L’Unione delle Camere Penali Italiane proclama cinque giorni di astensione dalle udienze penali dopo le presunte captazioni illegittime di colloqui tra detenuti e avvocati nel carcere di Perugia. Anche l’Unione Nazionale delle Camere Civili richiama il rischio di una compromissione del diritto di difesa e del segreto professionale.
Il mondo dell’avvocatura si mobilita dopo quanto emerso nell’ambito di un procedimento penale della Procura della Repubblica di Perugia relativo a presunte intercettazioni illegittime di colloqui tra detenuti e difensori all’interno della casa circondariale “Capanne”.
Secondo quanto ricostruito negli atti richiamati dall’Unione Camere Penali Italiane, le attività di captazione sarebbero proseguite per circa sei mesi e avrebbero coinvolto numerosi avvocati estranei all’indagine originaria. Il provvedimento autorizzativo riguardava infatti esclusivamente i colloqui tra uno specifico difensore, indagato nell’inchiesta, e il proprio assistito, ma le registrazioni avrebbero interessato almeno quindici legali diversi e decine di conversazioni protette dal segreto professionale.
La Giunta dell’UCPI ha definito la vicenda una “gravissima violazione del diritto di difesa e del segreto professionale”, evidenziando come nelle conversazioni captate sarebbero inevitabilmente confluite strategie processuali, valutazioni difensive e informazioni personali estranee ai fatti oggetto dell’indagine.
Particolarmente delicato, secondo le Camere Penali, il fatto che il materiale intercettato non sarebbe stato immediatamente distrutto ma inserito nel fascicolo investigativo e reso disponibile alle parti processuali. Una circostanza che, secondo l’UCPI, avrebbe determinato un indebito vantaggio per l’accusa e una compromissione del principio di parità tra le parti sancito dall’articolo 111 della Costituzione.
Nel documento approvato il 22 maggio, l’Unione delle Camere Penali richiama inoltre le garanzie previste dall’articolo 24 della Costituzione, dall’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dagli articoli 103 e 271 del codice di procedura penale, sottolineando l’assoluta inviolabilità del rapporto tra difensore e assistito.
Per protestare contro quanto accaduto, l’UCPI ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 8, 9, 10, 11 e 12 giugno 2026, oltre a una manifestazione nazionale prevista a Perugia l’11 giugno.
Sulla vicenda è intervenuta anche Unione Nazionale Camere Civili, che in un comunicato ha espresso “profondo sgomento” per quanto emerso, sottolineando come il diritto di difesa “non appartenga a una categoria professionale, né conosca divisioni per materia”.
Per l’UNCC il tema non riguarda esclusivamente l’avvocatura penalista, ma investe il nucleo stesso delle garanzie costituzionali. «Ogni mandato difensivo vive di fiducia – osservano le Camere Civili – e la fiducia esiste soltanto se il cittadino sa di poter parlare senza paura». Da qui la richiesta alle istituzioni competenti, dal Ministero della Giustizia al Consiglio Superiore della Magistratura, di accertare rigorosamente i fatti e garantire la distruzione del materiale illegittimamente acquisito.
Le due associazioni forensi convergono su un punto centrale: la tutela della riservatezza dei colloqui difensivi rappresenta uno dei presidi fondamentali dello Stato di diritto e del giusto processo. Il timore espresso dall’avvocatura è che episodi simili, se non adeguatamente affrontati sul piano istituzionale e ordinamentale, possano incrinare il rapporto fiduciario tra difensore e assistito e indebolire progressivamente le garanzie costituzionali della difesa tecnica.
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