Intelligenza artificiale nella giustizia, il caso Cagliari riapre il dibattito. L’OCF chiede regole e controlli indipendenti

L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nelle aule di giustizia italiane, sollevando interrogativi sui limiti del suo utilizzo da parte di magistrati e avvocati. Due sviluppi recenti riportano al centro il tema: l’ordinanza n. 182/2026 della Corte d’appello di Cagliari e il nuovo intervento dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), che chiede regole chiare, verifiche indipendenti e un coinvolgimento diretto dell’Avvocatura nella governance degli strumenti di IA destinati alla giurisdizione.

Il caso sardo riguarda una sentenza nella quale è rimasta una frase che sembra provenire da un’interazione con un chatbot: «Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza, coerente con l’impostazione che vuoi adottare e strutturato in modo tecnicamente solido». Per la Corte, la presenza di questa espressione costituisce un indizio dell’impiego di un sistema di intelligenza artificiale nella fase redazionale del provvedimento, ma non dimostra, da sola, che il giudice abbia delegato all’algoritmo l’interpretazione della legge, la valutazione delle prove o la decisione.

La pronuncia richiama l’articolo 15 della legge n. 132/2025, che riserva al magistrato queste funzioni, senza escludere l’utilizzo dell’IA come supporto alle attività preparatorie e redazionali. Il punto, dunque, non è soltanto stabilire se sia stato utilizzato un chatbot, ma verificare quale ruolo abbia concretamente svolto nella formazione della decisione.

Avvocati e giudici, due pesi e due misure?

La vicenda riapre una questione delicata: la diversa valutazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei professionisti del diritto. Mentre per gli avvocati l’impiego di questi strumenti è già al centro di contestazioni legate, tra l’altro, alla produzione di citazioni inesistenti e alla mancata verifica dei risultati, nel caso del giudice la presenza di una traccia dell’IA non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare una delega della funzione decisoria.

Il confronto, tuttavia, richiede cautela: la pronuncia non stabilisce che l’utilizzo dell’IA da parte del magistrato sia sempre legittimo, così come l’impiego da parte dell’avvocato non costituisce automaticamente una violazione. Restano centrali la verifica dei contenuti, la responsabilità professionale e il rispetto delle norme applicabili. La questione è capire quali criteri oggettivi debbano essere utilizzati per valutare le condotte di entrambi gli operatori, evitando sia divieti indiscriminati sia presunzioni di correttezza prive di verifiche concrete.

L’OCF: algoritmi verificabili e tutela della difesa

Su questo terreno si inserisce il comunicato stampa dell’OCF dell’8 ottobre 2026, intitolato «Giustizia, OCF: Avvocatura e magistratura accendono i fari sull’AI, ora regole e controlli indipendenti». L’organismo sottolinea come la diffusione dell’intelligenza artificiale nella giustizia richieda garanzie condivise, con particolare attenzione alla trasparenza degli algoritmi, alla sovranità dei dati giudiziari e alla parità di accesso agli strumenti tecnologici.

Il comunicato richiama inoltre un documento sottoscritto da oltre cinquanta dirigenti di uffici giudiziari italiani, tra cui presidenti di tribunale, presidenti di Corte d’appello e procuratori, che sollecita una valutazione pubblica e condivisa dei decreti attuativi della legge n. 132/2025. Il documento pone l’accento sulla necessità di proteggere i dati processuali e garantire che l’introduzione dell’IA non comprometta l’autonomia del giurista.

Per l’OCF, il controllo sui sistemi non può essere affidato esclusivamente a chi li sviluppa, fornisce o utilizza. Servono organismi terzi e indipendenti capaci di verificarne il funzionamento, insieme a garanzie sulla gestione dei dati contenuti negli atti processuali, nelle intercettazioni e nei fascicoli che riguardano parti, testimoni e soggetti vulnerabili.

Un altro punto centrale è la parità delle armi: l’innovazione non deve creare una giustizia nella quale magistratura, accusa e difesa dispongano di strumenti differenti senza poter conoscere e contestare il funzionamento delle tecnologie impiegate. Da qui la richiesta di un coinvolgimento stabile dell’Avvocatura nella definizione, nella sperimentazione e nel monitoraggio dei sistemi destinati agli uffici giudiziari.

La sfida è trovare regole comuni

Il caso di Cagliari e l’intervento dell’OCF affrontano due aspetti complementari dello stesso problema. Da una parte, occorre distinguere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto redazionale dalla delega di funzioni che la legge riserva al magistrato. Dall’altra, è necessario assicurare che gli strumenti adottati siano verificabili, sicuri e compatibili con il diritto di difesa.

La sfida per il sistema giudiziario italiano sarà trasformare questi principi in regole operative, controlli effettivi e criteri di responsabilità applicabili a tutti gli operatori. L’intelligenza artificiale può contribuire a rendere più efficiente il lavoro giuridico, ma la sua introduzione non può prescindere dalla trasparenza e dalla possibilità di verificare come viene utilizzata. La decisione deve restare umana; la tecnologia, invece, deve poter essere sottoposta a controlli adeguati.

Stabilicum: la Camera approva la nuova legge elettorale, al voto nel 2027 con premio di maggioranza e preferenze

La Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale che regolerà le prossime elezioni politiche, previste nel 2027. Il governo l’ha battezzata Stabilicum, nome che richiama l’obiettivo dichiarato del testo: evitare le fasi di incertezza post-elettorale che hanno caratterizzato diverse legislature italiane e permettere la rapida formazione di un governo sorretto da una maggioranza solida. Le opposizioni, con intento critico, la chiamano invece Melonellum.

Il sistema si fonda su un impianto proporzionale: i seggi parlamentari vengono distribuiti tra partiti e liste in proporzione ai voti ottenuti. L’elemento che differenzia lo Stabilicum da un proporzionale puro, però, è un premio di maggioranza di entità rilevante. Alla coalizione che supera il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato viene assegnato un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori, con un tetto massimo di 220 deputati su 400 e 113 senatori su 200. In termini percentuali, una coalizione che raggiunge la soglia del 42% può quindi ottenere una maggioranza parlamentare compresa tra il 52% e il 55% alla Camera e tra il 52% e il 56,5% al Senato — percentuali che potrebbero risultare anche leggermente più alte, dato che il calcolo non tiene conto dei seggi assegnati nella circoscrizione Estero. È inoltre prevista una soglia di sbarramento: restano esclusi dal parlamento i partiti che non raggiungono il 3% dei voti e le coalizioni che non arrivano al 10%.

Il meccanismo del premio, calibrato su una soglia raggiungibile ma non scontata, è pensato per incentivare la formazione di coalizioni ampie prima del voto, piuttosto che alleanze di governo negoziate dopo le elezioni. Se invece nessuna coalizione dovesse superare il 42% dei voti in entrambi i rami del parlamento, il sistema resterebbe un proporzionale puro, senza premio: una configurazione che ricorda da vicino il sistema adottato nella cosiddetta Prima Repubblica, tra il 1948 e il 1992, quando i partiti si presentavano divisi alle elezioni e le maggioranze di governo nascevano da accordi politici successivi al voto. Proprio per questo, osservatori e commentatori hanno segnalato il rischio opposto a quello dichiarato dal governo: in assenza di una coalizione sopra soglia, la legge potrebbe produrre instabilità anziché la stabilità promessa dal suo stesso nome.

Un nodo giuridico rilevante riguarda le modalità di assegnazione del premio, calcolato sulla base di un unico listone nazionale che le coalizioni compongono prima delle elezioni. Questo meccanismo ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale, in particolare per l’elezione del Senato: l’articolo 57 della Costituzione stabilisce infatti che il Senato debba essere eletto su base regionale, mentre il premio nazionale previsto dallo Stabilicum prescinde dall’esito del voto nelle singole regioni, tenendo conto soltanto del risultato complessivo a livello nazionale. Non è escluso che il tema venga sottoposto al vaglio della Corte costituzionale, come già accaduto per precedenti leggi elettorali italiane (il “Porcellum” e l’”Italicum” furono entrambi in parte dichiarati incostituzionali dalla Consulta).

La seconda novità di rilievo introdotta dal testo riguarda il voto di preferenza, assente nelle due leggi elettorali precedenti (il “Rosatellum”, in vigore dal 2017). Per ciascun collegio elettorale, ogni partito presenterà una lista di sei candidati, e gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, nel rispetto di un vincolo di alternanza di genere: tra i nominativi scelti dovrà comparire almeno una donna e almeno un uomo. Non tutti i seggi, tuttavia, saranno assegnati sulla base delle preferenze: sopra i sei nomi in lista, la scheda elettorale riporterà un “capolista bloccato”, figura che non compete per le preferenze ma viene eletta automaticamente per prima, qualora il partito raggiunga un numero di voti sufficiente.

Per gli elettori e per i partiti, il risultato pratico è un sistema ibrido: una parte della rappresentanza resta nelle mani delle segreterie di partito attraverso il capolista bloccato, mentre un’altra parte torna, dopo anni di liste interamente bloccate, nella disponibilità diretta dell’elettore.

Trump consegna a Musk la National Medal of Science: “Il Thomas Edison dei giorni nostri”

Il presidente Donald Trump ha consegnato a Elon Musk la National Medal of Science durante una cerimonia tenutasi giovedì 8 ottobre 2026 presso lo U.S. Institute of Peace di Washington. Insieme a Musk hanno ricevuto lo stesso riconoscimento il co-fondatore di Google Sergey Brin, l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang e l’amministratrice delegata di AMD Lisa Su.

Secondo una nota della Casa Bianca, Musk è stato premiato per “risultati ingegneristici di straordinaria ambizione”, che avrebbero fatto avanzare l’esplorazione spaziale, i sistemi intelligenti e le comunicazioni, aprendo un nuovo capitolo per la manifattura americana. Nel suo discorso, Trump ha definito Musk un “titano industriale” e il “Thomas Edison dei giorni nostri”, elogiandone la capacità di trasformare la fantascienza in realtà.

Il riconoscimento arriva dopo mesi di rapporti altalenanti tra i due: Musk aveva sostenuto Trump nella fase finale della campagna 2024 e, dopo il ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025, ne era diventato il responsabile di fatto del Department of Government Efficiency (DOGE), impegnato nel taglio della spesa pubblica. I rapporti si erano poi deteriorati dopo le critiche di Musk al pacchetto di spesa “One Big Beautiful Bill”, sfociate in uno scontro pubblico. La cerimonia segna quindi anche un riavvicinamento: Musk è atteso co-dirigere “Project Meridian”, uno studio del Dipartimento della Difesa sul futuro della guerra, volto a individuare le armi e le tecnologie di cui le forze armate statunitensi avranno bisogno.

Il riconoscimento assume un significato particolare anche alla luce del ruolo sempre più centrale delle tecnologie sviluppate dalle aziende di Musk nella strategia industriale e militare degli Stati Uniti. Dall’esplorazione spaziale con SpaceX ai sistemi di intelligenza artificiale, fino alle comunicazioni satellitari, le sue imprese operano in settori considerati cruciali per la competitività americana nei confronti della Cina. Un eventuale ritorno a una collaborazione più stretta con il Pentagono potrebbe rafforzare ulteriormente questo legame, riaprendo al tempo stesso il dibattito sui rapporti tra governo, grandi aziende tecnologiche e interessi della difesa nazionale.

La premiazione rappresenta quindi non soltanto un riconoscimento dei risultati industriali di Musk, ma anche un segnale del peso che l’amministrazione Trump attribuisce agli imprenditori tecnologici nella propria visione del futuro economico e strategico del Paese.

Anthropic vieta gli abusi verbali contro Claude: arriva il blocco per chi insulta il chatbot

Anthropic ha aggiornato la propria politica d’uso di Claude introducendo, per la prima volta in modo esplicito, il divieto per gli utenti di insultare o maltrattare sistematicamente il chatbot. In caso di comportamento abusivo persistente, Claude può interrompere la conversazione, che resta la principale misura prevista. L’azienda non ha chiarito se in futuro introdurrà anche il blocco dell’account. La regola si applica soltanto ai casi estremi e non riguarda chi esprime insoddisfazione, scrive contenuti creativi dai toni cupi o testa e studia il modello.

La novità segue l’annuncio dell’agosto 2025, quando Anthropic aveva comunicato la possibilità per alcune versioni di Claude di terminare conversazioni caratterizzate da comportamenti persistentemente dannosi o abusivi, nell’ambito della ricerca sul cosiddetto «benessere del modello». L’azienda precisa di non avere certezze sul fatto che i sistemi di intelligenza artificiale possano avere esperienze soggettive: la misura viene quindi presentata come un approccio prudenziale, non come il riconoscimento di una coscienza del chatbot.

L’aggiornamento introduce anche altre modifiche rilevanti. Sul fronte della disinformazione, un unico divieto copre ora le campagne commerciali o politiche ingannevoli, incluso l’occultamento del reale autore di un messaggio e l’amplificazione artificiale della diffusione attraverso account falsi. In materia elettorale sono vietati l’inganno degli elettori, la diffusione di informazioni false su candidati e procedure di voto, l’impersonificazione di funzionari elettorali e le attività volte a scoraggiare l’affluenza.

Sulle armi, il divieto si estende a software e componenti che contribuiscono al funzionamento degli armamenti, oltre che all’equipaggiamento di droni e veicoli autonomi per finalità di combattimento. La modifica arriva dopo tentativi segnalati di utilizzare Claude per sviluppare strumenti di controllo delle armi e punta a limitare non soltanto la costruzione materiale degli armamenti, ma anche le tecnologie che ne rendono possibile l’impiego.

Per quanto riguarda la sorveglianza, è vietato il tracciamento di persone senza consenso, sia in tempo reale sia attraverso l’analisi di dati già esistenti. Claude non può essere utilizzato per decidere chi indagare, arrestare o incriminare, né per sviluppare strumenti di sorveglianza. Restano invece possibili alcuni impieghi legittimi, come il rilevamento delle frodi e la moderazione dei contenuti, nel rispetto delle condizioni previste dalla policy.

Regole più precise per un’IA sempre più potente

Secondo Anthropic, le modifiche servono soprattutto a chiarire i limiti già previsti e ad adattarli alle capacità crescenti dei modelli. Il nuovo testo affronta infatti rischi che vanno dalla manipolazione dell’opinione pubblica all’impiego militare e al controllo delle persone.

Resta da capire come verranno applicate concretamente le nuove disposizioni e quali criteri consentiranno di distinguere una critica legittima da un comportamento abusivo. Il punto centrale, tuttavia, è più ampio: con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, le aziende non sono chiamate soltanto a migliorare le prestazioni dei propri sistemi, ma anche a definire con maggiore precisione i limiti del loro utilizzo e le responsabilità degli utenti.

Violenza di genere, la Cassazione: “Il livido visibile è danno morale, non serve perizia”

Il caso riguarda una donna picchiata dall’ex marito e portata al pronto soccorso con un occhio nero. Tribunale e Corte d’appello le avevano riconosciuto solo il danno biologico, liquidato in misura contenuta trattandosi di una lesione lieve, e avevano negato il danno morale per difetto di prova specifica sulla sofferenza patita.

La Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che i giudici di merito si fossero fermati alla sola entità clinica della lesione senza valutare due circostanze decisive: l’ex marito viveva nelle vicinanze dell’abitazione della donna, che quindi conviveva con la paura quotidiana di incontrarlo, e i segni dell’aggressione sul volto erano visibili e non potevano essere occultati nella vita di relazione.

Per la Corte, il danno biologico è la lesione fisica accertata con criteri medico-legali, mentre il danno morale è la sofferenza interiore — paura, umiliazione, angoscia — che l’accompagna e che non può essere “assorbita” in una lesione biologica lieve. Il danno morale, scrivono i giudici, può essere provato anche per presunzioni: dai fatti accertati (l’aggressione, i segni visibili, la vicinanza dell’aggressore) il giudice può desumere la sofferenza senza bisogno di una perizia psicologica autonoma. La vergogna di mostrarsi in pubblico con segni “socialmente riconoscibili” di una violenza subita costituisce di per sé un pregiudizio alla serenità della vittima.

Per gli avvocati che assistono vittime di violenza domestica la pronuncia offre un argomento probatorio importante: nei procedimenti risarcitori non sarà più sufficiente limitarsi alla produzione del referto medico-legale, ma converrà valorizzare in modo esplicito, già in citazione, gli elementi presuntivi — contesto relazionale, visibilità delle lesioni, reiterazione della paura — su cui la Cassazione fonda oggi l’autonoma risarcibilità del danno morale.

Bruxelles dà il via libera ai conti italiani, ma il petrolio spaventa i mercati: giornata nera per Piazza Affari

La Commissione europea ha dato oggi una valutazione positiva alla richiesta italiana di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, presentata da Roma l’11 settembre. Nel briefing quotidiano a Bruxelles, un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’attivazione della clausola non mette a rischio la sostenibilità di medio termine dei conti pubblici italiani: “La nostra valutazione è positiva.” Il fascicolo passa ora al Consiglio dell’Unione europea, che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo; solo dopo quel passaggio la clausola potrà considerarsi ufficialmente attivata per l’Italia.

La clausola di salvaguardia nazionale è il meccanismo attraverso cui il governo punta a ottenere margini di flessibilità sul proprio bilancio per spese legate a energia e difesa, al centro delle richieste avanzate nei giorni scorsi nell’ambito del Documento programmatico di finanza pubblica: una flessibilità stimata in circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028. Il via libera della Commissione è un passaggio tecnico necessario prima che l’Italia possa effettivamente scostarsi dai normali vincoli di bilancio europei per finanziare quelle voci di spesa, in un contesto in cui il Paese resta comunque soggetto alla procedura per deficit eccessivo.

La giornata sui mercati, però, è stata segnata da ben altra turbolenza. Il petrolio è balzato di oltre il 5% nel corso della mattinata, con il Brent che ha toccato i 105,3 dollari al barile (+5,04%) e il WTI americano salito a 92,7 dollari (+5,05%). A pesare sulle quotazioni è il timore di un nuovo attacco militare statunitense contro l’Iran, nell’ipotesi che possa avvenire prima delle elezioni di midterm americane. Piazza Affari ha risentito del clima di tensione, chiudendo la seduta in calo dell’1,41%, in una giornata dominata dai timori per l’inflazione e per i tassi d’interesse, mentre Bankitalia segnala che le imprese italiane si attendono già un aumento dei prezzi legato ai rincari delle materie prime.

Per il governo, la combinazione di questi due fattori — il via libera comunitario sulla flessibilità di bilancio da un lato, lo shock energetico dall’altro — complica ulteriormente l’impostazione della manovra 2027, già descritta dallo stesso esecutivo come “prudente” vista la ristrettezza dei margini di spesa disponibili.

Uno studio legale costa sempre di più: quanto paga davvero Cassa Forense per farlo crescere?

Mentre gli studi legali affrontano costi crescenti per adeguare le proprie dotazioni tecnologiche — dai software di gestione agli strumenti di cybersicurezza, fino ai primi abbonamenti a servizi di intelligenza artificiale — Cassa Forense mette a disposizione, con il bando n. 8/2026, un fondo di 1,8 milioni di euro per il rimborso parziale di queste spese. Il contributo copre il 60% della spesa sostenuta, al netto dell’IVA, fino a un massimo di 2.000 euro per ciascun professionista iscritto, o per ciascun iscritto facente parte di uno studio associato o di una società tra avvocati; non sono ammesse domande per importi di contributo inferiori a 300 euro.

Il calcolo pratico è semplice: un avvocato che nell’ultimo anno e mezzo ha speso, ad esempio, 3.300 euro più IVA per rinnovare computer, firewall e un abbonamento annuale a un servizio di intelligenza artificiale per lo studio, può ottenere un rimborso di 2.000 euro, pari al tetto massimo previsto dal bando — oltre il 60% della spesa netta effettivamente sostenuta. Per chi ha speso cifre più contenute, ad esempio 1.000 euro, il rimborso sarà di 600 euro, comunque superiore alla soglia minima dei 300 euro sotto cui la domanda non viene accolta.

Rientrano tra le spese rimborsabili: personal computer desktop e notebook, monitor, tablet, cuffie e webcam, stampanti e scanner, software antivirus e gestionali di studio, firewall, abbonamenti a piattaforme di videoconferenza, dispositivi di storage e server, servizi di cybersicurezza e abbonamenti a servizi di intelligenza artificiale. Per ogni categoria di spesa è rimborsabile un solo acquisto, e sono ammesse le spese sostenute dal 1° gennaio 2025 fino al 28 aprile 2026, giorno precedente la pubblicazione del bando.

Il bando n. 8/2026 non è isolato, ma fa parte di un pacchetto di quattro misure aperte dallo stesso 16 luglio 2026, con la medesima scadenza del 30 ottobre salvo un’eccezione. Il bando n. 6/2026 rimborsa al 50%, fino a 1.500 euro, l’allestimento di sale per videoconferenze negli studi; il bando n. 7/2026 sostiene al 60%, fino a 1.000 euro, le spese di preparazione all’esame di abilitazione per i praticanti under 35 iscritti da non oltre sei anni, inclusi corsi, Scuole Forensi e manuali; il bando n. 17/2026, con scadenza anticipata al 30 settembre, destina fino a 3.000 euro alle famiglie numerose degli iscritti con almeno tre figli under 26, tramite graduatoria Isee. Un professionista che rientra in più categorie — penso al collaboratore di studio under 35 con famiglia numerosa che ha appena rinnovato la propria postazione di lavoro — può in teoria cumulare più bandi, ciascuno con la propria domanda e documentazione.

Le domande si presentano esclusivamente online sul sito cassaforense.it, fino alle 24:00 del 30 ottobre 2026; i fondi vengono assegnati secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento dello stanziamento disponibile. Con la chiusura ormai a fine mese, gli studi che hanno sostenuto spese di ammodernamento tecnologico negli ultimi due anni e non hanno ancora presentato domanda hanno poche settimane residue per raccogliere fatture e documentazione di spesa e completare la procedura, senza aspettare l’ultimo giorno utile.

Cassa Forense, il voto che decide i prossimi quattro anni: oggi ultimo giorno in molti Fori

Sono in corso, dal 5 al 9 ottobre, le elezioni per il rinnovo del Comitato dei Delegati di Cassa Forense per il quadriennio 2027-2030, indette con provvedimento del presidente dell’ente del 13 febbraio 2026. Il voto si svolge collegio per collegio, in corrispondenza dei distretti di Corte d’appello, con modalità e orari stabiliti da ciascun Ordine circondariale in base al Regolamento elettorale dell’ente; a livello nazionale la chiusura delle urne è fissata uniformemente alle 13:00 dell’ultimo giorno utile.

Gli Ordini territoriali hanno organizzato il voto con orari differenziati: a Milano i seggi, allestiti nella Sala Avvocati del Palazzo di Giustizia, restano aperti dalle 8:30 alle 13:30 nei primi quattro giorni e fino alle 13:00 venerdì 9; a Padova la scadenza è anticipata, con urne aperte oggi dalle 9 alle 14 e, domani, nell’ultima mattinata fino alle 13.

Il Comitato dei Delegati è l’organo deliberativo di vertice di Cassa Forense: elegge il Consiglio di amministrazione e il presidente dell’ente, approva il bilancio preventivo e consuntivo e delibera sulle aliquote contributive e sulle prestazioni previdenziali e assistenziali riservate alla categoria. Le scelte del quadriennio entrante incideranno quindi direttamente su contribuzione, welfare e assistenza di tutti gli iscritti.

Per gli avvocati non ancora espressisi, la raccomandazione pratica è verificare presso il proprio Ordine circondariale gli orari residui di apertura dei seggi, le liste ammesse con il relativo manifesto elettorale pubblicato dalla Commissione elettorale, e i requisiti di elettorato attivo collegati all’iscrizione alla Cassa.

Cartelle mai notificate, la Consulta apre al ricorso immediato per il piccolo imprenditore sovraindebitato

Con la sentenza n. 160/2026 la Corte costituzionale si è pronunciata su una questione sollevata dal Giudice di pace di Milano con ordinanza del 3 novembre 2025, in un caso che vedeva protagonista un piccolo imprenditore che aveva scoperto dall’estratto di ruolo cartelle esattoriali per 4.200,54 euro mai notificategli, mentre si accingeva ad avviare una procedura di sovraindebitamento.

La questione riguardava l’art. 12, comma 4-bis, del Dpr 602/1973, come riscritto dal D.Lgs. 110/2024, che vieta di regola l’impugnazione autonoma dell’estratto di ruolo, ammettendola solo in ipotesi tassative. Il giudice rimettente dubitava della legittimità costituzionale della norma nella parte in cui non consente al debitore di contestare tempestivamente cartelle non notificate nell’ambito delle procedure del Codice della crisi d’impresa.

La Consulta ha dichiarato inammissibili i profili relativi agli articoli 77 e 117 della Costituzione sull’uso del decreto-legge. Ha ritenuto invece non fondate le altre censure, interpretando la norma in modo da ricomprendere la fase davanti all’Organismo di composizione della crisi (OCC) tra le ipotesi che legittimano l’impugnazione immediata. Di conseguenza, il piccolo imprenditore che ha avviato tale fase può contestare subito il ruolo e le cartelle non notificate, senza attendere un atto successivo della riscossione; resta fermo l’onere di provare un pregiudizio concreto e di documentare lo stato di sovraindebitamento.

Per i professionisti che assistono piccoli imprenditori in crisi, la pronuncia richiede di verificare preventivamente i requisiti dimensionali dell’art. 2 del Codice della crisi, documentare formalmente l’avvio della fase Occ come presupposto dell’azione, e motivare in modo puntuale il pregiudizio concreto sulla fattibilità del piano, poiché l’onere della prova resta a carico del debitore.

Google apre a tutti lo strumento che smaschera i contenuti creati dall’IA

Google ha reso disponibile a chiunque, in tutto il mondo, l’accesso a SynthID Detector, lo strumento che verifica la presenza del watermark SynthID nei contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Per usarlo è sufficiente caricare un file su synthid.com e autenticarsi con un account Google, Apple oppure OpenAI: il sistema analizza immagini, video e tracce audio alla ricerca della filigrana digitale invisibile introdotta nel 2023.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, dal lancio della tecnologia sono stati marcati oltre 180 miliardi tra immagini e video, e l’equivalente di 240.000 anni di contenuti audio. Lo strumento riconosce non solo i contenuti prodotti dai sistemi di Google, ma anche quelli realizzati con le tecnologie dei partner del programma SynthID — OpenAI, Nvidia e Kakao — mentre Apple è indicata come partner di prossima integrazione. Google precisa che la sola funzione di verifica, già incorporata in Search, nell’app Gemini e nel browser Chrome, gestisce complessivamente oltre un milione di richieste al giorno.

L’iniziativa si inserisce nel quadro normativo che impone obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici: l’articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) richiede che i contenuti generati o manipolati dall’IA siano marcati in modo da risultare riconoscibili, con obblighi che decorrono progressivamente dall’agosto 2026.

La verifica dell’autenticità di immagini, audio e video è ormai un passaggio ricorrente nelle cause di diffamazione, nel contenzioso sul diritto d’autore e nella gestione di prove digitali potenzialmente alterate o generate con IA, inclusi i casi di deepfake usati a fini di frode o diffamatori. Uno strumento di verifica gratuito e di ampia copertura, pur non costituendo da solo prova legale di autenticità, può diventare un primo riscontro utile in fase istruttoria.

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