La tredicesima seduta comune del Parlamento per eleggere quattro giudici costituzionali si è conclusa con un altro nulla di fatto. Dalle urne di Montecitorio sono emerse 377 schede bianche, seguite da 15 nulle e 9 voti dispersi, mentre la maggioranza richiesta dei tre quinti dell’assemblea – pari a 363 voti – rimane lontana.
La prossima convocazione, che sarà decisa dalla conferenza dei capigruppo in mattinata, rappresenta un momento cruciale: la Corte Costituzionale deve infatti essere al completo entro lunedì, giorno in cui è chiamata a riunirsi in camera di consiglio per decidere sull’ammissibilità dei referendum, tra cui quello sull’Autonomia.
La corsa contro il tempo
L’iter per la nomina è complesso e i tempi strettissimi. Dopo l’elezione, i nuovi giudici devono essere sottoposti alla verifica di requisiti e incompatibilità, prestare giuramento davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e assumere ufficialmente le loro funzioni. Mettere insieme tutti i tasselli entro lunedì appare sempre più una sfida ardua.
Nonostante le difficoltà, Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, si mostra ottimista: “Il problema è il quarto nome, da concordare con l’opposizione, che non è una forza unica. La maggioranza ha già trovato l’intesa al proprio interno. Questa settimana si chiude”.
Il nodo dei nomi
Il rebus delle candidature si trascina da mesi. La maggioranza ha proposto Francesco Saverio Marini, costituzionalista e consigliere giuridico di Palazzo Chigi, mentre l’opposizione sostiene Massimo Luciani, altro costituzionalista di rilievo. Il secondo nome della maggioranza, spettante a Forza Italia, oscilla tra Pierantonio Zanettin e Francesco Paolo Sisto, ma non si esclude un profilo tecnico come Andrea Di Porto, Gabriella Palmieri Sandulli o Valeria Mastroiacovo.
Il quarto giudice, una figura super partes condivisa tra maggioranza e opposizione, resta il vero scoglio. La premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa, aveva dichiarato che la presenza di quattro giudici da eleggere con il medesimo quorum “potrebbe agevolare l’intesa con le opposizioni”. Tuttavia, le trattative non sembrano ancora vicine a una conclusione.
Speranze e incertezze
Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, mantiene un tono fiducioso: “Serve un nome di alto profilo condiviso con le opposizioni, ma la situazione si sbloccherà”.
Con le elezioni che si avvicinano al quattordicesimo scrutinio per un giudice e al quinto per tre, la politica corre contro il tempo per evitare un pericoloso vuoto istituzionale nella Corte Costituzionale.
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