ChatGPT alla sbarra: l’IA protagonista nei Tribunali di Roma e Firenze

ChatGPT, il più noto sistema di intelligenza artificiale generativa, finisce al centro del dibattito giuridico italiano. Due recenti vicende, rispettivamente nei Tribunali di Roma e Firenze, riportano l’attenzione sulle implicazioni legali e deontologiche dell’utilizzo di questi strumenti nel contesto professionale e giudiziario.

Roma: la legittimità della sanzione del Garante

La prima vicenda riguarda direttamente OpenAI, società statunitense creatrice di ChatGPT, che ha presentato ricorso contro il provvedimento n. 755/2024 con cui il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto una sanzione amministrativa di 15 milioni di euro. Le violazioni contestate vanno dalla mancata notifica di un data breach alla carenza di una base giuridica per il trattamento dei dati, fino all’insufficiente tutela dei minori.

Il procedimento, iscritto al n. R.G. 4785/2025, è ora all’esame del Tribunale di Roma, che con ordinanza del 21 marzo ha sospeso cautelarmente il provvedimento del Garante, subordinandone però l’efficacia al versamento di una cauzione da parte di OpenAI. I giudici dovranno pronunciarsi nel merito sulla proporzionalità della sanzione e sulla legittimità delle contestazioni, ma la posta in gioco è ben più ampia.

La decisione del Tribunale romano potrebbe tracciare una linea guida per il futuro assetto regolatorio italiano ed europeo in materia di IA, in un momento in cui la Commissione UE sta valutando una semplificazione del GDPR. Un verdetto atteso, quindi, non solo dai giuristi ma anche dai decisori politici e dai player tecnologici.

Firenze: le “allucinazioni” di ChatGPT negli atti difensivi

La seconda vicenda, meno eclatante ma altrettanto significativa, proviene dal Tribunale di Firenze. In un procedimento in materia di marchi e contraffazione, uno degli avvocati ha fatto uso di ChatGPT per una ricerca giurisprudenziale. Il risultato? Sentenze inesistenti, generate dal sistema in quella che viene comunemente definita “hallucination”.

Nonostante l’errore, il Tribunale ha scelto di non sanzionare il legale, ritenendo che il riferimento a decisioni mai emesse non abbia inciso sulla sostanza della strategia difensiva. Tuttavia, l’episodio ha sollevato interrogativi cruciali sull’affidabilità dell’IA generativa e sulle responsabilità professionali nell’uso di strumenti digitali.

Verso una regolamentazione etica e giuridica

Nel frattempo, numerose imprese ed enti pubblici stanno adottando policy interne sull’uso dell’intelligenza artificiale, a testimonianza di una crescente consapevolezza sull’urgenza di governare – e non subire – l’innovazione.

Se da un lato l’IA rappresenta una straordinaria opportunità per il mondo del lavoro e per la giustizia, dall’altro ne emerge la necessità di fissare regole chiare, evitando improvvisazioni pericolose. E i giudici italiani, da Roma a Firenze, sembrano ormai chiamati a fare da apripista in questo nuovo e delicato territorio.


LEGGI ANCHE

Cybersicurezza: operazione di Eurojust smantella un malware per il furto di dati

Un’importante operazione internazionale, coordinata dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, ha portato alla chiusura di tre server che ospitavano "infostealer", un tipo di malware…

Disinformazione e Legal Marketing: il Fact-Checking diventa bussola etica (e istituzionale)

Dalla gestione della reputazione agli obblighi normativi, il controllo delle informazioni è ormai una priorità strategica anche per gli studi legali. In gioco non c’è…

CNF: l’avvocato deve accertare l’identità del cliente prima di accettare l’incarico

La sentenza chiarisce che, se un avvocato omette tale verifica e successivamente scopre la falsità delle generalità dichiarate dal cliente senza rinunciare tempestivamente al mandato,…

Addizionale sull’energia bocciata dalla Consulta: era contraria al diritto UE

È incostituzionale l’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica prevista dal decreto-legge 511/1988, poi abrogata nel 2012. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 43/2025, depositata il 15 aprile, accogliendo la questione sollevata dal Tribunale di Udine. Secondo la Consulta, la norma istitutiva della tassa violava il diritto dell’Unione europea poiché destinava genericamente il gettito “in favore delle province”, senza indicare alcuna finalità specifica, come invece richiesto dalle direttive comunitarie in materia di fiscalità energetica.

La Corte ha richiamato in tal senso la giurisprudenza di legittimità, in particolare la Cassazione (sent. 27101/2019 e ord. 24373/2024), che ha già chiarito come la genericità della destinazione dell’imposta non sia sufficiente a giustificarne la compatibilità con il diritto UE, essendo assimilabile a una finalità meramente di bilancio.

Nel valutare la questione, la Consulta ha inoltre fatto riferimento alla recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (11 aprile 2024, causa C-316/22 Gabel), che ha aperto alla possibilità per il cliente finale di agire direttamente contro lo Stato qualora non possa rivalersi sul fornitore. Tuttavia, a seguito della pronuncia di incostituzionalità – che ha effetto ex tunc, salvo per i rapporti già esauriti – sarà ora possibile per i clienti agire direttamente nei confronti dei fornitori per ottenere la restituzione dell’indebito, lasciando a questi ultimi l’eventuale azione di rivalsa verso lo Stato.

Nel merito, la Corte ha quindi dichiarato:

  1. l’illegittimità costituzionale dell’art. 6, commi 1, lett. c), e 2 del d.l. 511/1988 (come modificato dal d.lgs. 26/2007), per contrasto con i vincoli europei;
  2. inammissibile la costituzione in giudizio del Consorzio energia Assindustria Vicenza – Energindustria;
  3. inammissibili le questioni sollevate dal Collegio arbitrale di Vicenza in merito all’art. 14, comma 4 del Testo unico sulle accise (d.lgs. 504/1995), per carenza di rilevanza nel giudizio a quo.

Una sentenza destinata ad avere rilevanti ricadute anche sul contenzioso pendente, restituendo ai consumatori la possibilità di recuperare somme indebitamente versate nel passato.


LEGGI ANCHE

cassetto fiscale agenzia delle entrate

Cassetto Fiscale: il nuovo servizio dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha creato il “cassetto fiscale”, un archivio online in cui il contribuente può consultare tutti i documenti fiscali. Il nuovo servizio consente…

Nuove norme per rafforzare la cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali dell’UE

L’odierna adozione del regolamento di esecuzione coincide con il termine entro il quale gli Stati membri devono recepire la direttiva NIS2 nel diritto nazionale.

Inps: Unaep, la Cassazione dà ragione agli avvocati su trattenute Irap

"L'Ente non può fare gravare l'imposta sui suoi dipendenti né in via diretta né indiretta". "Tali decisioni, oltre a restituire giustizia ai nostri colleghi che…

Testamento valido anche con monosillabi: la Cassazione dà ragione al de cuius

Il testamento è valido anche se il testatore, affetto da un grave deficit motorio, ha espresso la propria volontà con semplici monosillabi o movimenti della testa. Lo ha affermato la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9534 depositata ieri, respingendo i ricorsi dei fratelli del de cuius, che contestavano la validità dell’atto per presunta assenza di una chiara dichiarazione di consenso.

Secondo i giudici della Seconda sezione civile, “la modalità espressiva adottata dal testatore era perfettamente coerente con le sue condizioni fisiche, senza che ciò infici la genuinità e la piena manifestazione della volontà testamentaria”. Confermata così la decisione della Corte d’appello di Genova, che aveva accertato come l’infermità fosse di natura motoria, senza intaccare la capacità di intendere e volere.

Il de cuius, si legge in sentenza, risultava lucido sia nel procedimento per l’interdizione, conclusosi con una semplice inabilitazione, sia nei colloqui con il consulente tecnico d’ufficio e i medici curanti. Il notaio, rispettando le formalità previste dall’art. 603 del codice civile, aveva letto la scheda testamentaria alla presenza dei testimoni, raccogliendo le conferme da parte del testatore secondo le modalità a lui possibili.

La Suprema Corte ribadisce: “Non si può negare validità al consenso manifestato attraverso monosillabi o movimenti del capo, se questa è l’unica forma di comunicazione compatibile con lo stato fisico del testatore, e se tale volontà risulta chiara e coerente”.

Sul fronte procedurale, la Cassazione ha inoltre respinto l’eccezione relativa alla presenza di giudici onorari nel collegio d’appello. Ha infatti ricordato che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 41/2021, ha ritenuto temporaneamente tollerabile la partecipazione dei giudici ausiliari nei collegi, in attesa della piena attuazione della riforma della magistratura onoraria, fissata al 31 ottobre 2025.

Fino a tale data, dunque, le sentenze emesse con la partecipazione dei giudici onorari non possono essere annullate solo per questo motivo.


LEGGI ANCHE

Stiamo per assistere alla ribellione delle macchine? Miti e realtà dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi tempi sono stati pubblicati tantissimi articoli e appelli riguardo i sistemi di intelligenza artificiale, diffondendo l’idea che presto le macchine si ribelleranno a…

Java 8.451 toglie la funzionalità Java FX

Oracle ha rilasciato la versione di Java 8u451 dove il modulo Java FX non risulta più funzionante.

Gratuito patrocinio: compensazione con i contributi previdenziali fino al 30 aprile

La misura consente agli avvocati di recuperare più rapidamente i crediti vantati dallo Stato per il patrocinio a spese dello Stato. Il tetto di compensazione…

Il processo telematico e la trappola degli avvocati

Solo pochi giorni fa, un Tribunale della Libertà ha dichiarato inammissibile un’istanza di riesame relativa a un sequestro preventivo, semplicemente perché il sistema della cancelleria non riusciva a “leggere” la firma digitale del difensore. Firma che era perfettamente regolare, come dimostrato da una consulenza tecnica. Fortunatamente, in quel caso, si è ottenuta una remissione in termini. Ma il dato resta: oggi basta un intoppo informatico a compromettere un diritto di difesa.

È solo uno dei molti esempi di quello che Giandomenico Caiazza, avvocato e già presidente dell’Unione delle Camere Penali, definisce una vera e propria “lotteria del deposito atti”. Una quotidiana trappola per i difensori, in balia di interpretazioni soggettive di alcuni cancellieri o dei malfunzionamenti di un Portale telematico che avrebbe dovuto semplificare e che invece complica, quando non tradisce.

E intanto, nei Palazzi di Giustizia, si è consolidato un doppio binario: PM e giudici hanno accesso pieno al fascicolo telematico; gli avvocati no. Possono solo depositare, sperando che la procedura venga accettata. “Siamo soggetti esterni al Portale – scrive Caiazza – dei paria che partecipano alla lotteria, incrociando le dita”.

Ma il problema, più che tecnico, è culturale. La cultura inquisitoria – continua Caiazza – considera ancora PM e giudici i veri padroni di casa, e gli avvocati come ospiti tollerati, meglio se silenziosi. Una cultura che oggi si è persino aggravata: si è perso quel principio del favor impugnationis che un tempo tutelava la volontà di impugnare anche in caso di errori formali.

Oggi è il contrario: si attende il minimo inciampo – una PEC all’indirizzo sbagliato, una firma “non leggibile” – per dichiarare l’inammissibilità, falcidiando i ricorsi e gonfiando le statistiche. “Il problema – conclude Caiazza – si fa ogni giorno più serio”. E mina, alla radice, i princìpi del giusto processo.


LEGGI ANCHE

nuova funzionalità pagopa

PagoPA: su IO una nuova funzionalità per l’accesso rapido

PagoPa ha annunciato l’introduzione sull’app dei servizi pubblici IO una nuova modalità per l’accesso rapido, che consente l’autenticazione con SPID o CIE soltanto una volta…

Cassa Forense: Bando per l’assegnazione di contributi per le spese di frequenza dei centri estivi dei figli minori degli iscritti

Cassa Forense ha indetto un bando per il 2023 per l’assegnazione di contributi per le spese di frequenza dei centri estivi diurni, con uno stanziamento…

Trump, archiviati quasi tutti i suoi guai giudiziari

L’immunità presidenziale e i tempi legali lasciano aperte poche questioni in sospeso

Sicurezza e scontro istituzionale: l’ANM contro il decreto del Governo

Dal rafforzamento degli organici alle nuove carceri, passando per l’uso delle tecnologie. Il decreto Sicurezza del Governo Meloni – appena entrato in vigore – sta già generando una scia di polemiche e tensioni istituzionali. A pochi giorni dalla firma del Capo dello Stato, l’Associazione Nazionale Magistrati ha alzato i toni, arrivando a contestare la legittimità costituzionale di alcune disposizioni del provvedimento.

La Giunta esecutiva centrale dell’ANM ha espresso forti perplessità su quello che definisce “un impianto normativo che non si concilia con i principi costituzionali di offensività, tassatività, ragionevolezza e proporzionalità”, arrivando a evocare un potenziale conflitto con le prerogative del Quirinale. Un atto di rottura, non casuale né sottotono, che apre un nuovo fronte tra magistratura e Governo, dopo quelli già caldissimi su immigrazione e riforma della giustizia.

Nel mirino dell’ANM, in particolare, le nuove fattispecie di reato che puniscono comportamenti “disproporzionati” durante manifestazioni pubbliche, come l’occupazione di edifici o la resistenza a pubblico ufficiale. Misure ritenute troppo vaghe, suscettibili di abusi e lesive dei diritti fondamentali. A Milano, due avvocati – Eugenio Losco e Mauro Straini – hanno già presentato un’eccezione di incostituzionalità, chiedendo il rinvio degli atti alla Consulta.

Ma il clima è acceso anche nelle piazze. Domenica scorsa, tra la “follia” degli ultrà a Roma e il corteo milanese dei “pro-Palestina”, si è tornati a parlare di sicurezza e ordine pubblico, anche per la presenza sospetta di un agente in borghese con abbigliamento riconducibile all’estrema destra. Il bilancio del Viminale parla chiaro: oltre 50 agenti feriti solo nel fine settimana.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha subito difeso l’operato delle forze dell’ordine, promettendo nuove misure a tutela degli agenti e definendo “strumentali” le polemiche. Anche il centrodestra fa quadrato: per Maurizio Gasparri (FI), “le critiche dell’ANM non intaccheranno il lavoro del Parlamento, che voterà presto il decreto, anche con lo strumento della fiducia”.

Dalla Cgil all’Anpi, dai giuristi democratici ad Amnesty International, si è però levato un coro di voci critiche contro quello che viene descritto come un provvedimento liberticida, figlio di una deriva autoritaria.

Il conflitto è appena iniziato. E la sicurezza, da questione pratica, è diventata – ancora una volta – il simbolo di uno scontro ideologico e istituzionale che attraversa il Paese.


LEGGI ANCHE

Google al contrattacco: la sfida AI è appena cominciata

Il colosso di Mountain View rilancia la sua intelligenza artificiale: Gemini, Project Astra e nuove tecnologie per non cedere terreno a ChatGPT e alle big…

scritta referendum

Ministero: “Piattaforma referendum nuovamente in funzione”

Il blocco segnalato nelle scorse ore era dovuto ad una richiesta eccezionale di accessi che ha portato ad oltre sessantamila tentativi in un’ora, causando il…

condominio-green pass

Condominio e Green pass: quando serve?

Anammi ha rilasciato il vademecum con le istruzioni per il corretto utilizzo del certificato verde Dal 15 ottobre, il Green pass è obbligatorio per accedere…

Intelligenza artificiale sul lavoro: sì, ma con supervisione umana obbligatoria

L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nei luoghi di lavoro, ma non potrà mai agire da sola: ogni sua decisione dovrà essere supervisionata e validata da un essere umano. È questo uno dei capisaldi delle Linee Guida per l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, diffuse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e ora in consultazione pubblica fino al 21 maggio 2025 sulla piattaforma PartecipaPa.

L’obiettivo del documento è chiaro: definire un perimetro etico e giuridico all’utilizzo dell’IA nei contesti aziendali, nel rispetto del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR). Secondo le Linee guida, non è ammesso che algoritmi o sistemi automatizzati prendano decisioni critiche senza la validazione finale di una persona qualificata, in grado di comprenderne le implicazioni.

Per garantire questo principio, viene introdotta una figura centrale: il supervisore umano, che dovrà essere formalmente incaricato con un contratto di lavoro specifico. Questo contratto dovrà indicare in modo chiaro compiti, prerogative e tutele, dal momento che al supervisore spetta anche il potere – e la responsabilità – di smentire o interrompere il funzionamento del sistema di IA, arrivando persino a sospendere la produzione di beni o servizi.

Un ruolo tutt’altro che simbolico, che richiede una riorganizzazione interna delle aziende: il supervisore umano dovrà agire in piena autonomia, senza vincoli gerarchici né conflitti di interesse. Inoltre, non potrà coincidere con il responsabile della protezione dei dati (DPO), poiché entrambi i ruoli sono chiamati a operare in coordinamento, ma su piani distinti.

Le Linee guida chiariscono anche un altro aspetto essenziale: i lavoratori devono sempre essere informati su come e quando viene utilizzata l’intelligenza artificiale che li riguarda, così da poter esercitare il loro diritto alla contestazione in caso di valutazioni errate o discriminatorie.

Nel quadro tracciato dal Ministero, quindi, l’adozione dell’IA non può essere cieca né deresponsabilizzante. Serve trasparenza, serve controllo, ma soprattutto serve l’intervento consapevole e costante della componente umana, per fare in modo che la tecnologia sia uno strumento di supporto – e non un sostituto – del lavoro e della dignità delle persone.


LEGGI ANCHE

Siamo sempre più vicini all’identità digitale europea. È la fine di Spid?

È cominciata la resa dei conti sull’identità digitale unica europea. Il Parlamento Ue ora dovrà decidere se dare l’ok all’avvio dei negoziati con Consiglio e…

Divieto di pubblicare testi completi delle ordinanze di custodia cautelare: ecco la “norma Costa”

Il nuovo decreto vieta ai giornalisti di divulgare il testo completo delle ordinanze di custodia cautelare, comprese le intercettazioni, gli interrogatori e altri materiali sensibili.…

Gratuito patrocinio, al via il pagamento di compensi arretrati 2019

Gratuito patrocinio, al via il pagamento di compensi arretrati 2019

Il Ministero della Giustizia  procederà al pagamento integrale dei compensi arretrati relativi al 2019 accumulati dagli avvocati che prestano gratuito patrocinio. La notizia è stata…

Magazzini del futuro: intelligenza artificiale e automazione rivoluzionano la logistica

Automazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie promettono di trasformare radicalmente il mondo della logistica, affrontando due grandi sfide del settore: la carenza di personale e l’alto rischio di infortuni sul lavoro. A dirlo è uno studio pubblicato da Zebra Technologies Corporation, azienda leader globale nella digitalizzazione e automazione delle attività in prima linea.

L’analisi, dal titolo “Elevating Every Move: the Formula for High-Performance Warehousing”, rivela che nel prossimo quinquennio il 60% dei responsabili di magazzino in Europa prevede di implementare sistemi basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo? Magazzini più sicuri, intelligenti ed efficienti.

Le tecnologie protagoniste di questa rivoluzione sono numerose: robot collaborativi (i cosiddetti cobots), dispositivi indossabili (wearables), esoscheletri, realtà aumentata, software di riconoscimento vocale e facciale, tutti strumenti già oggi integrati in molte operazioni logistiche.

Secondo lo studio, il 70% degli operatori di magazzino teme il rischio di infortuni sul posto di lavoro. Proprio per questo cresce in maniera chiara e inequivocabile la richiesta di una maggiore automazione, vista come alleata non solo per aumentare la produttività ma anche per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tra i benefici attesi: una raccolta dati più efficiente, gestione intelligente delle informazioni, miglior controllo qualità e flussi di lavoro più costanti e affidabili. Tutto questo porta a una maggiore soddisfazione del cliente e, al contempo, a un maggiore coinvolgimento dei dipendenti.

Infine, secondo molti responsabili logistici, l’impatto dell’automazione sul morale dei lavoratori è positivo. L’intelligenza artificiale, infatti, non viene percepita come un sostituto, ma come uno strumento che riduce le fatiche e i rischi, valorizzando il ruolo umano nelle operazioni.

Ci troviamo dunque di fronte a una trasformazione profonda, che richiederà un’attenta gestione del cambiamento. Ma se ben guidata, questa rivoluzione potrà garantire un futuro più sicuro, efficiente e sostenibile per tutto il settore della logistica.


LEGGI ANCHE

Oltre Bitcoin ed Ethereum, l’esplosione dei token fantasma

Un mercato da 4mila miliardi di dollari che vive di diluizione continua, scarsa trasparenza e rischi per il retail

Bilaterale Italia-GB, Nordio: piena disponibilità a collaborare con Londra

Il ministro della Giustizia a Londra per una serie di visite istituzionali ha incontrato il nuovo Lord Chancellor e Segretario di Stato alla giustizia britannico…

tributaristi specializzazione

Riforma previdenziale forense, le proposte di AIGA per un nuovo patto generazionale

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati, con una propria delegazione guidata dal Presidente Carlo Foglieni, ha incontrato ieri 15 aprile 2024  il Presidente di Cassa Forense Valter…

“Vuoi giustizia, paga!”: avvocati contro la riforma del contributo unificato

Ha sollevato forti preoccupazioni nell’avvocatura romana la riforma del contributo unificato introdotta dall’ultima legge di bilancio, che subordina al pagamento del contributo stesso, l’iscrizione della causa a ruolo. “In pratica – sottolineano il Presidente e il Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Roma Paolo Nesta e Alessandro Graziani – chi vuole avere giustizia deve pagare, indipendentemente da qualsiasi valutazione giuridica sugli atti del futuro procedimento “.

Il parere pro veritate dei professori avvocati Giorgio Costantino e Antonino Galletti, evidenzia forti perplessità di rilievo costituzionale proprio per il fatto che l’esercizio dell’azione in giudizio viene subordinato al pagamento di una somma di denaro.

Di qui la decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma di rivolgersi al Procuratore generale della Corte di Cassazione affinché si faccia promotore presso la Suprema Corte ed essa eserciti la sua funzione interpretativa della legge.

“Giuridicamente l’unica via percorribile – sottolineano Il Presidente Nesta ed il Segretario  Graziani – è quella di pervenire all’enunciazione, da parte della Corte e nell’interesse della legge, della corretta interpretazione della disciplina legale applicabile ed alla valutazione della costituzionalità della normativa introdotta, al fine di non arrivare all’assurdo di attribuire direttamente al cancelliere il potere-dovere di impedire l’instaurazione o la prosecuzione di ogni processo. In spregio del diritto di difesa, che è garantito dalla Costituzione”.

“Altre iniziative, tanto scenografiche quanto inutili, lasciano il tempo che trovano”, concludono Nesta e Graziani.


LEGGI ANCHE

Suicidio assistito, ok della Camera

Arriva l’ok della Camera alla possibilità di porre volontariamente fine alla vita Lo scorso 10 marzo la Camera approva con 253 sì, 117 no, e 1 astenuto la proposta di legge sul fine vita. Ora, il…

Sai come riconoscere una fake news?

La disinformazione si trova ovunque: tra fake news, falsificazioni, mezze verità, propaganda, bugie e deepfake, in rete non si è mai al sicuro. In che…

Bonus a tempo: da settembre carta spesa, elettrodomestici, psicologo e auto elettriche

In arrivo nuove misure di sostegno per famiglie e cittadini con redditi medio-bassi. Dalla card prepagata di 500 euro agli incentivi per rottamare vecchi veicoli:…

Meta addestrerà l’intelligenza artificiale con i post pubblici su Facebook e Instagram

Meta ha annunciato un’importante novità che coinvolgerà milioni di utenti europei: i modelli di intelligenza artificiale dell’azienda verranno addestrati anche attraverso i contenuti pubblici condivisi su Facebook e Instagram da utenti adulti. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità e l’efficacia dell’assistente virtuale Meta AI, disponibile gratuitamente su Instagram, WhatsApp e Messenger, capace di rispondere a domande, aiutare nella creazione di contenuti e supportare l’organizzazione di attività quotidiane.

Non saranno utilizzati né i messaggi privati né i contenuti pubblicati da utenti sotto i 18 anni. Meta ha infatti precisato che la privacy delle comunicazioni personali resta al sicuro, così come l’esclusione dei minori è una misura di tutela conforme alle normative europee.

L’azienda californiana ha spiegato che l’uso di dati pubblici è essenziale per istruire l’IA a comprendere dialetti, modi di dire, sfumature linguistiche e culturali tipiche dell’Europa. Dopo quasi un anno di attesa, la decisione arriva con il via libera dell’Irish Data Protection Commission e dell’European Data Protection Board, che hanno fornito le necessarie garanzie legali.

Come opporsi

Gli utenti dell’Unione Europea riceveranno nei prossimi giorni notifiche — via email e direttamente nelle app — contenenti informazioni sul nuovo trattamento dei dati e un link per opporsi all’utilizzo dei propri contenuti a fini di addestramento. “Abbiamo reso il modulo facile da trovare, leggere e compilare”, assicura Meta, precisando che saranno rispettate anche le opposizioni già ricevute.

Un bilanciamento tra innovazione e privacy

Il colosso tech sottolinea che la raccolta di dati pubblici sarà fondamentale per rendere l’IA più efficace e contestuale, anche rispetto alle specificità culturali e linguistiche del Vecchio Continente. Tuttavia, la possibilità di rifiutare rappresenta un’importante salvaguardia per gli utenti e una conferma del ruolo centrale che le autorità europee giocano nella tutela della privacy digitale.

Il dibattito tra innovazione e diritti digitali è destinato a restare aperto, ma almeno in questo caso gli utenti avranno una scelta.


LEGGI ANCHE

Quando la voce inganna: riconoscere le frodi telefoniche e difendere i propri dati

Quasi 4 milioni di italiani bersaglio di truffe legate a telefonia e messaggistica: ecco come si muovono i truffatori, perché sono efficaci e le azioni…

OCF, Avvocati e Telematica: «Subito una piattaforma unica»

Il mese di novembre 2022 è stato certamente il peggiore per quanto riguarda il rapporto tra telematica e avvocati. Ci sono stati gravissimi ritardi e…

Femminicidio, nuova norma: chi uccide perde ogni diritto sulle spoglie della vittima

Via libera definitivo della Camera alla legge che modifica codice penale e regolamento di polizia mortuaria. L’autore del delitto non potrà più decidere su sepoltura…

Finti rimborsi, falsi messaggi INPS e curriculum inesistenti: il Ministero della Salute lancia l’allerta anti-phishing

Il Ministero della Salute ha lanciato un nuovo allarme sul proprio sito ufficiale: è in circolazione una truffa via email che, sfruttando il nome dell’istituzione, promette un rimborso economico di 234,40 euro per un presunto pagamento in eccesso al Servizio Sanitario Nazionale. Un messaggio studiato nei dettagli per apparire credibile, con tanto di rassicurazioni sulla riservatezza dei dati trattati.

Ma è tutto falso. Il Ministero avverte: “Non cliccate sui link contenuti nella mail, non fornite alcun dato personale e cancellate immediatamente il messaggio”. La truffa è stata già segnalata ai Nas.

Il raggiro si aggiunge a una lunga lista di frodi digitali che negli ultimi mesi stanno prendendo piede tra sms, email e app di messaggistica. A finire nel mirino, anche strumenti fondamentali della pubblica amministrazione, come lo SPID. L’INPS ha infatti segnalato la diffusione di sms che, spacciandosi per comunicazioni ufficiali, tentano di sottrarre dati personali per creare identità digitali fasulle e utilizzarle a scopo illecito. L’istituto previdenziale è chiaro: “L’INPS invia solo sms privi di link cliccabili”.

Un altro caso riguarda il falso curriculum. La truffa inizia con una telefonata: “Abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro”. Ma dietro c’è un tentativo di phishing che sfrutta l’attesa legittima di chi è davvero in cerca di occupazione. Il numero chiamante è italiano, ma sconosciuto, e il fine è sempre lo stesso: ottenere dati o convincere l’utente a cliccare su link pericolosi.

Non meno insidiosa è la truffa del “voto per la figlia di un’amica”: arriva tramite WhatsApp, invitando a votare per un concorso di danza. Ma il link porta a una richiesta di login seguita da un sms da copiare: in quel momento, l’account WhatsApp viene violato e il messaggio-trappola viene inoltrato automaticamente a tutti i contatti della vittima.

Infine, gli esperti ricordano che questi tentativi rientrano tutti nelle tecniche di phishing e smishing: due forme di frode informatica che puntano a carpire informazioni personali tramite email o sms. La regola d’oro resta sempre la stessa: non cliccare su link sospetti, non fornire mai dati personali o finanziari e contattare direttamente l’ente ufficiale in caso di dubbi.

Nel dubbio, meglio una verifica in più che un conto svuotato.


LEGGI ANCHE

Madre condannata a risarcire il figlio

Ostacola le visite con il padre: madre condannata a risarcire direttamente il minore L’aver ostacolato le visite del figlio con il padre le era già…

Lavoro trasferito e sostituito dall’IA, l’intelligenza artificiale entra esplicitamente tra le cause di licenziamento

Quattro dipendenti di Maersk, colosso del settore logistico e marittimo, sono stati lasciati a casa: le loro mansioni saranno trasferite nelle Filippine, sostituite in parte…

Violazioni della privacy: prima di Strasburgo obbligatorio il reclamo al Garante

La CEDU: l’Autorità italiana, pur non essendo giurisdizionale, garantisce una tutela efficace

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto