La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi contro l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il ministro della Giustizia Carlo Nordio incassa il risultato con evidente soddisfazione. «Massima soddisfazione per una decisione che conferma la bontà della nostra scelta — ha commentato Nordio — e rammarico per chi, anche all’interno della magistratura, ha strumentalizzato questa battaglia».
Il Guardasigilli ha infatti puntato il dito contro parte delle toghe e delle opposizioni, accusandole di aver ostacolato un provvedimento che, a suo dire, libererà gli amministratori locali da inutili paure e frenerà il clima di sospetto che condizionava le scelte della pubblica amministrazione. «Auspico — ha aggiunto Nordio — che in futuro cessino queste polemiche pretestuose, che nuocciono all’immagine del Paese e all’efficacia della giustizia».
Dal centrodestra l’esultanza è corale. Fratelli d’Italia parla di «un passo avanti importante, che mette fine a strumentalizzazioni e accuse infondate», mentre il presidente della Lombardia Attilio Fontana definisce «assurdo e dannoso il reato di abuso d’ufficio», rivendicando di aver sempre sostenuto la sua eliminazione.
Di tutt’altro tenore le reazioni del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Alfredo Bazoli, vicecapogruppo del Pd al Senato, definisce il provvedimento «opportunisticamente sbagliato» e destinato ad «indebolire i presidi contro gli abusi di potere». Duro anche il commento dei 5 Stelle, che parlano di «esultanza fuori luogo» da parte della maggioranza e denunciano «l’ennesima scelta che lascia più indifesi i cittadini di fronte agli abusi del potere pubblico».
In attesa delle motivazioni della sentenza, la frattura politica resta netta: per il governo Meloni si tratta di una riforma che rende la giustizia più efficiente e libera gli amministratori dal timore di indagini pretestuose, per le opposizioni è l’ennesima conferma di un approccio sbilanciato a favore dei potenti.
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