L’Ordine degli Avvocati lancia una piattaforma per valutare i magistrati, scatta la protesta della Confsal-UNSA

MILANO — Sale la tensione negli uffici giudiziari milanesi dopo la decisione dell’Ordine degli Avvocati di Milano di attivare una piattaforma digitale per raccogliere segnalazioni — positive e negative — sull’operato dei magistrati e del personale amministrativo della giustizia. Una novità resa possibile dalla recente riforma dell’ordinamento giudiziario, ma che ha subito sollevato critiche da parte della Confsal-UNSA, sindacato da sempre in prima linea nella difesa dei diritti del personale del Pubblico Impiego.

In una nota ufficiale inviata al Consiglio dell’Ordine e per conoscenza al personale della Giustizia, la Confsal-UNSA ha espresso “sconcerto” per l’iniziativa, ritenendola potenzialmente lesiva del clima lavorativo e della serenità degli uffici, già provati da gravi carenze di organico e da carichi di lavoro insostenibili.

“Pur riconoscendo le finalità di miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario” — si legge nella comunicazione — “riteniamo che una piattaforma di questo tipo possa generare un clima di tensione e sfiducia, andando a colpire in particolare il personale amministrativo che opera con dedizione e professionalità”.

Alla luce di queste preoccupazioni, il sindacato ha chiesto l’immediata sospensione della piattaforma dell’Ordine degli Avvocati, annunciando contestualmente la decisione di attivarne una propria. La nuova piattaforma sarà riservata agli iscritti Confsal-UNSA del Ministero della Giustizia e consentirà di segnalare, in totale sicurezza e riservatezza, eventuali comportamenti scorretti o vessatori riscontrati nell’ambiente di lavoro.

Le segnalazioni, garantisce il sindacato, saranno gestite direttamente dalla Segreteria Generale della Confsal-UNSA nel pieno rispetto della normativa sulla privacy (GDPR) e vagliate da un team di esperti legali e sindacali. In caso di comportamenti lesivi della dignità professionale, il sindacato si attiverà con tutti gli strumenti a disposizione, inclusi eventuali interventi sindacali e azioni legali.


LEGGI ANCHE

Giustizia lenta: in manovra 2021 la modifica alla Legge Pinto

Giustizia lenta: in manovra 2021 la modifica alla Legge Pinto

La digitalizzazione della giustizia trova un’ulteriore spinta nelle disposizioni previste nella Manovra 2021. L’obiettivo è sempre quello di rendere i processi più veloci ma, in…

Addio a Gianfranco Amenta, avvocato galantuomo

Il mondo accademico e forense perde un grande professore e avvocato

Privacy violata, doppia stangata dalla Cassazione: newsletter senza consenso e banca dati fuori controllo

La Suprema Corte conferma due sanzioni per gravi violazioni della normativa sulla privacy: una piccola società punita per l’invio di e-mail promozionali non autorizzate, mentre…

Giustizia, cambia (di nuovo) la squadra di Nordio: nuovo capo al Dap e riassetto ai vertici del ministero

Dopo un lungo periodo di incertezze e scontri sotterranei, il Ministero della Giustizia avvia ufficialmente una nuova fase di riassetto interno. Il punto più delicato riguarda la nomina del nuovo vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), rimasta bloccata per mesi a causa di divergenze tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il Quirinale. La scelta iniziale, circolata prematuramente e senza un passaggio formale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aveva generato una frizione istituzionale che aveva rallentato le operazioni.

Superato l’impasse, sarà Stefano Carmine De Michele — attuale direttore generale delle risorse materiali e tecnologie presso il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria — a guidare il Dap. Una nomina che segna l’inizio di un più ampio intervento di riorganizzazione voluto dal ministro Nordio, resosi necessario dopo una serie di dimissioni e malumori interni.

Nuove nomine e dipartimenti ridisegnati

Nel nuovo assetto, Lina Di Domenico, inizialmente indicata per il Dap, assumerà invece la guida del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria (Dog), sostituendo il magistrato Gaetano Campo, destinato a rientrare nei ranghi della magistratura ordinaria.

Cambiamenti anche al vertice del Dipartimento affari di giustizia (Dag), dove Antonia Giammaria, finora direttrice generale dello stesso dipartimento, prenderà il posto di Luigi Birritteri, in uscita dopo una serie di tensioni interne. Secondo indiscrezioni, alla base della rotazione dei dirigenti ci sarebbe il clima di difficoltà comunicativa tra alcune figure apicali e il gabinetto del ministro, emerso in casi delicati come quello legato alla vicenda Almasri, che aveva evidenziato criticità nella trasmissione di informazioni cruciali.

Dietro il riassetto, spoil system e gestione accentrata

Il cambio di poltrone, destinato a essere ufficializzato in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, si inserisce in un contesto politico più ampio. La gestione Nordio appare infatti orientata a esercitare un controllo più diretto su dossier e decisioni operative attraverso un’applicazione mirata dello spoil system e la centralizzazione di alcune funzioni strategiche.

Una linea che ha già prodotto l’uscita di figure storiche dell’amministrazione, come Maria Rosaria Covelli, ex capo dell’Ispettorato, e Alberto Rizzo, dimessosi dalla carica di capo di gabinetto nella scorsa primavera. La sua successora, Giusi Bartolozzi, avrebbe faticato a ricostruire un rapporto operativo solido con alcuni dirigenti, contribuendo ad alimentare il turnover.


LEGGI ANCHE

green pass

Green pass: il dilemma tra privacy e libertà

Il green pass, la certificazione che consente di spostarsi ai tempi del covid, propone un grande dilemma: è più importante la privacy o la libertà?…

Decreto del Ministro della Giustizia sugli atti da depositare esclusivamente mediante il portale deposito atti penali (PDP) a partire dal 20 luglio 2023 6 Luglio 2023 Redazione Giurisprudenza Penale

Processo telematico ancora più telematico: dal 20 luglio ulteriori atti da depositare esclusivamente attraverso il PDP

Accelera il Processo Penale Telematico: dal 20 luglio, infatti, 103 atti dovranno essere prodotti online attraverso il Pdp, il deposito atti penali da parte dei…

pignoramenti più veloci

La Corte UE dice no ai compensi minimi forensi

In ambito comunitario, i compensi minimi stabiliti dagli ordini professionali raffigurano una violazione delle norme in materia di libera concorrenza, valide in tutto l’ambito comunitario.…

Dispositivi medici sempre più digitali: ecco la proposta Ue per le istruzioni d’uso elettroniche

Nel settore dei dispositivi medici, la digitalizzazione dei documenti accompagna da tempo le innovazioni tecnologiche. Tuttavia, una parte della normativa rimane legata a logiche ormai superate. È il caso delle istruzioni per l’uso, che ancora oggi devono essere fornite in formato cartaceo, salvo specifiche eccezioni. Una rigidità che la Commissione europea intende superare attraverso una proposta di modifica al Regolamento (UE) 2021/2226, presentata di recente.

Le regole attuali: tra vincoli e aperture parziali

Il quadro normativo oggi prevede che le istruzioni per l’uso in formato elettronico, le cosiddette eIFU, possano sostituire quelle cartacee solo per determinate categorie di dispositivi e destinazioni d’uso. Sono ammessi i dispositivi impiantabili, quelli fissi installati e i software medici, esclusivamente se destinati a professionisti del settore.

Le eIFU devono essere facilmente accessibili online e garantire, senza costi aggiuntivi, la possibilità per l’utilizzatore di ricevere una copia cartacea su richiesta. Il regolamento stabilisce inoltre vincoli sui tempi di conservazione delle istruzioni e sull’obbligo di rendere disponibili le versioni precedenti.

La proposta di Bruxelles: verso una digitalizzazione più ampia

Con la nuova proposta, la Commissione punta ad allargare le maglie della normativa, permettendo l’adozione delle eIFU per tutti i dispositivi medici destinati a professionisti, senza più limitazioni di categoria. Tra le novità più rilevanti:

  • Obbligo di URL persistente: ogni dispositivo dovrà essere associato a un link permanente, registrato all’interno della banca dati europea EUDAMED come parte del proprio identificatore univoco. In questo modo, gli operatori sanitari potranno accedere in modo immediato alle istruzioni più aggiornate.

  • Gestione dei dispositivi legacy: per i dispositivi ancora in commercio sotto il regime transitorio del Regolamento (UE) 2017/745, continueranno a valere le disposizioni del precedente regolamento (UE) n. 207/2012 fino alla conclusione del periodo di transizione.

I benefici attesi: meno carta, più sicurezza

L’introduzione di istruzioni elettroniche per un numero sempre maggiore di dispositivi medici porterà vantaggi tangibili: riduzione dei costi di stampa e distribuzione, aggiornamenti più rapidi e una maggiore sicurezza per i pazienti grazie alla disponibilità costante di informazioni aggiornate.

Inoltre, l’integrazione con EUDAMED e l’utilizzo di URL persistenti renderanno più semplice il monitoraggio dei dispositivi e la gestione delle modifiche, migliorando la trasparenza e la tracciabilità lungo tutta la filiera.


LEGGI ANCHE

redazione atti processo civile

Atti processo civile: dal 1° settembre nuove regole di redazione

L’11 agosto 2023 è stato pubblicato in GU il Decreto del Ministero della Giustizia 110/2023: «Regolamento per la definizione dei criteri di redazione, dei limiti…

nuove funzioni whatsapp

WhatsApp annuncia il filtro chiamate: maggior privacy e controllo

Meta ha annunciato, attraverso un post di Mark Zuckerberg, nuove funzioni WhatsApp che offrono «una privacy e un controllo ancora maggiori», perché «ora puoi silenziare…

Decreto Sicurezza, scontro in Aula: proteste e tensioni tra maggioranza e opposizioni

Bagarre alla Camera tra cartelli, accuse e voto di fiducia. Il provvedimento passa con 163 sì, ma resta alta la tensione in vista del voto…

SMS tra von der Leyen e Pfizer: il Tribunale Ue annulla il diniego della Commissione

Nuovo capitolo nella vicenda legata ai messaggi di testo scambiati tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer durante i mesi più delicati della pandemia. Con una sentenza di primo grado nella causa T-36/23, il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione della Commissione europea che aveva negato a una giornalista del New York Times l’accesso a tali comunicazioni.

La richiesta di accesso, avanzata dalla cronista Matina Stevi, era stata presentata sulla base del regolamento europeo sulla trasparenza dei documenti. La Commissione, però, aveva risposto dichiarando di non essere in possesso dei messaggi richiesti. Una posizione che il Tribunale ha ritenuto insostenibile, giudicando le spiegazioni di Bruxelles insufficienti e contraddittorie.

Secondo i giudici, infatti, la Commissione non ha fornito dettagli sulle ricerche effettivamente svolte per individuare i documenti, né chiarito se i messaggi fossero stati cancellati, eventualmente per quali motivi o se i dispositivi utilizzati dalla presidente von der Leyen fossero stati sostituiti nel frattempo. Il Tribunale ha inoltre sottolineato come il regolamento europeo miri a garantire il massimo accesso del pubblico ai documenti istituzionali, soprattutto in situazioni di particolare rilevanza come l’acquisto dei vaccini durante la pandemia.

La sentenza precisa che la decisione non implica automaticamente la pubblicazione degli SMS, ma offre al New York Times la possibilità di presentare una nuova istanza di accesso. In tale circostanza, la Commissione potrà ancora opporsi, ma sarà obbligata a motivare con maggiore precisione e coerenza le ragioni di un eventuale diniego, attenendosi ai criteri indicati dal Tribunale.

Intanto da Bruxelles filtra che la Commissione europea potrebbe decidere di impugnare la sentenza davanti alla Corte di giustizia entro il termine di due mesi.


LEGGI ANCHE

Rimandato il debutto dell’Avvocato Robot

La startup americana DoNotPay avrebbe deciso di annullare la sentenza, programmata per il 22 febbraio. I procuratori dello Stato della California, infatti, si sarebbero opposti…

consegna cartelle

Cassazione | Notifica della cartella esattoriale, prova con relata e/o avviso di ricevimento

Con l’ordinanza n. 13691 del 16 maggio 2024, la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sui mezzi con cui l’agente della riscossione può provare il…

Concorso in magistratura: pubblicati i risultati delle prove scritte

Sono online sul sito del Ministero della Giustizia gli esiti della selezione per 400 posti da magistrato ordinario. Al via dal 3 settembre gli orali…

Giustizia e Intelligenza Artificiale, Greco: «Un’opportunità che non deve sostituire il giudice»

Il futuro della professione legale e il delicato equilibrio tra tecnologia e tutela dei diritti sono stati al centro del confronto ospitato nei giorni scorsi a Cernobbio, in occasione del forum promosso da The European House – Ambrosetti. Tra i protagonisti dell’incontro dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni, anche il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, che ha offerto una riflessione concreta e non priva di moniti sulle ricadute dell’AI nel settore della giustizia.

Greco ha definito l’intelligenza artificiale «una grande tentazione», capace di attrarre per la sua efficienza e rapidità, ma allo stesso tempo potenzialmente pericolosa se utilizzata senza i necessari presidi etici e giuridici. «Pensiamo alla Cassazione — ha osservato — con i suoi 450 magistrati che pronunciano ognuno circa 350 sentenze all’anno. È naturale che, sotto simile pressione, la tentazione di affidare alla macchina la redazione di una decisione sia forte. Ma il nostro compito è vigilare perché il giudizio rimanga umano, insostituibile nella valutazione dei casi concreti».

Il dibattito, moderato da Ferruccio de Bortoli, ha toccato anche i limiti odierni dell’intelligenza artificiale nel diritto penale e civile. Greco ha spiegato come gli algoritmi, oggi, si basino essenzialmente su precedenti e dati già esistenti, senza la capacità di cogliere le peculiarità delle situazioni personali o di valutare il peso specifico di una sentenza della Cassazione rispetto a decisioni di primo grado, anche se numericamente prevalenti.

Un esempio emblematico riguarda il diritto del lavoro: «Se in una grande azienda venissero licenziate 2.000 persone e i giudici di primo grado emettessero decisioni identiche, cosa accadrebbe se la Cassazione rovesciasse anche una sola di quelle sentenze? L’intelligenza artificiale sarebbe capace di riconoscere la superiorità di quella singola pronuncia nella gerarchia delle fonti? O continuerebbe a privilegiare la statistica?», ha provocatoriamente domandato il presidente del Cnf.

Non è la prima volta che l’avvocatura italiana si trova a intervenire sui rischi di una giustizia “algoritmica”. Greco ha ricordato come, un anno e mezzo fa, fu proprio il Consiglio Nazionale Forense, insieme ai vertici della Cassazione e alla Procura generale, a chiedere di bloccare un progetto ministeriale che prevedeva l’impiego di AI per l’elaborazione di testi normativi.


LEGGI ANCHE

WhatsApp sotto la lente UE: stop all’esclusiva Meta AI, Bruxelles valuta misure urgenti

La Commissione europea contesta a Meta l’esclusione degli assistenti di intelligenza artificiale di terzi da WhatsApp e prepara misure provvisorie per evitare danni irreversibili alla…

Volete cacciare il vostro collega? Attenzione, potrebbe trattarsi di violenza privata

Volete cacciare il vostro collega? Attenzione, potrebbe trattarsi di violenza privata

Avete un collega avvocato che da “ospite temporaneo” è diventato una presenza fissa nel vostro studio? Non ne potete più e non riuscite a farlo…

Bonifici istantanei: da gennaio stop ai costi extra

Nuove regole europee uniformano le tariffe ai bonifici ordinari

Riforma della Professione Forense: il Governo apre alla legge delega proposta dall’avvocatura

Potrebbe arrivare attraverso una legge delega la riforma della professione forense, su impulso di un disegno di legge promosso direttamente dall’avvocatura italiana. È quanto emerso ieri al Senato, durante il question time in cui il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito l’orientamento del governo, accogliendo con favore la proposta presentata dal Consiglio Nazionale Forense (CNF).

Un segnale politico di peso, che suggella il lavoro condiviso delle rappresentanze istituzionali e associative dell’avvocatura e che potrebbe presto tradursi in un provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri. Nordio ha definito il testo «una giusta spinta per la modernizzazione di questa nobile professione», sottolineando l’importanza di affrontare questioni cruciali come la regolamentazione della monocommittenza, la riorganizzazione delle incompatibilità, il tirocinio, l’esame di Stato e le collaborazioni continuative.

L’intervento di Nordio è arrivato in risposta a un’interrogazione del senatore Gianni Berrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia, che ha chiesto chiarimenti sulle finalità e i contenuti della riforma e sulla possibile introduzione della figura dell’avvocato nella Carta costituzionale. Il guardasigilli ha ribadito il proprio impegno per tutelare i diritti della difesa, ricordando anche la recente firma della Convenzione europea per la protezione degli avvocati.

Soddisfazione è stata espressa dal presidente del CNF, Francesco Greco, che ha definito «positiva» l’apertura del governo e ha ripercorso il percorso unitario che ha condotto alla proposta: un lavoro collegiale nato su mandato del congresso nazionale forense e condiviso da Ordini, Unioni regionali, associazioni e organismi dell’avvocatura.

La convergenza registrata tra il ministero della Giustizia e il partito di maggioranza relativa rafforza le possibilità di una rapida approvazione. Lo stesso Berrino, avvocato di formazione, ha sottolineato l’urgenza di questa riforma, che — ha detto — «non è soltanto una questione per gli avvocati, ma per tutti i cittadini, perché riguarda il funzionamento della giustizia».

Nei giorni scorsi, lo stesso Ministro, nel corso del dibattito di Siracusa organizzato dal Consiglio nazionale forense e dalle istituzioni forensi siciliane, ebbe modo di spiegare che la riforma dell’ordinamento forense, pure da più parti attesa e sollecitata, resta subordinata al riconoscimento costituzionale della funzione difensiva quale pilastro della giurisdizione.


LEGGI ANCHE

avvocato vincono cinque affari

Avvocati: addio obbligo 5 affari

Consiglio di Stato elimina l’obbligo dei 5 affari l’anno per rimanere avvocati Attualmente, in Italia, per rimanere iscritti all’albo, vige l’obbligo di esercitare la professione…

Operatori giudiziari calabresi, via libera alla stabilizzazione degli ex tirocinanti

Il sottosegretario Delmastro rivendica il risultato inserito nel Decreto PNRR: “Stop al precariato part-time, più occupazione grazie all’azione del Governo”

Carriere separate: il centrodestra accelera, scontro con le toghe

Dopo la scadenza del termine per gli emendamenti in Commissione Affari Costituzionali, la maggioranza ha deciso di non presentare correzioni, puntando a velocizzare l'iter di…

Regolamento sui servizi digitali: la Commissione UE accusa TikTok di scarsa trasparenza sulla pubblicità

Oggi la Commissione Europea ha comunicato a TikTok il proprio parere preliminare secondo cui la piattaforma non rispetterebbe il regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act, DSA) in relazione all’obbligo di pubblicare un registro trasparente delle pubblicità. Questo strumento è considerato essenziale per consentire a ricercatori, giornalisti e società civile di individuare annunci ingannevoli, campagne di disinformazione e operazioni di influenza occulta, soprattutto in contesti sensibili come le elezioni.

Secondo l’indagine condotta dalla Commissione, il registro delle pubblicità di TikTok risulterebbe incompleto: mancano informazioni fondamentali sui contenuti promossi, sul pubblico destinatario e sui soggetti finanziatori delle inserzioni. Inoltre, lo strumento offerto dalla piattaforma non consente agli utenti di effettuare ricerche dettagliate a partire da questi dati, riducendone di fatto l’efficacia e ostacolando la verifica pubblica.

“La trasparenza nella pubblicità online — sapere chi paga e come viene selezionato il pubblico destinatario — è essenziale per salvaguardare l’interesse pubblico,” ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia della Commissione Europea. “Che si tratti di difendere l’integrità delle elezioni, proteggere la salute pubblica o tutelare i consumatori, i cittadini hanno il diritto di sapere chi c’è dietro ai messaggi che vedono.”

Le conclusioni preliminari si basano su un’indagine approfondita che ha coinvolto l’analisi di documenti interni di TikTok, la valutazione pratica degli strumenti pubblicitari della piattaforma e colloqui con esperti del settore. Con l’invio di queste conclusioni, la Commissione informa TikTok della possibile violazione del DSA, pur specificando che si tratta di un passaggio intermedio che non pregiudica l’esito finale dell’indagine.


LEGGI ANCHE

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Decreto Ristori: introdotti i titoli esecutivi in formato digitale

Con la legge di conversione, il Decreto Ristori ha introdotto la possibilità per i funzionari giudiziari di rilasciare titoli esecutivi in formato digitale. Questa novità…

AI e diritti fondamentali: i divieti UE su categorizzazione e riconoscimento biometrico

Le Linee Guida della Commissione Europea chiariscono le restrizioni imposte dall’AI Act per prevenire discriminazioni e sorveglianza di massa.

Patrocinio gratuito, OCF denuncia il blocco pagamenti dei difensori

I fondi destinati a questi compensi sono esauriti da ottobre, e in molti Fori la crisi era già evidente da tempo. Avvocati che hanno emesso…

Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione: nuove regole per proteggere i dati dei cittadini

Nel 2025 l’Intelligenza Artificiale è ormai una presenza fissa nella quotidianità dei cittadini e nei processi decisionali delle pubbliche amministrazioni italiane. Una diffusione che offre vantaggi concreti in ambiti come sanità, mobilità, energia e servizi pubblici, ma che porta con sé interrogativi cruciali su etica, sicurezza e soprattutto privacy. Per questo motivo, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) ha pubblicato a febbraio nuove linee guida destinate a regolamentare l’adozione di sistemi di AI nella gestione della cosa pubblica.

Il documento chiarisce che le amministrazioni che ricorrono all’Intelligenza Artificiale devono rispettare in pieno la normativa europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali, a partire dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Non solo: anche i gestori di servizi pubblici e le società a controllo pubblico sono tenuti ad adeguarsi.

Le PA titolari dei dati, anche se l’IA è fornita da terzi

Uno dei punti chiave delle linee guida riguarda la responsabilità. Quando una pubblica amministrazione utilizza un sistema di IA per il trattamento di dati personali, assume il ruolo di titolare del trattamento, anche se il servizio è fornito da un soggetto esterno. Questo significa che resta in capo all’ente pubblico la responsabilità di garantire il rispetto dei diritti dei cittadini e la sicurezza dei dati trattati.

Tre principi cardine per un’IA più trasparente e controllabile

Il Garante per la protezione dei dati personali, già nel suo “Decalogo per i servizi sanitari basati su IA”, aveva indicato tre principi essenziali che ora l’AGID recepisce e amplia:

  1. Conoscibilità: i cittadini devono essere informati in modo chiaro sull’esistenza di processi decisionali automatizzati e sulla logica che li governa.

  2. Intervento umano: ogni decisione automatica deve poter essere rivista o modificata da un operatore umano, evitando che l’algoritmo abbia l’ultima parola.

  3. Non discriminazione algoritmica: le amministrazioni devono garantire che i sistemi di IA siano affidabili, equi e periodicamente verificati per prevenire errori e bias.

Prescrizioni operative e valutazioni d’impatto obbligatorie

Oltre ai principi, l’AGID indica una serie di obblighi pratici per chi implementa sistemi di IA nella PA. Tra questi: assicurare la trasparenza dei trattamenti, raccogliere dati solo per finalità esplicite e legittime, limitare la conservazione dei dati al tempo strettamente necessario e garantire la sicurezza attraverso misure tecniche e organizzative adeguate.

Non meno importante è l’obbligo di effettuare una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali prima di avviare qualsiasi trattamento mediante AI. Se i rischi individuati risultano elevati e non mitigabili, sarà necessario consultare preventivamente il Garante.

Infine, per i dati particolarmente sensibili — come quelli sanitari o giudiziari — valgono ulteriori restrizioni, con richiami precisi alla normativa europea e all’AI Act in fase di applicazione.

Una sfida di equilibrio tra innovazione e diritti

L’adozione di queste linee guida nasce dalla consapevolezza che l’Intelligenza Artificiale è destinata a incidere sempre più in profondità nella vita amministrativa e sociale. Ma se da un lato rappresenta un’opportunità per rendere i servizi pubblici più efficienti e accessibili, dall’altro è essenziale evitare che questa trasformazione metta a rischio i diritti fondamentali dei cittadini, a partire dalla tutela della privacy.


LEGGI ANCHE

Avvocato violento: censura del Cnf anche se il fatto non è collegato all’attività professionale

Se un avvocato ha adottato un comportamento violento, con un’aggressione fisica o verbale a danno di terzi, verrà censurato categoricamente dal CNF. Con la sentenza…

Titolare Effettivo, Tar Lazio: sospeso obbligo comunicazione

Con l’ordinanza n. 8083 del 7/12/2023, il Tar Lazio ha sospeso l’efficacia del decreto del 29 settembre 2023 «Attestazione dell’operatività del sistema di comunicazione dei…

Pensionati professionisti- stop al contributo di solidarietà

Pensionati professionisti: stop al contributo di solidarietà

Il contributo di solidarietà dei professionisti in pensione è incompatibile con il principio del pro-rata Per la Cassazione (sentenza n. 23363/ 2021), il contributo di…

Action Figure generate con l’AI: il gioco che rischia di costarti la privacy

È la moda del momento: carichi una tua foto, scegli qualche accessorio, e in pochi secondi l’Intelligenza Artificiale ti restituisce la tua action figure digitale, una miniatura iper-realistica pronta a essere condivisa sui social. Il fenomeno è esploso nelle scorse settimane, complice l’arrivo di nuovi generatori di immagini sempre più potenti. Ma dietro questa innocente tendenza si nascondono insidie che riguardano la privacy e la gestione dei dati personali.

A far scattare l’allarme sono stati alcuni esperti di cybersecurity e diritto digitale, che hanno sollevato dubbi sui reali utilizzi delle informazioni caricate dagli utenti. Per creare queste immagini, infatti, non basta una semplice foto: ogni immagine digitale contiene un pacchetto di metadati — dalle coordinate GPS ai dati del dispositivo utilizzato — e tutte queste informazioni possono essere raccolte e utilizzate per addestrare i modelli di AI.

Non solo il volto: cosa raccoglie davvero l’AI

Il vero problema, spiegano gli specialisti, è che i sistemi di Intelligenza Artificiale non si limitano a elaborare il volto caricato. Analizzano anche gli sfondi, gli oggetti, eventuali scritte e persino altre persone presenti nella scena. Tutto diventa materiale utile per migliorare i modelli generativi. “È un gesto che sembra innocuo, ma contribuisce ad arricchire banche dati di valore enorme”, avverte Jake Moore, esperto di cybersecurity.

Un rischio particolarmente delicato riguarda i dati biometrici. Sebbene in Europa il GDPR imponga restrizioni rigide su questo tipo di informazioni, non tutte le immagini elaborate rientrano nella definizione tecnica di dato biometrico. Se la caricatura creata non è usata per identificare direttamente una persona, può sfuggire alle maglie della normativa, rendendo più difficile il controllo e la revoca del consenso.

Cautela e consapevolezza: i consigli degli esperti

Secondo gli avvocati specializzati in privacy digitale, la trasparenza sul trattamento prolungato di queste immagini rimane carente. Alcune piattaforme offrono strumenti per limitare l’uso dei dati per l’addestramento dell’AI o per cancellare i contenuti, ma la responsabilità finale resta comunque in mano agli utenti.

Le buone pratiche suggerite? Evitare di caricare foto ad alta definizione, disattivare l’opzione di addestramento dell’AI nelle impostazioni, e non condividere immagini di terzi senza il loro consenso. “Privacy e creatività possono convivere”, ricorda l’avvocata Annalisa Checchi. “Bisogna solo essere più attenti e informati prima di cliccare su ‘carica immagine’.”


LEGGI ANCHE

I televisori ci osservano?

I televisori, nonostante i passi avanti fatti nel mondo della tecnologia, continuano ad essere presenti nelle nostre vite. In Europa ci sono più di 250…

Giorgetti: “Rendite catastali più alte per chi ha usato i bonus edilizi”

Il Ministro ha ribadito l'importanza di destinare maggiori risorse alla sanità pubblica e ha confermato che il governo continuerà a mantenere un approccio realistico e…

prove valide

Google e WhatsApp sono considerate prove legali valide

Le nuove tecnologie si fanno strada anche nel settore della giustizia. E così, ora Google e WhatsApp sono considerate prove legali valide a tutti gli…

Abuso d’ufficio, la Consulta dice no all’incostituzionalità: ma il problema resta

Giovedì scorso la Corte costituzionale ha dichiarato infondate le questioni di legittimità sulla legge Nordio, che ha cancellato il reato di abuso d’ufficio. Una decisione attesa e destinata a far discutere, in attesa che vengano depositate le motivazioni. Ma cosa significa davvero questa pronuncia? E quali sono le conseguenze per il nostro ordinamento?

La Consulta non ha il compito di approvare o respingere scelte politiche: si limita a verificare se una norma viola o meno la Costituzione. E nel caso dell’abuso d’ufficio, ha stabilito che la sua abolizione non infrange i principi costituzionali. Questo, però, non significa che la legge sia esente da criticità.

Basta scorrere l’elenco dei casi finiti all’attenzione della Corte per capire quanto la materia sia delicata: concorsi universitari pilotati, incarichi pubblici affidati ad amici, abusi di potere da parte di amministratori e dirigenti. Situazioni in cui, senza il reato di abuso d’ufficio, diventa più difficile sanzionare favoritismi, familismi e conflitti di interesse. Ed è proprio questo il punto sollevato da tredici tribunali e dalla Cassazione, che hanno sollevato dubbi di costituzionalità.

Ma perché allora la Consulta non ha bocciato la legge? La spiegazione sta nella riserva di legge in materia penale: la Costituzione affida al Parlamento il compito di stabilire quali comportamenti siano punibili. La Corte può intervenire solo in casi eccezionali, come quando esiste un obbligo internazionale a prevedere un determinato reato. Un dubbio, in questo caso, era sorto rispetto alla Convenzione ONU contro la corruzione, ma la Corte ha escluso che vi sia un obbligo vincolante a mantenere l’abuso d’ufficio nell’ordinamento italiano.

Il verdetto conferma dunque un principio fondamentale: una legge può essere dichiarata incostituzionale solo se contrasta con obblighi internazionali assunti dallo Stato. E sull’abuso d’ufficio, oggi, tale obbligo non c’è. Questo non significa però che i problemi siano risolti. Anzi: rimane il vuoto normativo per comportamenti di rilevante disvalore, che però non rientrano più nelle fattispecie penali.

Il tema resta aperto, anche perché altre norme della legge Nordio potrebbero presto finire sotto la lente della Consulta. A cominciare dal reato di traffico di influenze illecite, su cui incombe la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione, che invece impone agli Stati di prevederlo. In quel caso, l’esito potrebbe essere diverso.

Nel frattempo, il Parlamento è chiamato a riflettere. Perché, come ha ricordato la Corte, le regole del gioco sono queste: il controllo di costituzionalità non sostituisce il compito della politica, che deve farsi carico di garantire trasparenza, imparzialità e buon andamento nella gestione della cosa pubblica.


LEGGI ANCHE

La nuova Internet fotonica nasce in Italia

NTT Data sviluppa a Milano la rete “all-photonics” che promette consumi energetici cento volte inferiori e una latenza ridotta di oltre duecento volte. E apre…

Cybersicurezza: operazione di Eurojust smantella un malware per il furto di dati

Un’importante operazione internazionale, coordinata dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, ha portato alla chiusura di tre server che ospitavano "infostealer", un tipo di malware…

Il ruolo dei bias cognitivi nei casi di ingiusta detenzione

È recente la decisione della Corte d’Appello di Milano di riconoscere oltre 303mila euro di risarcimento a causa dell’ingiusta detenzione di Stefano Binda. L’uomo, nel…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto