Halloween, quella foto di vostro figlio mascherato: siete sicuri di sapere dove finirà?

Streghe, fantasmi e zucche intagliate sono pronti a invadere smartphone e social network, ma il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che dietro un semplice scatto di famiglia si nasconde più di un rischio. Nel vademecum diffuso in vista del 31 ottobre, l’Autorità si rivolge soprattutto a genitori e nonni: la foto del bambino in costume, una volta online, può restare nello spazio digitale “molto a lungo o per sempre”, essere scaricata da chiunque e persino finire catturata da sistemi di intelligenza artificiale, senza che il diretto interessato — che oggi ha pochi anni — abbia potuto scegliere nulla sul proprio futuro digitale.

Le foto dei bambini: un rischio spesso sottovalutato

Il consiglio del Garante è netto: meglio non pubblicare le immagini dei più piccoli o, se proprio si vuole condividerle, limitare la visibilità ai soli amici, rendere irriconoscibile il volto con un programma di grafica (anche gratuito) o coprirlo con un’emoticon. Attenzione anche a foto e video che ritraggono bambini altrui oltre ai propri: prima di diffonderli serve il consenso di chi ne esercita la potestà genitoriale, regola che vale anche per gli invii nei gruppi di messaggistica di cui non si conoscono tutti i membri. Una volta spedita in chat, infatti, un’immagine può essere salvata, inoltrata, stampata o ripubblicata altrove: la modalità “visualizza una sola volta”, dove disponibile, riduce ma non azzera questo rischio.

Non tutti i dolcetti sono veri: le truffe a tema

Il secondo fronte riguarda le truffe digitali che sfruttano la ricorrenza: email, sms e messaggi che promettono sconti straordinari o omaggi in cambio di un clic, di un sondaggio o dei propri dati bancari sono quasi sempre un veicolo per installare malware o sottrarre credenziali. Il Garante consiglia di diffidare delle offerte troppo generose, verificare se il mittente è davvero chi dice di essere e cercare conferma attraverso i canali ufficiali del venditore. Stessa cautela per i siti di shopping civetta, spesso riconoscibili da una grafica poco curata e da testi con errori grammaticali, e per le finte notifiche di spedizione che avvisano di un pacco mai ordinato: in caso di dubbio, meglio controllare direttamente sulla piattaforma dove si è effettuato l’eventuale acquisto, senza cliccare su link o scaricare presunti software necessari per la consegna.

La prima difesa resta l’attenzione

Aggiornamenti di sicurezza, antimalware attivo e autenticazione a due fattori sugli account personali restano, secondo l’Autorità, gli strumenti più efficaci contro i “vampiri digitali”. Ma il richiamo finale del vademecum va oltre la tecnologia: la protezione più solida della privacy propria e dei propri cari resta un uso consapevole e responsabile dei servizi online.

Per chi si occupa di diritto delle nuove tecnologie e tutela dei minori, il vademecum offre uno spunto operativo concreto da richiamare nella consulenza alle famiglie: il diritto del minore ad autodeterminare la propria immagine futura non è un principio astratto, ma una conseguenza diretta di scelte quotidiane — come postare o meno la foto di Halloween — che restano quasi sempre nelle mani dei genitori.

Nuovo Codice della Strada: tutte le novità, dalle multe al chilometro al corridoio per le moto

Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che riscrive il Codice della Strada, trasmesso alla Camera il giorno successivo come Atto del Governo n. 448. Il testo deve ancora ricevere i pareri della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, quindi importi e meccanismi possono ancora cambiare prima dell’approvazione definitiva.

Stando allo schema attuale, il nuovo codice entrerà in vigore il 1° aprile 2027, ma le sue regole sanzionatorie troveranno applicazione solo dal 1° gennaio 2028 — termine che slitterebbe al 1° aprile 2028 in caso di ritardo nel regolamento di attuazione. Le patenti già rilasciate resteranno valide secondo le norme in vigore al momento del rilascio.

Multe per eccesso di velocità

La novità più rilevante riguarda il calcolo delle multe per eccesso di velocità, che abbandona le attuali fasce fisse per un conteggio proporzionale a ogni km/h oltre il limite, con tolleranza del 5% (minimo 5 km/h) da indicare nel verbale a pena di nullità. In autostrada a 130 km/h la sanzione va da 10 a 40 euro per ogni km/h di eccesso; nei centri urbani, da 5 a 20 euro per km/h fino a 20 km/h oltre il limite, poi da 10 a 40 euro. Esempio concreto: chi viaggia a 156 km/h su un’autostrada a 130 (eccesso utile di 18 km/h) rischia una multa da 180 a 720 euro, riducibile a 126 euro pagando entro 5 giorni con lo sconto del 30%.

Autovelox: termine di notifica dimezzato

Per le violazioni rilevate da autovelox e altri dispositivi di controllo a distanza, il termine per la notifica del verbale scende da 90 a 45 giorni, decorrenti da quando l’amministrazione può identificare il proprietario tramite PRA o Archivio nazionale dei veicoli; oltre questo termine, l’obbligo di pagamento si estingue. Resta fermo il termine di 90 giorni per le altre violazioni e di 360 giorni per i residenti all’estero.

Il “divieto di guida” sostituisce la sospensione

Cambia anche l’impianto sanzionatorio accessorio: il “divieto di guida” sostituisce la sospensione della patente disposta dal prefetto. Per chi supera i limiti tra 20 e 40 km/h in autostrada sono previsti 15 giorni di divieto e 4 punti; si sale a 30 giorni (6 punti) tra 40 e 60 km/h e a 90 giorni (8 punti) oltre i 60 km/h, con soglie più severe sulle autostrade a 150 km/h. Per i titolari di patente italiana il divieto a tempo determinato comporta comunque la sospensione automatica, senza bisogno di un provvedimento prefettizio separato.

Il corridoio per moto e ciclomotori nelle code

Una delle novità più discusse riguarda la circolazione di moto e scooter nel traffico congestionato. L’articolo 51, comma 14, dello schema impone che, sulle strade urbane a carreggiate separate con più corsie per senso di marcia, in caso di arresto della circolazione o di marcia a bassissima velocità per ingorghi, i conducenti nella corsia più a sinistra si tengano il più possibile vicino al margine sinistro e quelli nella corsia più a destra al margine destro, lasciando così un corridoio centrale. Lo spazio è destinato al transito di motocicli e ciclomotori a due ruote e, quando possibile, dei mezzi di polizia, soccorso e antincendio, anche non impegnati in servizi urgenti. Chi non libera il corridoio rischia una multa da 80 a 320 euro e la decurtazione di 2 punti dalla patente.

Una regola parallela (comma 12) riguarda autostrade ed strade extraurbane: resta vietato l’uso della corsia di emergenza, salvo per fermarsi o rientrare in carreggiata, ma in caso di traffico bloccato è consentito percorrerla per raggiungere l’uscita, non prima però del cartello di preavviso e comunque non oltre i 500 metri dallo svincolo. Durante code e rallentamenti, moto e ciclomotori potranno percorrere la corsia di emergenza a bassa velocità, a condizione di potersi spostare in qualsiasi momento per lasciar passare i mezzi di soccorso.

Smartphone, alcol e droghe alla guida

Lo schema interviene anche sull’uso dei dispositivi multimediali di bordo: viene vietato alterare i sistemi di intrattenimento audiovisivo del veicolo per riprodurre contenuti video durante la marcia, divieto che si estenderebbe anche ai sistemi non utilizzati nel momento del controllo di polizia — un intervento pensato per aggiornare le regole esistenti sulla distrazione alla guida al passo con la tecnologia di bordo.

Sul fronte alcol, per tassi tra 0,8 e 1,5 g/l sono previsti ammenda da 800 a 3.200 euro, arresto fino a sei mesi e sospensione della patente da sei mesi a un anno; oltre 1,5 g/l, ammenda da 1.500 a 6.000 euro, arresto da sei mesi a un anno, confisca del veicolo e sospensione della patente da uno a due anni. Viene inoltre disciplinato l’uso dell’alcolock, il dispositivo che impedisce l’accensione del motore in caso di tasso alcolemico positivo: obbligatorio per due anni per chi è condannato con un tasso tra 0,8 e 1,5 g/l, per tre anni oltre tale soglia, con appositi codici apposti sulla patente che limitano la guida ai soli veicoli dotati del dispositivo, da mantenere funzionante e sigillato a cura del conducente.

Per le droghe, il testo non introduce nuove sanzioni ma punta a chiarire le procedure di accertamento già modificate dalla legge 177/2024 (che ha riscritto l’art. 187 del Codice), specificando l’uso di test preliminari e accertamenti tossicologici — anche sul fluido orale — e precisando che un esito positivo al test preliminare non equivale automaticamente alla conclusione del procedimento a carico del conducente.

La riscossione delle multe non pagate

Capitolo a parte merita l’articolo 147 dello schema, dedicato alla riscossione delle multe non pagate. La norma abolisce la maggiorazione semestrale del 10% oggi prevista dall’art. 27 della legge n. 689/1981 (il cui tetto, fissato dalla legge n. 177/2024, è attualmente il 60%): chi non paga non vedrà più crescere il debito ogni sei mesi per effetto del solo ritardo nella riscossione da parte del Comune. Lo stesso articolo, al comma 2, introduce però una soglia sotto la quale i Comuni non potranno avviare la riscossione coattiva: 10 euro, “comprensivi di interessi e sanzioni”. Il problema, segnalato dall’esperto di riscossione locale Pasquale Mirto e ripreso da più testate, è che con l’abolizione della maggiorazione non dovrebbero più generarsi interessi da conteggiare: il riferimento agli “interessi” nel testo sarebbe quindi un refuso, verosimilmente da correggere nel passaggio parlamentare, e resta comunque da chiarire se la soglia dei 10 euro vada calcolata sulla sola sanzione o anche su voci come le spese di notifica. La riscossione, una volta scaduti i termini per il ricorso, avverrà tramite accertamento esecutivo (L. 160/2019) anziché con l’ingiunzione ex R.D. 639/1910, con oneri di riscossione fissati per legge al 3% (fino a 300 euro) se si paga entro 60 giorni dall’esecutività, al 6% (fino a 600 euro) oltre tale termine. Per i Comuni l’impatto sul gettito, specie sulle riscossioni avviate a distanza di anni, non è trascurabile.

Le proteste: ciclisti e associazioni chiedono modifiche

La riforma non raccoglie consensi unanimi. RIME (Rete Italiana Mobilità Equa), che riunisce oltre 40 associazioni tra cui FIAB, ha lanciato la campagna “Codice Fuori Strada”, sostenendo che senza correttivi il nuovo testo rischi di produrre più insicurezza, traffico e inquinamento invece di ridurli. La Rete ha organizzato per martedì 3 novembre, alle 11:30, una conferenza stampa nella Sala Conferenze Stampa della Camera dei Deputati, con interventi di Francesca Chiodi per RIME, del presidente FIAB Luigi Menna, dei consulenti per la mobilità ciclistica Andrea Colombo e Stefano Guarnieri, di Claudio Magliulo di CleanCities Italia e, in attesa di conferma, dell’assessore milanese Marco Granelli; i saluti istituzionali sono affidati al vicepresidente della Commissione Trasporti Andrea Casu. L’obiettivo dichiarato è ottenere, nella fase dei pareri parlamentari, un confronto trasversale tra schieramenti e amministratori locali per introdurre correttivi a tutela della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, anche in vista di analoghe iniziative di mobilitazione locale già segnalate in diverse città.

AIGA incontra la presidente di Cassa Forense: sul tavolo sgravi contributivi per i praticanti e un nuovo patto generazionale

Una delegazione dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) ha incontrato venerdì 23 ottobre 2026 la presidente di Cassa Forense, avv. Maria Annunziata, prima donna alla guida dell’ente previdenziale forense in settant’anni di storia. Al centro del confronto, una serie di proposte per rafforzare il sistema di welfare, assistenza e previdenza della categoria, con un focus specifico sui professionisti alle prime armi.

Il nodo principale riguarda la sostenibilità economica dell’accesso alla professione: AIGA ha chiesto una revisione del regime contributivo applicabile ai praticanti iscritti alla Cassa, per ridurre gli ostacoli economici nelle fasi iniziali del percorso forense. La richiesta si inserisce in una linea che l’associazione porta avanti da tempo nei confronti dell’ente, e che in passato ha già prodotto interventi come bandi dedicati e agevolazioni mirate per i più giovani.

Nel corso dell’incontro sono state illustrate anche proposte in materia di genitorialità, welfare e accesso alle prestazioni assistenziali, con l’obiettivo dichiarato di avvicinare il sistema previdenziale alle esigenze concrete degli iscritti. È stata inoltre confermata, anche per il 2026, la raccolta dei dati per il Rapporto sulla giovane avvocatura, l’indagine periodica con cui AIGA fotografa criticità, esigenze e buone pratiche dell’accesso e dell’esercizio della professione da parte dei più giovani, in vista dell’elaborazione di proposte e strumenti di sostegno mirati.

AIGA ha definito “costruttivo” il confronto, pur ricordando che le valutazioni finali restano di competenza degli organi di governance di Cassa Forense. “L’avvocatura giovane chiede misure che consentano di affrontare con maggiore serenità le sfide della professione e di costruire il proprio futuro professionale e previdenziale”, ha dichiarato il presidente nazionale AIGA, Luigi Bartolomeo Terzo, parlando di “un importante momento di confronto istituzionale” e di “volontà comune di individuare soluzioni concrete e sostenibili nell’interesse dell’intera categoria”.

Per gli studi legali più giovani e per i praticanti, l’esito concreto di questo dialogo — che AIGA promette di proseguire con cadenza costante — inciderà direttamente sui costi di accesso alla professione nei prossimi anni, in un momento in cui il calo delle nuove iscrizioni agli albi resta uno dei temi più dibattuti nella governance dell’avvocatura italiana.

Spazio, l’Europa vuole liberarsi dalla dipendenza da SpaceX di Musk: vertice ESA a Roma il 15 dicembre

Il 15 dicembre 2026 Roma ospiterà l’Intermediate Ministerial Meeting 2026 dell’Agenzia spaziale europea (ESA), appuntamento che i vertici dell’agenzia definiscono decisivo per l’autonomia strategica del continente. Al centro della discussione c’è la capacità dell’Europa di raggiungere l’orbita terrestre con mezzi propri, riducendo la dipendenza da operatori extraeuropei nel trasporto di equipaggi e materiali.

Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha proposto agli Stati membri un investimento di circa 10 miliardi di euro in dieci anni per sviluppare un sistema europeo capace di portare astronauti in orbita e riportarli sulla Terra, oggi assente. Secondo le sue stime, proseguire con l’acquisto di servizi da fornitori stranieri costerebbe ai contribuenti europei circa 5 miliardi di euro nello stesso periodo. Si tratta di proiezioni, non di fondi già stanziati: la decisione finale spetta ai governi dei Paesi membri riuniti a dicembre.

Sul fronte dei lanciatori, l’Europa può oggi contare su Ariane 6, per i carichi pesanti, e Vega-C, che a settembre 2026 ha portato in orbita i satelliti FLEX e Sentinel-3C. Il modello competitivo resta quello di SpaceX, basato su cadenze di lancio elevate e razzi riutilizzabili: su questo terreno si muovono anche la tedesca Isar Aerospace, che il 5 settembre 2026 ha raggiunto per la prima volta l’orbita con il razzo Spectrum e cinque piccoli satelliti, oltre alla francese MaiaSpace e all’italiana Avio, entrambe al lavoro su tecnologie riutilizzabili.

Sul trasporto cargo, l’ESA ha già assegnato il 10 settembre 2026 un contratto da 760 milioni di euro a The Exploration Company per la fase successiva del programma ALADDIN, dedicato alla capsula Nyx: 310 milioni finanziano una missione dimostrativa verso la Stazione spaziale internazionale, altri 450 milioni due missioni aggiuntive ancora da confermare.

Il tema è urgente anche perché la ISS, secondo i piani attuali, cesserà le attività entro il 2030. L’Italia, che ospita il vertice, ha lanciato a giugno 2026 gli Stati Generali della Space Economy, promossi dall’intergruppo parlamentare presieduto da Andrea Mascaretti, con venti tappe in sedici regioni per coinvolgere i distretti aerospaziali nazionali. Per gli studi legali e le imprese italiane del settore, l’esito del vertice di dicembre determinerà il quadro dei futuri bandi e investimenti pubblici nell’accesso autonomo allo spazio.

Licenziati da un algoritmo? Da oggi è vietato: la decisione spetta sempre a un umano

È entrato in vigore il 23 ottobre 2026 l’art. 41 del decreto legislativo n. 179/2026, che vieta ai datori di lavoro di affidare esclusivamente a un trattamento automatizzato le decisioni finali che incidono sul rapporto di lavoro: assunzioni, cambi di mansione o di orario, sanzioni disciplinari, valutazione delle prestazioni e licenziamento. La norma si innesta sull’art. 22 del GDPR, che riconosce al lavoratore il diritto a non essere sottoposto a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati con effetti significativi, e sul D.Lgs. 152/1997 come riformato dal decreto Trasparenza, che impone l’informativa preventiva sui sistemi utilizzati.

Il principio di diritto è netto: la decisione finale deve essere presa da una persona fisica dotata di effettivo potere di valutazione autonoma, che possa anche discostarsi dall’indicazione del sistema; una validazione meramente formale dell’output algoritmico non è sufficiente a soddisfare l’obbligo. Il lavoratore, inoltre, non può rinunciare a questa garanzia nemmeno prestando il consenso: la norma è inderogabile. Le decisioni assunte in violazione sono nulle.

Rilevante anche il raccordo con l’AI Act europeo, che classifica come “ad alto rischio” i sistemi utilizzati per il reclutamento e la selezione del personale, imponendo requisiti aggiuntivi di trasparenza e controllo umano.

Sul piano pratico, un licenziamento adottato in violazione dell’art. 41 è nullo, con diritto alla reintegrazione e al risarcimento del danno indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda; le altre decisioni datoriali automatizzate — trasferimenti, sanzioni, valutazioni negative — sono egualmente nulle e impugnabili davanti al giudice del lavoro. Resta invece escluso dal divieto, ma non dalle regole generali di GDPR e AI Act, l’uso dell’IA nella sola fase di ricerca e selezione delle candidature. Per gli studi legali che assistono aziende, l’adeguamento riguarda da subito i software di performance management e gli strumenti di screening dei curriculum già in uso.

Screenshot e chat in aula: la Cassazione ridisegna le regole della prova digitale

La Corte di Cassazione ha messo a sistema, in un breve arco temporale, tre principi destinati a incidere direttamente sulla gestione quotidiana dei fascicoli penali che coinvolgono messaggistica istantanea e fotografie dello schermo. Il tema è centrale per qualunque difensore si confronti oggi con prove raccolte da smartphone, WhatsApp e social network.

Con la sentenza n. 32437 del 31 agosto 2026 la Suprema Corte ha chiarito che uno screenshot non è soggetto alle regole sull’integrità del dato digitale: va trattato alla stregua di una fotografia, liberamente valutabile dal giudice di merito, perché riproduce ciò che appariva sullo schermo nel momento dello scatto. Con l’ordinanza n. 6024 del 13 febbraio 2026 i giudici hanno precisato che l’acquisizione del telefono della vittima o una perizia tecnica non sono sempre obbligatorie: tutto dipende dalla credibilità della persona offesa e dalla valutazione caso per caso, anche quando manca una verifica peritale sull’autenticità e sull’integrale trascrizione dei messaggi. Con la sentenza n. 19992 del 29 maggio 2026, infine, la Cassazione ha distinto questa ipotesi da quella in cui il materiale provenga da un soggetto estraneo alla conversazione: in tal caso si configura “corrispondenza tra terzi” e serve un decreto di sequestro del pubblico ministero.

Il principio di diritto che ne emerge, richiamato anche dai precedenti n. 34212/2024 e n. 11743/2025, è netto: chi ha partecipato alla conversazione può produrre gli screenshot come documenti, senza necessità di sequestro; chi non vi ha partecipato deve invece passare dal vaglio dell’autorità giudiziaria.

Per gli avvocati penalisti la ricaduta pratica è immediata: cambia la strategia probatoria nei reati da stalking a violenza domestica, dove la produzione spontanea di schermate da parte della persona offesa diventa prova pienamente utilizzabile, senza che la difesa possa eccepirne automaticamente l’inutilizzabilità per la mancata perizia informatica.

Musk soccorre ancora gli Ellison: un miliardo di dollari per il colosso media da 80 miliardi di debiti

Elon Musk ha investito circa un miliardo di dollari in Skydance, la società risultante dalla fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery, completata lo scorso 6 ottobre. L’operazione, riportata da Semafor, si inserisce in una più ampia raccolta di capitale azionario avviata da Skydance, che si trova a gestire un indebitamento complessivo vicino agli 80 miliardi di dollari ereditato dall’integrazione dei due colossi dell’intrattenimento, tra studi cinematografici, piattaforme di streaming — Paramount+ e HBO Max — reti televisive e divisioni informative.

L’investimento di Musk arriva in un contesto di legami finanziari già consolidati con la famiglia Ellison: Larry Ellison, padre del co-amministratore delegato di Skydance David Ellison ed ex membro del consiglio di amministrazione di Tesla, aveva personalmente investito un miliardo di dollari nell’acquisizione di Twitter da parte di Musk nel 2022, e risulta aver garantito personalmente oltre 40 miliardi di dollari di finanziamento azionario per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount. L’ingresso di Musk in Skydance appare quindi come un gesto di reciprocità tra i due imprenditori, più che un’operazione motivata da logiche industriali autonome: l’articolo che ne ha dato notizia non riporta dichiarazioni di Musk sulle ragioni dell’investimento, né la dimensione della quota societaria che ne deriverebbe.

David Ellison e il co-amministratore delegato Ynon Kreiz stanno gestendo l’integrazione operativa dei due gruppi, puntando a un risparmio complessivo stimato in 6 miliardi di dollari nell’arco di un triennio: un obiettivo che misura la portata della sfida industriale affrontata dal nuovo colosso mediatico, chiamato a razionalizzare strutture e costi di due aziende storicamente concorrenti.

L’operazione — pur di entità contenuta rispetto alle dimensioni complessive della fusione Paramount-Warner Bros. Discovery — offre un ulteriore tassello nella mappa delle partecipazioni incrociate tra alcuni dei maggiori investitori tecnologici statunitensi, un intreccio di interessi che negli Stati Uniti sta già alimentando un dibattito, ancora in gran parte assente in Europa, sulla concentrazione di potere economico e mediatico nelle mani di un numero ristretto di soggetti.

L’intelligenza artificiale alla sbarra: a Bari il processo simbolico per condotta antisindacale e sostituzione del lavoratore

Si è svolta oggi pomeriggio, alle 16:00, presso la Corte d’appello di Bari, la terza udienza di un originale “processo simbolico” all’intelligenza artificiale, costruito per esplorare in chiave giuridica un tema destinato a diventare sempre più concreto: la responsabilità per condotta antisindacale e per la sostituzione algoritmica di un lavoratore. Non si tratta di una causa reale — non esistono un’azienda convenuta né un lavoratore ricorrente in carne e ossa — ma di un’iniziativa che mobilita professionisti autentici su un caso costruito ad hoc, con l’obiettivo di simulare in modo rigoroso come il sistema giudiziario potrebbe affrontare controversie di questo tipo quando inizieranno a presentarsi nella realtà.

L’impianto dell’iniziativa riproduce fedelmente la struttura di un vero processo: a rappresentare l’accusa è il sostituto procuratore barese Roberto Rossi, affiancato dagli avvocati di Deloitte Legal Francesco Carparelli e Valeria Logrillo, con il supporto di consulenti come Carolina Velati, segretaria generale della Nidil Cgil di Bari, a conferma della componente sindacale della vicenda simulata. La difesa è affidata agli avvocati Andrea Di Comite, Michele Laforgia, Domenica Lenato e Mauro Petrarulo, con il contributo di consulenti aziendali. A giudicare il caso siede un collegio della Corte d’appello di Bari presieduto dalla giudice Maria Mitola, affiancata dalle colleghe Calia Di Pinto e Ornella Gozzo, con il supporto di una giuria popolare composta da esperti di innovazione, comunicazione e giudici del lavoro.

L’esperimento colloca al centro del dibattito processuale due questioni destinate a interessare da vicino gli studi legali che assistono aziende e lavoratori: se e quando la sostituzione di una posizione lavorativa con un sistema di intelligenza artificiale possa integrare gli estremi della condotta antisindacale prevista dall’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, e quali siano i confini di liceità per un datore di lavoro che automatizzi mansioni in precedenza svolte da personale dipendente, anche alla luce dei nuovi obblighi di trasparenza algoritmica introdotti dal decreto legislativo 179/2026, entrato in vigore proprio in questi giorni.

Al di là della natura simulata del procedimento, l’iniziativa barese testimonia un fenomeno reale e già in corso: ordini forensi, magistratura del lavoro e organizzazioni sindacali stanno attivamente elaborando, prima ancora che le prime controversie effettive giungano nelle aule giudiziarie, gli strumenti interpretativi necessari per inquadrare la sostituzione algoritmica del lavoro umano entro le categorie classiche del diritto sindacale e del lavoro.

Patrocinio gratuito senza limiti di reddito per le vittime di infortuni sul lavoro: la Camera dice sì all’unanimità

La Camera dei deputati ha approvato ieri 22 ottobre, all’unanimità, una proposta di legge che estende il patrocinio a spese dello Stato — attualmente riservato a chi ha un reddito imponibile non superiore a 13.659,64 euro annui — ai lavoratori rimasti colpiti da invalidità permanente assoluta a seguito di un infortunio sul lavoro, e ai familiari dei lavoratori deceduti in incidenti sul lavoro, senza alcun limite reddituale.

La modifica interviene su una delle maggiori criticità segnalate da anni dagli avvocati giuslavoristi e dalle associazioni delle vittime: l’accesso al gratuito patrocinio per le cause di risarcimento legate a infortuni gravi o mortali resta oggi condizionato, come per qualunque altro procedimento civile, al rispetto della soglia ISEE ordinaria, penalizzando famiglie che, pur avendo un reddito di poco superiore al limite, si trovano improvvisamente prive del sostentamento principale e costrette ad affrontare contenziosi complessi e onerosi per ottenere il giusto risarcimento.

Il costo stimato della misura per le casse pubbliche è di circa 10 milioni di euro l’anno. Il provvedimento, approvato in prima lettura, dovrà ora essere esaminato dal Senato: se approvato senza modifiche, diventerà legge con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; in caso di emendamenti, dovrà tornare alla Camera per un’ulteriore lettura. Fino al completamento dell’iter, resta in vigore il regime ordinario basato sulla soglia di reddito.

Per gli avvocati che assistono vittime di infortuni sul lavoro, la norma — qualora confermata in Senato senza modifiche — eliminerebbe uno degli ostacoli pratici più frequenti nell’accesso alla tutela giudiziaria in questa materia, ampliando la platea dei beneficiari del gratuito patrocinio proprio nei casi di maggiore gravità, dove il nesso tra capacità economica e necessità di tutela legale è spesso più labile.

PHP2Shell: perché anche il sito di AgID è “in manutenzione” (e cosa deve fare chi gestisce un sito, o anche solo lo usa)

Sono state scoperte due vulnerabilità gravissime in PHP, il linguaggio di programmazione che fa funzionare circa il 70% dei siti web del mondo, compresi moltissimi siti costruiti con CMS come WordPress. Le due falle, identificate come CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619, sono state individuate grazie a modelli avanzati di intelligenza artificiale di OpenAI e hanno ricevuto un punteggio di gravità di 9,2 su 10: un valore quasi massimo, perché permettono a un attaccante di eseguire codice da remoto e prendere il controllo completo di un server.

Perché i siti istituzionali si spengono

Il sito di AgID, come quelli di altre agenzie governative europee (in Olanda, ad esempio, sono finiti offline DigiD, MijnOverheid e RTL), non è stato violato: è stato messo “in manutenzione” proprio per evitare che lo fosse, nel tempo necessario ad applicare la patch correttiva. La responsabilità di un ente che gestisce dati personali tramite un sistema vulnerabile non viene meno per il solo fatto che la falla sia di dominio pubblico e ampiamente comunicata dalle autorità. Al contrario, la mancata tempestiva applicazione di una patch nota e raccomandata da CERT-AGID potrebbe essere valutata, in sede di eventuale violazione di dati personali, come elemento aggravante nella determinazione della responsabilità e della relativa sanzione da parte del Garante privacy. È una misura prudente, non un segnale di allarme per chi visita il sito web. Nel frattempo CERT-AgID ha già diffuso strumenti pratici per verificare l’esposizione dei propri sistemi a questa vulnerabilità, a supporto dei tecnici della pubblica amministrazione.

Cosa fare se gestisci un sito web

Se amministri un sito, incluso un sito WordPress o qualunque CMS basato su PHP, agisci subito a livello di server:

  • Aggiorna immediatamente PHP a una delle versioni corrette: 8.5.12, 8.4.27, 8.3.36 o 8.2.35. Attenzione: aggiornare solo il CMS o i plugin non basta, perché la falla è nell’interprete PHP stesso.
  • Verifica o attiva un Web Application Firewall (WAF): servizi come Cloudflare stanno già bloccando milioni di tentativi di attacco automatizzati legati a questa falla; assicurati che le regole del tuo WAF siano aggiornate contro i vettori PHP2Shell.
  • Se non puoi aggiornare subito, valuta lo spegnimento temporaneo del sito in modalità manutenzione, piuttosto che lasciarlo esposto.

Cosa fare come utente o cittadino

La falla riguarda l’infrastruttura dei siti, non il tuo computer o smartphone: non devi installare nulla. Ma vale la pena di:

  • Avere pazienza con i servizi temporaneamente irraggiungibili — banche, PA, portali istituzionali: significa che stanno lavorando per mettersi in sicurezza, non che c’è un problema con il tuo account.
  • Diffidare di email o SMS che in questi giorni sfruttano il pretesto del “blocco dei sistemi” o degli “aggiornamenti di sicurezza” per rubare credenziali: è un classico schema di phishing che prolifera proprio nei momenti di caos informativo come questo.
  • Monitorare i propri account nei prossimi giorni, controllando eventuali attività anomale sulle piattaforme che usi abitualmente.

Cosa consiglia Servicematica

Agli studi legali che gestiscono un proprio sito o un portale clienti, consigliamo di verificare subito con il proprio fornitore tecnico quale versione di PHP è in uso e se è già stato applicato l’aggiornamento: è un controllo che richiede pochi minuti ma che fa la differenza tra essere protetti o esposti. In caso di dubbio, meglio sospendere temporaneamente l’accesso pubblico al sito piuttosto che rischiare una violazione dei dati dei clienti, con le conseenti implicazioni in termini di notifica al Garante privacy. Chi ha bisogno di supporto per questa verifica può contattarci: siamo a disposizione per un controllo rapido della propria esposizione al rischio.

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