Autonomia differenziata: legittima la richiesta di abrogazione totale ma serve un ulteriore passaggio alla Consulta

La richiesta di abrogare totalmente la legge sull’Autonomia differenziata è legittima, ma prima di procedere con il referendum, sarà necessario un ulteriore passaggio davanti ai giudici della Corte Costituzionale per verificare l’ammissibilità della consultazione. Entro gennaio 2025, infatti, la Corte dovrà esprimersi sulla questione. L’Ufficio centrale per il referendum, dopo aver esaminato la legge Calderoli, ha ribaltato parzialmente la decisione della Corte Costituzionale, che lo scorso giugno aveva giudicato costituzionale la legge con l’eccezione di alcune parti, ritenute anticostituzionali.

Secondo la Cassazione, l’abrogazione totale è possibile, mentre non lo è per la proposta di abrogazione parziale, avanzata da cinque Consigli regionali, poiché riguarda aspetti già dichiarati illegittimi dalla Corte.

Ivana Veronese, vicepresidente del comitato nazionale contro l’autonomia differenziata e segretaria confederale Uil, ha espresso soddisfazione per la decisione, che ritiene un passo importante contro la legge.


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Ernesto Maria Ruffini lascia l’Agenzia delle Entrate: “Demonizzato il fisco”

L’avvocato Ernesto Maria Ruffini annuncia la sua decisione di lasciare la direzione dell’Agenzia delle Entrate, spiegando che “il clima è cambiato” e che non intende “scendere in campo” nella politica. In un’intervista al Corriere della Sera, Ruffini racconta di come il contesto sia cambiato rispetto a quando aveva assunto l’incarico. La critica al fisco, accusato di “estorcere un pizzo di Stato”, e la percezione dell’Agenzia come un “sequestratore” delle famiglie lo hanno spinto a questa scelta.

“Il mio unico obiettivo è stato servire il bene comune”, afferma, sottolineando che il fisco è strumento dello Stato e non responsabile delle politiche fiscali, che spettano al legislatore. Ruffini ribadisce il suo impegno per la legge e la Costituzione, rivelando che, dopo aver comunicato al ministro Giorgetti la sua decisione, passerà il testimone a chi lo succederà.


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Trasferte e rimborsi spese: dal 2025 obbligo di pagamenti tracciabili

A partire dal 2025, entrerà in vigore una nuova normativa che rivoluzionerà il trattamento fiscale delle spese di viaggio per i dipendenti, rendendo obbligatorio l’uso di metodi di pagamento tracciabili. Questa misura, inclusa nella Legge di Bilancio, ha lo scopo di migliorare la trasparenza fiscale e prevenire l’evasione, imponendo alle aziende di adeguarsi a nuove modalità di rimborso per le trasferte.

Pagamenti Tracciabili: Una Rivoluzione Fiscale

Il cambiamento principale riguarda l’obbligo di utilizzare carte di credito, carte di debito, carte prepagate o bonifici bancari per tutti i rimborsi relativi alle spese di viaggio, comprese quelle per vitto, alloggio, viaggio e trasporto. Il governo intende garantire che tutte le transazioni siano tracciabili e documentate, al fine di migliorare il controllo fiscale e limitare il rischio di irregolarità.

Le spese sostenute con metodi non tracciabili, come i pagamenti in contante, non godranno più delle agevolazioni fiscali, e dovranno essere giustificate con adeguata documentazione per poter essere rimborsate. Rientrano tra i metodi tracciabili anche i pagamenti effettuati tramite app di pagamento su smartphone, a condizione che siano verificabili tramite codice Iban o numero di cellulare.

Rimborsi per trasferte locali e fuori comune

La normativa distingue tra le trasferte effettuate all’interno dello stesso comune e quelle fuori dal comune di residenza. Per le trasferte locali, i rimborsi per le spese di viaggio saranno soggetti a tassazione, ad eccezione di quelli che risultano documentati e pagati tramite strumenti tracciabili. Diversamente, le trasferte fuori dal comune non concorreranno a formare il reddito, purché il pagamento avvenga con modalità tracciabili.

In entrambi i casi, l’introduzione della tracciabilità delle spese mira a semplificare la gestione fiscale e a garantire che le richieste di rimborso siano sempre trasparenti e verificabili.

Un nuovo scenario per le aziende

Le aziende dovranno rivedere le proprie policy relative alle trasferte e ai rimborsi spese, adeguandosi alle nuove regole sulla tracciabilità. Questo comporterà l’introduzione di nuove modalità di pagamento per i dipendenti in trasferta e l’obbligo di documentare ogni spesa effettuata.

La misura avrà un impatto significativo, in quanto le aziende dovranno garantire che tutti i pagamenti siano effettuati tramite metodi tracciabili, come carte di credito, carte prepagate o app di pagamento, evitando così la possibilità di rimborsi non conformi. In particolare, le società dovranno gestire i rimborsi per i trasporti pubblici e le spese per i pedaggi autostradali, che dovranno essere pagati con sistemi verificabili, come il Telepass.

Un periodo di transizione

Per evitare disagi alle imprese, si prevede un periodo di transizione prima dell’entrata in vigore definitiva delle nuove disposizioni. Questo darà il tempo necessario per le aziende di adattarsi alla nuova normativa e modificare le proprie procedure interne, al fine di conformarsi alle nuove regole fiscali.


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Collegato Lavoro: via libera definitivo del Senato a nuove semplificazioni

Con 81 voti favorevoli, 47 contrari e un’astensione, il Senato ha approvato definitivamente il Collegato Lavoro, una serie di misure che introducono semplificazioni e modifiche su diverse tematiche legate al lavoro. Le principali novità riguardano la somministrazione di lavoro, il lavoro stagionale, lo smart working, la cassa integrazione (CIG) e l’apprendistato.

Semplificazione e flessibilità nel contratto di lavoro
Una delle modifiche più significative riguarda il lavoro in somministrazione, per cui si prevede la possibilità di utilizzare risorse per contratti a termine o indeterminato in modo congiunto, sostitutivo o integrativo. Viene inoltre eliminato il limite del 30% per l’impiego di lavoratori a tempo determinato o indeterminato nell’ambito delle agenzie per il lavoro, una misura che si applica anche ai contratti con aziende “startup” che necessitano di manodopera stagionale.

Nel contesto delle dimissioni per assenze ingiustificate, viene introdotto l’obbligo di notifica telematica, con la possibilità di inviare motivazioni attraverso collegamenti audiovisivi, anche per le controversie di lavoro in sede sindacale.

Lavoro stagionale e smart working
Per quanto riguarda il lavoro stagionale, il Collegato Lavoro definisce un’interpretazione che amplia l’uso di contratti stagionali per le attività produttive stagionali, inclusi i settori agricoli e turistici. Vengono introdotte anche modifiche per semplificare l’utilizzo dello smart working, con l’obbligo per i datori di lavoro di comunicare l’inizio e la fine del periodo lavorativo entro cinque giorni dalla data di avvio del lavoro.

Apprendistato e cassaintegrazione
Sul tema dell’apprendistato, il Collegato introduce modifiche per semplificare l’accesso ai contratti di apprendistato professionalizzante e garantire maggiore flessibilità nella durata dei periodi di prova. In particolare, la durata del periodo di prova per i contratti a termine è fissata in un giorno di effettiva prestazione per ogni 15 giorni di calendario. Inoltre, la durata della Cassa Integrazione viene riformata, con nuove modalità per l’accesso dei lavoratori stagionali, che potranno continuare a lavorare anche durante il periodo di integrazione salariale.

Contratti misti e nuove forme di assunzione
Una delle innovazioni più significative riguarda i contratti ibridi, che permetteranno ai datori di lavoro di assumere un dipendente in parte con un contratto subordinato e in parte con un rapporto autonomo, approfittando del regime fiscale agevolato per i professionisti. Questi contratti potranno essere applicati solo a quei professionisti che sono iscritti agli albi professionali e che collaborano con datori di lavoro con più di 250 dipendenti.


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Riforma della giustizia: Meloni e Nordio puntano alla “separazione ecumenica”

Roma – Silvio Berlusconi, anche dopo la sua scomparsa, continua a essere la figura simbolica che condiziona il dibattito sulla riforma della giustizia. La sua eredità politica aleggia sulle scelte del Governo Meloni, impegnato a portare avanti una delle riforme più ambiziose: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

L’obiettivo della premier Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio è chiaro: evitare che la riforma sia percepita come una “vendetta” contro la magistratura, come avvenuto negli anni dei governi Berlusconi. La sfida è ancora più alta in vista di un possibile referendum confermativo, che potrebbe spaccare il Paese in due tifoserie contrapposte: da un lato i sostenitori del centrodestra, spesso critici verso l’operato delle Procure, dall’altro gli elettori di centrosinistra, tradizionalmente vicini alle ragioni della magistratura.

Tre segnali di disarmo

Negli ultimi giorni, tre segnali chiari mostrano una strategia più prudente da parte del Governo, mirata a smorzare le tensioni e favorire un approccio “ecumenico” alla riforma.

  1. Il decreto “spuntato” sulle ordinanze cautelari

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo sulle ordinanze cautelari in una versione meno rigida del previsto. Nonostante le critiche del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Giuseppe Santalucia, la norma non vieta ai giornalisti di riferire i contenuti degli atti giudiziari, limitandosi a proibire la pubblicazione in forma “letterale”. In assenza di sanzioni concrete, la multa prevista resta quella storica del codice penale fascista, da 51 a 258 euro, una cifra simbolica e priva di reale effetto deterrente.

  2. Accantonato l’illecito disciplinare per i magistrati “troppo indulgenti”

    La proposta di introdurre un illecito disciplinare contro i magistrati considerati “culturalmente orientati all’accoglienza dei migranti” è sparita dai radar. Inizialmente sostenuta dalla Lega, la norma avrebbe dovuto limitare l’autonomia dei magistrati su temi legati all’immigrazione. Ma il decreto giustizia del 29 novembre (Dl 178/2024) non ha incluso questa disposizione, e la proposta è finita in una sorta di limbo normativo.

  3. Nessuna novità sul conflitto d’interessi di de Raho e Scarpinato

    Anche il tema del conflitto d’interessi di Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato, parlamentari ed ex magistrati M5S, è scomparso dall’agenda politica. La proposta di introdurre regole che impedissero loro di partecipare ad alcuni lavori della Commissione Antimafia è stata depositata in Parlamento, ma non è mai stata discussa né alla Camera né al Senato.

Una riforma “ecumenica” per lasciare il segno

Questi segnali di “disarmo” indicano la volontà di Meloni e Nordio di procedere con cautela, evitando scontri frontali con la magistratura e l’opinione pubblica. L’obiettivo è costruire un consenso più ampio possibile attorno alla riforma della separazione delle carriere, affinando la strategia in vista del referendum confermativo.

“Vogliamo una riforma per tutti, non solo per il centrodestra”, sembra essere il messaggio che Meloni e Nordio vogliono lanciare. La posta in gioco è alta. La premier punta a lasciare un’impronta significativa sull’ordinamento costituzionale, mentre Nordio ambisce a essere ricordato come il ministro che ha realizzato una riforma storica. Ma per raggiungere questo traguardo, il Governo dovrà allontanare l’ombra del “regolamento di conti” con la magistratura e trasformare una battaglia politica in una riforma condivisa e duratura.


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Al via il concorso PNRR 2: 19mila posti per docenti nelle scuole di ogni ordine e grado

Dall’11 dicembre al 30 dicembre 2024, gli aspiranti docenti potranno presentare la domanda di partecipazione al nuovo concorso ordinario, noto come “Concorso PNRR 2”. L’iniziativa riguarda le scuole di ogni ordine e grado e si inserisce nel piano del Governo per l’assunzione di 70.000 insegnanti entro il 2026.

L’annuncio del Ministro
“L’avvio dei nuovi concorsi segna una tappa fondamentale per rafforzare il sistema scolastico italiano”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il ministro ha sottolineato l’importanza dell’obiettivo di garantire un’istruzione di qualità e al passo con le sfide contemporanee. Dei 19.032 posti disponibili, il 25% (pari a 4.840 cattedre) è riservato al sostegno, un segnale di forte investimento su inclusione e supporto agli studenti con bisogni educativi speciali.

I posti disponibili
Il concorso mette a bando un totale di 19.032 posti, suddivisi tra diversi livelli scolastici:

  • 8.355 posti per la scuola dell’infanzia e primaria
  • 10.677 posti per la scuola secondaria di I e II grado

Dei posti complessivi, il 25% è riservato al sostegno. I candidati potranno accedere alle procedure concorsuali se in possesso di abilitazione all’insegnamento. Per la scuola secondaria, potranno partecipare anche coloro che, pur non abilitati, abbiano svolto almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque o abbiano conseguito i 24 CFU/CFA previsti dalla normativa. Possono, inoltre, partecipare con riserva gli iscritti ai percorsi abilitanti attivati nell’anno accademico 2023/2024.

Le prove del concorso
Le selezioni, gestite a livello regionale, prevedono tre fasi principali:

  1. Prova scritta computer-based:
    • 50 quesiti a risposta multipla
    • Durata di 100 minuti
    • Valutazione delle competenze pedagogiche, psicopedagogiche e didattiche, competenze digitali e conoscenza della lingua inglese.
  2. Prova orale:
    • Accertamento delle competenze disciplinari e didattiche
    • Accesso consentito ai candidati che abbiano superato la prova scritta con almeno 70/100
    • Partecipano i candidati in numero massimo pari al triplo dei posti disponibili per ciascuna regione e classe di concorso
  3. Valutazione dei titoli:
    • La graduatoria finale verrà stilata sulla base dei punteggi ottenuti nelle prove precedenti e dei titoli posseduti dai candidati.
    • L’elenco dei vincitori sarà definito entro l’estate 2025 e le assunzioni avverranno dal 1° settembre 2025.

Come presentare la domanda
La domanda di partecipazione dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso il Portale Unico disponibile ai seguenti indirizzi:

Per l’accesso al portale, è necessario possedere le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o la Carta di Identità Elettronica (CIE) e l’abilitazione al servizio “Istanze on line”.

Scadenze e prossimi passi
Le procedure concorsuali si concluderanno entro l’estate 2025 e i vincitori saranno assunti dal 1° settembre 2025. Per partecipare, è fondamentale rispettare le scadenze: la presentazione della domanda è consentita solo dall’11 dicembre fino alle 23:59 del 30 dicembre 2024.


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Sulle notizie di stampa a proposito dell’applicativo APP: la nota del Ministero

Roma, 11 dicembre 2024 – Pubblichiamo di seguito la nota integrale del Ministero della Giustizia a proposito dei depositi telematici nei procedimenti penali.

La scelta di rendere obbligatorio il processo penale telematico è stata fatta nel corso della precedente Legislatura con l’approvazione della legge Cartabia (d.lgs. n. 150 del 2022) e l’inserimento nel P.N.R.R. di una milestone che prevedeva la digitalizzazione del processo penale “fino all’udienza preliminare esclusa”, a partire dall’inizio del 2024.

Il Governo in carica si è trovato nella condizione obbligata di dovere dare esecuzione agli impegni presi dal precedente esecutivo, sia in sede nazionale che europea, rendendo possibili i depositi telematici nei procedimenti penali – per la prima volta nella storia del processo penale – a partire dal 14 gennaio 2024.

Dopo una prima fase di fisiologico assestamento, ormai APP è utilizzata costantemente per i depositi di atti processuali nel procedimento di archiviazione, come testimoniato in maniera inoppugnabile dalle statistiche DGSTAT risalenti al mese di ottobre 2024 – le ultime disponibili –, che dimostrano che i depositi telematici delle richieste di archiviazione raggiungono quasi il 90% del totale delle richieste complessive negli uffici.

Il Ministero ha collaborato ha collaborato con il CSM e con gli uffici, in questi due ultimi anni; le riunioni del Comitato Paritetico CSM Ministero della giustizia, che si svolgono con cadenza mensile, hanno consentito di monitorare costantemente l’evoluzione dell’applicativo; in sede di Paritetico il Ministero ha sempre risposto puntualmente alle richieste di chiarimenti e informazioni provenienti dai componenti del CSM.

Va soggiunto che il Gruppo di lavoro costituito dal Ministero (al quale partecipano attivamente anche magistrati espressamente designati dal CSM), si riunisce almeno due volte al mese, ogni giovedì, da due anni; l’ultima riunione è stata giovedì 5 dicembre e la prossima riunione è fissata giovedì 12 dicembre.

Dallo scorso 18 ottobre ‘24, è stata messa in esercizio la versione c.d. APP2.0, cioè una nuova scrivania digitale, che seguendo i desiderata espressi dagli uffici giudiziari, presenta rilevantissime novità in tema di: contatori; ricerca fascicoli; fascicoli in evidenza; atti ricevuti da lavorare e in lavorazione; bozze e atti in lavorazione; visualizzazione calendario udienze; consultazione fascicolo (copertina); ricerca fascicolo; carica documento senza apposizione firma, etcetera.

C’è stata sperimentazione degli applicativi per il deposito digitale tra i magistrati; il sistema APP, come ricordato sopra, è in funzione negli uffici giudiziari (procura della Repubblica e sezioni GIP del Tribunale) dal 14 gennaio 2024.

Inoltre, dal 31 ottobre 2024, APP è in dotazione anche in tribunale (per i giudici del dibattimento, collegiale e monocratico); quindi i magistrati in servizio presso tutti gli uffici giudiziari di primo grado italiani sono stati posti in grado di sperimentare l’uso dell’applicativo da ormai un mese e mezzo.

Dal 16 dicembre 2024, in vista dell’obbligatorietà del deposito telematico negli uffici di primo grado, saranno introdotte le seguenti funzionalità nell’applicativo APP2.0, in grado di soddisfare le richieste manifestati dai magistrati durante la sperimentazione:

  • arricchimento della classificazione degli atti (c.d. Titolario) per una gestione documentale strutturata del fascicolo digitale penale
  • carica atto da firmare, estesa ad ulteriori voci del Titolario, che permette agli utenti di poter caricare direttamente un provvedimento e procedere alla firma, al deposito e all’acquisizione nel fascicolo
  • carica documento e atti delle parti o degli ausiliari, che prevede un wizard semplificato per il caricamento del documento relativo al Titolario
  • estensione della funzionalità di Redigi atto ad ulteriori voci del Titolario
  • inserimento automatico della intestazione della sentenza per GIP, GUP e giudici del dibattimento.

In ogni caso, occorre chiarire che il Ministero ha già avviato il procedimento teso alla modifica dell’art. 3 del d.m. 29 dicembre 2023, n. 217 – che detta i termini dell’avvio del processo penale telematico – in modo da assicurare, a partire dal 1° gennaio 2025, un regime di c.d. doppio binario (analogico e telematico) per tutti gli atti depositati dai magistrati nella fase delle indagini preliminari e per i provvedimenti cautelari sia personali che reali innanzi agli uffici giudiziari di primo grado.

In particolare, è stato già trasmesso al CSM e al CNF – perché siano resi i pareri obbligatori prescritti dall’art. 87 del d.lgs. n. 150 del 2022 – uno schema di decreto che modifica il detto art. 3 del d.m. n. 217 del 2023, prevedendo in sintesi per il giudizio di primo grado che:

i)                    sino al 31 dicembre 2025, con l’eccezione di cui al numero iv), negli uffici della Procura della Repubblica e del Giudice delle indagini preliminari, il deposito da parte dei magistrati – salvo che per i procedimenti di archiviazione – potrà avere luogo anche con modalità non telematiche (c.d. doppio binario);

ii)                  sino al 31 dicembre 2025 il deposito di atti nei procedimenti cautelari, personali e reali, compreso il giudizio innanzi al tribunale del riesame, potrà avere luogo anche con modalità non telematiche (c.d. doppio binario);

iii)               a decorrere dal 1° gennaio 2025, con l’eccezione di cui al numero iv), gli atti del processo saranno depositati in modalità esclusivamente telematica nelle fasi dell’udienza preliminare, dei riti speciali (giudizio immediato, abbreviato, patteggiamento e decreto penale di condanna) e del dibattimento;

iv)                a decorrere dal 1° aprile 2025 gli atti di iscrizione delle notizie di reato di cui all’art. 335 c.p.p. e gli atti nel rito speciale c.d. “per direttissima”, saranno depositati in modalità esclusivamente telematica;

In definitiva, con la descritta modifica del regolamento ministeriale n. 217 del 2023, sarà possibile assicurare un congruo periodo di sperimentazione del PPT anche nel corso del 2025, restando l’obbligatorietà dei depositi telematici rinviata – salvo che nelle fasi sopra dettagliatamente descritte durante le indagini preliminari, nonché davanti al GUP e al dibattimento di primo grado – al prossimo 31 dicembre 2025.


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Ocf: “Nessun bavaglio liberticida: norme di garanzie contro spettacolarizzazione e danno irreparabile per chi è coinvolto”

Roma, 11 dicembre 2024 – “Le dichiarazioni del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia necessitano di una risposta chiara per riportare equilibrio nel dibattito.

Definire la separazione delle carriere una misura “punitiva” contro la magistratura è un’interpretazione distorta. Questa riforma mira a garantire la terzietà del giudice, come previsto dalla Costituzione, e a rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Distinguere nettamente le funzioni giudicanti da quelle requirenti non è un attacco alla magistratura, ma un passo verso un sistema più equo e allineato agli standard internazionali richiesti da tempo” – dichiara il Segretario Accursio Gallo.

“Parlare poi di “bavaglio liberticida” è francamente una forzatura: proteggere la presunzione di innocenza e impedire processi mediatici paralleli è un dovere di ogni democrazia matura. Il processo pubblico – aggiunge il Coordinatore Mario Scialla-  resta una garanzia fondamentale, ma deve essere distinto da una spettacolarizzazione che può danneggiare irreparabilmente chi è coinvolto.

E non si comprende infine perché istituire una Giornata per le vittime degli errori giudiziari mini la fiducia nella giustizia, anzi: serve a riconoscere le sofferenze di chi ha subito ingiustizie e a promuovere miglioramenti concreti nel sistema. Un’amministrazione della giustizia che non accetta autocritiche non può dirsi trasparente né vicina ai cittadini”.

“L’Organismo Congressuale Forense continuerà a lavorare per una giustizia più equa, trasparente e rispettosa dei principi costituzionali, convinto che il miglioramento del sistema sia nell’interesse di tutti” – concludono Gallo e Scialla.


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Correttivo Cartabia, le ultime novità: un convegno della Federazione Camere Civili del Triveneto

🖊 La Federazione delle Camere Civili del Triveneto, in collaborazione con l’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) e con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Padova, ha organizzato un importante convegno dedicato alle ultime novità introdotte dal Correttivo della Riforma Cartabia.

I protagonisti dell’evento

Saluti istituzionali di:
▪️Avv. Rosanna Rovere, Presidente della Federazione delle Camere Civili del Triveneto;
▪️Avv. Alberto Del Noce, Presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili;
▪️Avv. Francesco Rossi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova.
▪️A introdurre e moderare i lavori l’avv. Fabio Spotelli, Consigliere dell’Unione Nazionale delle Camere Civili.
Tra i relatori, nomi di rilievo del panorama giuridico nazionale:
▪️Avv. Prof. Fabio Valerini, Consigliere del Centro Studi dell’Unione Nazionale delle Camere Civili;
▪️Prof. Avv. Michele Angelo Lupoi, Ordinario di diritto processuale civile presso l’Università di Bologna.
Ecco di seguito la registrazione integrale dell’evento sulla webTv di Servicematica


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Quasi una multa su tre in Italia resta inevasa. È quanto emerge da un’indagine condotta da Ifel nell’ambito del “Progetto riscossione”, che fotografa un fenomeno allarmante: il 28,4% delle sanzioni non viene pagato.

Il dato varia sensibilmente lungo la penisola. Al Nord, l’evasione si attesta attorno al 25%, mentre al Sud arriva a toccare il 48,2%, quasi la metà del totale. Le azioni coattive per il recupero delle somme risultano poco efficaci: solo il 28,2% delle multe viene effettivamente incassato, una percentuale che scende ulteriormente per la Tari e il Canone unico, dove si recupera meno del 15%.

Per arginare il fenomeno, Ifel propone alcune soluzioni: maggiore celerità negli accertamenti, l’affidamento della riscossione a concessionari privati o società pubbliche esterne all’ente. L’obiettivo è snellire le procedure e aumentare il tasso di recupero, che oggi si dimostra ancora troppo basso per garantire il rispetto delle regole e la sostenibilità dei bilanci locali.


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