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Limite pagamenti in contanti nel 2022

Stop al pagamento in contanti: da gennaio 2022 limite a 1000 euro

Secondo quanto accordato nella scorsa Manovra di Bilancio, dal prossimo 1° gennaio il limite per pagare in contanti è fissato a 1000 euro. Ciò significa che per effettuare pagamenti che superino quella soglia, è necessario utilizzare denaro digitale. Chiunque non rispetti le nuove norme, incorrerà in sanzioni fino a 50.000,00 euro.

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Decreto infrastrutture prossimo alla conversione in legge

Ok della Camera al decreto infrastrutture che contiene novità su parcheggi, monopattini, auto eco e altro

E’ di ieri l’approvazione del decreto infrastrutture da parte della Camera dei deputati: sono 371 i sì e 47 i no. Ora, il provvedimento passa al Senato per il sì definitivo, adottando le disposizioni che perseguono il fine di favorire gli investimenti per migliorare la mobilità. Comunque, le novità più importanti per la vita dei cittadini sono quelle che modificano il Codice della Strada.

Decreto infrastrutture: trasporto pubblico e contributi acquisto auto eco 

Circa il traffico aereo sul sistema aeroportuale milanese, le disposizioni art. 17- quater del dl n.22/2019 convertito con legge n. 41/2019 restano attive fino al 30 ottobre 2022. Questo, soprattutto in considerazione degli effetti dell’emergenza epidemiologica e dei disservizi per il traffico di passeggeri e merci dal Regno Unito.

 

 

Invece, riguardo il trasporto marittimo, si va ad intervenire per aumentare la capacità di accosto dei traghetti nello Stretto di Messina.

In merito al sistema ferroviario: viene velocizzata l’attuazione del Piano nazionale d’implementazione del sistema europeo di gestione per il rinnovamento. Non solo: migliorando mezzi e strutture esistenti, si vuole anche rafforzarlo, digitalizzarlo e renderlo più sicuro. In questo quadro, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) avrà un ruolo fondamentale. Per questo, essa verrà rafforzata attraverso l’ingresso di nuovo personale, attualmente stimato in 100 unità.

Contributi acquisto auto eco con ISEE sotto i 30.000 

Per il 2021 è previsto un contributo alternativo e non cumulabile con altri contributi statali per l’acquisto di un veicolo elettrico. Per ottenere questo contributo è necessario possedere determinati requisiti, quali:

  • Avere un Isee non superiore a 30.000€;
  • Acquistare in Italia, entro il 31 dicembre 2021, un veicolo solo elettrico;
  • Il veicolo deve avere un prezzo inferiore a 30.000€, essere di categoria M1, avere potenza inferiore o uguale a 150 kW.

Il tutto, nei limiti delle risorse stanziate per il 2021 (20 milioni di euro).

Tutte le nuove modifiche al codice della strada 

Come accennato all’inizio del nostro articolo, nel Decreto Infrastrutture è soprattutto il Codice della Strada a subire importanti modifiche. Ed infatti, la prima modifica interviene già sul comma 1 dell’art.1, che cambia sia nel tenore che nella terminologia. In effetti, ora si sottolinea che le finalità primarie perseguite dallo Stato nell’ambito della circolazione stradale sono di tutelare: utenti vulnerabili della strada e ambiente. Perciò, d’ora in avanti si parlerà di utenti “vulnerabili” (e non più “deboli”) e di “persone con disabilità” (al posto di “disabili in carrozzella”).

Tuttavia, entrando nello specifico, le novità più importanti riguardano la sosta dei veicoli. L’intento è di “riservare limitati spazi alla sosta, a carattere permanente o temporaneo, ovvero anche solo per determinati periodi, giorni e orari” per veicoli:

  • Degli organi di polizia stradale, dei vigili del fuoco e dei servizi di soccorso;
  • Al servizio delle donne in gravidanza o di genitori con un bambino di età non superiore a due anni, dotati di “permesso rosa”;
  • Elettrici;
  • Adibiti al servizio di persone con disabilità, con contrassegno;
  • Per il carico e scarico delle merci nelle ore stabilite;
  • Adibiti al trasporto scolastico nelle ore stabilite;
  • Che effettuano i servizi di linea per lo stazionamento ai capilinea;
  • Eccezionali di una cosa indivisibile (es. blocchi di pietra naturale).

Estensione del divieto di sosta e sanzioni 

Il divieto di sosta, così come sancito dall’articolo 158 comma 2 del Codice della Strada viene esteso:

  • Agli spazi riservati a sosta e fermata dei veicoli adibiti al trasporto scolastico;
  • Agli spazi riservati alla sosta dei veicoli a servizio delle donne gravide o di genitori di bambini sotto i due anni muniti di “permesso rosa”.

Infatti, violare queste disposizioni significa rischiare di incorrere in una sanzione amministrativa che va dagli 80 ai 328€ (in caso siano ciclomotori o motoveicoli a due ruote) o dai 165 ai 660€ (per violazioni commesse con altri veicoli).

Sanzioni più elevate per chi occupa il posto degli invalidi 

Ora, chi usufruisce delle strutture destinate agli invalidi senza necessaria autorizzazione incorre in sanzioni ancora più aspre. Le multe salgono infatti da un minimo di 168 ad un massimo di 672€ (contro gli attuali 87 e 344).

Comunque, aumentano anche le sanzioni previste per chi, seppur munito di autorizzazione al parcheggio, non rispetta le condizioni ed i limiti indicati dalla stessa, Si va dei 173 a 344 €.

Una novità rispetto al testo iniziale del decreto prevede la possibilità, per i veicoli al servizio di persone disabili e munite di contrassegno, di sostare gratuitamente nelle aree di sosta o parcheggio a pagamento. Questo solo quando gli stalli a loro riservati non sono già occupati.

Infine, nel decreto infrastrutture si prevede la semplificazione delle procedure per le agevolazioni finalizzate all’acquisto di veicoli per persone con disabilità.

Mamme in gravidanza: nuovi spazi per la sosta 

Nuova norma in materia di sosta tutta dedicata alle donne in gravidanza ed a genitori di bambini che non hanno ancora due anni. Tale norma conferisce agli enti proprietari della strada la possibilità di allestire spazi dedicati a queste due categorie di utenti per agevolarne la mobilità.

Comunque, si tratta di spazi i cui destinatari possono usufruire solo se in possesso del permesso rosa (le cui modalità di erogazione e condizioni sono definite con regolamento comunale).

Anche qui, come per gli invalidi, si sanziona chi usufruisce di questi spazi senza la predetta autorizzazione e chi non rispetta limiti e condizioni del permesso.

No a pubblicità offensive e discriminatorie su strada

E’ fatto divieto su strada e su veicoli di qualsiasi forma di pubblicità “Il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi”. Ugualmente, sono vietati “Messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica”. Non si possono utilizzare altresì “[messaggi] discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”.

Aumentano i veicoli di interesse storico e con caratteristiche atipiche 

Nella categoria veicoli d’epoca rientrano motoveicoli, ciclomotori, autoveicoli e machine agricole. Invece, per “veicoli con caratteristiche atipiche” s’intendono: motoveicoli, ciclomotori, autoveicoli, macchine agricole d’epoca, motoveicoli, autoveicoli e macchine agricole di interesse storico collezionistico.

E’ vietato usare lo smartphone alla guida 

Durante la marcia, il conducente non può fare usa di smartphone, computer portali, tablet, notebook o analoghi dispositivi.

Ok alla PEC per fare ricorso al Prefetto

Ora, si può fare ricorso al Prefetto (art. 196 CdS) per via telematica, utilizzando la PEC o altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato nel rispetto di quanto sancito dal Codice dell’Amministrazione digitale.

Rimborso per chi prende la patente e percepisce il Reddito di Cittadinanza 

Chi percepisce il reddito di cittadinanza e consegue l’abilitazione professionale per la guida di veicoli destinati all’autotrasporto di merci conto terzi, può ottenere un rimborso. L’ammontare arriva fino a 1000 euro e comunque non supera il 50% delle spese documentate sostenute fino al 30 giugno 2022. Questa concessine riguarda esclusivamente i giovani di età non superiore ai 35 anni.

Regole della strada per i monopattini elettrici 

Al fine di rendere più sicura la circolazione dei monopattini, l’art. 1 ter (altra novità) prevede l’introduzione di alcuni fondamentali requisiti:

-indicatori luminosi di svolta e di freno su entrambe le ruote;

– il conducente deve indossare mezz’ora dopo il tramonto e durante tutto il periodo di oscurità giubbotto o bretelle retroriflettenti ad alta velocità.

 

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numero di telefono

Numero di telefono del dipendente, telefono aziendale e questioni di privacy

Il numero di telefono rientra tra i dati considerati personali. Un lavoratore è obbligato a comunicarlo al proprio datore?

COS’È UN DATO PERSONALE

I dati personali sono tutte quelle informazioni che permettono di identificare, in maniera diretta o indiretta, una persona fisica. Sono dati che possono rivelarne l’identità (fisica, biometrica, razziale, sessuale, politica, sociale, ecc.).

Il diritto alla privacy tutela questi dati, stabilendo che il loro utilizzo, comunicazione o divulgazione non può avvenire in assenza del consenso da parte del possessore.
Se ciò dovesse capitare, chi ha commesso l’illecito è passibile di sanzioni amministrative, civili e anche penali.

Il numero di telefono, fisso o mobile, è un dato personale perché permette di risalire al suo intestatario. Ogni numero di telefono è infatti abbinato in modo univoco a un soggetto.

NUMERO DI TELEFONO DEL DIPENDENTE, TUTTO DIPENDE DAL RUOLO

Diciamo subito che non esiste alcuna legge che imponga al lavoratore di comunicare al datore il proprio numero di telefono, fisso o mobile che sia. Ma il contratto collettivo nazionale di riferimento e dal regolamento interno all’azienda potrebbero richiederlo.

A fare la differenza è il ruolo del dipendente.
In particolare, vi sono 3 categorie di dipendenti sulle quali potrebbe ricadere l’obbligo di comunicare il numero di telefono:

– lavoratori con obbligo di reperibilità: in caso di necessità il lavoratore deve essere raggiungibile velocemente e facilmente;

– la rete commerciale: gli agenti tendono a passare la maggior parte del loro tempo dai clienti, quindi fuori dagli uffici;

– dirigenti: l’azienda potrebbe aver bisogno di contattare i dirigenti impegnati in viaggi per lavoro.

In tutti questi casi l’azienda potrebbe però fornire al lavoratore uno smartphone (e un numero di telefono) aziendale, svincolandolo dal dover comunicare il proprio numero personale.

PRIVACY IN CASO DI TELEFONO AZIENDALE

Dotare il lavoratore di un telefono aziendale apre però ulteriori scenari in termini di tutela della privacy.

Ancora nel 2018 il Garante ha espresso parere positivo alla verifica preliminare di un sistema per il controllo dei consumi telefonici aziendali proposto da una multinazionale.

L’azienda aveva l’obiettivo di ridurre i costi e rilevare anomalie nei consumi dei telefoni concessi ai dipendenti. Per farlo, aveva bisogno di alcune informazioni relative alle chiamate in uscita dei dipendenti. Questo però significava controllare le chiamate effettuate dai dipendenti e venire a conoscenza dei numeri di telefono in uscita e in entrata.

il Garante ha dunque prescritto:
– il trattamento di tali informazioni solo se necessarie, pertinenti e non eccedenti,
– il mascheramento delle ultime quattro cifre dei numeri delle chiamate in entrata e in uscita presenti nel registro chiamate del telefono aziendale,
–  l’anonimizzazione e la cifratura dei dati memorizzati,
– tempi di conservazione dei dati di massimo 6 mesi,
– divieto da parte dell’azienda di usare i dati relativi a eventuali “consumi anomali“ a fini disciplinari.

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Gender-Gap: la parità salariale è legge

Pari Opportunità: Il ddl sulla parità salariale tra uomo e donna è legge

Il disegno di legge per la parità di stipendio tra uomo e donna presentato quest’estate riceve l’approvazione in legge. Finora la disparità salariale ammontava al 12,2%, posizionando l’Italia tra le peggiori in classifica a livello mondiale. Ed ecco che, il 23 giugno la Commissione Lavoro della Camera approva il Testo Unificato dei disegni di legge, a cui poi segue il sì della Camera dello scorso 13 ottobre 2021.

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Assange: anche Biden chiede la sua testa

Inizia il processo che deciderà dell’estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks

Al via oggi, con la presentazione delle parti, l’ultimo atto della vicenda processuale di Julian Assange. Ora, la Suprema Corte d’Appello Inglese deve giudicare la richiesta d’estradizione del dipartimento di Giustizia statunitense. Tuttavia, non sembra cambiata la volontà della Casa Bianca di punire il giornalista, nonostante l’arrivo di Joe Biden.

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5g servicematica

Connessioni 5G tra crisi dei chip e gare d’appalto in ritardo

Le connessioni 5G rappresentano il futuro. Un futuro sempre più vicino: quest’anno sono più che triplicate, arrivando a 637 milioni nel mondo. Per il 2022 ci si aspetta un ulteriore raddoppio.

Tutto ciò nonostante la crisi dei chip che influenza il settore dei dispositivi elettronici.

LE CONNESSIONI 5G NEL MONDO

La società d’analisi CSS Insight prevede dunque che il prossimo anno le connessioni 5G saranno 1,34 miliardi a livello mondiale.

Sebbene la Cina sia il capofila in termini numerici e di sviluppo, la penetrazione maggiore si ha in Corea del Sud, dove le connessioni 5G rappresenteranno il 30% di tutte le connessioni mobile (in Cina ci si attende un 24%).

Anche gli Stati Uniti si posizioneranno bene, con un 25%.

L’Europa è invece un mercato in ritardo e si prevede che il 5G non coprirà più della metà delle connessioni mobile fino al 2024. Secondo CSS Insight ciò è dipende:

«dalle aste dello spettro ritardate in alcuni paesi, dalla lentezza del processo decisionale del governo sul ruolo di Huawei e dall’indebolimento della domanda di telefoni cellulari durante la pandemia».

IL 5G IN ITALIA

In Italia la copertura 5G ha raggiunto il 95% della popolazione italiana e oltre 7.500 comuni italiani, secondo la società di consulenza EY.

Ma attenzione: si parla di un 5G embrionale, basato sul potenziamento delle reti 4G e sulle frequenze della banda 3,5 Ghz. Le gare per il 5G vero e proprio devono ancora essere aggiudicate.

LA CRISI DEI CHIP

I chip sono elementi fondamentali per il funzionamento di qualsiasi dispositivo che abbia un minimo di elettronica: non solo smartphone e pc, ma anche automobili, lavatrici, dispositivi medici, ecc.

Alla base della crisi dei chip vi sono diverse cause tra le quali:
– il blocco delle attività nei siti di produzione a livello mondiale dovuta alla pandemia;
– l’accaparramento delle forniture da parte dei grandi colossi del tech a discapito di molte altre aziende;
– l’aumento della domanda di dispositivi tecnologici (non necessariamente smartphone);
– alcuni incidenti, come l’incendio all’impianto dell’azienda produttrice giapponese Renesas Electronics e l’arenamento della portacontainer Ever Given che ha bloccato per giorni il canale di Suez con effetti sulla logistica mondiale.

La mancanza di chip sta incidendo sulla produzione di dispositivi elettronici, tant’è che CSS Insight prevede che l’approvvigionamento di smartphone di fascia alta, come l’iPhone, sarà scarso anche durante il Natale, periodo tradizionalmente favorevole agli acquisti.
Questa carenza di dispositivi potrebbe avere un impatto sull’adozione del 5G, proprio perché mancheranno i mezzi per sfruttarlo.

GLI EFFETTI

Tutto ciò cosa significa? Che in Italia ci vorrà ancora del tempo prima di vedere il benefici del 5G applicati all’industria o ai servizi pubblici.

Per i privati invece molto dipenderà poi dalla disponibilità di smartphone compatibili con il 5G e, per quanto riguarda la linea casalinga, dall’accesso alla fibra: solo una connessione ad alta velocità è in grado di supportare il traffico di una grande mole di dati.

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notifiche telematiche pa

Le notifiche telematiche della Pubblica Amministrazione

Tutto sul Registro PP.AA e sull’ IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni)

L’articolo 3 bis della L.53/94  prevede che l’avvocato possa procedere alla notifica in proprio tramite posta elettronica certificata. Questo, però, a condizione che l’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario della notifica risulti da pubblichi elenchi. Inoltre, lo stesso articolo prevede che anche l’indirizzo di posta elettronica certificata del mittente risulti da pubblichi elenchi.

Ora, quali sono i pubblichi elenchi previsti dalla legge attraverso cui l’avvocato può verificare -prima di procedere alla notifica in proprio- se l’indirizzo PEC del destinatario è effettivamente presente?

I Pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni: Domicilio Digitale, INIPEC, ReGIndE, PP. AA e IPA

La legge del 17 dicembre 2021, n.221 , vigente dal 15 dicembre 2013, determina che ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale, per pubblici elenchi s’intendono quelli previsti dagli articoli:

– 4 e 16, comma 12 del decreto -legge 18 ottobre 2012, n. 179;

– 16, comma 6, del decreto- legge 29 novembre 2008, n.185;

– 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82;

– il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia.

 

 

In questo quadro si evince che, ad oggi, i pubblici elenchi sono:

  1. Il Domicilio digitale del cittadino: non ancora istituito (presumibilmente, includerà tutti gli indirizzi PEC comunicati dai cittadini alla Pubblica Amministrazione. Tali indirizzi dovrebbero altresì essere inseriti nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente -ANPR- e resi disponibili per la consultazione);
  2. Registro delle Imprese: consultabile liberamente cliccando qui
  3. Indice Nazionale della Posta elettronica certificata (INIPEC): consultabile liberamente cliccando qui
  4. ReGIndE: Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) è gestito dal Ministero della Giustizia. In esso: i dati identificativi e l’indirizzo PEC di: soggetti appartenenti ad un ente pubblico; professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge; ausiliari del giudice non appartenenti ad un ordine di categoria o appartenenti ad un ente/ordine professionale che non abbia ancora inviato l’albo al Ministero della giustizia. Non è liberamente consultabile (necessario token crittografico). Se in possesso di token, lo si può consultare sia tramite funzionalità disponibili nei punti di accesso (PDA) privati sia cliccando qui 
  5. Registro PP.AA: Registro contenente gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata delle Amministrazioni pubbliche ai sensi del DL 179/2012 art 16, comma 12- consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti e dagli avvocati. Si prevede che tale elenco venga completato entro il 30 novembre 2014 (come stabilito da art.47 n.1 decreto legge n.90 del 2014).
    Si tratta di un registro non liberamente consultabile. Infatti, per farlo è necessaria l’identificazione “forte”, quale: token crittografico contenente un certificato di autenticazione (es.: smart card, chiavetta USB…) o spid.
    L’elenco è consultabile tramite l’area riservata del Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia
  6. IPA- Indice Pubbliche Amministrazioni: Tornato valido dal 17 luglio 2020 per le notifiche PEC L.53/94.
    Ad una condizione: nel registro PP.AA, situato nel portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia, non deve risultare presente l’indirizzo PEC della pubblica amministrazione (art.28 DL.76/2020).

Dunque, come deve procedere l’avvocato che debba utilizzare IPA?

 Egli deve seguire tre step fondamentali:

  • Cercare l’indirizzo PEC dalla PA nel registro PP.AA. presente nel PST;
  • Se (ed è molto probabile) la PEC della PA non è presente in quel registro, si può utilizzare quella presente in IPA (Indice delle Pubbliche Amministrazioni);
  • Nella relata di notifica, indicare che l’indirizzo PEC della PA è stato estratto da IPA perché non presente nel registro PP.AA –ex art. 28 DL. 76/2020).

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avvocati clima servicematica

Avvocati e scienziati alleati per la transizione ecologica

Gli avvocati, in collaborazione con gli scienziati, possono avere un ruolo di rilevanza nella lotta al cambiamento climatico.

La transizione ecologica si muove infatti su due binari diversi: quello dei governi e quello di attivisti. Questi ultimi hanno però bisogno di due elementi per portare avanti con successo le loro battaglie: basi scientifiche con cui giustificare le loro richieste ed esperti del settore legale che sappiano tenere testa a governi e industrie.

IL RUOLO DEGLI SCIENZIATI A SUPPORTO DEGLI AVVOCATI

Sebbene negli ultimi anni gli attivisti siano ricorsi spesso alle vie legali contro governi e multinazionali accusati di ostacolare la transizione ecologica, inizialmente i risultati sono stati scarsi.

Le cose sono cambiate quando gli avvocati hanno capito che la mancanza di basi scientifiche nelle loro argomentazioni era la causa del fallimento. Rivolgersi ai climatologi è diventata dunque la mossa vincente.

Lucie Pinson, fondatrice della Ong Reclaim Finance, impegnata nel taglio dei finanziamenti all’industria dei combustibili fossili, ha spiegato ad Altreconomia il ruolo degli scienziati nella lotta al cambiamento climatico:

«Grazie alle analisi di climatologi e ricercatori possiamo stabilire se si sta davvero facendo qualcosa di utile per l’ambiente oppure se si stanno proponendo false soluzioni».

TRANSIZIONE ECOLOGICA: I SUCCESSI IN TRIBUNALE

Un momento fondamentale di questo cambiamento si è avuto, secondo la rivista Nature, nel 2018.

All’epoca, Petra Minnerop, professoressa di Diritto internazionale presso l’Università inglese di Durham, contattò Friederike Otto, docente di Scienze del clima presso l’Università di Oxford, per una collaborazione a sostegno delle azioni legali in difesa del clima.

Otto è anche co-direttrice del World weather attribution (Wwa), un gruppo di ricerca attivo nella attribution science, branca che studia il legame tra le attività umane e gli eventi meteorologici. Otto avrebbe dunque potuto offrire dati ed esperienze reali.

Le ricerche della professoressa Otto, dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) e hanno fornito la base per i primi successi degli avvocati:

  • – nel maggio 2021, un tribunale olandese ha condannato la multinazionale degli idrocarburi Shell a ridurre le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2019 entro 9 anni;
  • – a giugno 2021, la Corte costituzionale federale tedesca ha imposto al governo la creazione di un piano per ridurre le emissioni secondo quanto definito negli accordi internazionali;
  • – un tribunale ha imposto al governo irlandese la riduzione dell’80%, con riferimento al 1990, delle emissioni di gas entro il 2050.

UN CAMPO D’AZIONE MOLTO PIÙ AMPIO

Affiancare alle competenze legali quelle scientifiche può dunque portare a grandi risultati in termini di lotta al cambiamento climatico e a favore della transizione ecologica.
Ma c’è di più.
La stessa alleanza tra avvocati e scienziati climatologi può rivelarsi un punto di svolta anche in altre questioni, come il rapporto tra cambiamento climatico e salute o la lotta alla finanza fossile, ovvero gli investimenti di banche e istituti finanziari nell’industria di petrolio, gas e carbone.

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attacco hacker russa-usa

Hacker russi su 200 aziende Usa

Allarme da Microsoft: l’attacco è della S.V.R. Biden: “Se c’è dietro la Russia, risponderemo”.

La principale agenzia di intelligence russa lancia un altro cyber attacco contro le reti informatiche del governo, delle aziende e dei think-tank americani. A riportare la notizia è il New York Times, che cita funzionari Microsoft ed esperti di sicurezza informatica. Vale la pena ricordare che l’attacco arriva pochi mesi dopo le sanzioni imposte a Mosca da parte di Biden, in seguito ad una serie di operazioni di spionaggio condotte dalla stessa Russia in tutto il mondo.

Tornano gli attacchi hacker russi: colpite centinaia di aziende negli Usa

Secondo la società di sicurezza informatica Huntress Labs, circa duecento compagnie americane hanno subìto un grande attacco hacker. Nello specifico, si tratterebbe di un attacco basato su un ransomware, programma che blocca i computer fino al pagamento di un riscatto. Gli hacker avrebbero preso di mira innanzitutto la società informatica Kaseya -che ha sede in Florida- e poi si sarebbe diffuso attraverso le reti aziendali che utilizzano il suo software.

 

 

Tom Burt (uno dei responsabili della sicurezza di Microsoft) spiega che dietro l’attacco si celerebbe il celebre “Nobelium”. Si tratta del collettivo hacker responsabile dell’attacco all’azienda di Software Solar Winds del 2020, poi identificato dal governo americano come parte dell’SVR. Quindi, in quanto agenzia dei Servizi segreti russi, erede del Kgb, strettamente dipendente dalla diretta volontà del presidente Vladimir Putin.

Ora, anche Huntress Labs indica come responsabile la banda di ransomware REvil collegata alla Russia. Tuttavia, si precisa: è un’operazione su larga scala, però non particolarmente sofisticata. Gli hacker sarebbero entrati usando tecniche come il phishing: il furto di una password tramite e-mail infettata da malware. Ed un’alta fonte del governo americano confessa al New York Times: “Operazioni semplici, ordinarie che si sarebbero potute evitare se i fornitori di servizi cloud avessero implementato le pratiche-base per la sicurezza cibernetica”.

In realtà, sono centinaia i rivenditori Microsoft di servizi cloud a cader vittima della campagna cyber, dallo scorso maggio. E l’obiettivo dei cybercriminali e della SVR è sempre lo stesso: accedere alle informazioni riservate del governo americano. Quindi, l’attacco rivelato ieri ha lo stesso scopo di sempre: ottenere il maggior numero di dati possibili. Tuttavia, questa volta, per ottenere risultati, i criminali hanno optato per un attacco diversificato lungo diversi punti della filiera.

 

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censis italiani e tecnologie digitali servicematica

Il Censis fotografa il rapporto degli italiani con internet e le tecnologie digitali

La ricerca “La digital life degli italiani” realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo ci offre una fotografia del rapporto degli italiani con internet e le tecnologie digitali.

I dati sembrano incoraggianti, come ha sottolineato Stefano Quintarelli, Presidente Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), nel corso della presentazione del rapporto:

« I dati del rapporto Censis testimoniano che l’Italia sta cercando di fare un passo avanti nel digitale e speriamo che questi numeri abbiano i loro effetti anche sull’indice DESI, che ogni anno ci vedo come fanalino di coda in Europa. Con la pandemia, abbiamo vinto tante ritrosie nel digitale, non solo da parte degli utenti, ma anche da parte dei fornitori di servizi.»

Nonostante ciò, permangano alcune zone d’ombra.

ITALIANI, INTERNET E TECNOLOGIE DIGITALI

In generale, il rapporto degli italiani con internet e le tecnologie digitali è buono: il 70,4% ritiene che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della loro vita, semplificando molte attività quotidiane.

La diffusione degli strumenti digitali è buono: il 73% degli utenti fa parte di famiglie in cui ogni membro ha un proprio dispositivo e il 74,4%  ne usa più di uno (smartphone, pc, laptop, tablet, smart tv, console di gioco). Il 71,1% dichiara poi di avere una connessione casalinga efficiente.

Anche l’uso di servizi cloud non è sconosciuto agli italiani: il 55,6% degli intervistati li utilizza. Le percentuali salgono tra i laureati (63,9%) e i dirigenti (77,5%).

USO DEI DISPOSITIVI PER LAVORO E PER MOTIVI PRIVATI

Il rapporto Lenovo-Censis mostra quanto il confine tra l’utilizzo di dispositivi digitali per motivi di lavoro e motivi personali sia labile.

Ben il 66% degli intervistati utilizza device personali per motivi di lavoro. La percentuale sale al 72,2% tra gli occupati laureati e raggiunge l’85% tra i lavoratori autonomi.

Ma è vero anche il contrario: il 26,9% degli occupati usa i dispositivi aziendali per motivi personali (tra i dirigenti la percentuale è del 39,8%).

Questo ci suggerisce che l’italiani tendano a sottovalutare i rischi legati alla sicurezza informatica e alla privacy dei dati sia personali che aziendali.

DIGITALIZZAZIONE DELLA PA

Quando si parla di internet e tecnologia, gli italiani hanno grandi aspettative verso la pubblica amministrazione. In particolare:

– l’85,3% dei cittadini si augura di poter a breve comunicare con gli uffici pubblici tramite e-mail,
– l’85% vorrebbe poter richiedere documenti e certificati online,
– l’83,2% desidera poter pagare online tasse, bollettini e multe.

Inoltre, vorrebbero poter conoscere i dati personali in possesso degli enti pubblici per evitare duplicazioni e poter accedere a tutti i servizi online con una sola password.

ANCORA DIFFICOLTÀ PER MOLTI

Non tutti gli italiani possono vantare un rapporto idilliaco con internet e le tecnologie digitali

Ben 4,3 milioni di utenti possiedono un dispositivo privo di connessione e 13,2 milioni hanno connessioni domestiche lente o malfunzionanti.

Ai problemi tecnici si aggiungono quelli “umani”.
Sono 24 milioni gli italiani che faticano a relazionarsi con il digitale. Questi i servizi che creano più difficoltà:
– piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp (9 milioni),
– posta elettronica (8 milioni),
– social network (8 milioni),
– navigazione su siti web (7 milioni),
– servizi di streaming come Netflix (7 milioni),
– e-commerce (6 milioni),
– pagamenti online (5 milioni),
– app e piattaforme per videochiamate e meeting virtuali (4 milioni).

È possibile approfondire i dati leggendo la sintesi del rapporto “La digital life degli italiani” di Lenovo-Censis.

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