La riforma dell’ordinamento forense supera il primo esame dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), ma il parere pubblicato nel Bollettino del 1° giugno 2026 contiene una serie di osservazioni che potrebbero incidere in modo significativo sulla futura stesura dei decreti attuativi.
Secondo l’Antitrust, il disegno di legge presenta diversi elementi positivi, soprattutto sul fronte dell’accesso alla professione. Tra questi figurano la semplificazione del percorso di ingresso e la revisione dell’esame di Stato, con una riduzione delle prove scritte e criteri di valutazione più uniformi. Misure che, nelle valutazioni dell’Autorità, contribuiscono a ridurre le barriere all’ingresso e a favorire una maggiore apertura del mercato professionale.
Parere favorevole anche sulla formazione continua, considerata uno strumento essenziale per garantire elevati standard qualitativi nell’esercizio della professione forense.
Le principali perplessità emergono invece sul tema dei compensi professionali. L’AGCM richiama il principio generale secondo cui il rapporto economico tra avvocato e cliente deve essere fondato sulla libera negoziazione. In quest’ottica, l’equo compenso rappresenta una deroga limitata a specifiche situazioni caratterizzate da uno squilibrio contrattuale, come i rapporti con grandi imprese, banche, assicurazioni e pubbliche amministrazioni.
Secondo l’Autorità, alcune disposizioni contenute nella delega rischiano però di estendere indirettamente questo meccanismo anche a rapporti professionali ordinari o continuativi, facendo dei parametri forensi una sorta di riferimento obbligatorio generalizzato. Un’evoluzione che, secondo l’Antitrust, potrebbe tradursi in una limitazione della concorrenza e della libertà contrattuale, senza che vi siano le stesse ragioni di tutela che giustificano l’applicazione dell’equo compenso nei confronti dei grandi committenti.
Ulteriori riserve riguardano il possibile ampliamento dell’utilizzo del parere di congruità rilasciato dagli Ordini professionali. L’AGCM osserva che l’estensione di questo strumento oltre l’ambito oggi previsto dalla normativa sull’equo compenso potrebbe rafforzare il ruolo dei parametri ministeriali anche nei rapporti regolati dalla libera pattuizione tra professionista e cliente.
Nel parere viene inoltre ribadito un principio più volte affermato dall’Autorità: non esiste un legame automatico tra livello del compenso e qualità della prestazione professionale. La qualità dei servizi legali, secondo l’AGCM, deve essere garantita attraverso formazione, aggiornamento professionale e controlli disciplinari, piuttosto che mediante l’introduzione di soglie economiche minime.
Un secondo fronte di attenzione riguarda il ruolo del Consiglio Nazionale Forense. L’Autorità ritiene opportuno evitare che organismi rappresentativi della categoria assumano direttamente funzioni regolatorie capaci di incidere sull’accesso e sull’esercizio della professione. Il rischio evidenziato è quello di una sovrapposizione tra funzioni di rappresentanza e poteri normativi. Per questo l’AGCM suggerisce che il potere regolamentare resti in capo alle istituzioni pubbliche, lasciando al CNF un ruolo consultivo.
Osservazioni anche sul sistema delle specializzazioni forensi. La bozza di riforma prevede infatti che il conseguimento dei titoli specialistici passi attraverso percorsi formativi organizzati dagli Ordini in collaborazione con le associazioni forensi. Per l’Antitrust, tuttavia, un sistema costruito esclusivamente attorno ai corsi rischierebbe di penalizzare professionisti che abbiano maturato competenze specialistiche attraverso l’esperienza concreta, l’attività scientifica o percorsi formativi alternativi. Da qui la richiesta di criteri più aperti, trasparenti e non discriminatori.
Nel complesso, l’Autorità non mette in discussione l’impianto generale della riforma, ma invita il legislatore a prestare particolare attenzione alla fase attuativa. Saranno infatti i decreti delegati a determinare l’equilibrio tra esigenze di tutela della professione, apertura del mercato e interesse degli utenti dei servizi legali.
La partita, dunque, non si chiude con il via libera dell’Antitrust: le osservazioni formulate dall’Autorità rappresentano un segnale chiaro su quali saranno i punti più delicati del confronto nei prossimi mesi.
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