esame avvocato 2023

Esame avvocato 2023: pubblicato il bando

Il Guardasigilli Nordio ha firmato il dm 2 agosto 2023 con il bando dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di avvocato.

Nell’esame è prevista una prova scritta e una orale, ovvero si svolgerà nella modalità antecedenti a quelle stabilite durante l’emergenza Covid.

Nella prova scritta bisognerà procedere con la redazione di un atto giudiziario sui temi del diritto processuale e sostanziale, che si basa su un quesito presente nella materia che ha scelto il candidato, ovvero diritto civile, penale e amministrativo.

La prova orale, invece, si svolge in tre fasi distinte: nella prima si discute riguardo una questione pratico-applicativa, al fine di risolvere un caso, nella seconda si dimostrano le proprie capacità argomentative e di analisi giuridica e nel terzo si valuta la conoscenza dell’ordinamento forense, con tutti i vari diritti e doveri dall’avvocato.

Leggi anche: Consigli per superare l’esame da avvocato

Le domande di partecipazione dovranno essere inviate dal 3 ottobre all’11 novembre 2023 per via telematica. La prova scritta si svolgerà il 12 dicembre 2023, alle ore 9.00, nei distretti di Corte d’Appello.

Confermate, anche nella sessione del 2023, le particolari disposizioni per lo svolgimento delle prove da parte di candidati con DSA, disturbi specifici dell’apprendimento. Il bando è presente in GU n. 59 del 4 agosto 2023.


LEGGI ANCHE:

Qual è il vero rischio dell’Intelligenza Artificiale?

Attenzione alle truffe bancarie: ecco come difendersi

intelligenza artificiale rischi lavoro

Qual è il vero rischio dell’Intelligenza Artificiale?

Quando parliamo di intelligenza artificiale e lavoro, le posizioni principali sono due: cancellerà tantissimi posti di lavoro oppure ci libererà da quelle mansioni troppo faticose e ripetitive, per permetterci di dedicarci completamente a compiti considerati più gratificanti e creativi.

Ovviamente, si tratta di due situazioni estreme, che non si verificheranno mai, almeno non in questo modo. In primo luogo, come è sempre avvenuto con le innovazioni tecnologiche, la cancellazione di alcuni posti di lavoro viene sempre compensata dalla nascita di nuove occupazioni.

Se dovessimo concentrarci soltanto sul primo scenario, ovvero in quello in cui vengono cancellati tantissimi posti di lavoro, dovremmo comunque fare affidamento su quanto accaduto nel passato.

L’automazione ha sicuramente compromesso l’occupazione degli operai, vista la diminuzione del loro numero e del loro potere d’acquisto. Le tecnologie digitali, poi, hanno generato un nuovo fenomeno, creando tantissimi nuovi posti di lavoro e ridefinendo l’intero mondo che ci circonda.

Per alcuni studiosi, tutto questo ha portato alla scomparsa della classe media e al fallimento delle politiche di redistribuzione della ricchezza. Dunque, sembra che ci siano meno persone che si arricchiscono, e quelle che lo fanno lo fanno molto, ma sempre più persone che si impoveriscono.

Con l’utilizzo sempre più diffuso degli strumenti di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, il rischio è che questi fenomeni finiscano per peggiorare, al posto di migliorare.

Leggi anche: Intelligenza Artificiale: cosa rischiano gli Avvocati?

Ci sono sempre più mansioni ufficio che, grazie all’ai, diventeranno molto più semplici: questo non significa che sia un vantaggio. Più un lavoro risulta difficile e raro, maggiore sarà la sua retribuzione. Se l’intelligenza artificiale consentirà a tutti di acquisire competenze attraverso comandi ai pc, anche i lavori più retribuiti vedranno una flessione per quanto riguarda il salario o il potere d’acquisto.

David Autor, economista e professore del Mit di Boston, si dice «preoccupato per il cambio di composizione nei posti di lavoro. C’è il rischio che l’intelligenza artificiale elimini alcuni lavori o ne dequalifichi altri della classe media, generando lavori meno remunerativi. Il pericolo insomma è: l’intelligenza artificiale ridurrà il valore di molte competenze e renderà il lavoro più mercificato?».

Per Mark Muro di Brookings, il rischio «è che i lavoratori altamente qualificati siano vulnerabili all’IA tanto quanto le loro controparti meno qualificate».

Leggi anche: GiuriMatrix: in Italia il primo assistente legale basato sull’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale verrà utilizzata principalmente al fine di aumentare la produttività delle imprese, aumentando i ricavi, ma diminuendo i costi. Le maggiori entrate, secondo un gruppo di consulenti della Casa Bianca, «andranno agli azionisti e non agli stipendi dei magazzinieri».

Per Lawrence Katz, un economista della Harvard University, una delle soluzioni possibili è che le aziende che andranno ad aumentare la propria produttività grazie all’ia condividano i benefici economici con i lavoratori.


LEGGI ANCHE:

Attenzione alle truffe bancarie: ecco come difendersi

Molestie o disturbo alla persona: il reato avviene anche con la posta elettronica

difendersi dalle truffe bancarie

Attenzione alle truffe bancarie: ecco come difendersi

Le truffe bancarie stanno diventando una minaccia sempre più insistente per i consumatori. Vista la crescente digitalizzazione dei servizi finanziari, risulta fondamentale proteggere i propri diritti e i propri interessi.

In primo luogo, a fini preventivi, è importante conoscere quali sono le truffe bancarie più diffuse. Tra le truffe più comuni troviamo il phishing, i messaggi o le mail false, malware, truffe di investimento e frodi con carte di credito.

Leggi anche: Esempi di Mail di Phishing

La prima cosa da tenere in considerazione per proteggere i dati bancari e quelli personali è evitare di condividere informazioni sensibili, quali password, numeri di conto, codici di sicurezza attraverso mail oppure telefonate non verificate.

Inoltre, è bene utilizzare sempre password diverse e complesse per tutti gli account e per proteggere i dispositivi attraverso antivirus/antimalware.

Un’ottima pratica al fine di difendersi dalle truffe è monitorare in maniera regolare i propri account bancari. Controlliamo settimanalmente, o mensilmente, i movimenti e le transazioni, al fine di individuare in maniera tempestiva attività sospette per riuscire a segnalarle subito alla banca.

I consumatori hanno dei diritti e delle tutele a livello legale, al fine di proteggersi adeguatamente dalle truffe bancarie. La Direttiva Europea sui Sevizi Pagamento, per esempio, garantisce una responsabilità limitata se avvengono operazioni non autorizzate. Conoscere tutti questi diritti risulta assolutamente fondamentale al fine di richiedere un risarcimento se avviene una truffa.

Quando si è vittima di una truffa bancaria, è fondamentale una segnalazione tempestiva dell’incidente alle autorità competenti, quali banca, polizia o AGCM: le segnalazioni sono importanti non solo per individuare ma anche per prevenire truffe nel futuro.

Gran parte delle banche offrono ai clienti alcuni strumenti di protezione al fine di prevenire le truffe. Parliamo dell’autenticazione a due fattori, oppure le notifiche in tempo reale per quanto riguarda i movimenti bancari. Sfruttando questi strumenti potremmo migliorare tantissimo la sicurezza dei nostri account.

Prestiamo attenzione anche alle offerte eccessivamente vantaggiose e improbabili: le truffe, di solito, sfruttano l’ingenuità delle vittime, che credono che i servizi o gli investimenti siano convenienti. Rifiutare delle offerte particolarmente allettanti corrisponde ad una forma importante di prevenzione.


LEGGI ANCHE:

Molestie o disturbo alla persona: il reato avviene anche con la posta elettronica

Per l’Ocf il Ministero deve correggere la nota sui titoli stragiudiziali a mezzo Pec

molestie disturbo persona posta elettronica

Molestie o disturbo alla persona: il reato avviene anche con la posta elettronica

Il reato previsto dall’articolo 660 del Codice Penale scatta a causa dell’invasività all’interno della sfera privata del destinatario ai fini di disturbo o di molestia.

Con la sentenza 34171/2023, la Corte di Cassazione precisa che tale reato può essere commesso anche inoltrando mail e PEC. Si tratta di una conclusione frutto di un’interpretazione estensiva della norma, non di analogia, che nel diritto penale è espressamente vietata all’interprete chiamato all’applicazione di un reato.

Tale norma incriminatrice punisce tutti, che siano «in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo».

L’indicazione del mezzo telefono, secondo i giudici, deve essere allargata ad ogni mezzo di comunicazione nel caso in cui venga sottratta la tranquillità privata, componente dell’ordine pubblico, per poter assicurare una tutela concreta alle vittime di disturbo o di molestia.

Qualsiasi tipo di fastidio o di turbamento arrecato mediante l’utilizzo intrusivo di un mezzo di comunicazione all’interno della sfera privata della vittima diviene presupposto della consumazione del reato di molestia o disturbo alla persona.

Non includere la posta elettronica, che ora è praticamente sempre accessibile dallo smartphone, comporterebbe lasciare scoperte situazioni di molestia o di disturbo che avvengono con mezzi differenti rispetto al telefono.

La Cassazione ha ripercorso gli ampliamenti realizzati da parte della giurisprudenza del reato in questione per tenere conto di come si sono evoluti i mezzi di comunicazione e del superamento, dunque, del dato letterale presente della disposizione penale riferita al telefono.

Si erano già registrati degli orientamenti che prendevano in considerazione il mondo della messaggistica dello smartphone, puntando tutta l’attenzione sulle notifiche, che avvisano la ricezione di un messaggio con un suono.

Un allargamento del genere rientrava nella sincronia della comunicazione, che rappresentava una telefonata classica, che metteva in contatto sia il soggetto attivo del reato che il soggetto passivo, quello che subisce un contatto indesiderato per motivi biasimevoli.

La decisione della Cassazione, invece, mette in rilievo un recente precedente, che ravvisa la lesione del bene giuridico protetto da norme penali nell’intrusività delle comunicazioni ricevute. Dunque, superando la necessità di sincronizzare l’azione lesiva con il fastidio o turbamento arrecato.

Alla base del danno arrecato alla tranquillità privata troviamo la necessità di accedere ad un proprio strumento di comunicazione, appurando la presenza di contatti da parte del disturbatore o molestatore.

Nello specifico, la Cassazione sottolinea anche che la casella di posta elettronica della vittima fosse quella di lavoro, e dunque questa aveva il dovere di consultarla al fine di adempiere ai propri impegni lavorativi.

La Cassazione, alla fine, pensa sia irrilevante la possibilità che l’utente ha di disattivare i segnali di ricezione di una comunicazione o di tutte le comunicazioni ricevute. L’azione del disattivamento, se fondato sul fastidio o sul turbamento provato dal destinatario, prova che il bene protetto è stato attinto, dunque il reato risulta consumato.


LEGGI ANCHE:

Per l’Ocf il Ministero deve correggere la nota sui titoli stragiudiziali a mezzo Pec

Amazon High Tech Trading: come funziona la truffa telefonica di Amazon

nota ocf

Per l’Ocf il Ministero deve correggere la nota sui titoli stragiudiziali a mezzo Pec

L’Ocf, con una nota del 2 agosto 2023, disapprova il contenuto della circolare del Ministero del 19.06.2023, nella quale il Ministero, rispondendo ad un quesito posto dalla Corte di Appello di Firenze, ha affermato il principio secondo il quale gli avvocati non hanno alcun potere di attestare la conformità dei titoli stragiudiziali che notificano via Pec.

Ribadendo il principio per il quale gli avvocati non hanno alcun potere di attestare la conformità della trascrizione delle cambiali dell’ex. Art. 480 c.p.c., di cui Ocf ha già richiesto, in sede di predisposizione, dei decreti corretti della Riforma della Giustizia Cartabia, il Ministero sostiene la non sussistenza di un potere generale di autentica dei titoli stragiudiziali.

Tutto ciò basandosi sul fatto che «l’art. 3 bis L. 53/94 determina le modalità di attestazione della conformità degli atti da notificarsi facendo riferimento all’art. 196 undecies disp att. c.p.c., ma il capo II, titolo V-ter delle predette disposizioni non fa esplicito riferimento ai titoli esecutivi di natura stragiudiziale, i cui originali non si trovano nei fascicoli telematici».

Prosegue il comunicato dell’Ocf: «Il Ministero opera una pericolosa confusione fra i due principi e non tiene conto del fatto che il potere di attestazione della conformità di qualsiasi atto notificato via PEC viene attribuito all’avvocato dallo stesso art. 3-bis, comma 2, L53/94 – che richiama l’art. 196 – undecies delle disp. att. solo per le modalità di attestazione – e non va ricercato, come fa il Ministero, nel capo II del titolo V-ter delle disp. att. c.p.c.».

L’Ocf richiede che il Ministero «provveda a rettificare, con il mezzo che riterrà più idoneo, dandovi la maggiore diffusione possibile, quanto affermato nella sopra menzionata circolare, prima che l’erronea interpretazione della norma possa provocare disguidi e pregiudizi ai diritti dei creditori procedenti».


LEGGI ANCHE:

Amazon High Tech Trading: come funziona la truffa telefonica di Amazon

L’impugnazione senza firma digitale è inammissibile

Amazon High Tech Trading

Amazon High Tech Trading: come funziona la truffa telefonica di Amazon

«Ciao da Amazon High Tech Trading»: comincia così la telefonata, che di solito proviene da un numero di telefono italiano, per poi proseguire parlando di interessanti piani di investimento nel mondo del trading. Chi è interessato verrà richiamato da un operatore, anche se l’azienda che ha chiamato non ha nulla a che vedere con il colosso dell’e-commerce Amazon.

Questi tentativi di frode proseguono da circa due anni, e sembrano essere particolarmente insistenti. I numeri di telefono da cui provengono le chiamate sembrano legittimi: sfruttano la tecnica dello spoofing dell’ID-chiamante, ovvero il numero viene modificato al fine di farlo somigliare ad un numero di telefono generico.

Ma se ricontattiamo il numero, scopriremo che questo non esiste.

Amazon, visto che si stanno intensificando i tentativi di truffa telefonica, ha cominciato ad avvisare i propri clienti tramite mail: «I truffatori stanno contattando i clienti spacciandosi per Servizi Finanziari di Amazon, sollecitandoli a fornire i loro dati di pagamento e di fatturazione al fine di investire in azioni Amazon o in opportunità di business che promettono rendimenti elevati in breve tempo».

Inoltre, l’azienda mette in guardia i clienti dal fornire dati sensibili quali coordinate bancarie al telefono (questa è una regola che vale sempre). «I truffatori che tentano di impersonare Amazon mettono a rischio i nostri clienti e il nostro marchio. Sebbene queste truffe abbiano luogo al di fuori della nostra piattaforma, continueremo a investire per proteggere i clienti e informare il pubblico sulla prevenzione. Incoraggiamo i clienti a segnalarci sospette truffe in modo da poter proteggere i loro account e indirizzare i malintenzionati alle forze dell’ordine per proteggere i consumatori».

Come difendersi da queste truffe?

Per difendersi, basta buttare giù il telefono. Infatti, tutto ciò di cui dispongono i truffatori è soltanto il nostro numero di telefono, e nessun altro dato. Se interrompiamo la comunicazione non accade nulla, e certamente non perderemo particolari occasioni di guadagno.

Purtroppo, non riusciremo a bloccare altre chiamate, visto che i numeri di telefono da cui arrivano le chiamate sono sempre diversi. Anche se ne inseriamo uno in lista nera, potremo comunque essere ricontattati da altri.

Amazon invita a riportare tutti i tentativi di truffa attraverso un form apposito presente sul sito ufficiale dell’azienda. Inoltre, il colosso dell’e-commerce invita gli utenti anche a segnalare gli episodi anche alle autorità competenti come la Polizia Postale.

Si tratta di un problema a cui pensa anche la politica, rinnovando la necessità di «ulteriori e più efficaci interventi in grado di contrastare l’uso illecito del telemarketing e il mancato rispetto da parte di numerosi operatori del Registro delle Opposizioni, accrescendo in questo modo le tutele a favore della privacy dei consumatori».

Non sempre, però, i truffatori restano impuniti. La Procura di Pordenone, per esempio, di recente ha sgominato una banda criminale che si dedicava proprio al trading fake online. L’azienda chiamava i clienti, ignari, per proporre investimenti in azioni Amazon.


LEGGI ANCHE:

L’impugnazione senza firma digitale è inammissibile

Avvocati di ieri e di oggi: com’è cambiata la professione nel corso del tempo?

L’impugnazione senza firma digitale è inammissibile

Arriva dal Ministero un ulteriore chiarimento sulla riforma della Giustizia Cartabia. L’impugnazione sprovvista di firma digitale non è ammissibile, se poi l’avvocato ha provveduto a certificare la validità dell’atto attraverso un software riconosciuto e approvato dall’Agid.

È comunque irrilevante la validità della sottoscrizione da parte del legale sul mandato. Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso di un uomo con la sentenza 34099 del 2 agosto 2023. Il legale dell’uomo aveva trasmesso in cancelleria un appello senza firma digitale, presente soltanto sul mandato rilasciato per la difesa.

Per gli Ermellini non è rilevante che il software Agid abbia certificato, in un secondo momento, la genuinità dell’atto. L’appello, inoltre, è ammissibile soltanto se presenti irregolarità a livello di firma digitale, e non per una sua mancanza assoluta.

La verifica effettuata dal ricorrente, seppur in proprio, si basava su atti non corrispondenti necessariamente a quelli che risultano trasmessi tramite mail, ricevuti ed accettati dalla Cancelleria, e non è comunque sufficiente per riuscire a confutare l’attestazione della Cancelleria, che non rileva l’invalidità, l’irregolarità e l’assenza della firma digitale.

I Supremi giudici scrivono:

«Fermo quanto previsto dall’art. 591 del codice di procedura penale, nel caso di proposizione dell’atto ai sensi del comma 6-bis l’impugnazione è altresì inammissibile: a) quando l’atto di impugnazione non è sottoscritto digitalmente dal difensore; b) quando le copie informatiche per immagine di cui al comma 6 – bis non sono sottoscritte digitalmente dal difensore per conformità all’originale; c) quando l’atto è trasmesso da un indirizzo di posta elettronica certificata che non è presente nel Registro generale degli indirizzi certificati di cui al comma 4; d) quando l’atto è trasmesso da un indirizzo di posta elettronica certificata che non è intestato al difensore».


LEGGI ANCHE:

Avvocati di ieri e di oggi: com’è cambiata la professione nel corso del tempo?

I dati online sono monetizzabili

Avvocati di ieri e di oggi: com’è cambiata la professione nel corso del tempo?

L’avvocato è capace di adattarsi ai tempi che corrono: infatti, a differenza degli altri lavori che, con il trascorrere degli anni divengono obsoleti, l’attività del legale risulta sempre moderna.

Bisogna quindi aggiornarsi e studiare continuamente per riuscire a restare al passo con la giurisprudenza e con la dottrina. Contribuisce tantissimo a migliorare il lavoro del legale il mondo della tecnologia, che con le sue invenzioni rende poliedrica questa figura professionale.

Telefono, messaggi, chiamate e videochiamate sono i nuovi poteri dell’avvocato: ma in che modo utilizzarli in maniera efficiente?

L’avvocato, da sempre, ha un ruolo fondamentale, ovvero fa da interprete al diritto.

Fino a vent’anni fa, l’avvocato era una persona munita di 24 ore e di faldone: oggi, invece, ha uno smartphone e al massimo una borsa porta documenti.

Tutto il lavoro è digitalizzato, nonostante rimangano comunque gli incontri in ufficio e la presenza in tribunale. Gran parte del lavoro, tuttavia, è svolto sui propri device grazie ad una connessione con una rete.

L’avvocato in pochi click

Resta lo studio, la mole di lavoro, l’ufficio e le tante attività richieste; restano le norme, il codice deontologico, i diritti e i doveri, ma cambia il modo di fare l’avvocato, con vantaggi quali una maggior efficienza sul lavoro, l’ottimizzazione della propria attività, miglioramento della professione e raggiungimento degli obiettivi.

La maggior parte del lavoro viene svolta sui device, e contattare un cliente per concordare una parcella è un adempimento che si risolve in pochi click. Click utili anche per mettersi d’accordo su un appuntamento, rinviare un’udienza, definire una strategia e fornire informazioni in merito alla causa.

La tecnologia ha ottimizzato e innovato il lavoro dell’avvocato, soprattutto grazie ai software. Programmi super intuitivi sono in grado di archiviare, amministrare, gestire e comunicare, consentendo di risparmiare tempo e denaro.

Più tempo, più qualità

Utilizzare il proprio smartphone al fine di controllare una sentenza oppure verificare il proprio orientamento giurisprudenziale permette di svolgere l’attività in pochi istanti, senza dover per forza andare fisicamente in tribunale.

Non ne giova solo la professione, ma soprattutto i clienti, che incontreranno avvocati che possono dedicare loro più tempo, raggiungendo gli obiettivi molto più in fretta.

Un avvocato può puntare sul miglioramento qualitativo del lavoro e sui servizi forniti al fine di contraddistinguersi dalla concorrenza ed essere il preferito dai clienti. Il legale sfrutterà la versatilità della tecnologia per riuscire a svolgere il proprio lavoro in forme differenti, andando a fornire servizi oltre confine e facendosi conoscere grazie alla propria preparazione.

Avvocati di ieri e avvocati di oggi

L’avvocato di oggi si differenzia da uno antico, soprattutto perché racchiude tutto il suo mestiere nello smartphone: non solo lavorando, ma interagendo con clienti e con colleghi.

Nello smartphone, in particolar modo, è presente gran parte della vita dell’avvocato, e utilizzarlo nel migliore dei modi significa avere tra le mani uno strumento molto potente.

Con lo smartphone puoi accelerare i compiti in poco meno di metà giornata, con messaggi, videochiamate e strumenti appositi per inviare e ricevere documenti.

Il vero potere sta proprio nella possibilità di gestire il lavoro, non seguendo le esigenze degli altri ma attraverso l’adozione di criteri di ottimizzazione e di efficienza che rendono profittevole l’attività.

Con Giustizia Servicematica puoi accedere agli eventi di agenda, alle scadenze termini e alle tue udienze.
Dal tuo smartphone potrai scaricare i fascicoli e i documenti telematici, accedere al servizio Visure e chiedere assistenza, al nostro servizio helpdesk.

Clicca qui sopra per avere maggiori informazioni! 


LEGGI ANCHE:

I dati online sono monetizzabili

Truffa dello skimmer: attenzione alla clonazione del bancomat

dati online monetizzabili

I dati online sono monetizzabili

I dati online sono monetizzabili. Lo stabilisce il regolamento Ue sui servizi digitali, il Digital Service Act, DSA, n. 2022/2065.

Con il regolamento si procede con la modifica della direttiva 2000/31, disciplinando la monetizzazione dei dati sotto due diversi profili: uno positivo, in quanto argomento dei futuri codici condotta riguardo le pubblicità online e uno in negativo, ovvero il divieto della monetizzazione per chi carica online contenuti illegali o contrari alle policy delle piattaforme.

La prospettiva del DSA è la monetizzazione dei dati, e non quella dell’utilizzo dei dati in quanto corrispettivi di servizi o di beni. Il problema si pone in relazione all’utilizzo dei dati nel ciclo produttivo con lo scopo di trarne profitto online.

Il DSA vuole disciplinare le attività dei provider, dei motori di ricerca e delle piattaforme online. Un aspetto interessante è l’invio di proposte commerciali che online potrebbero essere molto invasive, basandosi sulla schedatura delle persone.

A tal riguardo, l’art. 46 si appella all’autoregolamentazione dei protagonisti della catena comunicativa del marketing online, ovvero utenti e fornitori di servizi. Nell’articolo vengono indicati i temi che devono essere affrontati nei codici di condotta, come l’informazione riguardo la monetizzazione dei dati.

In ogni caso, non viene precisato a quali dati ci si riferisca, e questo potrebbe condurre ad interpretazioni che vadano ad includere dati sensibili. Tutto questo trova conferma proprio dal fatto che è lo stesso DSA ad escludere la possibilità di fare delle profilazioni pubblicitarie utilizzando specifici tipi di informazioni personali.

Nel Regolamento viene spiegato come «i codici di condotta dovrebbero inoltre includere misure volte a garantire che le informazioni significative sulla monetizzazione dei dati siano adeguatamente condivise lungo tutta la catena del valore».

Assumendo che i dati siano monetizzabili, anche i codici etici dovrebbero rendere completamente trasparenti tali operazioni. Nel DSA si parla della monetizzazione ma anche della demonetizzazione: «La monetizzazione – grazie agli introiti pubblicitari – delle informazioni fornite dal destinatario del servizio può essere limitata mediante la sospensione o la soppressione del pagamento in denaro o degli introiti connessi a tali informazioni».

Dunque, la demonetizzazione rientra all’interno delle attività che vengono svolte dai prestatori dei servizi intermediari che mirano a contrastare i contenuti illegali e le informazioni considerate incompatibili con le condizioni generali esposte all’art. 3.

Dato che sono misure che hanno effetti negativi, nel DSA vengono imposte alle piattaforme online alcuni meccanismi di reclamo contro le decisioni che vanno ad indicare se limitare, sospendere o cessare la capacità di monetizzazione delle informazioni che vengono fornite dai destinatari.


LEGGI ANCHE:

Truffa dello skimmer: attenzione alla clonazione del bancomat

Amazon ha reso possibile il pagamento con il palmo della mano

truffa skimmer bancomat

Truffa dello skimmer: attenzione alla clonazione del bancomat

Se il nostro Bancomat dovesse essere rifiutato da uno sportello automatico, probabilmente, il nostro primo pensiero andrebbe a qualche malfunzionamento. Tuttavia, non tutti sanno che questo potrebbe essere il sintomo di una truffa molto sofisticata, che consiste nella clonazione del bancomat della vittima.

Nel quartiere romano Monteverde un cliente ha recentemente subito una truffa al bancomat per un importo corrispondente a 1.000 euro. Il cliente in questione, tentando di prelevare dal suo sportello bancario, si è visto rifiutare il bancomat dalla macchina.

La sua prima sensazione è stata quella di un malfunzionamento dello sportello, anche se nei giorni successivi si è reso conto di un prelievo non autorizzato dal proprio conto.

Lo skimmer è un dispositivo destinato a scopi malevoli, che viene nascosto nella fessura del bancomat per registrare i dati della carta e del pin, consentendo la clonazione. Una volta ottenuti i dati, il criminale potrà prelevare da tutti gli sportelli.

Il cliente, visto il comportamento sospetto del bancomat, ha deciso di avvertire immediatamente la banca. La risposta dell’operatrice è stata parecchio rassicurante: «Non si preoccupi, è tutto a posto», ma in realtà non era per niente tutto a posto, visto che 1.000 euro sono stati prelevati senza che il cliente si fosse mai avvicinato al bancomat.

La vittima, dopo essersi accorta del raggiro, ha subito contattato la banca, che inizialmente ha deciso di riaccreditare l’importo. Dieci giorni dopo, tuttavia, l’istituto di credito ha deciso di riprendersi i soldi, poiché non erano presenti operazioni sospette.

Truffa dello skimmer: aumentano le vittime

Il cliente quindi ha deciso di rivolgersi alla polizia postale, e qui ha scoperto di non essere l’unica vittima della truffa dello skimmer, visto che tante altre persone sono state truffate in questo modo nel corso degli ultimi mesi.

Questi dispositivi sono molto sofisticati, ma soprattutto è molto semplice installarli negli sportelli automatici: le vittime si accorgono dei danni dopo giorni, quando il furto è già avvenuto e i soldi sono stati rubati.

Come riconoscere la truffa

Riconoscere uno skimmer potrebbe non essere semplicissimo per i non addetti ai lavori, visto che tali dispositivi sono progettati per somigliare il più possibile all’originale fessura del bancomat. In ogni caso, potrebbero esserci alcuni segnali utili.

Per esempio, se notiamo che ci sono adesivi o parti sovrapposte, un lettore di carte troppo spesso, se incontriamo difficoltà nell’inserire la carta o lentezza dell’apparecchio, forse è meglio non utilizzare lo sportello e avvisare subito la banca.

Che cosa fare

Nel caso specifico, l’istituto bancario ha rimborsato l’intero importo alla vittima, cambiando direzione all’ultimo minuto. Il problema è che le banche, dinanzi a truffe così sofisticate, hanno molta difficoltà nell’individuare le operazioni fraudolente. L’onere della prova ricade sulla vittima-cliente, che deve essere capace di dimostrare che ha custodito la propria carta senza rivelare a nessuno i suoi codici d’accesso.

In questi casi è importantissimo rivolgersi alle autorità competenti, per far luce sulla questione, ottenere il rimborso dovuto e contribuire alla lotta contro queste truffe.


LEGGI ANCHE:

Amazon ha reso possibile il pagamento con il palmo della mano

Giustizia: carenze organico in tutta Italia

Servicematica

Nel corso degli anni SM - Servicematica ha ottenuto le certificazioni ISO 9001:2015 e ISO 27001:2013.
Inoltre è anche Responsabile della protezione dei dati (RDP - DPO) secondo l'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. SM - Servicematica offre la conservazione digitale con certificazione AGID (Agenzia per l'Italia Digitale).

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Agid
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto