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Violazioni tributarie, sempre dovute anche senza la dimostrazione del dolo

Le sanzioni per violazioni tributarie restano dovute anche senza dimostrazione di dolo o colpa da parte del contribuente. Lo ha confermato la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 21546 del 31 luglio, ribadendo il principio di presunzione della colpa stabilito dall’articolo 5 del dlgs 472/1997. Secondo i giudici, basta che la condotta sia cosciente e volontaria, senza necessità di provare un intento fraudolento o evasivo da parte del contribuente.

Nonostante questo principio resti invariato, il sistema sanzionatorio è stato recentemente riformato con il dlgs 87/2024, che ha introdotto novità importanti, rendendo le sanzioni più proporzionate ed eque. In attuazione della legge delega di riforma fiscale (n. 111/2023), il nuovo decreto mira ad allineare il regime sanzionatorio italiano a quello degli altri Paesi europei, con l’obiettivo di favorire l’attrazione di capitali e imprese estere.

Tra le modifiche più significative, vi è l’introduzione del principio di proporzionalità, che ora condiziona l’applicazione delle sanzioni tributarie. L’articolo 3 del dlgs 472 è stato aggiornato con un nuovo comma che richiede che le sanzioni siano proporzionate alla gravità della violazione, recependo le indicazioni della giurisprudenza. Questo include la valutazione di elementi come l’abbassamento dei limiti di compensazione dei crediti e nuove direttive legislative.

L’articolo 6 è stato modificato per rafforzare il concetto di non punibilità per violazioni che non danneggiano concretamente il fisco o l’attività di controllo. Inoltre, il nuovo comma 5-ter prevede che il contribuente non venga sanzionato se, entro sei mesi, si adegua alle indicazioni dell’Amministrazione finanziaria, correggendo eventuali errori dovuti a incertezze normative.

Infine, l’articolo 7 introduce il criterio di proporzionalità nella determinazione delle sanzioni, confermando che ogni pena deve essere calibrata in base alla gravità della violazione, in linea con il principio di proporzionalità delineato dall’articolo 3. Questi interventi rappresentano un passo verso un sistema sanzionatorio più equilibrato e meno punitivo.


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Mini riforma del catasto: tasse ridotte e consultazioni più accessibili

Il nuovo decreto legislativo approvato il 7 agosto dal Consiglio dei Ministri introduce una mini riforma del catasto, rendendo più agevoli le consultazioni e semplificando diverse procedure. Tra le principali novità, una riduzione delle tasse per i servizi ipotecari e catastali, con una diminuzione del 20% per le ispezioni telematiche, e la gratuità per alcune operazioni online. È inoltre prevista la possibilità per chiunque di accedere alle banche dati catastali e ipotecarie tramite consultazione telematica, semplificando le modalità di accesso.

Per migliorare la gestione dei dati catastali, in caso di decesso di titolari di diritti come l’usufrutto, l’Agenzia delle Entrate provvederà automaticamente all’aggiornamento delle intestazioni catastali, eliminando oneri e tributi. Anche chi gode di un diritto di accrescimento dovrà comunicare il proprio status all’Agenzia, usufruendo di una procedura semplificata e senza costi.


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Nordio, Ferragosto alla Giudecca di Venezia

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha visitato ieri mattina la Casa di reclusione femminile di Venezia Giudecca. Il Guardasigilli si è recato nella sezione detentiva per salutare le 94 detenute presenti, di cui circa la metà straniere. Successivamente, ha incontrato il personale in servizio nell’istituto, che conta complessivamente oltre 140 unità fra Polizia Penitenziaria, personale amministrativo, educatori e mediatori culturali, esprimendo loro “vicinanza e ringraziamento per il difficile compito svolto quotidianamente con grande professionalità e altissimo senso del dovere”.

Il Ministro Nordio, accompagnato dalla direttrice, Mariagrazia Felicita Bregoli, e dal comandante di reparto dell’Istituto, Lara Boco, ha visitato il padiglione della casa di reclusione che fino al 4 novembre ospiterà l’esposizione della Santa Sede “Con i miei occhi” per la Biennale d’arte di Venezia. Al termine della visita, Nordio ha quindi incontrato il personale per portare i saluti di buon Ferragosto.

Ho deciso di tornare qui, a pochi mesi dalla mia ultima visita in concomitanza con la storica presenza di Papa Francesco per l’inaugurazione del padiglione della Biennale d’arte, perché la Giudecca rappresenta un luogo simbolo del percorso di reinserimento e riscatto sociale delle persone private della libertà. Al padiglione, infatti, in pochi mesi si sono registrate oltre diecimila visite, che hanno visto le detenute protagoniste nel ruolo di guida dei visitatori. La Giudecca, come ha ricordato il Santo Padre, è un luogo che può e sa essere anche un’occasione di rinascita morale e materiale“, ha dichiarato il Ministro Nordio.

La rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti rappresentano un valore sacro sancito dalla nostra Costituzione. È nelle intenzioni del governo, come già ben delineato nel recente Dl Carceri, promuovere e rafforzare ogni progetto in grado di favorire i percorsi di recupero di chi sta scontando una pena. Per realizzarli serve la collaborazione di tutti: dal prezioso coinvolgimento della società civile all’impegno dei detenuti, fino al ruolo fondamentale del personale della Polizia Penitenziaria a cui voglio mandare un ringraziamento particolare per gli sforzi profusi, la professionalità e l’umanità dimostrata ogni giorno”, ha concluso il Ministro.


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Polemica su Delmastro: sigaretta in carcere e dichiarazioni controverse. Caiazza all’attacco

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove è nuovamente al centro di una duplice polemica che sta infiammato (semmai ce ne fosse bisogno in questi giorni torridi) il dibattito politico e mediatico. L’origine delle critiche risale alla diffusione di una foto postata dal Sottosegretario stesso sul proprio profilo social, durante una visita al carcere di Brindisi. Nello scatto, successivamente rimosso, Delmastro appare con una sigaretta accesa in mano, in evidente contrasto con il segnale di divieto di fumo ben visibile accanto a lui. Questo dettaglio, non sfuggito agli occhi attenti di molti utenti, ha scatenato una serie di commenti di protesta. Numerosi sono stati infatti i rilanci dell’immagine da parte degli utenti sui social, accompagnati da critiche verso il comportamento del Sottosegretario, in quanto fumare all’interno dei locali carcerari è vietato.

Caiazza all’attacco su dichiarazioni “scandalose”

A complicare ulteriormente la posizione di Delmastro, è intervenuto Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali, che ha duramente attaccato il Sottosegretario per alcune sue dichiarazioni relative a una visita al carcere di Taranto. In un commento pubblicato su X (ex Twitter), Caiazza ha espresso sdegno per le parole di Delmastro, il quale avrebbe affermato con orgoglio di aver incontrato solo la polizia penitenziaria, evitando ogni contatto con i detenuti, definiti come “la Mecca” a cui lui non si inchina.

Caiazza non ha esitato a definire tali parole di “gravità definitiva”, sollevando dubbi sull’idoneità di Delmastro al ruolo che ricopre e chiedendo come sia possibile che nessuno, tra partiti politici e associazioni, abbia chiesto le sue immediate dimissioni. L’ex presidente delle Camere Penali ha inoltre sollecitato un intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio, affinché prenda posizione su una dichiarazione che giudica scandalosa.

Il ruolo dello Stato nei confronti dei detenuti

L’aspetto più delicato delle critiche mosse da Caiazza riguarda la mancata comprensione, da parte di Delmastro, delle sue responsabilità istituzionali. L’avvocato ha ricordato che i detenuti, siano essi criminali o innocenti in attesa di giudizio, sono affidati alla custodia e alla tutela dello Stato, nello specifico al ministero della Giustizia, che Delmastro rappresenta. Ignorare i detenuti durante una visita in carcere, secondo Caiazza, non solo crea una pericolosa contrapposizione tra forze dell’ordine e detenuti, ma dimostra anche un’assenza di consapevolezza del proprio ruolo governativo.

L’accusa finale è rivolta alla “propaganda becera” che, secondo Caiazza, starebbe sostituendo la vera politica. Un messaggio chiaro, che aggiunge ulteriore pressione su un sottosegretario già al centro delle polemiche.


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Assunzione della Vergine, gli auspici di Nordio: “Detenuti, speranza per il futuro”

Roma, 14 agosto – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio esprime il proprio pensiero in occasione del giorno dell’Assunta: “La festa dell’Assunzione della Vergine, così splendidamente ricordata nella devozione e nell’arte, sarà propizia domani anche per dare luce all’azione, discreta ma intensa che il Patriarca di Venezia ha voluto svolgere con il Ministero che ho l’onore di rappresentare.

Ognuno nel proprio ordine, come scrive la Costituzione della Repubblica, ma con un unico fine, proviamo così a sovvenire sia al bene comune della sicurezza civile sia a quello particolare delle persone prossime alla conclusione della loro esperienza detentiva.

A chi ha scontato la pena, od almeno la porzione di pena detentiva, vogliamo che non manchi un segno efficace di speranza per il suo futuro, segno che sarà di vero inserimento se consisterà nella abilità a un lavoro apprezzato dalla società e nella possibilità di svolgerlo con serietà e dignità: ed è per questo che concretamente abbiamo lavorato con la Chiesa veneziana. Una speranza di elevazione umana e civile che credo ben si appropri al giorno dell’Assunta. Qui a Venezia, se posso ricordarlo, anche al giorno successivo, dedicato alla solennità del compatrono di Venezia, san Rocco, raffigurata dal Canaletto e descritta dal Goethe”.


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Processi civili in Cassazione: tempi di attesa ancora lunghi, ma con segnali di miglioramento

I dati resi noti dall’ufficio statistico della Corte di Cassazione, e anticipati da Il Sole 24 Ore, evidenziano che i tempi di attesa per la definizione dei processi civili davanti alla Suprema Corte restano lunghi, superando i tre anni. Tuttavia, vi sono segnali incoraggianti che potrebbero far sperare in un allineamento con gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Al 30 giugno 2024, il “disposition time”, un indicatore che stima il tempo medio necessario per giungere a sentenza, è sceso a 971 giorni, in netto miglioramento rispetto ai 1.302 giorni registrati nel 2019. Questo dato suggerisce che l’obiettivo finale di ridurre il tempo medio a 977 giorni, previsto dal Pnrr per il 2026, potrebbe essere raggiunto in anticipo.

Tuttavia, quando si considerano i tempi effettivi dalla data di iscrizione alla decisione, il quadro si complica. Nei primi sei mesi del 2024, la durata media complessiva dei processi civili in Cassazione è salita a tre anni, cinque mesi e 23 giorni, pari a 1.268 giorni, segnando un aumento rispetto ai 1.208 giorni del primo semestre del 2023 e ai 1.225 giorni dello stesso periodo del 2022.

Un fattore determinante nell’allungamento dei tempi è rappresentato dai processi tributari, la cui durata media ha raggiunto i 1.722 giorni, equivalenti a quattro anni e otto mesi. Nonostante una riduzione rispetto ai 2.152 giorni del 2022, si è registrato un aumento rispetto ai 1.629 giorni del primo semestre del 2023.

Sul fronte degli arretrati, vi sono notizie positive: nel primo semestre del 2024, si è registrata una diminuzione del 14% rispetto al 2022 e del 9% rispetto al 2023. Tuttavia, i procedimenti fiscali, che costituiscono circa il 43% dell’arretrato totale (39.498 casi), rappresentano ancora un problema significativo, con molte cause che risalgono a oltre dieci anni fa. Nonostante un calo dell’8,6% rispetto al 30 giugno 2023, l’arretrato fiscale rimane lontano dall’essere eliminato, con 21.153 cause per imposte dirette e 9.356 per tributi locali ancora pendenti.

A complicare ulteriormente la situazione vi è l’aumento delle nuove iscrizioni. Nei primi sei mesi del 2024, si è registrato un incremento rispetto allo stesso periodo del 2023, con 14.311 nuovi procedimenti iscritti rispetto ai 13.307 dell’anno precedente. La sezione tributaria, in particolare, ha visto un incremento del 36% nelle nuove impugnazioni rispetto al 2023, con 5.201 nuovi casi.


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Riforma della custodia cautelare, Caiazza: “La proposta di Enrico Costa non mi convince”

Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), ha espresso delle riserve sulla proposta di riforma della custodia cautelare avanzata dal deputato Enrico Costa. Nonostante l’amicizia che lo lega a Costa, Caiazza ha dichiarato di non essere convinto dalla nuova proposta, pur riconoscendo l’importanza di una riforma in tale ambito.

Caiazza ha sottolineato come sia assolutamente corretto mirare a una riscrittura rigorosa del concetto di “pericolo di reiterazione del reato”, considerato da molti come la principale causa dell’abuso della custodia cautelare in Italia. Tuttavia, egli non condivide l’idea di stabilire normativamente che a un incensurato, solo in quanto tale, non possa essere addebitato il pericolo di reiterazione del reato per cui è accusato, sebbene si tratti di reati di modesto allarme sociale.

Secondo Caiazza, la prognosi del pericolo di reiterazione del reato dovrebbe basarsi su elementi concreti e oggettivi, che possano essere verificati in modo sintomatico. Questo approccio, a suo avviso, toglierebbe alla valutazione del giudice il carattere soggettivo e intimo che spesso caratterizza le decisioni attuali. Caiazza critica in particolare la prassi attuale, che tende a fondare questa valutazione sulla mera gravità del reato ipotizzato, piuttosto che su prove oggettive.

L’ex presidente dell’UCPI propone invece di imporre ai giudici un “onere rafforzato” di motivazione nelle decisioni relative alla custodia cautelare. Questo onere, secondo Caiazza, potrebbe ridurre quella che definisce una “scorciatoia argomentativa” che facilita l’abuso della custodia cautelare nel Paese. Per Caiazza, l’abuso della custodia cautelare rappresenta una delle problematiche più gravi e scandalose del sistema giudiziario italiano, ed è necessaria una riforma che ponga dei paletti più stringenti al riguardo.


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“L’Associazione nazionale magistrati esprime vicinanza alla procuratrice per i minorenni di Palermo, Claudia Caramanna, per il nuovo inquietante atto intimidatorio subito in ragione del suo costante impegno nel contrasto alla criminalità organizzata e alla devianza minorile. Con il coraggio che ha già dimostrato in questi anni, la collega non si lascerà certamente condizionare da questa ignobile azione, continuando a impegnarsi con determinazione e spirito di servizio a tutela della legalità”. Così la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.

“Auspichiamo che nulla sia trascurato per garantire la sicurezza della collega e che sia sempre alta l’attenzione delle istituzioni per prevenire azioni ritorsive, con il chiaro scopo di delegittimazione della giustizia, nei confronti dei magistrati impegnati nel contrasto alla criminalità, ancor più in territori dove è sempre pervasiva e insidiosa la presenza mafiosa”, conclude l’Anm.


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La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana rappresenta una delle sfide più urgenti e delicate del nostro tempo. In un contesto globale sempre più interconnesso e tecnologico, la capacità di un paese di innovare e digitalizzare le proprie strutture pubbliche non è solo un indicatore di efficienza, ma anche una misura della sua competitività internazionale. In questo scenario, la relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sull’informatizzazione delle pubbliche amministrazioni, istituita dalla Camera dei deputati nel 2016 e conclusa il 26 ottobre 2017, evidenzia chiaramente l’urgenza di promuovere una trasformazione digitale incisiva e capillare nel nostro Paese.

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Il lavoro della Commissione ha permesso di ricostruire in modo dettagliato l’evoluzione storica e legislativa del processo di digitalizzazione della PA, mettendo in luce criticità e ritardi che hanno compromesso la piena realizzazione di molti progetti chiave. Tra questi, spiccano le problematiche legate all’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), che ha subito numerosi ritardi e difficoltà nella sua implementazione, e il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), afflitto da persistenti malfunzionamenti che hanno ostacolato l’erogazione dei fondi europei per l’agricoltura.

Le criticità emergenti: normativa disattesa e scarsa qualità della spesa

Uno dei punti più critici emersi dalla relazione finale riguarda la scarsa conoscenza e applicazione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), sancito dal D.Lgs. 82/2005. Questa normativa, fondamentale per il processo di digitalizzazione della PA, è stata spesso ignorata o mal interpretata, con gravi conseguenze sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e sull’efficacia degli investimenti effettuati. La mancanza di un controllo rigoroso sulla qualità della spesa, soprattutto in relazione ai sistemi informativi, ha inoltre limitato fortemente l’impatto positivo che queste tecnologie avrebbero potuto generare in termini di risparmi economici e miglioramento dei servizi pubblici.

Le raccomandazioni della Commissione: formazione, rafforzamento e governance

La Commissione parlamentare ha proposto una serie di linee d’azione volte a superare le criticità evidenziate e a promuovere una vera trasformazione digitale. Tra queste, spicca la necessità di un adeguamento delle competenze del personale, sia attraverso un massiccio investimento in formazione, sia mediante l’inserimento di nuovo personale altamente qualificato, in particolare nei ruoli dirigenziali. Solo con una PA dotata delle competenze necessarie sarà possibile affrontare le sfide della digitalizzazione in modo efficace.

Altrettanto importante è il rafforzamento dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che necessita di maggiori risorse finanziarie e umane per poter svolgere il suo ruolo di guida e coordinamento del processo di innovazione tecnologica nel Paese. La Commissione ha inoltre sottolineato l’importanza di aggiornare le linee guida per il procurement dei sistemi informativi, introducendo l’obbligo di studi di fattibilità e progettazione accurata prima della messa a bando dei progetti, per evitare sprechi e garantire la qualità degli investimenti.

Infine, la relazione della Commissione pone l’accento sulla necessità di rafforzare e stabilizzare la governance della trasformazione digitale. Questo richiede non solo un miglioramento delle strutture esistenti, ma anche un costante monitoraggio dell’impatto tecnologico della normativa, valutando l’opportunità di istituire una Commissione permanente dedicata ai temi del digitale.

 


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Ferragosto di fuoco per gli studi professionali: valanga di notifiche dall’Agenzia delle Entrate

Roma – Un vero e proprio “ingorgo” di notifiche sta sommergendo i contribuenti e gli studi professionali in questo periodo di Ferragosto. La postalizzazione degli atti da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, iniziata a metà luglio, non sembra rallentare, nonostante le promesse di una tregua estiva. La denuncia arriva dall’Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi (Uncat), che ha segnalato una “pioggia di notifiche” che sta creando non poco stress tra i professionisti del settore.

“Piovono notifiche ai contribuenti da parte delle Agenzie delle Entrate territoriali”, afferma l’Uncat in una nota ufficiale, “nonostante la circolare n. 9/E di maggio scorso avesse annunciato lo stop all’invio di comunicazioni e inviti nei mesi di agosto e dicembre, salvo casi di indifferibilità e urgenza”. L’associazione ha stilato un elenco degli atti che stanno inondando i contribuenti e, di conseguenza, gli studi professionali: notifiche di pignoramento subito dopo i cinque giorni dall’intimazione, intimazioni relative a cartelle già rottamate o rateizzate, richieste istruttorie a 15 giorni, e richieste di chiarimento sui crediti per ricerca e sviluppo. Si segnalano anche annunci di notifica di verbali di accesso e richieste documentali, nonostante alcuni rinvii siano stati ottenuti solo dopo proteste energiche.

Questi atti, precisa l’Uncat, non rientrano nella sospensione estiva degli invii fiscali prevista dal decreto legislativo 1/2024, articolo 10, né nelle misure previste dall’Agenzia delle Entrate in merito al contraddittorio preventivo. La circolare 9/2024 dell’Agenzia delle Entrate, infatti, specifica che lo stop all’invio di comunicazioni dal 1° al 31 agosto e dal 1° al 31 dicembre riguarda solo alcuni atti, come le comunicazioni sui controlli automatizzati delle dichiarazioni e le lettere di compliance.

Nonostante la prassi consueta dell’Agenzia delle Entrate Riscossione di sospendere l’invio di atti rinviabili tra il 10 e il 25 agosto, gli atti considerati indifferibili e urgenti continuano a essere notificati senza interruzioni.

L’Uncat, preoccupata per il caos che si sta creando, sottolinea come questa iperattività estiva contrasti con l’obiettivo della riforma fiscale, che dovrebbe favorire la collaborazione tra fisco e contribuenti. “Purtroppo si sta verificando ciò che Uncat aveva paventato,” prosegue la nota, “una contrapposizione tra una riforma ispirata a criteri di collaborazione e prassi operative rigide degli uffici fiscali.”

L’associazione chiude la sua denuncia con un appello all’Agenzia delle Entrate affinché emetta indicazioni omogenee per le sue sedi territoriali e vigili sulla corretta attuazione delle stesse, al fine di garantire una tutela equa e uniforme per tutti i contribuenti.


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