“Lunedì 21 settembre lanceremo Pontes. Pontes è l’euro digitale messo a disposizione delle banche per consentire loro di effettuare transazioni tra di loro utilizzando asset tokenizzati e la tecnologia del registro distribuito”. Lo ha annunciato la presidente della BCE Christine Lagarde, in conferenza stampa a margine dell’Eurogruppo in Irlanda.
Pontes si inserisce nel più ampio percorso della Banca Centrale Europea verso un euro digitale, questa volta con un debutto mirato al mercato interbancario: non un mezzo di pagamento per i cittadini, ma un’infrastruttura pensata per permettere agli istituti di credito di regolare transazioni tra loro sfruttando la tokenizzazione degli asset e la tecnologia del registro distribuito, la stessa famiglia tecnologica alla base delle criptovalute.
Ma cos’è, in concreto, questo euro digitale?
Va innanzitutto distinto da un altro progetto di cui si è parlato più spesso finora: l’euro digitale “al dettaglio”, pensato per essere usato direttamente dai cittadini per i pagamenti quotidiani, ancora in fase di sviluppo e sperimentazione. Pontes, invece, appartiene alla versione “wholesale” (all’ingrosso) di questa stessa famiglia di progetti: riguarda esclusivamente le transazioni tra banche e altri intermediari finanziari, non i pagamenti dei privati.
Il problema che intende risolvere è molto concreto: oggi il regolamento di operazioni finanziarie di grande valore tra istituti – specialmente quelle transfrontaliere – passa spesso attraverso infrastrutture complesse, con tempi di esecuzione non sempre immediati. Utilizzando moneta di banca centrale “tokenizzata” (cioè rappresentata digitalmente su un registro distribuito), le banche potrebbero regolare transazioni in modo più rapido, potenzialmente continuo (24 ore su 24), e con margini di automazione superiori rispetto ai sistemi attuali.
Sul piano più strategico, iniziative come Pontes rispondono anche a una preoccupazione più ampia, di cui questo stesso notiziario si è già occupato: mantenere la moneta di banca centrale – quindi il controllo pubblico ed europeo – al centro dell’infrastruttura finanziaria digitale, evitando che questo ruolo venga progressivamente occupato da soluzioni private o extra-europee, come le stablecoin emesse da attori privati o da valute digitali di altre aree monetarie.
Il progetto rientra nella strategia più ampia di sovranità tecnologica e monetaria di cui l’Unione Europea discute da tempo, e su cui si sono espressi negli scorsi giorni anche altri protagonisti dell’economia europea, tra cui l’ex presidente della BCE Mario Draghi.
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