La corsa all’intelligenza artificiale sta assumendo sempre più i caratteri di una gigantesca competizione industriale. Non basta sviluppare modelli più potenti o conquistare nuovi utenti: per le grandi aziende tecnologiche diventa essenziale assicurarsi in anticipo le infrastrutture e le risorse necessarie per sostenere la crescita prevista nei prossimi anni.
A fotografare le dimensioni del fenomeno sono gli impegni assunti lungo la catena di approvvigionamento dai principali protagonisti del settore. Alphabet, Amazon, Microsoft, Oracle, Apple, Meta e Nvidia hanno raggiunto complessivamente, alla fine dell’ultimo trimestre considerato, circa 1.730 miliardi di dollari di impegni verso la propria filiera. Per le sei società per le quali è possibile effettuare un confronto omogeneo con il trimestre precedente, il valore risulta più che raddoppiato nell’arco di appena tre mesi.
L’AI diventa una corsa alla capacità produttiva
Dietro questa accelerazione c’è una trasformazione profonda del mercato. L’intelligenza artificiale richiede una quantità crescente di semiconduttori, memorie, server, apparati di rete, capacità di calcolo, data center ed energia. In molti casi si tratta di infrastrutture che richiedono investimenti ingenti e soprattutto tempi lunghi per essere realizzate.
Per questo le Big Tech non possono limitarsi a reagire alla domanda presente. Devono stimare quella futura e assicurarsi oggi ciò che potrebbe servire tra uno, due o più anni. La competizione tecnologica diventa così anche una gara per “prenotare” capacità produttiva prima dei concorrenti.
Le dimensioni complessive degli investimenti confermano il cambio di scala. Secondo le stime di Goldman Sachs Research riportate nel documento, nel solo 2026 gli investimenti mondiali collegati all’intelligenza artificiale potrebbero raggiungere circa 1.000 miliardi di dollari, dei quali poco meno di 600 miliardi negli Stati Uniti. Tra il 2022 e la fine del 2026 il valore cumulato arriverebbe invece a circa 1.800 miliardi di dollari.
E la crescita potrebbe proseguire. Le stime indicano infatti un peso degli investimenti AI sul Pil mondiale destinato a passare dallo 0,9% del 2026 all’1,3% nel 2027, fino all’1,4% nel 2028.
Il rischio di aver scommesso troppo sulla domanda futura
La strategia, tuttavia, presenta un punto debole: gli investimenti e gli impegni vengono assunti sulla base di previsioni estremamente ottimistiche sulla crescita dell’intelligenza artificiale.
Non sarebbe necessario un crollo del mercato per creare difficoltà. Basterebbe che la domanda continuasse a crescere, ma a un ritmo inferiore rispetto a quello incorporato nelle previsioni delle aziende.
In questo scenario, parte della capacità produttiva predisposta potrebbe rimanere inutilizzata o essere sfruttata solo parzialmente, con conseguenze sui costi, sui margini e sulla redditività degli investimenti.
Non tutti gli impegni che compongono i 1.730 miliardi presentano, inoltre, lo stesso grado di rigidità. Alcuni contratti possono essere modificati, mentre altri prevedono quantitativi minimi, condizioni vincolanti o obblighi difficilmente cancellabili.
È la stessa Nvidia, secondo quanto emerge dalla documentazione analizzata, a indicare tra i possibili rischi quello di una sovrastima della domanda: qualora gli ordini dei clienti rallentassero o venissero rinviati, l’azienda potrebbe non riuscire a ridimensionare altrettanto rapidamente gli impegni assunti con i fornitori, esponendosi a eccedenze di magazzino, svalutazioni e possibili penalità.
Dalla sfida tecnologica alla sfida industriale
Il dato più significativo, dunque, non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse mobilitate. È la velocità con cui l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale sta cercando di costruire oggi l’infrastruttura destinata a sostenere il mercato di domani.
La nuova frontiera della competizione tra Big Tech passa sempre più dalla disponibilità materiale di potenza di calcolo, chip, data center ed energia. Chi riuscirà ad assicurarsene quantità sufficienti potrà trovarsi in una posizione privilegiata nella prossima fase di sviluppo dell’AI.
Ma la stessa strategia moltiplica l’esposizione a un’incognita fondamentale: quanto sarà grande, realmente, la domanda di intelligenza artificiale nei prossimi anni?
La risposta determinerà se l’enorme capacità che oggi le aziende stanno prenotando rappresenterà uno dei più grandi investimenti infrastrutturali dell’era digitale oppure un eccesso di offerta costruito sulla base di aspettative troppo aggressive.

