ROMA — È un clima di forti contrasti quello che accompagna l’entrata in vigore definitiva del nuovo Decreto Sicurezza. Se da un lato il Governo esprime soddisfazione per il “forte gradimento” che il provvedimento avrebbe raccolto tra i cittadini, dall’altro giungono critiche severe da parte dell’Avvocatura e di illustri costituzionalisti, che ne contestano i contenuti e le finalità.
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato come la richiesta di maggiore sicurezza non rappresenti un passo verso modelli autoritari, ma una condizione necessaria per garantire la libertà. Una lettura opposta arriva dall’ex presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo, tra i promotori di un appello al Capo dello Stato affinché rimandi il testo alle Camere, ritenendo il decreto sbilanciato verso un approccio repressivo, lesivo dei diritti dei più deboli e volto a ridurre gli spazi di dissenso.
Le critiche dell’Avvocatura
L’Organismo Congressuale Forense ribadisce il proprio dissenso, evidenziando i rischi di un utilizzo punitivo e simbolico del diritto penale. Il coordinatore Mario Scialla denuncia l’illusione di risolvere i problemi sociali attraverso il carcere e l’aumento delle pene, mentre Carlo Morace, responsabile del Gruppo Penale OCF, avverte: “Il decreto comprime le libertà individuali, criminalizza il dissenso e colpisce soggetti fragili, aggravando la condizione carceraria e limitando le possibilità di difesa per gli innocenti”.
Preoccupazioni sulle nuove norme
A destare particolare allarme, per l’Avvocatura, è l’introduzione di fattispecie di reato giudicate vaghe e di difficile definizione, come la resistenza passiva o il blocco della circolazione durante le manifestazioni, che rischiano di aprire la strada a interpretazioni arbitrarie e di compromettere i principi costituzionali di legalità e determinatezza.
Le Camere penali si astengono
Già a maggio, le Camere penali avevano proclamato l’astensione dalle udienze per protestare contro il decreto, accusato di introdurre reati inutili, aggravanti immotivate e di alimentare una visione penale della marginalità sociale e della protesta politica. L’avvertimento, ora, è che l’aumento della popolazione carceraria e la restrizione delle misure alternative rischiano di aggravare ulteriormente la già difficile situazione delle carceri italiane.
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