilizzo e condivisione dei dati, affinché un utente possa prendere decisioni consapevoli.

La CIE potrà sostituire lo SPID

Una novità pubblicata in Gazzetta Ufficiale pochi giorni fa è che la carta d’identità elettronica (CIE) potrà sostituire lo SPID. L’Italia, infatti, sta facendo grandi passi in avanti per quanto riguarda l’identità digitale.

Fino ad oggi, infatti, il codice univoco utilizzato per accedere ai servizi online era soltanto lo SPID – anche se l’art. 65 del codice dell’amministrazione digitale prevedeva di già 3 diverse modalità di identificazione: CIE, SPID e CNS.

In molti hanno già adottato la CIE come principale modalità di accesso ai servizi, anche se è ancora necessario avere con sé la carta. Per entrare nei portali, infatti, la CIE deve essere riconosciuta attraverso un’applicazione. Inoltre, bisogna avere il sensore RID/NFC dove avvicinare il documento per autorizzare l’accesso.

Il sensore è disponibile sugli smartphone, ma la procedura potrebbe essere piuttosto macchinosa. Questo decreto semplificherà l’accesso e la fruizione dei servizi tramite CIE.

SPID gratis per la Pubblica Amministrazione

Il Dipartimento della Funzione pubblica ha recentemente firmato un avviso pubblico per fornire identità digitale gratuita per tutti i dipendenti pubblici che sono ancora sprovvisti di SPID.

Commenta Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione: «Le identità SPID erogate in Italia hanno superato i 32 milioni. È un risultato importante, perché l’identità digitale permette l’accesso sicuro e inclusivo ai servizi della PA».

Continua: «Per questo il Governo si è impegnato a rendere il suo utilizzo più capillare e per questo ho voluto assicurare lo SPID gratuito a tutti i dipendenti pubblici. È un modo per rimarcare il loro ruolo da protagonisti in questa stagione di grande rinnovamento della PA. Più semplice, più digitale, più efficiente».

Le amministrazioni pubbliche interessate dovranno richiedere all’Agid una verifica dei sistemi di assegnazione e gestione delle credenziali rilasciate al personale. In caso di esito positivo, ogni dipendente potrà utilizzarle per richiedere l’attivazione dello SPID gratuitamente.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Salvo l’ergastolo ostativo e rinviata la riforma Cartabia

Quando il web diventa realtà: chi sono gli Incel e come possiamo difenderci

Salvo l’ergastolo ostativo e rinviata la riforma Cartabia

Il nuovo governo ha deciso di salvare l’ergastolo ostativo e di rinviare al prossimo 30 dicembre la riforma Cartabia sulla giustizia penale.

Spiega il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Questo rinvio non ha nessun impatto negativo sul Pnrr, anzi. Avremmo corso il rischio, dando attuazione immediata alla riforma, che per l’incompatibilità con le risorse disponibili, fosse inapplicabile. In questi due mesi avremo la possibilità di capire meglio le problematiche e di intervenire per la loro soluzione».

Secondo Nordio, il governo «ha accolto il grido di dolore di Procure, gip, Corti di Appello e Procure generale nel chiedere il rinvio dell’applicazione della riforma Cartabia che comunque va nella giusta direzione».

Senza questo slittamento (sempre secondo Nordio) ci sarebbe stato un enorme sovraccarico all’interno degli uffici giudiziari, e la gestione della norma della riforma che ha fatto diventare alcuni reati procedibili solo a querela sarebbe stata parecchio problematica.

Infatti, con poche risorse disponibili, avremmo visto montagne di fascicoli da esaminare al fine di accertare i reati ancora pendenti. Inoltre, i detenuti che stanno espiando una pena non avrebbero ragion d’essere, se il reato è improcedibile.

Una task force con i vertici di tutti i dipartimenti del ministero della Giustizia si occuperà di perfezionare le misure organizzative che sono già state avviate, assicurando anche adeguati supporti tecnologici, al fine di garantire migliori condizioni agli uffici giudiziari.

«E’ una giornata importante per la giustizia. Abbiamo accolto l’indicazione della Consulta con una norma che non compromette la sicurezza e la certezza della pena» garantisce Nordio, parlando di ergastolo ostativo.

Per poter accedere ai benefici penitenziari per questa tipologia di reati non basterà soltanto la buona condotta carceraria o partecipare al trattamento. Si dovranno fornire anche alcuni “elementi specifici” che escludano tutti i collegamenti con la criminalità organizzata.

Il giudice di sorveglianza, prima di decidere, dovrà sentire una serie di pareri, anche quello del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.

Il testo introduce anche modifiche per quanto riguarda la concessione della liberazione condizionale. La richiesta in questo caso potrà essere presentata dopo aver scontato almeno 30 anni di pena. Prevede, inoltre, una norma transitoria per i detenuti che hanno commesso reati prima dell’entrata in vigore della riforma.

L’Anm esulta per il rinvio della riforma Cartabia, mentre per i penalisti il dl ha «evidenti e gravi profili di incostituzionalità».

——————————–

LEGGI ANCHE:

Quando il web diventa realtà: chi sono gli Incel e come possiamo difenderci

Avvocato, conosci le cinque fasi del cambiamento?


LEGGI ANCHE

affettività carcere corte costituzionale

Carceri: battitura sulle inferriate per denunciare condizioni disumane

Giovedì 8 agosto, dalle ore 12:00 alle ore 12:30, si terrà una battitura nelle carceri italiane, con una replica prevista il 15 agosto alla stessa…

Greco (CNF): “Separazione carriere svolta necessaria, no a rinvii su riforma”

“Iter vada avanti senza ritardi, slittamento ddl comprometterebbe referendum e rinnovo del Csm libero da logiche correntizie”

Animali come esseri senzienti: svolta storica nella tutela penale con la Legge Brambilla

Approvata in via definitiva dal Senato, la riforma ridefinisce il ruolo giuridico degli animali, introduce pene più severe, nuove fattispecie di reato e strumenti più…

Quando il web diventa realtà: chi sono gli Incel e come possiamo difenderci

Chi sono le persone che si definiscono “Incel” e qual è il loro percorso all’interno del mondo del digitale? Il termine racchiude una precisa condizione che si è evoluta nel corso degli anni, e che ad oggi descrive gruppi di persone che si definiscono “celibi involontari”.

Non sono dei single, ma uomini che si sentono emarginati dalla società e dalle donne che “non li ritengono alla loro altezza”. Il motivo è che non sono né ricchi, né belli e non hanno nemmeno successo.

Vediamo insieme chi sono gli Incel e perché potrebbero rappresentare una minaccia.

Persone in cerca d’amore

Il movimento Incel nasce grazie a forum dedicati, anche se ora comincia a diffondersi in altri spazi online, come TikTok, Instagram, Discord e Twitch. Nel 2017, il sito Reddit ha chiuso la sua principale community Incel, che contava 41.000 membri.

Il termine Incel si è sviluppato a partire da una contrazione dell’espressione inglese “involuntary celibate” ovvero “celibe involontario”. La parola nasce nel 1993 a seguito di un’intuizione di una studentessa dell’Università di Ottawa, che si firmava come Alana. Grazie a lei è nato il forum Alana’s involuntary celibacy project.

Alana aveva aperto un sito web per persone sole in cerca d’amore: non aveva la minima idea che il suo sito avrebbe generato odio e rabbia verso le donne. Alana’s involuntary celibacy project avrebbe dovuto essere un luogo accogliente, dove pubblicare articoli e condividere la propria solitudine con altri utenti.

Alana ha abbreviato “involontariamente celibe” in “invcel”, che si è trasformato in “incel”. Dunque, all’inizio il termine Incel indicava qualsiasi individuo, di sesso maschile o femminile, che si sentiva profondamente solo.

Ma quando Alana ha abbandonato il blog, le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega.

Chi sono veramente gli Incel

Parliamo di una precisa categoria di persone, che si identifica in maschio, eterosessuale e celibe involontario. Quello che li contraddistingue è una forte disistima verso loro stessi e dal loro sentirsi inadeguati rispetto ai coetanei.

Credono di non essere all’altezza del genere femminile, in quanto non sono in grado di intrecciare con loro una relazione amorosa. Credono di essere dei perdenti, in continua competizione con gli altri.

Non possono essere identificati tutti come persone violente, dato che gli Incel racchiudono in loro una grande quantità di persone. Ma il loro livello di esasperazione porta a gravi forme di misoginia.

Si tratta di un fenomeno maschile, intriso di stereotipi che riguardano sia il mondo femminile sia quello maschile. Nella società occidentale, infatti, gli uomini vengono considerati come persone di successo soltanto se riescono ad avere rapporti d’amore con l’altro sesso.

Le donne, concepite come prede e trofei, preferirebbero i Chad, ovvero il maschio alfa, attraente e di successo.

Uscire dal web

Il fenomeno Incel è rimasto profondamente radicato nei blog fino al 2013. Poi, hanno cominciato a diffondersi gruppi di persone che hanno trasformato il fenomeno in una reale manifestazione di odio e di violenza.

Il termine ha raggiunto notorietà nel 2014, dopo la sparatoria di Elliot Rodger a Isla Vista in California, dove sono state uccise 6 persone e 14 sono rimaste ferite. Le vittime, secondo Rodger, erano responsabili di averlo rifiutato per tutta la vita.

L’assassino spiegò la sua condanna di eterno scapolo in un video, dove affermava di essere un «gentleman supremo, messo all’angolo dalla malvagità delle donne» che preferiscono i «ragazzi stupidi ma popolari».

La teoria Redpill

Questa teoria trae ispirazione dal celebre film “Matrix”, dove la pillola rossa (red pill) apre la mente del protagonista, Neo, mostrandogli la verità sulla realtà.

Quando un Incel entra in contatto con la teoria Redpill, capisce che il mondo di oggi lo mette in una condizione di svantaggio, facendolo diventare vittima della società.

I “redpillati” diventano uomini liberati, che comprendono che il femminismo e la rivoluzione sessuale sono la “sventura” dell’uomo etero, dato che le donne hanno la possibilità di scegliere liberamente il proprio partner, lasciando soli gli uomini “poveri e brutti”.

Una realtà irreale

Gli Incel si rifanno alla teoria LMS (Look, Money, Status), che afferma che la condizione economica, l’aspetto fisico e lo status sociale sono i parametri in grado di attrarre l’amore e le donne. Se un uomo non possiede queste caratteristiche, è destinato a restare tagliato fuori da qualsiasi tipo di rapporto, e rimarrà solo per tutta la sua vita.

Chiaramente è una rappresentazione non realistica, sessista e maschilista, che nasce da un modello sociale che rafforza il pensiero Incel. Inoltre, gli uomini Incel ritengono che sia stata l’emancipazione femminile ad escluderli dai loro rapporti con le donne.

Le donne diventano oggetti del desiderio, che contengono tutta la loro felicità negata. Se non viene conquistata, la donna diventa per l’Incel il conduttore di tutte le aspettative disattese. Nasce da qui la sensazione di insicurezza e inferiorità nei confronti delle donne.

Questo disagio, però, non si limita ai forum online, ma è radicato nella società.

Un fenomeno in crescita

Secondo il Guardian, il movimento Incel si intensifica sempre di più. I riferimenti online sono otto volte superiori rispetto al 2016, anno in cui i ricercatori hanno cominciato a monitorare i contenuti misogini del web.

Nel 2016, in media, nei forum Incel si registravano 112 riferimenti al giorno di termini misogini estremi, associati alle parole pugno, pugnalata, spara, attacco. Oggi siamo arrivati a 849 riferimenti al giorno.

In questi gruppi, le donne vengono definite come NP, ovvero non persone – anche se per alcuni l’acronimo sta per narcisiste patologiche.

Tale aumento ai riferimenti alla violenza deve essere preso sul serio, dato che ci sono stati oltre 50 casi di violenza correlata agli Incel dal 2014.

In un’intervista rilasciata a BBC, Alana ha dichiarato che: «Anche nei forum Incel di oggi è una cosa positiva che le persone siano amiche tra loro. Sarebbe meraviglioso se riuscissero a trovare una visione più positiva della vita. Se riuscissero a costruire forti amicizie e ad ottenere supporto emotivo dove ce n’è bisogno».

Rivolgere la rabbia verso l’esterno

La narrazione delle donne malvagie non è qualcosa di nuovo, ma comincia da un equivoco che gli Incel includono nella loro ideologia. Tutto parte dall’enfatizzazione del corpo, che viene ridotto ad un mero oggetto del desiderio di donne considerate superficiali e attratte soltanto dall’apparenza.

Gli Incel ritengono di avere dei brutti corpi, e per questo si sentono esclusi dalla società, che è responsabile di farli sentire emarginati. Per loro diventa più semplice caricare la pistola piuttosto che vedersi sotto una luce migliore, rivolgendo tutta la loro rabbia verso l’esterno.

La vera pericolosità degli Incel, dunque, sta proprio nella loro scarsa capacità di lavorare su loro stessi.

Riconoscere le emozioni

Degli Incel non si discute molto. Anzi, è un fenomeno sottovalutato: si tende ad ignorare il problema, addirittura normalizzandolo.

Non è semplice difendersi da questa condizione, perché gli uomini Incel sono difficili da riconoscere. Sarebbe opportuno raggiungere la radice del problema per lavorare sulla prevenzione. Il primo passo, dunque, passa attraverso l’educazione dei ragazzi, dando loro strumenti adeguati per riconoscere e gestire le loro emozioni.

Fondamentale anche l’intercettazione dei primi segnali di malessere per intervenire il prima possibile, per tornare in possesso dei sentimenti e delle emozioni che tutti proviamo.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Avvocato, conosci le cinque fasi del cambiamento?

BeReal: il nuovo social che odia la perfezione

Avvocato, conosci le cinque fasi del cambiamento?

La maggioranza delle persone (e noi avvocati non siamo da meno) aspetta magicamente che la fata turchina compaia nella loro vita, per prenderli per mano e accompagnarli saltellando in un mondo fantastico. Ma la realtà è molto diversa.

La maggior parte di noi sa bene che cosa vuole cambiare nella propria vita: qualcuno vorrebbe smettere di fumare, perdere qualche chilo, portare a termine un progetto o finire gli ultimi esami dell’università.

Tuttavia, ogni volta che decidiamo di intraprendere un percorso di cambiamento, corriamo il rischio di ritrovarci in brutto circolo vizioso. Vediamo insieme di che cosa si tratta.

Emotional Cycle of Change

I ricercatori americani Don Kelley e Daryl Conner, negli anni ’70 notarono che molti individui che avevano affrontato un cambiamento si erano ritrovati ad attraversare cinque fasi, caratterizzate da un preciso vissuto emotivo.

Nacque da qui il nome Emotional Cycle of Change, letteralmente il Ciclo Emotivo del Cambiamento. L’espressione può tornarci utile in quanto ci consente di conoscere anticipatamente gli ostacoli che incontreremo lungo il nostro sentiero del cambiamento. Ma soprattutto, ci permette di riconoscere i nostri stati d’animo.

Montagne russe emotive

Quando parliamo degli alti e bassi della vita, non ci rendiamo conto che questi momenti sono molto più reali di quanto possiamo immaginare. Ma soprattutto, influenzano tantissimo le nostre giornate e i nostri risultati.

Mentre affrontiamo un cambiamento volontariamente, cominciamo una corsa su una montagna russa emotiva. Dobbiamo assolutamente essere pronti ad andare incontro a questa situazione.

Vediamo qual è l’atteggiamento mentale corretto e le azioni concrete da mettere in atto per evitare di ritrovarsi incastrati nella “Valle della disperazione”.

Motivazione ai massimi livelli: l’ottimismo ingiustificato

Primo giorno di un nuovo progetto.

Primo gennaio.

Primo del mese.

Conosciamo tutti l’entusiasmo di cominciare un percorso e di rincorrere un nuovo obiettivo. Ci sentiamo pervadere da questa irrazionale e ingiustificata sensazione di invincibilità. La nostra motivazione è ai massimi livelli.

È una fase che non dura, ma è proprio qui che dovremmo porre le fondamenta che ci porteranno al successo. Nello specifico, ecco due azioni pratiche da compiere in questi primi giorni di percorso di cambiamento:

  • scriviamo una lista dei benefici che ci aspettiamo da questo tipo di cambiamento. Cerchiamo di non tralasciare nulla: la lista, infatti, ci aiuterà a “cristallizzare” l’entusiasmo, e diventerà preziosissima nei momenti di sconforto e difficoltà;
  • tiriamo il freno a mano: dopo aver intrapreso un cambiamento abbiamo la tendenza a strafare, per poi avere il fiato corto dopo soltanto pochissimi km. È sempre bene cominciare il nostro percorso in maniera graduale, tenendoci al di sotto di quelle che crediamo le nostre potenzialità e focalizzandoci esclusivamente sulla nostra costanza.

L’ottimismo ingiustificato non dura. Ci troveremo presto a fare i conti con la seconda fase del ciclo emotivo del cambiamento.

Andare a sbattere contro la realtà: il pessimismo giustificato

Dopo poche settimane o pochi giorni dall’inizio del nostro percorso di cambiamento andremo inevitabilmente a sbattere contro la realtà. Le difficoltà che incontreremo lungo il nostro sentiero andranno ad aumentare la frustrazione e l’assenza di risultati ci porterà a mettere in discussione l’impegno preso con noi stessi.

Nel nostro cervello cominceranno a risuonare frasi come:

“Stai sbagliando qualcosa”

“I sacrifici che stai facendo non serviranno a nulla”

“Forse c’è una soluzione più rapida”

“Non ha senso continuare”

“Ma sì dai, uno sgarro non è la fine del mondo”

“Lo farò domani, giuro!”

Questi pensieri negativi ci portano dritti dritti nella Valle della disperazione.

Chi sono i “mollaccioni”

Eccoci nel luogo dove vanno a finire tutti i tentativi di cambiamento della maggior parte delle persone: la Valle della disperazione.

La motivazione dei primi tempi, infatti, è ormai andata a farsi benedire, e la forza di volontà è diventata un lontano ricordo. Davanti a noi vediamo un arido deserto, dove crescono soltanto sconfitte e frustrazioni.

Eccoci pronti a mollare. E in molti lo fanno. Mollano.

I “mollaccioni” trascorrono la loro vita oscillando tra l’esaltazione di un nuovo luccicante obiettivo e la depressione che deriva dal sporcarsi le mani per raggiungere veramente un obiettivo.

Sono persone che smaniano continuamente per nuovi progetti, ma alla fine non concludono mai nulla. Dunque, soltanto se saremo in grado di oltrepassare la Valle della disperazione potremmo emergere dalla mediocrità.

Scale a chiocciola

Le persone che superano la fase del pessimismo giustificato, oltre ad affidarsi alla forza di volontà, instaurano degli incoraggianti meccanismi di realismo.

Pensaci un attimo: perché, nel passato, hai mollato tutte le volte che il gioco si faceva duro? Perché avevi cominciato a percorrere una scala a chiocciola, e non ne intravedevi la fine. Vedevi soltanto tantissimi gradini che si aggrovigliavano l’uno sopra l’altro. Più guardavi in alto, più ti scoraggiavi.

Ma il segreto sta proprio qui. Per uscire dalla Valle della disperazione dobbiamo focalizzarci sul prossimo scalino, per approdare finalmente nella fase del realismo incoraggiante.

Date di scadenza e auto-valutazioni

Diamoci una data di scadenza, per auto-valutare i progressi che sono stati fatti. Tiriamo le somme del nostro percorso di cambiamento soltanto in quella data.

Dobbiamo sforzarci di ignorare i risultati che stiamo ottenendo prima di quel giorno: concentriamoci soltanto sulle azioni giornaliere.

Arrivata la data di scadenza, valutiamo i progressi. Se li abbiamo ottenuti, cerchiamo di fare di più di quello che si è dimostrato funzionare. Se, invece, i risultati sono stati al di sotto delle nostre aspettative, avremo comunque ottenuto delle preziose informazioni, che ci saranno utili per sperimentare un nuovo approccio (al quale assegneremo un’ulteriore data di scadenza).

Se siamo pragmatici e ci concentriamo esclusivamente sul prossimo gradino, metteremo più facilmente da parte il pessimismo, sviluppando un atteggiamento di speranza e ottimismo.

Un meritato ottimismo giustificato

Rimanere focalizzati sulle singole azioni quotidiane, per un periodo di almeno 90 giorni, ti consentirà di entrare nella quarta fase del tuo ciclo emotivo del cambiamento, ovvero, l’ottimismo giustificato.

Finalmente tutto comincerà ad andare nel verso giusto. I tuoi progressi diventeranno sempre più visibili, non dubiterai più del percorso intrapreso e saprai bene come affrontare i nuovi ostacoli.

Il tuo cambiamento non sarà completo: dovrai andare a cementificare i risultati ottenuti. In che modo? Aiutando gli altri!

Infatti, tu sei uno dei pochi che sono riusciti a superare la Valle della disperazione. Se vuoi rafforzare i tuoi progressi, mettiti a disposizione di quelle persone che stanno affrontando un cambiamento simile al tuo.

Guidale, spronale nei momenti di maggior difficoltà, dimostra loro con il tuo esempio che ottenere un cambiamento profondo e duraturo è possibile! Sarai l’estensione della forza di volontà di una persona, e al tempo stesso ricorderai a te stesso quanto è importante restare focalizzato sui tuoi obiettivi, per non perdere tutti i progressi fatti.

Celebriamoci!

Arriviamo, dunque, all’ultima fase del nostro ciclo emotivo del cambiamento: la celebrazione!

Se il cambiamento che ci eravamo promessi di fare diventerà finalmente realtà, non dobbiamo commettere l’errore di darlo per scontato. Premiamoci, celebriamo il traguardo raggiunto e riconosciamo i nostri meriti.

Dobbiamo sempre comunicare al nostro cervello che quello che siamo stati in grado di fare è stato meraviglioso! Soltanto in questo modo andremo ad instaurare un circolo virtuoso che ci farà raggiungere mete sempre più alte e ambiziose.

——————————–

LEGGI ANCHE:

BeReal: il nuovo social che odia la perfezione

Spear phishing: che cos’è e come possiamo difenderci

BeReal: il nuovo social che odia la perfezione

Cosa conta di più: essere o apparire?

Quando scrolliamo la home di Instagram o di Facebook ci imbattiamo in fotografie di corpi e vite perfette, che diventano a tutti gli effetti stereotipi da imitare e che vanno ad incidere sull’autostima delle persone.

Si vanno a delineare degli standard di vita e di bellezza che causano problemi nell’accettare i propri difetti o il proprio status economico e sociale. Per questi motivi, l’anno scorso la Norvegia ha adottato una legge che obbliga le persone a dichiarare se nelle foto pubblicate ci sono o meno dei filtri.

In generale, negli ultimi tempi, sta nascendo un tipo di narrazione di sé molto meno selettivo. Diversi influencer hanno deciso, infatti, di instaurare un rapporto più spontaneo e sincero con i loro seguaci, mostrandosi spesso al naturale.

Come funziona BeReal

Dopo anni di celebrazione della ricchezza e di un mondo di fantasia, c’è sempre più voglia di realtà. Le foto scattate vicino a macchine di lusso cominciano a starci strette. Sempre più persone sono interessate a vedere com’è il mondo reale: ecco che entra in gioco BeReal!

È un social che rappresenta un ritorno alle cose noiose, quelle che facciamo tutti nella nostra routine: ma che per questo sono reali.

BeReal nasce nel 2020, in Francia, grazie all’idea di due ragazzi: Kevin Perreau e Alexis Barreyat. È partita sotto tono, ma durante l’estate di quest’anno l’app è esplosa in tutto il mondo, con oltre 40 milioni di installazioni.

Dopo aver scaricato l’app e inserito pochi dati, si è già operativi. Il sistema ci avverte una volta al giorno con una notifica di scattare una foto di quello che stiamo facendo. O meglio, due: una con la fotocamera interna e una con quella esterna.

Abbiamo a disposizione soltanto 2 minuti per scattare le foto e pubblicarle sul nostro profilo. La differenza tra BeReal e gli altri social sta proprio nell’input al post: quando pubblicare? A che ora? È BeReal che ce lo dice, con l’obiettivo di mostrare agli amici momenti di pura realtà: senza filtri o esagerazioni.

Appartenenza e intimità

Il forte accento dell’app sull’autenticità lo distingue da tutti gli altri social. Non è un concetto completamente nuovo: esistono da sempre i blog “confessionali”, oppure i secondi profili Instagram dove pubblicare versioni più disordinate di noi stessi, ritenute inadeguate per i profili principali.

In quanto esseri umani, cerchiamo appartenenza e intimità: questo concetto sta alla base del progetto BeReal. Cerchiamo di presentare le migliori versioni di noi stessi, anche se vogliamo essere accettati per quelli che siamo veramente.

Elevare il banale in arte

Questo processo è avvenuto anche nella storia dell’arte. All’inizio, gli artisti ritraevano le persone mentre erano addobbate con i loro gioielli e vestiti migliori. Soltanto più avanti le persone hanno deciso di dipingere la quotidianità, ed il risultato è stato rivoluzionario: si è elevato il banale in pura arte.

Anche la fotografia e i social media sono andati verso la stessa strada. All’inizio, in molti utilizzavano i social media come un album fotografico, salvando soltanto le loro foto migliori. E ancora prima della diffusione degli smartphone, una persona non aveva la possibilità di scattare molte foto.

Ma oggi, tutto questo sta cambiando. L’autenticità della vita reale sarà inevitabile. Anche se è più semplice presentare una facciata di noi stessi, il desiderio di essere amati e accettati per quello che siamo è radicato in noi.

Non deve essere per forza tutto perfetto

Tuttavia, dobbiamo tener presente che anche l’autenticità può essere curata, compromessa. Anch’essa segue delle tendenze. Dunque, condividere ogni secondo delle nostre vite non è una cosa possibile, in quanto la condivisione si trasformerebbe in una performance.

Ogni generazione cerca la sua identità: chi siamo noi veramente? Oppure, chi vogliamo essere? I social sono diventati il luogo migliore per rispondere a queste domande. Grazie ad uno schermo che ci divide dalla realtà, possiamo giocare con le nostre varie identità e vedere quella che più si adatta a noi.

Ci contraddiciamo? E così sia! Potremmo pubblicare sia il pasto perfetto su Instagram sia un selfie mentre mangiamo il cibo del fast food a letto su BeReal: siamo sempre noi. BeReal cerca di normalizzare l’idea che alcuni giorni sono soltanto giorni. Non deve essere per forza sempre tutto perfetto.

TikTok Now

TikTok ha deciso di implementare le sue funzioni con una simile a BeReal. Si chiama TikTok Now, e ha lo scopo di «creare un’esperienza completamente nuova che connette le persone».

Funzionerà esattamente come BeReal: ogni giorno, TikTok invierà ai propri iscritti una notifica, chiedendo loro di scattare foto o video di massimo 10 secondi. I creator avranno il pieno controllo di chi potrà o meno interagire o visualizzare i contenuti.

TikTok ha dichiarato di prestare molta attenzione alla sicurezza dell’app quando vengono introdotte delle nuove funzionalità. Per esempio, se un utente con meno di 16 anni crea un account per utilizzare TikTok Now, il suo account sarà impostato come privato di default.

Ig Candid

Anche Instagram non sta perdendo tempo e ha deciso di introdurre la nuova funzionalità “IG Candid”. Una nuova funzione che permette agli utenti la pubblicazione del contenuto in una finestra temporale ben precisa, per veicolare foto e video “più reali” di quelli che vengono postati dopo revisioni e modifiche.

Non sarebbe la prima volta che una app di Meta prende spunto dalle app rivali. Pensiamo alle stories rubate da Snapchat, e ai reels, parenti dei video TikTok.

Alessandro Paluzzi, un noto sviluppatore, avrebbe confermato la mossa di Instagram. La feature, attualmente è disponibile in test, e senza fornire programmazione apre una finestra improvvisa di 2 minuti in cui un utente potrà pubblicare una foto “reale”.

——————————–

LEGGI ANCHE:

Spear phishing: che cos’è e come possiamo difenderci

Avvocato, attenzione alla luminosità del PC!

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto