Decreto Sicurezza, arrivano 14 nuovi reati: stretta su dissenso, occupazioni e cannabis light

Roma — È stata una giornata di alta tensione a Montecitorio, dove il governo ha incassato la fiducia sul controverso decreto sicurezza. Approvato con 201 voti favorevoli, 117 contrari e 5 astenuti, il provvedimento introduce ben 14 nuovi reati e inasprisce le pene per diverse condotte, soprattutto quelle legate a manifestazioni di dissenso e proteste sociali.

Nel mirino della norma anche la cosiddetta “resistenza passiva”, la modalità di protesta non violenta usata dai detenuti o dagli attivisti durante le manifestazioni. Una stretta che ha subito scatenato le opposizioni, che l’hanno ribattezzata “norma anti-Gandhi”. Il centrosinistra ha denunciato un vero e proprio attacco alle libertà civili, mentre il Movimento 5 Stelle ha parlato di “Stato repressivo” in risposta al crescente malcontento sociale.

A far discutere anche la misura che criminalizza le azioni di protesta contro opere pubbliche strategiche, come i movimenti No-Tav e No-Ponte. Gli eco-attivisti rischiano fino a un anno e mezzo di carcere e multe salate per il semplice imbrattamento di beni pubblici o per aver ostacolato i lavori.

Ma il nodo più spinoso è quello legato alla cannabis light. Nonostante il comparto conti oltre 3.000 aziende, 30.000 addetti e un giro d’affari stimato in mezzo miliardo di euro l’anno, la maggioranza ha deciso di vietarne coltivazione e vendita. Un colpo duro per il settore, che si è visto cancellare dalla sera alla mattina un prodotto legale, privo di effetti stupefacenti e considerato meno pericoloso del tabacco. Forza Italia, pur esprimendo forti perplessità, ha dovuto accettare la linea dura imposta da Fratelli d’Italia e dalla Lega.

Il sottosegretario Alfredo Mantovano è stato irremovibile nel difendere la stretta, lasciando i forzisti a digerire una norma che considerano inutile e dannosa. “Non capiamo ancora il perché di questa decisione”, hanno ammesso alcuni parlamentari azzurri a margine del voto.

Il decreto, che passerà ora al Senato per l’approvazione definitiva, prevede inoltre pene più severe per chi occupa immobili, fino a due anni e mezzo di carcere, e introduce le body cam per le forze dell’ordine, pur lasciandone facoltativo l’utilizzo. E proprio la Lega ha strappato l’ok anche a un ordine del giorno sulla castrazione chimica per chi commette reati sessuali, tra le proteste dell’opposizione che ha definito il provvedimento “medievale”.

La tensione non accenna a diminuire. Le opposizioni hanno annunciato nuove manifestazioni di piazza per sabato, accusando il governo Meloni di voler imbavagliare il dissenso e ridurre gli spazi di libertà. “Così si tenta di mettere un tappo al malcontento sociale crescente”, ha denunciato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.


LEGGI ANCHE

Lidia Poët: la storia della prima avvocata in arrivo su Netflix

Lidia Poët il 9 agosto 1883 divenne la prima donna italiana ad essere ammessa all’esercizio dell’avvocatura, vincendo le numerose resistenze dei suoi colleghi maschi, incapaci…

Decreti, ordinanze e sentenze penali online: la Cassazione accelera sulla digitalizzazione

Roma, 17 luglio 2024 – Un importante passo avanti verso la digitalizzazione dei servizi della giustizia è stato compiuto dalla Corte di Cassazione. Con un…

Cassazione, Pasquale D’Ascola nuovo primo presidente

Con un solo voto di scarto il Csm sceglie il successore di Margherita Cassano. Mattarella: “La giurisdizione resti autonoma, al di sopra delle divisioni”

Caos in Parlamento: tensioni sulla giustizia e accuse di forzature istituzionali

Roma — Giornata ad altissima tensione nelle aule parlamentari, dove il confronto politico si è trasformato in un vero e proprio scontro istituzionale. Alla Camera è passata la questione di fiducia posta dal governo sul decreto sicurezza, con 201 voti favorevoli, 117 contrari e 5 astenuti. Un voto che di fatto accelera l’approvazione di un provvedimento molto contestato dalle opposizioni.

Ma è al Senato che il clima si è fatto incandescente. La miccia è stata accesa dalla decisione della Giunta per il Regolamento di dichiarare ammissibile il cosiddetto “canguro” anche per i lavori della commissione antimafia: un precedente mai visto nella storia della Repubblica, secondo Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno subito denunciato una grave forzatura delle regole parlamentari.

Durissimo il commento di Stefano Patuanelli (M5S) che ha parlato di “giornata buia” per la democrazia, accusando la maggioranza di procedere a colpi di forzature e di aver instaurato di fatto una “dittatura parlamentare”. Stessa linea anche dai senatori democratici Boccia, Verini e Parrini, che hanno definito l’episodio «l’ennesima forzatura per silenziare il confronto parlamentare e imporre riforme delicate come quella della giustizia senza un vero dibattito».

Il centrodestra, però, tira dritto. Nel mirino anche le figure di alcuni magistrati, come l’ex procuratore antimafia Cafiero de Raho, con la maggioranza intenzionata a limitarne il potere decisionale in commissione attraverso una modifica alla legge istitutiva. Intanto, Fratelli d’Italia ha calendarizzato la discussione di una proposta di legge sul conflitto d’interessi che coinvolgerebbe anche i parlamentari ex magistrati, costringendoli potenzialmente ad astenersi su temi di giustizia.

A peggiorare il clima sono arrivate poi le polemiche per alcune dichiarazioni private attribuite al giudice Patarnello, che hanno scatenato l’indignazione della deputata Dem Debora Serracchiani, la quale ha definito “indegne” le parole e chiesto le dimissioni del sottosegretario Delmastro.

Dopo oltre cinque ore di dibattito, la Camera ha quindi approvato la fiducia al decreto sicurezza, che introduce nuove fattispecie di reato e inasprisce alcune pene, mentre il Senato si prepara ad affrontare la discussione sulla riforma della giustizia il 1° giugno, anche se i lavori in commissione non sono ancora conclusi.


LEGGI ANCHE

Nordio: Venezia è la sede più sofferente di tutto il Paese

«Ce la metteremo tutta per venire incontro a Venezia e per risolvere i problemi della sede giudiziaria più singolare e sofferente d’Italia». Queste le parole…

disconoscimento copie fotostatistiche

Studi professionali: la sostenibilità ancora un miraggio

Ancora molto da fare per gli studi professionali in materia di sostenibilità, sia ambientale che sociale. Questo il quadro che emerge da un’analisi condotta dall’Osservatorio…

Cassazione: la presenza di minori non blocca lo sfratto

Pronuncia storica sul tema delle occupazioni abusive: i giudici ribadiscono che la tutela dell’emergenza abitativa spetta allo Stato, non ai proprietari. Risarcita una donna dopo…

Giustizia, primo confronto tra Capo di Gabinetto e sindacati: sul tavolo contratti, stabilizzazioni e smart working

Si è svolta ieri, 26 maggio, la prima riunione tra le organizzazioni sindacali del personale del Ministero della Giustizia e il Capo di Gabinetto Dott.ssa Giusy Bartolozzi. Una prima interlocuzione che ha permesso di fissare le priorità e aprire il confronto sui temi più urgenti che riguardano i lavoratori del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria. Come correttamente previsto dalle regole delle relazioni sindacali, non erano presenti — né  invitate — le sigle non firmatarie del vigente CCNL Funzioni Centrali: CGIL, UIL e USB.

In un’Amministrazione ancora gravata da quindici anni di blocco contrattuale, carenze di organico e condizioni di lavoro precarie, Confintesa FP ha ribadito le proprie richieste: pieno rispetto di tutti gli accordi sottoscritti, riconoscimento delle competenze del personale, modifica delle dotazioni organiche, blocco di nuove assunzioni prima della corretta ricollocazione del personale in servizio, un progetto per il welfare integrativo ed un piano organico per il rilancio del Ministero della Giustizia, troppo spesso relegato al ruolo di Cenerentola del Comparto Funzioni Centrali.

Contratto integrativo e progressioni di carriera
Tra i temi più urgenti, il blocco del contratto integrativo, fermo dal 2010, che impedisce la valorizzazione del personale e crea disparità tra profili omogenei alcuni dei quali collocati tra aree diverse.
Confintesa FP ritiene indispensabile un “regime transitorio” per dare piena gratificazione al personale in servizio e rendere competitivo il Ministero della Giustizia anche con la previsione delle nuove famiglie professionali adeguate all’evoluzione dell’organizzazione giudiziaria.

La Dott.ssa Bartolozzi ha prontamente smentito le voci di stampa su un imminente concorso per 2.600-2.800 cancellieri esperti, precisando che al momento nessuna procedura è in fase di avvio, e ha aperto alla possibilità di individuare fondi da destinare al personale. Ha inoltre invitato le sigle sindacali a definire tre priorità da proporre al Governo in vista della prossima Legge di Bilancio.

Smart working e mobilità
Altro tema caldo, il lavoro agile. Confintesa FP ha ribadito l’esigenza di superare il criterio della mera presenza fisica privilegiando la misurazione dei risultati, specie negli uffici non aperti al pubblico e per le attività smartabili. Il Capo di Gabinetto ha espresso condivisione su questa impostazione e annunciato una prossima riunione dedicata alla definizione di regole uniformi.

Sul fronte della mobilità, Confintesa FP ha richiesto maggiore flessibilità e incentivi per coprire le sedi disagiate, in particolare al Nord, proponendo anche l’istituzione di foresterie statali e l’indennità di sede disagiata oltre l’adozione di modelli innovativi già sperimentati da altri Ministeri.

PNRR e personale informatico
La gestione dei contratti a tempo determinato legati al PNRR (ma non solo) preoccupa i sindacati: oltre 12.000 lavoratori, rispetto ai 6.000 inizialmente previsti, rischiano il mancato rinnovo. Confintesa FP ha chiesto la stabilizzazione di tutti i profili coinvolti e una proroga per chi non potrà essere subito inquadrato per mancanza di fondi.

Non è mancato un richiamo alla condizione dei lavoratori tecnici e informatici, ex DGSIA e CISIA, ancora privi di adeguato riconoscimento economico e inquadramento. La sigla sindacale ha chiesto l’applicazione immediata delle norme già previste per il passaggio di area e l’erogazione degli incentivi stanziati dal D.M. 4 agosto 2021.

Prossimi passi
Confintesa FP ha espresso apprezzamento per l’apertura della Dott.ssa Bartolozzi, ribadendo però la necessità di azioni concrete e rapide per affrontare criticità ormai croniche: contratto integrativo bloccato, piante organiche obsolete, gestione rigida dello smart working e precarietà diffusa.

Nei prossimi giorni le sigle sindacali saranno chiamate a definire le tre priorità da sottoporre al Governo, e Confintesa FP ha già annunciato che tra queste non mancheranno le progressioni di carriera attraverso un piano per la valorizzazione delle competenze interne, la stabilizzazione del personale PNRR e un aumento delle risorse del Fondo Risorse Decentrate  e del welfare.


LEGGI ANCHE

Albano, Magistratura Democratica: “In tasca non ho Mao o Marx, ma la Carta”

La presidente di Magistratura Democratica, giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, a margine del convegno sui 60 anni della corrente progressista all’interno dell’Anm…

Nordio: Priorità al trattamento psichiatrico nelle carceri

Un nodo ancora tutto da sciogliere è il tema della sicurezza e delle persone con problemi psichiatrici che compiono reati. Il Guardasigilli Carlo Nordio offre…

bonus pnrr magistrati

Bonus Pnrr per i magistrati per ridurre l’arretrato

Il governo italiano corre ai ripari per affrontare le gravi carenze di organico della giustizia e accelerare lo smaltimento dell’arretrato del processo civile. Un obiettivo…

Confisca, gli eredi possono chiedere la revoca: lo conferma la Cassazione

ROMA — Anche dopo la morte del soggetto colpito da una misura di prevenzione patrimoniale, i suoi eredi possono proseguirne il procedimento di revoca. È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19400, depositata il 23 maggio 2025, in una decisione che ribadisce i principi già fissati dalla normativa vigente e dalla Corte costituzionale.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava la richiesta degli eredi di un uomo deceduto durante il ricorso per Cassazione contro una confisca di beni disposta nei suoi confronti. Secondo quanto previsto sia dalla vecchia disciplina — la legge n. 575 del 1965 — sia dalla normativa attuale (art. 18, comma 2, del d.lgs. 159/2011), le misure patrimoniali possono essere applicate anche in caso di decesso della persona interessata, con il procedimento che prosegue nei confronti degli eredi o di chi subentra nei diritti patrimoniali.

La Corte ha chiarito che questa continuità processuale si fonda sulla natura patrimoniale, e non penale, delle misure di prevenzione, finalizzate a sottrarre alla disponibilità privata beni acquisiti in modo illecito, e non a sanzionare penalmente il soggetto coinvolto. Di conseguenza, gli eredi possono non solo impugnare la confisca già disposta, ma anche portare avanti eventuali procedimenti avviati dal defunto per ottenere la revoca della misura.

Nel caso specifico, tuttavia, i ricorsi presentati sono stati respinti: il primo dichiarato inammissibile, il secondo ritenuto infondato. La Corte d’appello aveva già escluso che le assoluzioni in alcuni procedimenti penali o la definizione conciliativa di contenziosi fiscali potessero cancellare le ragioni alla base della misura di prevenzione. I giudici hanno infatti rilevato una lunga e documentata attività illecita, fatta di truffe ai danni dello Stato, corruzioni e reati tributari, protrattasi per oltre trent’anni.

Con questa pronuncia, la Cassazione conferma un principio ormai consolidato: gli eredi possono intervenire nei procedimenti patrimoniali per tutelare il proprio interesse a fronte di una misura che, pur non essendo penale, incide direttamente sul patrimonio familiare.


LEGGI ANCHE

nordio

Focus | Legge Nordio: abolizione dell’abuso d’ufficio e restrizione del traffico di influenze illecite

Il 10 luglio la Camera ha approvato il disegno di legge del Ministro Nordio. L’articolo 1 di questa legge abroga l’abuso d’ufficio e modifica la…

sanità digitale

Sanità digitale: dati e servizi in cloud per migliorare i servizi pubblici

Più di 190 ASL e AO hanno deciso di presentare domanda per l’accesso ai fondi del PNRR messi a disposizione dall’Avviso di marzo 2023 per…

LinkedIn per avvocati: breve guida all’uso professionale

Le nuove tecnologie e Internet hanno stravolto completamente il mondo del business. Le conseguenze hanno colpito anche il settore del lavoro indipendente. Il web, per i lavoratori autonomi, è…

Cassazione: sì alla pena pecuniaria anche per chi è senza mezzi

ROMA — Neppure chi è senza un euro in tasca potrà evitare la pena pecuniaria sostitutiva della detenzione breve. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18168/2025, depositata il 15 maggio, chiarendo un nodo delicato nato dall’applicazione della riforma Cartabia.

Il caso riguarda un uomo condannato a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per un reato di lieve entità. Il giudice dell’esecuzione, preso atto della totale incapacità economica del condannato, aveva negato la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria prevista dall’art. 53 del d.lgs. n. 150/2022. Il pubblico ministero ha impugnato l’ordinanza e la Cassazione gli ha dato ragione.

La Suprema Corte ha affermato un principio destinato a fare scuola: la condizione economica del condannato non può costituire un ostacolo alla sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria. La ragione? La logica della pena sostitutiva non è patrimoniale ma funzionale, concepita per alleggerire le carceri e offrire alternative alla detenzione quando la condanna non supera i quattro anni.

La Cassazione ha ribadito che la norma, inserita nella riforma Cartabia, prevede un automatismo applicativo: se la pena detentiva è inferiore a quattro anni e non esistono motivi ostativi, il giudice deve procedere alla sostituzione con una delle pene alternative, tra cui quella pecuniaria. Introdurre un filtro basato sulla capacità di pagamento — ha sottolineato la Corte — significherebbe vanificare l’effetto deflattivo e compromettere la coerenza del sistema.

Una decisione che conferma la scelta del legislatore di slegare la pena sostitutiva pecuniaria dal reddito dell’imputato, puntando piuttosto sulla funzione deflattiva e rieducativa delle sanzioni alternative, nell’ottica di un sistema penale più equilibrato e meno carcerocentrico.


LEGGI ANCHE

La molestia che diventa stalking

8 marzo significa prima di tutto rispetto, impariamo a conoscerlo contro stalking e molestia Sono quasi di ricorrenza quotidiana le notizie che riguardano una qualsiasi violenza, fisica o…

Nordio a Strasburgo e Lussemburgo, il viaggio del Ministro della Giustizia

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha iniziato ieri il suo viaggio istituzionale a Strasburgo e Lussemburgo, che si concluderà domani, 14 giugno. Questo viaggio…

Processo telematico in Cassazione

Da marzo processo telematico anche in Cassazione

Dal 31 marzo 2021 il Processo Civile Telematico raggiunge anche la Cassazione. Da tale data sarà infatti possibile il deposito telematico degli atti e dei…

Delitto di Garlasco, Nordio: “Irragionevole condanna di Stasi dopo due assoluzioni”

Torna a far discutere il caso del delitto di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi. A riaccendere il dibattito è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ospite del programma Zona Bianca su Retequattro, ha definito “irragionevole” la condanna di Alberto Stasi dopo due precedenti sentenze di assoluzione.

“È anomalo che, dopo uno o due verdetti assolutori, si arrivi a una condanna senza rifare integralmente il processo”, ha dichiarato Nordio, riferendosi alla decisione della Corte d’Appello che nel 2015 inflisse 16 anni di carcere a Stasi per omicidio volontario.

Pur esprimendo perplessità sull’iter giudiziario, il Guardasigilli ha escluso possibili conseguenze per i magistrati che si occuparono della prima inchiesta. “Un magistrato può essere ritenuto responsabile solo se non conosce la legge o ignora gli atti — ha precisato — e proprio per questo nei sistemi democratici esistono più gradi di giudizio, nella consapevolezza che ogni sentenza può essere soggetta a errore”.

Nordio ha poi allargato il ragionamento allo stato generale della giustizia italiana, sottolineando come la sfiducia dei cittadini derivi più dalle norme che da chi le applica. “Il problema non sono tanto i magistrati, ma leggi imperfette che permettono di trascinare i processi all’infinito, quando in certi casi sarebbe necessario avere il coraggio di concluderli”, ha aggiunto.


LEGGI ANCHE

I tagli del governo Meloni su carceri, giustizia minorile e intercettazioni

Carcere La Legge di Bilancio taglia voci che interessano la giustizia, e i tagli più preoccupanti riguardano il carcere. La bozza della Legge prevede che…

Whistleblowing nuove direttive UE: a che punto è l’Italia

L’Italia non recepisce la direttiva della Commissione europea sui segnalatori di illeciti La Commissione europea intende avviare una procedura d infrazione nei confronti dell’Italia rispetto al non recepire la direttiva sul whistleblowing. Ossia,…

Amazon High Tech Trading

Amazon High Tech Trading: come funziona la truffa telefonica di Amazon

«Ciao da Amazon High Tech Trading»: comincia così la telefonata, che di solito proviene da un numero di telefono italiano, per poi proseguire parlando di…

«Delitto di difesa», la protesta dei penalisti: “Così si mina lo Stato di diritto”

L’Unione delle Camere Penali Italiane ha espresso “grave preoccupazione” per l’iniziativa della Procura di Reggio Emilia che ha denunciato per calunnia due avvocati, Rossella Ognibene e Oliviero Mazza, impegnati nel processo noto come “Angeli e Demoni”.

I due professionisti avevano sollevato in udienza una questione procedurale, eccependo l’incompatibilità alla testimonianza di due psicologhe chiamate come consulenti tecniche dal pubblico ministero, poiché le stesse avevano partecipato agli atti di indagine prima della nomina formale. Una prassi che, secondo la difesa, avrebbe violato le norme del codice di procedura penale.

Il Tribunale di Reggio Emilia aveva respinto l’eccezione sulla base di un diverso orientamento giurisprudenziale, ma aveva riconosciuto la veridicità dei fatti esposti. Nonostante ciò, la Procura ha deciso di procedere contro i difensori, notificando l’avviso di conclusione delle indagini proprio alla vigilia delle arringhe finali. Una tempistica definita dalla Giunta dell’UCPI “idonea a generare un effetto dissuasivo” e incompatibile con la libertà della funzione difensiva.

«Trasformare una questione tecnico-processuale sollevata in aula in un’accusa penale è un grave attacco al diritto di difesa», ha dichiarato l’Unione, che ha parlato senza mezzi termini di un “delitto di difesa”, cioè della pericolosa deriva di criminalizzare l’esercizio della professione forense quando esercitata in modo libero e indipendente.

A rendere la vicenda ancora più delicata è il fatto che tutto avviene pochi giorni dopo la firma da parte dell’Italia della nuova Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione della professione legale, che garantisce la libertà di espressione degli avvocati e li tutela da minacce e indebite interferenze nell’esercizio del mandato difensivo.

L’Unione ha quindi rivolto un appello alle istituzioni e alle autorità giudiziarie, invitandole a rispettare i principi sanciti dalla Costituzione e dai trattati internazionali, ricordando che «attaccare la difesa significa indebolire la giustizia stessa e, con essa, lo Stato di diritto».


LEGGI ANCHE

tre persone che parlano

Migranti, fissato a 500 euro il tetto per le trasferte di avvocati e interpreti in Albania

Il Ministero della Giustizia ha stabilito un limite di 500 euro per il rimborso delle spese di viaggio e soggiorno degli avvocati e degli interpreti…

Diritti di copia nel processo penale: il Ministero fa chiarezza sulle nuove regole

Una circolare del Dipartimento per gli Affari di Giustizia chiarisce l’applicazione dei nuovi diritti forfettari per le copie informatiche e conferma l’aumento del 50% per…

signora che sorride

Avvocati UNAEP: il 18 e 19 ottobre a Como gli Stati generali con i colleghi di IMLA

Trentini (Presidente Unaep): "fondamentale confrontarsi sulle prospettive future della professione degli avvocati degli Enti pubblici"

Cassino, ANM: solidarietà a collega vittima attentato incendiario

“Un altro preoccupante episodio di minacce a un magistrato impegnato nella lotta alla criminalità. Questa volta a Cassino, dove un collega che in questi mesi sta seguendo indagini delicate sul traffico di droga è stato oggetto di un attentato incendiario alla propria auto. L’aumento di questi episodi è profondamente inquietante. Non possiamo che rilevare come si ponga in connessione con il clima di costante delegittimazione che subisce quotidianamente la magistratura. Al collega e all’intera procura di Cassino va il nostro pieno sostegno e la totale solidarietà”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.


LEGGI ANCHE

Nuove regole per il processo telematico: da oggi il via

Le nuove specifiche tecniche per i procedimenti civili e penali mirano a rendere le procedure più efficienti e veloci, semplificando notevolmente il lavoro di avvocati…

uomo con libro

Assoluzioni inappellabili: la riforma Nordio rende definitive le sentenze per evasione, furto e incidenti stradali

Le assoluzioni per reati come evasione fiscale, furto, ricettazione e lesioni stradali diventano definitive, non potendo più essere appellate dal pubblico ministero.

Prima casa e superbonus: più tempo per trasferire la residenza

L’Agenzia delle Entrate chiarisce: la sospensione legata al Covid estende a 30 mesi i termini e fa slittare la decorrenza al 30 ottobre 2023. I…

SHEIN nel mirino dell’UE: pratiche commerciali scorrette e violazioni dei diritti dei consumatori

Bruxelles — La Commissione europea e la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), che riunisce le autorità nazionali dei Paesi membri, hanno notificato ufficialmente a SHEIN una serie di pratiche commerciali che violano la normativa dell’Unione europea in materia di tutela dei consumatori. L’iniziativa arriva al termine di un’indagine coordinata a livello europeo che ha individuato sulla piattaforma online numerose irregolarità nei confronti degli utenti.

Tra le pratiche contestate figurano sconti fittizi e pressioni indebite che inducono i consumatori a compiere acquisti in condizioni poco trasparenti. Le autorità hanno ordinato a SHEIN di adeguare il proprio operato alle norme vigenti e di fornire ulteriori informazioni per accertare la sua conformità rispetto agli obblighi previsti dal diritto UE.

La società, attiva in tutto il continente, ha ora un mese di tempo per replicare alle conclusioni della rete CPC e presentare eventuali impegni per correggere le criticità evidenziate. In caso contrario, le autorità potranno avviare un dialogo formale o, se necessario, applicare sanzioni proporzionate al fatturato di SHEIN nei Paesi interessati.

L’intervento si inserisce nel quadro delle iniziative comunitarie per garantire la protezione dei consumatori negli acquisti online e contrastare le pratiche sleali, in un mercato digitale sempre più centrale nella vita quotidiana dei cittadini europei.


LEGGI ANCHE

Difensori d’ufficio, le spese di recupero del compenso spettano allo Stato

La Cassazione fa chiarezza: il legale non deve sostenere di tasca propria i costi per incassare quanto gli è dovuto. Confermata invece la possibilità di…

Diffamazione sui social: non si può pubblicare tutto ciò che si pensa...

Diffamazione sui social: non si può pubblicare tutto ciò che si pensa…

Il reato di diffamazione consiste nell’offendere o screditare la reputazione di una persona comunicando le proprie opinioni negative ad altri soggetti. Esiste anche il reato…

Finti rimborsi, falsi messaggi INPS e curriculum inesistenti: il Ministero della Salute lancia l’allerta anti-phishing

Dal falso rimborso sanitario alle finte offerte di lavoro su WhatsApp, passando per sms trappola sullo SPID: le nuove truffe digitali prendono di mira cittadini…

Documenti prodotti in modo irregolare in primo grado? In appello restano validi

Anche un deposito irrituale di documenti nel corso del primo grado di giudizio tributario non preclude la possibilità di utilizzarli in appello. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, Sezione V Civile, con l’Ordinanza n. 10211 del 17 aprile 2024, intervenendo su una questione di procedura nel contenzioso fiscale.

La vicenda riguardava la produzione di nuovi atti nel secondo grado di giudizio, consentita dall’art. 58 del d.lgs. 546/1992, ma sottoposta ai termini di deposito previsti dall’art. 32 dello stesso decreto, che impone di farlo entro 20 giorni liberi prima dell’udienza. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno precisato che l’eventuale inosservanza di questa scadenza viene superata se i documenti in questione erano già stati introdotti, seppur in modo irrituale, nel fascicolo del giudizio di primo grado.

La Corte ha richiamato il principio secondo cui, nel processo tributario, i fascicoli di parte rimangono stabilmente inseriti nel fascicolo d’ufficio fino al passaggio in giudicato della sentenza. Questo significa che le parti non possono ritirare la documentazione prodotta e che questa resta acquisita definitivamente, rendendo quindi legittimo il suo utilizzo anche nei successivi gradi di giudizio.

Una pronuncia che ribadisce l’importanza della stabilità del materiale documentale all’interno del processo tributario e che offre una tutela ulteriore alla parte che, pur avendo effettuato un deposito formale non corretto nel primo grado, si vede comunque riconosciuta la possibilità di far valere i propri atti nel prosieguo del giudizio.


LEGGI ANCHE

Nordio difende Delmastro: “Contro i nemici mortali, le democrazie adottano formule crude”

Il guardasigilli cita Churchill per difendere le espressioni dure usate dal Sottosegretario (l'"intima gioia" nel lasciare "senza respiro" coloro che saranno trasportati nel nuovo mezzo…

IA e professioni: quali lavori a rischio e quali in crescita

Un'analisi Censis-Confcooperative rivela un impatto ambivalente dell'IA sul mercato del lavoro: rischi di sostituzione per alcune professioni, ma anche opportunità di crescita e integrazione. L'Italia,…

Italia al primo posto per indennizzi alle vittime di violazioni accertate da Strasburgo

Il rapporto del Consiglio d’Europa evidenzia criticità nei tempi di esecuzione delle sentenze. L'Italia ha versato 13,7 milioni di euro nel 2024

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto