Avvocati italiani 2026: più redditi, più intelligenza artificiale, e una riforma ancora da scrivere

Chi sono, oggi, gli avvocati italiani

Secondo il Rapporto Censis-Cassa Forense 2026, gli iscritti alla Cassa Forense sono 228.641, di cui 211.464 attivi e 17.177 pensionati. L’età media è salita a 49,5 anni, oltre cinque anni in più rispetto a un decennio fa: un dato che segnala un ricambio generazionale rallentato. Le donne rappresentano il 46,6% del totale degli iscritti.

Sul piano reddituale, il volume d’affari complessivo della categoria supera i 16 miliardi di euro, mentre il reddito Irpef aggregato dichiarato per il 2024 è di 11,2 miliardi di euro, in crescita del 7,1% rispetto all’anno precedente. Il reddito medio individuale è salito a 51.912 euro, con un incremento dell’8,9%. Dietro la media, però, resta un divario di genere marcato: gli uomini dichiarano in media 67.959 euro, le donne 33.829 — meno della metà.

Tra gli avvocati under 40, solo il 42,4% esercita in uno studio autonomo, e il 30,3% ha preso in considerazione l’ipotesi di lasciare la professione, per ragioni prevalentemente economiche. La quota di chi definisce “molto critica” la propria situazione professionale è comunque scesa al 18,4%, il valore più basso dell’ultimo decennio.

La fotografia complessiva, insomma, è quella di una professione che cresce nei numeri aggregati ma resta segnata da diseguaglianze strutturali — di genere, di generazione, di accesso al mercato.

L’intelligenza artificiale entra nello studio legale

Il dato più significativo del rapporto riguarda proprio l’IA: la quota di avvocati che dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro è passata dal 27,5% al 55,3% in un solo anno. Tra gli under 40 l’adozione arriva al 70,3%. Gli usi prevalenti restano la ricerca giuridica, la gestione documentale e il supporto organizzativo dello studio — non, almeno per ora, la redazione autonoma di atti processuali, un uso che la giurisprudenza ha già sanzionato quando privo di verifica umana. È un’accelerazione che nessun altro indicatore del rapporto avvicina per velocità, e che ridisegna in tempo reale il modo in cui gli studi — soprattutto quelli più giovani — organizzano il lavoro quotidiano.

La riforma dell’ordinamento forense: dove siamo

Il 22 luglio 2026 il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega di riforma dell’ordinamento forense (disegno di legge n. 1917), pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° agosto (legge n. 137/2026). Il governo ha sei mesi di tempo — quindi fino a fine gennaio 2027 — per adottare i decreti legislativi attuativi. Ad oggi quei decreti non sono ancora stati scritti: la partita più importante, quella che deciderà l’impatto reale della riforma, si gioca proprio in queste settimane.

I punti principali della delega: reintroduzione del giuramento dell’avvocato (abolito nel 2012); segreto professionale qualificato come “inviolabile e indisponibile”; ampliamento delle attività riservate (negoziazione assistita, mediazione); nuove regole sulle società tra avvocati con soci di capitale, che dovranno comunque mantenere almeno due terzi di capitale e diritti di voto in mano ai soci professionisti; revisione dell’esame di Stato, con due prove scritte e una prova orale pratica; limite di tre mandati per i membri degli organi di governance forense.

Sul fronte compensi, la delega conferma la libertà di pattuizione tra avvocato e cliente, purché “proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto”, mantenendo però l’obbligo di preventivo scritto e l’applicazione dei parametri ministeriali in assenza di accordo formalizzato. Resta vietato il patto di quota lite in senso assoluto.

Come osservano i primi commenti alla norma, il voto definitivo “non è il punto di arrivo” ma segna l’inizio della fase più delicata: gli effetti concreti della riforma — sulla concorrenza tra studi, sull’accesso dei più giovani, sulla tenuta del segreto professionale — dipenderanno dal contenuto dei decreti attuativi, ancora da scrivere. È in questa fase, tra l’altro, che si inseriscono i due dati sopra: una professione che invecchia e fatica a rinnovarsi, ma che nello stesso anno ha più che raddoppiato l’uso di strumenti di IA, è anche il terreno concreto su cui la riforma — in materia di società tra avvocati, accesso alla professione, tutela del segreto — dovrà misurarsi.

Tutti dicono che bisogna rallentare l’intelligenza artificiale. Perché allora nessuno lo fa davvero?

Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic (l’azienda che sviluppa Claude), ha pubblicato sul proprio sito un saggio intitolato “We Must Pace the Frontier” (“Dobbiamo dosare il ritmo della frontiera”). La frase chiave: “Dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale.” Amodei precisa che i progressi “sembreranno comunque rapidi” e che serve “un uso oculato del tempo che guadagneremo”. Il rischio che descrive è quello dell’auto-miglioramento ricorsivo: un sistema capace di potenziare se stesso a un ritmo che “potrebbe superare la nostra capacità di comprendere e controllare questi sistemi”.

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI (creatrice di ChatGPT), ha risposto pubblicamente su X: “Concordo con Dario sulla necessità di gestire i ritmi di sviluppo delle tecnologie di frontiera”, aggiungendo che l’idea di ricorrere a valutatori indipendenti esterni “è ottima” e che OpenAI “adotterà la stessa strategia”.

Elon Musk, che sviluppa modelli IA attraverso xAI (oggi confluita nel marchio SpaceXAI), ha scritto sui social, in modo lapidario: “Dario ha ragione”.

Se sono tutti d’accordo, perché nessuno frena davvero?

Il ragionamento è quello che gli economisti chiamano un problema di azione collettiva, o dilemma del prigioniero applicato a un intero settore industriale.

Il costo del disarmo unilaterale. Se Anthropic rallentasse da sola i propri modelli, OpenAI, Google DeepMind o xAI potrebbero continuare ad accelerare e conquistare quote di mercato, talenti e clienti enterprise nel frattempo. Lo stesso vale in senso inverso per ciascuno degli altri. Rallentare da soli significa correre il rischio concreto di perdere la corsa, non di renderla più sicura: gli altri concorrenti non si fermerebbero.

Il fattore Cina. Ad aggravare il calcolo c’è la Cina, che Amodei cita esplicitamente come una delle ragioni per cui un blocco totale dello sviluppo sarebbe irresponsabile. Secondo il rapporto State of Open Source AI di Mozilla, il divario tra i migliori modelli open-weight cinesi e i modelli chiusi americani si è ridotto a circa quattro mesi. Il modello GLM-5.2, sviluppato dalla cinese Z.ai, si colloca a un solo punto di distanza da Claude Opus 4.7 sul benchmark Terminal-Bench 2.1 — e a circa quattro punti da Opus 4.8 — ma a meno di un quinto del costo per test. Se Washington rallenta e Pechino no, il vantaggio competitivo americano nell’IA rischia di erodersi rapidamente: è uno degli argomenti più citati da chi, come lo speaker della Camera Usa Mike Johnson, si oppone a freni troppo rigidi per non “perdere il vantaggio competitivo globale nei confronti della Cina”.

Perché chiedono l’intervento dei governi. È qui che si spiega l’apparente contraddizione: le stesse aziende che corrono a sviluppare sistemi sempre più potenti chiedono pubblicamente regole comuni. Una norma che imponga gli stessi limiti a tutti i laboratori di frontiera — o un’intesa tra Stati Uniti e Cina su soglie condivise — trasformerebbe una frenata unilaterale (costosa e rischiosa) in una frenata collettiva (a costo competitivo pressoché nullo, perché tutti i concorrenti la subirebbero allo stesso modo). Regolamentare insieme è, dal punto di vista di chi guida il settore, l’unico modo per rallentare senza perdere terreno.

Quindi le dichiarazioni sulla sicurezza dei padroni dell’IA sono davvero sincere?

Resta il punto di fondo: queste aziende hanno raccolto capitali enormi da investitori — miliardi destinati esplicitamente a costruire il sistema più potente prima dei concorrenti — e assumono ricercatori pagandoli cifre altissime proprio per vincere quella corsa. Fermarsi anche solo in parte mette a rischio quegli investimenti.

Alcune letture critiche circolate in questi giorni, sostengono apertamente che gli appelli alla cautela funzionino anche come barriera all’ingresso: se il messaggio pubblico è “questa tecnologia è troppo pericolosa per essere sviluppata senza controlli rigorosi”, il risultato pratico può essere una regolamentazione che pesa soprattutto sui nuovi entranti, consolidando la posizione di chi è già leader. La stessa analisi collega gli appelli alla cautela alle pressioni sui modelli di business: Altman ha di recente escluso una quotazione in borsa di OpenAI nel 2026 a causa della scarsa redditività del prodotto consumer, mentre Anthropic starebbe preparando un’operazione di raccolta capitali orientata al mercato enterprise.

Non esiste, allo stato attuale, una prova che dimostri se gli appelli di Amodei, Altman e Musk siano mossi da preoccupazione autentica, da calcolo regolatorio, o da entrambe le cose insieme. Ciò che è verificabile è il fatto che le dichiarazioni ci sono state, che sono pubbliche, datate e concordanti nel merito, e che nessuna delle tre aziende ha nel frattempo annunciato un rallentamento concreto e unilaterale dei propri modelli di punta.

Un’IA open source gratuita usata per violare la fotocamera di un utente TikTok

Una società di ricerca sulla sicurezza informatica, DepthFirst, con sede in California, ha dimostrato come un modello di intelligenza artificiale open source gratuito possa essere trasformato in uno strumento di attacco capace di violare da remoto la fotocamera e la libreria fotografica di un utente TikTok.

Gli attaccanti hanno modificato Glm, un modello sviluppato dall’azienda cinese Z.ai e distribuito con licenza open source, per individuare e sfruttare una vulnerabilità in un componente utilizzato dalla piattaforma social. Attraverso l’exploit, i ricercatori hanno ottenuto accesso non autorizzato a fotocamera e galleria immagini di un iscritto, in un test dimostrativo che non ha comportato la sottrazione di dati personali reali. TikTok ha successivamente corretto la falla.

Gli esperti citati nell’articolo sottolineano come “la diffusione in modalità open source di software di intelligenza artificiale alza il rischio“, perché consente a chiunque di adattare modelli avanzati per scoprire vulnerabilità prima ancora che le aziende produttrici le individuino e le correggano. Il caso si inserisce in un trend più ampio: secondo i vertici della cybersicurezza del Pentagono, citati nella stessa ricerca, il numero di vulnerabilità scoperte è aumentato di dieci volte da quando l’IA è diventata uno strumento offensivo diffuso, esponendo i sistemi di difesa a falle “zero-day” prima sconosciute.

Giustizia, OCF: ripristinare la sospensione feriale dei termini fino al 15 settembre

Roma, 22 settembre 2026 – Ripristinare dal 1° agosto al 15 settembre la sospensione dei termini processuali, cioè il periodo durante il quale, salvo le eccezioni previste dalla legge, si interrompe il conteggio delle scadenze legate ai procedimenti giudiziari. È la richiesta dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) al Governo e al Parlamento, che propone di superare l’attuale disciplina, limitata al solo mese di agosto, e tornare a quella originariamente prevista dalla legge n. 742 del 1969.

Oggi, infatti, dal 1° settembre tornano a decorrere i termini per impugnazioni, ricorsi e altri adempimenti processuali, spesso legati a scadenze inderogabili, mentre l’attività ordinaria dei tribunali riprende progressivamente dopo il periodo estivo.

Secondo OCF, la riduzione della sospensione feriale introdotta nel 2014 non ha prodotto un corrispondente aumento dell’attività giudiziaria e ha creato uno squilibrio che finisce per gravare sugli avvocati e, soprattutto, sui cittadini assistiti.

«Non chiediamo un privilegio per l’avvocatura, ma una disciplina più razionale, coerente con il concreto funzionamento della giustizia. Garantire agli avvocati condizioni adeguate per esercitare pienamente la propria funzione significa tutelare il diritto dei cittadini a una difesa effettiva», sottolinea il Coordinatore di OCF Fedele Moretti.

Sul ripristino della precedente disciplina sono già state avviate iniziative legislative in Parlamento. «Ripristinare la sospensione fino al 15 settembre non significa rallentare la giustizia, ma coordinare le scadenze processuali con il concreto funzionamento degli uffici giudiziari, tutelando il diritto di difesa e i diritti dei cittadini» – conclude Moretti.

Sequestro degli smartphone, la riforma torna in Parlamento: delega in scadenza il 9 ottobre

Torna d’attualità la riforma delle regole sul sequestro di smartphone, pc e altri dispositivi informatici nelle indagini penali. La Commissione Giustizia della Camera riprenderà domani, mercoledì 23 settembre, l’esame del provvedimento (atto Camera 1822), con i deputati Enrico Costa e Pellicini come relatori.

Al centro del testo c’è il principio, già affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e recepito dalla Cassazione, secondo cui il pubblico ministero da solo non ha l’indipendenza necessaria per autorizzare l’accesso ai dati personali contenuti in un dispositivo sequestrato: serve il vaglio di un giudice terzo. La riforma prevede due deroghe circoscritte: casi di urgenza, in cui il pm può procedere salvo convalida successiva del giudice, e reati di particolare gravità (mafia, terrorismo, traffico di stupefacenti, violenza sessuale, tratta di persone, cybercrime contro sistemi pubblici, militari o sanitari), per i quali l’accesso resta possibile senza autorizzazione preventiva.

Il testo, già approvato dal Senato, è rimasto bloccato per mesi alla Camera. A riportarlo in agenda è la scadenza della delega attribuita al Governo per recepire la normativa europea in materia, fissata al 9 ottobre: superato quel termine senza un intervento del Parlamento, l’esecutivo potrebbe agire direttamente per via regolamentare.

Sul piano pratico, la posta in gioco va ben oltre la materiale restituzione dello smartphone o del computer sequestrato. Un dispositivo digitale contiene oggi una vera e propria proiezione della vita personale e professionale dell’interessato: conversazioni, fotografie, documenti, dati sanitari, informazioni finanziarie, cronologia degli spostamenti e rapporti con soggetti del tutto estranei all’indagine. È proprio questa capacità dell’acquisizione informatica di trasformarsi in una sorta di “perquisizione della vita digitale” a rendere decisivo il tema dei limiti, della proporzionalità e della selezione preventiva dei dati effettivamente pertinenti al procedimento.

Per la difesa sarà quindi particolarmente importante verificare quale testo uscirà dalla Camera, soprattutto con riferimento alle modalità di selezione del materiale acquisibile, alla possibilità di impedire acquisizioni indiscriminate e ai rimedi concretamente esperibili contro provvedimenti illegittimi o eccessivamente estesi. Non è un dettaglio tecnico: dalla disciplina definitiva dipenderà l’equilibrio tra efficacia dell’indagine e tutela della riservatezza, del diritto di difesa e dei dati di soggetti terzi.

Il tema, del resto, resta al centro dell’attenzione dell’avvocatura penale: l’Unione delle Camere Penali ha continuato anche nel 2026 a indicare lo stallo della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali tra le questioni sulle quali sollecita un intervento del legislatore. La ripresa dell’esame parlamentare sarà dunque seguita con particolare attenzione, anche perché eventuali modifiche alla Camera renderebbero necessario un nuovo passaggio al Senato.

Musk annuncia: il 28 settembre il primo volo orbitale di Starship porterà i satelliti Starlink V3

Elon Musk ha annunciato su X che il primo lancio orbitale di Starship, il razzo di nuova generazione di SpaceX, trasporterà i satelliti della costellazione Starlink di terza generazione (V3) destinati a un utilizzo operativo, e non più solo sperimentale.

Il lancio, originariamente previsto per il 22 settembre, era stato rinviato al 28 settembre, in attesa dell’autorizzazione della Federal Aviation Administration statunitense. Si tratterà del volo numero 14 del programma Starship: il piano di missione prevede un’altitudine di circa 275 chilometri, sei orbite complete in quasi dieci ore, l’accensione dei motori del veicolo in orbita e il rilascio dei satelliti, con successivo ammaraggio nell’oceano Pacifico. Il booster Super Heavy testerà invece una manovra di discesa controllata nel Golfo del Messico, senza tentativo di recupero.

I satelliti Starlink V3, secondo quanto dichiarato da Musk, porteranno la capacità della costellazione a oltre cento volte la banda disponibile rispetto agli attuali circa 11mila satelliti in orbita. Alcuni degli esemplari imbarcati in questo lancio sono equipaggiati con telecamere per riprendere da vicino le condizioni dello scudo termico e della struttura del razzo durante il volo, un elemento chiave per validare la sicurezza dei voli successivi.

Per il settore aerospaziale la missione rappresenta un banco di prova decisivo: è il primo tentativo di portare Starship oltre la fase suborbitale, dopo una serie di test dedicati principalmente a verifiche strutturali e di rientro.

Liquidazioni dei compensi, per gli avvocati si allungano tempi e oneri di notifica

Cambia, e si complica, il meccanismo con cui diventano definitivi i decreti di liquidazione dei compensi degli avvocati, comprese le liquidazioni per il patrocinio a spese dello Stato. A chiarirlo sono una circolare del Dipartimento per gli affari di giustizia del 25 luglio scorso e una sentenza della Cassazione civile, la n. 7430 del 28 marzo 2026, che ne conferma l’impostazione.

Prima della riforma Cartabia, il termine per impugnare un decreto di liquidazione era unico: trenta giorni dalla comunicazione o notificazione del provvedimento, decorsi i quali il decreto diventava esecutivo. Con il Dlgs 149/2022 il quadro si sdoppia: se il provvedimento viene notificato formalmente alle parti, il termine breve di trenta giorni resta valido; ma se la notifica non avviene, si applica un termine di decadenza lungo di sei mesi dalla pubblicazione del decreto, prima che questo diventi definitivamente esecutivo.

La conseguenza pratica, secondo la ricostruzione degli esperti, è un aggravio di oneri per chi deve incassare il compenso: la cancelleria o la parte interessata deve infatti provvedere alla notifica formale a tutte le parti del procedimento per attivare il termine breve, con costi e adempimenti aggiuntivi; in assenza di notifica, l’avvocato creditore rischia di dover attendere fino a sei mesi prima di poter procedere all’esecuzione, un problema che si fa sentire in modo particolare per le liquidazioni relative al patrocinio a spese dello Stato, dove i tempi di pagamento della pubblica amministrazione sono già storicamente dilatati.

Non è rimasta silenziosa l’avvocatura penalistica: con una nota del 17 settembre l’Unione delle Camere Penali Italiane ha proposto l’inserimento di un comma specifico nell’articolo 15 del Dlgs 150/2011, per ripristinare un termine uniforme di trenta giorni indipendentemente dalla notifica, evitando così la doppia velocità introdotta dalla riforma.

Pensioni, il conguaglio di dicembre sarà a saldo zero: niente arretrati in arrivo

Chi aspetta un piccolo bonus a fine anno sulla pensione, quest’anno rimarrà a mani vuote. Stando ai dati oggi disponibili, il conguaglio sulla rivalutazione delle pensioni 2026 sarà pari a zero: nessuna somma aggiuntiva da incassare, ma anche nessuna trattenuta da subire.

Il meccanismo alla base della vicenda è quello della perequazione automatica, lo strumento con cui gli assegni pensionistici vengono annualmente adeguati al costo della vita. Ogni anno l’INPS applica dal 1° gennaio una percentuale di rivalutazione provvisoria, calcolata in via previsionale sull’andamento dell’inflazione. Quando, l’anno successivo, l’Istat certifica il dato reale, l’importo provvisorio viene confrontato con quello definitivo: se l’inflazione reale è stata più alta di quella stimata, ai pensionati viene liquidato un arretrato; se è stata più bassa, l’INPS recupera la differenza attraverso una trattenuta. Il conguaglio, in entrambi i casi, viene solitamente regolato sul cedolino di dicembre.

Per il 2026 le due percentuali coincidono. Dal 1° gennaio le pensioni sono state rivalutate in via provvisoria dell’1,4%, sulla base delle previsioni sull’inflazione 2025. L’Istat ha ora certificato che la variazione media annua dell’indice FOI, calcolato al netto dei tabacchi (l’indicatore di riferimento per legge ai fini della perequazione), è risultata esattamente pari all’1,4%. Provvisorio e definitivo si sovrappongono alla perfezione: la differenza aritmetica da recuperare, positiva o negativa, è pertanto nulla.

Non è la prima volta che provvisorio e definitivo si confrontano, ma raramente coincidono in modo così netto. Un precedente istruttivo riguarda la rivalutazione 2023: la percentuale provvisoria applicata da gennaio di quell’anno era del 7,3%, poi corretta al rialzo all’8,1% definitivo. La differenza di 0,8 punti percentuali fu liquidata come arretrato proprio sul cedolino di dicembre 2023, un conguaglio che in molti casi si tradusse in cifre significative per le pensioni più alte. Stavolta, invece, chi si aspettava un esito analogo dovrà rivedere le proprie previsioni di spesa per fine anno.

Per i pensionati la conseguenza pratica è che il cedolino di dicembre 2026 non mostrerà alcuna voce di conguaglio: l’importo mensile percepito durante l’anno resta quello definitivo, senza sorprese né in positivo né in negativo. Il passaggio successivo da monitorare sarà il cedolino di gennaio 2027, quando verrà applicata la nuova rivalutazione provvisoria per il 2027, calcolata sull’inflazione registrata nel 2026.

Google, stangata da 403 milioni per la geolocalizzazione degli utenti

Il Garante della privacy irlandese, la Data Protection Commission (DPC), ha sanzionato Google Ireland Limited per 403 milioni di euro al termine di un’istruttoria durata sei anni sul trattamento dei dati di geolocalizzazione degli utenti. La decisione, pubblicata oggi, riguarda tre funzioni della piattaforma: “Web & App Activity”, “Location History” e “Location Accuracy”.

L’indagine, avviata nel febbraio 2020, si è concentrata sul periodo compreso tra il 25 maggio 2018, data di entrata in vigore del GDPR, e il 4 febbraio 2020. Secondo l’Autorità, Google ha trattato i dati di posizione raccolti tramite “Web & App Activity” e “Location History” senza una base giuridica adeguata, non ha dimostrato la conformità ai principi di liceità e trasparenza per la funzione “Location Accuracy”, ed è risultata carente sugli obblighi di trasparenza per tutte e tre le funzionalità, oltre ad aver conservato i dati di localizzazione più del necessario.

Il vicecommissario Graham Doyle ha sottolineato che gli utenti “potrebbero non essere stati consapevoli” del fatto che la propria posizione venisse utilizzata per orientare la pubblicità o dedurne gli interessi, perdendo così il controllo sui propri dati personali. La decisione, alla quale hanno concorso i commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, è stata definita in cooperazione con le altre autorità di controllo europee, secondo il meccanismo di coerenza previsto dal GDPR per i casi transfrontalieri.

Google ha ora sei mesi di tempo per adeguare le proprie procedure di trattamento dei dati di localizzazione. La sanzione si inserisce in una serie crescente di procedimenti europei contro il colosso di Mountain View, che negli ultimi anni ha già affrontato istruttorie in materia di antitrust e pubblicità comportamentale.

Avvocati italiani e Asia-Pacifico: la Camera di Commercio di Singapore apre un dipartimento professionale

Si comunica che è attiva un’opportunità professionale per avvocati, commercialisti e consulenti italiani interessati a operare con l’area Asia-Pacifico.

L’iniziativa, denominata Asia International Professionals Alliance (A.I.P.A.), è promossa dalla Camera di Commercio Italiana a Singapore (ICCS) in partnership con altre 8 Camere di Commercio Italiane dell’area Asia-Pacifico – Hong Kong, Macao, Corea del Sud, Vietnam, Australia, Thailandia, Cina, Malesia – oltre a studi legali e di consulenza locali. Il progetto è finalizzato alla costituzione di una rete di professionisti italiani come referenti certificati per le imprese italiane che operano o intendono operare nell’area.

Termini e modalità di iscrizione

Non risulta fissata una scadenza predefinita: la selezione avviene a numero chiuso, attraverso finestre periodiche regolate da un iter specifico. Per accedere ai requisiti di selezione e presentare formalmente la candidatura è necessario partecipare a un webinar informativo live di circa 20 minuti, al termine del quale vengono comunicate le modalità di iscrizione alla piattaforma, i costi legati alla certificazione camerale e la disponibilità effettiva dei posti per la finestra di selezione in corso.

Per chi fosse interessato ad approfondire, il consiglio è di verificare direttamente sui canali ufficiali della Camera di Commercio Italiana a Singapore le modalità di partecipazione al webinar informativo, così da ricevere in prima persona tutti i dettagli operativi dell’iniziativa.

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