I tempi della giustizia civile restano uno dei principali fattori di freno alla crescita economica e alla competitività del sistema produttivo. A certificarlo sono gli ultimi indicatori contenuti nell’allegato al Documento programmatico di finanza pubblica 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, analizzati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto.
Secondo i dati, dopo una fase di miglioramento, i tempi dei procedimenti civili definiti nei tribunali ordinari sono tornati ad allungarsi, rendendo sempre più difficile il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR, che prevedono entro giugno 2026 una riduzione del 40% dei tempi di trattazione rispetto ai livelli del 2019.
Nel 2024 la durata media nazionale di un procedimento civile in Italia è pari a 364 giorni, ma il dato medio nasconde forti squilibri territoriali. Le performance migliori si concentrano nel Nord, con Valle d’Aosta (239 giorni), Piemonte (248) ed Emilia-Romagna (268) ai primi posti. All’estremo opposto, le regioni del Mezzogiorno e delle Isole registrano le durate più elevate, con Sardegna (535 giorni), Basilicata (483) e Campania (459).
In questo quadro, il Veneto si colloca leggermente al di sotto della media nazionale, con 346 giorni per un procedimento civile. Tuttavia, anche qui il territorio procede a due velocità. A fronte di 127.671 procedimenti pendenti e 134.944 definiti a fine 2025, il dato medio regionale nasconde differenze marcate: Verona registra la performance migliore con circa 200 giorni, mentre Venezia rappresenta il caso più critico, con una durata media che arriva a 773 giorni.
Ancora più preoccupante è il capitolo relativo ai procedimenti civili in materia di lavoro privato – lavoro dipendente, parasubordinato e licenziamenti. A livello nazionale il disposition time si attesta a 401 giorni, mentre in Veneto sale a 434. Anche in questo ambito le differenze territoriali sono rilevanti: a Belluno si raggiungono gli 820 giorni, mentre Venezia, in controtendenza rispetto al dato generale, scende a 297.
«Per le imprese artigiane – sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – la giustizia civile non è un tema astratto, ma una variabile economica concreta. Tempi così lunghi significano incertezza nei rapporti contrattuali, immobilizzazione di risorse, difficoltà nella gestione del lavoro e freno agli investimenti. Un procedimento che dura anni equivale, di fatto, a una sanzione indiretta per chi rispetta le regole».
Il PNRR, aggiunge Boschetto, «ha acceso un faro su questo problema, ma ora servono interventi strutturali e continui, soprattutto sul piano dell’organizzazione e della digitalizzazione degli uffici giudiziari».
Confartigianato Imprese Veneto ribadisce così la necessità di ridurre i divari territoriali e di trasformare la giustizia civile in un vero fattore di competitività, a partire dalle micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura dell’economia regionale.
Uno scenario che trova conferma anche nelle proiezioni nazionali. Secondo il rapporto di Confartigianato basato sui dati BES, nel periodo 2025-2028 i tempi della giustizia civile sono attesi su un sentiero di crescita: dai 345 giorni stimati per il 2025 fino ai 370 nel 2028. Una dinamica che, come precisano le stesse fonti ministeriali, non tiene ancora conto degli effetti delle misure più recenti di riduzione dell’arretrato, ma riflette criticità strutturali legate alla litigiosità civile, alle risorse disponibili, agli incentivi per il personale e all’organizzazione complessiva degli uffici giudiziari.
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