Giustizia, OCF: ripristinare la sospensione feriale dei termini fino al 15 settembre

Roma, 22 settembre 2026 – Ripristinare dal 1° agosto al 15 settembre la sospensione dei termini processuali, cioè il periodo durante il quale, salvo le eccezioni previste dalla legge, si interrompe il conteggio delle scadenze legate ai procedimenti giudiziari. È la richiesta dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) al Governo e al Parlamento, che propone di superare l’attuale disciplina, limitata al solo mese di agosto, e tornare a quella originariamente prevista dalla legge n. 742 del 1969.

Oggi, infatti, dal 1° settembre tornano a decorrere i termini per impugnazioni, ricorsi e altri adempimenti processuali, spesso legati a scadenze inderogabili, mentre l’attività ordinaria dei tribunali riprende progressivamente dopo il periodo estivo.

Secondo OCF, la riduzione della sospensione feriale introdotta nel 2014 non ha prodotto un corrispondente aumento dell’attività giudiziaria e ha creato uno squilibrio che finisce per gravare sugli avvocati e, soprattutto, sui cittadini assistiti.

«Non chiediamo un privilegio per l’avvocatura, ma una disciplina più razionale, coerente con il concreto funzionamento della giustizia. Garantire agli avvocati condizioni adeguate per esercitare pienamente la propria funzione significa tutelare il diritto dei cittadini a una difesa effettiva», sottolinea il Coordinatore di OCF Fedele Moretti.

Sul ripristino della precedente disciplina sono già state avviate iniziative legislative in Parlamento. «Ripristinare la sospensione fino al 15 settembre non significa rallentare la giustizia, ma coordinare le scadenze processuali con il concreto funzionamento degli uffici giudiziari, tutelando il diritto di difesa e i diritti dei cittadini» – conclude Moretti.

Sequestro degli smartphone, la riforma torna in Parlamento: delega in scadenza il 9 ottobre

Torna d’attualità la riforma delle regole sul sequestro di smartphone, pc e altri dispositivi informatici nelle indagini penali. La Commissione Giustizia della Camera riprenderà domani, mercoledì 23 settembre, l’esame del provvedimento (atto Camera 1822), con i deputati Enrico Costa e Pellicini come relatori.

Al centro del testo c’è il principio, già affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e recepito dalla Cassazione, secondo cui il pubblico ministero da solo non ha l’indipendenza necessaria per autorizzare l’accesso ai dati personali contenuti in un dispositivo sequestrato: serve il vaglio di un giudice terzo. La riforma prevede due deroghe circoscritte: casi di urgenza, in cui il pm può procedere salvo convalida successiva del giudice, e reati di particolare gravità (mafia, terrorismo, traffico di stupefacenti, violenza sessuale, tratta di persone, cybercrime contro sistemi pubblici, militari o sanitari), per i quali l’accesso resta possibile senza autorizzazione preventiva.

Il testo, già approvato dal Senato, è rimasto bloccato per mesi alla Camera. A riportarlo in agenda è la scadenza della delega attribuita al Governo per recepire la normativa europea in materia, fissata al 9 ottobre: superato quel termine senza un intervento del Parlamento, l’esecutivo potrebbe agire direttamente per via regolamentare.

Sul piano pratico, la posta in gioco va ben oltre la materiale restituzione dello smartphone o del computer sequestrato. Un dispositivo digitale contiene oggi una vera e propria proiezione della vita personale e professionale dell’interessato: conversazioni, fotografie, documenti, dati sanitari, informazioni finanziarie, cronologia degli spostamenti e rapporti con soggetti del tutto estranei all’indagine. È proprio questa capacità dell’acquisizione informatica di trasformarsi in una sorta di “perquisizione della vita digitale” a rendere decisivo il tema dei limiti, della proporzionalità e della selezione preventiva dei dati effettivamente pertinenti al procedimento.

Per la difesa sarà quindi particolarmente importante verificare quale testo uscirà dalla Camera, soprattutto con riferimento alle modalità di selezione del materiale acquisibile, alla possibilità di impedire acquisizioni indiscriminate e ai rimedi concretamente esperibili contro provvedimenti illegittimi o eccessivamente estesi. Non è un dettaglio tecnico: dalla disciplina definitiva dipenderà l’equilibrio tra efficacia dell’indagine e tutela della riservatezza, del diritto di difesa e dei dati di soggetti terzi.

Il tema, del resto, resta al centro dell’attenzione dell’avvocatura penale: l’Unione delle Camere Penali ha continuato anche nel 2026 a indicare lo stallo della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali tra le questioni sulle quali sollecita un intervento del legislatore. La ripresa dell’esame parlamentare sarà dunque seguita con particolare attenzione, anche perché eventuali modifiche alla Camera renderebbero necessario un nuovo passaggio al Senato.

Musk annuncia: il 28 settembre il primo volo orbitale di Starship porterà i satelliti Starlink V3

Elon Musk ha annunciato su X che il primo lancio orbitale di Starship, il razzo di nuova generazione di SpaceX, trasporterà i satelliti della costellazione Starlink di terza generazione (V3) destinati a un utilizzo operativo, e non più solo sperimentale.

Il lancio, originariamente previsto per il 22 settembre, era stato rinviato al 28 settembre, in attesa dell’autorizzazione della Federal Aviation Administration statunitense. Si tratterà del volo numero 14 del programma Starship: il piano di missione prevede un’altitudine di circa 275 chilometri, sei orbite complete in quasi dieci ore, l’accensione dei motori del veicolo in orbita e il rilascio dei satelliti, con successivo ammaraggio nell’oceano Pacifico. Il booster Super Heavy testerà invece una manovra di discesa controllata nel Golfo del Messico, senza tentativo di recupero.

I satelliti Starlink V3, secondo quanto dichiarato da Musk, porteranno la capacità della costellazione a oltre cento volte la banda disponibile rispetto agli attuali circa 11mila satelliti in orbita. Alcuni degli esemplari imbarcati in questo lancio sono equipaggiati con telecamere per riprendere da vicino le condizioni dello scudo termico e della struttura del razzo durante il volo, un elemento chiave per validare la sicurezza dei voli successivi.

Per il settore aerospaziale la missione rappresenta un banco di prova decisivo: è il primo tentativo di portare Starship oltre la fase suborbitale, dopo una serie di test dedicati principalmente a verifiche strutturali e di rientro.

Liquidazioni dei compensi, per gli avvocati si allungano tempi e oneri di notifica

Cambia, e si complica, il meccanismo con cui diventano definitivi i decreti di liquidazione dei compensi degli avvocati, comprese le liquidazioni per il patrocinio a spese dello Stato. A chiarirlo sono una circolare del Dipartimento per gli affari di giustizia del 25 luglio scorso e una sentenza della Cassazione civile, la n. 7430 del 28 marzo 2026, che ne conferma l’impostazione.

Prima della riforma Cartabia, il termine per impugnare un decreto di liquidazione era unico: trenta giorni dalla comunicazione o notificazione del provvedimento, decorsi i quali il decreto diventava esecutivo. Con il Dlgs 149/2022 il quadro si sdoppia: se il provvedimento viene notificato formalmente alle parti, il termine breve di trenta giorni resta valido; ma se la notifica non avviene, si applica un termine di decadenza lungo di sei mesi dalla pubblicazione del decreto, prima che questo diventi definitivamente esecutivo.

La conseguenza pratica, secondo la ricostruzione degli esperti, è un aggravio di oneri per chi deve incassare il compenso: la cancelleria o la parte interessata deve infatti provvedere alla notifica formale a tutte le parti del procedimento per attivare il termine breve, con costi e adempimenti aggiuntivi; in assenza di notifica, l’avvocato creditore rischia di dover attendere fino a sei mesi prima di poter procedere all’esecuzione, un problema che si fa sentire in modo particolare per le liquidazioni relative al patrocinio a spese dello Stato, dove i tempi di pagamento della pubblica amministrazione sono già storicamente dilatati.

Non è rimasta silenziosa l’avvocatura penalistica: con una nota del 17 settembre l’Unione delle Camere Penali Italiane ha proposto l’inserimento di un comma specifico nell’articolo 15 del Dlgs 150/2011, per ripristinare un termine uniforme di trenta giorni indipendentemente dalla notifica, evitando così la doppia velocità introdotta dalla riforma.

Pensioni, il conguaglio di dicembre sarà a saldo zero: niente arretrati in arrivo

Chi aspetta un piccolo bonus a fine anno sulla pensione, quest’anno rimarrà a mani vuote. Stando ai dati oggi disponibili, il conguaglio sulla rivalutazione delle pensioni 2026 sarà pari a zero: nessuna somma aggiuntiva da incassare, ma anche nessuna trattenuta da subire.

Il meccanismo alla base della vicenda è quello della perequazione automatica, lo strumento con cui gli assegni pensionistici vengono annualmente adeguati al costo della vita. Ogni anno l’INPS applica dal 1° gennaio una percentuale di rivalutazione provvisoria, calcolata in via previsionale sull’andamento dell’inflazione. Quando, l’anno successivo, l’Istat certifica il dato reale, l’importo provvisorio viene confrontato con quello definitivo: se l’inflazione reale è stata più alta di quella stimata, ai pensionati viene liquidato un arretrato; se è stata più bassa, l’INPS recupera la differenza attraverso una trattenuta. Il conguaglio, in entrambi i casi, viene solitamente regolato sul cedolino di dicembre.

Per il 2026 le due percentuali coincidono. Dal 1° gennaio le pensioni sono state rivalutate in via provvisoria dell’1,4%, sulla base delle previsioni sull’inflazione 2025. L’Istat ha ora certificato che la variazione media annua dell’indice FOI, calcolato al netto dei tabacchi (l’indicatore di riferimento per legge ai fini della perequazione), è risultata esattamente pari all’1,4%. Provvisorio e definitivo si sovrappongono alla perfezione: la differenza aritmetica da recuperare, positiva o negativa, è pertanto nulla.

Non è la prima volta che provvisorio e definitivo si confrontano, ma raramente coincidono in modo così netto. Un precedente istruttivo riguarda la rivalutazione 2023: la percentuale provvisoria applicata da gennaio di quell’anno era del 7,3%, poi corretta al rialzo all’8,1% definitivo. La differenza di 0,8 punti percentuali fu liquidata come arretrato proprio sul cedolino di dicembre 2023, un conguaglio che in molti casi si tradusse in cifre significative per le pensioni più alte. Stavolta, invece, chi si aspettava un esito analogo dovrà rivedere le proprie previsioni di spesa per fine anno.

Per i pensionati la conseguenza pratica è che il cedolino di dicembre 2026 non mostrerà alcuna voce di conguaglio: l’importo mensile percepito durante l’anno resta quello definitivo, senza sorprese né in positivo né in negativo. Il passaggio successivo da monitorare sarà il cedolino di gennaio 2027, quando verrà applicata la nuova rivalutazione provvisoria per il 2027, calcolata sull’inflazione registrata nel 2026.

Google, stangata da 403 milioni per la geolocalizzazione degli utenti

Il Garante della privacy irlandese, la Data Protection Commission (DPC), ha sanzionato Google Ireland Limited per 403 milioni di euro al termine di un’istruttoria durata sei anni sul trattamento dei dati di geolocalizzazione degli utenti. La decisione, pubblicata oggi, riguarda tre funzioni della piattaforma: “Web & App Activity”, “Location History” e “Location Accuracy”.

L’indagine, avviata nel febbraio 2020, si è concentrata sul periodo compreso tra il 25 maggio 2018, data di entrata in vigore del GDPR, e il 4 febbraio 2020. Secondo l’Autorità, Google ha trattato i dati di posizione raccolti tramite “Web & App Activity” e “Location History” senza una base giuridica adeguata, non ha dimostrato la conformità ai principi di liceità e trasparenza per la funzione “Location Accuracy”, ed è risultata carente sugli obblighi di trasparenza per tutte e tre le funzionalità, oltre ad aver conservato i dati di localizzazione più del necessario.

Il vicecommissario Graham Doyle ha sottolineato che gli utenti “potrebbero non essere stati consapevoli” del fatto che la propria posizione venisse utilizzata per orientare la pubblicità o dedurne gli interessi, perdendo così il controllo sui propri dati personali. La decisione, alla quale hanno concorso i commissari Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, è stata definita in cooperazione con le altre autorità di controllo europee, secondo il meccanismo di coerenza previsto dal GDPR per i casi transfrontalieri.

Google ha ora sei mesi di tempo per adeguare le proprie procedure di trattamento dei dati di localizzazione. La sanzione si inserisce in una serie crescente di procedimenti europei contro il colosso di Mountain View, che negli ultimi anni ha già affrontato istruttorie in materia di antitrust e pubblicità comportamentale.

Avvocati italiani e Asia-Pacifico: la Camera di Commercio di Singapore apre un dipartimento professionale

Si comunica che è attiva un’opportunità professionale per avvocati, commercialisti e consulenti italiani interessati a operare con l’area Asia-Pacifico.

L’iniziativa, denominata Asia International Professionals Alliance (A.I.P.A.), è promossa dalla Camera di Commercio Italiana a Singapore (ICCS) in partnership con altre 8 Camere di Commercio Italiane dell’area Asia-Pacifico – Hong Kong, Macao, Corea del Sud, Vietnam, Australia, Thailandia, Cina, Malesia – oltre a studi legali e di consulenza locali. Il progetto è finalizzato alla costituzione di una rete di professionisti italiani come referenti certificati per le imprese italiane che operano o intendono operare nell’area.

Termini e modalità di iscrizione

Non risulta fissata una scadenza predefinita: la selezione avviene a numero chiuso, attraverso finestre periodiche regolate da un iter specifico. Per accedere ai requisiti di selezione e presentare formalmente la candidatura è necessario partecipare a un webinar informativo live di circa 20 minuti, al termine del quale vengono comunicate le modalità di iscrizione alla piattaforma, i costi legati alla certificazione camerale e la disponibilità effettiva dei posti per la finestra di selezione in corso.

Per chi fosse interessato ad approfondire, il consiglio è di verificare direttamente sui canali ufficiali della Camera di Commercio Italiana a Singapore le modalità di partecipazione al webinar informativo, così da ricevere in prima persona tutti i dettagli operativi dell’iniziativa.

Siti e app della PA, ultimatum AgID: due giorni per la dichiarazione di accessibilità

Mancano ormai due giorni alla scadenza fissata dall’Agenzia per l’Italia Digitale per un adempimento che riguarda l’intera Pubblica amministrazione italiana. Entro il 23 settembre, ogni ente pubblico titolare di un sito web o di un’applicazione mobile deve presentare, o aggiornare se già pubblicata negli anni scorsi, la propria dichiarazione di accessibilità.

Si tratta di un documento che fotografa lo stato di conformità dei servizi digitali dell’amministrazione, indicando gli eventuali contenuti non accessibili e il meccanismo di feedback attraverso cui i cittadini, in particolare le persone con disabilità, possono segnalare barriere digitali e chiedere supporto. La procedura si svolge esclusivamente online, tramite l’applicazione messa a disposizione da AgID all’indirizzo form.agid.gov.it, alla quale può accedere solo il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD), a condizione che la sua e-mail istituzionale sia correttamente censita sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. Per una dichiarazione relativa a un sito nuovo, la piattaforma genera al termine un link univoco da inserire nel footer del sito o nella sezione dedicata dell’app; per un aggiornamento di dichiarazioni già pubblicate è invece sufficiente confermare la pubblicazione a valle della revisione dei contenuti.

L’obbligo discende dalla Legge 4/2004, così come modificata dal decreto legislativo 106/2018 in recepimento della direttiva europea 2016/2102. Con il decreto legislativo 82/2022 l’adempimento è stato esteso anche ai soggetti privati che erogano determinati servizi e che superano, negli ultimi tre esercizi, una media di fatturato di 500 milioni di euro, obbligati a fornire le informazioni sull’accessibilità secondo le modalità previste dallo stesso decreto.

Per gli enti che ricorrono a professionisti o consulenti esterni nella gestione degli adempimenti digitali, la scadenza è anche un’occasione per verificare in concreto il livello di fruibilità dei servizi online. Sulla piattaforma monitoraggio.accessibilita.agid.gov.it sono già consultabili i dati sull’andamento delle pubblicazioni e sul livello medio di conformità dei siti e delle app della PA a livello nazionale.

Per gli enti e i professionisti che devono ancora verificare la propria posizione, Servicematica offre un controllo rapido di conformità del sito o dell’app, per capire in tempo utile se la dichiarazione va presentata ex novo o semplicemente aggiornata, ed evitare di arrivare al 23 settembre senza un quadro chiaro della propria situazione.

Quando l’IA diventa hacker: Gemini di Google viola da sola i sistemi di tre aziende reali

Il modello Gemini di Google ha violato autonomamente i sistemi informatici di tre aziende reali nel corso di un test di sicurezza, in quello che Google stessa definisce il primo episodio noto di questo tipo per la propria intelligenza artificiale.

I test erano stati progettati dalla società di sicurezza Irregular, che collabora anche con Anthropic, Meta e OpenAI, con l’obiettivo di verificare se un modello Gemini fosse in grado di recuperare dati da ambienti aziendali simulati. Invece di restare nei confini della simulazione, gli agenti basati su Gemini hanno indovinato o individuato credenziali di accesso — in un caso tramite semplice tentativo di password, negli altri due recuperando credenziali pubblicate in repository pubblici online — penetrando nei sistemi di tre aziende realmente esistenti che condividevano il nome con i bersagli fittizi.

Heather Adkins, vicepresidente per la sicurezza di Google, ha dichiarato che “in tutti e tre i casi il modello si è fermato” non appena ha compreso di trovarsi davanti ad aziende reali, sottolineando l’importanza di addestrare sistemi potenti a comportarsi responsabilmente. Di parere diverso Jack Cable, amministratore delegato della società di sicurezza Corridor, secondo cui Google si starebbe “nascondendo dietro le norme create per la divulgazione delle vulnerabilità” invece di ammettere che i modelli stanno oltrepassando i limiti previsti.

L’episodio ricalca un precedente già registrato da OpenAI nei confronti di Hugging Face e conferma un rischio emergente per i professionisti che consigliano aziende sull’adozione di agenti IA: la necessità di includere clausole di responsabilità e protocolli di test controllati anche nei contratti di fornitura di servizi di intelligenza artificiale.

Avvocati, il 30 settembre arriva la tripla scadenza Cassa Forense

Per tutti gli iscritti agli albi forensi italiani si avvicina un mercoledì di adempimenti fitto di scadenze: il 30 settembre 2026 convergono infatti tre obblighi distinti verso la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense.

Il primo adempimento è l’invio telematico del Modello 5/2026, la dichiarazione dei redditi e volumi d’affari relativi al 2025, disponibile nell’area riservata del sito di Cassa Forense dal 30 luglio scorso. L’obbligo riguarda avvocati e praticanti iscritti, associazioni professionali, società tra professionisti e società tra avvocati, ed è dovuto anche in assenza di reddito o di partita IVA attiva.

Il secondo adempimento è il versamento della prima rata di acconto 2026 relativa al contributo soggettivo modulare volontario, la cui aliquota può variare dall’1% al 20% del reddito professionale netto, calcolato su un tetto massimo di 130mila euro: la rata corrisponde al 50% dell’importo dovuto, con il saldo rinviato al 31 dicembre.

Il terzo appuntamento è la quarta e ultima rata dei contributi minimi obbligatori 2026, comprensiva del contributo minimo soggettivo, di quello integrativo e del contributo di maternità, quest’ultimo fissato in 94 euro. Gli avvisi sono generabili dall’area “Accessi riservati – Posizione personale – Pagamenti” tramite PagoPA oppure F24, con una scelta tra le due modalità valida in modo irrevocabile per tutte le rate dell’anno.

Chi non versa entro i termini rischia sanzioni progressive: nessuna sanzione, solo interessi, se si paga entro 8 giorni dalla scadenza; il 4% tra il nono e il trentesimo giorno; il 6% tra il trentunesimo e il centocinquantesimo; il 10% dopo il centocinquantunesimo giorno, fino alla sanzione ordinaria del 24% in caso di accertamento, oltre agli interessi di mora al tasso annuo del 2,75%. Anche la sola omessa comunicazione del Modello 5 comporta una penale fissa, crescente da 80 a 240 euro in base al ritardo con cui si regolarizza la posizione.

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto