Con la conversione in legge del decreto Pnrr si ridisegnano in modo significativo i rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione, con una serie di interventi che puntano a semplificazione, digitalizzazione e maggiore certezza giuridica.
Tra le novità più rilevanti spicca l’apertura dei servizi digitali pubblici ai minori che abbiano compiuto 14 anni. I ragazzi potranno accedere autonomamente a strumenti come l’app IO e il portafoglio digitale, salvo i casi in cui la normativa richieda espressamente il coinvolgimento dei genitori. Si tratta di un passo importante verso una cittadinanza digitale più inclusiva, che riconosce ai giovani una maggiore autonomia nell’interazione con la Pa.
Sul fronte della protezione dei dati personali, viene introdotto un percorso semplificato per la segnalazione delle violazioni da parte delle microimprese. L’obiettivo è rendere più accessibile l’adempimento previsto dalla normativa europea, attraverso strumenti guidati e assistiti. Tuttavia, l’efficacia concreta della misura dipenderà dalle modalità operative che saranno definite dall’Autorità garante.
Un altro intervento riguarda il silenzio-assenso, che viene rafforzato sotto il profilo probatorio. In molti procedimenti sarà necessario disporre di un’attestazione formale che certifichi l’avvenuta formazione del consenso implicito da parte dell’amministrazione. Tale attestazione potrà essere rilasciata dalla stessa Pa oppure, in mancanza, sostituita da una dichiarazione del privato o del professionista incaricato, introducendo così maggiore certezza nei rapporti amministrativi.
Il decreto interviene anche sul principio dell’“once only”, ribadendo che cittadini e imprese non devono essere chiamati a fornire informazioni già in possesso della pubblica amministrazione. Si rafforza quindi l’obbligo di interoperabilità tra le banche dati pubbliche, con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici e migliorare l’efficienza dei procedimenti.
Novità anche sul piano della giustizia amministrativa: il ricorso straordinario non sarà più deciso dal Capo dello Stato, ma passerà al Presidente del Consiglio di Stato, con una revisione delle competenze che punta a rendere più lineare il procedimento.
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