Green Pass e mobilità internazionale, problematiche

Green Pass e mobilità internazionale, problematiche

È possibile viaggiare all’estero in sicurezza con la Certificazione Verde Covid-19?

Nonostante ci si sia adoperati per consentire che il Green Pass favorisse viaggi internazionali sicuri e agevoli, c’è ancora strada da fare. Difatti, restano ancora aperte questioni importanti, come la differenza tra Paesi nella governance dei processi di emissione e convalida delle certificazioni. I dubbi sono rispetto ad affidabilità e sulle garanzie di protezione dei dati.

Certificato Green Pass e analisi delle esperienze a livello globale con le rispettive problematiche

Sebbene il Digital Covid Certificate (DCC) dell’UE sia il più avanzato e completo al mondo, l’analisi delle esperienze a livello globale evidenzia la mancanza di una vera armonizzazione. Questo si verifica non solo tra Paesi extra-europei e tra questi e l’Europa. Infatti, lo si nota anche per certi aspetti nell’ambito di un progetto comune come quello dell’Unione Europea.

Effettivamente, le regole d’ingresso sul proprio territorio differiscono da ciascun Paese membro dell’Unione. Ad esempio, spetta al singolo Stato, la scelta di ammettere i certificati di vaccinazione relativi a vaccini non autorizzati dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e di stabilire la durata di validità del certificato.

 

 

Le problematiche da risolvere per una certificazione valida a livello internazionale

Tra le questioni importanti da analizzare e risolvere in materia di mobilità internazionale sicura ci sono:

1) l’accettazione universale del processo di emissione e verifica dei certificati e conseguente affidabilità del contenuto;

2) garanzie di privacy e sicurezza riguardo le informazioni personali riportate nei certificati, anche con riferimento a tecnologie più o meno sicure, e aspetti etici.

L’accettazione universale del processo di emissione e verifica per i viaggi all’estero

L’affidabilità dei certificati varia molto tra Paesi del mondo. Tale dato si correla ai diversi tipi di vaccini e test diagnostici, oltre che ai diversi enti o professionisti che rilasciano i certificati di vaccinazione. Inoltre, ci sono incongruenze anche a proposito di durata della validità di un certificato.

Ad esempio, in Europa la governance dei processi di emissione e verifica dei certificati è nella maggioranza del Ministero della Salute, come Autorità pubblica nazionale responsabile. Tuttavia, malgrado lo sforzo di creare un certificato verde digitale basato su un formato unicocondiviso e interoperabile, diversi Stati membri differiscono per:

  • durata della vaccinazione,
  • scadenza dei test diagnostici,
  • tempo trascorso dalla guarigione dall’infezione.

Peraltro, tutte caratteristiche che continuano a subire variazioni interne dettate da scelte politiche nazionali. Questo anche a scapito dall’evidenza scientifica e dall’andamento epidemiologico della pandemia a livello sovra-nazionale.

Inoltre, manca un allineamento tra Stati membri sul processo di verifica dei certificati provenienti dai Paesi extra-UE. Difatti, ogni Stato membro ha una propria App di verifica e non vi è ancora un’armonizzazione delle regole per valutare la conformità di ciascun certificato non-UE. Inoltre, Paesi extra-UE i cui certificati siano accettati dal gateway europeo, non necessariamente riconoscono e ammettono certificati provenienti dai Paesi dell’UE, e viceversa.

A questo proposito, poiché il regolamento UE consente ai singoli Stati membri di applicare le proprie regole per i vaccini non approvati dall’EMA, si hanno incoerenti situazioni. Ad esempio, che alcuni Paesi come Belgio e Germania autorizzano i cittadini stranieri ad entrare anche quando abbiano ricevuto vaccini non approvati dall’UE, mentre altri Paesi, come Italia e Francia, non lo permettono.

Garanzie di privacy e sicurezza sulle informazioni personali nei certificati per la mobilità internazionale

A questo proposito, un certificato verde digitale universalmente accettato non è ancora stato sviluppato. Difatti, alcuni Paesi del mondo (gli USA ad esempio) ritengono che i requisiti richiesti per dare prova dell’avvenuta vaccinazione possano violare le leggi sulla privacy.

D’altra parte, l’assenza di un identificatore univoco come il QRCode utilizzato in Europa, renderebbe i certificati facili bersagli della contraffazione. Ciononostante l’European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) e la Commissione Europea rassicurino circa l’assenza di violazioni del sistema del gateway europeo.

Inoltre, si pongono poi problemi etici in quei Paesi in cui non vi sia una copertura sanitaria universale. Infatti, un passaporto di immunità pone implicitamente limitazioni sociali e civili a coloro che non hanno possibilità economiche per sottoporsi a vaccinazione o test. Un esempio fra tutti è l’Israele, dove si sono revocate le limitazioni di accesso a luoghi ed eventi pubblici legati al certificato verde.

In sintesi, da questa breve panoramica emerge come la meta di una mobilità globale, sicura e libera durante la pandemia, sia ancora lontana.

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