Giustizia, estradizione Coppola: dichiarazione congiunta Italia-Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti e il Governo italiano hanno confermato l’estradizione in Italia di Danilo Coppola, cittadino italiano condannato per reati finanziari, a seguito di una richiesta ufficiale.

Sua Eccellenza Abdullah bin Sultan Al Nuaimi, Ministro della Giustizia degli Emirati Arabi Uniti, e l’on. Carlo Nordio, Ministro della Giustizia italiano, hanno affermato in un colloquio telefonico che la decisione presa è conforme al trattato bilaterale di estradizione sottoscritto tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia.

I Ministri hanno sottolineato che il successo dell’estradizione di Coppola conferma il continuo impegno di entrambe le autorità centrali nel sostenere lo stato di diritto e nel promuovere la cooperazione internazionale. Questo risultato riflette le forti relazioni tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia e dimostra la comune determinazione a garantire la giustizia. Tali procedure confermano la continua collaborazione tra gli EAU e l’Italia nel perseguimento della giustizia internazionale.

I Ministri hanno aggiunto: “Questi accordi illustrano fermamente la nostra volontà di rafforzare la cooperazione in materia legale e giudiziaria secondo le migliori pratiche internazionali, con l’obiettivo di rafforzare gli sforzi per combattere i crimini gravi e organizzati. Questo sviluppo positivo nella nostra cooperazione giudiziaria sottolinea il nostro impegno comune a garantire che non vi sia impunità per coloro che commettono crimini e tentano di eludere la giustizia cercando rifugio all’estero“.

Inoltre, le due parti hanno sottolineato l’impegno di entrambe le nazioni a fornire aggiornamenti regolari sulle richieste prioritarie e a mantenere i canali di comunicazione tra le autorità centrali, a testimonianza di una costante dedizione per il raggiungimento di una proficua cooperazione giudiziaria e per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra gli EAU e l’Italia.


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Mancato versamento delle ritenute Inps: la nuova disciplina finisce alla Corte Costituzionale

Il nuovo regime sanzionatorio per il mancato versamento delle ritenute Inps, introdotto dal decreto legge n. 48/2023, è stato rimesso al vaglio della Corte Costituzionale dal Tribunale di Brescia. La questione solleva importanti interrogativi sull’equità e la coerenza delle sanzioni previste dalla riforma.

Sanzioni pecuniarie più severe di quelle penali

Nonostante la recente riforma, il regime sanzionatorio per le omissioni fino a 10mila euro si è rivelato più severo rispetto a quello applicato per importi superiori. Le sanzioni pecuniarie per omissioni di importo inferiore continuano infatti a risultare più afflittive rispetto a quelle penali previste per omissioni superiori ai 10mila euro. Questa discrepanza ha portato il Tribunale di Brescia a definire l’intera disciplina come “incongrua, illogica e irrazionale”, evidenziando anche il rischio che possa incentivare comportamenti illeciti.

La rimessione alla Corte Costituzionale

Con un’ordinanza del 14 agosto 2024, il Tribunale di Brescia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma, sottolineando la possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza. Secondo il Tribunale, la disparità di trattamento tra chi omette versamenti fino a 10mila euro e chi supera tale soglia è tale da rendere la normativa potenzialmente incostituzionale.

Un regime sanzionatorio sotto esame

La decisione di rimettere la questione alla Corte Costituzionale mette in evidenza le criticità di una disciplina che, sebbene introdotta con l’intento di rafforzare la lotta all’evasione contributiva, rischia di creare paradossi e disuguaglianze nel trattamento dei contribuenti. La Corte sarà chiamata a valutare se la normativa possa effettivamente rispettare i principi costituzionali, o se sia necessario un intervento legislativo per rimediare a queste incongruenze.


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Correzioni sulle comunicazioni fiscali Pos: solo il 4,4% dei titolari rimedia agli errori

Una palese disfatta per il Fisco nella raccolta delle correzioni fiscali sui presunti incassi Pos non dichiarati nel 2022. Su circa 57 mila comunicazioni inviate a esercenti e professionisti dall’Agenzia delle Entrate, appena il 4,4% dei destinatari ha provveduto a correggere gli errori segnalati, presentando una dichiarazione integrativa e versando le imposte dovute, insieme a sanzioni e interessi.

I numeri: correzioni minime e entrate ridotte

In termini concreti, solo 2.549 dichiarazioni integrative sono state presentate a seguito delle comunicazioni inviate, generando un gettito di appena 2,3 milioni di euro in imposte aggiuntive, 1,7 milioni in interessi e 104 mila euro in sanzioni ridotte grazie al ravvedimento operoso. Questo risultato rappresenta il peggior dato tra tutte le tipologie di compliance trasmesse dall’amministrazione finanziaria.

L’analisi della Corte dei Conti: problemi nei dati e nella tempistica

Questi dati, resi noti dall’Agenzia delle Entrate e analizzati dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2023, mostrano un quadro preoccupante per quanto riguarda l’efficacia delle comunicazioni fiscali inviate nel 2023, relative al periodo d’imposta 2022. La campagna di comunicazioni era stata lanciata tra ottobre e novembre 2023, in seguito al provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 352652/2023, che delineava le modalità operative di questa specifica compliance.

Tuttavia, la campagna è stata afflitta da numerosi errori. Molti contribuenti hanno segnalato che gli incassi Pos risultavano duplicati o addirittura triplicati rispetto a quelli reali. Di fronte a queste problematiche, l’Agenzia ha annullato massivamente le lettere già inviate, per poi riemetterle nel 2024, concentrandosi su una platea più ristretta di contribuenti per l’anno d’imposta 2022.

Un’analisi ancora parziale e in attesa di risultati

L’analisi dei risultati per il 2022 resta dunque parziale, in attesa di valutare l’impatto delle nuove comunicazioni inviate nel 2024 ai contribuenti selezionati. È importante ricordare che i destinatari di queste segnalazioni possono richiedere chiarimenti o fornire all’Agenzia delle Entrate elementi non noti, al fine di evitare un accertamento fiscale. Inoltre, se i contribuenti riconoscono la correttezza dei dati segnalati, possono regolarizzare la propria posizione con una riduzione delle sanzioni, secondo le disposizioni dell’articolo 13 del dlgs 472/1997.

La compliance Pos e gli obiettivi del Pnrr

La compliance sui pagamenti elettronici è stata introdotta nel Documento di Economia e Finanza 2023 (DEF) e realizzata rapidamente per rispettare gli obiettivi del Pnrr relativi alla riduzione del tax gap nel 2023 e nel 2024. Tuttavia, i risultati ottenuti finora sollevano dubbi sull’efficacia di queste misure e mettono in discussione la capacità del Fisco di raggiungere gli obiettivi prefissati.


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Rivoluzione nella contabilità degli enti locali a partire dal 2025

A partire dal 2025, i comuni con più di 5 mila abitanti, insieme a regioni e province, saranno chiamati ad adottare una nuova forma di bilancio: la contabilità economico-patrimoniale. Questa importante novità è parte della riforma 1.15 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e segna un cambiamento significativo nella gestione finanziaria degli enti locali.

Il decreto “Omnibus” fissa la tabella di marcia

Con l’articolo 10 del decreto “omnibus” (dl 113/2024), il governo ha definito le tempistiche per l’attuazione della riforma. Entro il 2026, almeno il 90% degli enti pubblici dovrà aver adottato il nuovo sistema di contabilità, con l’obiettivo di estenderlo a tutte le amministrazioni pubbliche negli anni successivi. Tuttavia, nonostante la chiarezza sui tempi, permangono molte incertezze tra gli operatori su come questa transizione dovrà essere implementata concretamente.

Un cambiamento epocale per la pubblica amministrazione

La contabilità economico-patrimoniale rappresenta una svolta radicale rispetto al passato. Questo sistema, più complesso rispetto alla tradizionale contabilità finanziaria, richiede una gestione accurata delle risorse economiche e patrimoniali degli enti. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e l’efficienza nella gestione delle finanze pubbliche, allineandosi ai principi contabili internazionali.

Sfide e opportunità per gli enti locali

Nonostante i vantaggi attesi, l’adozione della contabilità Accrual (cioè della contabilità economico patrimoniale)  pone anche sfide significative per gli enti locali, in particolare quelli di dimensioni minori, che potrebbero trovarsi in difficoltà nel gestire la complessità del nuovo sistema. Il governo ha previsto misure di supporto e formazione per accompagnare questa transizione, ma resta da vedere come gli enti locali riusciranno a implementare le nuove regole nei tempi previsti.


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Lo stalking sul luogo di lavoro: la Cassazione conferma il reato di mobbing

Una recente sentenza della Corte di Cassazione penale ha stabilito che il mobbing, ovvero la sistematica emarginazione e umiliazione di un dipendente da parte di un superiore, può configurarsi come stalking lavorativo, un reato punibile secondo l’articolo 612 bis del Codice penale. La sentenza n. 32770 del 21 agosto 2024 segna un importante passo avanti nella tutela dei lavoratori, riconoscendo che una serie di comportamenti ostili può generare un grave stato di ansia o paura nella vittima, costringendola a cambiare le proprie abitudini di vita.

La decisione della Corte: atteggiamenti ostili e conseguenze gravi

Il caso specifico che ha portato a questa sentenza riguarda un docente universitario accusato di una serie di reati, tra cui molestie sessuali nei confronti delle studentesse e abuso di autorità. La Corte ha accolto il ricorso del pubblico ministero contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva sostituito gli arresti domiciliari con il divieto di dimora e l’interdizione per un anno dall’insegnamento. Il pubblico ministero aveva sottolineato la gravità degli atti persecutori a sfondo sessuale, evidenziando come le studentesse fossero costrette a non rimanere mai da sole nello studio del professore per evitare le sue attenzioni indesiderate.

Un ambiente lavorativo tossico: l’accusa di stalking lavorativo

Il contesto accademico in cui si è verificato il mobbing è stato descritto dai testimoni come un ambiente di lavoro soffocante, dominato da un clima di “mobbing pesante”. Gli specializzandi hanno riferito di essere stati sottoposti a continue pressioni e minacce da parte del direttore del dipartimento, soprattutto quando esprimevano dissenso rispetto alle decisioni prese dall’alto o rifiutavano di eseguire compiti senza la supervisione di un tutor. In alcuni casi, il clima oppressivo ha costretto alcuni studenti a cambiare percorso accademico.

Il dolo nello stalking: conoscenza e volontà di perseguire

La sentenza della Cassazione chiarisce che, per configurare il reato di stalking, non è necessario dimostrare un piano premeditato, ma basta provare che le azioni del superiore siano state condotte con la consapevolezza e la volontà di perseguitare il dipendente, creando un ambiente ostile. La giurisprudenza sottolinea che il mobbing si realizza quando il comportamento del datore di lavoro è volto a umiliare e isolare il dipendente, danneggiando la sua capacità di autodeterminarsi liberamente.


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Fisco: italiani in difficoltà, boom di dilazioni revocate nel 2023

Nel 2023, la crisi di liquidità ha colpito duramente i contribuenti italiani, con un numero record di rateazioni fiscali revocate a causa del mancato pagamento delle rate. Secondo i dati riportati dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, ben 1,37 milioni di dilazioni, pari a circa 24 miliardi di euro, sono saltate, registrando un aumento del 20,3% rispetto all’anno precedente.

Il fenomeno è sintomatico di un più ampio stato di difficoltà economica: il numero di debiti soggetti a rateazione è aumentato dell’1% nel 2023, portando il totale delle istanze a oltre 4,8 milioni, con un carico complessivo di circa 37,5 miliardi di euro.

Questi dati, forniti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, delineano un quadro preoccupante. La Corte dei Conti ha evidenziato che il carico totale delle dilazioni revocate nel 2023 ha raggiunto i 162,6 miliardi di euro, con un incremento significativo rispetto ai 138 miliardi di euro del 2022. Questo aumento di 24 miliardi di euro è un chiaro segnale delle difficoltà che i contribuenti stanno affrontando.

Le conseguenze di queste revoche sono gravi: con la decadenza dal piano di rateazione, i debiti non possono più essere rateizzati e diventano immediatamente esigibili. Le modifiche normative introdotte dal Decreto Legge n. 50/2022 impediscono ulteriori dilazioni per i debiti oggetto di revoca, costringendo i contribuenti a saldare l’intero importo. In caso di mancato pagamento, l’Agenzia delle Entrate può procedere al recupero forzato, aggredendo beni e conti del debitore.

Nel 2023, sono state presentate oltre 1,4 milioni di istanze di rateazione per un valore totale di circa 17,8 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante questo flusso, il 19,4% degli incassi totali da riscossione proveniva da rateazioni, segnando un calo del 21,3% rispetto al 2022.

Dal 2008 al 2023, sono state gestite oltre 13,5 milioni di istanze di rateazione, con un carico iscritto a ruolo di oltre 232 miliardi di euro. Di queste, circa 2,8 milioni di istanze si sono estinte, mentre per 2 milioni di istanze, con un carico di circa 26,5 miliardi, il piano di ammortamento risultava ancora in sospeso al 31 dicembre 2023.

Questi numeri dimostrano chiaramente le difficoltà che milioni di contribuenti stanno affrontando nel tentativo di adempiere ai propri obblighi fiscali, mettendo in luce la necessità di interventi mirati per supportare chi si trova in situazioni di sovraindebitamento.


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Pignoramenti immobiliari: la Cassazione conferma il via libera anche in caso di sovraindebitamento

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio di diritto che avrà un impatto significativo sui pignoramenti immobiliari. Con la sentenza n. 22914 del 19 agosto 2024, la prima sezione civile ha confermato che le banche possono procedere con l’esecuzione immobiliare anche se il debitore è coinvolto in una procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento.

Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, l’istituto di credito ha il diritto di portare avanti il pignoramento dell’immobile del debitore, nonostante quest’ultimo sia sottoposto alla procedura concorsuale prevista dall’articolo 268 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Ccii), introdotto dal decreto legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019. Questa disposizione ricalca quanto già previsto per la liquidazione giudiziale, evidenziando che le procedure concorsuali non rappresentano un ostacolo per la continuazione delle esecuzioni promosse dalle banche.

La decisione della Cassazione rappresenta un duro colpo per i debitori che speravano di ottenere una sospensione dell’esecuzione immobiliare attraverso la procedura di sovraindebitamento. Al contrario, questa sentenza conferma il potere delle banche di proseguire con i pignoramenti, anche in contesti di crisi finanziaria del debitore.

Questa sentenza si inserisce in un quadro normativo complesso, in cui il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è chiamato a bilanciare le esigenze di tutela dei creditori con quelle di salvaguardia dei debitori in difficoltà. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che, almeno per quanto riguarda i pignoramenti immobiliari, le garanzie offerte dalle banche rimangono prioritarie anche in presenza di procedure concorsuali di liquidazione controllata.


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Nuove regole per il processo civile telematico: cambiamenti in arrivo dal 30 settembre 2024

Dal prossimo lunedì 30 settembre 2024, il processo civile telematico subirà importanti aggiornamenti. Il Ministero della Giustizia, con un provvedimento datato 7 agosto, ha stabilito le nuove specifiche tecniche che regoleranno le procedure telematiche nei tribunali italiani.

Tra le novità più rilevanti, si segnala la possibilità di depositare file audio e video direttamente agli atti del processo, senza dover richiedere l’autorizzazione preventiva da parte del giudice. Questo cambiamento mira a semplificare e velocizzare le procedure, permettendo agli avvocati di integrare prove multimediali in maniera più fluida.

Inoltre, è stato raddoppiato il limite massimo per la dimensione delle buste telematiche, che passa da 30 a 60 MB. Questo consentirà di inviare una quantità maggiore di documenti in un’unica trasmissione, migliorando così l’efficienza del processo.

Un ulteriore cambiamento riguarda le notifiche telematiche. I difensori avranno la facoltà di richiedere all’Ufficio notificazioni esecuzioni e protesti (Unep) di procedere alla notifica telematica degli atti, inclusi i pignoramenti, nel caso in cui il destinatario sia in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Questa innovazione promette di rendere le esecuzioni forzate più rapide e sicure, sfruttando appieno le potenzialità della comunicazione digitale.

Queste modifiche segnano un passo avanti significativo verso la digitalizzazione della giustizia, ponendo l’accento sull’efficienza e sulla modernizzazione del sistema giudiziario. Con l’entrata in vigore delle nuove regole, l’intero sistema del processo civile telematico si prepara a diventare ancora più integrato e accessibile, rispondendo alle esigenze di un mondo sempre più connesso e digitale.


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Evasione fiscale offshore in calo del 70% grazie allo scambio automatico di dati

Un’importante vittoria nella lotta all’evasione fiscale globale emerge da uno studio recente pubblicato dall’Osservatorio fiscale dell’Unione europea. L’introduzione dello scambio automatico di informazioni bancarie tra oltre 100 paesi, inclusi molti paradisi fiscali, ha portato a una riduzione del 70% dell’evasione fiscale legata ai conti offshore.

Lo studio, intitolato “Taxing Capital in a Globalized World: The Effects of Automatic Information Exchange”, evidenzia come questo sistema di condivisione di dati tra le autorità fiscali internazionali abbia significativamente limitato la capacità dei contribuenti di nascondere ricchezze all’estero per evitare il fisco.

Tuttavia, nonostante i risultati incoraggianti, lo studio segnala che circa il 30% della ricchezza offshore rimane ancora al di fuori della portata delle autorità fiscali. Questo residuo è attribuibile, in parte, alla mancata adesione di alcune banche estere alle normative internazionali, che continuano a rappresentare una sfida per una completa trasparenza fiscale.

L’Osservatorio fiscale dell’Unione europea sottolinea l’importanza di rafforzare ulteriormente la cooperazione internazionale e migliorare l’applicazione delle normative per colmare queste lacune e garantire un controllo sempre più rigoroso sulle ricchezze detenute all’estero.


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La giustizia a Reggio Calabria: una crisi logistica che ostacola l’efficienza

La giustizia a Reggio Calabria è in crisi, e la radice del problema risiede nella logistica. Le difficoltà organizzative degli uffici giudiziari della città sono direttamente collegate a una distribuzione degli spazi inadeguata per il corretto esercizio delle funzioni giudiziarie, creando ostacoli che sembrano insormontabili. La riforma della giustizia, in questo contesto, è diventata un tema centrale nel dibattito pubblico, soprattutto per quanto riguarda la riorganizzazione degli uffici giudiziari, considerata essenziale per migliorare l’efficienza dell’intero sistema. A farsi portavoce di questa necessità è Mariagrazia Lisa Arena, Presidente del Tribunale di Reggio Calabria, che si batte per un cambiamento.

Un’organizzazione deficitaria: impatto sull’efficienza della giustizia

Secondo la presidente Arena, l’organizzazione degli uffici giudiziari è un elemento cruciale per garantire una risposta efficace alle esigenze di giustizia dei cittadini. «L’efficienza e l’efficacia del servizio giustizia dipendono strettamente da come sono organizzati gli uffici», afferma, sottolineando come anche il contesto territoriale, in questo caso quello reggino, giochi un ruolo fondamentale nell’aggravare le difficoltà organizzative.

Il quadro è reso ancora più complesso da una carenza cronica di personale, che si somma a una logistica sempre più problematica. La situazione è così critica che, in certi casi, il lavoro diventa quasi impossibile. «Basti pensare», continua Arena, «che l’ufficio del giudice di pace è stato dichiarato inagibile e che il Cedir, sede del tribunale, soffre di gravissimi problemi strutturali che complicano ulteriormente la gestione della giustizia».

Un Palazzo di giustizia incompiuto: la soluzione mancata

Da anni, una soluzione a questi problemi sembra a portata di mano, ma non viene mai realizzata: il completamento del nuovo palazzo di giustizia. Questa struttura, se ultimata, potrebbe risolvere gran parte delle problematiche logistiche e offrire uno spazio adeguato per tutte le esigenze del sistema giudiziario. Tuttavia, nonostante il tempo che passa, il progetto rimane incompiuto, bloccato da continui rinvii e mancate decisioni.

«Il palazzo di giustizia è il mio leitmotiv», dichiara Arena con frustrazione. «Da anni ripeto la stessa frase: questa struttura è la madre di tutti i problemi dell’organizzazione giudiziaria di Reggio Calabria. Solo con il suo completamento potremmo finalmente offrire un servizio di giustizia efficiente ed efficace».

Il monito della Presidente Arena è chiaro: senza un intervento deciso per risolvere le gravi carenze logistiche, l’intero comparto giustizia a Reggio Calabria continuerà a soffrire di inefficienze che danneggiano non solo gli operatori del settore, ma soprattutto i cittadini che da quel servizio dipendono.


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