Cybersecurity in Italia: la normativa

Per la prima volta nella storia dell’universo il processo di digitalizzazione del nostro pianeta ha inizio

Cybersecurity e sicurezza informatica: cos’è e cosa prevede nel futuro italiano

L’avvio della Agenzia per la sicurezza nazionale cibernetica apre il capitolo dell’architettura cyber in Italia. Con essa, ci si allinea alle migliori pratiche internazionali. Dunque, l’Europa invita gli stati membri a dotarsi di strategie nazionali che esprimano consapevolezza istituzionale, capacità e prontezza grazie a un ambiente tecnologicamente avanzato.

Italia, università e lavoro si adattano all’era della sicurezza digitale: creazione di professionalità

In regime di scarsità, le professioni tecniche stanno vivendo un momento di auge. Di conseguenza, i costi si elevano sino ad essere insostenibili per le aziende medio piccole. La storica tendenza ad inseguire il proverbiale “posto fisso” si scontra con la diversa attitudine che solitamente contraddistingue i tecnici.

Infatti, essi hanno piuttosto una mentalità innovativa e poliedrica, frutto di quella educazione e forma mentis tipiche della società statunitense. Ovvero, portano a prediligere un approccio al lavoro più flessibile, ma maggiormente remunerativo. Ora, tale flessibilità sarà possibile solo con previsioni economiche, normative e organizzative che permettano di fidelizzare il personale con competenze tecniche.

D’altro canto, alcuni aspetti tecnici devono essere portati nel bagaglio culturale anche di professioni umanistiche, giuridiche, mediche e così via. Così, si consente a tutti di muoversi adeguatamente nel mondo cibernetico ormai attuale.

Ad oggi, l’Italia necessita di molti esperti cyber e serve anche una maggiore consapevolezza della tecnica informatica. L’ACN è perfettamente consapevole di questa e delle altre sfide che dovrà affrontare e si sta già muovendo nella creazione di professionalità.

Ora, si emana il decreto per le risorse umane e strumentali e si lavora ai regolamenti per consentire alla struttura di immettere personale. Inoltre, si cerca di dare atto al trasferimento di competenze e responsabilità. Ad esempio, quelle relative al Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale (CVCN).

 

 

CVCN e l’acquisizione di nuove tecnologie per la Cybersicurezza italiana

Ora, diamo uno sguardo al combinato disposto della legge sulla Golden Power e della legge sul Perimetro Nazionale di Cyber Security. Innanzitutto, esso prevede che qualsiasi operatore pubblico e privato che intenda acquisire tecnologie extra UE per applicazioni 5G, debba informare l’Autorità. In tal modo, si effettuerà un’eventuale verifica da parte del CVCN nei confronti del prodotto in acquisizione.

Infatti, l’Art. 3 comma 1, DPR 5 febbraio 2021, n. 54 recita:

“I soggetti inclusi nel perimetro, prima dell’avvio delle procedure di affidamento di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), del decreto-legge, anche nel caso in cui tali procedure siano espletate attraverso le centrali di committenza, ne danno comunicazione al CVCN o ai CV.

Invece, l’art. 3 comma 1, D.L. 21 settembre 2019, n, 105, (modificato dall’art. 16, comma 9, lettera c, del D.L. 14 giugno 2021, n. 82 e convertito con modificazioni dalla L. 4 agosto 2021, n. 109), recita:

“I soggetti che intendono procedere all’acquisizione, a qualsiasi titolo, di beni, servizi e componenti di cui all’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, sono obbligati ad effettuare la comunicazione di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), per lo svolgimento delle verifiche di sicurezza da parte del CVCN sulla base delle procedure, modalità e termini previsti dal regolamento di attuazione.”

Tutto questo decorre dall’entrata in operatività del CVCN o dal 30 giugno 2022. Il CVCN sta elaborando uno schema per le valutazioni, probabilmente basato sugli standard esistenti, soprattutto relativi ai Common Criteria (CC) e all’ITSEC.

In ogni caso, si auspica anche che l’attuale normativa del codice degli appalti per la PA si riformi. In tal modo, si eviterà che il criterio dirimente per gli acquisti sia costituito unicamente dal conseguire il massimo ribasso. Inoltre, tale metodo si deve integrare con valutazioni tecniche ed economiche che consentano di reperire soluzioni valide a livello del rapporto costi-benefici.

Sicurezza Cibernetica: l’OCSI e i Common Criteria nel processo di evoluzione tecnologica del Paese

Al momento, si attende di conoscere come opererà l’Organismo di Certificazione per la sicurezza Informatica (OCSI) riguardo ai Common Criteria. Inoltre, l’attesa si estende anche alla ricezione delle proposte di ENISA riguardo al nuovo schema certificativo europeo. Questo è stato annunciato dal Cyber Security Act ed è in fase di elaborazione tra la DG Connect e ENISA.

Probabilmente, l’OCSI resterà operativo e si interfaccerà con l’Europa per le certificazioni europee. Indubbiamente, sarebbe utile che mantenesse attiva la certificazione CC sui livelli bassi dello standard, per gli apparati commerciali che non trattano materiale classificato. Effettivamente, l’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo ad avere un organismo di certificazione standard, riconosciuto da tutti i Paesi, grazie agli accordi di mutua ratificazione.

Dal suo canto, l’Europa elabora schemi di certificazione di prodotto in ambito Cybersecurity, sia generici che specifici. In particolare, su:

  • 5G;
  • Automotive;
  • Criptovalute;
  • IoT e OT.

IoT e OT sono la frontiera del nuovo mondo, assieme alla quantum technology. Difatti, non si tratta solo di innovazione, ma di diffusione. Le innovazioni sono già avviate e ora si stanno diffondendo a macchia d’olio nella vita quotidiana di ognuno. Per la prima volta nella storia dell’universo il processo di digitalizzazione del nostro pianeta ha inizio.

 

————————————

LEGGI ANCHE:

Data Trust, miglioramenti uso dati personali

Le false aste immobiliari sul web

Edifici digitali, serve il bollino blu

Edifici digitali, serve il bollino blu

Alla segnalazione certificata bisognerà allegare anche l’attestazione di “edificio predisposto alla banda ultra larga”, rilasciata da un tecnico abilitato

Decreto sugli edifici d’innovazione tecnologica come da Codice europeo delle comunicazioni elettroniche

Dal 1° gennaio 2022 servirà un bollino blu di conformità digitale per gli edifici. A stabilirlo è il decreto legislativo 207 dell’8 novembre 2021, n. 207, in vigore dal 24 dicembre 2021. Vediamo insieme nel dettaglio cosa prevede questa novità.

Le novità del provvedimento sugli edifici digitali: banda larga e bollino blu di certificazione

Il provvedimento sugli edifici digital ha come titolo «attuazione della direttiva (UE) 2018/1972, che istituisce il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche». Esso riscrive le disposizioni relative a:

  • procedure amministrative;
  • tutela della concorrenza;
  • salvaguardia dei diritti degli utenti.

Inoltre, la direttiva ha il compito di valutare distinti profili, trattati dal Testo Unico per l’edilizia (Dpr 380/2001).

 

 

In particolare, sono due le più importanti novità attive a partire dal prossimo 1° gennaio 2022. Ovvero:

  1. Per le nuove costruzioni e gli interventi su edifici esistenti si prevede il permesso di costruire: in questi casi ricorre l’obbligo di equipaggiamento digitale. Inoltre, per effetto del d.lgs. 207/2021, l’adempimento di tali obblighi deve essere attestato dall’etichetta necessaria di “edificio predisposto alla banda ultra larga”. Questo sarà certificato da un tecnico abilitato per tali impianti;
  2. Inoltre, il dl si occupa anche degli edifici già digitalmente equipaggiati in conformità rispetto all’articolo 135-bis. Tali edifici devono aver presentato la domanda di autorizzazione edilizia prima del 1° gennaio 2022. In questo caso, si prevede che possano beneficiare, ai fini della cessione dell’affitto o della vendita dell’immobile; dell’etichetta volontaria e non vincolante di “edificio predisposto alla banda ultra larga”, sempre con la certificazione di un tecnico abilitato.

Modifiche al testo unico per l’edilizia

Inoltre, Il decreto legislativo 207/2021 modifica anche l’articolo 24 del testo Unico per l’edilizia riguardo l’agibilità degli edifici. In particolare, viene integrata la lista delle condizioni della segnalazione certificata di agibilità: oltre alle condizioni di:

  • sicurezza;
  • igiene;
  • salubrità;
  • risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati;

…si deve sommare la certificazione dell’avvenuto rispetto degli obblighi di infrastrutturazione digitale.

Come conseguenza, alla segnalazione certificata bisognerà allegare anche l’attestazione di “edificio predisposto alla banda ultra larga”, rilasciata da un tecnico abilitato.

————————————

LEGGI ANCHE:

Stop al Telemarketing selvaggio: nuove tutele

Facebook, dilagano fake news sul Covid

 

Green Pass e mobilità internazionale, problematiche

Green Pass e mobilità internazionale, problematiche

È possibile viaggiare all’estero in sicurezza con la Certificazione Verde Covid-19?

Nonostante ci si sia adoperati per consentire che il Green Pass favorisse viaggi internazionali sicuri e agevoli, c’è ancora strada da fare. Difatti, restano ancora aperte questioni importanti, come la differenza tra Paesi nella governance dei processi di emissione e convalida delle certificazioni. I dubbi sono rispetto ad affidabilità e sulle garanzie di protezione dei dati.

Certificato Green Pass e analisi delle esperienze a livello globale con le rispettive problematiche

Sebbene il Digital Covid Certificate (DCC) dell’UE sia il più avanzato e completo al mondo, l’analisi delle esperienze a livello globale evidenzia la mancanza di una vera armonizzazione. Questo si verifica non solo tra Paesi extra-europei e tra questi e l’Europa. Infatti, lo si nota anche per certi aspetti nell’ambito di un progetto comune come quello dell’Unione Europea.

Effettivamente, le regole d’ingresso sul proprio territorio differiscono da ciascun Paese membro dell’Unione. Ad esempio, spetta al singolo Stato, la scelta di ammettere i certificati di vaccinazione relativi a vaccini non autorizzati dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e di stabilire la durata di validità del certificato.

 

 

Le problematiche da risolvere per una certificazione valida a livello internazionale

Tra le questioni importanti da analizzare e risolvere in materia di mobilità internazionale sicura ci sono:

1) l’accettazione universale del processo di emissione e verifica dei certificati e conseguente affidabilità del contenuto;

2) garanzie di privacy e sicurezza riguardo le informazioni personali riportate nei certificati, anche con riferimento a tecnologie più o meno sicure, e aspetti etici.

L’accettazione universale del processo di emissione e verifica per i viaggi all’estero

L’affidabilità dei certificati varia molto tra Paesi del mondo. Tale dato si correla ai diversi tipi di vaccini e test diagnostici, oltre che ai diversi enti o professionisti che rilasciano i certificati di vaccinazione. Inoltre, ci sono incongruenze anche a proposito di durata della validità di un certificato.

Ad esempio, in Europa la governance dei processi di emissione e verifica dei certificati è nella maggioranza del Ministero della Salute, come Autorità pubblica nazionale responsabile. Tuttavia, malgrado lo sforzo di creare un certificato verde digitale basato su un formato unico, condiviso e interoperabile, diversi Stati membri differiscono per:

  • durata della vaccinazione,
  • scadenza dei test diagnostici,
  • tempo trascorso dalla guarigione dall’infezione.

Peraltro, tutte caratteristiche che continuano a subire variazioni interne dettate da scelte politiche nazionali. Questo anche a scapito dall’evidenza scientifica e dall’andamento epidemiologico della pandemia a livello sovra-nazionale.

Inoltre, manca un allineamento tra Stati membri sul processo di verifica dei certificati provenienti dai Paesi extra-UE. Difatti, ogni Stato membro ha una propria App di verifica e non vi è ancora un’armonizzazione delle regole per valutare la conformità di ciascun certificato non-UE. Inoltre, Paesi extra-UE i cui certificati siano accettati dal gateway europeo, non necessariamente riconoscono e ammettono certificati provenienti dai Paesi dell’UE, e viceversa.

A questo proposito, poiché il regolamento UE consente ai singoli Stati membri di applicare le proprie regole per i vaccini non approvati dall’EMA, si hanno incoerenti situazioni. Ad esempio, che alcuni Paesi come Belgio e Germania autorizzano i cittadini stranieri ad entrare anche quando abbiano ricevuto vaccini non approvati dall’UE, mentre altri Paesi, come Italia e Francia, non lo permettono.

Garanzie di privacy e sicurezza sulle informazioni personali nei certificati per la mobilità internazionale

A questo proposito, un certificato verde digitale universalmente accettato non è ancora stato sviluppato. Difatti, alcuni Paesi del mondo (gli USA ad esempio) ritengono che i requisiti richiesti per dare prova dell’avvenuta vaccinazione possano violare le leggi sulla privacy.

D’altra parte, l’assenza di un identificatore univoco come il QRCode utilizzato in Europa, renderebbe i certificati facili bersagli della contraffazione. Ciononostante l’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) e la Commissione Europea rassicurino circa l’assenza di violazioni del sistema del gateway europeo.

Inoltre, si pongono poi problemi etici in quei Paesi in cui non vi sia una copertura sanitaria universale. Infatti, un passaporto di immunità pone implicitamente limitazioni sociali e civili a coloro che non hanno possibilità economiche per sottoporsi a vaccinazione o test. Un esempio fra tutti è l’Israele, dove si sono revocate le limitazioni di accesso a luoghi ed eventi pubblici legati al certificato verde.

In sintesi, da questa breve panoramica emerge come la meta di una mobilità globale, sicura e libera durante la pandemia, sia ancora lontana.

————————————

LEGGI ANCHE:

Roaming dati Ue: no costi aggiuntivi

Ecco l’App Super Green Pass

Parità uomo-donna: ecco il Bonus aziende

Il Bonus verrà riconosciuto nel 2022 alle aziende private in possesso della certificazione di parità

Uguaglianza salariale tra generi col bonus per le aziende: cos’è la certificazione di parità

Dal 1° gennaio 2022 i datori di lavoro che otterranno la certificazione di parità potranno ottenere un bonus di esonero contributivo. Difatti, la legge n. 162 del 5 novembre 2021 modifica alcune disposizioni del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna). Ora, prevede altre disposizioni in materia di pari opportunità tra uomo e donna in ambito lavorativo.

Esonero contributivo col bonus aziende, ora parità di stipendio tra uomo e donna

Dunque, la novità più importante e interessante della detta legge è l’istituzione della certificazione della parità di genere. Questa permette alle imprese che la ricevono di beneficiare di un esonero contributivo. Tuttavia, la legge estende l’obbligo di:

  • redazione del rapporto sulla situazione del personale alle imprese che occupano più di 50 lavoratori (al posto delle precedenti 100 unità);
  • ridefinisce la nozione di discriminazione diretta e indiretta sempre in ambito lavorativo.

 

 

Tale certificazione attesta

“le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità.”

I punti da definire della certificazione di parità per le aziende

Ciononostante, la certificazione di parità contiene alcuni punti ancora oscuri. Dunque, spetterà al Presidente del Consiglio dei Ministri ridefinirla, con l’emanazione di uno più decreti. Questo si auspica su proposta di:

  • Ministro delegato per le pari opportunità;
  • del lavoro e delle politiche sociali;
  • dello sviluppo economico.

Di seguito, gli aspetti ancora da definire della certificazione di parità:

  1. Innanzitutto, i parametri minimi per poter ottenere la certificazione della parità di genere da parte delle aziende pubbliche e private che occupano fino a 50 dipendenti o più, con particolare riferimento a:
  2. la retribuzione corrisposta;
  3. alle opportunità di fare carriera;
  4. alla possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro (anche in riferimento alle lavoratrici in stato di gravidanza.
  5. Poi, le modalità con cui acquisire e monitorare i dati trasmessi dai datori di lavoro, resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

Inoltre, come coinvolgere le seguenti rappresentanze al fine di controllare il rispetto dei citati parametri? Ci riferiamo alle seguenti rappresentanze:

  • sindacali aziendali;
  • le consigliere e i consiglieri di parità delle Regioni,
  • Infine, i modi e le forme con cui la certificazione della parità di genere dovrà essere resa pubblica.

Bonus di parità salariale uomo-donna per le aziende private nel 2022

Il Bonus verrà riconosciuto nel 2022 alle aziende private in possesso della certificazione di parità. Ovviamente, questo sarà possibile nel limite dei fondi stanziati pari a 50 milioni di euro. Bonus che consisterà in un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore. Fermo restando l’aliquota di computo per le prestazioni pensionistiche.

Comunque, tale Bonus non potrà superare l’1% di quanto dovuto e sempre nel limite dei 50.000 euro annui per ogni azienda. Tale importo sarà riparametrato e calcolato su base mensile con decreto di:

  • Ministro del lavoro e delle politiche sociali;
  • (di concerto) Ministro dell’economia e delle finanze;
  • Ministro delegato per le pari opportunità.

Questo provvedimento dovrà adottarsi entro il 31 gennaio 2022 e dovrà rispettare il tetto dei 50 milioni di euro.

Quindi, per le aziende private che sono in possesso della certificazione alla data del 31 dicembre dell’anno precedente, il possesso della certificazione rappresenterà un requisito importante. Infatti, consentirà il riconoscimento di un punteggio premiale per ottenere fondi europei nazionali e regionali e aiuti di Stato.

Invece, le amministrazioni pubbliche potranno indicare in che modo il possesso della certificazione di parità di genere sarà preso in considerazione ai fini della valutazione dell’offerta.

————————————

LEGGI ANCHE:

Troppo sharenting in tempo di Covid

Parità di genere negli ordini professionali

Data Trust, miglioramenti uso dati personali

Necessario che le istituzioni e l’industria collaborino per sviluppare modelli inclusivi e lungimiranti di data governance

Privacy e uso equo dei dati personali utenti: il data trust deve evolversi

Si identifica con il Data Trust lo strumento per superare quell’asimmetria nel potere dell’utilizzo dei dati personali, al momento a sfavore degli utenti. Perciò, ora è necessaria un’evoluzione dello stesso, permettendo così agli utenti digitali di tutelare e valorizzare le proprie generalità. Ecco i problemi da risolvere per favorire una svolta.

Cambiamento nell’utilizzo e conservazione delle generalità proprie, ecco gli obiettivi del data trust

Pare che i nuovi scenari di digitalizzazione e gli sviluppi della tecnologia si baseranno sempre di più sull’uso dei dati personali degli utenti. Questo scenario consente l’incremento dei vantaggi economici dei grandi player del Big Tech, le multinazionali dell’IT.

Dunque, in questo contesto di continua evoluzione tecnologica, cresce anche l’esigenza di avere strumenti di governance nella gestione dei dati personali. Oggigiorno, i volumi dei dati personali sono già enormi e in costante crescita esponenziale. Tuttavia, esistono problematiche da affrontate per consentire al Data Trust di evolversi da ipotesi a fatto concreto.

Data Trust come strumento per valorizzare e gestire i dati personali degli utenti

A questo punto, ricordiamo che il Data Trust è quello strumento che consente all’utente di gestire e valorizzare le proprie generalità. Gli utenti decidono di conferire a questo sistema i diritti di gestione e valorizzazione dei propri dati personali.

Dunque, i Data Trust si propongono come strumento in grado di bilanciare lo strapotere delle piattaforme digitali e le asimmetrie tra queste ed i loro utenti. Così, consentono a questi ultimi di poter decidere cosa, quando e con chi condividere il valore dei propri dati.

Inoltre, offrono potenziali benefici anche in relazione agli sviluppi associati all’uso dell’intelligenza artificiale. Ora, è da capire se i Data Trust possono trasformarsi da ipotesi di studio in strumenti abilitanti, concreti ed efficienti. In tal modo, consentirebbero agli utenti digitali di condividere almeno parte delle ricchezze generate attraverso l’uso dei propri dati personali.

Le sfide che la gestione dei dati personali deve affrontare nell’era di Meta

Tuttavia, la gestione dei dati personali deve affrontare anche nuove sfide, prima di potersi evolvere a dovere. Ad esempio, deve far fronte a:

  • l’informatica quantistica;
  • la trasformazione di Facebook in Meta nell’era del Metaverso.

Ormai, di informatica quantistica si parla da anni. Tuttavia, è negli ultimi mesi che il tema sta emergendo come nuovo terreno di confronto tra oriente e occidente. Comunque, la discussione è ancora entro i confini di laboratori super segreti, solamente riconducibili a colossi quali Google, IBM, Honeywell e centri di ricerca cinesi.

Inoltre, si dice che l’informatica quantistica emergerà sempre di più a partire dal 2025. Infatti, diverrà uno strumento dalla risposta immediata, quasi in tempo reale, per quanto riguarda l’elaborazione, la correlazione e la modellizzazione su larga scala di impressionanti mole di dati.

Contrastare Facebook nel controllo totale dei dati personali, servono strumenti di ownership

Ciononostante, l’informatica quantistica non è l’unica sfida che il Data Trust deve affrontare. In effetti, negli ultimi mesi si parla dello scandalo segnalato da un’ex dipendente di Facebook. Ossia, si dice che la società utilizzerebbe degli algoritmi per rendere il sistema meno sicuro a vantaggio del loro profitto. E non è la prima multinazionale a far storcere il naso sulla questione della tutela dei dati: abbiamo già parlato di una questione discutibile che riguarda Google, ad esempio.

A questo proposito, si direbbe che il cambio di nome di Facebook in Meta non sia casuale. Effettivamente, c’è chi pensa sia una strategia per distogliere l’attenzione pubblica dalle pressioni in relazione alla disinvolta gestione dei dati dei propri utenti. Invece, c’è chi pensa che l’azienda stia scommettendo sul Metaverso.

Comunque, il Metaverso non servirebbe tanto a governare i dati, quanto a disporre di un potente strumento per estendere l’influenza ai dispositivi tecnologici per giungere al completo controllo dei propri utenti. Dunque, risulta sempre più impellente l’esigenza di mettere a punto di strumenti di governance nella ownership e gestione dei dati.

Dove viene impiegato il Data Trust e quanto valgono i dati personali?

Oggigiorno, si nota che tra gli ambiti in cui già si profila una prossima applicazione di computer quantistici vi sono:

  • cambiamenti climatici;
  • meteorologia di precisione;
  • rilevazione delle frodi;
  • sviluppo farmaceutico;
  • dati generati dall’avatar nella realtà virtuale.

Tuttavia, l’impiego di enormi moli di dati personali è una grande sfida tra gli attuali e nuovi player di mercato. Comunque, non è chiaro se nei prossimi anni il maggiore utilizzo dei dati personali comporterà:

  • un incremento del loro valore intrinseco;
  • decrescente importanza a causa della crescente disponibilità.

Tuttavia, i dati personali hanno un valore economico riconosciuto, concreto e consistente. Ironico pensare alla facilità con cui gli stessi sono diffusi con spontaneità sui Social Media, alla mercè di tutti. A riprova del loro valore, si noti il recente lancio di applicazioni nate per misurare e monitorare nel tempo il valore dei propri dati personali.

Comunque sia, si tratta di corrispettivi virtuali al momento né convertibili né negoziabili. Ciò a causa dell’asimmetria tra chi mette a disposizione i propri dati personali e chi li detiene, spesso su larga scala. In questo terreno si attua la missione dei Data Trust.

Articolo completo nel sito di Secondolegge.it

————————————

LEGGI ANCHE:

Perché l’ avvocatura ha bisogno di soluzioni tecnologiche

Windows 11, le novità sulla barra applicazioni

Siamo-ancora-in-stato-di-emergenza

Siamo ancora in stato di emergenza

Covid: arriva la proroga per lo stato di emergenza ora fino a marzo 2022

Il Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi dà il via libera al decreto legge sulla proroga dello stato di emergenza. Come da bozza del provvedimento, si evince che lo stato di emergenza, a due anni dalla dichiarazione del 31 gennaio 2020, viene ora prorogato fino al 31 marzo 2021. È un’azione legittima? Vediamolo assieme.

Quando finisce lo stato di emergenza Covid? Draghi lo proroga per altri 3 mesi

Iniziamo leggendo quanto emerge dal comma 1 dell’art. 1 del sopracitato decreto:

“In considerazione del rischio sanitario connesso al protrarsi della diffusione degli agenti virali da Covid-19, lo stato di emergenza dichiarato con deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, è ulteriormente prorogato fino al 31 marzo 2022.”

Comunque, il Consiglio non è stato convocato solo per decidere sulla proroga, ma anche per affrontare importanti questioni sempre riguardo la pandemia. Ora, c’è un nuovo problema: la variante Omicron. Infatti, secondo il Ministro Speranza la lotta al Covid non è ancora finita.

 

Poi, c’è Maria van Kerkhove che invita ad agire in fretta contro la diffusione delle varianti. La responsabile tecnica per la pandemia di Covid dell’Oms parla della nuova diffusione dei contagi come di un vero e proprio “tsunami”.

Super Green Pass, Smart Working e uso mascherine: ecco alcune misure di prevenzione per la pandemia

Quindi, come si cerca di arginare e sconfiggere una volta per tutte questo straziante problema? Ecco le soluzioni adottate:

  • Si stanziano fondi per allestire una struttura militare idonea alla conservazione e allo stoccaggio delle dosi vaccinali per le esigenze nazionali;
  • Il generale Francesco Paolo Figliuolo è nominato alla guida del Comando operativo di vertice interforze (Covi) e resta Commissario fino al 31 marzo 2022;
  • Disponibili Test antigenici a prezzi calmierati o gratuiti fino alla fine dell’emergenza. Dunque, si prorogano le relative disposizioni di legge che contemplano questa misura;
  • Prorogate anche le misure sui lavoratori fragili che possono optare per lo smart working e sui congedi parentali per i genitori di figli in quarantena o positivi al Covid;
  • Restrizioni per chi viene dall’estero e non è vaccinato;
  • Nessuna disposizione per quanto riguarda l’obbligo delle mascherine, anche se c’è pressing sulla questione.

La proroga dello stato di eccezionalità è lecita? Cosa dice la Costituzione?

Si è detto che lo stato di emergenza può avere una durata massima di 24 mesi. In effetti, il comma 3 dell’art. 24 del decreto legislativo n. 1/2018, che contiene il “Codice della protezione civile” prevede che:

“La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi.”

Stando alla lettera della legge, lo stato di emergenza non sarebbe prorogabile dopo il 31 gennaio 2022. Infatti, in tale giornata scadono i 24 mesi decorrenti dal 31 gennaio 2020. Ossia, il giorno da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza per la prima volta.

Tuttavia, si noti che la legge che contiene il Codice della protezione civile non vieta di dichiarare uno stato di emergenza ex novo. Inoltre, il decreto legislativo n. 1/2018 è una norma di rango ordinario che può essere modificata da un’altra legge successiva, sempre di rango ordinario. Di conseguenza, permetterebbe di prorogare lo stato di emergenza.

Però, un limite è insito nella legge stessa: infatti, non si può parlare di emergenza se un evento si prolunga eccessivamente nel tempo. A tal proposito, il costituzionalista Cesare Pinelli afferma che anche se è vero che il Codice della protezione civile non vieta la dichiarazione ex novo dello stato di emergenza, è però altrettanto vero che il fine di questa legge è di delimitare lo stato di emergenza in un preciso arco temporale.

Quindi, l’ipotesi di una legge con conseguente coinvolgimento del Parlamento che modifica una legge precedente è decisamente più accettabile. Invece, l’altra ipotesi contemplata dall’art. 24 comma 1 lettera c, affidava il potere decisionale al Consiglio dei Ministri in carica. Questo anche su proposte del PdC e su richiesta dei Presidenti di Regioni e province autonome.

Si ricordi che è avvenuta allo stesso modo proprio l’entrata in vigore del Codice della protezione civile. Questa ha modificato l’originario termine di durata dello stato di emergenza di 180 giorni, prorogabili altri 180.

LEGGI ANCHE:

Come il coronavirus ha facilitato gli attacchi informatici nel 2020

Stato d’emergenza e giustizia, la lettera al Min. Cartabia

 

 

Log4shell-ecco-la-nuova-apocalisse-informatica

Log4shell, ecco la nuova apocalisse informatica

La più grande truffa informatica attuale si chiama Log4shell: si parla di vulnerabilità critica

Log4Shell è il nome della probabilmente più pericolosa truffa informatica del presente. A tale proposito, l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale parla di “vulnerabilità critica“. Inoltre, si propone un’immagine sconcertante per far capire a chi non è esperto di tecnologia quanto grave sia la portata di questo problema: è come se “miliardi di porte di casa fossero improvvisamente aperte, senza più alcuna protezione”.

L’apocalisse informatica colpisce il linguaggio di programmazione Java, tutta la rete è in pericolo

Dunque, sia internet, che smartphone e pc sono colpiti da una situazione problematica. Infatti, si tratta di una vasta e diversificata superficie di attacco che colpisce la rete nella sua totalità. I più esposti sono software e applicazioni scritti in Java, il linguaggio di programmazione più usato al mondo.

 

 

Sono miliardi i programmi, dai server agli smartphone che utilizzano tale linguaggio di programmazione. Difatti, a rimetterci non saranno solo i grandi server e le aziende, ma anche i privati e i loro device. Come conseguenza, alcuni esperti parlano di “Apocalisse informatica“.

Marco Ramilli, esperto in sicurezza informatica e fondatore di Yoroi spiega che i ricercatori hanno scoperto una vulnerabilità in Log4j, una libreria Java. Si noti che tale libreria viene utilizzata dalla maggior parte dei programmatori di software con linguaggio Java.

In effetti, Log4j consente di scrivere nel software quelli che vengono chiamati ‘log’, ovvero degli ‘status’ del software stesso. Questi permettono di fotografare un momento dello sviluppo del software, registrando:

  • stati di avanzamento;
  • performance;
  • problemi;
  • soluzioni.

Poi, Ramilli racconta che: “si è scoperto che uno di questi tag consente di eseguire un comando, lanciare un programma“. Dunque, attaccare questo tag significa poter ordinare al device di fare qualsiasi cosa.

Log4Shell colpisce le criptovalute ma potrebbe estendersi a tutta la rete e i device

Inoltre, afferma che “In questo momento quello che vediamo è che gli attaccanti usano questa vulnerabilità per fare attività di mining di criptovalute“. Ovvero, spiega, tali log utilizzano i dispositivi e l’energia dei dispositivi elettronici per creare Bitcoin. In realtà, Ramilli ci tiene a specificare che potrebbero fare molto di più. Ad esempio,

“potrebbero entrare nei server di un’azienda, vedere quello che c’è dentro, rubare segreti industriali oppure decidere di sferrare degli attacchi ransomware per monetizzare il proprio controllo dei sistemi”.

Secondo Ramilli, un attacco di questo tipo è stato visto appena circa cinque massimo otto volte negli ultimi 20 anni. Infine, questi sono alcuni tra gli indizi per capire se i device sono sotto attacco:

  • anomalie nel caricamento del dispositivo;
  • un surriscaldamento;
  • durata ridotta della batteria.

LEGGI ANCHE:

Il bug Log4J minaccia mezza internet

Perché l’ avvocatura ha bisogno di soluzioni tecnologiche

mappa-europa-paesi-roaming-gratuito

Roaming dati Ue: no costi aggiuntivi

Il nuovo regolamento prevede che all’estero le tariffe dei cellulari non subiscano modifiche

L’abolizione del roaming a pagamento, in scadenza il prossimo 30 giugno 2022, è estesa senza costi aggiuntivi fino al 2032. Così, le persone potranno continuare ad effettuare chiamate, inviare messaggi e navigare in internet mentre viaggiano in altri paesi dell’Unione senza brutte sorprese in bolletta. Infatti, il nuovo regolamento sul roaming modifica le tariffe massime all’ingrosso, garantendo prezzi sostenibili agli operatori in tutta l’Ue.

Roaming Ue: l’accordo prevede maggior trasparenza

L’estensione dell’abolizione del roaming a pagamento è ora estesa fino al 2032. Questo accordo è stato ottenuto attraverso un accordo politico tra le istituzioni dei paesi dell’Unione. Ora, la Commissione seguirà l’evoluzione della situazione e, in caso di necessità, presenterà una nuova proposta legislativa per regolamentare i massimali delle tariffe all’ingrosso.

 

 

Il fulcro del nuovo regolamento sul roaming è la garanzia ai clienti di una buona esperienza in termini di qualità del servizio e accesso ai servizi di emergenza. Inoltre, viene preservata la trasparenza per i servizi potenzialmente a costi aggiuntivi e vengono protetti i clienti da bollette esorbitanti. Ciò soprattutto quando i clienti si trovano su aerei e traghetti.

L’accordo è ottenuto durante il semestre sloveno di presidenza europea. Infatti, a tal proposito, non mancano le dichiarazioni di soddisfazione da parte di Bostjan Koritnik -ministro sloveno della Pubblica amministrazione nonché presidente del Consiglio. Tuttavia, attualmente, si tratta di un accordo soltanto provvisorio: esso deve esser soggetto all’approvazione sia del Consiglio che del Parlamento europeo. In effetti, la prossima scadenza è quella del 15 dicembre, giorno in cui la presidenza slovena sottoporrà l’accordo al Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) del Consiglio per approvazione.

 

LEGGI ANCHE:

L’UE approva il regolamento ePrivacy

Passaporto vaccinale, il Parlamento Europeo accelera

Stop a licenziamenti via WhatsApp e Teams

La stretta del Governo impone al datore di lavoro di comunicare con istituzioni o sindacati

Stop ai licenziamenti su WhatsApp e Teams e obbligo di comunicare con istituzioni o sindacati. Questo è quanto inserito nella nuova stretta alle delocalizzazioni al vaglio del Governo, in vista di un decreto ad hoc o di un emendamento alla Manovra. Il fine di queste norme è evitare che le aziende chiudano per delocalizzare senza prima aver elaborato delle soluzioni per i lavoratori.

Le nuove norme impongono al datore di lavoro che voglia chiudere di dare comunicazione scritta

Per salvaguardare il tessuto occupazionale e produttivo, le nuove norme impongono al datore di lavoro che vuol chiudere una sua sede di dare comunicazione scritta. Tale scritto deve essere inviato a sindacati e regioni, nonché ai Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo e all’Anpal almeno 90 giorni prima dell’avvio della procedura. Nel documento è necessario inserire le ragioni economiche, finanziarie, tecniche o organizzative della chiusura e il numero ed i profili professionali degli interessati.

 

 

Per altro, le stesse misure sono previste anche per regolamentare i licenziamenti individuali tramite un messaggio WhatsApp, una mail o una comunicazione su Teams, come già avvenuto. Così, questi -proprio come quelli collettivi- se effettuati in assenza di comunicazione o prima dei 90 giorni, “sono nulli”.

Inoltre, entro 60 giorni dalla prima comunicazione ogni azienda dovrà elaborare un piano per ridurre le ricadute occupazionali ed economiche legate alla chiusura, e presentarlo agli organi suddetti. Infine, andranno inseriti gli interventi che s’intende mettere in atto per la gestione non traumatica degli esuberi (ammortizzatori sociali, ricollocazione presso altri datori di lavoro e incentivi all’esodo).

Invece, per quanto riguarda le sanzioni a carico delle imprese inadempienti, esse restano ancora tutte da definire.

LEGGI ANCHE:

Decreto ingiuntivo: messaggi WhatsApp sono prova

SMS e messaggi WhatsApp sono documenti a tutti gli effetti

 

bug-log4j

Il bug Log4J minaccia mezza internet

Urgente update per vulnerabilità alla libreria Log4j: rischiano app java, siti e altri importanti servizi

Dopo la scoperta di un’importante vulnerabilità che mette a rischio di attacco quasi tutte le applicazioni aziendali, arriva un update di urgenza. Infatti, il bug permette di prendere il controllo dei server e client anche di servizi famosi quali iCloud, Twitter e Minecreft. La minaccia è stata battezzata Log4j, dal nome della libreria vulnerabile.

Log4j: vulnerabilità

L’ Apache Software Foundation ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza di emergenza che corregge la vulnerabilità in Log4j. Tale vulnerabilità è stata denominata Log4Shell, ed ha ottenuto 10 su 10 nella scala di vulnerabilità CVSS. Infatti, il bug permette di sfruttare la vulnerabilità anche da remoto, per altro senza particolari competenze tecniche.

 

 

Il funzionamento di Log4Shell

Nel proprio blog, la società di sicurezza LunaSec descrive come funziona Log4Shell: la vulnerabilità costringe applicazioni e server basati su Java -che utilizzano la libreria Log4j- a registrare una riga specifica nei propri sistemi interni. Quindi, quando un server o un’applicazione elabora tali registri, una stringa può far scaricare ed eseguire uno script dannoso sul sistema vulnerabile dal dominio controllato da chi attacca. Ne risulterà il completo dirottamento del server -o applicazione- vulenrabile.

Quali sono i siti e le app colpiti dal bug Log4j?

In origine, si trattava dei server di Minecraft; ora, Log4j è presente in quasi tutte le applicazioni aziendali e server java.

In effetti, la libreria Log4j è in tutti i prodotti aziendali rilasciati dalla Apache Software Foundation e in vari progetti come Redis, ElasticSearch, Elastic Logstash, Ghidra. Perciò anche le aziende che utilizzano uno di questi prodotti sono attualmente vulnerabili. Addirittura, specialisti della sicurezza delle informazioni segnalano una possibile vulnerabilità di colossi come Apple (iCloud), Amazon, Twitter e migliaia di altre aziende.

 

LEGGI ANCHE:

Cybersicurezza: 6 minacce interne da gestire

Rischi sicurezza in Google Chrome: l’azienda invita gli utenti ad aggiornare il browser il prima possibile

 

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto