Il giusto processo “è ancora lontano dall’essere una realtà del nostro sistema giudiziario”. Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, intervenendo al congresso straordinario dell’Unione delle Camere penali italiane in corso a Brescia, mettendo in dubbio che nel processo penale sia oggi garantito un contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo. Greco ha richiamato in particolare lo squilibrio di strumenti, anche tecnologici, tra pubblico ministero e difesa nella fase delle indagini, chiedendosi quanto resti del modello accusatorio introdotto dalla riforma del 1989 e se il principio della formazione della prova nel dibattimento non sia stato progressivamente svuotato.
Il presidente del CNF ha poi criticato l’art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale, che regola l’impugnazione da parte dell’imputato assente in primo grado: chi non ha partecipato al giudizio ed è stato assistito da un difensore d’ufficio mai incontrato deve conferire un nuovo mandato per poter appellare la sentenza, con il rischio concreto che una parte dei cittadini resti di fatto con un solo grado di giudizio, in tensione con il principio di eguaglianza dell’art. 3 e con l’effettività del diritto di difesa dell’art. 24 della Costituzione.
Il passaggio più allarmante dell’intervento riguarda però l’intelligenza artificiale nei tribunali. Greco ha richiamato la legge 132/2025, il cui art. 15 disciplina l’uso dell’IA nell’attività giudiziaria, escludendola dalla redazione dei provvedimenti e ammettendola solo per finalità organizzative. Il presidente del CNF ha citato il caso di una sentenza della Cassazione civile del 12 ottobre 2026 in cui comparirebbero tre riferimenti giurisprudenziali errati, relativi a precedenti riguardanti fattispecie, contesti e materie del tutto diversi da quella decisa: un’anomalia compatibile con un uso acritico di strumenti di intelligenza artificiale generativa non adeguatamente verificato. “È indispensabile verificare sempre ciò che viene prodotto dai sistemi di intelligenza artificiale”, ha dichiarato, aggiungendo di essere preoccupato anche dalla tendenza a giustificare simili condotte invece di affrontare con rigore il tema del rispetto della legge.
Chiudendo l’intervento, Greco ha richiamato l’urgenza di intervenire sulle condizioni degli istituti penitenziari italiani, giudicate “troppo spesso incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali della persona”. Per il presidente del CNF non basta puntare sulla costruzione di nuovi istituti, esposti al rischio di sovraffollamento in pochi mesi, ma servono interventi immediati di manutenzione straordinaria, più semplici e rapidi da realizzare: il mandato del difensore penalista, ha ricordato, non si esaurisce con la lettura della sentenza ma si estende anche alla fase esecutiva della pena.

