L’avvocatura si mobilita per il Sì: nasce la task force pro-riforma

Una larga parte dell’Avvocatura italiana si prepara a scendere in campo per sostenere il al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. Concluso l’iter parlamentare che introduce la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, ora la battaglia si sposta nella società civile, dove si aprirà una fase di confronto serrato.

Ad aprire il fronte è Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, che definisce la riforma «un passo necessario per una giustizia più equa e credibile». Con il voto del Senato, spiega, «si inaugura una stagione nuova, nella quale superare le dinamiche correntizie che troppo spesso hanno appannato l’autorevolezza della magistratura». Il Cnf, garantisce Greco, offrirà ai cittadini una partecipazione informata e rigorosa, «al di fuori di logiche partitiche», mettendo al centro il contributo tecnico-giuridico dell’Avvocatura.

Entusiasmo anche dalle Camere penali, da anni in prima linea in questa battaglia. Il presidente Francesco Petrelli parla senza esitazioni di una conquista storica: «La piena attuazione del modello accusatorio del 1988 non può prescindere dalla separazione delle carriere. Ora saranno i cittadini a decidere se vogliono un giudice davvero terzo, indipendente dalla politica e libero da logiche associativo-corrente». I penalisti si impegneranno in una campagna referendaria «chiara e corretta», per evitare derive ideologiche e polarizzazioni sterili.

Alla mobilitazione si aggiunge l’Associazione italiana giovani avvocati, che vede nella riforma un’opportunità di maggiore efficienza del sistema. Secondo il presidente Carlo Foglieni, l’intervento costituzionale «garantisce l’autonomia dei magistrati e consolida la specializzazione degli uffici giudicanti e requirenti», con benefici organizzativi e un possibile impatto significativo sulla durata dei processi.

A chiudere il fronte del Sì c’è l’Organismo congressuale forense. Il coordinatore Fedele Moretti si dice certo che gli elettori sapranno cogliere «un’occasione storica per una giustizia migliore e più vicina ai diritti dei cittadini».

La campagna è quindi ai nastri di partenza. E mentre il referendum si avvicina, l’Avvocatura si prepara ad affrontare una sfida decisiva: spiegare agli italiani perché questa riforma, attesa per decenni, dovrebbe finalmente diventare realtà.


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Riforma della Giustizia: dopo l’ok del Senato parte l’iter per il referendum confermativo

Dopo il via libera del Senato alla riforma costituzionale della giustizia, il percorso non è ancora concluso: sarà infatti il popolo italiano a pronunciarsi in ultima istanza. La Costituzione prevede che le modifiche alla Carta, quando non raggiungono in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi, debbano passare da un referendum confermativo.

La fase successiva scatterà con la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, attesa nei prossimi giorni. Da quel momento decorreranno tre mesi entro i quali potrà essere formalmente avanzata la richiesta di referendum.

A regolare questa procedura è l’articolo 138 della Costituzione, che stabilisce regole stringenti:

  • La richiesta può essere presentata da un quinto dei membri di una Camera (80 deputati o 40 senatori)
  • Oppure da 500 mila elettori
  • O ancora da 5 Consigli regionali

Nel caso della riforma della giustizia, sia le forze di maggioranza che quelle di opposizione hanno dichiarato di voler ricorrere al voto popolare: si profila quindi un’ampia convergenza sulla consultazione.

Una volta depositata la richiesta formale, il referendum dovrà tenersi entro quattro mesi e mezzo. Ma l’Esecutivo intende accelerare i tempi: Parlamento e Governo si stanno già organizzando per raccogliere rapidamente le firme necessarie dei parlamentari, così da fissare la data già tra fine marzo e aprile 2026, secondo le previsioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Da notare un aspetto fondamentale: non è previsto alcun quorum. A differenza dei referendum abrogativi, sarà sufficiente qualsiasi livello di affluenza: la riforma passerà o verrà respinta in base alla maggioranza dei voti validi espressi.

Questo elemento potrebbe rendere il confronto particolarmente acceso: il dibattito politico rischia di polarizzarsi, mentre ciascun fronte tenterà di mobilitare il proprio elettorato in vista di una scelta destinata a incidere profondamente sugli equilibri del sistema giudiziario.


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Accesso ai dati delle piattaforme digitali: nuove regole UE aprono la strada alla ricerca indipendente

Da oggi, il mondo della ricerca scientifica potrà contare su un nuovo strumento per comprendere in profondità l’impatto sociale e culturale delle grandi piattaforme digitali.
L’Unione Europea ha infatti reso operativo l’atto delegato sull’accesso ai dati, previsto dal Regolamento sui Servizi Digitali (Digital Services Act – DSA), che introduce un meccanismo innovativo di trasparenza e condivisione dei dati detenuti dai grandi operatori online.

Le nuove norme permettono ai ricercatori qualificati di richiedere l’accesso a informazioni e dataset fino ad oggi riservati, provenienti da piattaforme e motori di ricerca di dimensioni molto grandi. Questi dati sono fondamentali per analizzare e valutare i rischi sistemici generati dai sistemi di raccomandazione algoritmica, dalla circolazione di contenuti illegali, dalle truffe online e dagli effetti psicologici delle interazioni digitali, soprattutto sui minori.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato favorire studi indipendenti che aiutino a comprendere meglio il funzionamento e le conseguenze delle piattaforme, dall’altro rafforzare la sicurezza degli utenti, garantendo un ambiente digitale più trasparente e responsabile.

Tuttavia, l’accesso ai dati sarà soggetto a rigidi protocolli di valutazione e sicurezza. Le richieste dovranno essere sottoposte ai coordinatori dei servizi digitali, ossia le autorità nazionali incaricate dell’attuazione del DSA. Solo i ricercatori che soddisfano tutti i criteri previsti dalla normativa e i cui progetti risultino pertinenti rispetto ai temi dei rischi sistemici, della salute mentale o della diffusione di contenuti illegali potranno ottenere il via libera.

Una volta approvata la richiesta, le piattaforme avranno l’obbligo legale di fornire i dati richiesti, nel rispetto delle tutele previste per la riservatezza aziendale e la protezione dei dati personali.

La Commissione Europea ha sottolineato che questa misura rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la responsabilità delle grandi piattaforme digitali e per consentire alla comunità scientifica di monitorare in modo indipendente il loro impatto sulla società. I coordinatori dei servizi digitali stanno già lavorando in rete per armonizzare le procedure di valutazione in tutti gli Stati membri, assicurando tempi certi e criteri uniformi di approvazione.

Con l’entrata in vigore dell’atto delegato, l’Unione Europea conferma la volontà di governare la trasformazione digitale con strumenti concreti di trasparenza, responsabilità e tutela dell’utente, aprendo una nuova stagione per la ricerca accademica nell’era dei dati.


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Soci di capitale nelle società tra avvocati: rimessa alla Consulta la norma contestata

L’Unione Nazionale delle Camere Civili esprime profonda soddisfazione per l’ordinanza con cui il Consiglio Nazionale Forense, in sede giurisdizionale, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’art. 4-bis della Legge Professionale Forense (L. 247/2012), introdotto dalla L. 124/2017, che consente la presenza di soci di capitale nelle società tra avvocati.

La decisione del CNF riconosce la fondatezza delle argomentazioni sollevate dall’UNCC, incentrate sulla tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dell’avvocato, principi cardine della funzione difensiva garantita dalla Costituzione. In particolare, la normativa contestata è stata ritenuta potenzialmente in contrasto con gli articoli 3, 24, 41 e 111 della Costituzione, nella misura in cui potrebbe introdurre condizionamenti economici estranei alla natura della professione forense.

«È un passaggio storico per l’Avvocatura italiana» — dichiara il Presidente dell’UNCC, Avv. Alberto Del Noce — «che conferma il ruolo di vigilanza e di impulso svolto dall’Unione per la tutela dei valori della nostra professione. L’indipendenza dell’avvocato è un presidio di democrazia e non può mai essere subordinata a logiche di mercato o interessi esterni alla difesa dei diritti dei cittadini».

Con questa ordinanza, il Consiglio Nazionale Forense affida ora alla Consulta il compito di pronunciarsi su una questione cruciale per il futuro della professione. L’UNCC continuerà a seguire con attenzione l’iter dinanzi alla Corte Costituzionale, nella ferma convinzione che la funzione dell’avvocato debba rimanere libera, autonoma e pienamente garante dei diritti fondamentali.


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Nordio: “Nessun tribunale sarà penalizzato. In arrivo oltre 1.600 nuove unità di personale”

“Posso assicurare che non ci sarà né un amministrativo né un magistrato sottratto agli altri tribunali, ma anche questo nuovo tribunale si aprirà con aggiunte di personale”,
ha dichiarato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio a margine dell’Assemblea dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, in corso oggi a Treviso.
“Abbiamo cinque concorsi in piedi, 400 posti in ognuno, quindi circa, tenendo anche conto delle defezioni o altro, avremo oltre 1600 nuove unità”, ha aggiunto.
Il Ministro è intervenuto nel corso dell’Assemblea annuale che riunisce gli Ordini forensi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Tra i temi affrontati, oltre alla futura istituzione del Tribunale della Pedemontana a Bassano del Grappa, anche l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul sistema giuridico e sulla professione forense.

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Manovra 2026, gli avvocati romani: “Giustizia Cenerentola e troppa burocrazia”

Nessun investimento in un settore centrale per lo sviluppo del Paese come la Giustizia, anzi tagli. E in aggiunta nuovi adempimenti burocratici per i professionisti, avvocati compresi, che si trovano a interagire con la Pubblica Amministrazione.

Questo è l’appello rivolto nella ricorrenza del 25 ottobre, “Giornata europea della Giustizia Civile”, dal Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Alessandro Graziani, alla Manovra 2026, “per la quale – spiega – ci auguriamo un intervento correttivo dal parte del Parlamento”.

Fra i punti critici segnalati dal presidente Graziani, il taglio di spesa previsto per il Ministero della Giustizia, 40 milioni per il 2026, 100 in totale per il triennio 2026-2028. “Ci rendiamo conto della necessità di far quadrare i conti – spiega Graziani –  ma non possiamo non rimarcare la necessità di sostenere la fiducia nella Giustizia e ridurre la durata dei processi giudiziari in realtà territoriali afflitte, come Roma, dalla piaga dei ritardi cronici, con udienze che, nell’ufficio del Giudice di Pace, vengono calendarizzate ad anni di distanza”. Servirebbero, insomma, forti investimenti per nuove assunzioni, per velocizzare la macchina della Giustizia e smaltire l’arretrato.

Ma non c’è solo questo. “Come categoria professionale – prosegue Graziani – siamo rimasti sbalorditi nel constatare che la Manovra prevede una norma che secondo la quale il libero professionista, per essere pagato, oltre la fattura debba anche documentare la propria regolarità fiscale e contributiva.  Queste sono vere e proprie vessazioni che non fanno altro che complicare la vita di tutti noi professionisti, costretti ad affrontare ulteriori e continui  adempimenti completamente superflui e sovrabbondanti”.


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Occupazione record ma industria in affanno: l’Italia lavora di più, guadagna di meno

Durante i primi tre anni del governo Meloni, l’Italia ha visto crescere il numero complessivo degli occupati di un milione di unità. Secondo i dati Istat, ad agosto 2025 il totale degli addetti ha raggiunto quota 24,1 milioni, con un picco storico nel mese precedente, quando i lavoratori erano 24,2 milioni.

Un risultato incoraggiante, che tuttavia si accompagna a un segnale d’allarme: l’aumento della cassa integrazione (Cig). Nel primo semestre del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di ore autorizzate è salito di quasi il 22%, toccando 305,5 milioni di ore, pari a 54,7 milioni in più.

Cigs in forte crescita: segnali di crisi nella manifattura

Analizzando le diverse tipologie di intervento, la Cig in deroga (Cigd) è crollata del 70%, la Cig ordinaria (Cigo) è aumentata del 7,3%, mentre la Cig straordinaria (Cigs) ha registrato un’impennata del 46,4%.
Un dato preoccupante, secondo l’Ufficio studi della CGIA, che evidenzia difficoltà crescenti in alcuni comparti chiave del manifatturiero.

Più lavoratori, ma retribuzioni ferme

La crescita occupazionale è innegabile, ma non altrettanto quella della produttività e delle retribuzioni. Negli ultimi tre anni, il PIL italiano è cresciuto meno dell’1% annuo, e gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa.

Il tasso di occupazione femminile continua a essere tra i più deboli dell’UE, mentre la quota di NEET (giovani che non studiano e non lavorano) rimane preoccupante.
A questo si aggiunge una produzione industriale stagnante e l’aumento della Cig, che fanno temere l’avvio di una crisi strisciante, sulla scia di quanto già avvenuto in Germania e Francia.

La CGIA richiama l’urgenza di spendere bene e presto i fondi del PNRR: oltre 100 miliardi di euro ancora disponibili devono essere “messi a terra” entro giugno 2026 per rilanciare la produttività e modernizzare il Paese.

I settori più colpiti: automotive, metallurgia e macchinari

Tra i comparti industriali, è l’automotive a registrare l’aumento più significativo delle ore di Cigs: 22 milioni nel primo semestre 2025, pari a un +85,8% rispetto all’anno precedente.

Seguono:

  • Metallurgia: oltre 20 milioni di ore (+56,7%)
  • Macchine e apparecchi meccanici: 11,3 milioni (+12,5%)
  • Calzature: 11,1 milioni (+144,3%)

Questi quattro settori, da soli, rappresentano oltre il 55% della Cigs totale nel manifatturiero nazionale.

Stellantis, Termoli maglia nera: +1.255% di Cig

A livello territoriale, la provincia di Campobasso guida la classifica per incremento della Cigs. Nel suo territorio, che ospita lo stabilimento Stellantis di Termoli, le ore di Cig sono aumentate del +1.255% nel primo semestre del 2025.

Seguono:

  • Cuneo: +347%
  • Asti: +289%
  • Potenza: +280%

In controtendenza, invece, Oristano (-74%), Nuoro (-75,6%) e Crotone (-87,8%).
Sul piano geografico, è il Nord-Ovest — in particolare il Piemonte — a risultare più colpito, con un incremento medio del 33,3% delle ore autorizzate.


Il quadro occupazionale italiano appare dunque in chiaroscuro: il numero di lavoratori cresce, ma cresce anche la precarietà di interi comparti produttivi. La sfida, come sottolinea la CGIA, sarà trasformare l’occupazione in lavoro stabile e ben retribuito, investendo in innovazione e produttività prima che le ombre di una nuova crisi tornino ad allungarsi sul Paese.


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Manovra 2026: l’UNCC contro la nuova burocrazia per gli avvocati

Roma, 21 ottobre 2025 – L’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) esprime forti perplessità in merito alla disposizione contenuta nella bozza della Legge di Bilancio 2026 (Titolo X, Capo I, art. 130, comma 9), che subordina il pagamento dei compensi professionali da parte delle Pubbliche Amministrazioni alla presentazione, da parte dei liberi professionisti, di documentazione attestante la regolarità fiscale e contributiva, da allegare alla fattura elettronica.

Secondo la formulazione attuale, un Avvocato che emetta una fattura verso una Pubblica Amministrazione dovrà allegare:

  • un’attestazione di regolarità contributiva rilasciata dalla Cassa Nazionale Forense, analoga al DURC previsto per le imprese;
  • un certificato di regolarità fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, non previsto nella prassi per i liberi professionisti (salvo che la norma intenda un’autocertificazione).

“Si tratta di un adempimento aggiuntivo che rischia di trasformarsi in una nuova zavorra burocratica – osserva l’Avv. Alberto Del Noce, Presidente UNCC – aggravando procedure già complesse, allungando ulteriormente tempi di pagamento notoriamente lunghi e introducendo incertezza sulle modalità applicative.”

L’UNCC sottolinea inoltre l’evidente paradosso di una disposizione che impone ai professionisti di produrre documenti già nella disponibilità della Pubblica Amministrazione, la quale può verificarne la regolarità d’ufficio attraverso le proprie banche dati (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Casse professionali).

Pretendere che sia il singolo a fornire certificazioni di cui l’Amministrazione è già in possesso significa duplicare controlli e passaggi inutili, in aperto contrasto con i principi di semplificazione e digitalizzazione che dovrebbero ispirare l’azione pubblica.

“Auspichiamo che, nel corso dell’iter parlamentare, la norma venga riformulata – conclude Del Noce – prevedendo che la verifica della regolarità fiscale e contributiva sia effettuata direttamente dalle Pubbliche Amministrazioni, senza imporre nuovi oneri ai professionisti. La lotta all’evasione è un obiettivo condiviso e necessario, ma deve passare attraverso efficienza, interoperabilità e responsabilità istituzionale, non attraverso nuovi ostacoli burocratici per chi opera in modo corretto e trasparente.”


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Credito in ripresa, ma non per tutti: le banche tornano a finanziare le imprese, le piccole restano indietro

Se per 28 mesi consecutivi[1] abbiamo assistito a una caduta verticale degli impieghi bancari alle imprese, dall’inizio dell’estate c’è stata la tanto attesa inversione di tendenza. Negli ultimi quattro mesi (giugno-settembre[2]), i prestiti sono tornati ad aumentare e, rispetto all’inizio di quest’anno, lo stock erogato alle attività economiche è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro, raggiungendo in termini complessivi la quota di 647 miliardi; ben 5,5 miliardi in più del dato riferito al 31 dicembre 2024. La segnalazione giunge dall’Ufficio studi della CGIA.

Tuttavia, non tutte le imprese hanno beneficiato di questa ritrovata disponibilità delle banche a prestare liquidità al sistema economico. Nei primi sette mesi del 2025, infatti, alle attività con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5 per cento (+8,2 miliardi di euro), mentre alle aziende con meno di 20 addetti l’incremento è stato negativo e pari al 2,8 per cento (-2,7 miliardi). Se ai più la cosa può sembrare insignificante, ricordiamo che in realtà non lo è per niente. Nel nostro Paese, infatti, le aziende con meno di 20 addetti costituiscono il 98 per cento del totale e vi trova lavoro, al netto dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, quasi il 55 per cento degli italiani.

Purtroppo da qualche anno molte banche hanno deciso di  “sacrificare” i prestiti più complicati: ovvero quelli da erogare alle piccolissime imprese che, rispetto alle realtà di dimensione maggiore, presentano costi di istruttoria relativamente più elevati e una gestione amministrativa molto più complessa.

Non solo. I processi di aggregazione che hanno interessato il settore bancario negli ultimi vent’anni hanno generato molte preoccupazioni riguardo alla possibilità che gli istituti di maggiori dimensioni e con minore radicamento territoriale possano mostrare un interesse ridotto verso le piccole imprese. Tale scenario è attribuibile al fatto che le fusioni hanno provocato un’eccessiva concentrazione del rischio creditizio, determinando conseguentemente una contrazione dell’erogazione del credito.

Nonostante queste criticità, nessuno può affermare che le banche non rivestono più un ruolo fondamentale nel panorama economico del nostro Paese. Anzi. Continuano a svolgere una funzione essenziale nel supportare il nostro tessuto produttivo, che ha bisogno di liquidità per crescere e prosperare. Il loro contributo è fondamentale, soprattutto per il futuro di tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori, i quali solo con un adeguato accesso al credito possono continuare a far vivere le proprie attività, creare nuovi posti di lavoro e valorizzare ulteriormente i prodotti del nostro Made in Italy. Noti nel mondo per la loro eccellenza, qualità, design e tradizione.

E se dallo scorso mese di giugno gli istituti di credito hanno ricominciato a dare liquidità al sistema delle imprese, tornando così a rischiare assieme a loro, vuol dire che si sono create le condizioni di stabilità e di fiducia che negli ultimi anni erano venute meno. Evidenziamo, ad esempio, che le sofferenze bancarie sono in forte calo e la riduzione del tasso di interesse praticato dalla Banca Centrale Europea ha creato un quadro generale più “favorevole” per i debitori.

Per metà delle province italiane è ancora credit crunch

Tra il 31 dicembre del 2024 e la fine dello scorso mese di luglio, quasi la metà delle province italiane non ha ancora visto aumentare i prestiti bancari alle imprese. Le situazioni più difficili permangono a Imperia e Prato che hanno registrato una diminuzione in valore percentuale dell’ammontare del credito alle imprese entrambe del 5,6 per cento. Seguono Vercelli con il -5,7 per cento (pari a -81,6 milioni di euro) e Avellino con il -5,8 per cento (-109 milioni). Tra le realtà più virtuose, invece, segnaliamo Aosta che guida questa particolare graduatoria nazionale con un aumento del 18,3 per cento (+284,6 milioni di euro). Subito dopo scorgiamo Trieste con il +12,8 per cento (+383,5 milioni) e Oristano con il +9,2 per cento (+65,7 milioni). Tra le grandi aree economico/produttive del Paese spicca il +4,1 per cento di Roma (+2,3 miliardi) che occupa l’8° posto, il +3,4 per cento di Bergamo (+530 milioni) che si colloca al 16° posto, il +2,6 per cento di Firenze (+329,2 milioni) che si piazza al 22° posto e il +2,2 per cento di Milano (+2,3 miliardi) che si posiziona al 28° posto.

Tra le regioni preoccupa il trend negativo del Veneto

Sempre tra il 31 dicembre del 2024 e il 31 luglio scorso, a livello regionale spicca la contrazione degli impieghi registrata in Veneto. Una caduta verticale che dura ininterrottamente dal 2011. In questi ultimi 7 mesi monitorati dalla CGIA, le banche hanno decurtato alle imprese 868 milioni di euro (-1,4 per cento) di prestiti. Purtroppo, la “scomparsa” di Antonveneta (2013), di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e del Banco Popolare (queste ultime tre tutte nel 2017) continuano a produrre effetti negativi ancora adesso. Male anche l’Umbria (-1,4 per cento pari a -125 milioni di euro) e, in particolare, il Molise (-2,1 per cento pari a -28 milioni).

[1] Da febbraio 2023 fino a maggio 2025.

[2] Ultimo mese per cui i dati dell’Associazione Bancaria Italiana sono disponibili.


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Nuova Assemblea OCF: l’Avvocatura si rinnova per guidare il futuro digitale della giustizia

Nel corso del XXXVI Congresso Nazionale Forense, dal titolo “L’Avvocato nel futuro. Pensare da legale, agire in digitale”, sono stati proclamati i nuovi componenti dell’Assemblea dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), che resterà in carica per il triennio 2025-2028.

L’elezione dei 55 rappresentanti dell’Avvocatura italiana, provenienti da tutti i distretti di Corte d’Appello, conferma la centralità dell’OCF come sede di confronto unitario della categoria e di elaborazione politica sui temi della giustizia e della professione.

Il Presidente del CNF Francesco Greco ha ringraziato l’Assemblea uscente per il lavoro svolto, ed ha rivolto i migliori auguri ai nuovi componenti.

«Il Congresso di Torino – ha dichiarato il coordinatore uscente Mario Scialla – ha rappresentato un passaggio fondamentale per la vita democratica dell’Avvocatura. L’Organismo Congressuale Forense nasce proprio dal Congresso e ne esprime la continuità: luogo di pluralismo, ma anche di responsabilità comune nel difendere i diritti e rafforzare il ruolo sociale dell’avvocato. L’auspicio è che la nuova Assemblea possa proseguire questo cammino con la stessa coralità che ha contraddistinto il mandato uscente».

La nuova Assemblea sarà chiamata a eleggere, nelle prossime settimane, l’Ufficio di Coordinamento, che guiderà l’Organismo nella prossima fase di attività, in un contesto in cui l’Avvocatura è chiamata a confrontarsi con le sfide dell’innovazione digitale, dell’accesso alla giustizia e della sostenibilità del sistema forense.

La composizione rispecchia la rappresentanza territoriale e associativa dell’intera Avvocatura, con un equilibrio tra componenti riconfermati e nuovi ingressi, tra cui numerose giovani professioniste e professionisti che testimoniano il rinnovamento in atto nella categoria.

……..

Di seguito la lista dei componenti

Componenti dell’Assemblea OCF 2025–2028

(proclamati a Torino il 18 ottobre 2025)

ANCONA – Andrea Necchi
BARI – Nicola Dammacco, Stefano Pio Foglia
BOLOGNA – Luca Massari, Paolo Rossi, Giovanni Tarquini
BRESCIA – Silvia Viardi
CAGLIARI – Vito Cofano, Gianluigi Perra
CALTANISSETTA – Giuseppe Milano
CAMPOBASSO – Roberta Moscardino
CATANIA – Carmelo Bentrovato, Antonino Guido Distefano
CATANZARO – Francesco Calvelli, Mario Pace
FIRENZE – Alessandra Joseph, Paolo Oliva
GENOVA – Andrea Corrado
L’AQUILA – Federico Squartecchia
LECCE – Vincenzo Caprioli, Fedele Moretti
MESSINA – Andrea Pirri
MILANO – Elisabetta Brusa, Valentina Masi, Alessandro Mazzone, Vincenzo Spezziga, Benedetto Tusa, Francesca Maria Zanasi
NAPOLI – Giovanni Barile, Loredana Capocelli, Lidia Caso, Antonio Famiglietti, Ottavio Pannone, Nicoletta Ranieri
PALERMO – Giuseppe Muffoletto, Giuseppe Siino
PERUGIA – Ermes Farinazzo
POTENZA – Mariangela Spinella
REGGIO CALABRIA – Carlo Morace
ROMA – Stefano Armati, Alessandro Bianchini, Carla Canale, Massimiliano Cesali, Pietro Di Tosto, Mary Dominici, Elisabetta Rampelli
SALERNO – William Nocera
TORINO – Danilo Cerrato, Emiliana Olivieri, Paolo Ponzio
TRENTO – Andrea Gnecchi
TRIESTE – Igor Visentin
VENEZIA – Paolo Bogoni, Laura Massaro, Erminio Mazzucco


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