L’Organismo Congressuale Forense (OCF) è intervenuto con un comunicato stampa diffuso da Roma, in relazione alla decisione del gip di Milano che ha rimesso in libertà Youssef Siher e ai conseguenti attacchi di esponenti politici di rilievo nei confronti della giudice, ai quali avevano già fatto seguito le prese di posizione dell’Associazione nazionale magistrati e del Tribunale di Milano. L’OCF ribadisce quanto già rilevato in altre occasioni sui principi costituzionali in gioco.
Il sistema processuale italiano, in linea con la Carta Costituzionale, prevede che la limitazione della libertà personale sia disposta dal giudice solo al ricorrere dei presupposti di legge, ossia gravi indizi di colpevolezza per la commissione di un delitto. In caso di fermo dell’indagato da parte del pubblico ministero, il giudice ha il dovere, all’esito del contraddittorio tra accusa e difesa, di decidere sulla ricorrenza del pericolo di fuga e sulla richiesta di custodia in carcere. La decisione di non convalidare il fermo e di scarcerare l’indagato, per l’OCF, può essere sottoposta al successivo controllo del Tribunale della libertà, e in ogni caso le indagini successive possono sempre apportare elementi di novità su cui effettuare nuove valutazioni.
Il cuore del comunicato è un richiamo esplicito alla Costituzione: non è previsto, e anzi è incostituzionale, che il giudice debba assecondare le richieste del pubblico ministero o possa essere condizionato dall’esigenza di non vanificare le indagini della polizia. Al contrario, sottolinea l’OCF, la terzietà del giudice e la sua autonomia nel decidere costituiscono l’essenza di un sistema liberale e dello Stato di diritto; la separazione dei poteri prevista in Costituzione ha proprio la finalità di impedire ogni invasione di campo e di garantire che la libertà personale possa essere limitata solo nei casi previsti dalla legge.
Le valutazioni giuridiche, prosegue il comunicato, competono agli operatori del diritto e devono restare sottratte a qualunque pressione, fondate esclusivamente su prove e sulla struttura dei reati contestati, come accaduto nel caso di Siher Youssef. L’OCF avverte infine che ogni attacco al giudice che travalichi la legittima critica ai provvedimenti giudiziari, senza tener conto dei principi di diritto e delle regole del processo, si traduce in un attacco non solo alla magistratura ma anche al ruolo dell’avvocatura, definita “ineliminabile argine a tutela dei diritti di tutti i cittadini”.
Con questa presa di posizione, il fronte a difesa dell’indipendenza della giudice si allarga: dopo la nota congiunta del Tribunale di Milano e i rilievi dell’ANM, anche l’organismo che rappresenta l’avvocatura istituzionale italiana entra nel dibattito, rivendicando per la categoria un ruolo di presidio dei diritti accanto, e non subordinato, a quello della magistratura.





