Google ha reso disponibile a chiunque, in tutto il mondo, l’accesso a SynthID Detector, lo strumento che verifica la presenza del watermark SynthID nei contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Per usarlo è sufficiente caricare un file su synthid.com e autenticarsi con un account Google, Apple oppure OpenAI: il sistema analizza immagini, video e tracce audio alla ricerca della filigrana digitale invisibile introdotta nel 2023.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, dal lancio della tecnologia sono stati marcati oltre 180 miliardi tra immagini e video, e l’equivalente di 240.000 anni di contenuti audio. Lo strumento riconosce non solo i contenuti prodotti dai sistemi di Google, ma anche quelli realizzati con le tecnologie dei partner del programma SynthID — OpenAI, Nvidia e Kakao — mentre Apple è indicata come partner di prossima integrazione. Google precisa che la sola funzione di verifica, già incorporata in Search, nell’app Gemini e nel browser Chrome, gestisce complessivamente oltre un milione di richieste al giorno.
L’iniziativa si inserisce nel quadro normativo che impone obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici: l’articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) richiede che i contenuti generati o manipolati dall’IA siano marcati in modo da risultare riconoscibili, con obblighi che decorrono progressivamente dall’agosto 2026.
La verifica dell’autenticità di immagini, audio e video è ormai un passaggio ricorrente nelle cause di diffamazione, nel contenzioso sul diritto d’autore e nella gestione di prove digitali potenzialmente alterate o generate con IA, inclusi i casi di deepfake usati a fini di frode o diffamatori. Uno strumento di verifica gratuito e di ampia copertura, pur non costituendo da solo prova legale di autenticità, può diventare un primo riscontro utile in fase istruttoria.

