La giustizia civile italiana registra un importante miglioramento sul fronte dell’efficienza. Nel primo semestre del 2026 il tempo medio necessario per definire un procedimento civile in Cassazione è sceso a 621 giorni, consentendo all’Italia di raggiungere e superare l’obiettivo concordato con l’Unione europea nell’ambito del PNRR, che prevedeva il raggiungimento della soglia di 677 giorni entro il 30 giugno 2026.
Il risultato assume un valore strategico perché contribuisce al conseguimento del traguardo previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: una riduzione del 40% dei tempi medi di definizione dei procedimenti civili rispetto ai livelli del 2019.
A rendere possibile questa accelerazione è stata la capacità della Suprema Corte di incrementare il numero delle decisioni adottate. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati definiti 20.270 procedimenti civili, volume che ha consentito di ridurre ulteriormente l’arretrato e abbassare i tempi medi di risposta.
Particolarmente significativo il contributo della sezione tributaria della Cassazione, che da sola ha definito 7.844 procedimenti, pari a circa il 39% del totale. Il risultato è stato favorito da un modello organizzativo fondato sulla specializzazione delle competenze e sulla suddivisione delle attività per aree tematiche omogenee, con l’obiettivo di assicurare maggiore uniformità interpretativa e una gestione più efficace dei fascicoli.
Un ruolo sempre più importante è stato svolto anche dall’Ufficio per il processo, attraverso gli strumenti di definizione anticipata dei ricorsi manifestamente infondati o inammissibili. Questo meccanismo consente di alleggerire il carico delle sezioni giudicanti e di concentrare le risorse sui procedimenti che richiedono una valutazione approfondita nel merito.
L’entità del miglioramento emerge con chiarezza confrontando i dati degli ultimi anni. Nel 2019 il tempo medio per ottenere una decisione in Cassazione era pari a 1.302 giorni; durante il periodo pandemico del 2020 era salito fino a 1.530 giorni. Successivamente è iniziata una progressiva riduzione: 1.002 giorni nel 2021, 1.063 nel 2022, 1.003 nel 2023, 944 nel 2024 e 863 giorni nel 2025.
La Corte ha inoltre mantenuto un rapporto particolarmente favorevole tra procedimenti definiti e nuove iscrizioni. Nel 2025, per ogni 100 nuovi ricorsi, ne sono stati chiusi 130, un dato superiore a quello registrato nei Tribunali e nelle Corti d’appello e indicativo della capacità del sistema di ridurre l’arretrato accumulato negli anni precedenti.
I benefici di questa evoluzione vanno oltre il solo ambito giudiziario. Tempi più rapidi significano maggiore certezza per cittadini e imprese, minori costi legati ai contenziosi e un contesto più favorevole agli investimenti. Un elemento che l’Unione europea considera essenziale per rafforzare la competitività del Paese e la fiducia nel sistema economico.
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