La Commissione europea ha dato oggi una valutazione positiva alla richiesta italiana di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, presentata da Roma l’11 settembre. Nel briefing quotidiano a Bruxelles, un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’attivazione della clausola non mette a rischio la sostenibilità di medio termine dei conti pubblici italiani: “La nostra valutazione è positiva.” Il fascicolo passa ora al Consiglio dell’Unione europea, che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo; solo dopo quel passaggio la clausola potrà considerarsi ufficialmente attivata per l’Italia.
La clausola di salvaguardia nazionale è il meccanismo attraverso cui il governo punta a ottenere margini di flessibilità sul proprio bilancio per spese legate a energia e difesa, al centro delle richieste avanzate nei giorni scorsi nell’ambito del Documento programmatico di finanza pubblica: una flessibilità stimata in circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028. Il via libera della Commissione è un passaggio tecnico necessario prima che l’Italia possa effettivamente scostarsi dai normali vincoli di bilancio europei per finanziare quelle voci di spesa, in un contesto in cui il Paese resta comunque soggetto alla procedura per deficit eccessivo.
La giornata sui mercati, però, è stata segnata da ben altra turbolenza. Il petrolio è balzato di oltre il 5% nel corso della mattinata, con il Brent che ha toccato i 105,3 dollari al barile (+5,04%) e il WTI americano salito a 92,7 dollari (+5,05%). A pesare sulle quotazioni è il timore di un nuovo attacco militare statunitense contro l’Iran, nell’ipotesi che possa avvenire prima delle elezioni di midterm americane. Piazza Affari ha risentito del clima di tensione, chiudendo la seduta in calo dell’1,41%, in una giornata dominata dai timori per l’inflazione e per i tassi d’interesse, mentre Bankitalia segnala che le imprese italiane si attendono già un aumento dei prezzi legato ai rincari delle materie prime.
Per il governo, la combinazione di questi due fattori — il via libera comunitario sulla flessibilità di bilancio da un lato, lo shock energetico dall’altro — complica ulteriormente l’impostazione della manovra 2027, già descritta dallo stesso esecutivo come “prudente” vista la ristrettezza dei margini di spesa disponibili.

