Nel quadro del convegno “Sicurezza dei dati nelle PMI – Strumenti di compliance tra GDPR, NIS2 e AI Act”, il dibattito ha messo in luce una trasformazione profonda: la sicurezza informatica non è più solo una questione tecnica, ma un nodo strategico che intreccia diritto, impresa, istituzioni e innovazione.
Tra gli interventi più significativi, quello di Federica Santinon, consigliere del Consiglio Nazionale Forense, ha offerto una lettura ampia e prospettica del ruolo dell’avvocatura nell’ecosistema digitale.
Oltre il contenzioso: l’avvocato come garante, consulente e ponte istituzionale
Santinon ha delineato un modello di avvocatura che supera la tradizionale funzione difensiva per assumere un ruolo triplice: garante dei diritti fondamentali, accompagnatore delle imprese e interlocutore del legislatore.
«L’avvocato non può più intervenire solo quando emerge la patologia – ha sottolineato – ma deve accompagnare l’impresa fin dall’inizio, contribuendo a prevenire le crisi e a governare la complessità normativa».
In un contesto segnato dall’intreccio tra GDPR, direttiva NIS2 e AI Act, la compliance diventa infatti un processo continuo, che richiede competenze interdisciplinari e capacità di coordinamento tra profili giuridici, tecnologici e organizzativi.
La sicurezza dei dati come nuova frontiera dei diritti
Nel suo intervento, Santinon ha richiamato il legame tra protezione dei dati e tutela dei diritti fondamentali, evidenziando come la cybersicurezza non riguardi solo le persone, ma anche le imprese, sempre più esposte a rischi sistemici e reputazionali.
La complessità del quadro normativo rende necessario un approccio capace di semplificare senza banalizzare: strumenti operativi, formazione specialistica e capacità di tradurre il linguaggio tecnico in scelte strategiche.
Da qui il valore di strumenti interpretativi e operativi che fungono da “cassetta degli attrezzi” per professionisti e imprese, capaci di orientarsi in un sistema regolatorio in continua evoluzione.
Formazione e competenze: la sfida dell’avvocatura digitale
Un punto centrale dell’intervento ha riguardato la formazione.
Per Santinon, la trasformazione digitale impone un aggiornamento permanente dell’avvocatura, non solo specialistico ma diffuso: una conoscenza di base delle nuove tecnologie e della normativa digitale non è più opzionale, ma parte integrante del dovere professionale.
La digitalizzazione della giustizia italiana, pur avanzata rispetto ad altri Paesi europei, mostra tuttavia criticità operative: interruzioni dei sistemi, limiti infrastrutturali e difficoltà nel compiere il “passo successivo” verso una piena integrazione tecnologica.
Imprese, costi e politiche pubbliche: verso un nuovo modello di compliance
Un altro tema emerso riguarda il costo della consulenza preventiva. Se l’accompagnamento continuo dell’impresa rappresenta un valore strategico, esso comporta inevitabilmente oneri economici. Da qui la proposta di incentivare fiscalmente il ricorso a professionisti qualificati, riconoscendo il ruolo dell’avvocatura come fattore di stabilità, competitività e prevenzione del rischio. In questa prospettiva, l’avvocato non è più solo il professionista del contenzioso, ma una figura chiave nella governance della trasformazione digitale.
Una nuova responsabilità per l’avvocatura
Il dibattito ha evidenziato come la sicurezza dei dati e l’intelligenza artificiale non siano più temi settoriali, ma elementi strutturali del sistema giuridico ed economico. L’avvocatura è chiamata a interpretare questa trasformazione, assumendo un ruolo attivo nella costruzione delle regole, nella tutela dei diritti e nell’accompagnamento delle imprese. In un’epoca in cui la tecnologia anticipa spesso il diritto, la sfida non è solo adeguarsi al cambiamento, ma governarlo. Ed è in questo spazio – tra norme, innovazione e responsabilità – che si ridefinisce oggi la funzione sociale e istituzionale dell’avvocato.
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