Decreto sostegni e bonus famiglie 2021

Arriva il bonus per genitori separati ed il contributo per genitori con figli disabili

All’interno del Decreto Sostegni recentemente approvato sono state inserite nuove misure a sostegno delle famiglie italiane. Nello specifico, sono stati introdotti un fondo per aiutare i genitori separati ed un contributo per i genitori con figli disabili. Tali agevolazioni sono da intendersi comprese negli aiuti e incentivi per fronteggiare l’emergenza Covid-19, in attesa dell’assegno unico per i figli.

10 milioni di euro per assegno di mantenimento e bonus figli disabili

Tra le conseguenze del Covid-19, vi è la cessazione, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa di genitori sigle con figli a carico. Da qui, innanzitutto la necessità di istituire un fondo specifico, di 10 milioni di euro, a sostegno proprio di quei genitori in difficoltà. Si tratta di una misura che permetterà di erogare l’assegno integralmente o parzialmente, con un tetto massimo di 800euro mensili.

Il decreto attuativo sarà emanato entro un paio di mesi, e ne definirà altresì criteri e modalità di erogazione. Tuttavia, è già chiaro che si tratta di una misura riservata esclusivamente al mantenimento dei figli. Dunque, ne sono esclusi gli assegni per il coniuge o ex coniuge, in qualsiasi situazione economica ci si trovi.

Infine, il Decreto Sostegni introduce il bonus figli disabili 2021: contributo mensile rivolto solo a madri single disoccupate o monoreddito. Nello specifico: la disabilità del figlio deve essere riconosciuta almeno al 60%; il contributo -al massimo- sarà di 500euro al mese. Tuttavia, alla misura in questione manca ancora il decreto attuativo: bisogna continuare ad attendere anche soltanto per conoscerne criteri e modalità di accesso.

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Un avvocato non può contattare direttamente la controparte?

 

 

Un avvocato non può contattare direttamente la controparte

Un avvocato non può contattare direttamente la controparte?

Un avvocato ricorre al CNF dopo che il COA l’ha ritenuto responsabile della violazione degli articoli 6 e 27 del codice deontologico per avere, durante una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, inviato una lettera alla controparte senza contattarne i difensori. Con la lettera, l’avvocato intimava il pagamento di una somma.

Il CNF rigetta l’impugnazione. Secondo il Consiglio l’avvocato non risultava titolare di un effettivo diritto di credito. In ogni caso, il fatto di aver contattato direttamente la controparte, e non i suoi legali, va contro il principio secondo cui un legale deve sempre mantenere una condotta basata sulla correttezza e sulla lealtà.

IL RICORSO IN CASSAZIONE

L’Avvocato ricorre allora in Cassazione e porta i seguenti motivi:

– il procedimento disciplinare sarebbe nullo, perché è mancata la fase di audizione e di ascolto dell’avvocato;
– il procedimento avrebbe violato il principio d’immediatezza: il COA si è attivato dopo 4 anni dalla segnalazione e la sentenza del CNF è giunta dopo 4 anni dall’udienza di discussione;
– il CNF non avrebbe tenuto conto che la lettera era volta a tutelare la posizione di creditore dell’avvocato e ad evitare la prescrizione del proprio diritto di credito.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Con la sentenza n. 13167/2021 la Cassazione rigetta il ricorso, ritenendo infondati tutti e 3 i motivi.

– Il primo motivo è infondato perché il procedimento si è svolto secondo il R.D n. 37/1934 per cui “la giurisprudenza di legittimità esclude il diritto dell’incolpato a essere ascoltato nella fase delle indagini conoscitive preliminari all’emissione del provvedimento di citazione a giudizio” data la natura amministrativa del procedimento;

– il secondo motivo è infondato, perché la celerità nel procedimento amministrativo indicata dall’art. 2 della legge n. 241/1990 non è applicabile ai procedimenti davanti al CNF, che ha natura giurisdizionale;

– il terzo motivo è infondato. Una corrispondenza diretta con la controparte è permessa solo nei casi eccezionali specificamente previsti dal Codice Deontologico. Il caso in questione non ricade tra questi.
Il COA ha accertato la violazione del divieto da parte dell’avvocato. Ed è assolutamente irrilevante la natura personale dell’invio della lettera, nonché il fatto che il difensore della controparte fosse a conoscenza del contenuto e delle finalità della stessa.

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Decreto sostegni: Enti locali e regioni

Fondi per oltre 1 miliardo a sostegno di Enti locali e regioni

L’aumento dei Fondi agli enti locali e alle Regioni è una delle misure più importanti all’interno del Decreto Sostegni. Infatti, si tratta di contribuiti destinati anche a città d’arte e borghi, per il rilancio del loro patrimonio artistico e culturale. Inoltre, parte andrà ai comuni: verranno colmate le perdite sulle tasse di soggiorno, potenziati asili nido e impianti sportivi comunali.

1,26 miliardi di euro da ripartire con successivo decreto entro giugno 2021

La pandemia scoppiata lo scorso anno ha lacerato il tessuto socio economico già parzialmente compromesso dalle crisi del primo decennio del XXIesimo secolo. Infatti, Comuni, Provincie autonome e Regioni hanno dovuto fornire servizi alla loro cittadinanza, nonostante le loro entrate fossero ridotte prepotentemente. Dunque, appare evidente la necessità di aumentare i fondi per l’esercizio delle funzioni degli Enti locali e delle Regioni.

In particolare, tra il dl Sostegni e la legge di Bilancio, in ballo ci sono 1,5miliardi di euro. Quindi, entro il prossimo 30 giugno, tale ammontare complessivo andrà suddiviso tra Comuni (1,35miliardi) da una parte e Province e Città metropolitane (150milioni) dall’altra. In particolare, 250 milioni andranno al ristoro parziale dei Comuni, che per il crollo del turismo, non hanno potuto riscuotere l’imposta di soggiorno.

Inoltre, particolare importanza assume lo stanziamento di 800 milioni di euro per le imprese di trasporto pubblico locale. Poi c’è il Fondo, di 1 miliardo di euro, previsto per le Regioni a rimborso degli acquisti di DPI e altri beni sanitari. Infine, sempre ai Comuni, 330milioni dal Fondo per la mancata riscossione del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitari nonché occupazione aree mercati.

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Carole (VE) è il primo comune italiano a sperimentare un software di polizia predittiva.
Pelta Suite, questo il nome di questo software, è basato sull’intelligenza artificiale ed è in grado di prevedere fenomeni di microcriminalità e altre situazioni di allerta, come assembramenti non autorizzati.
La sperimentazione è iniziata lo scorso 4 maggio.

COME FUNZIONA IL SOFTWARE DI POLIZIA PREDITTIVA

A spiegare il funzionamento del software è Angelo Russo, CSO della Società XServizi:

“Il nostro software si basa su due livelli di informazioni: da un lato i big data e dall’altro le informazioni aggiunte dagli agenti di polizia. Gli agenti in servizio non dovranno altro che scorrere la mappa, soffermarsi nei punti indicati con un differente colore e leggere tutte le informazioni relative agli eventi che il software prevede si realizzeranno nei successivi 30-60 minuti. In questo modo le Forze dell’Ordine sapranno come impiegare le risorse, e non solo nel breve periodo: grazie alla funzione offerta dalla piattaforma relativa all’evoluzione del rischio nei successivi 7 giorni, verranno fornite informazioni importanti anche per la valutazione delle risorse da impiegare nel lungo periodo.
Un’altra funzione riguarda il tool completamente dedicato al Covid-19 per prevenire assembramenti e mappare i contagi e i relativi contatti”.

Gli agenti, conoscendo in anticipo quali eventualità potrebbero verificarsi, hanno la possibilità di intervenire con più precisione non solo nel momento stesso in cui queste accadono ma anche prima. In questo modo, la sicurezza urbana non sarà più un fenomeno basato sull’emergenzialità ma sulla prevenzione.

Quando si parla di intelligenza artificiale e delle sue applicazioni alla giustizia e alla polizia predittiva uno dei dubbi maggiori riguarda la privacy dei cittadini.
Nel caso di Caorle, le informazioni inserite dagli agenti sono generiche: sesso, età, caratteristiche fisiche. Il software dunque non tratta dati personali.
Per maggiori informazioni è possibile leggere la notizia originale sul sito del Comune di Caorle.

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L’OCF e congresso nazionale alla fiera di Roma: affrontare subito problemi della Giustizia

L’avv. Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, richiede la convocazione di un congresso nazionale, da calendarizzare non oltre il prossimo luglio. L’urgenza e la necessità dell’evento scaturirebbero dall’impellenza delle nuove riforme ed investimenti che – a stretto giro- coinvolgeranno l’intero sistema. Le giornate potrebbero essere quelle del 23 e 24 luglio, molto probabilmente in presenza, magari con un numero definito di delegati.

Occasione irripetibile per affrontare problemi strutturali della giustizia e riforme ordinamento giudiziario

12 maggio 2021, l’OCF richiede la convocazione del Congresso Nazionale Forense, da tenersi entro il prossimo luglio. Inoltre, il documento recante in calce la firma del coordinatore avv. Malinconico, specifica che la sessione dovrà tenersi a Roma. Nello specifico, l’area individuata (Fiera di Roma) permetterebbe di realizzare un evento in presenza, seppur ridotta, nei limiti dell’osservanza delle norme anti-Covid.

Dal punto di vista dei temi, ci si concentrerà soprattutto sull’impiego delle risorse del Recovery Fund in ambito giuridico. Infatti, la volontà è di partecipare attivamente ad un’azione condivisa e unitaria, di concerto con le forze politiche. Precisamente, l’intento è di esprimersi riguardo 4 punti stabiliti:

  • L’utilizzo del fondo Recovery Fund per la sostenibilità della giurisdizione e della professione forense;
  • riforma dell’ordinamento forense;
  • riforma dell’ordinamento giudiziario;
  • modifiche statutarie.

Dunque, se è chiaro l’intento dell’OCF di andare al di là delle bandiere politiche, altrettanto chiare sono le tempistiche dettate. In effetti, è lo stesso a specificare: “Vista l’accelerazione [del] Governo […] il Congresso dovrebbe essere convocato subito, entro […] dieci giorni dalla richiesta […]”.

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Riforma del processo civile: il maxi emendamento

Decreto Sostegni: ecco tutte le novità

 

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Riforma del processo civile: il maxi emendamento

Il maxi emendamento della Min. della Giustizia Cartabia relativo alla riforma del processo civile, riprendere alcuni degli elementi già previsti dal disegno di legge “ex Bonafede”.

Vediamo quali sono le principali novità.

Processo civile sempre più telematico

Oltre alla PEC, il deposito di atti e documenti di parte potrà essere svolto tramite altri sistemi, simili a quelli del processo amministrativo telematico.

Le eccezioni alle modalità telematiche saranno limitate ai casi di malfunzionamenti dei sistemi centrali o a situazioni di urgenza.

Il deposito telematico con strumenti diversi dalla PEC avverrà nel rispetto delle attuali norme sulla sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione di documenti telematici che, al momento, che però dovranno essere aggiornate.

Atti chiari e sintetici

La riforma del processo civile prevedere che gli atti e i documenti da depositare rispettino il principio di chiarezza e sinteticità.
Perché ciò sia possibile, si attendono indicazioni sui criteri  e anche la creazione di moduli con campi specifici che aiutino l’inserimento delle informazioni nei registri del processo.

L’avvocato che non rispetta le regole di compilazione e il principio di chiarezza e sinteticità non vedrà invalidarsi l’atto, ma potrebbe pagare una sorta di “multa” in fase di liquidazione.

Udienze da remoto

Si proseguirà con le udienze da remoto, la trattazione per iscritto e il giuramento per iscritto del consulente tecnico d’ufficio.

Le udienze da remoto saranno estese alle separazioni consensuali e alle udienze d’esame dei soggetti coinvolti in procedimenti di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno.

Notificazioni

Gli avvocati avranno l’obbligo di notificare gli atti via PEC qualora gli indirizzi di posta elettronica certificata dei destinatari siano rilevabili dai pubblici elenchi. Potranno affidarsi agli uffici giudiziari solo se la notifica via PEC risulta impossibile o il destinatario sia privo di una casella di posta elettronica certificata.

Contributo unificato

Il contributo unificato potrà ancora essere pagato con le attuali modalità telematiche, con carte e altri strumenti di pagamento elettronico, con conto corrente postale intestato alla tesoreria dello Stato, presso le tabaccherie o con bonifico.

 

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Dai contributi alle imprese e alle famiglie, passando per il voucher viaggi

Approvato alla Camera il Disegno di legge di conversione del decreto Sostegni: molte le misure per imprese e famiglie. Tra tutti: confermato il Fondo per genitori separati o divorziati, posticipate le scadenze degli sfratti e riconfermato il reddito di cittadinanza. Infine, elargiti ristori alle startup e contributi e finanziamenti per enti locali e regioni; nasce il fondo per le città d’arte.

Decreto Sostegni: aiuti per imprese e famiglie alla luce delle restrizioni anti-contagio.

Mercoledì 19 maggio il decreto Sostegni diventa legge: ennesimo provvedimento in aiuto alle famiglie e imprese colpite dalle conseguenze della pandemia. Dunque, i suoi ambiti di applicazione sono molti: oltre ai già citati, segnaliamo la maggior attenzione rivolta alle donne e giovani. Inoltre, gli sgravi fiscali alle piccole imprese, ai comuni, alle città d’arte e alle attività turistiche della montagna.

La volontà è che il decreto Sostegni costituisca il punto di partenza per introdurre nuove e importanti riforme soprattutto in ambito socio-sanitario. Quindi, più fondi per vaccini e antivirali, per velocizzare la somministrazione delle dosi nonché per un incremento del personale sanitario. Importanti novità anche sul fronte fiscale: stralcio delle cartelle esattoriali fino a 5000euro e sospensione canone rai per i bar.

Inoltre, particolari tutele ai lavoratori dipendenti e contributi mirati alle partite Iva: confermato il contributo di cassa integrazione per Covid. Agevolazioni per le assunzioni di lavoratori fragili e indennità per i lavoratori dello spettacolo e gli stagionali. Infine, per i genitori: bonus baby-sitter, agevolazioni per lo smart working e congedi straordinari per seguire i figli nella didattica a distanza.

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L’insegnante è un pubblico ufficiale

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Green pass: il dilemma tra privacy e libertà

Il green pass, la certificazione che consente di spostarsi ai tempi del covid, propone un grande dilemma: è più importante la privacy o la libertà?

IN COSA CONSISTE IL GREEN PASS

Il Green pass è un documento, non necessariamente cartaceo, che permette a chi lo detiene di tornare a muoversi senza i limiti che hanno contraddistinto la nostra vita nell’ultimo anno.

Per ottenerlo, bisogna essere in una delle 3 condizioni indicate dal Decreto Legge di fine aprile che ha introdotto la certificazione:
– aver completato la vaccinazione,
– aver contratto il virus, esserne guariti e aver sviluppato gli anticorpi,
– essere risultati negativi a tampone o esame. 

IL PROBLEMA DELLA PRIVACY

La questioni legate alla riservatezza risiede nel fatto che la certificazione contiene una descrizione completa delle condizioni che hanno portato al rilascio del documento (quando è avvenuta ala vaccinazione e con che siero, quando ci si è ammalati, quando è stato fatto il tampone, ecc.) e deve essere mostrata quando richiesto. Ciò significa che il possessore dovrà condividere con innumerevoli soggetti informazioni personali sulla sua vita e il suo stato di salute.

Il Garante della privacy ha evidenziato la possibile illegittimità di una tale forma di  trattamenti dei dati personali, suggerendo la possibilità di indicare sul Green passo solo informazioni sintetiche sulla motivazione che permette al cittadino di potersi muovere liberamente, senza scendere in particolari.

Il Garante ha anche ricordato al Governo che la normativa europea richiede di indicare con precisione una serie di disposizioni non contenute nel Decreto Legge di aprile sui responsabili, le tempistiche e le finalità dell’uso dei dati sanitari dei cittadini.

NESSUN CONTRASTO TRA LIBERTÀ E PRIVACY

A differenza di quanto l’informazione mainstream voglia far credere, il rapporto tra privacy e libertà non è di tipo conflittuale.

A spiegarlo ci pensa Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali, nell’articolo: “Certificazioni verdi, Scorza: Tutelare libertà e privacy assieme è possibile: ecco come” su Agenda Digitale:

“l’antagonismo tra privacy e libertà di movimento semplicemente non esiste.

Chi lo propone o non conosce i termini della questione o, peggio, finge di non conoscerli perché insofferente all’idea – che è però alla base della nostra democrazia – secondo la quale a un cittadino non bisognerebbe mai chiedere di scegliere tra due diritti fondamentali specie quando non è affatto necessario, non serve, non è strumentale al raggiungimento dell’obiettivo.”

Come già suggerito:

“il progetto delle certificazioni verdi deve essere realizzato senza chiedere inutilmente ai cittadini di rinunciare alla loro privacy per tornare a spostarsi più liberamente.

Nessuna esigenza di rinunciare alla sacrosanta libertà di movimento in nome della privacy ma semplicemente l’esigenza di fare in modo – tanto più che oggi le tecnologie lo consentono – di contemperare due diritti pari ordinati e di non imporre ai cittadini di scegliere di rinunciare a un po’ dell’uno, in vista dell’esercizio di un po’ dell’altro.”

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L’insegnante è un pubblico ufficiale

Carcere per il genitore che rivolge minacce per i voti del figlio

L’ ordinanza della Cassazione n.14958/2021 stabilisce che rivolgere parole intimidatorie ad un insegnante per condizionarne il giudizio riguardo un alunno, è reato. Infatti, tutelato dall’art.336, l’insegnante riveste il ruolo di pubblico ufficiale: in alcun modo può essere costretto o influenzato. Dunque, per chiunque lo costringa a compiere un atto contrario ai propri doveri, la pena è la reclusione.

Cercare di condizionare preordinatamente la valutazione del docente sul figlio è reato

Napoli. Frase minatoria pronunciata ad un docente per fargli cambiare la valutazione scolastica sul figlio della convivente. Per altro, anche sulla base del riscontro dei testimoni, il contenuto di questa frase pronunciata dal genitore era palese e non equivocabile. Perciò, il gesto dell’uomo è stato ritenuto una minaccia a pubblico ufficiale, violenza che costituisce reato.

Dopo la conferma della sentenza di marzo 2015 da parte della Corte d’Appello, l’uomo ricorre in Cassazione. La difesa dell’imputato si regge sul fatto che nessuno dei testimoni avesse saputo riferire precisamente le espressioni utilizzate dall’uomo. Infatti, sostengono le memorie difensive, l’imputato avrebbe proferito parole di disappunto, non di minaccia, nei confronti del docente.

Tuttavia, la Cassazione non avvalora la tesi della difesa e conferma la pena di 6 mesi di reclusione. Oltre a ciò, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.00 euro in favore della cassa delle ammende. Del resto, già in passato, ad ogni occasione di esprimersi a tal riguardo la Corte di Cassazione aveva chiarito la sua posizione.

 

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Qual è il rapporto tra studi legali e tecnologia?
In attesa di vedere i reali effetti della pandemia sulla spinta alla digitalizzazione degli studi legali, una risposta a questa domanda ce l’ha offerta l’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano.

L’Osservatorio ha come obiettivo “individuare le linee evolutive dei modelli organizzativi, di business e di relazione” degli studi di avvocati e di altre professioni “evidenziando il ruolo delle tecnologie digitali nel processo di cambiamento”. Tra le varie finalità, con la Ricerca 2020-2021 ha puntato a:

• esaminare come gli studi legali stiano gestendo il cambiamento;
• analizzare l’uso dell’intelligenza artificiale e dell’automazione per aumentare l’efficienza ma anche per ripensare la relazione i clienti e lo sviluppo di nuovi servizi;
• valutare il valore e la natura degli investimenti in tecnologia degli studi.

STUDI LEGALI E TECNOLOGIA, ALCUNI RISULTATI

Riportiamo alcuni dati della ricerca che possono aiutarci ad avere un’idea più precisa del rapporto tra studi legali e tecnologia.

Investimenti e rapporto con le tecnologie

  • – Nel 2019 il 66% degli studi legali ha investito meno di 3.000€ in tecnologie e quasi il 60% ha dichiarato una somma simile anche per il 2020.
  • – Gli avvocati intervistati non hanno dichiarato particolari criticità nell’uso di strumenti informatici. Questo può indicare che facciano esclusivamente uso di tecnologie “storiche” ben conosciute, evitando l’introduzione di novità che, inevitabilmente, comporterebbero un iniziale disagio.
  • -1 studio legale su 2 è aperto al legal tech, ma il 19% reputa queste soluzioni una minaccia alla credibilità dello studio e alla sopravvivenza degli studi tradizionali.

Il ruolo del cliente e il marketing

  • – 1 studio legale su 10 condivide i documenti con i clienti tramite un gestionale; la collaborazione digitale con i clienti riguarda circa il 25% delle realtà analizzate. Una delle cause di questa ritrosia potrebbe essere la dimensione ridotta di gran parte degli studi.
  • – 2 avvocati su 3 sono aperti al legal design, ossia l’idea di “costruire” la propria realtà professionale attorno al cliente progettando contenuti, servizi e organizzazioni a partire dai bisogni di quest’ultimo.
  • – Circa la metà degli studi legali è interessato al web marketing. La quota raggiungere circa il 75% se si considerano anche gli studi che accettano malvolentieri queste nuove soluzioni.
    Gli avvocati continuano però a faticare nella ricerca di clienti attraverso le nuove piattaforme.

Formazione

  • – Gli avvocati si sono formati prevalentemente su due temi: la  capacità di gestione e coordinamento (organizzazione del lavoro, comunicazione efficace, soft skills) e le nuove tecnologie digitali (social network, legal tech, blockchain, smart contract).
    Non risultano grandi investimenti nella crescita professionale dei dipendenti al di là del semplice aggiornamento tecnico-professionale.

 

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