La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu per violazioni del Digital Services Act (DSA), il regolamento che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme digitali operanti nel mercato europeo. Al centro della contestazione vi è la mancata individuazione e gestione dei rischi connessi alla presenza di prodotti illegali o potenzialmente pericolosi destinati ai consumatori dell’Unione.
Secondo Bruxelles, la piattaforma non avrebbe svolto con il necessario rigore le attività di analisi e valutazione dei rischi sistemici previste dalla normativa europea. Le indagini hanno evidenziato una concreta probabilità che gli utenti europei possano imbattersi in articoli non conformi agli standard di sicurezza richiesti dall’ordinamento comunitario.
L’accertamento è stato condotto anche attraverso una metodologia investigativa ormai consolidata nel settore della tutela dei consumatori, il cosiddetto “mystery shopping”. Funzionari europei e rappresentanti delle autorità nazionali competenti hanno effettuato acquisti in forma anonima sulla piattaforma, simulando il comportamento di normali consumatori. I prodotti acquistati sono stati successivamente sottoposti a verifiche tecniche che avrebbero evidenziato diverse criticità.
Tra gli articoli finiti sotto osservazione figurano caricabatterie risultati non conformi ai requisiti essenziali di sicurezza e alcuni giocattoli che, secondo le verifiche effettuate, potrebbero presentare rischi per i minori a causa di componenti facilmente ingeribili o materiali ritenuti incompatibili con gli standard europei.
Per la Commissione, tali risultati dimostrerebbero l’insufficienza delle misure adottate da Temu per prevenire la diffusione di prodotti problematici all’interno del proprio marketplace. Una carenza che assume particolare rilevanza alla luce degli obblighi previsti dal DSA per le piattaforme online di dimensioni molto grandi, chiamate a monitorare costantemente i rischi generati dai propri servizi e a predisporre efficaci strumenti di mitigazione.
L’azienda cinese ha contestato la decisione europea, sostenendo che l’istruttoria farebbe riferimento a una situazione ormai superata. Secondo Temu, negli ultimi anni sarebbero stati introdotti nuovi sistemi di controllo e procedure più rigorose per garantire il rispetto delle regole comunitarie e rafforzare la tutela degli utenti.
La procedura, tuttavia, non si conclude con l’irrogazione della multa. Bruxelles ha fissato al 28 agosto 2026 il termine entro il quale la società dovrà presentare un piano di adeguamento volto a eliminare le criticità riscontrate. Il documento sarà esaminato da un comitato tecnico europeo e successivamente sottoposto alla valutazione finale della Commissione.
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