Compensi agli avvocati sotto controllo fiscale: dal 15 giugno cambia la riscossione

A partire dal prossimo 15 giugno, i compensi dovuti agli avvocati da parte della Pubblica Amministrazione – inclusi quelli relativi al Gratuito Patrocinio – saranno automaticamente sottoposti a verifica della regolarità fiscale dei professionisti, attraverso il passaggio diretto alla riscossione. La novità più rilevante riguarda l’eliminazione della soglia minima di 5.000 euro finora prevista, senza alcun filtro preventivo né possibilità di interlocuzione.

Una modifica che segna un cambio significativo nel rapporto tra professionisti e amministrazione, ma che ha già sollevato forti critiche. Movimento Forense ha espresso un dissenso netto nei confronti della nuova disciplina, ritenuta non solo inadeguata, ma anche potenzialmente dannosa.

Secondo l’associazione, le disposizioni si caratterizzano per una marcata carenza di chiarezza e coerenza, con il rischio di generare ulteriore confusione anziché semplificare il quadro normativo. Un impianto che, invece di fornire certezze operative, potrebbe tradursi in interpretazioni divergenti e applicazioni disomogenee, con ricadute dirette su cittadini e operatori.

Particolarmente critico, inoltre, l’impatto sulla categoria forense. Le misure vengono giudicate sproporzionate rispetto agli obiettivi dichiarati, introdotte senza un’adeguata valutazione preventiva e soprattutto senza un reale confronto con i soggetti coinvolti. Un approccio che, secondo Movimento Forense, ignora le esigenze concrete della professione e rischia di produrre effetti distorsivi difficilmente reversibili.

A rendere ancora più problematico il quadro è l’assenza di un periodo di transizione e di un limite minimo operativo, elementi che avrebbero potuto attenuare l’impatto della riforma e garantire una maggiore sostenibilità per i professionisti. La mancanza di strumenti di dialogo e gradualità viene letta come un segnale di scarsa attenzione verso la dignità del lavoro forense.

Per queste ragioni, Movimento Forense chiede con urgenza una revisione radicale del provvedimento, fondata su criteri di chiarezza, proporzionalità e reale ascolto delle istanze della categoria. In assenza di correttivi, avverte l’associazione, il rischio è quello di compromettere la fiducia nel processo normativo e di penalizzare ingiustamente l’intero sistema professionale.


LEGGI ANCHE

decreto infrastrutture

Decreto infrastrutture prossimo alla conversione in legge

Ok della Camera al decreto infrastrutture che contiene novità su parcheggi, monopattini, auto eco e altro E’ di ieri l’approvazione del decreto infrastrutture da parte…

La Commissione e i paesi dell’UE simulano attacchi informatici su vasta scala per migliorare il livello di preparazione

L'esercitazione aiuterà i responsabili della cibersicurezza a individuare i settori da migliorare per rispondere nel modo standardizzato agli incidenti e alle crisi.

Ultime novità in materia di notifiche telematiche

Ultime novità in materia di notifiche telematiche

Nel Supplemento ordinario n. 35 alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 241 del 29.9.2020 contiene la ripubblicazione del testo del decreto-legge n. 76/2020, coordinato…

Isernia ricorda Fulvio Croce: un’aula del Tribunale intitolata al difensore simbolo dei diritti

In occasione della Giornata del Difensore d’Ufficio, il Tribunale di Isernia rende omaggio alla memoria dell’avvocato Fulvio Croce, assassinato a Torino dalle Brigate Rosse il 28 aprile 1977, con l’intitolazione dell’Aula A a suo nome.

La cerimonia, in programma martedì 28 aprile 2026 alle ore 12:00, è stata organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Isernia con il patrocinio del Consiglio Nazionale Forense e il sostegno dell’Associazione Italiana dei Difensori d’Ufficio – ADU Italia, promotrice della ricorrenza. Un momento istituzionale e simbolico che riunirà rappresentanti delle istituzioni locali, della magistratura e dell’avvocatura.

Il programma prevede i saluti del sindaco di Isernia Piero Castrataro, della presidente del Tribunale Margiolina Mastronardi, del presidente della Provincia Daniele Saia e del presidente Giuseppe Montella. Seguiranno l’introduzione del presidente del COA di Isernia Florindo Di Lucente e gli interventi di Anna Rosa Moscatiello, Stefano Bonaudo, Riccardo Rossi e Francesco Greco. La cerimonia si concluderà con la scopertura della targa commemorativa dedicata a Croce.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è il presidente di ADU Italia, Riccardo Rossi: «Siamo felici per l’organizzazione di questa iniziativa, che rende omaggio a una figura simbolo dell’avvocatura proprio nella Giornata del Difensore d’Ufficio. In un momento storico in cui si affacciano proposte normative che rischiano di comprimere l’autonomia e l’indipendenza del difensore, anche rispetto alla tutela dei soggetti più vulnerabili, è fondamentale continuare a ricordare esempi come quello di Fulvio Croce. Il suo sacrificio rappresenta ancora oggi il presidio più autentico del ruolo del difensore d’ufficio: un soggetto libero, chiamato a garantire i diritti senza condizionamenti».


LEGGI ANCHE

Avvocati: uno sportello di ascolto per prevenire il burn-out

A Padova è stata rinnovata la sperimentazione, avviata nel 2022, dello “Sportello di Ascolto: prevenzione del burnout e sviluppo del benessere personale e professionale degli…

La Svezia dice stop ai video hard su richiesta: illegale acquistare contenuti sessuali personalizzati online

Dal 1° luglio entra in vigore il divieto di comprare video sessuali su misura. Obiettivo: colpire la prostituzione digitale e proteggere le persone più vulnerabili.…

Meta: sanzione di 797,72 milioni di € per pratiche abusive a vantaggio di Facebook Marketplace

Meta ha collegato Facebook Marketplace, il servizio di annunci classificati online, con il social network personale Facebook, e ha imposto unilateralmente condizioni di transazione non eque ad altri fornitori di servizi…

Rottamazione-quinquies, l’UNCC: “Subito un correttivo per includere i debiti degli avvocati”

C’è una lacuna normativa che rischia di tradursi in una disparità concreta tra professionisti. È su questo punto che interviene l’Unione Nazionale delle Camere Civili, chiedendo al Parlamento un intervento in sede di conversione del decreto-legge n. 38/2026 per estendere la rottamazione-quinquies anche ai debiti contributivi degli avvocati nei confronti di Cassa Forense.

La misura introdotta con la Legge di Bilancio 2026 consente ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo senza sanzioni, interessi di mora e aggio, con termine per le domande fissato al 30 aprile 2026. Tuttavia, a differenza della precedente rottamazione-quater, la norma non prevede alcuna disposizione che consenta agli enti previdenziali privatizzati — tra cui Cassa Forense — di aderire alla definizione agevolata.

Una scelta che, secondo l’UNCC, genera un’evidente disparità di trattamento: mentre i titolari di partita IVA con debiti verso l’INPS possono accedere alla sanatoria, gli avvocati iscritti a Cassa Forense restano esclusi. E non si tratta, viene sottolineato, di soggetti che eludono i propri obblighi, ma di professionisti che hanno regolarmente dichiarato i propri redditi e che si trovano in condizioni di difficoltà economica reale.

Il quadro si complica ulteriormente se si considera la posizione di molti avvocati impegnati nel patrocinio a spese dello Stato: compensi liquidati ma non ancora corrisposti, tempi di pagamento lunghi e, nel frattempo, obblighi fiscali e contributivi da rispettare. Una situazione che, di fatto, costringe il professionista ad anticipare risorse proprie per sostenere il sistema giustizia, senza poter accedere agli strumenti di regolarizzazione previsti per altri contribuenti.

“Si tratta di una lacuna per nulla giustificata”, osserva il presidente dell’UNCC, Alberto Del Noce, richiamando il precedente della rottamazione-quater, quando Cassa Forense aveva potuto deliberare l’adesione, consentendo a migliaia di iscritti di regolarizzare la propria posizione.

Da qui la proposta: introdurre un emendamento che reintroduca una norma analoga a quella già prevista nel 2022, abilitando gli enti previdenziali privatizzati ad aderire alla rottamazione-quinquies per i carichi contributivi dei propri iscritti, e prevedere al contempo una proroga dei termini per la presentazione delle domande.

Per l’UNCC si tratta di una misura di buon senso, necessaria per ristabilire equità e coerenza nell’ordinamento. Il veicolo normativo, sottolinea l’associazione, esiste già: spetta ora al Parlamento intervenire per colmare una lacuna che rischia di penalizzare ingiustamente una parte del mondo professionale.


LEGGI ANCHE

WhatsApp è una minaccia per la nostra privacy?

Le app di messaggistica istantanea rispettano veramente la nostra privacy? Vista la grande disponibilità di questa tipologia di applicazioni sugli store dei telefoni, non è…

braccia alzate

Cgil, il Ministero della Giustizia sotto accusa: “Produce licenziamenti invece che lavoro”

Si è svolto a Roma nei giorni scorsi il presidio dei lavoratori dell’appalto del Ministero della Giustizia, a piazzale Clodio. A manifestare c’erano dipendenti provenienti…

fatturazione elettronica

Un anno di fatturazione elettronica

Poco più di 12 mesi sono passati dall’introduzione della fatturazione elettronica e più di 2 miliardi di documenti sono stati già trasmessi. Sebbene il sistema…

Abuso d’ufficio, Nordio chiude: nessun ritorno dopo l’abrogazione

Nessun passo indietro sull’abuso d’ufficio. Intervenendo alla Camera durante il question time, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha escluso in modo netto qualsiasi ipotesi di ripristino del reato, cancellato con la riforma voluta dallo stesso dicastero.

A rafforzare la posizione del Governo non è bastata neppure la recente direttiva europea in materia di contrasto alla corruzione, approvata dal Consiglio dell’Unione europea. Secondo il ministro, il testo comunitario non impone l’introduzione di una fattispecie penale assimilabile all’abuso d’ufficio, limitandosi a indicare in termini generali l’“esercizio illecito di funzioni pubbliche”, senza tipizzare condotte specifiche.

Nordio ha rivendicato la solidità del sistema italiano, sottolineando come l’ordinamento disponga già di un ampio ventaglio di strumenti repressivi: dalle diverse forme di corruzione alla concussione, fino alla turbativa d’asta. Un impianto normativo che, a suo dire, garantisce una copertura adeguata e riconosciuta anche a livello europeo.

Alla base dell’abrogazione, ha ricordato il Guardasigilli, vi sono criticità strutturali del reato, in particolare la difficoltà di definirne con precisione i contorni e l’esiguo numero di condanne rispetto ai procedimenti avviati. Elementi che, secondo il ministro, ne compromettevano la coerenza con i principi di legalità e tipicità.

Nel corso dell’intervento è stato inoltre ribadito che il concetto di “tenuità del fatto”, spesso evocato nel dibattito pubblico, è già parte integrante del sistema penale e trova applicazione in diverse fattispecie, anche come criterio per escludere la punibilità.

Sul fronte delle riforme, il ministro ha rilanciato il disegno di legge – già approvato al Senato – che introduce nuove regole per il sequestro di dispositivi elettronici, con l’obiettivo di rafforzare le garanzie legate alla segretezza delle comunicazioni, richiamando espressamente la tutela prevista dall’articolo 15 della Costituzione.

Infine, resta aperto il confronto con la magistratura associata. Nelle prossime ore è atteso un incontro con l’Associazione nazionale magistrati, il primo dopo il referendum, nel quale potrebbe emergere anche il tema di ulteriori interventi di depenalizzazione, destinati a incidere sull’equilibrio complessivo del sistema penale.


LEGGI ANCHE

cartella clinica elettronica condivisa ue

Digitalizzazione Ue: nasce la cartella clinica elettronica condivisa

D’ora in avanti sarà possibile l’accesso in tutta Europa ai propri dati sanitari, a seguito dell’istituzione dello Spazio europeo dei dati sanitari. I dati, nel…

arc browser

Arc, arriva il browser rivoluzionario che cambia il nostro modo di navigare online

Creare un nuovo browser non è semplice, soprattutto perché quelli già affermati uccidono i nuovi arrivati. Chrome e Safari, insieme possiedono più dell’83% del mercato.…

AI Act, il 2 agosto scatta una nuova fase: più controlli, sanzioni e regole per i modelli generali

Entrano in vigore le disposizioni su sistemi ad alto rischio, modelli di IA generali, governance, obblighi di riservatezza e sanzioni. La Commissione UE intensifica il…

Decreto Sicurezza, via libera con fiducia: riflettori sull’articolo 30-bis

Il Decreto Sicurezza incassa il via libera della Camera con il voto di fiducia, consolidando l’impianto voluto dall’esecutivo e aprendo al contempo un nuovo fronte di confronto politico e istituzionale. Il testo, sostenuto dal Governo e dal Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi, è stato approvato con 203 voti favorevoli, passando nella sua versione integrale.

Il provvedimento si compone di 33 articoli e introduce una serie articolata di interventi: dal rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalità all’inasprimento delle sanzioni in occasione di manifestazioni pubbliche, fino al potenziamento degli organici delle forze dell’ordine.

Al centro del dibattito resta però l’articolo 30-bis, norma che prevede il riconoscimento di compensi agli avvocati che assistono cittadini stranieri nei percorsi di rimpatrio volontario. Una disposizione che ha sollevato critiche trasversali, sia sul piano giuridico sia su quello etico, alimentando il confronto all’interno dell’avvocatura e tra le istituzioni.

Proprio su questo punto il Governo starebbe valutando un intervento correttivo. Il tema è stato oggetto anche di interlocuzioni ai più alti livelli istituzionali, con l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da cui si attendono eventuali valutazioni sulla tenuta complessiva della norma.


LEGGI ANCHE

La Commissione chiede pareri sul riesame del regolamento sui mercati digitali

Sulla base dei contributi ricevuti, la Commissione elaborerà una relazione di valutazione dell'impatto del regolamento sui mercati digitali, che sarà presentata al Parlamento europeo, al…

Marcinelle, Nordio: “Prevenzione e protezioni dei lavoratori siano un valore universale”

Il commento del Ministro della giustizia nella ricorrenza della sciagura mineraria di Marcinelle, dove nel 1956 morirono 136 lavoratori italiani

Firma digitale per elettori con disabilità: il sì della Consulta apre la strada alla piattaforma online

Accolto il ricorso dell’Associazione Luca Coscioni. La Corte costituzionale: «Rimuovere gli ostacoli per il pieno sviluppo della persona umana».

Giustizia, Alberto Balboni nominato sottosegretario

Nuovo ingresso ai vertici del Ministero della Giustizia. Alberto Balboni è stato nominato sottosegretario con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, di concerto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La decisione è stata formalizzata nel corso del Consiglio dei ministri.

Avvocato, 66 anni, Balboni arriva a via Arenula dopo aver ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, incarico che gli ha consentito di maturare una consolidata esperienza sui temi istituzionali e normativi.

Subentra a Andrea Delmastro Delle Vedove, che aveva lasciato l’incarico lo scorso 25 marzo. Il cambio si inserisce in un più ampio riassetto della squadra di Governo.

Il giuramento è avvenuto a Palazzo Chigi nelle mani della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad altri quattro sottosegretari nominati nella stessa seduta: Mara Bizzotto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Paolo Barelli ai Rapporti con il Parlamento, Giampiero Cannella alla Cultura e Massimo Dell’Utri agli Esteri.


LEGGI ANCHE

Quanto tempo ci vuole per indovinare la password di un’agenzia federale?

Negli Stati Uniti è stato condotto un esperimento per capirlo, e la risposta è stata decisamente inquietante. In soli novanta minuti, i tecnici hanno craccato più…

uomo e donna che parlano

Sanzioni tributarie: inizia la fase del doppio binario

Dal 1° settembre entra in vigore un nuovo regime per le sanzioni tributarie amministrative, creando un sistema a doppio binario.

Firma digitale per elettori con disabilità: il sì della Consulta apre la strada alla piattaforma online

Accolto il ricorso dell’Associazione Luca Coscioni. La Corte costituzionale: «Rimuovere gli ostacoli per il pieno sviluppo della persona umana».

Molti enti non sono ancora conformi alle direttive AgID: quali rischi?

Le più recenti disposizioni emanate da AgID in materia di accessibilità dei siti web segnano un ulteriore passo verso la piena digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma allo stesso tempo mettono in evidenza un dato critico: molti enti, inclusi numerosi Ordini professionali, non risultano ancora pienamente conformi.

Il quadro normativo non lascia margini interpretativi. Gli Ordini sono tenuti a pubblicare entro il 31 marzo di ogni anno gli obiettivi di accessibilità relativi all’anno in corso, insieme allo stato di attuazione del piano per il telelavoro, come previsto dal Decreto legge n. 179/2012. Non si tratta più di buone pratiche, ma di obblighi giuridici precisi, ribaditi nelle linee guida AgID sugli strumenti informatici.

 

L’adeguamento richiesto si articola su quattro direttrici fondamentali: accessibilità e trasparenza dei servizi digitali, sicurezza e protezione dei dati personali, coerenza con il Design System della PA e corretta pubblicazione dei contenuti obbligatori. A ciò si aggiunge l’obbligo, spesso trascurato, di aggiornare annualmente la dichiarazione di accessibilità sul portale dedicato.

Le conseguenze della mancata conformità non sono soltanto formali. Gli enti inadempienti possono essere segnalati sulla piattaforma AgID con l’indicazione pubblica dello stato “non conforme”, esponendosi a richiami istituzionali e potenziali sanzioni. Ma il danno più rilevante è spesso quello reputazionale: in un contesto in cui la qualità dei servizi digitali è sempre più centrale, un sito non accessibile o non aggiornato mina la credibilità dell’Ente e la fiducia degli utenti.

In questo scenario, l’adeguamento normativo diventa anche un’opportunità. Migliorare l’accessibilità significa ampliare l’accesso ai servizi, garantire inclusione e rafforzare la qualità complessiva dell’esperienza digitale. Non è solo compliance, ma un investimento strategico.

Per accompagnare enti e Ordini in questo percorso, Servicematica mette a disposizione un supporto specialistico dedicato alle normative AgID e ACN, offrendo anche verifiche preliminari gratuite dello stato di conformità dei siti istituzionali. Tra gli interventi previsti: adeguamenti tecnici ai requisiti di accessibilità, integrazione dei sistemi di autenticazione tramite SPID, CIE e CNS, implementazione di strumenti di lettura assistita e affiancamento ai Responsabili per la Transizione Digitale.

Il messaggio è chiaro: il tempo dell’adeguamento è adesso. Rimandare espone a rischi concreti; intervenire consente invece di trasformare un obbligo in un vantaggio competitivo e istituzionale.


LEGGI ANCHE

Linee guida per l’utilizzo di strumenti di Intelligenza Artificiale da parte degli Avvocati

Da tempo si discute circa l’impatto dell’Intelligenza Artificiale in campo legale, soprattutto dopo l’introduzione di ChatGPT di OpenAI. La maggior parte dei chatbot di intelligenza…

Cassazione: licenziamento per il rappresentante sindacale che abusa dei permessi

Il caso riguardava un dipendente licenziato per giusta causa dopo che si era dimostrato che aveva utilizzato illegittimamente i permessi sindacali. Durante quel periodo, infatti,…

uomo con bagaglio a mano

Avvocati, Cassazione: no al legittimo impedimento per viaggi familiari non inderogabili

Il caso riguardava un avvocato che aveva richiesto il rinvio di un'udienza a causa di un viaggio per “motivi familiari” all'estero. Tuttavia, il biglietto aereo…

Email e tracking pixel: nuove regole del Garante per la protezione dei dati personali tra consenso e trasparenza

Il tracciamento delle email entra ufficialmente nel perimetro più rigoroso della normativa privacy. Le nuove linee guida approvate dal Garante per la protezione dei dati personali fissano un principio chiaro: l’utilizzo dei cosiddetti “tracking pixel” – strumenti invisibili che consentono di sapere se un messaggio è stato aperto – comporta, nella maggior parte dei casi, obblighi di informativa e raccolta del consenso.

Si tratta di un passaggio rilevante per tutto l’ecosistema digitale: provider di servizi online, piattaforme di email marketing, gestori di newsletter e, più in generale, tutti i soggetti che inviano comunicazioni elettroniche dovranno adeguare le proprie pratiche alle nuove prescrizioni. Le regole si applicano anche ai trattamenti già in essere, che dovranno essere aggiornati entro sei mesi.

Al centro dell’intervento dell’Autorità c’è la natura “occulta” di questi strumenti. I tracking pixel, spesso impercettibili per l’utente, consentono di raccogliere informazioni sul comportamento del destinatario senza che quest’ultimo ne sia pienamente consapevole. Proprio per questa caratteristica, il loro utilizzo richiede una maggiore attenzione sotto il profilo della trasparenza.

Le finalità possono essere diverse: dal controllo della corretta consegna dei messaggi alla sicurezza contro spam e phishing, fino alla misurazione delle performance delle campagne informative o promozionali. Il ricorso a queste tecnologie è diffuso in newsletter, comunicazioni commerciali, email automatiche e messaggi di servizio.

Sul piano degli adempimenti, il riferimento resta il Regolamento generale sulla protezione dei dati. L’obbligo di informativa scatta sempre, indipendentemente dalla finalità del trattamento, e può essere assolto con modalità multilivello: un’informazione sintetica al momento della raccolta dei dati, accompagnata da un approfondimento accessibile tramite link o altri strumenti comunicativi.

Diverso il discorso per il consenso, che diventa necessario soprattutto quando il tracciamento è utilizzato per finalità di marketing o profilazione. Sono previste alcune eccezioni – ad esempio per esigenze di sicurezza o per semplici statistiche aggregate – ma nella maggior parte dei casi sarà indispensabile acquisire un assenso esplicito, che dovrà essere anche facilmente revocabile.

Per gli utenti, le possibilità di difesa restano limitate: disabilitare il caricamento automatico delle immagini può ridurre il tracciamento, ma non consente un controllo selettivo sulle diverse tipologie di pixel.


LEGGI ANCHE

Il Covid ha tagliato i redditi di avvocati e tecnici

Nel 2020 gli avvocati sono stati quelli che hanno perso più reddito Nel 2020, gli avvocati sono stati quelli che hanno perso più reddito. All’estremo…

Remissione di querela: l’assenza all’udienza non basta sempre

La Cassazione chiarisce i limiti della remissione tacita: non si applica se le dichiarazioni della persona offesa sono già state acquisite in fase di indagine

Pubblico impiego, più assunzioni e graduatorie valide fino a tre anni: cambiano le regole

Più flessibilità per le amministrazioni, idonei richiamabili più a lungo e stop al limite del 20%: ecco cosa prevede la nuova normativa approvata con il…

Intelligenza artificiale nella PA: già 400 progetti attivi, spinta verso il 2026

L’intelligenza artificiale entra sempre più nel cuore della macchina pubblica italiana. Sono circa 400 i progetti di innovazione attualmente in corso nella Pubblica amministrazione, un dato che fotografa una trasformazione già avviata e destinata a crescere nei prossimi anni.

A delineare questo scenario è stato Alessio Butti nel corso di un recente evento istituzionale dedicato al rapporto tra AI, innovazione e sovranità digitale. Un’occasione per fare il punto non solo sui numeri, ma anche sulla strategia che accompagnerà il sistema pubblico verso gli obiettivi fissati al 2026.

Al centro dell’intervento, l’idea di valorizzare le esperienze già maturate a livello locale. Le iniziative sviluppate da Regioni e Province autonome vengono infatti considerate un laboratorio da cui trarre modelli replicabili su scala nazionale, in un’ottica di diffusione rapida ed efficace delle soluzioni più avanzate.

In questa direzione si inserisce il progetto Reg4IA, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, che punta a incentivare la sperimentazione di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale nei territori. L’iniziativa può contare su una dotazione di 20 milioni di euro provenienti dal Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, a sostegno di un ecosistema pubblico sempre più orientato ai dati e all’automazione.

Non meno rilevante il tema della governance. Il modello italiano affida un ruolo centrale a AgID e ACN, chiamate a coordinare lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie AI in modo coerente con le esigenze di sicurezza e autonomia digitale del Paese. Una scelta che ha alimentato il dibattito politico, ma che il Governo continua a difendere come necessaria per garantire un presidio solido su un ambito strategico.


LEGGI ANCHE

Avvocato, sai come gestire le emozioni?

Siamo esseri umani: dunque, siamo esseri emotivi, che vivono generando emozioni. Tuttavia, un conto è riconoscere e gestire le emozioni, un altro è lasciarsi completamente…

tessere in equilibrio

L’avvocatura in bilico tra marginalizzazione e riconoscimento costituzionale

Il futuro dell’avvocatura in Italia è incerto: da un lato, vi è il rischio di una progressiva marginalizzazione, dall’altro c’è la possibilità di un riconoscimento…

separazione patto mail

Nuovi bandi Cassa Forense 2024: opportunità per gli avvocati

La Cassa Forense ha ufficializzato l’apertura di nuovi bandi di concorso, offrendo diverse opportunità di sostegno agli iscritti. Bandi aperti a tutti I bandi, che…

Decreto sicurezza, la Camera penale di Cosenza attacca: “Avvocati ridotti a strumenti dello Stato”

Toni durissimi e una presa di posizione netta. La Camera Penale di Cosenza interviene sul decreto sicurezza denunciando quello che definisce un attacco simultaneo a libertà fondamentali, principi costituzionali e autonomia dell’avvocatura.

Nel comunicato diffuso nelle scorse ore, i penalisti individuano alcune disposizioni particolarmente critiche. Tra queste, la previsione del cosiddetto “fermo di prevenzione”, che consentirebbe alla polizia giudiziaria di limitare la libertà personale fino a dodici ore anche in assenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Una misura che, secondo i firmatari, solleva seri dubbi di legittimità costituzionale, soprattutto per l’assenza di obblighi stringenti di motivazione e verbalizzazione immediata.

Altre perplessità riguardano l’introduzione delle operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria all’interno degli istituti di detenzione. La scelta viene criticata perché ritenuta sintomatica di un approccio prevalentemente repressivo, in un contesto già segnato da criticità strutturali e carenze sul piano delle condizioni detentive.

Particolarmente severo il giudizio sulla norma che lega il compenso dell’avvocato all’esito delle procedure di rimpatrio volontario. Secondo la Camera penale, si tratta di una previsione che incide sull’indipendenza della difesa e introduce una disparità di trattamento tra cittadini, subordinando di fatto l’effettività del patrocinio gratuito al raggiungimento di un risultato definito dallo Stato.

Nel documento si denuncia il rischio di una trasformazione del ruolo dell’avvocato, da garante dei diritti a figura funzionale agli obiettivi dell’amministrazione. Una prospettiva che, secondo i penalisti, contrasta con i principi costituzionali che regolano la funzione difensiva.

Alla luce di queste criticità, la Camera penale ha proclamato lo stato di agitazione, annunciando possibili iniziative più incisive e auspicando una mobilitazione condivisa con le altre componenti dell’avvocatura, dagli ordini professionali agli organismi di rappresentanza.


LEGGI ANCHE

Aeroporti in tilt: il cyber-attacco che svela i punti deboli della travel tech

Un sistema di check-in condiviso bloccato da oltre 36 ore, voli cancellati e informazioni frammentarie. L’ipotesi di un accesso abusivo attraverso le credenziali interne apre…

stop-pagamenti-in-contanti-1

Limite pagamenti in contanti nel 2022

Stop al pagamento in contanti: da gennaio 2022 limite a 1000 euro Secondo quanto accordato nella scorsa Manovra di Bilancio, dal prossimo 1° gennaio il limite per pagare in contanti è fissato…

Cashback di Stato: come funziona il bonus bancomat in partenza al 1° dicembre

Cashback di Stato: come funziona il bonus bancomat in partenza al 1° dicembre

Dal 1° dicembre 2020 parte la fase sperimentale dell’operazione cashback di Stato, o bonus bancomat, grazie al quale i cittadini potranno ottenere rimborsi in denaro…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto