Sanzione disciplinare all’avvocato che offende la collega

Sanzione disciplinare all’avvocato che offende la collega

Durante una riunione, dà della “ragazzina” alla giovane collega: sanzionato avvocato anziano

Per risolvere in via bonaria una controversia, un Avvocato anziano offende la giovane collega dandole della ragazzina. Dunque, il Cnf lo sanziona con l’avvertimento perché, proprio in ragione della sua esperienza ed età, avrebbe potuto evitare. Infatti, chi riveste il ruolo di Avvocato, per mantenere decoro e dignità, deve “astenersi da […] espressioni sconvenienti od offensive” (art. 52 ncdf, già 20 c.d.f.).

L’Avvocato anziano che sminuisce la giovane collega va sanzionato per disvalore

Firenze. Succede che, nel corso di una riunione tenuta -anche in presenza di terzi- per risolvere in via bonaria una controversia, un Avvocato offenda una collega. In particolare, si tratta di un avvocato anziano che, rivolgendosi nei confronti di una giovane collega, avrebbe utilizzato l’epiteto di “ragazzina”. A questo punto, succede che la giovane ricorra al C.O.A. presentando un esposto.

Quindi, il C.O.A. avvia procedimento disciplinare nei confronti dell’Avvocato che, dovendo difendersi, nega i fatti contestati, sminuendone la gravità. Allora, il fascicolo viene trasferito al Consiglio distrettuale di disciplina, ove l’Avvocato deve rispondere della violazione degli artt. 9, 19, 52 comma 1 Codice deontologico. Infatti, l’attività istruttoria del C.D.D. accerta la responsabilità dell’Avvocato in relazione ai suddetti capi d’imputazione, irrogandogli la sanzione dell’avvertimento.

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Dunque, l’Avvocato ricorre al C.N.F. chiedendo il proscioglimento dalle accuse: la sua condotta aggressiva non è provata e -comunque- la responsabilità sarebbe della Collega. Tuttavia, il C.N.F. rigetta il ricorso: le valutazioni del C.D.D. sono corrette e le espressioni utilizzate offensive. In effetti, chi riveste il ruolo di Avvocato “deve in ogni caso astenersi dal pronunciare espressioni sconvenienti od offensive” (art. 52 ncdf, già 20 c.d.f.).

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Scadenza della firma digitale

Scadenza firma digitale: cosa fare degli atti già firmati?

Nella dimensione telematica, la durata dei processi cozza con la durata della firma digitale

Il passaggio al processo telematico presenta indubbiamente numerosi vantaggi, ma anche alcune insidie. Tra queste, una delle più importanti appare l’incompatibilità tra la durata dei processi e la durata della firma digitale. Infatti, sulla durata del processo italiano non serve spendere ulteriori parole, mentre la firma digitale ha una validità media di 3 anni.

Firma digitale scaduta: procedere con attestazione di conformità o consulenza tecnica informatica

La dimensione telematica del processo presenta un’insidia particolare: l’incompatibilità tra la durata del processo e quella della firma digitale. Infatti, il certificato di firma ha una scadenza media di tre anni, dopo i quali è necessario procedere con il rinnovo. Tuttavia, il termine “rinnovo” è improprio: di fatto, viene emesso un nuovo certificato di firma qualificata, altrettanto idoneo, ma diverso.

Ci si accorge che la firma digitale è scaduta quando, nel depositare un atto, il sistema informatico sortisce un messaggio di errore.

Capita -per esempio- quando si migrano in appello gli atti firmati digitalmente anni prima, in primo grado. Oppure quando -sempre per esempio- la firma scade tra la notificazione dell’atto di citazione e il suo deposito al momento della costituzione.

Quindi, attualmente, esiste un solo vero metodo in grado di garantire la validità dell’atto firmato nel tempo la conservazione digitale.

Infatti, rappresentando piena conformità alle regole tecniche per la validazione temporale, essa è strumento effettivamente in grado di rendere data e ora del documento opponibili a terzi.

Ora, in particolare, per l’Avvocato quali documenti è importante conservare? Fatture elettroniche, lettere monitorie, diffide stragiudiziali, scritture private proprio come ricevute pec.

Infine, è importante sottolineare che la conservazione digitale è applicabile, con la medesima validità legale nel tempo, anche per qualsiasi altro documento informatico.

Riferimenti normativi

DM 44/11, art.20, regole tecniche del pct e DL 82/ 2005 Art.43 Codice Amministrazione digitale dl 85/2005 Art.20 comma 3:

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2005-03-07;82!vig=

 

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Anomalie Servizi PCT – Consultazioni

Si comunica che a causa di anomalie da parte del sistema Ministeriale (non di Servicematica), si stanno verificando delle interruzioni temporanee. Consigliamo di ripetere l’operazione in un secondo momento, se non dovesse andare a buon fine.

Ricordiamo che sarà possibile depositare telematicamente con Service1, creando un nuovo fascicolo ed inserendo il numero di RG.

Cassa forense: tutte le scadenze 2021

Cassa forense: tutte le scadenze 2021

Per i contributi minimi si aspetta il decreto applicativo della legge di bilancio 2021

La Cassa forense dà comunicazione delle scadenze del 2021; tuttavia, per la definizione dei criteri e delle modalità per l’esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali bisogna attendere la legge di bilancio 2021. Comunque, si tratta di un esonero riservato agli iscritti alle Casse professionali con reddito complessivo -nel 2019- non superiore a 50.000euro e con un importante calo del fatturato (33%) nel 2020.

Cassa forense: pagamenti, scadenze e contributi volontari/ facoltativi per l’anno 2021

Gli iscritti alla Cassa forense che ritengono di non rientrare nei parametri di legge possono procedere al versamento dei contributi minimi 2021. Infatti, sono sufficienti bollettini Mav o Modelli F24 precompilati e personalizzati (che consentono anche la compensazione con crediti vantati con l’erario). Quindi, l’elenco delle scadenze da tenere in considerazione riguarda l’ultimo quadrimestre del 2021, cioè:

  • 30 settembre: termine invio telematico mod. 5/2021 (procedura disponibile on line dal 20/07/2021);
  • 31 ottobre 2021 emissione straordinaria: termine pagamento contribuzione minima obbligatoria per i neo iscritti. Contributi di autoliquidazione Mod. 5/2021;
  • 31 dicembre 2021: termine pagamento contribuzione soggettiva minima obbligatoria per il 2021;
  • termine pagamento contributi autoliquidazione connessi al mod. 5/2021 (1a e 2a rata)
  • termine pagamento intero contributo maternità 2021.

Per quanto concerne invece i contributi volontari/facoltativi 2021: la scadenza è quella del 31 dicembre. Infatti, in quella data scade innanzitutto il temine per il pagamento del contributo soggettivo modulare. Infine, scade il termine per il pagamento facoltativo dell’integrazione del contributo minimo soggettivo per il riconoscimento (eventuale) dell’intera annualità previdenziale.

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Vaccinazione ed assenza dal lavoro

Vaccinazione Covid-19: assenza giustificata o permesso?

L’Aran traccia le coordinate per la richiesta del permesso lavorativo a scopo vaccinale

Partecipare alla campagna di vaccinazione al Covid-19 significa spesso doversi assentare dal lavoro nel giorno prefissato per l’appuntamento.  In realtà, talvolta capita che tale assenza debba protrarsi anche al giorno successivo, per gli effetti collaterali. Quindi, come gestire questa necessità nell’ambito lavorativo? Si tratta di un’assenza giustificata o di un permesso?

Il certificato di vaccinazione è sufficiente come giustificazione per assenza o permesso.

In Italia, la campagna di vaccinazione al Covid-19 procede speditamente ed è ormai estesa ad una larga maggioranza della popolazione. Ma che cosa succede quando un dipendente della Pubblica Amministrazione deve assentarsi dal lavoro per partecipare alla campagna vaccinale? A tal proposito, esistono diverse possibili giustificazioni che si possono utilizzare, selezionabili a seconda dell’attività lavorativa svolta.

Infatti, da un lato vi sono i dipendenti degli enti locali che -per specifica necessità connessa all’attività svolta- si vaccinano per prevenzione. Tra questi compaiono: medici, personale sanitario, forze dell’ordine e personale educativo; per loro, una corsia preferenziale per la vaccinazione. Per questo motivo, la loro assenza è completamente giustificata ed equiparata allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Dall’altro lato si trovano tutti gli altri dipendenti degli enti locali -la cui necessità vaccinale non è connessa all’attività lavorativa. Per loro, l’Aran (Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) applica le regole generali: a scelta del dipendente, il permesso è per ragioni personali, familiari, breve o a recupero. Infine -e questo riguarda tutti i dipendenti- per fornire la giustificazione dei suddetti permessi, è sufficiente il rilascio del certificato di vaccinazione.

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Perché la giustizia è rappresentata bendata?

L’iconografia della Giustizia muta nel tempo in rappresentanza delle epoche di riferimento

Nell’immaginario collettivo il termine “Giustizia” porta con sé vari, eterogenei significati, tra i quali l’immagine iconografica. Infatti, ad oggi, se si pensa alla raffigurazione di Giustizia, è pensiero comune immaginare una dea bendata, bilancia e spada alla mano. Ora, poiché suddetti elementi non compaiono casualmente, e non sono fissi nel tempo: qual è il loro significato?

La benda della Giustizia indica imparzialità, uguaglianza, capacità di non farsi influenzare

L’immagine iconografica della Giustizia ha subìto, nel corso degli anni, una complessa evoluzione, a seconda delle epoche e dello spirito comune. Infatti, in origine, la figura era connotata da estrema sacralità: per gli antichi greci era Dike, per i romani Iustitia. Tuttavia, a partire dalla fine del Medioevo inizia un lento processo di laicizzazione che conduce all’ormai consolidata iconografia.

Riguardo la bilancia, essa simboleggia equilibrio tra bene e male, misura, prudenza, ponderatezza ed equità. Infatti, questi sono alcuni dei compiti principali che la giustizia è tenuta a conservare, allo scopo di ristabilire ordine e armonia. Invece, la spada incarna il significato intrinseco del giudizio: forza e punizione, sanzione e severità della pena per chi non la rispetta.

Riguardo la benda: anche se inizialmente, la sua connotazione è negativa (sfiducia nell’idea stessa di giustizia), nel corso del tempo, essa diventa marcatamente positiva. Infatti, oggigiorno, l’idea è che non essendo in grado (e non dovendo) distinguere chi ha davanti, Giustizia tratti tutti allo stesso modo. In questo quadro, essa rappresenta imparzialità e uguaglianza: priva di condizionamenti o influenze essa compie il suo lavoro senza guardare in faccia nessuno.


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Legalità delle dashcam per auto

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Il disconoscimento dei filmati prodotti dalla dashcam non è un procedimento agevole

Piccole telecamere che aiutano a far parcheggiare, far manovra e proteggere l’auto da malintenzionati, le dashcam sono, ad oggi, uno strumento indubbiamente diffuso. Inoltre, anche se la legge non ne vieta istallazione né utilizzo, le forze di polizia possono sanzionare per un loro eventuale posizionamento scorretto. Infine, dal punto di vista della privacy, per essere utilizzato, il contenuto derivante dalla dashcam deve rispettare alcune regole precise.

Il Codice della Strada non vieta l’installazione né l’utilizzo delle dashcam

Se vi state chiedendo che cosa è una dashcam, sappiate che con questo termine inglese si definiscono quelle piccole telecamere installate in auto. Nello specifico, esse vanno posizionate sul cruscotto o vicino allo specchietto retrovisore e possono essere tanto piccole da non essere quasi visibili. Il loro utilizzo è volto tanto alla registrazione di immagini, quanto ad un aiuto pratico (parcheggi e manovre) e a protezione dell’auto.

Va detto che il Codice della Strada non disciplina l’utilizzo delle dashcam né il loro posizionamento all’interno dell’auto. Tuttavia, esse non devono andare ad ostruire o restringere il campo di visibilità e quindi limitare la sicurezza del veicolo. Quindi (art. 141 comma 2), in caso di posizionamento scorretto e allo scopo di garantire la sicurezza degli utenti stradali, la polizia può irrogare una sanzione.

Oltre a ciò, la dashcam ha valore probatorio in caso di incidente e -in questi casi- il suo disconoscimento è generalmente molto improbabile. Infine, la dashcam ha importanti risvolti anche in ambito di privacy; infatti, per essere utilizzato, il suo contenuto deve rispettare quattro regole precise. Insomma, è lecito riprendere il paesaggio però non i dati sensibili altrui e le immagini devono essere utilizzate esclusivamente a scopo personale.

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PAS non è teoria accoglibile servicematica

La PAS non è teoria accoglibile

Dopo il rigetto dell’Oms, ora anche i Tribunali dicono stop alla PAS

In materia di affidamento del minore e protezione dello stesso, inizia alla Camera l’esame della proposta di legge n.3148. A firma della deputata Boldrini, la proposta nasce per contrastare l’utilizzo improprio di teorie prive di fondamento scientifico nelle aule di giustizia. Dunque, tra le ipotesi, c’è l’eliminazione di fondamenti quali la sindrome di Münchhausen e la sindrome da madre malevola, o PAS.

Eliminare la PAS dai Tribunali per rinforzare l’insostituibile ascolto del minore

Nel corso degli anni, la PAS è divenuta criterio importante nell’ambito di affido dei figli nelle cause di separazione. Tuttavia, essendo priva di fondamento scientifico, quella dell’alienazione parentale è oggi una teoria eliminata dal Manuale diagnostico dei disturbi mentali, nonché rigettata dall’Oms. Così, anche sul piano legislativo si alzano voci per una sua eliminazione dalle aule dei Tribunali.

Da qui la proposta di legge che muove verso il distacco dalla teoria per un maggior ascolto del minore. Dunque, secondo la proposta giunta in esame della Commissione Giustizia alla Camera lo scorso 15 giugno, bisogna innanzitutto riconoscere il minore. In secondo luogo, ci si deve informare sulla responsabilità genitoriale (eventuali trascuratezze o abusi), e agire verso l’ascolto obbligatorio del minore.

Il quarto punto è la conseguenza diretta del terzo: dopo l’ascolto, il giudice deve tener conto del prioritario interesse della prole. Successivamente, qualora venissero riferiti episodi di violenza domestica o abusi, il figlio minore verrebbe affidato esclusivamente ad uno dei genitori. Gli art. 6, 7 e 9 si occupano della professionalità del personale implicato, mentre l’otto fornisce le linee guida in caso di affidamento a comunità.

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Permesso legge 104: abuso e licenziamento

I permessi legge 104 devono essere utilizzati solo per assistere il parente disabile

La Cassazione si pronuncia in merito all’utilizzo dei permessi riconosciuti sulla base della legge n.104/ 1992. Infatti, usufruendo della 104, è possibile ottenere permessi lavorativi allo scopo di assistere i/il parenti/e disabili/e. Tuttavia, che cosa accade se un lavoratore dipendente ottiene tale permesso ma lo utilizza per svolgere attività altre rispetto all’assistenza?

Utilizzo improprio legge 104: abuso di diritto e violazione principio della correttezza

Succede che ad un dipendente vengano concessi due giorni sulla base della legge 104, per assistere la madre malata. Succede inoltre che tale lavoratore invece di svolgere suddetta attività di assistenza, compia attività del tutto incompatibili con la legge 104. Quindi, egli viene scoperto dall’investigatore incaricato dal datore di lavoro e, a questo punto, scatta il licenziamento disciplinare.

In effetti, l’accertamento investigativo rivela che la giornata dell’uomo trascorre tra mercato, supermercato e gita al mare in famiglia. Inoltre, non avendo comunicato il cambio di residenza della madre, il datore è privato della possibilità di effettuare direttamente i controlli. Perciò, sia i giudici di primo che di secondo grado si dichiarano concordi nel confermare la legittimità del licenziamento del dipendente (art.54 del CCNL).

Dunque, il lavoratore ricorre in Cassazione: tra i cinque motivi sollevati compaiono il mancato avviso dei controlli ed una sproporzione della sanzione. Tuttavia, la decisione degli Ermellini è chiara: l’utilizzo improprio dei permessi è abuso del diritto, il licenziamento è legittimo. Per di più, la tenuta del lavoratore viola anche i principi di buona fede e correttezza nei confronti del datore.

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