Tracking pixel nelle email, perché in questi giorni arrivano le informative aggiornate

Negli ultimi giorni molte aziende, comprese compagnie assicurative e altri operatori che inviano newsletter e comunicazioni commerciali, stanno recapitando ai propri clienti informative aggiornate sui “tracking pixel” inseriti nelle email. Il motivo è la scadenza, lo scorso 29 ottobre, del termine di adeguamento fissato dal Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 284 del 17 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026: sei mesi esatti per mettersi in regola con le nuove Linee guida in materia di utilizzo di tracking pixel nelle comunicazioni di posta elettronica.

Il pixel di tracciamento è una piccola immagine, spesso invisibile e delle dimensioni di un solo pixel, inserita come collegamento ipertestuale nel corpo dell’email ma ospitata su un server remoto: quando il destinatario apre il messaggio e scarica le immagini, il server registra l’apertura e può raccogliere dati come l’indirizzo IP, il dispositivo utilizzato, l’orario e il numero di aperture. Se l’email viene letta in modalità solo testo, il download non avviene e il tracciamento non si attiva.

Il Garante richiama anzitutto l’articolo 122 del Codice Privacy, che vieta in via generale l’uso di questi strumenti salvo specifiche eccezioni: il consenso informato, libero, specifico e inequivocabile dell’utente, necessario in particolare quando il pixel misura il comportamento del singolo destinatario per personalizzare campagne o costruire profili commerciali. Il consenso non serve invece per statistiche aggregate e anonime, per finalità di sicurezza o antispam, né per comunicazioni istituzionali o di servizio in cui rilevare l’avvenuta lettura ha una funzione essenziale, come avvisi di modifiche contrattuali, incidenti di sicurezza o tentativi di phishing.

Le aziende devono inoltre garantire un’informativa chiara e accessibile, raccolta prima dell’uso del pixel, e una possibilità di revoca “in qualsiasi momento e con facilità”, di tipo granulare: il destinatario deve poter continuare a ricevere le comunicazioni senza essere tracciato, senza che il rifiuto limiti l’accesso al servizio. Sul piano tecnico, il Garante suggerisce identificativi non intelligibili e non sequenziali per ciascun destinatario, in attuazione del principio di privacy by design dell’articolo 25 del GDPR.

Per le aziende, la scadenza ormai maturata rende concreto il rischio sanzionatorio previsto dall’articolo 83 del GDPR, fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale annuo, anche se le sanzioni finora irrogate dal Garante in materia di tracciamento sono state storicamente più contenute.

Affidamento super-esclusivo, la Cassazione: legittimo se nell’interesse del minore

La Cassazione civile, sezione I, con l’ordinanza n. 28145 del 30 ottobre 2026, è tornata a pronunciarsi sull’istituto dell’affidamento cosiddetto “super-esclusivo”, confermando che esso può essere disposto quando risulti prevalente l’interesse del minore ad avere un solo genitore legittimato a decidere, anche a scapito del principio generale di bigenitorialità.

L’affidamento super-esclusivo si distingue dal più diffuso affidamento condiviso, che attribuisce a entrambi i genitori l’esercizio della responsabilità genitoriale e la facoltà di assumere le decisioni di maggiore interesse per il figlio, e dall’affidamento esclusivo “semplice”, che pur concentrando il collocamento in capo a un solo genitore lascia all’altro un potere di vigilanza e la possibilità di ricorrere al giudice in caso di decisioni pregiudizievoli. Nella forma super-esclusiva, invece, anche questo residuo potere di controllo viene meno, attribuendo al genitore affidatario una capacità decisionale pressoché piena.

Si tratta di un regime eccezionale, che la giurisprudenza di legittimità ammette solo in presenza di situazioni di particolare conflittualità o di inidoneità dell’altro genitore tali da rendere pregiudizievole, per il minore, il mantenimento di un assetto decisionale condiviso.

Per gli avvocati matrimonialisti la pronuncia offre un ulteriore tassello per calibrare le richieste nei procedimenti di separazione e divorzio ad alta conflittualità, nei quali la domanda di affidamento super-esclusivo va supportata da elementi concreti e specifici sull’inadeguatezza dell’altro genitore, non essendo sufficiente la sola conflittualità tra le parti a giustificare una deroga così incisiva al principio di bigenitorialità sancito dalla riforma del 2006.

Gratuito patrocinio, l’OCF boccia la stretta della manovra: “Si colpisce l’accesso, non l’abuso”

L’Organismo Congressuale Forense (OCF) ha espresso netta contrarietà alla stretta sul patrocinio a spese dello Stato prevista dall’articolo 135, commi 5-9, del disegno di legge di Bilancio 2027-2029, chiedendone lo stralcio immediato. Per l’OCF si tratta anzitutto di una questione di metodo: norme che incidono sul diritto di difesa sarebbero state inserite tra i tagli di spesa, senza un confronto con le Commissioni Giustizia e con l’avvocatura.

Il gratuito patrocinio, ricorda l’Organismo, è attuazione dell’articolo 24 della Costituzione e non può essere trattato come un costo da comprimere. Tre le criticità principali individuate: l’introduzione della difesa a pena di inammissibilità anche nel settore penale, con l’obbligo di anticipare la strategia difensiva per ottenere un difensore; la cancellazione dell’unico rimedio oggi previsto contro il diniego del Consiglio dell’Ordine, che diventerebbe definitivo; nuovi requisiti legati a corsi qualificati privi di regole certe, insieme a un’ipotesi di calcolo ISEE — che considera patrimonio e nucleo familiare — che rischierebbe di escludere chi oggi è ammesso al beneficio con un reddito di 13.659 euro.

Secondo l’OCF la riforma colpirebbe l’accesso alla giustizia e non gli eventuali abusi: i professionisti attendono già mesi per liquidazioni spesso decurtate, mentre la manovra non prevede alcuna accelerazione dei pagamenti né risorse aggiuntive per la giustizia.

L’Organismo richiama infine la propria proposta del 24 settembre 2026 di modifica dell’articolo 170 del Testo Unico spese di giustizia, per fissare in 30 giorni dalla comunicazione di cancelleria il termine per opporsi ai decreti di pagamento, definita “norma di civiltà giuridica”, e annuncia che chiederà un incontro al Ministero della Giustizia per discutere le modifiche proposte.

Frigoriferi sotto attacco, l’Agenzia Cyber rilancia l’allerta: “Serve la massima urgenza”

L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha diffuso un nuovo avviso rivolto a tutti i soggetti pubblici e privati che gestiscono tecnologie per la catena del freddo e sistemi di telecontrollo industriale. Il comunicato “rinnova l’invito” ad adottare “con la massima urgenza” le misure di verifica e mitigazione già raccomandate nelle settimane precedenti, alla luce di “recenti evidenze riscontrate in ambito internazionale”.

Secondo l’Agenzia, la compromissione di questi apparati può interrompere i processi di refrigerazione, far deteriorare prodotti e materiali conservati e rendere indisponibili servizi essenziali, con “possibili ripercussioni sulla continuità operativa e sulla salute delle persone”.

L’allerta arriva al culmine di una settimana di attacchi informatici contro i banchi frigo di supermercati in diversi Paesi europei, Italia compresa: casi segnalati in Sicilia, con disservizi nei punti vendita di Catania e Palermo, hanno portato il governo a convocare un vertice a Palazzo Chigi con i vertici dell’intelligence e ad attivare la Polizia Postale. Due collettivi hacker filorussi, Noname057(16) e Z-Pentest, hanno rivendicato gli attacchi sui social, sostenendo di aver sfruttato falle nei sistemi di controllo senza ricorrere a malware.

Per gli studi legali che assistono imprese della grande distribuzione o della logistica del freddo, il richiamo dell’ACN ha ricadute dirette sugli obblighi di sicurezza previsti dal decreto NIS2 (d.lgs. 138/2024), che impone anche ai fornitori della catena di approvvigionamento controlli su accessi remoti e aggiornamenti dei sistemi OT. Omettere le verifiche richieste, dopo un avviso pubblico esplicito, può incidere sulla valutazione di diligenza in caso di contenzioso o di successivo data breach.

Licenziamenti illegittimi, la Consulta boccia il tetto di sei mensilità per i piccoli datori di lavoro

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 174 del 2026, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, nella parte in cui, per i datori di lavoro di minori dimensioni, limita il risarcimento dovuto al lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 e licenziato senza giusta causa o giustificato motivo a un’indennità compresa fra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

La Consulta ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3, 4, 35 e 41 della Costituzione, nonché con l’articolo 117, comma 1, in relazione all’articolo 24 della Carta sociale europea. Il tetto massimo di sei mensilità, secondo i giudici, comprime eccessivamente l’indennità rispetto ai lavoratori con maggiore anzianità di servizio, ai quali la disciplina generale riconosce un risarcimento fino a dieci o quattordici mensilità per chi vanta rispettivamente oltre dieci o venti anni di anzianità.

Questa “forbice restrittiva”, si legge nella pronuncia, impedisce una reale personalizzazione del danno subito dal lavoratore, trattando in modo identico situazioni sostanzialmente diverse sotto il profilo dell’anzianità di servizio e dunque del pregiudizio economico e professionale effettivamente patito.

La decisione incide su un numero rilevante di rapporti di lavoro ancora regolati dal regime antecedente al Jobs Act, e impone ai giudici del lavoro di rideterminare, caso per caso, l’indennità dovuta ai lavoratori di aziende sotto soglia licenziati senza giusta causa, tenendo conto dell’anzianità maturata. Per i legali che assistono piccole imprese, la pronuncia richiede una revisione delle valutazioni di rischio nei contenziosi di licenziamento in corso o potenziali.

Cassa Forense, al via cinque bandi 2026: ecco chi può fare domanda

È attiva dal 3 novembre 2026, sul portale di Cassa Forense, la procedura telematica per partecipare a cinque bandi di assistenza relativi all’anno 2026. Le misure interessano diversi ambiti: dalla formazione e qualificazione professionale degli avvocati al sostegno dei giovani che si affacciano alla professione, fino agli interventi economici destinati alle famiglie degli iscritti.

I nuovi avvisi si inseriscono nel programma annuale di welfare integrativo dell’ente previdenziale forense, che per il 2026 ha previsto complessivamente 19 bandi, con interventi a sostegno della professione, della salute e della famiglia.

I cinque bandi per i quali è stata aperta la nuova finestra telematica riguardano, in particolare, l’acquisizione del titolo di cassazionista, la frequenza di corsi di alta formazione, il premio per i giovani avvocati, le spese di alloggio universitario e il sostegno alle famiglie monogenitoriali. Le scadenze dei diversi bandi sono differenti, come di seguito riportato.

I cinque bandi: destinatari e finalità

Bando n. 9/2026 – Borse di studio per diventare cassazionisti

La prima misura riguarda gli avvocati interessati ad acquisire il titolo necessario per esercitare il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Il bando prevede l’assegnazione di borse di studio a sostegno del percorso di preparazione per il conseguimento del titolo di cassazionista.

L’intervento rientra tra le prestazioni a sostegno della professione, disciplinate dall’articolo 3, lettera b2, del Regolamento per l’assistenza di Cassa Forense.

Scadenza per la presentazione delle domande: 20 gennaio 2027.

 

Bando n. 10/2026 – Contributi per corsi di alta formazione

Il secondo bando è rivolto agli iscritti alla Cassa che intendono investire nella propria formazione professionale attraverso la frequenza di corsi di alta formazione.

L’obiettivo è sostenere l’aggiornamento e la specializzazione degli avvocati, favorendo l’acquisizione di competenze ulteriori e percorsi formativi qualificati. La misura rientra tra gli interventi a sostegno della professione previsti dall’articolo 3, lettera a2, del Regolamento per l’assistenza.

Scadenza per la presentazione delle domande: 20 gennaio 2027.

 

Bando n. 11/2026 – Avvocati del futuro, Premio Marco Ubertini

Attenzione particolare è riservata ai giovani professionisti attraverso il bando denominato Avvocati del futuro – Premio Marco Ubertini.

L’iniziativa prevede l’attribuzione di premi agli iscritti che abbiano conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense nella sessione di esami indetta nel 2025. Si tratta, quindi, di un intervento rivolto a una specifica categoria di giovani avvocati, con l’intento di valorizzare il percorso di accesso alla professione.

Scadenza per la presentazione delle domande: 30 aprile 2027.

 

Bando n. 16/2026 – Contributi per le spese di alloggio negli studentati

Tra gli interventi a favore delle famiglie figura anche il bando n. 16/2026, che prevede contributi per le spese di alloggio sostenute per i figli degli iscritti a Cassa Forense che frequentano l’università e risiedono in studentati.

La misura, disciplinata dall’articolo 10, lettera d, del Regolamento per l’assistenza, mira a sostenere le famiglie che devono affrontare i costi legati agli studi universitari fuori sede.

Scadenza per la presentazione delle domande: 31 dicembre 2026.

 

Bando n. 19/2026 – Contributi per le famiglie monogenitoriali

Il quinto intervento è destinato alle famiglie monogenitoriali e prevede l’erogazione di contributi economici a sostegno dei nuclei familiari composti da un solo genitore.

La misura si inserisce nelle prestazioni assistenziali dedicate alla famiglia e riconosce una specifica forma di sostegno a una categoria di iscritti che può trovarsi ad affrontare autonomamente le responsabilità economiche e organizzative legate alla gestione dei figli.

Scadenza per la presentazione delle domande: 31 dicembre 2026.

 

Come presentare la domanda e dove verificare i requisiti

Per tutti e cinque i bandi la procedura è esclusivamente telematica. Gli interessati devono accedere all’area riservata del portale di Cassa Forense, individuare il bando di proprio interesse e compilare l’apposita domanda online.

Prima dell’invio è necessario consultare il testo integrale dell’avviso, nel quale sono specificati i requisiti di ammissione, le eventuali condizioni reddituali e contributive, i documenti da allegare e le modalità di assegnazione dei contributi.

La pubblicazione dei cinque avvisi amplia dunque le opportunità di assistenza per gli iscritti alla Cassa e per i loro familiari, con interventi che spaziano dalla crescita professionale al sostegno delle esigenze familiari.

Separazione delle carriere, i garantisti rilanciano la riforma senza toccare la Costituzione

Gli Stati Generali dei Garantisti, iniziativa promossa da Enrico Costa e Gian Domenico Caiazza, si riuniranno il 6 novembre alla Camera dei Deputati, Sala del Refettorio, per rilanciare il tema della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. L’incontro si svolge a pochi mesi dalla bocciatura della riforma costituzionale al referendum confermativo del 23 marzo 2026. La consultazione si è chiusa con una netta affermazione del No, attestato intorno al 53,7% dei consensi, e un’affluenza definita record dagli osservatori.All’incontro parteciperà, tra gli altri, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, insieme a giornalisti, magistrati ed esponenti garantisti anche dell’opposizione.

Costa ha sostenuto che l’esito referendario “non chiude il confronto”, rivendicando i circa 13 milioni di cittadini che, secondo la sua lettura dei dati, avrebbero votato a favore della riforma, e ha annunciato che la proposta di legge dell’Unione delle Camere Penali Italiane sulla separazione delle carriere sarà ripresentata in Parlamento. Caiazza ha indicato una via alternativa alla modifica costituzionale, evidentemente preclusa nel breve periodo dopo la sconfitta referendaria: l’istituzione di due sezioni distinte all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, una per i giudici e una per i pubblici ministeri, e la revisione delle norme sui concorsi di accesso alla magistratura, richiamando anche la storica “proposta Pecorella” sul tema.

Tra gli argomenti che l’iniziativa intende rimettere al centro del dibattito figurano il ruolo del pubblico ministero nel processo accusatorio, la terzietà del giudice, il peso del cosiddetto processo mediatico sulle vicende giudiziarie e la disciplina delle intercettazioni. Nel frattempo la Fondazione Einaudi ha costituito un “Osservatorio Giustizia Liberale”, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare, dopo la sconfitta referendaria, i valori della cultura garantista nel dibattito pubblico.

Per l’avvocatura, soprattutto quella penale, il tentativo di percorrere la strada della legge ordinaria anziché di una nuova riforma costituzionale apre interrogativi tecnici non secondari su quali profili dell’assetto ordinamentale della magistratura possano essere effettivamente modificati senza una nuova revisione della Carta. La vicenda segna comunque la ripresa, a tempi di record dalla sconfitta referendaria, di un confronto politico che coinvolge direttamente l’organizzazione della professione forense e i rapporti, spesso tesi, tra avvocatura e magistratura requirente.

Intelligenza artificiale, la backdoor che aspetta il momento giusto: così un modello può attivarsi senza essere scoperto

Un’intelligenza artificiale può sembrare perfettamente affidabile durante i test e nascondere, allo stesso tempo, un comportamento malevolo pronto ad attivarsi in un secondo momento. È il rischio analizzato nel nuovo paper del CERT-AGID dedicato alle backdoor nei modelli open-weight e alle possibili conseguenze per la sicurezza dei sistemi agentici. Il meccanismo è particolarmente insidioso: attraverso tecniche di addestramento mirato, un modello può incorporare nei propri parametri una determinata istruzione, destinata a rimanere inattiva finché non si presenta una specifica condizione nell’ambiente operativo. In altre parole, non è necessario che il comportamento anomalo si manifesti durante una normale conversazione: può attendere la comparsa di un preciso elemento prima di entrare in azione.

Per dimostrare il fenomeno, i ricercatori hanno realizzato un esperimento utilizzando un modello open-weight Qwen3-1.7B e tecniche di adattamento LoRA. Al modello è stato insegnato a generare una chiamata di rete verso un indirizzo prestabilito ogni volta che tra gli strumenti disponibili compariva un server Model Context Protocol (MCP) con un determinato nome. La richiesta veniva generata indipendentemente dalla domanda dell’utente. Se il server era assente, oppure aveva un nome differente, anche molto simile, il comportamento non si attivava. Il test ha quindi mostrato come una backdoor possa dipendere da una condizione ambientale precisa e sfuggire alle verifiche condotte in contesti nei quali il relativo elemento non è presente.

Le implicazioni sono rilevanti per aziende, pubbliche amministrazioni e sviluppatori che integrano modelli di intelligenza artificiale con strumenti esterni. Un modello o un adapter distribuito pubblicamente potrebbe superare i controlli iniziali e manifestare il comportamento nascosto soltanto dopo essere stato inserito nell’ambiente operativo previsto. Il rischio riguarda quindi anche la catena di approvvigionamento dell’IA: non basta verificare che il modello produca risposte corrette, perché occorre controllare anche ciò che fa quando interagisce con software, servizi e risorse esterne. Il CERT-AGID richiama per questo la necessità di monitorare i log delle chiamate ai tool, testare i modelli in ambienti isolati variando disponibilità e denominazione dei server, limitare i permessi di rete e introdurre autorizzazioni esterne e approvazioni umane per le azioni più delicate. La sicurezza dell’intelligenza artificiale, dunque, non può fermarsi alle parole che il sistema restituisce: deve riguardare soprattutto le azioni che è in grado di compiere.

Riforma forense, il CNF e le associazioni ascoltati alla Camera: ora si apre il confronto sulle regole della professione

La riforma dell’ordinamento forense entra in una fase importante del suo percorso parlamentare. Il 3 novembre la Commissione Giustizia della Camera ha ascoltato i rappresentanti di diverse componenti dell’avvocatura nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo, identificato come Atto del Governo n. 450. Tra gli intervenuti figurano il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, i rappresentanti dell’Organismo Congressuale Forense, dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, dell’Associazione Nazionale Forense e dell’Unione Italiana Forense, oltre ai rappresentanti dell’Unione Triveneta dei Consigli degli Ordini e di altre organizzazioni professionali. Un confronto che porta direttamente nelle sedi parlamentari le istanze di una categoria chiamata a misurarsi con trasformazioni profonde, tra nuove esigenze organizzative, sostenibilità economica degli studi e garanzie per chi esercita la professione.

Lo schema di decreto è stato trasmesso alle Camere il 26 ottobre ed è attualmente all’esame delle Commissioni competenti, Giustizia e Bilancio. Il termine indicato per l’espressione dei pareri parlamentari è il 26 novembre. Il passaggio delle audizioni consente alle diverse rappresentanze di esporre osservazioni e proposte prima che il Governo completi il percorso di adozione del provvedimento. Non si tratta, dunque, di una riforma già entrata in vigore, ma di un testo ancora sottoposto al confronto istituzionale. Il contributo del CNF assume un rilievo particolare proprio perché rappresenta l’organo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura, mentre le associazioni e gli organismi di categoria portano all’attenzione del Parlamento le esigenze dei diversi settori e delle diverse generazioni professionali.

La discussione riguarda una questione che va oltre l’aggiornamento delle norme: quale modello di avvocatura si vuole costruire per i prossimi anni? La riforma dovrà confrontarsi con l’accesso alla professione, la formazione, l’organizzazione degli Ordini, le condizioni di esercizio e le garanzie di indipendenza. Per i giovani professionisti, in particolare, sarà importante capire se le nuove regole riusciranno a rendere più sostenibile l’ingresso nel mercato legale e a valorizzare le competenze specialistiche. Per gli studi strutturati e per gli Ordini territoriali, invece, conteranno gli effetti sulle modalità di organizzazione e gestione dell’attività. Il passaggio parlamentare è quindi decisivo per verificare quanto le istanze emerse dal mondo forense troveranno spazio nel testo definitivo. La riforma non riguarda soltanto gli avvocati: incide anche sul modo in cui i cittadini potranno accedere alla difesa e ai servizi della giustizia.

TSO, AIGA chiede regole uniformi: «La difesa obbligatoria non può gravare soltanto sugli avvocati»

La tutela della libertà personale passa anche attraverso il diritto di essere assistiti da un avvocato. È questo il principio al centro dell’intervento dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA), che torna sul tema del trattamento sanitario obbligatorio (TSO) dopo le sentenze della Corte costituzionale n. 76 del 2025 e n. 157 del 2026. Le pronunce hanno rafforzato le garanzie difensive nei procedimenti di convalida e proroga del trattamento sanitario obbligatorio in regime ospedaliero, prevedendo l’assistenza di un difensore di fiducia o, in mancanza, di un difensore d’ufficio. Un passaggio importante per assicurare che una misura che incide direttamente sulla libertà personale sia accompagnata da un’effettiva possibilità di partecipare al procedimento e far valere le proprie ragioni. Ma il riconoscimento di una garanzia costituzionale porta con sé anche un problema molto concreto: come organizzare la difesa in tempi spesso brevissimi, anche durante la notte e nei giorni festivi?

AIGA propone di intervenire subito attraverso la creazione, con il coinvolgimento del Consiglio nazionale forense e degli Ordini territoriali, di elenchi volontari di avvocati disponibili ad assumere incarichi nei procedimenti di TSO, coordinati a livello nazionale. A questi dovrebbero affiancarsi protocolli uniformi con gli uffici giudiziari, per disciplinare nomine, accesso agli atti, colloqui con gli assistiti e partecipazione alle audizioni. L’associazione chiede inoltre percorsi formativi specifici e regole omogenee per il patrocinio a spese dello Stato e la liquidazione dei compensi. Sul piano legislativo, la proposta è più ampia: una revisione degli articoli 33, 34 e 35 della legge n. 833 del 1978, con elenchi di difensori specializzati, una disciplina dedicata alla remunerazione dell’assistenza obbligatoria e la possibile introduzione della figura del curatore speciale quando necessaria.

Il punto sollevato dall’associazione riguarda un equilibrio delicato: garantire una difesa effettiva alle persone sottoposte a TSO senza trasformare una nuova funzione obbligatoria in un onere organizzativo ed economico lasciato alla disponibilità dei singoli professionisti. La questione interessa direttamente il CNF, i Consigli dell’Ordine e gli uffici giudiziari, chiamati a costruire procedure capaci di funzionare anche nelle situazioni di urgenza. La sfida, infatti, non è soltanto riconoscere formalmente il diritto alla difesa, ma renderlo concretamente esercitabile quando sono in gioco libertà personale, salute e autodeterminazione. Le garanzie costituzionali potranno dirsi davvero effettive soltanto quando saranno accompagnate da strumenti, competenze e risorse adeguate.

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