“123456”: la password che ha esposto i dati di 8,8 milioni di persone

Una violazione su larga scala colpisce il registro anagrafico nazionale danese (CPR), con l’esposizione dei dati di circa 8,8 milioni di persone: 5,5 milioni di cittadini viventi e 3,3 milioni di deceduti, in un Paese che conta circa 5,9 milioni di abitanti. Al centro della vicenda una piccola società con sede a Odense, Pays ApS, abilitata a interrogare il CPR per servizi di verifica anagrafica e titolare di soli due dipendenti registrati.

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano danese Politiken, l’autore dell’intrusione avrebbe sfruttato almeno tre account della società — uno con privilegi di amministratore — protetti dalla password “123456”. Il punto di accesso iniziale sarebbe stata una credenziale trapelata, appartenuta a un ex dipendente di un’altra piccola azienda danese. Le autorità hanno confermato l’abuso dell’accesso legittimo al sistema, senza però validare ufficialmente il dettaglio sulla password.

Tra il 10 e il 20 settembre sono partite circa 14 milioni di interrogazioni automatizzate verso il CPR, per un accesso continuativo di 21 giorni e 17 ore. L’allarme è scattato il 2 ottobre, quando il ministero competente ha rilevato una fattura anomala legata al volume fuori scala delle richieste; l’amministrazione del registro ha reso pubblica la violazione il 5 ottobre.

Due esperti consultati da Politiken hanno rilevato che lo script usato per l’estrazione dei dati, lungo oltre 40.000 caratteri, porta tracce di generazione tramite intelligenza artificiale — un dettaglio che apre interrogativi sull’uso di strumenti di IA generativa per automatizzare attacchi su sistemi con credenziali deboli.

Per gli operatori che in Italia trattano dati pubblici o gestiscono accessi a banche dati sensibili per conto di terzi, il caso danese è un promemoria diretto: la responsabilità del titolare del trattamento non si esaurisce nella formale abilitazione all’accesso, ma richiede verifiche effettive su policy di autenticazione, anche per fornitori di piccolissime dimensioni.

Broker della cocaina, la Cassazione rende definitive dieci condanne

La Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa, rendendo definitive dieci condanne nell’ambito dell’operazione “Due Torri” della Dda di Bologna, avviata il 2 agosto 2011 contro l’organizzazione dedita al narcotraffico internazionale facente capo a Francesco Ventrici, 54 anni, di San Calogero (Vibo Valentia).

Ventrici, già coinvolto nella precedente operazione “Decollo” della Dda di Catanzaro nel 2004, si era poi trasferito a Bologna proseguendo l’attività. Per lui la condanna definitiva è di 23 anni. Tra gli altri condannati figurano il nipote Italo Iannello (10 anni), il cognato Angelo Mercuri (10 anni e 6 mesi), e i cittadini stranieri Raul Isaza Cano, colombiano (10 anni), e Mari Vincent, svizzero (10 anni e 6 mesi).

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’organizzazione aveva tentato di importare 1.500 chili di cocaina dall’Ecuador verso l’Emilia-Romagna transitando per Lubiana, operazione poi fallita, oltre a un carico di 1.000 chili di marijuana dall’Albania. Gli incontri per organizzare l’acquisto si sarebbero svolti nella villa di Ventrici a Bentivoglio, nel Bolognese, con una spesa preliminare stimata in circa 2,5 milioni di euro, movimentata — secondo quanto riferito dalla Dea — attraverso una banca slovena.

I giudici di merito avevano già escluso che si trattasse di un’operazione isolata, qualificando il gruppo come “una vera e propria associazione per delinquere” dedita al narcotraffico internazionale su base stabile, attiva tra luglio 2010 e gennaio 2011, con 14 arresti eseguiti tra Italia, Austria e Spagna.

La decisione chiude definitivamente la possibilità di ulteriori impugnazioni di merito, confermando l’impianto accusatorio costruito sulle intercettazioni e sui movimenti bancari internazionali documentati dalla Dda di Bologna.

Crediti da gratuito patrocinio, ultime due settimane per la compensazione

Resta aperta fino al 31 ottobre la finestra per compensare i crediti da patrocinio a spese dello Stato con i contributi previdenziali dovuti a Cassa Forense. Un meccanismo che dal 2023 permette agli avvocati di trasformare in liquidità, in tempi più rapidi rispetto a quelli ordinari di pagamento del Ministero della Giustizia, somme altrimenti bloccate per mesi.

La possibilità riguarda i crediti per spese, diritti e onorari maturati e non ancora saldati nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, ai sensi degli artt. 82 e seguenti del Testo unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 115/2002). È stata introdotta dall’art. 1, comma 860, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, che ha modificato l’art. 1, comma 778, della legge 208/2015. La compensazione si estende, oltre che ai contributi previdenziali, a ogni imposta e tassa, compresa l’IVA, ed è ammessa anche per gli avvocati che esercitano in forma associata.

Dal punto di vista operativo, la procedura si avvia quando nello SPEdiGIUS — che dal 1° luglio 2026 ha sostituito il SIAMM — la fattura emessa per l’attività di patrocinio risulta “Lordo Esecutivo”. La fattura va poi inserita nella piattaforma crediti commerciali (PCC) gestita dal MEF. Una volta ammessa, non può più essere richiesto il pagamento diretto, e la compensazione si effettua esclusivamente tramite F24 Web, con accesso a Entratel o Fisconline, anche in più soluzioni e in momenti diversi dell’anno. L’importo disponibile corrisponde al totale della fattura, senza la ritenuta d’acconto del 20%.

Due gli avvertimenti pratici: va evitato l’inserimento delle fatture elettroniche a ridosso della scadenza della finestra, perché la sincronizzazione tra i sistemi richiede 24-48 ore; e il requisito di ammissione — fattura non pagata nemmeno in parte — deve restare valido anche dopo l’ammissione in compensazione.

Dal 2023 la misura ha permesso a diecimila avvocati circa di monetizzare crediti per decine di milioni di euro complessivi, segno di una domanda diffusa tra i professionisti per accelerare l’incasso dei compensi dovuti dallo Stato.

L’IA entra nel radar dei controlli finanziari: 12 regole per governare i rischi

L’adozione dell’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione di efficienza tecnologica. Diventa sempre più centrale anche per la governance, la responsabilità organizzativa e la gestione dei rischi degli operatori finanziari. Il 14 ottobre 2026 il Financial Stability Board (FSB) ha pubblicato il rapporto definitivo “Sound Practices for Responsible Adoption of Artificial Intelligence (AI)”, frutto di un percorso avviato con la consultazione pubblica del giugno 2026.

Il documento individua 12 pratiche di riferimento per aiutare le istituzioni finanziarie a utilizzare l’IA senza compromettere la resilienza dei propri sistemi. Il FSB ha pubblicato contestualmente anche una sintesi delle osservazioni raccolte durante la consultazione, oltre a un rapporto di accompagnamento sui principi per la modernizzazione regolamentare e di vigilanza.

Il rapporto affronta l’intero ciclo di vita dell’IA, dalla progettazione all’impiego operativo, richiamando l’importanza di una governance estesa a tutta l’organizzazione, di una gestione strutturata dei rischi e di adeguati meccanismi di controllo interno. L’obiettivo dichiarato è consentire l’innovazione mantenendo sotto osservazione le vulnerabilità che possono emergere dall’introduzione di sistemi automatizzati nei processi decisionali finanziari.

Il FSB incoraggia in particolare i consigli di amministrazione e il senior management delle banche e degli intermediari a utilizzare queste indicazioni per sviluppare o aggiornare i rispettivi modelli di governance, gestione dei rischi e controllo. Il documento promuove inoltre il coordinamento tra istituzioni finanziarie, autorità di vigilanza nazionali e altri soggetti interessati, anche a livello internazionale, in coerenza con il lavoro più ampio del FSB su IA e stablecoin illustrato dal suo presidente nella lettera ai ministri finanziari del G20 di questo mese.

L’uso di strumenti generativi per analizzare documenti, preparare bozze e trattare informazioni riservate rende essenziale definire procedure interne, responsabilità e verifiche umane. Le indicazioni del FSB non costituiscono obblighi professionali diretti per gli avvocati, ma offrono un parametro di riferimento utile anche fuori dal perimetro bancario, specie per chi assiste clienti vigilati o redige policy interne sull’uso dell’IA.

Sentenze in vendita a Lecce: un avvocato tra i sei indagati

Un’inchiesta della Procura di Potenza sconvolge il tribunale di Lecce. Sei persone risultano indagate, tra cui un ex vice procuratore onorario, identificato dalle cronache locali con il cognome Zito, e un avvocato del foro salentino. L’accusa ipotizza che decisioni giudiziarie e atti amministrativi siano stati condizionati in cambio di denaro.

L’indagine nasce da un filone della Guardia di Finanza di Lecce su presunto riciclaggio e trasferimento all’estero di capitali di provenienza illecita. Dagli approfondimenti sarebbero emersi contatti tra gli indagati e soggetti vicini alla criminalità organizzata, alcuni dei quali avrebbero chiesto di sapere se fossero a loro volta sottoposti a indagini.

Le indagini preliminari risultano concluse. La Procura di Potenza, competente per i reati che coinvolgono magistrati del distretto di Lecce, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per due dei sei indagati e gli arresti domiciliari per gli altri quattro. Si tratta per ora di richieste all’esame del giudice per le indagini preliminari, non di misure già eseguite.

Per l’avvocatura pugliese la vicenda riapre il tema della fiducia nei rapporti tra professione forense e organi giudicanti onorari, già sotto osservazione dopo altri casi emersi negli ultimi anni in Puglia su incarichi e provvedimenti pilotati. Gli ordini forensi locali non hanno ancora diffuso una nota ufficiale sulla vicenda.

La vicenda comporta verifiche sugli eventuali conflitti di interesse nei fascicoli trattati dall’ex vice procuratore onorario coinvolto e sulla tenuta degli atti emessi nel periodo sotto inchiesta: un capitolo che si aggiunge ai casi già emersi sulla corruzione in atti giudiziari nei tribunali della regione.

Giustizia telematica, lunedì 19 ottobre cinque ore di stop: fermo tecnico per Cassazione, Tribunali e Giudici di pace

Il Ministero della Giustizia, tramite il Portale dei Servizi Telematici, ha comunicato un fermo tecnico programmato per lunedì 19 ottobre 2026, dalle ore 14:30 alle ore 19:30. Lo stop, dedicato all’installazione di aggiornamenti correttivi e di nuove funzionalità, riguarderà i sistemi centrali della Corte di cassazione e i principali applicativi distrettuali del civile: SICID, SIECIC, SIGP, Consultazioni GDP Magistrato, Consolle Magistrato, Consolle PM, Consolle Udienza, GSU Web, GSU PCT, Portale dei Servizi Telematici, Portale GDP e Portale Notifiche.

Resteranno invece attivi la posta elettronica, ordinaria e certificata, e le funzioni di deposito telematico da parte di avvocati e altri soggetti abilitati esterni, incluso il Tribunale online. Per i soli depositi, dunque, l’operatività non si interrompe. Diverso il discorso per le funzioni di consultazione riservate agli esterni, per tutti i pagamenti telematici, per la pubblicazione di nuove inserzioni sul Portale delle Vendite Pubbliche nelle vendite giudiziarie, per l’accesso al Portale Deposito atti Penali, al Portale di consultazione dei SIUS distrettuali e agli avvisi di atti penali depositati in cancelleria: tutte funzioni sospese per l’intera finestra di manutenzione.

Per magistrati e personale di cancelleria lo stop comporta l’impossibilità di consultare e aggiornare i registri, scaricare o depositare atti e provvedimenti, lavorare i depositi telematici in arrivo; il Ministero raccomanda di aggiornare preventivamente i registri e di scaricare in Consolle i fascicoli su cui si intende lavorare offline durante il fermo. Per gli atti urgenti e indifferibili resta applicabile la procedura di cui all’art. 8 del D.M. 264/2000.

Tra le novità applicative in arrivo alla ripresa: la consultazione, in Consolle e sul Portale del Giudice di pace, delle notifiche telematiche eseguite dalla cancelleria con evidenza di atto, allegati e certificazione di perfezionamento; il ripristino in SICID del codice oggetto “110036 – Convalida del provvedimento di trattenimento o proroga del trattenimento”, in attuazione delle modifiche sulla competenza introdotte dal D.L. 100/2026; un nuovo evento SICID per i verbali di trascrizione delle audizioni trasmessi dal sistema SINDACA del Ministero dell’Interno; nuove funzionalità per il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche; la correzione delle anomalie segnalate tra agosto e ottobre 2026. Eventuali malfunzionamenti alla ripresa vanno segnalati su helpdesk.giustizia.it, indicando ufficio, applicativo, funzione e orario.

Notai a congresso a Roma: tra Bruxelles e Confindustria si ridisegna il notaio d’impresa

Si terrà da giovedì 22 a sabato 24 ottobre 2026, al Centro Congressi Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, il 62° Congresso Nazionale del Notariato, dedicato al tema “Impresa, società e notai: efficienza e sicurezza tra evoluzione normativa e competitività”. L’appuntamento, riservato ai notai in esercizio e in pensione, riconosce 20 crediti formativi professionali e si articola in sedute assembleari e due tavole rotonde.

Il Consiglio Nazionale del Notariato presenterà in apertura i Dati Statistici Notarili 2025, che fotografano un settore in trasformazione: crescono le società di capitali, calano le società di persone e le imprese familiari, aumentano le operazioni straordinarie e le aggregazioni tra aziende.

La prima tavola rotonda di venerdì 23, “Evoluzione normativa dell’impresa collettiva: il notaio garante della società che cambia”, riunirà il consigliere nazionale Rocco Guglielmo, il sottosegretario al MEF Lucia Albano, il segretario generale della Fondazione Terzjus Gabriele Sepio, il presidente di InfoCamere Antonio Santocono e il professore di Diritto commerciale Marco Saverio Spolidoro.

La seconda, che chiude la mattinata, “Competitività e sviluppo nel rispetto delle regole”, muove dalla proposta europea Eu Inc., il regime societario unico e opzionale allo studio a Bruxelles, per confrontarlo con il modello italiano di rapidità, digitalizzazione e controlli. Parteciperanno il presidente del CNN Vito Pace, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, il presidente della IX sezione della Corte di Giustizia UE Massimo Condinanzi, l’eurodeputato Nicola Zingaretti e il vicepresidente di Confindustria Fausto Bianchi.

Il congresso anticipa i termini del confronto normativo sul regime Eu Inc. che, se approvato a livello europeo, offrirebbe alle imprese un unico modello societario transfrontaliero alternativo a quelli nazionali, con riflessi diretti su consulenza societaria, costituzioni e operazioni straordinarie cross-border.

Si può essere avvocati in aula e persone qualunque fuori? Il Codice deontologico risponde di no

L’articolo 9 del Codice Deontologico Forense stabilisce, al primo comma, che l’avvocato deve esercitare l’attività professionale “con indipendenza, lealtà, correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza”. È il secondo comma, però, a sorprendere chi non lo conosce: i doveri di probità, dignità e decoro valgono “anche al di fuori dell’attività professionale”, a tutela della reputazione personale del singolo e dell’immagine dell’intera avvocatura.

Non si tratta di una clausola di stile. Il Consiglio Nazionale Forense, con la sentenza n. 156 del 19 novembre 2012, ha chiarito che il dovere di correttezza si estende alla sfera privata per tutti gli aspetti che incidono sulla dignità della professione, sanzionando con due mesi di sospensione la condotta contestata. Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 4994 del 2 marzo 2018, hanno confermato il principio: anche le condotte di vita privata possono rilevare disciplinarmente, se ledono probità, dignità e decoro e incidono sull’immagine dell’avvocatura.

Il caso più netto resta la sentenza CNF n. 45 del 9 maggio 2022. Un avvocato era stato rinviato a giudizio immediato per atti persecutori, lesioni e minacce gravi nei confronti dell’ex moglie e dei suoi familiari, con condotte proseguite per mesi. La Procura di Siracusa aveva segnalato il fatto all’Ordine, che aveva avviato il procedimento disciplinare per violazione dell’art. 9, comma 2. Il CNF ha respinto le difese basate sull’estraneità dei fatti alla professione e sulla loro natura impulsiva, richiamando i propri precedenti nn. 166 e 168 del 2021: la condotta prolungata lede comunque la reputazione del singolo e la credibilità dell’intera categoria. La sanzione originaria di radiazione è stata ridotta a cinque anni di sospensione, in considerazione del successivo ravvedimento operoso.

Per gli iscritti agli Ordini, la lezione è diretta: il confine tra vita professionale e vita privata, netto per altre categorie, per l’avvocato si assottiglia sensibilmente ogni volta che la condotta personale, anche se priva di qualsiasi legame con un incarico, può ripercuotersi sull’immagine pubblica della professione forense.

Musk unifica X, Grok e Cursor in un solo abbonamento: addio ai modelli terzi “inclusi” per chi programma con l’AI

L’account SpaceXAI ha annunciato “The X Subscription”, il nuovo piano che unifica in un solo abbonamento X Premium, il chatbot Grok, l’editor di programmazione assistita Cursor e il relativo assistente Grok Bot, con un’unica soglia di utilizzo condivisa per i modelli Grok. È la prima volta che le quattro componenti — finora vendute separatamente, pur con alcune sovrapposizioni (X Premium includeva già Grok, i piani Cursor includevano già Grok Bot) — confluiscono in un’unica offerta.

La struttura prevede cinque fasce: un piano gratuito con uso limitato di Grok e dell’agente di programmazione di Cursor; Plus a 8 dollari, con soglie più alte e i vantaggi X (spunta di verifica, strumenti per creator, meno pubblicità); Premium a 30 dollari, che aggiunge Grok Bot e funzioni X avanzate con un utilizzo IA pari a quattro volte il piano Plus, ed è la soglia minima a partire dalla quale tornano disponibili i modelli di terze parti; Super a 100 dollari (15 volte Plus) e Ultra a 200 dollari (50 volte Plus). Per le aziende sono previsti piani Teams da 30, 100 e 200 dollari per utente al mese.

Il cambiamento più rilevante per chi utilizza Cursor a fini professionali riguarda proprio i modelli di terze parti: Claude, GPT e Gemini non sono più coperti dalla quota di abbonamento e vengono fatturati alle tariffe API standard fin dalla prima richiesta, tramite crediti prepagati, anche nei piani da 100 e 200 dollari. Inoltre le funzioni cloud agents e Origin, finora incluse nel piano Pro da 20 dollari, richiedono ora la soglia Premium da 30 dollari. Gli abbonati Cursor già attivi possono per ora mantenere il piano in corso; il supporto Cursor fa sapere che chi non effettuerà la migrazione verrà comunque spostato in futuro, con preavviso ma senza una scadenza definita.

Per gli studi legali e i professionisti che si sono attrezzati con strumenti di intelligenza artificiale generativa per la ricerca e la redazione di atti — ambito su cui lo stesso Consiglio Nazionale Forense è intervenuto con proprie indicazioni — la novità comporta una ricaduta economica diretta ogni volta che l’uso professionale si basi su Cursor abbinato a modelli di terze parti: un costo aggiuntivo, finora assorbito dall’abbonamento, che si somma da subito alla fattura. Resta inoltre da verificare, nei contratti di fornitura software per lo studio, come la novità incida sulle policy interne di utilizzo e sui relativi presìdi di riservatezza dei dati dei clienti.

Codice della Strada, al CdM la bozza della riforma: multe su 21 fasce, SEND come canale principale, stop alla guida con l’auto senza assicurazione

Il Consiglio dei ministri ha esaminato nella serata del 13 ottobre 2026 la bozza di decreto legislativo che riscrive ampi tratti del Codice della Strada, nell’ambito della delega conferita al Governo dalla legge n. 177 del 2024 e prorogata, da ultimo, dalla legge n. 171 del 23 settembre 2026 (in Gazzetta Ufficiale il 1° ottobre, in vigore dal 2 ottobre). Il termine originario per l’esercizio della delega, fissato al 14 ottobre 2026, è stato spostato al 13 marzo 2027: un margine che lo stesso impianto normativo considera necessario per completare i passaggi istruttori previsti.

Sul piano sanzionatorio, la riforma accorpa le circa 80 fattispecie di illecito oggi previste in 21 fasce, abbandona gli scatti fissi per le violazioni dei limiti di velocità a favore di un meccanismo proporzionale allo scarto rilevato e congela l’adeguamento biennale automatico degli importi all’inflazione. Per le contestazioni rilevate da remoto (autovelox, T-Red) il termine di notifica scende da 90 a 30 giorni, con invio concentrato sulla piattaforma digitale SEND e procedure di ricorso e autocorrezione semplificate; il 70% dei proventi resterebbe all’ente proprietario della strada per manutenzione e sicurezza, il 30% a chi gestisce l’accertamento.

Tra le misure più severe, la guida con veicolo privo di copertura RC auto rilevata da sistema di lettura targhe comporterebbe il fermo immediato del mezzo, il raddoppio della sanzione amministrativa e l’innalzamento della decurtazione di punti patente da 5 a 7; resta allo studio l’introduzione di un “blocco digitale” del veicolo. Sul fronte guida in stato di ebbrezza, la bozza prevede fasce sanzionatorie più articolate legate al tasso alcolemico rilevato, con procedure di accertamento rivedute e corsi di recupero punti più strutturati nell’ambito del sistema a 20 punti (con decurtazione massima di 15 punti per singola violazione).

Sul fronte patenti, la riforma introdurrebbe l’accesso alla guida accompagnata per la categoria B a 17 anni e l’anticipo a 16 anni per chi è già titolare di patente A1 o B1; chi possiede la CQC, o è in formazione per ottenerla, potrebbe guidare autocarri senza rimorchio già a 17 anni. Previste anche norme su targhe estere (recupero delle sanzioni non pagate fino a cinque anni, con fermo amministrativo immediato al rientro in Italia), micromobilità (casco e targa identificativa obbligatori anche per i mezzi in uso ai rider) e Contrassegno Unificato Disabili Europeo, con obbligo per i Comuni di aderire al registro nazionale pena la perdita della facoltà di usare le telecamere per l’accertamento da remoto delle violazioni sui parcheggi riservati e nelle ZTL.

Il percorso che attende il testo è ancora lungo: il parere, non vincolante, di Consiglio di Stato e Conferenza Unificata entro 30 giorni, la trasmissione alle Camere per il parere delle commissioni competenti entro 90 giorni (con possibile ulteriore proroga della delega fino a 150 giorni in caso di osservazioni parlamentari), quindi il riesame del Governo e l’approvazione definitiva, stimata non prima di marzo 2027. Per i professionisti che assistono automobilisti e aziende di trasporto, la fase attuale resta quella da monitorare con attenzione: il testo circolato dopo il Consiglio dei ministri è una bozza suscettibile di modifiche sostanziali nei prossimi passaggi istituzionali.

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