Musk annuncia i satelliti Starmind: “più potenza della Stazione Spaziale Internazionale”

Elon Musk ha pubblicato nelle prime ore di oggi, sul proprio profilo X, i primi dettagli tecnici della costellazione di satelliti “StarMind”, il progetto di SpaceX per portare in orbita capacità di calcolo dedicate all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale. Secondo il post di Musk, ogni veicolo spaziale della costellazione disporrà di oltre 250 kilowatt di potenza solare media, un valore che supera di circa il 20% quello generato complessivamente dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Musk ha collegato il progetto alla collaborazione con Nvidia, paragonando l’architettura di bordo a una versione adattata allo spazio della piattaforma Nvidia VR72, capace — a suo dire — di operare stabilmente attorno ai 250 kW di potenza media, con picchi stimati di circa il 10% superiori alla media. Lo stesso Musk si è definito “cautamente ottimista” sulla fattibilità tecnica di questi target, un’ammissione che lascia margini di incertezza sui tempi reali di realizzazione del progetto.

L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia di SpaceX di spostare parte dell’infrastruttura di calcolo per l’IA fuori dall’atmosfera terrestre, sfruttando l’energia solare continua e il raffreddamento naturale dello spazio per superare i limiti energetici e termici dei data center terrestri. Il progetto arriva in un momento di competizione sempre più serrata tra le principali aziende tecnologiche globali per assicurarsi capacità di calcolo dedicata ai modelli di nuova generazione.

L’annuncio apre interrogativi non banali su giurisdizione, sicurezza dei dati trattati in orbita e applicabilità delle normative terrestri — incluso il diritto europeo in materia di protezione dei dati — a infrastrutture di calcolo che non si trovano più sul suolo di alcuno Stato.

Il Garante apre le porte ai consumatori: il 20 ottobre si parla di IA, telemarketing e fascicolo sanitario

Martedì 20 ottobre 2026, dalle 9.30 alle 13, il Garante per la protezione dei dati personali organizza presso l’auditorium di Confindustria, in viale Umberto Tupini 65 a Roma, l’evento “Vita Digitale & dati personali. Il Garante incontra le Associazioni dei consumatori”. L’iniziativa nasce in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con le principali associazioni dei consumatori, ed è aperta a tutti: le modalità di iscrizione saranno pubblicate sul sito dell’Autorità. Per il personale del Garante la giornata varrà come attività formativa, segno dell’importanza che l’Authority attribuisce al confronto diretto con il pubblico.

I temi in agenda intercettano in pieno le questioni su cui l’Autorità è già intervenuta negli ultimi mesi con provvedimenti concreti, a conferma di quanto siano terreno di attrito quotidiano tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Sul fronte lavoro, ad esempio, il Garante ha di recente sanzionato per 39mila euro una società di vigilanza bolognese che aveva negato a un dipendente licenziato l’accesso ai dati GPS della propria auto aziendale, utili per difendersi nel procedimento disciplinare; e ha multato per 10mila euro un ente di ricerca per un impianto di videosorveglianza installato in difformità dall’accordo sindacale. Sul fronte della vita digitale “dopo di noi” e delle nuove forme di lavoro, l’Autorità ha appena espresso un parere con rilievi sullo schema di decreto che recepisce le tutele europee per i rider e i lavoratori delle piattaforme digitali, chiedendo un coordinamento più stretto con l’Ispettorato del lavoro per evitare doppie sanzioni sulla stessa condotta.

Anche il tema del telemarketing illecito, altro punto dell’agenda del 20 ottobre, trova sponda nell’aggiornamento appena pubblicato del vademecum “Privacy e recupero crediti”, che richiama i confini tra sollecito legittimo e pratiche vietate come le chiamate preregistrate senza operatore o gli avvisi di mora affissi in bacheca condominiale.

L’appuntamento romano è un’occasione per avere indicazioni di prima mano dall’Autorità su temi destinati a tradursi, nei prossimi mesi, in nuovi provvedimenti e linee guida.

Rivolta nel carcere di Pisa, l’allarme dell’AIGA: “Il sistema penitenziario toscano non può più aspettare”

Tutto nasce la sera del 30 settembre, quando alcuni detenuti del secondo reparto giudiziario della Casa circondariale Don Bosco di Pisa scoprono quelle che ritengono essere microspie nascoste all’interno delle celle. La scoperta innesca una protesta che degenera rapidamente: decine di detenuti si barricano nel reparto, danneggiano arredi e impianti e impediscono per diverse ore l’accesso al personale. L’intera vicenda viene documentata e diffusa in tempo reale all’esterno tramite una diretta su TikTok, girata da un detenuto con un telefono cellulare introdotto illegalmente nell’istituto, che permette al caso di rimbalzare immediatamente su stampa e social prima ancora che le autorità ne dessero comunicazione ufficiale. La situazione rientra solo intorno alle 6 del mattino del 1° ottobre, dopo ore di tensione e trattativa, grazie alla mediazione e all’intervento dei reparti speciali della Polizia penitenziaria: il bilancio finale parla di quattro detenuti identificati come promotori, arrestati e trasferiti in altri istituti, senza feriti gravi né tra il personale né tra i reclusi.

È su questo episodio che interviene l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA), con un comunicato che inquadra la rivolta non come un fatto isolato, ma come l’ennesimo sintomo di un sistema penitenziario, in particolare toscano, da tempo sotto pressione. L’associazione richiama in particolare l’attenzione sulle carenze di organico, sulle condizioni strutturali degli istituti e sul sovraffollamento, difficoltà quotidiane che gravano sia sul personale sia sulla popolazione detenuta e che, secondo AIGA, “richiedono una presa in carico seria, concreta e stabile da parte delle istituzioni”.

Nel testo, l’associazione esprime apprezzamento per la professionalità dimostrata dal personale penitenziario intervenuto a Pisa e auspica che gli accertamenti in corso consentano di ricostruire pienamente la dinamica dei fatti, individuando le responsabilità dei singoli. Ma precisa subito che l’accertamento giudiziario, da solo, non basta: occorre intervenire sulle condizioni che favoriscono e incentivano il ripetersi di episodi di questo tipo, a partire proprio dalle carenze strutturali e di organico più volte segnalate.

AIGA chiede quindi interventi risolutivi, stanziamento di risorse adeguate e una politica penitenziaria strutturata e lungimirante, coerente con i principi dello Stato di diritto, che superi la logica dell'”emergenza permanente” con cui finora sono state gestite sicurezza e dignità all’interno degli istituti.

La vicenda rilancia temi di immediato rilievo professionale: dai reclami ex art. 35-bis ord. pen. per condizioni detentive contrarie al senso di umanità, alla tutela dei diritti dei detenuti coinvolti negli accertamenti disciplinari e penali conseguenti alla rivolta, fino al ruolo dei difensori d’ufficio nei procedimenti a carico dei quattro arrestati.

Un giudice di Roma demolisce la norma Salvini su droga e guida: “criteri scientifici inesistenti”

Il Tribunale di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, imputato per guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti dopo essersi messo volontariamente al volante due giorni dopo aver fumato cannabis, nell’ambito di un atto di disobbedienza civile contro la riforma del Codice della strada voluta dal Ministro Matteo Salvini ed entrata in vigore agli inizi del 2025.

La giudice Giulia Malaponte ha accolto la tesi difensiva secondo cui la fattispecie contestata risulterebbe di fatto inapplicabile: allo stato della scienza tossicologica non esistono criteri certi per stabilire, al momento del controllo, se una persona sia ancora sotto l’effetto psicoattivo della sostanza assunta, a differenza di quanto avviene con l’alcoltest. Blengino aveva costruito il caso come test giudiziario deliberato, dichiarando pubblicamente tempi e modalità dell’assunzione prima di mettersi alla guida, proprio per sottoporre la norma al vaglio di un giudice.

La pronuncia si inserisce in un filone interpretativo che chiama in causa anche la Corte Costituzionale, più volte investita della compatibilità tra l’art. 187 del Codice della strada e il principio di tassatività della fattispecie penale. Per la difesa, la decisione dimostra che la riforma del 2025 ha irrigidito le sanzioni senza risolvere il nodo probatorio: in assenza di un marcatore scientifico affidabile del “qui e ora” dell’alterazione, ogni contestazione fondata sulla sola positività agli stupefacenti rischia di reggere su basi indiziarie fragili.

Il precedente offre un argomento difensivo concreto da spendere nei ricorsi pendenti: la richiesta di accertamenti tecnici rigorosi sullo stato psicofisico al momento della guida, e non la sola positività a un test antidroga. Radicali Italiani ha annunciato che userà la sentenza per sollecitare una revisione parlamentare della norma.

Notai, si sblocca la mobilità: 161 posti disponibili per il trasferimento di sede

Il Ministero della Giustizia, attraverso la Direzione generale degli Affari interni, ha reso noto l’avvio di un nuovo concorso per titoli destinato ai notai già in esercizio che intendono ottenere il trasferimento della propria sede notarile. Il bando mette a disposizione 161 posti vacanti, un numero significativo che riflette le esigenze di ricollocazione territoriale della categoria registrate negli ultimi anni.

A differenza dei concorsi per esami riservati all’accesso alla professione, questa procedura si basa sulla valutazione dei titoli maturati dai candidati, senza prove scritte od orali, ed è aperta esclusivamente a chi è già titolare di una sede notarile e intende trasferirsi in una delle sedi vacanti indicate nel bando. La procedura prevede tempi relativamente lunghi: l’estratto del decreto di approvazione della graduatoria finale è atteso in Gazzetta Ufficiale entro il 28 gennaio 2027.

Per i dettagli integrali su requisiti, modalità di presentazione della domanda e criteri di valutazione dei titoli, il Ministero rinvia alla scheda di sintesi pubblicata sul proprio sito istituzionale, dove è consultabile anche il testo completo del decreto che ha indetto la procedura.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio quadro di interventi sulla geografia notarile italiana, da tempo oggetto di attenzione da parte del Consiglio Nazionale del Notariato per riequilibrare la distribuzione degli studi tra aree a diversa densità demografica ed economica. Per gli avvocati che collaborano professionalmente con i notai, in particolare negli studi che si occupano di diritto immobiliare, societario e successorio, il bando rappresenta un’indicazione utile dei prossimi movimenti e aperture di sedi sul territorio nazionale, con possibili ricadute sulle reti di collaborazione professionale consolidate.

Ransomware, l’Italia è terra di conquista: colpita quasi un’azienda su due

Il rischio informatico rappresenta oggi una delle principali criticità per il tessuto produttivo italiano. Particolarmente significativo è il comportamento delle imprese colpite di fronte al ricatto informatico: l’87% ha scelto di pagare il riscatto richiesto dai criminali dopo il blocco dei propri sistemi, nella prospettiva di ripristinare nel più breve tempo possibile la propria operatività. In Italia, inoltre, l’estorsione di dati, più che la semplice cifratura dei file, rappresenta ormai circa i tre quarti dei pagamenti estorsivi registrati.

A questo scenario si aggiunge un ulteriore fattore di rischio, ancora in larga parte sottovalutato dalle organizzazioni: la gestione degli agenti di intelligenza artificiale presenti all’interno delle infrastrutture aziendali. Il 70% delle aziende italiane non dispone infatti di un monitoraggio completo né di un’adeguata visibilità sugli agenti IA operativi nei propri sistemi.

La diffusione di questi strumenti introduce una nuova superficie di attacco. La presenza di agenti IA non adeguatamente monitorati può infatti creare percorsi privilegiati per il movimento laterale degli attaccanti e per l’esfiltrazione di dati sensibili, soprattutto nel caso in cui venga compromesso un agente dotato di elevati privilegi di accesso. L’intelligenza artificiale sta inoltre modificando lo stesso panorama delle minacce informatiche. Da un lato, consente di sviluppare attacchi più sofisticati e mirati; dall’altro, riduce la soglia tecnica necessaria per condurre attività malevole, rendendo strumenti e tecniche potenzialmente accessibili a un numero più ampio di soggetti.

Per le imprese diventa quindi essenziale rafforzare non soltanto le tradizionali misure di sicurezza, ma anche la capacità di individuare, controllare e governare gli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati all’interno dell’organizzazione.

Per gli avvocati che assistono le imprese in materia di data breach, contrattualistica IT e responsabilità connesse al trattamento dei dati personali, questo scenario pone questioni sempre più rilevanti. La valutazione dell’adeguatezza delle misure di sicurezza deve necessariamente tenere conto dell’evoluzione delle minacce e dell’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale, anche alla luce degli obblighi previsti dal GDPR e dalla normativa NIS2. Particolare attenzione dovrà inoltre essere dedicata alla contrattualistica con i fornitori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, attraverso clausole idonee a disciplinare sicurezza, protezione dei dati, gestione degli incidenti, accessi, responsabilità e obblighi di collaborazione in caso di violazione.

Spese legali, stop ai tagli selvaggi: la Cassazione fissa il tetto invalicabile del 50%

La liquidazione delle spese processuali torna al centro dell’attenzione dell’avvocatura dopo una nuova pronuncia della Corte di Cassazione che limita in modo netto la discrezionalità dei giudici di merito. Con l’ordinanza n. 25965 del 2026, la Suprema Corte ha ribadito che la riduzione dei compensi forensi rispetto ai valori medi tabellari non può in nessun caso superare la soglia del 50%, indipendentemente dal grado di complessità della controversia.

Il caso trae origine da una liquidazione delle spese giudicata eccessivamente penalizzante per il difensore, in cui il giudice di merito aveva applicato una decurtazione ritenuta sproporzionata rispetto ai parametri previsti dal DM 55/2014, come aggiornato dal DM 147/2022. La Cassazione ha colto l’occasione per precisare un punto di diritto destinato a fare giurisprudenza: non è legittimo richiamare l’articolo 4 della legge 794/1942, norma previgente rispetto all’attuale sistema tariffario, per operare ulteriori decurtazioni sui compensi oltre il limite già fissato dalla normativa vigente.

Il principio affermato chiarisce quindi che il range di oscillazione tra i valori minimi e massimi previsto dalle tabelle forensi costituisce un argine invalicabile anche per il giudice che intenda premiare la linearità o la scarsa complessità di una causa. Una motivazione generica sulla “semplicità” del giudizio non è sufficiente a giustificare tagli superiori alla metà del valore medio di riferimento.

Per gli avvocati italiani la pronuncia rappresenta un argine difensivo importante contro prassi di liquidazione eccessivamente compressive, soprattutto nei tribunali dove si registravano decurtazioni anche dell’80-90% rispetto ai valori medi. Gli studi legali potranno richiamare l’ordinanza nei ricorsi su spese ritenute inadeguate, mentre i giudici di merito dovranno motivare con maggior rigore ogni riduzione superiore alla soglia indicata.

Legge elettorale, oggi il primo bivio: pregiudiziali a scrutinio segreto, Meloni trattiene il fiato

Prende il via oggi alla Camera dei Deputati il passaggio più delicato dell’iter della nuova legge elettorale, con il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, fissato per le ore 12. Si tratta di eccezioni procedurali che, se approvate anche in una sola delle loro formulazioni, bloccherebbero l’esame del provvedimento sul nascere, senza che l’esecutivo possa opporre la questione di fiducia, strumento che la premier Giorgia Meloni può utilizzare sugli articoli di merito ma non su questo tipo di votazione.

Il voto avviene a scrutinio segreto, che consente ai parlamentari di esprimersi senza che i rispettivi gruppi possano verificarne il comportamento individuale. È proprio questo il nervo scoperto della maggioranza: il 14 luglio scorso un emendamento sulle preferenze era stato respinto per un solo voto (188 contrari contro 187 favorevoli), con una trentina di presunti “franchi tiratori” interni alla coalizione di governo. Meloni aveva commentato allora: “Ha vinto di nuovo la palude”.

Il testo in discussione introduce un sistema proporzionale con premio di governabilità per la lista più votata che superi il 42% (70 deputati e 35 senatori aggiuntivi), soglie di sbarramento al 3% per le liste e al 10% per le coalizioni, il ritorno delle preferenze con capolista bloccato e tre preferenze esprimibili sugli altri candidati, oltre a modifiche sul collegio Trentino e all’estensione del voto fuorisede ai caregiver.

Il cronoprogramma prevede le questioni di fiducia sugli articoli di merito il 5 ottobre, le dichiarazioni di voto il 6-7 e il voto finale conclusivo l’8 ottobre. Sullo sfondo resta l’ipotesi, evocata da più esponenti di maggioranza, di elezioni anticipate entro gennaio 2027 in caso di naufragio della riforma. Riccardo Magi (+Europa) ha intanto annunciato uno sciopero della fame per chiedere l’introduzione della firma digitale nella raccolta delle liste.

Per gli operatori del settore legale, specie chi segue diritto costituzionale e contenzioso elettorale, l’esito odierno definirà il quadro normativo delle prossime consultazioni e gli eventuali profili di legittimità costituzionale da monitorare nei mesi successivi.

Trump ribattezza l’IA “Super Intelligenza” e firma un patto (non vincolante) con i big tech

Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone alle agenzie federali di sostituire, ove giuridicamente possibile, il termine “intelligenza artificiale” con “Super Intelligenza” (SI) in tutti gli atti, le comunicazioni pubbliche e i siti istituzionali. Il provvedimento assegna all’Assistente presidenziale per la scienza e la tecnologia un termine di 60 giorni per proporre una definizione legislativa del nuovo concetto, con possibili ricadute sulle definizioni giuridiche di IA già vigenti.

Parallelamente, nel corso di un incontro alla Casa Bianca, i vertici delle principali aziende del settore — Sundar Pichai per Google, Dario Amodei per Anthropic, Mark Zuckerberg per Meta, Greg Brockman per OpenAI, Elon Musk per xAI e Jensen Huang per Nvidia, oltre a Microsoft — hanno sottoscritto un accordo volontario, privo di effetti vincolanti sul piano legale, che prevede quattro livelli di controllo sulla sicurezza dei sistemi: monitoraggio interno dei modelli, verifiche da parte di team dedicati, audit esterni indipendenti e supervisione di un comitato di revisione autonomo.

Trump ha definito il patto “moralmente vincolante”, pur ammettendo l’assenza di sanzioni governative in caso di violazione. Il vicepresidente JD Vance ha ribadito la linea dell’amministrazione, contraria alla creazione di un’agenzia di controllo sul modello FDA o FAA, privilegiando un approccio collaborativo con le imprese rispetto alla regolamentazione vincolante, anche per ragioni di competitività verso la Cina.

Posizione isolata quella di Dario Amodei, che aveva proposto un rallentamento dello sviluppo dei sistemi più avanzati per motivi di sicurezza: una richiesta non accolta dal tavolo.

La vicenda segna una netta divaricazione tra l’approccio volontaristico statunitense e il modello vincolante europeo basato sull’AI Act, con conseguenze dirette sulla compliance delle aziende multinazionali operanti su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Da oggi la polizia può usare il riconoscimento facciale in tempo reale: le regole per i penalisti

Da oggi, 30 settembre 2026, è pienamente operativo il decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, che recepisce nell’ordinamento italiano l’AI Act europeo per gli usi dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia e indagine. Tra le novità di maggiore impatto pratico per l’avvocatura penalista c’è l’introduzione del nuovo articolo 359-ter del codice di procedura penale, che disciplina per la prima volta in modo organico l’identificazione biometrica in tempo reale tramite telecamere connesse a sistemi di intelligenza artificiale.

La norma non apre a un uso generalizzato del riconoscimento facciale: è utilizzabile solo per reati puniti con almeno quattro anni di reclusione, in luoghi determinati come stazioni, aeroporti, aree urbane o grandi eventi, e per finalità specifiche — ricerca di persone scomparse, vittime di tratta, esigenze di sicurezza dello Stato. L’attivazione richiede un’autorizzazione motivata del giudice per le indagini preliminari, con un’area geografica definita dal giudice stesso e una durata massima di sette giorni, rinnovabile. È espressamente vietato lo scraping di dati dal web per alimentare i sistemi, e i dati biometrici raccolti vanno cancellati alla scadenza dell’autorizzazione.

Per le situazioni di urgenza, il decreto prevede una procedura semplificata: pubblico ministero o polizia giudiziaria possono attivare da subito il sistema, ma devono ottenere la convalida del giudice entro 12-48 ore, pena l’inutilizzabilità processuale dei risultati ottenuti. È inoltre imposta in ogni caso una supervisione umana delle operazioni, e alla difesa viene riconosciuto espressamente il diritto di contestare l’affidabilità del sistema utilizzato e le modalità di raccolta dei dati.

Il decreto interviene anche su un piano più generale: introduce il nuovo articolo 437-bis del codice penale, che punisce con la reclusione da uno a cinque anni — fino a otto se è messa a rischio la sicurezza dello Stato — l’omissione delle misure di sicurezza obbligatorie sui sistemi di IA ad alto rischio, mentre l’alterazione illecita di tali sistemi può arrivare fino a dieci anni. Sul piano civile, la violazione degli obblighi previsti dall’AI Act genera una presunzione relativa di nesso causale nei giudizi di responsabilità per danni, e la sola certificazione di conformità non esclude automaticamente la responsabilità di chi ha sviluppato o impiegato il sistema.

L’Unione Camere Penali Italiane, pur non opponendosi in linea di principio allo strumento, ha chiesto con forza che i sistemi utilizzati siano trasparenti e ispezionabili, condizione che ritiene indispensabile perché il diritto di difesa riconosciuto dalla norma — contestare l’affidabilità del riconoscimento facciale — non resti solo sulla carta. La novità apre inoltre un fronte di contenzioso tutto nuovo: le regole sull’onere della prova agevolato in sede civile rendono probabile un aumento delle cause per danni da sistemi di IA ad alto rischio, con richieste di accesso alla documentazione tecnica dei sistemi e azioni dirette nei confronti degli assicuratori. Chi ha già sistemi di IA in uso ha un anno di tempo, da oggi, per adeguarsi pienamente ai nuovi obblighi.

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