Il G20 di Rio de Janeiro si è concluso con un focus sulla tassazione dei super-ricchi come nuova strategia per combattere le disuguaglianze e sostenere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Niente tassa minima per i miliardari, come proposto dal presidente brasiliano Lula, ma un cambio di rotta rispetto alla tassazione digitale, ora in stallo.
La svolta fiscale
Nel comunicato finale, i leader del G20 hanno sottolineato l’importanza della tassazione progressiva come strumento per ridurre le disuguaglianze, migliorare la sostenibilità fiscale e finanziare politiche di sviluppo ambiziose. “La tassazione dei patrimoni estremamente elevati è cruciale per garantire equità e sostenibilità”, si legge nel documento.
Fine dell’era della tassa digitale
L’accordo OCSE/G20 sulla tassazione digitale, firmato nel 2021, è in fase di stallo, con il Pilastro Uno – che avrebbe dovuto introdurre regole globali per tassare i giganti del web – bloccato dalla mancanza di consenso, in particolare degli Stati Uniti. Con il possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, lo scenario si complica ulteriormente.
Verso una patrimoniale globale
Il G20 punta ora a una collaborazione internazionale per tassare i super-ricchi in modo efficace, contrastando l’uso di paradisi fiscali e strumenti di elusione. Secondo il World Inequality Report 2022, l’1% più ricco detiene il 45% della ricchezza globale, mentre il 50% più povero controlla meno del 2%. Il G20 intende promuovere meccanismi di scambio di buone pratiche e strumenti anti-elusione, rafforzando il Quadro BEPS.
Cooperazione fiscale internazionale
Novità anche sul fronte della cooperazione globale: il G20 ha aperto alla possibilità di una Convenzione Quadro dell’ONU sulla fiscalità internazionale, un progetto mirato a coordinare le politiche fiscali globali e combattere le disuguaglianze economiche. “La cooperazione fiscale deve essere inclusiva ed efficace”, conclude la Dichiarazione del G20, evidenziando l’importanza di una governance globale più equa e coordinata.
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