Flat tax per partite IVA: cresce la convenienza, ma resta il nodo del tetto a 85mila euro

Nei primi tre mesi del 2024, il 74% delle nuove partite IVA ha scelto il regime forfettario. Una tassa piatta al 15% (ridotta al 5% per i primi anni di attività), niente IVA, costi forfettizzati e semplificazioni fiscali: questi gli ingredienti del successo, soprattutto tra i giovani under 35 e chi muove i primi passi come libero professionista o imprenditore.

Il vero nodo resta però il limite dei ricavi fissato a 85mila euro, soglia oltre la quale il contribuente è costretto a uscire dal regime agevolato e passare alla tassazione ordinaria, con un impatto netto che può arrivare a perdere anche 20-25mila euro l’anno, a seconda della categoria. Un freno evidente alla crescita e alla regolarità delle fatturazioni, che rischia di incentivare comportamenti elusivi pur di restare nel perimetro del forfait.

Il problema era già emerso ai tempi del vecchio regime dei minimi e si ripropone oggi, nonostante le richieste — rimaste inascoltate — di alzare ulteriormente la soglia. A sottolinearlo anche il Fondo Monetario Internazionale, che nei giorni scorsi ha suggerito di eliminare la flat tax per i lavoratori autonomi, considerandola iniqua e penalizzante per le casse pubbliche.

I dati ufficiali confermano la portata del fenomeno: nelle dichiarazioni dei redditi 2024, i forfettari hanno superato quota 1,9 milioni, con un reddito medio di 17.092 euro. Cifre lontane dal limite massimo, ma sufficienti a rendere il regime particolarmente conveniente rispetto alla tassazione ordinaria. Per un tecnico informatico con ricavi da 35mila euro, ad esempio, il netto è di oltre 23mila euro col forfait, contro meno di 18mila in regime ordinario.

A complicare il quadro, il recente concordato preventivo biennale per i forfettari, introdotto per il solo 2024, ha visto poche adesioni e sarà ufficialmente cancellato dal 2025, come previsto dal decreto correttivo approvato mercoledì in Consiglio dei ministri.

In attesa di una riforma più organica, la flat tax resta così un’arma a doppio taglio: leva fiscale efficace per il debutto e la sopravvivenza delle piccole partite IVA, ma ostacolo alla crescita strutturata delle attività e alla loro piena emersione nel mercato regolare.


LEGGI ANCHE

imposta di registro

Mini riforma del catasto: tasse ridotte e consultazioni più accessibili

Diventa più accessibile la consultazione della banca dati, semplificate le procedure di successioni per gli usufrutto e le nude proprietà, riviste, al ribasso, le tasse…

Cassa Forense, contributo minimo integrativo: rinvio della riscossione a dicembre

Cassa Forense ha deliberato di differire alla data del 31 dicembre 2023 la riscossione del contributo minimo integrativo nella misura di 805 euro. Resta fermo,…

ChaosGPT: l’intelligenza artificiale che potrebbe sterminare l’umanità

C’è un’intelligenza artificiale che sta cercando di distruggere l’umanità e di stabilire un dominio globale. Non si tratta della trama del nuovo Terminator: questo è…

Nomine e incarichi nei Comuni: ecco le regole per i neoeletti

Dopo le elezioni amministrative, i nuovi sindaci hanno tra i 60 e i 120 giorni per scegliere il segretario comunale, salvo conferma automatica di quello in carica. Lo stabilisce il Manuale per i neo amministratori locali 2025, diffuso oggi dall’Anci, che riepiloga tutte le tappe per l’avvio di uffici e servizi, la nomina dei responsabili e le modalità di pubblicazione degli incarichi.

Nei Comuni fino a 5.000 abitanti, i regolamenti possono prevedere che gli incarichi di responsabilità siano affidati anche agli assessori, purché se ne documentino i risparmi conseguiti annualmente. È inoltre possibile formare uffici di staff a supporto degli organi politici, composti da dipendenti dell’ente o assunti a tempo determinato, inclusi pensionati. Tuttavia, a questi uffici è vietato adottare atti di gestione.

Per quanto riguarda la durata degli incarichi dirigenziali, quelli a tempo indeterminato non decadono con le elezioni, mentre quelli a tempo determinato devono rispettare la durata minima triennale, tranne in casi specifici.

Il Manuale Anci richiama infine gli obblighi di trasparenza: entro tre mesi dalle elezioni, i dati sugli amministratori devono essere pubblicati online, includendo atti di nomina, curriculum, compensi, altri incarichi pubblici o privati, situazione patrimoniale e dichiarazioni sui redditi. Ogni anno dovrà inoltre essere presentata una dichiarazione sull’assenza di cause di incompatibilità o inconferibilità, pena l’inefficacia dell’incarico.


LEGGI ANCHE

accordo usa ue trasferimento dati personali

Approvato l’accordo per il trasferimento dei dati personali tra UE e USA

La Commissione Europea ha approvato un accordo per consentire il libero trasferimento dei dati che possiedono le aziende tra Stati Uniti e Unione Europea. La…

Fattura elettronica, codici errore relativi alla validità del contenuto della fattura


Fattura elettronica, codici errore relativi alla validità del contenuto della fattura

Riportiamo i codici errore relativi alla alla validità del contenuto della fattura. La verifica accerta la presenza e la validità dei dati richiesti per il…

UE, procedimento formale contro Temu per presunta vendita di prodotti illegali

Ulteriori aspetti sotto esame includono la progettazione del servizio, che prevede meccanismi "avvincenti" come i programmi di ricompensa in stile gioco

Peso fiscale: il tax freedom day nel 2025 cade dopo 156 giorni dall’inizio dell’anno

Quello che è appena trascorso è il primo fine settimana del 2025 liberi dalle tasse. Infatti, secondo l’annuale elaborazione compiuta dall’Ufficio studi della CGIA, venerdì 6 giugno è scoccato, ovviamente in linea puramente teorica, il giorno di liberazione fiscale o, come lo chiamano negli Stati Uniti, il tax freedom day.   In altre parole, dopo ben 156 giorni dall’inizio di quest’anno, sabati e domeniche compresi, il contribuente medio[1] ha terminato di lavorare per pagare l’armamentario fiscale italiano che, in particolare, è costituito dall’Irpef, dall’Ires, dall’Irap, dall’Iva, dalle addizionali, dai contributi previdenziali, dalle tasse locali, etc. Versamenti che sono necessari per far funzionare la macchina pubblica: per consentirci, ad esempio, di essere curati da una struttura ospedaliera quando ci ammaliamo, di andare a scuola/università durante l’età giovanile, di disporre ogni giorno di trasporti pubblici rapidi ed efficienti e di vivere serenamente perché la sicurezza personale e delle nostre famiglie è garantita dalla presenza delle forze dell’ordine. Insomma, dopo oltre cinque mesi in cui la nostra attività lavorativa è servita per onorare le richieste del fisco, da ieri e sino al prossimo 31 dicembre ciascun italiano eserciterà la propria professione per vivere e per migliorare la propria condizione economica. Un puro esercizio di scuola, tiene a precisare la CGIA, che però ci consente di misurare in maniera del tutto originale il peso fiscale che grava sugli italiani.

La metodologia di calcolo

Come si è giunti a stabilire che il 6 giugno è il giorno di liberazione fiscale del 2025?  La stima del Pil nazionale prevista per l’anno in corso è di 2.256 miliardi di euro; tale importo è stato suddiviso per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero di 6,2 miliardi di euro. Dopodiché, sono state estrapolate le previsioni relative alle entrate tributarie e contributive[2] che i percettori di reddito verseranno quest’anno che dovrebbero ammontare a 962,2 miliardi di euro[3]. Infine, quest’ultimo dato è stato frazionato al Pil giornaliero. Pertanto, queste operazioni hanno consentito all’Ufficio studi della CGIA di determinare il tax freedom day che nel 2025 cade dopo 156 giorni dall’inizio dell’anno, vale a dire il 6 giugno.

Negli ultimi 30 anni meno tasse con Berlusconi. Al top con Monti/Letta

Se analizziamo l’andamento della pressione fiscale registrato negli ultimi 30 anni, il meno “soffocante” fu il 2005. Con Silvio Berlusconi alla guida dell’esecutivo, la pressione fiscale in Italia scese al 38,9 per cento del Pil, 3,8 punti in meno della soglia prevista per quest’anno. Diversamente, il picco massimo l’abbiamo toccato nel 2013, quando con il governo del Prof. Mario Monti che, però, dalla fine di aprile fu rimpiazzato da Enrico Letta, il carico fiscale complessivo sul Pil toccò il 43,4 per cento.

La pressione fiscale non scende

Nel Documento di Economia e Finanza del 2025, si stima una pressione fiscale per l’anno in corso del 42,7 per cento; un livello in lieve aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al dato del 2024. Tuttavia, è necessaria una puntualizzazione: va ricordato che la Legge di Bilancio 2025 ha sostituito la decontribuzione a favore dei lavoratori dipendenti con una analoga misura che combina gli sconti Irpef con il “bonus” a favore delle maestranze a basso reddito. Mentre la decontribuzione si traduceva in minori entrate fiscali-contributive, il “bonus” (che vale circa 0,2 punti percentuali di Pil) viene contabilizzato come maggiore spesa e quindi sfugge alla stima della pressione fiscale. Pertanto, se tenessimo conto di questo aspetto, nel 2025 la pressione fiscale sarebbe destinata a diminuire, sebbene di poco, attestandosi al 42,5 per cento. In questo caso il giorno di liberazione fiscale verrebbe anticipato di un giorno, di conseguenza i giorni di lavoro necessari per pagare le tasse sarebbero 155.

Attenzione alla corretta lettura dei dati

L’incremento della pressione fiscale è tornato a salire impetuosamente a partire dal 2023. Tuttavia, affermare che in questi anni sia aumentato il peso del fisco sul contribuente sarebbe fuorviante. L’incremento della pressione fiscale, infatti, non è ascrivibile ad un aumento delle tasse, quanto a una pluralità di novità legislative di natura economica introdotte a livello politico.

Pensiamo alla decontribuzione a favore dei redditi da lavoro dipendente resa più incisiva nel 2024 e all’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito Irpef. Nel 2025, con l’intento di ridurre il cuneo fiscale e a compensazione della decontribuzione, sono state aumentate le detrazioni Irpef ed è previsto un “bonus” (erogazione di una somma esente Irpef) per i redditi da lavoro dipendente sino a 20.000 euro.

Inoltre, il buon andamento delle entrate fiscali nel 2024 è stato determinato da fattori economici che hanno condizionato la crescita delle imposte sostitutive attinenti ai redditi da capitale. Non va nemmeno dimenticata la crescita registrata dalle retribuzioni; grazie ai rinnovi contrattuali, alla corresponsione degli arretrati nel pubblico impiego e all’aumento del numero di occupati l’Irpef e i contributi previdenziali hanno subito un rialzo positivo.

L’aumento del prelievo è stato insignificante

L’impatto sulla pressione fiscale riconducibile all’aumento delle tasse, invece, è stato modestissimo. Ricordiamo, tra i principali inasprimenti fiscali introdotti dal governo in carica, le seguenti misure:

  • incremento della tassazione sui tabacchi, dell’IVA su alcuni prodotti per l’infanzia/igiene femminile e dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni per l’anno 2024;
  • rimodulazione delle detrazioni per le spese fiscali con l’introduzione di alcune limitazioni per redditi elevati, l’inasprimento della tassazione sulle cripto-attività, la riduzione delle detrazioni delle spese per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico per l’anno 2025.

Per gli evasori, il tax freedom day è un giorno come un altro

Tra gli italiani che sono completamente disinteressati alle scadenze tributarie e contributive ci sono sicuramente gli evasori. Per loro il giorno di liberazione fiscale non rappresenta alcunché, visto che durante l’anno non pagano alcuna tassa all’erario. Secondo le ultime stime dell’Istat riferite al 2022, sono quasi 2,5 milioni le persone fisiche presenti in Italia che sono occupate irregolarmente come dipendenti o abusivi.

Sono uomini e donne che lavorano completamente in nero o quasi; quando operano in qualità di subordinati non sono sottoposti ad alcun contratto nazionale di lavoro o, se lavorano in proprio, in possesso di una partita Iva. In valore assoluto il numero più elevato è concentrato in Lombardia con 379.600 unità. Seguono i 319.400 residenti nel Lazio e i 270.100 abitanti della Campania. Se, invece, calcoliamo il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero di occupati irregolari e il totale degli occupati di ciascuna regione, in Calabria registriamo il tasso più elevato pari al 17 per cento. Seguono la Campania con il 14,2, la Sicilia con il 13,7 e la Puglia con il 12,6. La media italiana è del 9,7 per cento.

In UE siamo tra i più tartassati

Il giorno di liberazione fiscale non costituisce un principio assoluto, ma un esercizio teorico che dimostra empiricamente, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia eccessivo il carico fiscale che grava sugli italiani. Una specificità che emerge in misura altrettanto evidente anche quando confrontiamo la nostra pressione fiscale con quella dei paesi UE. Nel 2024[4], infatti, la pressione fiscale in Danimarca era al 45,4 per cento del Pil, in Francia al 45,2, in Belgio al 45,1, all’Austria il 44,8 e in Lussemburgo al 43. L’Italia si è posizionata al sesto posto tra tutti i 27 paesi dell’Unione Europea con un tasso del 42,6 per cento del Pil. Se da noi, come quest’anno, nel 2024 sono stati necessari 156 giorni lavorativi per pagare tutte le imposte, le tasse e i contributi, in Danimarca hanno lavorato per il fisco 166 giorni, in Francia e in Belgio 165, in Austria 164 e in Lussemburgo 157.  La media UE è stata di 148 giorni (-8 rispetto al dato Italia), mentre in Germania è stata di 149 (-7 giorni rispetto a noi) e in Spagna di 136 giorni (-20 giorni).

[1] Sia esso lavoratore dipendente, lavoratore autonomo, pensionato o impresa

[2] Il risultato finale è dato dalla somma del gettito delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e i contributi sociali.

[3] Il dato del Pil nazionale e il gettito fiscale sono stati estrapolati dal Documento di Finanza Pubblica 2025, Tabella I.2.1, Conto Economico delle Amministrazioni Pubbliche, pag. 9.

[4] Ultimo anno in cui i dati ci consentono di fare una comparazione a livello europeo


LEGGI ANCHE

esame avvocato 2023

Domande esame avvocato 2023: tempo fino all’11 novembre

Dal 3 ottobre all’11 novembre 2023 è possibile inviare le domande di partecipazione agli esami di abilitazione per l’esercizio della professione forense, che potranno essere…

pos

POS: attenzione al malware Prilex

I ricercatori Kaspersky Lab hanno scoperto una nuova versione del malware Prilex. Dopo aver rubato alle banche milioni di dollari, il threat actor (ovvero una…

Dazi, a rischio l’export delle regioni del sud

La quasi totalità delle regioni del Sud presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri. Pertanto, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro…

Cibersicurezza: un ulteriore passo avanti dell’UE per gestire le crisi

Oggi gli Stati membri hanno adottato la proposta della Commissione relativa al programma dell’UE sulla la gestione delle crisi di cibersicurezza (“programma per la cibersicurezza”) per rafforzare la resilienza dell’Unione alle crescenti minacce informatiche.

Il “programma per la cibersicurezza” definisce ruoli e responsabilità, specificando i principali attori e meccanismi coinvolti in tutte le fasi di una crisi. Migliora la condivisione delle informazioni e il coordinamento della risposta a livello politico e tecnico durante tutta la durata di una crisi.

Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato: “Accolgo con favore l’adozione odierna del programma per la cibersicurezza. Nelle situazioni di crisi non vi è spazio per l’improvvisazione, in particolare nell’incertezza dell’attuale contesto geopolitico in rapida evoluzione. Si tratta di una componente fondamentale della strategia di preparazione dell’Unione europea. Funge da strumento pratico per consentire agli Stati membri e agli organi dell’Unione di collaborare per prepararsi e rispondere a una crisi informatica che potrebbe incidere sulle nostre infrastrutture critiche e sulla sicurezza pubblica.”

Il programma si basa su quadri quali i dispositivi integrati per la risposta politica alle crisi e il pacchetto di strumenti della diplomazia informatica dell’Unione europea, allineandosi al contempo a recenti iniziative quali il programma per le infrastrutture critiche e il codice di rete sulla cibersicurezza per il settore dell’energia elettrica dell’Unione europea.


LEGGI ANCHE

Stop all’obbligo di mostrare i documenti prima dell’imbarco: svolta negli aeroporti italiani

L’Enac conferma: per i voli nazionali ed europei basterà la carta d’imbarco, ma il documento dovrà comunque essere con sé per eventuali controlli. Dubbi del…

folla con megafono

Sciopero dei giudici messicani contro la riforma giudiziaria di Obrador

Il piano di riforma prevede elezioni scaglionate per i giudici, con metà eletti con voto popolare nel 2025 e l'altra metà nel 2027.

Cassazione: ricorso improcedibile senza copia notificata della sentenza

Se l'impugnazione è proposta contro una sentenza notificata, il ricorrente è tenuto a depositare la relata di notifica o, in caso di notifica a mezzo…

Congresso Nazionale Forense a Torino, la Lista Galletti chiede integrazioni all’ordine del giorno

In vista del XXXVI Congresso Nazionale Forense, convocato a Torino, i delegati della Lista Galletti hanno espresso critiche significative all’ordine del giorno ufficiale reso noto nelle scorse settimane. Sebbene i temi indicati — come l’intelligenza artificiale nell’esercizio della professione, il ruolo dell’avvocato nel processo e nelle attività non giudiziali e i nuovi ambiti di consulenza legale — siano attuali e di grande interesse, secondo i delegati non riescono a coprire tutte le priorità che il mondo forense sta affrontando.

I rappresentanti della Lista Galletti sottolineano come manchino all’appello temi fondamentali quali la giustizia reale e il suo stato di crisi cronica, con ritardi e disfunzioni strutturali che penalizzano sia i cittadini sia i professionisti; la sostenibilità economica della professione, in particolare la necessità di garantire un equo compenso certo e dignitoso; una riforma previdenziale seria che dia certezze ai colleghi; l’ingresso e le prospettive concrete per i giovani avvocati; e infine una revisione più democratica e funzionale del sistema di rappresentanza forense.

“In questo momento storico – affermano i delegati – non basta limitarsi a temi innovativi o tecnologici se non si affrontano con coraggio e concretezza le condizioni materiali in cui opera la professione. È urgente che il Congresso prenda in considerazione anche i nodi irrisolti da troppo tempo che rischiano di compromettere il futuro della categoria.”

La Lista Galletti ha già avviato il lavoro per proporre un’integrazione formale all’ordine del giorno, in linea con l’articolo 3 dello Statuto congressuale, puntando a portare nel dibattito congressuale i temi concreti di un programma condiviso e costruito su basi tecniche solide. Il termine per la presentazione delle integrazioni è fissato per l’inizio di ottobre.


LEGGI ANCHE

In GU il decreto correttivo alla Riforma Penale

In G.U. n.67 del 20/03/2024 è stato pubblicato il D.lgs. n. 31 del 19/03/2024, ovvero il decreto correttivo della riforma penale (Riforma Cartabia, D.lgs. 150/2022…

curatore speciale del minore

L’avvocato può essere iscritto in più elenchi dei curatori speciali del minore

Il divieto relativo all’iscrizione in più albi circondariali, così come stabilito dall’art. 17 legge 247/2012, non può applicarsi all’iscrizione contemporanea in più elenchi dei curatori…

Giustizia e Intelligenza Artificiale: al via a Catania una sperimentazione pionieristica

Il Tribunale di Catania e il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica uniscono le forze per testare sistemi di IA applicati all’analisi dei documenti giudiziari.

Giustizia civile e PNRR, Del Noce (UNCC) : “Investimenti stabili, riforme condivise e valorizzazione capitale umano”

Roma, 6 giugno 2025 – Il dibattito sull’efficacia degli interventi del PNRR nel settore della giustizia civile si arricchisce del contributo propositivo del Presidente dell’Unione Nazionale Camere Civili, Alberto Del Noce. In una nota diffusa a commento di un articolo pubblicato ieri su Il Fatto Quotidiano, proprio sulle criticità della giustizia civile, Del Noce esprime “grande attenzione e sincera preoccupazione”, condividendo l’allarme per una situazione che, a suo dire, necessita di una svolta strategica.

La questione centrale, sottolineata da Del Noce, riguarda il rischio che “oltre 6.000 operatori, oggi indispensabili al funzionamento quotidiano dei tribunali, siano lasciati senza prospettive a fine piano“. Una circostanza che non rappresenta solo “un dramma occupazionale ma anche un’occasione mancata per il sistema giudiziario italiano“. La riduzione dei tempi del processo civile, obiettivo prioritario del PNRR, è stata affrontata, secondo Del Noce, senza un adeguato confronto con la realtà strutturale del sistema giustizia.

Il Presidente dell’UNCC si allinea all’analisi espressa dal ministro Nordio, rilevando come “da decenni si susseguono interventi certamente animati da buone intenzioni, ma spesso scollegati dalla reale disponibilità di risorse e dalla capacità effettiva del sistema di assorbirli“. Questa dinamica ha condotto a una “risposta emergenziale: assunzioni a tempo determinato, senza garanzie di continuità e senza poter offrire un disegno organico di riforma dell’apparato giudiziario“.

Del Noce pone l’accento sulla “giustizia del cittadino“, quella civile, che “incide profondamente sulla vita delle imprese, delle famiglie e sulla tutela dei diritti sociali e patrimoniali” e che è rimasta “ai margini delle priorità delle politiche pubbliche“. Il dato che la riduzione dei tempi processuali si sia fermata al 20% rispetto all’obiettivo del 40% impone, secondo Del Noce, “una riflessione seria e condivisa su scelte politiche e gestionali che si sono stratificate nel tempo“.

La visione propositiva dell’avv. Del Noce si concentra sulla necessità di un cambio di rotta. Per salvare il PNRR da un potenziale “fallimento annunciato” e trasformarlo in “un’occasione reale di rilancio della giustizia italiana“, sono indispensabili “investimenti stabili, valorizzazione delle professionalità acquisite, riforme condivise con chi ogni giorno vive i tribunali: magistrati, avvocati, personale amministrativo“.


LEGGI ANCHE

giudici di pace

Solidarietà UCPI alla Camera Penale di Bari: astensione dalle udienze per limitazioni all’accesso agli uffici

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) esprime piena solidarietà alla Camera Penale di Bari “Achille Lombardo Pijola” e ne sostiene la decisione di…

“Ciao Darwin” e la nozione di “luogo di lavoro”: la sentenza della Cassazione sull’incidente durante le riprese

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema delicato legato alla sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento a un incidente avvenuto durante…

Avvocati, riforma previdenziale: ecco cosa cambia

Il passaggio al sistema contributivo pro rata, in vigore dal 1° gennaio, segna una svolta importante per gli avvocati, con l'obiettivo di garantire la sostenibilità…

Concorso in magistratura: pubblicati i risultati delle prove scritte

ROMA — Il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito i risultati ufficiali delle prove scritte: su 2.634 partecipanti sono 567 gli aspiranti magistrati che hanno ottenuto l’idoneità e si preparano ora ad affrontare le prove orali.

Gli elenchi, affissi all’albo del Ministero il 5 giugno 2025 e consultabili online tramite Spid nell’area personale di ciascun candidato, riportano il voto numerico per chi ha superato le prove e la dicitura “NI” per i non idonei.

Le prossime tappe
Gli orali prenderanno il via il 3 settembre 2025 alle ore 8:30, presso la sede del Ministero della Giustizia in via Arenula 70 a Roma. I candidati riceveranno la convocazione attraverso il proprio Ufficio di Procura di riferimento a partire da metà giugno.

L’ordine di chiamata per le prove orali seguirà l’estrazione delle Corti d’Appello, che vede in apertura Catania, seguita da Ancona, Palermo, Torino, Reggio Calabria, Trieste, Trento e via via tutte le altre sedi fino a Bari e L’Aquila.

Modalità di consultazione dei risultati
Per conoscere l’esito della propria prova scritta, ogni candidato potrà accedere, a partire dalle ore 16:00 del 5 giugno, all’area riservata sul portale del Ministero utilizzando le credenziali Spid.

Per eventuali informazioni o chiarimenti, il Ministero ha messo a disposizione il numero 3666066777, attivo dalle ore 16:00 alle 18:00, con la direzione della dott.ssa Vania Contrafatto.


LEGGI ANCHE

Avvocato, vorresti avere 48 ore al giorno?

Comprendere come organizzare il proprio tempo è un’abilità fondamentale per avere successo e raggiungere i propri obiettivi. Lavoro, studio, casa e passioni: cerchiamo di conciliare…

Consulta, nuova fumata nera: elezione dei giudici ancora bloccata

Corsa contro il tempo per ricostituire il plenum entro lunedì. Meloni: "Più facile trovare un’intesa". Restano i dubbi sul quarto nome

cnf dimissioni presidente Mascherin

C.N.F.: è finita l’era Mascherin

Danno le dimissioni il presidente e i tre consiglieri Picchioni, Orlando e Savi A seguito della sua sospensione, Andrea Mascherin rassegna le dimissioni da presidente…

Affitti senza registrazione, il contratto è nullo: cosa rischiano proprietari e inquilini

ROMA — Affittare un immobile senza registrare il contratto non è soltanto una violazione fiscale, ma comporta anche gravi conseguenze giuridiche. La normativa italiana prevede infatti che ogni contratto di locazione, sia per uso abitativo che commerciale, debba essere redatto in forma scritta e registrato entro trenta giorni dalla firma. Fanno eccezione solo gli affitti brevi, con durata complessiva annua inferiore a trenta giorni.

La registrazione serve a conferire data certa e validità all’accordo, rendendolo opponibile a terzi e garantendo la corretta tassazione dei canoni. Ma cosa accade se il contratto non viene registrato? La risposta arriva dalla legge e dalla giurisprudenza: il contratto è nullo.

Un accordo inesistente
Un contratto nullo è considerato come mai stipulato. Di conseguenza, l’inquilino può rifiutarsi di versare il canone e, se ha già pagato, ha diritto di richiederne la restituzione entro sei mesi dalla riconsegna dell’immobile, invocando le norme sul pagamento indebito. Inoltre, non valgono più nemmeno le regole sulla durata minima della locazione: l’inquilino può lasciare l’immobile in qualunque momento senza preavviso e senza motivazione, mentre il proprietario può richiederne il rilascio immediato.

Proprietari senza tutela immediata
Per il locatore le ripercussioni sono rilevanti. Non potrà più ottenere un decreto ingiuntivo per i canoni non versati né procedere con lo sfratto. L’unico strumento a disposizione resta la causa ordinaria per occupazione senza titolo, con la possibilità di richiedere un indennizzo per il periodo di utilizzo dell’immobile. Tuttavia, la somma riconosciuta sarà inferiore al canone originariamente pattuito.

Le vie per sanare il contratto
Esiste comunque una possibilità di regolarizzare la situazione: il proprietario può procedere con la registrazione tardiva del contratto, pagando le sanzioni previste. In tal modo l’accordo acquista efficacia retroattiva dal momento della stipula e l’inquilino torna a essere obbligato a rispettarne le condizioni, compreso il pagamento dei canoni.


LEGGI ANCHE

Cassazione, Cassano: “Superato l’obiettivo PNRR sui tempi. Ma troppi nuovi reati rischiano di svuotare le tutele”

All’Assemblea Generale della Suprema Corte, la Prima Presidente richiama politica e istituzioni: record di ricorsi, tempi ridotti oltre le previsioni del PNRR, ma il sistema…

Irpef sui ceti medi, il MEF risponde alle polemiche: “La pressione fiscale non aumenta”

Il Ministero dell'Economia chiarisce che la nuova aliquota sostituisce anomalie fiscali precedenti, portando a una riduzione complessiva delle imposte

Riforma delle pensioni per gli avvocati: calcolo contributivo “pro rata” dal 2025

Approvata la riforma di Cassa Forense: le novità entreranno in vigore dal 1° gennaio

Abusi edilizi, la Cassazione chiude ai condoni tardivi: demolizione insufficiente a estinguere il reato

ROMA — Due pronunce ravvicinate della Corte di Cassazione rimettono ordine nella materia degli abusi edilizi, riaffermando limiti precisi alle sanatorie e chiarendo i casi in cui la demolizione di un’opera illecita non basta a estinguere il reato.

Con la sentenza n. 20665/2025, la Suprema Corte ha bocciato il tentativo di ottenere, a distanza di anni e fuori dai termini fissati dalla legge di condono, una verifica di condonabilità mediante parere legale richiesto al Comune. Una prassi diffusa in alcune amministrazioni locali, che i giudici hanno definito irrilevante e priva di fondamento giuridico. Solo la concessione di un permesso di costruire in sanatoria, richiesto nei tempi previsti dalla normativa, può infatti giustificare la sospensione di un ordine di demolizione. L’eventuale adeguamento dell’opera alle prescrizioni urbanistiche successivamente alla scadenza dei termini di legge non consente di sanare retroattivamente l’abuso.

Demolizione non salva dal reato
In una seconda decisione, la n. 20661/2025, la Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica avverso una sentenza di non luogo a procedere motivata dall’avvenuta demolizione di un manufatto abusivo durante il processo. In quel caso, però, l’intervento edilizio ricadeva in un’area archeologica vincolata, soggetta al Codice dei beni culturali. E secondo l’articolo 181 di tale normativa, il reato paesaggistico può considerarsi estinto soltanto se il responsabile rimette in pristino l’area prima che l’autorità amministrativa ne ordini la rimozione. L’intervento tardivo, dunque, non basta.


LEGGI ANCHE

Italia condannata dalla Corte Europea per i ritardi nella giustizia sulla violenza domestica

Strasburgo censura l'inefficacia delle indagini: mancata tutela per le vittime e impunità per gli aggressori

A che punto siamo con tutte le riforme che riguardano la professione forense?

A che punto siamo con tutte le riforme che riguardano la professione forense?

Il COVID ha certamente scombinato molti piani e nonostante la (ormai) conclusa fase di riapertura abbia dato una nuova spinta alle riforme, l’incertezza data dall’aumento…

riforma giustizia tributaria servicematica

Riforma della giustizia tributaria, istituita la Commissione di lavoro

Con il comunicato n.72 dello scorso 12 aprile 2021, i Ministeri dell’Economia e delle Finanze e della Giustizia hanno dato notizia dell’istituzione della Commissione interministeriale…

Decreto Sicurezza, scontro tra Governo e Avvocatura: “Punitivo e liberticida”

ROMA — È un clima di forti contrasti quello che accompagna l’entrata in vigore definitiva del nuovo Decreto Sicurezza. Se da un lato il Governo esprime soddisfazione per il “forte gradimento” che il provvedimento avrebbe raccolto tra i cittadini, dall’altro giungono critiche severe da parte dell’Avvocatura e di illustri costituzionalisti, che ne contestano i contenuti e le finalità.

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato come la richiesta di maggiore sicurezza non rappresenti un passo verso modelli autoritari, ma una condizione necessaria per garantire la libertà. Una lettura opposta arriva dall’ex presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo, tra i promotori di un appello al Capo dello Stato affinché rimandi il testo alle Camere, ritenendo il decreto sbilanciato verso un approccio repressivo, lesivo dei diritti dei più deboli e volto a ridurre gli spazi di dissenso.

Le critiche dell’Avvocatura
L’Organismo Congressuale Forense ribadisce il proprio dissenso, evidenziando i rischi di un utilizzo punitivo e simbolico del diritto penale. Il coordinatore Mario Scialla denuncia l’illusione di risolvere i problemi sociali attraverso il carcere e l’aumento delle pene, mentre Carlo Morace, responsabile del Gruppo Penale OCF, avverte: “Il decreto comprime le libertà individuali, criminalizza il dissenso e colpisce soggetti fragili, aggravando la condizione carceraria e limitando le possibilità di difesa per gli innocenti”.

Preoccupazioni sulle nuove norme
A destare particolare allarme, per l’Avvocatura, è l’introduzione di fattispecie di reato giudicate vaghe e di difficile definizione, come la resistenza passiva o il blocco della circolazione durante le manifestazioni, che rischiano di aprire la strada a interpretazioni arbitrarie e di compromettere i principi costituzionali di legalità e determinatezza.

Le Camere penali si astengono
Già a maggio, le Camere penali avevano proclamato l’astensione dalle udienze per protestare contro il decreto, accusato di introdurre reati inutili, aggravanti immotivate e di alimentare una visione penale della marginalità sociale e della protesta politica. L’avvertimento, ora, è che l’aumento della popolazione carceraria e la restrizione delle misure alternative rischiano di aggravare ulteriormente la già difficile situazione delle carceri italiane.


LEGGI ANCHE

A 41 anni dall’arresto ingiusto, una stele per Enzo Tortora: il monito contro i “macellai giudiziari”

A 41 anni dall’arresto ingiusto di Enzo Tortora, una stele in sua memoria è stata inaugurata a Roma, in via del Corso, di fronte all’Hotel…

Assicurazione obbligatoria anche per i veicoli fermi: le nuove sanzioni

La novità, contenuta nel decreto legislativo n. 184 del 22 novembre 2023, estende l’obbligo di copertura assicurativa ai veicoli non in circolazione, a prescindere dal…

Pene concorrenti: la richiesta di pena sostitutiva non blocca l’esecuzione

La Corte di Cassazione chiarisce che l’istanza ex art. 20-bis c.p. non sospende automaticamente l’ordine di esecuzione, anche se in attesa di decisione sulla misura…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto