Si è svolto oggi a Roma l’incontro “Vita digitale e dati personali”, promosso dal Garante per la protezione dei dati personali insieme alle principali associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Movimento Consumatori) e al Registro Pubblico delle Opposizioni, per discutere le nuove tutele necessarie in un’economia guidata dai dati: intelligenza artificiale, telemarketing, deepfake, credit scoring e profilazione bancaria e commerciale.
Il presidente del Garante, Pasquale Stanzione, ha avvertito che la società digitale rischia di trasformarsi nella “società della schedatura e della profilazione”, con la rete che diventa strumento di sorveglianza globale nelle mani dei grandi poteri economici, parlando di un rischio di “rifeudalizzazione dei rapporti sociali”. Il componente del Collegio Agostino Ghiglia ha presentato i dati aggiornati sul telemarketing selvaggio: nel 2025 sono arrivate oltre 104.000 segnalazioni di chiamate indesiderate — una ogni cinque minuti — mentre nei soli primi sette mesi del 2026 le segnalazioni hanno già superato quota 37.000, oltre 170 al giorno. Secondo Ghiglia, dietro il fenomeno esiste un vero mercato in cui i dati personali sono diventati merce di scambio.
Il Garante ha indicato due strumenti di tutela complementari: l’azione di controllo pubblico, con istruttorie, provvedimenti e sanzioni dell’Autorità, e l’azione collettiva promossa dalle associazioni dei consumatori, che può offrire anche una tutela risarcitoria diretta ai cittadini. Ghiglia ha precisato che la perdita di controllo sui propri dati “non può essere subordinata al superamento di una soglia minima di gravità” per essere tutelata.
Resta da chiedersi, però, quanto possa reggere un sistema di tutela fondato su segnalazioni e controlli ex post, mentre il mercato dei dati personali continua a correre più veloce delle istruttorie: se una chiamata indesiderata arriva ogni cinque minuti in tutto il Paese, la vera domanda non è più come sanzionare chi viola le regole, ma se il modello stesso di raccolta del consenso — ancora affidato a un singolo clic o a una telefonata non autorizzata — sia ormai inadeguato a proteggere chi, come ricorda Stanzione, rischia di ritrovarsi “schedato” senza nemmeno saperlo.

