24 Luglio 2026 - Giustizia minorile

Minori e reati, il Governo cambia le regole: presunta l’imputabilità tra i 14 e i 18 anni

Via libera del Consiglio dei ministri a un disegno di legge che modifica l'approccio ai procedimenti penali minorili. La capacità di intendere e di volere sarà presunta fino a prova contraria. Il Governo parla di semplificazione della giustizia, mentre opposizioni e associazioni per l'infanzia denunciano il rischio di un arretramento delle tutele

Il Governo interviene sulla giustizia minorile con una riforma destinata ad alimentare il dibattito politico e giuridico. Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che modifica il criterio con cui viene valutata l’imputabilità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, introducendo una presunzione di capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria.

La novità non modifica l’età minima della responsabilità penale, che resta fissata a 14 anni, ma cambia il punto di partenza del procedimento. Finora spettava all’accusa dimostrare, caso per caso, che il minore fosse pienamente consapevole delle proprie azioni. Con il nuovo impianto normativo, invece, tale capacità si presume esistente, analogamente a quanto avviene per gli adulti, lasciando alla difesa l’eventuale onere di dimostrare il contrario.

Ad annunciare il provvedimento è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribadito la linea dell’Esecutivo sulla criminalità giovanile, sostenendo che chi commette reati deve risponderne anche se ha 15 o 16 anni. La premier ha ricordato le misure già introdotte negli ultimi mesi, tra cui l’arresto per i minorenni trovati in possesso di armi, l’inasprimento delle norme contro la diffusione dei coltelli e l’aumento delle pene per i danneggiamenti commessi in gruppo, presentando il nuovo disegno di legge come un ulteriore tassello della strategia governativa.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che la riforma non abbassa l’età dell’imputabilità né introduce pene più severe, ma punta a rendere più rapido ed efficace il procedimento penale. Secondo il Guardasigilli, l’attuale disciplina risente di un’impostazione ormai datata, risalente al Codice Rocco, e non sarebbe più adeguata a una realtà nella quale la criminalità minorile presenta caratteristiche profondamente diverse rispetto al passato.

Per il Governo, la presunzione di imputabilità consentirà di agevolare le indagini e semplificare il lavoro degli organi giudiziari, partendo dall’assunto che un adolescente di 16 o 17 anni sia normalmente consapevole delle conseguenze delle proprie azioni, salvo elementi specifici che dimostrino il contrario.

L’iniziativa ha però suscitato forti contestazioni da parte delle opposizioni. Esponenti del Partito Democratico hanno accusato l’Esecutivo di affrontare il fenomeno esclusivamente con strumenti repressivi, parlando di una misura che rischia di criminalizzare un’intera generazione. Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha criticato il provvedimento, sostenendo che l’aumento della criminalità minorile dimostrerebbe l’inefficacia delle politiche finora adottate.

Perplessità arrivano anche dal mondo dell’infanzia. Save the Children ha evidenziato come la violenza giovanile rappresenti un fenomeno complesso, che richiede interventi educativi, sociali e preventivi oltre agli strumenti del diritto penale, mettendo in guardia dal rischio di applicare ai minori logiche proprie della giustizia destinata agli adulti.

TORNA ALLE NOTIZIE

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto