uomo davanti al computer

Cassazione: l’avvocato va retribuito in base agli interessi economici in gioco e non alla durata dell’accordo

Con l’ordinanza n. 22344/2024, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave per la determinazione del compenso degli avvocati. La Suprema Corte ha chiarito che, nei casi in cui il giudice è chiamato a pronunciarsi sull’esistenza o validità di un rapporto giuridico, il compenso del legale deve essere determinato considerando l’intero complesso degli interessi economici in gioco e non basandosi esclusivamente sulla durata dell’accordo.

Il caso

La vicenda trae origine da un contenzioso legale in cui un avvocato, deceduto durante il procedimento, aveva prestato assistenza a due società, una delle quali in fallimento. Il Tribunale di Palermo, in primo grado, aveva condannato una delle società al pagamento di 195.933,40 euro per i servizi legali resi, riconoscendo la complessità e la durata dell’attività svolta dall’avvocato. Tuttavia, la Corte d’Appello di Palermo, rivedendo la sentenza, aveva ridotto l’importo a 77.487,00 euro, ritenendo che le prestazioni fornite non fossero qualificabili come parasubordinate e applicando le tariffe previste dal Dm 127/2004 per l’assistenza contrattuale e la consulenza amministrativa.

Le contestazioni degli eredi

Gli eredi dell’avvocato hanno impugnato la sentenza d’appello, sostenendo due principali argomentazioni. In primo luogo, hanno contestato l’errata applicazione delle tariffe professionali previste dal Dm 127/2004. In secondo luogo, hanno criticato il metodo utilizzato dalla Corte d’Appello per calcolare il valore della causa. Secondo gli eredi, la Corte aveva violato l’articolo 12 del codice di procedura civile, che impone di considerare l’intero complesso degli interessi regolati dall’accordo e non limitarsi a una singola annualità.

La decisione della Cassazione

Accogliendo le obiezioni presentate dagli eredi, la Corte di Cassazione ha riconosciuto l’errore commesso dalla Corte d’Appello nel determinare il valore della causa. Secondo la Suprema Corte, quando si tratta di questioni riguardanti l’esistenza, la validità o la risoluzione di un rapporto giuridico, il valore della causa deve essere calcolato considerando l’intero arco temporale del rapporto e tutte le implicazioni economiche connesse.

Nella sua motivazione, la Cassazione ha richiamato l’art. 12 del codice di procedura civile, sottolineando che il valore delle cause riguardanti rapporti giuridici obbligatori deve riflettere l’intero complesso degli interessi regolati dall’accordo, non limitandosi a un singolo anno. Pertanto, il valore della causa avrebbe dovuto essere calcolato considerando l’intero periodo contrattuale e la totalità degli interessi in gioco.

La Corte ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo e ha rinviato il caso a un diverso collegio per un nuovo esame, basato sui criteri indicati.


LEGGI ANCHE

rovigo giudice di pace

Rovigo, atti bloccati e computer impallati: si ritorna alla carta

Nella sede del Giudice di Pace di Rovigo, in corso del Popolo, la situazione è degenerata talmente tanto da dover richiedere l’intervento della Polizia Locale,…

Giustizia, Santalucia: “Indipendenza della magistratura da difendere senza personalismi”

Il presidente dell’ANM annuncia il suo passo indietro e critica le polemiche politiche sulle assoluzioni.

Caso Paragon, scontro in Aula: l’opposizione chiede chiarezza

Il software di sorveglianza al centro delle polemiche. Il Copasir ascolta i vertici dell’AISE, ma il governo mantiene il riserbo

proposta legge magistratura quindici giorni carcere

Saman, Nordio: “Estradata la madre, grazie alle autorità pakistane”

Con l’estradizione della madre di Saman Abbas, Nazia Shaheen, in arrivo oggi in Italia dopo essere stata arrestata in Pakistan a seguito di un mandato di cattura internazionale, si compie un fondamentale passo in avanti per il percorso di giustizia per la giovane diciottenne di origini pakistane barbaramente uccisa il primo maggio del 2021“. Lo comunica in una nota il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

La donna, condannata alla pena dell’ergastolo con sentenza di primo grado dalla corte di assise di Reggio Emilia insieme al marito, era latitante dal primo maggio 2021, il giorno in cui era tornata in patria dopo l’omicidio della figlia. Dopo mesi di richieste e attese il governo di Islamabad ha accolto la richiesta del Ministero della Giustizia per l’estradizione in Italia della donna.

Si tratta di un risultato frutto di una intensa e proficua collaborazione del Ministero della Giustizia con il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che rappresenta un efficiente esempio di sinergia istituzionale a servizio della giurisdizione. A nome del governo italiano voglio ringraziare le autorità pakistane per aver compreso l’importanza per il nostro Paese di assicurare una piena risposta di giustizia per un delitto che ha sconvolto le nostre coscienze“, ha concluso il Ministro Nordio.


LEGGI ANCHE

apple app store alternativi

Apple cambia le regole: possibile installare app store alternativi

Apple ha annunciato una grandissima novità per quanto riguarda iPhone, che a partire dal prossimo aggiornamento consentirà l’installazione anche di app store alternativi rispetto a…

La Corte Costituzionale si pronuncerà su 8 referendum

Giustizia, eutanasia e cannabis legale: la Corte Costituzionale giudicherà 8 Referendum Il prossimo 15 febbraio la Corte Costituzionale giudicherà come ammissibili o meno 8 Referendum sulle tematiche di giustizia, eutanasia e cannabis legale. Nello specifico, sei di questi riguardano…

concorso magistrati

In arrivo 1300 magistrati, tre commissioni impegnate nei concorsi

Roma, 23 maggio 2024 – A breve 1300 nuovi magistrati al lavoro negli uffici giudiziari, per assicurare una sempre più efficace risposta di giustizia ai…

Nordio: “Profondo cordoglio per la scomparsa di Maurizio D’Ettorre”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con tutti i suoi collaboratori, manifesta il più profondo cordoglio per la perdita incolmabile di Felice Maurizio D’Ettore. Ne ricorda con commozione l’integrità morale e la grande preparazione intellettuale, manifestata anche nella sua ultima funzione quale Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: “Tutti ci stringiamo commossi attorno alla famiglia con l’affetto più profondo e la gratitudine per tutto quello che ci ha dato.”


LEGGI ANCHE

ANM: sciopero, il 27 febbraio raduno in Cassazione e assemblea pubblica

La manifestazione proclamata dai magistrati a difesa della Costituzione

carcere uta

Carcere di Uta: allarme rosso per le aggressioni al personale

Poliziotti penitenziari nel mirino: "La situazione è insostenibile"

Passaporto alle Poste e carta d’identità all’Agenzia delle Entrate

Il prossimo dicembre sarà possibile fare il passaporto negli uffici postali, mentre a febbraio anche all’Agenzia delle Entrate. Queste sono le prossime tappe del Progetto…

Giustizia, estradizione Coppola: dichiarazione congiunta Italia-Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti e il Governo italiano hanno confermato l’estradizione in Italia di Danilo Coppola, cittadino italiano condannato per reati finanziari, a seguito di una richiesta ufficiale.

Sua Eccellenza Abdullah bin Sultan Al Nuaimi, Ministro della Giustizia degli Emirati Arabi Uniti, e l’on. Carlo Nordio, Ministro della Giustizia italiano, hanno affermato in un colloquio telefonico che la decisione presa è conforme al trattato bilaterale di estradizione sottoscritto tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia.

I Ministri hanno sottolineato che il successo dell’estradizione di Coppola conferma il continuo impegno di entrambe le autorità centrali nel sostenere lo stato di diritto e nel promuovere la cooperazione internazionale. Questo risultato riflette le forti relazioni tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia e dimostra la comune determinazione a garantire la giustizia. Tali procedure confermano la continua collaborazione tra gli EAU e l’Italia nel perseguimento della giustizia internazionale.

I Ministri hanno aggiunto: “Questi accordi illustrano fermamente la nostra volontà di rafforzare la cooperazione in materia legale e giudiziaria secondo le migliori pratiche internazionali, con l’obiettivo di rafforzare gli sforzi per combattere i crimini gravi e organizzati. Questo sviluppo positivo nella nostra cooperazione giudiziaria sottolinea il nostro impegno comune a garantire che non vi sia impunità per coloro che commettono crimini e tentano di eludere la giustizia cercando rifugio all’estero“.

Inoltre, le due parti hanno sottolineato l’impegno di entrambe le nazioni a fornire aggiornamenti regolari sulle richieste prioritarie e a mantenere i canali di comunicazione tra le autorità centrali, a testimonianza di una costante dedizione per il raggiungimento di una proficua cooperazione giudiziaria e per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra gli EAU e l’Italia.


LEGGI ANCHE

domande di selezione al tirocinio

Iniziano i tirocini ANAS per avvocati

In partenza i tirocini professionali presso ANAS, 20 posizioni aperte per gli avvocati ANAS S.p.a. apre diverse posizioni per effettuare un tirocinio professionale presso la loro sede. La scadenza per…

Si può essere dipendenti da Internet?

L’Istituto Superiore di Sanità, l’Iss, qualche settimana fa ha pubblicato una mappa dove sono rappresentate le «risorse territoriali», come cliniche, consultori e centri pubblici e…

donna con sveglia in mano

Cassazione: “Il recupero delle ore di mancato riposo deve essere continuativo o cumulabile”

I giudici, richiamando la normativa europea, hanno ribadito che il riposo compensativo deve essere tempestivo e adiacente ad altri periodi di riposo per evitare danni…

Stretta di mano per contratti

Mancato versamento delle ritenute Inps: la nuova disciplina finisce alla Corte Costituzionale

Il nuovo regime sanzionatorio per il mancato versamento delle ritenute Inps, introdotto dal decreto legge n. 48/2023, è stato rimesso al vaglio della Corte Costituzionale dal Tribunale di Brescia. La questione solleva importanti interrogativi sull’equità e la coerenza delle sanzioni previste dalla riforma.

Sanzioni pecuniarie più severe di quelle penali

Nonostante la recente riforma, il regime sanzionatorio per le omissioni fino a 10mila euro si è rivelato più severo rispetto a quello applicato per importi superiori. Le sanzioni pecuniarie per omissioni di importo inferiore continuano infatti a risultare più afflittive rispetto a quelle penali previste per omissioni superiori ai 10mila euro. Questa discrepanza ha portato il Tribunale di Brescia a definire l’intera disciplina come “incongrua, illogica e irrazionale”, evidenziando anche il rischio che possa incentivare comportamenti illeciti.

La rimessione alla Corte Costituzionale

Con un’ordinanza del 14 agosto 2024, il Tribunale di Brescia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma, sottolineando la possibile violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza. Secondo il Tribunale, la disparità di trattamento tra chi omette versamenti fino a 10mila euro e chi supera tale soglia è tale da rendere la normativa potenzialmente incostituzionale.

Un regime sanzionatorio sotto esame

La decisione di rimettere la questione alla Corte Costituzionale mette in evidenza le criticità di una disciplina che, sebbene introdotta con l’intento di rafforzare la lotta all’evasione contributiva, rischia di creare paradossi e disuguaglianze nel trattamento dei contribuenti. La Corte sarà chiamata a valutare se la normativa possa effettivamente rispettare i principi costituzionali, o se sia necessario un intervento legislativo per rimediare a queste incongruenze.


LEGGI ANCHE

Green Pass, privacy e App IO. Il Garante dice sì

Green Pass, privacy e App IO. Il Garante dice sì

Il problema della privacy legato all’App IO sembra essersi risolto, con il Garante che finalmente ha dato parere positivo sul suo uso per il recupero…

Comitato Graduatoria AUPP 2024: “Si valorizzi il capitale umano rappresentato dagli idonei del concorso”

La proroga al 2026, si sostiene, rappresenterebbe una misura cruciale per rispondere alla carenza di personale e per potenziare l’efficienza del sistema giudiziario

Diritti di copia. Aggiornamento 2021 Servicematica

Diritti di copia. Aggiornamento 2021

Con il decreto dirigenziale del 7 luglio 2021 (G.U. n. 184 del 3 agosto), il capo del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero…

avvocato fax

Correzioni sulle comunicazioni fiscali Pos: solo il 4,4% dei titolari rimedia agli errori

Una palese disfatta per il Fisco nella raccolta delle correzioni fiscali sui presunti incassi Pos non dichiarati nel 2022. Su circa 57 mila comunicazioni inviate a esercenti e professionisti dall’Agenzia delle Entrate, appena il 4,4% dei destinatari ha provveduto a correggere gli errori segnalati, presentando una dichiarazione integrativa e versando le imposte dovute, insieme a sanzioni e interessi.

I numeri: correzioni minime e entrate ridotte

In termini concreti, solo 2.549 dichiarazioni integrative sono state presentate a seguito delle comunicazioni inviate, generando un gettito di appena 2,3 milioni di euro in imposte aggiuntive, 1,7 milioni in interessi e 104 mila euro in sanzioni ridotte grazie al ravvedimento operoso. Questo risultato rappresenta il peggior dato tra tutte le tipologie di compliance trasmesse dall’amministrazione finanziaria.

L’analisi della Corte dei Conti: problemi nei dati e nella tempistica

Questi dati, resi noti dall’Agenzia delle Entrate e analizzati dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2023, mostrano un quadro preoccupante per quanto riguarda l’efficacia delle comunicazioni fiscali inviate nel 2023, relative al periodo d’imposta 2022. La campagna di comunicazioni era stata lanciata tra ottobre e novembre 2023, in seguito al provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 352652/2023, che delineava le modalità operative di questa specifica compliance.

Tuttavia, la campagna è stata afflitta da numerosi errori. Molti contribuenti hanno segnalato che gli incassi Pos risultavano duplicati o addirittura triplicati rispetto a quelli reali. Di fronte a queste problematiche, l’Agenzia ha annullato massivamente le lettere già inviate, per poi riemetterle nel 2024, concentrandosi su una platea più ristretta di contribuenti per l’anno d’imposta 2022.

Un’analisi ancora parziale e in attesa di risultati

L’analisi dei risultati per il 2022 resta dunque parziale, in attesa di valutare l’impatto delle nuove comunicazioni inviate nel 2024 ai contribuenti selezionati. È importante ricordare che i destinatari di queste segnalazioni possono richiedere chiarimenti o fornire all’Agenzia delle Entrate elementi non noti, al fine di evitare un accertamento fiscale. Inoltre, se i contribuenti riconoscono la correttezza dei dati segnalati, possono regolarizzare la propria posizione con una riduzione delle sanzioni, secondo le disposizioni dell’articolo 13 del dlgs 472/1997.

La compliance Pos e gli obiettivi del Pnrr

La compliance sui pagamenti elettronici è stata introdotta nel Documento di Economia e Finanza 2023 (DEF) e realizzata rapidamente per rispettare gli obiettivi del Pnrr relativi alla riduzione del tax gap nel 2023 e nel 2024. Tuttavia, i risultati ottenuti finora sollevano dubbi sull’efficacia di queste misure e mettono in discussione la capacità del Fisco di raggiungere gli obiettivi prefissati.


LEGGI ANCHE

Inaugurazione anno giudiziario, alla cerimonia del CNF anche Nordio

Al termine della cerimonia, presso la Basilica di Sant’Antonio in Laterano, sarà celebrata una Santa Messa in suffragio del Presidente Emerito del CNF, Guido Alpa

Giustizia civile ancora in affanno: tempi lunghi e rischio precariato per gli assunti PNRR

A un anno dalla scadenza dei contratti a tempo determinato finanziati dal PNRR, resta alto il numero di cause pendenti e aumentano i fascicoli in…

Bonus casa 2025: detrazioni al 50% per la prima abitazione, conferme e novità su Ecobonus, Sismabonus e Superbonus

Con la circolare n. 8/E l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulle agevolazioni edilizie aggiornate dalla legge di Bilancio 2025: detrazioni maggiorate per chi ristruttura…

imposta di registro atti giudiziari

Rivoluzione nella contabilità degli enti locali a partire dal 2025

A partire dal 2025, i comuni con più di 5 mila abitanti, insieme a regioni e province, saranno chiamati ad adottare una nuova forma di bilancio: la contabilità economico-patrimoniale. Questa importante novità è parte della riforma 1.15 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e segna un cambiamento significativo nella gestione finanziaria degli enti locali.

Il decreto “Omnibus” fissa la tabella di marcia

Con l’articolo 10 del decreto “omnibus” (dl 113/2024), il governo ha definito le tempistiche per l’attuazione della riforma. Entro il 2026, almeno il 90% degli enti pubblici dovrà aver adottato il nuovo sistema di contabilità, con l’obiettivo di estenderlo a tutte le amministrazioni pubbliche negli anni successivi. Tuttavia, nonostante la chiarezza sui tempi, permangono molte incertezze tra gli operatori su come questa transizione dovrà essere implementata concretamente.

Un cambiamento epocale per la pubblica amministrazione

La contabilità economico-patrimoniale rappresenta una svolta radicale rispetto al passato. Questo sistema, più complesso rispetto alla tradizionale contabilità finanziaria, richiede una gestione accurata delle risorse economiche e patrimoniali degli enti. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e l’efficienza nella gestione delle finanze pubbliche, allineandosi ai principi contabili internazionali.

Sfide e opportunità per gli enti locali

Nonostante i vantaggi attesi, l’adozione della contabilità Accrual (cioè della contabilità economico patrimoniale)  pone anche sfide significative per gli enti locali, in particolare quelli di dimensioni minori, che potrebbero trovarsi in difficoltà nel gestire la complessità del nuovo sistema. Il governo ha previsto misure di supporto e formazione per accompagnare questa transizione, ma resta da vedere come gli enti locali riusciranno a implementare le nuove regole nei tempi previsti.


LEGGI ANCHE

Al via il XXXVI Congresso Nazionale Forense: l’Avvocatura chiama la politica, “Aboliamo la riforma Cartabia”

Dal Teatro Regio al Lingotto di Torino, la sessione inaugurale del Congresso accende il confronto tra istituzioni, magistratura e Avvocatura. Tra i temi centrali: la…

Giustizia, Santalucia: “Indipendenza della magistratura da difendere senza personalismi”

Il presidente dell’ANM annuncia il suo passo indietro e critica le polemiche politiche sulle assoluzioni.

Bruxelles indaga Google: possibile penalizzazione degli editori nei risultati di ricerca

La Commissione europea avvia un procedimento per verificare se il motore di ricerca violi il regolamento sui mercati digitali declassando i contenuti dei media attraverso…

bando magistrati tributari

Lo stalking sul luogo di lavoro: la Cassazione conferma il reato di mobbing

Una recente sentenza della Corte di Cassazione penale ha stabilito che il mobbing, ovvero la sistematica emarginazione e umiliazione di un dipendente da parte di un superiore, può configurarsi come stalking lavorativo, un reato punibile secondo l’articolo 612 bis del Codice penale. La sentenza n. 32770 del 21 agosto 2024 segna un importante passo avanti nella tutela dei lavoratori, riconoscendo che una serie di comportamenti ostili può generare un grave stato di ansia o paura nella vittima, costringendola a cambiare le proprie abitudini di vita.

La decisione della Corte: atteggiamenti ostili e conseguenze gravi

Il caso specifico che ha portato a questa sentenza riguarda un docente universitario accusato di una serie di reati, tra cui molestie sessuali nei confronti delle studentesse e abuso di autorità. La Corte ha accolto il ricorso del pubblico ministero contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva sostituito gli arresti domiciliari con il divieto di dimora e l’interdizione per un anno dall’insegnamento. Il pubblico ministero aveva sottolineato la gravità degli atti persecutori a sfondo sessuale, evidenziando come le studentesse fossero costrette a non rimanere mai da sole nello studio del professore per evitare le sue attenzioni indesiderate.

Un ambiente lavorativo tossico: l’accusa di stalking lavorativo

Il contesto accademico in cui si è verificato il mobbing è stato descritto dai testimoni come un ambiente di lavoro soffocante, dominato da un clima di “mobbing pesante”. Gli specializzandi hanno riferito di essere stati sottoposti a continue pressioni e minacce da parte del direttore del dipartimento, soprattutto quando esprimevano dissenso rispetto alle decisioni prese dall’alto o rifiutavano di eseguire compiti senza la supervisione di un tutor. In alcuni casi, il clima oppressivo ha costretto alcuni studenti a cambiare percorso accademico.

Il dolo nello stalking: conoscenza e volontà di perseguire

La sentenza della Cassazione chiarisce che, per configurare il reato di stalking, non è necessario dimostrare un piano premeditato, ma basta provare che le azioni del superiore siano state condotte con la consapevolezza e la volontà di perseguitare il dipendente, creando un ambiente ostile. La giurisprudenza sottolinea che il mobbing si realizza quando il comportamento del datore di lavoro è volto a umiliare e isolare il dipendente, danneggiando la sua capacità di autodeterminarsi liberamente.


LEGGI ANCHE

Riforma delle pensioni per gli avvocati: calcolo contributivo “pro rata” dal 2025

Approvata la riforma di Cassa Forense: le novità entreranno in vigore dal 1° gennaio

Una “patente” per i funzionari pubblici che usano l’Intelligenza Artificiale

Un progetto di certificazione delle competenze per chi nella pubblica amministrazione supervisiona o utilizza sistemi di AI: non basta saperli usare, serve comprendere limiti, rischi…

COVID: il nuovo rapporto degli italiani con Internet durante 2020

COVID: il nuovo rapporto degli italiani con Internet durante 2020

Il 2020 si è concluso da poco e nei 12 mesi appena terminati gli italiani hanno dovuto trascorrere molto più tempo in casa di quanto…

plico fogli

Fisco: italiani in difficoltà, boom di dilazioni revocate nel 2023

Nel 2023, la crisi di liquidità ha colpito duramente i contribuenti italiani, con un numero record di rateazioni fiscali revocate a causa del mancato pagamento delle rate. Secondo i dati riportati dalla Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, ben 1,37 milioni di dilazioni, pari a circa 24 miliardi di euro, sono saltate, registrando un aumento del 20,3% rispetto all’anno precedente.

Il fenomeno è sintomatico di un più ampio stato di difficoltà economica: il numero di debiti soggetti a rateazione è aumentato dell’1% nel 2023, portando il totale delle istanze a oltre 4,8 milioni, con un carico complessivo di circa 37,5 miliardi di euro.

Questi dati, forniti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, delineano un quadro preoccupante. La Corte dei Conti ha evidenziato che il carico totale delle dilazioni revocate nel 2023 ha raggiunto i 162,6 miliardi di euro, con un incremento significativo rispetto ai 138 miliardi di euro del 2022. Questo aumento di 24 miliardi di euro è un chiaro segnale delle difficoltà che i contribuenti stanno affrontando.

Le conseguenze di queste revoche sono gravi: con la decadenza dal piano di rateazione, i debiti non possono più essere rateizzati e diventano immediatamente esigibili. Le modifiche normative introdotte dal Decreto Legge n. 50/2022 impediscono ulteriori dilazioni per i debiti oggetto di revoca, costringendo i contribuenti a saldare l’intero importo. In caso di mancato pagamento, l’Agenzia delle Entrate può procedere al recupero forzato, aggredendo beni e conti del debitore.

Nel 2023, sono state presentate oltre 1,4 milioni di istanze di rateazione per un valore totale di circa 17,8 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante questo flusso, il 19,4% degli incassi totali da riscossione proveniva da rateazioni, segnando un calo del 21,3% rispetto al 2022.

Dal 2008 al 2023, sono state gestite oltre 13,5 milioni di istanze di rateazione, con un carico iscritto a ruolo di oltre 232 miliardi di euro. Di queste, circa 2,8 milioni di istanze si sono estinte, mentre per 2 milioni di istanze, con un carico di circa 26,5 miliardi, il piano di ammortamento risultava ancora in sospeso al 31 dicembre 2023.

Questi numeri dimostrano chiaramente le difficoltà che milioni di contribuenti stanno affrontando nel tentativo di adempiere ai propri obblighi fiscali, mettendo in luce la necessità di interventi mirati per supportare chi si trova in situazioni di sovraindebitamento.


LEGGI ANCHE

La professione dell’avvocato affascina ancora i neolaureati in Giurisprudenza?

La professione dell’avvocato è una delle più diffuse in Italia, e ogni anno continua ad esercitare un certo fascino sui neolaureati in Giurisprudenza, nonostante le…

Precari della giustizia in piazza: senza stabilizzazioni a rischio il funzionamento dei tribunali

In Puglia oltre 600 contratti in scadenza nel 2026. I sindacati lanciano l’allarme: l’ufficio del processo è diventato indispensabile per velocizzare i procedimenti e smaltire…

Praticanti Avvocati, Scuole Forensi: la bocciatura deve essere impugnata dal Tar

La “bocciatura” all’esame conclusivo di Scuola Forense, che è obbligatorio per essere ammessi all’esame per l’abilitazione alla professione forense, dovrà essere impugnata di fronte al…

imu casa

Pignoramenti immobiliari: la Cassazione conferma il via libera anche in caso di sovraindebitamento

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio di diritto che avrà un impatto significativo sui pignoramenti immobiliari. Con la sentenza n. 22914 del 19 agosto 2024, la prima sezione civile ha confermato che le banche possono procedere con l’esecuzione immobiliare anche se il debitore è coinvolto in una procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento.

Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, l’istituto di credito ha il diritto di portare avanti il pignoramento dell’immobile del debitore, nonostante quest’ultimo sia sottoposto alla procedura concorsuale prevista dall’articolo 268 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Ccii), introdotto dal decreto legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019. Questa disposizione ricalca quanto già previsto per la liquidazione giudiziale, evidenziando che le procedure concorsuali non rappresentano un ostacolo per la continuazione delle esecuzioni promosse dalle banche.

La decisione della Cassazione rappresenta un duro colpo per i debitori che speravano di ottenere una sospensione dell’esecuzione immobiliare attraverso la procedura di sovraindebitamento. Al contrario, questa sentenza conferma il potere delle banche di proseguire con i pignoramenti, anche in contesti di crisi finanziaria del debitore.

Questa sentenza si inserisce in un quadro normativo complesso, in cui il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è chiamato a bilanciare le esigenze di tutela dei creditori con quelle di salvaguardia dei debitori in difficoltà. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che, almeno per quanto riguarda i pignoramenti immobiliari, le garanzie offerte dalle banche rimangono prioritarie anche in presenza di procedure concorsuali di liquidazione controllata.


LEGGI ANCHE

donne con cartello che manifestano

Sciopero dei direttori del Ministero della Giustizia: oltre il 75% di adesioni in tutta Italia

Al centro della mobilitazione vi è la difesa del profilo professionale, messo in discussione dall'ultima bozza di Contratto Collettivo Integrativo proposto dal Ministero.

Acconti fiscali a rate: contributi esclusi dalla nuova misura

Riformulato l’emendamento della Lega: autonomi con ricavi fino a 170mila euro potranno pagare in cinque rate da gennaio a maggio.

referendum giustizia

Nordio: “Certissimo che vinceremmo il referendum”

Il Guardasigilli Nordio, durante un incontro di Fratelli d’Italia a Firenze, parlando della riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati ha dichiarato: «Io spero che…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto