Avvocatura unita al Congresso Forense di Torino: “Dall’intelligenza artificiale all’oralità del processo, il diritto resta umano”

Torino, 17 ottobre – I lavori della seconda giornata del XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino, fino a domani al Lingotto, sono proseguito con l’intervento delle Associazioni forensi in un dialogo moderato da Errico Novi, vice direttore de Il Dubbio.

Isabella Stoppani, presidente ANAI, sull’IA. “È un peccato che l’attuale riforma della giustizia non abbia compreso l’inserimento dell’avvocato in Costituzione, tema che credo sia sempre più urgente anche in relazione all’IA: la tutela dei diritti, dei cittadini davanti a una rivoluzione estremamente complessa passa anche dal riconoscimento dell’obbligarietà della difesa inserito in Costituzione. Sull’IA ricordo il pericolo sulla tutela dei dati e sull’obbligo da parte degli avvocati di rispettare il dovere di segretezza, questi strumenti vanno usati con particolare attenzione e cautela. Siamo la culla della civiltà giuridica e l’uso dell’IA, la tendenza a preoccuparsi solo del precedente, il compito della Cassazione di nomofiliachia non può modificare completamente la nostra civiltà giuridica, quindi il tentativo di usare sempre più la tecnologia può trasformare la capacità dell’avvocato di contribuire alla tutela dei diritti”.

Elisa Demma, presidente del Movimento Forense, ha sottolineato gli sforzi per portare a termine la legge professionale. “La legge professionale non è più una richiesta dell’Avvocatura italiana alle Istituzioni, è attuazione. È una realtà che abbiamo compiuto con sforzo, uniti pur nelle diversità. Sarebbe stata un’utopia pensare di uscire tutti vincitori, la legge professionale è frutto di concertazione e programmazione, la spina dorsale dell’Avvocatura. Ma non è la soluzione a tutte le sue problematiche. Le oltre 240 mozioni che saranno votate rappresentano il vero successo di questo Congresso, rispecchiano tutte le problematiche dell’Avvocatura italiana e saranno sottoposte al voto affinché il futuro Organismo Congressuale Forense, a cui aspetta un compito ancora più gravoso, possa nuovamente compiere il suo mandato”.

Giampaolo Di Marco, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, sull’IA: “Siamo la professione che con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale riesce a distinguere dal punto di vista epistemologico il calcolatore lessicale dalla verità del contenuto. Ecco, ci dovremmo collocare esattamente nel mezzo, cioè prima di quella verità del contenuto, perché il più delle volte ciò che sta accadendo è che noi attribuiamo la decisione, deleghiamo una determinata funzione a un calcolatore lessicale su base probabilistica, ma in realtà ci accorgiamo che poi ne avalliamo il contenuto. La nostra scienza si deve collocare qui in mezzo, cioè fare in modo che quella verità del contenuto sia quella più rispondente alla nostra funzione giurisdizionale ed anche extra giurisdizionale e credo che la legge professionale ne debba prendere atto. Le mozioni che abbiamo presentato come ANF si muovono su questo crinale e anche quelle delle altre associazioni, ovvero creare nuovi momenti di riflessione critica e intellettuale dell’Avvocatura”.

Carlo Foglieni, presidente AIGA, rivendica le battaglie dell’Associazione come quelle previdenziali: “L’AIGA ha dato il proprio contributo al nuovo regolamento della previdenza forense, la riduzione dei minimi alla metà e il riconoscimento di un anno di anzianità sono nostre battaglie”. Sull’attualità: “Sulla cancellazione della Cartabia attenzione perché nel momento in cui si va a cambiare nuovamente un sistema si rischia poi di dover riprendere tutto da capo, ma sicuramente qualche correttivo va fatto, a partire dal giudice pace. Sulla separazione delle carriere, finalmente stiamo andando nella direzione giusta. Come AIGA abbiamo presentato un manifesto in 10 punti per i motivi del sì e qui raccolgo l’invito del presidente Maschio, se trattiamo il tema della separazione del carriere come un tema politico, probabilmente non riusciremo a portare il nostro contributo”.

Quindi è venuto il turno delle Associazioni specialistiche e del loro Coordinamento nazionale che riunisce AGI, AIAF, AMI, CAMERA DEGLI AVVOCATI INTERNAZIONALISTI, CAMMINO, UIA, ONDIF, SIAA, UNCM, UNAM, UNCC, UNCAT, UNAA, UFTDU, UAE, UCPI.

Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. “Siamo qui perché crediamo sia in questo momento necessario unire tutta l’Avvocatura: nel momento in cui è messa in campo una riforma costituzionale della giustizia così importante qual è quella della separazione delle carriere, viene meno ogni distinzione professionale tra civilisti, amministrativisti e penalisti, viene meno anche quella distinzione dei riti che inevitabilmente rende diverso nell’agire quotidiano il nostro intervento a tutela dei diritti dei nostri assistiti. Quando al centro di una riforma costituzionale vi è quella figura del giudice che deve essere terzo davanti alle parti, un giudice indipendente davanti alla politica e autorevole dinnanzi all’opinione pubblica, credo che allora siamo qui, oltre che come avvocati, anche come cittadini chiamati a esprimere la nostra volontà con lo strumento più bello che la democrazia ci offre, il referendum confermativo. Dobbiamo riconoscere una legge giusta a prescindere da chi la propone”.

Tatiana Biagioni, presidente AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani. “Non sono qui in qualità di presidente di un’associazione, ma per parlare di un nuova realtà politica forense, il Coordinamento nazionale delle Associazioni Specialistiche. Abbiamo fatto questo passo importante, riunito tutte le associazioni specialistiche per aprire un dialogo ancora più forte con CNF, Consigli dell’Ordine, Parlamento perché vogliamo essere una voce unitaria chiara e propositiva al servizio dell’Avvocatura. Siamo convinti che sia fondamentale per noi diffondere cultura, promuovere formazioni continue multidisciplinari e la specializzazione. L’autorevolezza dell’Avvocatura passa da competenza, preparazione e aggiornamento. Rappresentiamo 60.000 professionisti che si mettono in gioco e sono convinti che sia importante essere avvocati a 360° e anche specialisti perché il mondo è cambiato. È cambiata la legislazione italiana, poi c’è quella unionale e internazionale, questo comporta la necessità di una formazione ancora più forte, diversa e sicuramente specialistica. E oggi finalmente con tanta fatica si potrà avere il titolo di avvocato specialista o per comprovata esperienza o attraverso le scuole di formazione: il nostro punto di riferimento rimane l’articolo 14 del codice deontologico e cioè il dovere di competenza, solo così si può contribuire al prestigio dell’Avvocatura”.

Claudio Cecchella, presidente nazionale dell’Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia (ONDiF), ancora sulle specializzazioni. “Il Coordinamento è una grossa novità nell’ambito della politica forense. Le riforme dovute ai decreti ministeriali ci hanno consentito oggi di creare le scuole di specializzazione biennali, in cui c’è la partecipazione non solo dei professori universitari, ma anche degli avvocati e dei magistrati come docenti. Due anni di frequentazione per conseguire il titolo, un esame intermedio e un esame finale, la necessità di partecipare o in presenza o in collegamento. Ma l’aspetto che forse mi piace di più è la nuova didattica emersa all’interno delle nostre scuole che ha modificato fortemente la metodologia di insegnamento del diritto tradizionale istituzionale dell’università con i laboratori interattivi sulla casistica, con le simulazioni, con l’interdisciplinarità e poi con la nascita di collaborazioni tra le nostre scuole. C’è un ultimo aspetto che vorrei sottolineare, questa coesione delle associazioni all’interno del Coordinamento da un lato dà un segno dell’unità dell’Avvocatura, dall’altro dimostra che le associazioni lavorano anche per la legislazione futura”.

Anton Giulio Lana, presidente dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani, sull’importanza della specializzazione anche in riferimento alla rivoluzione dell’IA. “L’intelligenza artificiale generativa costituisce certamente un problema molto delicato che va affrontato anche attraverso la specializzazione nei diversi settori ed è quello che stiamo facendo con le nostre scuole, pure in funzione dell’impatto che può avere sui diritti umani, un tema che interessa tutti noi, e rispetto alla tematica del rispetto della privacy, forse l’aspetto più delicato”.

Infine Alberto Del Noce, presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC), sull’oralità del processo. “Il processo deve ritornare in presenza non per una nostalgia del passato ma perché interessa a tutti gli attori: ai giudici, agli avvocati, alle parti che riescono ad avere la percezione che il loro dilemma, il loro diritto venga ascoltato e non sia una semplice questione amministrativa. E rispetto all’oralità del processo, è la sola cosa che ci difende dal rischio degli usi impropri dell’IA. Per ultimo, sulla riforma Cartabia: è difficile venga abolita completamente. Si potranno fare dei tagli chirurgici, il primo è proprio l’inversione dell’articolo 127, solo cartolare quando lo chiedono i due avvocati. Ma non illudiamoci che sia a breve termine, il documento del ministro Giorgetti dipinge una situazione preoccupante nel senso che il disposition time sta aumentando, allora non possiamo pensare con l’esigenza del PNRR che questo facile disegno di legge passi in aula velocemente, dobbiamo continuare a battagliare per dire torniamo nel processo. Ho sentito dire ‘avvocato in Costituzione’, noi dobbiamo urlare ‘avvocato in aula’”.

Quindi la consegna della toga e del tocco di Fulvio Croce al Consiglio dell’Ordine di Torino e alla Fondazione Fulvio Croce. “Un momento ricco di significato”, ha anticipato Francesco Greco, presidente del CNF, prima di passare la parola a Simona Grabbi, presidente del COA di Torino, che ha ribadito: “Sta per tornare a casa un simbolo fondamentale dell’Avvocatura nazionale, sta per tornare in Fondazione, in Consiglio, quell’oggetto che rappresenta quel sacrificio di cui si è fatto cenno ieri”. Sono saliti sul palco il Presidente del COA di Venezia, Tommaso Bortoluzzi, e il collega del foro veneziano l’avv. Tommaso Moro, a cui toga e tocco erano stati regalati per ragioni di amicizia, che in un toccante momento hanno riconsegnato l’“eredità di Croce” al COA di Torino e alla Fondazione.

La giornata prosegue con gli interventi programmati delle Delegate e dei Delegati, dei Presidenti dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, dei Presidenti delle Unioni regionali forensi, dei Presidenti dei Consigli Distrettuali di Disciplina, dei Presidenti dei Comitati Pari Opportunità e dei Congressisti.

Domani al voto le mozioni congressuali.


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Nordio al Congresso Forense: “La riforma Cartabia va superata, le ragioni dell’Avvocatura sono sacrosante”

Torino, 17 ottobre – Nella mattina della seconda giornata di lavori del XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino, fino a domani al Lingotto, il presidente del CNF Francesco Greco ha dialogato con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, in videocollegamento da Roma.

Sul principio di oralità nel processo pensale, sull’udienza in presenza nel civile e sull’abbreviazione dei termini, il Ministro si è detto favorevole in modo incondizionato. “So che avete speso parole dure nei confronti della collega Cartabia, verso la quale provo amicizia e stima per essere intervenuta in momenti difficili come quelli della pandemia e dell’attuazione del piano del PNRR. Ma come spesso accade in Italia il provvisorio tende a diventare definitivo, e questo è un male. Le vostre ragioni sono sacrosante sia nel processo civile sia in quello penale. Esaurita la fase del referendum, contiamo di metterci le mani entro i due anni che ci aspettano da qui alla fine della legislatura. Per quanto riguarda l’abbreviazione dei termini, è una riforma fallita”.

Sull’aggiornamento del testo dei parametri forensi, Nordio ha ribadito di essere d’accordo e di contare di farlo entro la fine dell’anno. Quindi sull’apertura dell’ufficio legislativo alla presenza degli avvocati, il Ministro riconosce il problema retributivo e propone agli avvocati di contribuire a cercare soluzioni. “L’impegno c’è, siamo tutti interessati ad avere una presenza degli avvocati nell’ufficio legislativo sempre più forte. Non dimentichiamo che la giurisdizione è un tavolo a tre gambe, e l’Avvocatura è una di queste”.

Infine sul differimento dell’entrata in vigore della norma che prevede l’affidamento ai giudici di pace delle controversie fino a un importo superiore rispetto a quanto oggi previsto, ai timori espressi da Greco sugli organici ridotti e sull’insufficienza di strutture logistiche e tecnologiche, Nordio è consapevole che “c’è una scopertura del 70 per cento e vi è una concorrenza di competenza con il CSM, al quale abbiamo richiesto un incontro urgente, forse il prossimo 21 ottobre. È certo che l’organico debba essere implementato. È questione di budget e di target, o ritorniamo a competenze più limitate o, aumentiamo le competenze, aumenteremo gli organici e le retribuzioni”.

Al termine del dialogo, il giornalista de Il Dubbio Errico Novi ha intervistato Ciro Maschio, presidente della Commissione Giustizia della Camera. La prima domanda sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Non si deve commettere l’errore di politicizzare il referendum sulla riforma della giustizia, ma stare collegati alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini. Il modello attuale non garantisce la completa realizzazione dell’art. 111 della Costituzione, lo scopo della separazione delle carriere è completare il percorso della realizzazione del giusto processo, i cittadini hanno il diritto di avere un giudizio davanti a un giudice terzo. Il vero nucleo rivoluzionario della riforma è l’Alta Corte Disciplinare e il sorteggio secco nella composizione del CSM, per liberare la magistratura dalle correnti”.

Sulla trattazione della riforma ordinamentale forense, Maschio ha detto: “Plauso al CNF per il lavoro straordinario e di qualità. A giorni verrà assegnato alla Commissione Giustizia il disegno di legge, daremo la massima priorità per arrivare a una rapida approvazione e a una condivisione totale per avere poi il tempo di intervenire sugli schemi di decreto legislativo che dovranno attuare nei dettagli questa riforma. Un plauso a voi per il lavoro svolto, a noi il compito di portarlo a termine”.

E sugli impegni da qui alla fine della legislatura. “Sarà un fine legislatura fittissimo, con un’agenda intensa. Mi concentro su un paio di temi. Sull’avvocato in Costituzione, dal Ministro a tutti noi c’è l’intenzione di proseguire con questo obiettivo. C’è una proposta di legge a mia firma già depositata sul tema. Poi il tema dell’oralità nel procedimento. La riforma Cartabia va cancellata, sono stato contrario sin dall’inizio. Siamo un Paese e un Governo serio, abbiamo il dovere di mantenere gli impegni presi dall’Italia con l’Europa per il raggiungimento entro il 2026 degli obiettivi del PNRR, ma poi bisognerà riportare il processo civile e penale alla normalità. Restituire al diritto di difesa la dignità che gli è stata tolta”.

I lavori proseguono con gli interventi delle Associazioni forensi.

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Meloni al Congresso Forense: “Senza avvocati non c’è giustizia, e senza giustizia non c’è democrazia”

Torino, 17 ottobre – Si sono aperti i lavori della seconda giornata del XXXVI Congresso Nazionale Forense a Torino, fino a domani al Lingotto. Il presidente del CNF Francesco Greco ha annunciato il videomessaggio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di cui riportiamo trascritto e link al video.

“Buongiorno a tutti, grazie al Presidente Greco per l’invito. Mi spiace davvero non essere riuscita a partecipare in presenza ai lavori del XXVI Congresso nazionale forense, ma ci tenevo a farvi arrivare il mio saluto e il mio contributo. L’Avvocatura ricopre un ruolo fondamentale nel nostro ordinamento perché assolve un principio alla base della nostra civiltà giuridica, il diritto di difesa come baluardo contro ogni forma di arbitrio.

Nessuno può perdere o essere privato del diritto di essere difeso in giudizio perché il venir meno di questo diritto equivale al venire meno della dignità stessa della persona. Perché ciò che distingue radicalmente un ordinamento civile da un regime è proprio il rispetto integrale della dignità di ogni persona, chiunque essa sia, qualunque delitto abbia commesso, qualunque pena gli sia stata inflitta al termine di un giudizio. Voi quindi siete coloro che tutelano, prima ancora della posizione processuale dei vostri assistiti, le basi stesse del diritto e i pilastri del nostro vivere comune.

Senza avvocati non solo non esisterebbe la giustizia, ma non ci sarebbe neanche il presupposto per realizzare quel giusto processo che la nostra Costituzione sancisce e che la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere punta a rendere concreto. Perché non può esserci giusto processo se non in contraddittorio davanti a un giudice che non solo deve essere terzo ma deve anche apparire come tale. È esattamente ciò che intendiamo fare con la riforma della giustizia all’esame del Parlamento, che prevede la separazione fra chi accusa e chi giudica, che punta a garantire una vera parità processuale tra accusa e difesa.

La professione forense è depositaria di una funzione di rango costituzionale, fondata su quei principi di indipendenza e terzietà che assicurano l’effettività della tutela giurisdizionale e la tenuta democratica dell’ordinamento. Gli avvocati, come tutto il mondo delle libere professioni, custodiscono una specificità e un valore economico, culturale e sociale che questo Governo ha sempre riconosciuto e difeso. È la ragione per la quale abbiamo scritto e approvato anche con il prezioso contributo del Consiglio Nazionale Forense una riforma dell’ordinamento professionale forense che fosse in grado di rendere il quadro normativo al passo coi tempi, con l’evoluzione della nostra società, con le profonde trasformazioni che l’Avvocatura sta vivendo, a partire dalla sfida epocale dell’intelligenza artificiale che non tocca solo voi ovviamente, ma tutte le professioni intellettuali.

Anche per questo abbiamo voluto restituire centralità all’Avvocatura per sottrarla a quella marginalizzazione che ne svilisce il ruolo e sminuisce il valore pubblico della funzione difensiva. Lo abbiamo fatto perché senza avvocati liberi e indipendenti non c’è giustizia e senza giustizia non può esserci democrazia. Questo è il cammino che vogliamo continuare a percorrere per rendere sempre più forte quel dialogo tra istituzioni e professioni che è fondamentale per la crescita, lo sviluppo, la prosperità della nazione.

Grazie a tutti e auguro a tutti buon congresso”.

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L’intelligenza artificiale, la riforma forense e il “neo-umanesimo giudiziario”: il Congresso nazionale Forense entra nel vivo

Torino, venerdì 17 ottobre 2025 – Si è conclusa ieri un’intensa giornata di lavori al XXXVI Congresso nazionale Forense, in corso al Lingotto di Torino fino a sabato 18 ottobre. L’attenzione si è concentrata su due assi tematici centrali per il futuro della giustizia e dell’Avvocatura: l’intelligenza artificiale e la riforma dell’ordinamento forense.

Il pomeriggio si è aperto con un dibattito, moderato da Elvira Terranova dell’Adnkronos, che ha riunito esperti di diritto e scienza: Julie Couturier, presidente del Conseil National des Barreaux; Marco Mezzalama, professore emerito di Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino; Paolo Ferragina, docente di Algoritmi alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; e Stefano Mancuso, ordinario di Arboricoltura generale all’Università di Firenze.

A seguire, l’intervista della Ministra per le Riforme Istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati a cura di Giuseppe Bottero, vicedirettore de La Stampa. La Ministra ha ribadito la centralità della semplificazione normativa come “leva di sviluppo e competitività”, ricordando di aver già proposto l’abrogazione di oltre 30.000 norme “desuete e pre-repubblicane”. Casellati ha poi annunciato che entro fine anno sarà approvato il ddl che introduce la valutazione d’impatto generazionale delle leggi, definendolo “un cambio di paradigma culturale”. Sul premierato, la Ministra ha parlato di “madre di tutte le riforme”, capace di garantire stabilità, credibilità e fiducia dei mercati.

Il confronto si è spostato quindi sul terreno politico con il dibattito moderato da Andrea Pancani (TG La7).
L’on. Maria Carolina Varchi (FdI) ha anticipato che la riforma forense sarà presto assegnata alla seconda Commissione parlamentare, sottolineando la volontà di approvarla in tempi rapidi.
L’on. Enrico Costa (FI) ha ribadito il ruolo del Parlamento nel garantire “il giusto equilibrio tra le parti nel processo”.
La sen. Ada Lopreiato (M5S) ha evidenziato le criticità della legge delega, “che limita l’attività parlamentare”.
L’on. Debora Serracchiani (PD) ha riconosciuto che il testo “scioglie alcuni nodi ma non tutti”, lamentando la mancanza di spazio per un miglioramento in sede parlamentare.
L’on. Maria Elena Boschi (Italia Viva) ha posto l’accento sull’impatto dell’IA: “Il 72% dei colleghi non la ritiene ancora affidabile, ma migliorerà. Tuttavia, nemmeno la tecnologia più evoluta potrà sostituire la creatività e l’empatia dell’avvocato”.
Infine, l’avv. Francesco Urraro (Lega) ha sottolineato che “l’Avvocatura deve essere proiettata in una dimensione di lunga gittata, anche extragiudiziale, come custode dei diritti nella società che cambia”.

La giornata si è chiusa con l’intervista del direttore de Il Dubbio, Davide Varì, al vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha invitato a “non temere l’intelligenza artificiale, ma a mantenere la centralità dell’uomo nella giustizia”.
“L’IA non cambia idea, ripete pensieri. Ma la giustizia ha bisogno di umanità, di quel guizzo che porta a rivedere un giudizio. Sono più preoccupato dell’uso dell’IA da parte dei magistrati che degli avvocati”, ha affermato Sisto.

Il Vice Ministro ha quindi rilanciato il tema dell’oralità del processo come fondamento del “neo-umanesimo giudiziario”: “Il rapporto diretto tra avvocato e giudice fa la giustizia migliore. Dobbiamo restituire dignità alla presenza dell’avvocato in udienza”.

Sul fronte della riforma e dell’efficienza, Sisto ha annunciato che “entro il 2026 saranno coperti tutti gli organici della magistratura”, ma ha ammonito che “la velocità non deve sacrificare la qualità”.
Infine, sulla separazione delle carriere, ha ricordato che “è un principio logico e costituzionale: chi giudica deve essere imparziale, libero da appartenenze e correnti”.

Il Congresso prosegue oggi, venerdì 17 ottobre, con l’atteso collegamento da Roma del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, previsto dalle 10 alle 10.30, per tracciare le linee di sintesi sui temi emersi e gli scenari futuri della giustizia italiana.


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“Non un ritorno al passato, ma un passo avanti”: l’Avvocatura secondo Scialla

Torino, 16 ottobre 2025 – Nel corso della giornata inaugurale del XXXVI Congresso Nazionale Forense, in corso al Lingotto di Torino, il coordinatore dell’Organismo Congressuale ForenseMario Scialla, ha rivolto il suo saluto all’Avvocatura italiana, tracciando un bilancio del mandato dell’attuale Assemblea, giunta a conclusione.

“La legge professionale forense ora al vaglio del Parlamento è stata preparata al meglio dal lavoro di OCF – ha dichiarato Scialla – predisponendo un terreno sul quale abbiamo cercato, con lavoro corale e costante, di mettere al meglio ciò che spettava a noi seminare. C’era chi preconizzava un ritorno al passato: non bisognava invece limitarsi a un passaggio neutro. Abbiamo scelto di progredire, di tagliare su misura il profilo di un avvocato proiettato nel futuro.”

Nel suo intervento, Scialla ha ricordato alcuni risultati significativi conseguiti durante il mandato: “Abbiamo portato avanti e portato a casa la riforma sull’equo compenso, scegliendo con coscienza di non appoggiare  emendamenti che avrebbero potuto rallentare se non addirittura  rappresentare un passo del gambero. Siamo sempre stati vigili, come nel caso dei bandi di alcuni istituti che abbiamo impugnato, e abbiamo inciso molto nel dibattito sulla separazione delle carriere, promuovendo un approccio equilibrato e realistico.”

Un altro risultato concreto è stato il rinvio dell’ampliamento delle competenze dei giudici di pace, ottenuto dopo un costante monitoraggio dell’attività legislativa. “Sapevamo che non era facile – ha spiegato Scialla – perché i giudici di pace non rientrano nelle statistiche del PNRR, ma abbiamo lavorato senza sosta, monitorando il lavoro e la situazione dei tribunali da nord a sud,  e alla fine il rinvio è arrivato. Ce lo aveva anticipato lo stesso Viceministro in un incontro pubblico organizzato da OCF.”

Guardando al futuro, Scialla ha sottolineato la necessità di una fase nuova per l’Avvocatura: “Quando si chiuderà la stagione del PNRR, potremo finalmente rimettere mano alla legge Cartabia. Il Ministero dispone già di un documento con oltre cento proposte di modifica, pronto per essere utilizzato: fra queste, il no agli avvocati ‘in remoto’ . Infine: l’inserimento dell’Avvocato in Costituzione, con un intervento sull’articolo 111. È una battaglia storica, e auspicandone la realizzazione, sarà il completamento di un percorso che abbiamo tracciato.”

Infine, un appello all’unità e alla responsabilità in vista del referendum sulla giustizia: “Ora arriva il momento più delicato, quello di parlare ai cittadini. Bisognerà comunicare in modo chiaro: non è un referendum sull’indipendenza o meno della magistratura. L’Avvocatura dovrà farsi comprendere, con consapevolezza e determinazione.”

Concludendo, Scialla ha ribadito il senso profondo del lavoro svolto in questi anni: “Serve un’Avvocatura che sappia che il mondo è cambiato, che non si ripieghi su se stessa ma guardi fuori, che conquisti nuovi territori professionali e culturali. È in questa direzione che presenteremo il nuovo Rapporto su imprese e avvocati, per costruire un ponte sempre più solido tra giustizia, economia e società.”


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Al via il XXXVI Congresso Nazionale Forense: l’Avvocatura chiama la politica, “Aboliamo la riforma Cartabia”

Torino, 16 ottobre – La sessione inaugurale del XXXVI Congresso nazionale Forense a Torino (questa mattina al Teatro Regio e da questo pomeriggio, fino al 18, presso il Lingotto), ha visto i saluti degli ospiti Istituzionali nazionali e locali e le relazioni di Francesco Greco, presidente del CNF, Maria Annunziata, presidente della Cassa forense, e Mario Scialla, coordinatore dell’OCF.

Dopo il ricordo dei carabinieri uccisi a castel D’Azzano e la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono iniziati gli interventi degli ospiti.

La Sen. Avv. Anna Rossomando, Vicepresidente del Senato della Repubblica ha sottolineato, tra le altre questioni: “Il mondo forense vive una fase difficile, i dati del Censis parlano di un saldo negativo di oltre 2000 iscritti alla Cassa forense nel 2024, con una prevalenza di uscita di giovani e donne. Molti abbandonano non per mancanza di vocazione, ma per l’impossibilità di sostenere i costi di un’attività autonoma e a questo si aggiunge un gender gap strutturale, la maternità e la cura familiare restano un ostacolo reale con differenze retributive che non possono più essere tollerate. Quindi il welfare, la solidarietà e le aggregazioni professionali sono i nuovi terreni e le nuove sfide. Occorre un sistema che protegga davvero maternità, malattia e periodi di discontinuità, serve una solidarietà intergenerazionale che non sia solo un principio ma pratica concreta ed è urgente una concreta riforma fiscale che incentivi le aggregazioni professionali”.

L’On. Avv. Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato per la Giustizia in rappresentanza del Governo, sulla riforma della giustizia: “Se la figura dell’avvocato è essenziale e indefettibile nella crescita dei diritti, nell’affermazione dei diritti a prescindere dall’Intelligenza Artificiale, allora la riforma costituzionale della giustizia, seppure non abbia quello come primo obiettivo, indirettamente sancisce la pari dignità dei soggetti della giurisdizione, avvocati, pubblici ministeri e giudice, lo sancisce per la prima volta in Italia. Non abbiamo fatto nient’altro che leggere l’articolo 111 della Costituzione che dice qual è un processo giusto: è quello che si svolge nel contraddittorio, nella parità processuale fra le parti di fronte a un giudice terzo ed imparziale. L’articolo 111 della costituzione mai è stato più disapplicato come in questi anni quando parla di parità processuale e la riforma della giustizia garantirà quella parità processuale. Ed è sempre più urgente, indifferibile, inderogabile l’ipotesi dell’avvocato in costituzione, perché se ci entra il pubblico ministero ci entra l’avvocato ed entrandoci l’avvocato c’entrano quei diritti che si sono affermati e che hanno reso l’Italia, l’Europa e l’Occidente esattamente quello che sono per il tramite dell’affermazione di quei diritti”.

Fabio Pinelli, Vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, ha aggiunto: “Avvocatura e Magistratura sono insieme ferme nell’assoluta necessità che i principi di autonomia e indipendenza del magistrato siano sempre riconosciuti e restino come inderogabili. Del resto anche il progetto di riforma non punta la visione di autonomia e indipendenza da ogni altro potere nella previsione dell’art. 104 della Costituzione. Questo presidio deve essere cavalcato perché è interesse innanzitutto dei cittadini che il magistrato resti autonomo e indipendente da ogni altro potere. La Magistratura è fatta di donne e uomini impegnati al servizio del Paese che meritano il riconoscimento sociale e morale per il loro spirito di servizio e per la loro competenza. È importante, in questa stagione di riforme che legittimamente la parte politica pone all’attenzione dei cittadini, che ci sia una forma di rispetto pur all’interno di posizioni diverse che deve essere mantenuta e deve riguardare tutti gli attori coinvolti: ogni posizione, quando si parla di architettura costituzionale, deve trovare il giusto spazio e la giusta valutazione”.

Pasquale D’Ascola, Presidente della Cassazione, ha ricordato: “Il Diritto, o meglio ogni obbligo che deriva da una consuetudine, è in realtà frutto di ragionamento, di un maneggio di strumenti intellettuali che spinge un giudice o un avvocato a capire i motivi di una certa giurisprudenza, a volte anche senza approfondirli. Allora, anche se l’interprete si adagia al rispetto del precedente, in realtà in ogni sua applicazione c’è una ricreazione incessante attraverso un ragionamento che diventa legislativo. Oggi il Congresso discute di due fenomeni che mettono alla prova questo schema mentale novecentesco: l’IA e le prospettive della consulenza, strumenti della contemporaneità per far vivere il diritto. Perché il diritto è progresso o non è. L’IA è una chance: si perde se è una scorciatoia verso soluzioni a poco prezzo, accomodamenti dozzinali e massivi sul presupposto che il Diritto sia serialità e non paziente ricostruzione del fatto e discernimento delle differenze tra caso e caso; si vince se a uno strumento per sua natura tendente al dominio sappiamo imporre il diritto, cioè principi e norme che ne contengano l’utilizzo, che prevengano e precludano l’uso negativo con un apparato conoscitivo e ove occorra sanzionatorio che sia riconosciuto dalla popolazione come positivo non meramente difensivo”.

Lucia Musti, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello, ha sottolineato: “Avvocatura e magistratura sono i due lati della stessa medaglia del fare giustizia in un periodo particolarmente drammatico per le guerre che ci affliggono nonché per la complessa prospettiva di modifiche che ci attende. Tutti i recenti disegni di legge costituzionale che si propongono l’introduzione dell’avvocato in Costituzione mirano a sancire il principio secondo cui la professione forense viene esercitata in condizioni di libertà e indipendenza. In ogni caso la vostra legge professionale tutela l’indipendenza dell’Avvocatura, di ogni singolo avvocato e invero si legge che l’ordinamento forense garantisce l’indipendenza e l’autonomia degli avvocati, indispensabili condizioni dell’effettività della difesa e della tutela dei diritti. E nel concetto di indipendenza che vi riguarda e ci riguarda vi è anche il sano principio che richiama la remunerazione e un sistema previdenziale adeguati garantiti dalla legge che pongano il soggetto a riparo da ogni indebita influenza. Pensare che il compenso degli avvocati possa risentire delle regole del mercato significa esporre gli avvocati a influenze indebite, il che mi pare evidente sia inaccettabile”.

Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino, sull’attualità del dibattito del Congresso: “Non c’è tema più attuale di quello scelto dal Congresso. Perché riguarda la professione forense ma anche tutti gli ambiti della vita. La paura della tecnologia arriva quando non c’è conoscenza, non esiste una tecnologia buona o cattiva, ma cattivi usi della tecnologia. L’IA è entrata in tutte le dimensioni di vita e ciò pone una serie di questioni di natura etica e valoriale rispetto all’impostazione del diritto e dei diritti in un momento in cui di giustizia si parla molto nel dibattito politico, talvolta rischiando di perdere il cuore del sistema: garantire diritti universali. Nell’era dell’IA noi tutti ci dobbiamo fare garanti di una dimensione valoriale di garanzia dei diritti universali, e il mio auspicio è che da questi giorni possa partire una riflessione su come noi che abbiamo ruoli possiamo dare un contributo a non perdere di vista la dimensione valoriale”.

Enrico Bussalino, Assessore Regionale all’Autonomia, Sicurezza e Polizia locale, Immigrazione, Logistica e Infrastrutture strategiche, Enti locali, sull’impiego dell’IA nella professione: “L’intelligenza artificiale è uno strumento di straordinaria potenzialità, può contribuire ad accelerare e migliorare molte fasi del lavoro dell’avvocato, soprattutto nella gestione e nell’analisi di grandi quantità di dati e nell’affinamento della ricerca Giurisprudenziale. Tuttavia, sarebbe un errore inimmaginabile pensare che l’intelligenza artificiale possa sostituire il lavoro dell’avvocato, il quale non si limita all’interesse del cliente, ma svolge una funzione pubblica unendo l’interesse del proprio assistito all’interesse pubblico di una sentenza giusta. L’ingresso dei nuovi sistemi non potrà mai scalfire il fatto che il diritto oggi più che mai deve riaffermarsi come presidio di equilibrio tra progresso e garanzia tra innovazione e dignità della persona”.

Terminati gli interventi degli ospiti, sono iniziate le relazioni delle Istituzioni forensi e dell’OCF. Greco, presidente CNF, ha lanciato la richiesta alla politica di abolire la riforma Cartabia. “Penso che da questo Congresso possa partire, da parte dell’Avvocatura italiana, la richiesta alla politica, a tutta la politica, maggioranza ed opposizione, oggi qui pienamente rappresentata, di abolire – trascorso il termine finale per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR di giugno 2026 – tutte quelle norme della riforma Cartabia, la peggiore che il nostro sistema giudiziario, civile e penale abbia subìto, che ha snaturato il rito civile, trasformandolo in un processo senza il processo, prevedendo un contraddittorio senza contraddittori, un dibattimento senza alcuno che dibatte, con un sistema che consente un abuso della trattazione scritta. Nel processo penale sono state introdotte norme che possono essere definite solo spaventose, come quella che prevede che per interporre appello al difensore deve essere rinnovata la procura, dimenticando o forse nella consapevolezza che i meno abbienti, ai quali in udienza viene nominato il difensore d’ufficio, mai si recheranno a conferire il mandato di fiducia al difensore per proporre appello. Nei confronti di costoro ci sarà solo un grado di giudizio. Aboliamo la Cartabia, questo deve essere il nostro impegno”. Ma è anche intervenuto sull’ IA e gli avvocati con proposte concrete: “Il CNF ha appena pubblicato sul sito del CNF e del MEPA, il portale del commercio elettronico della pubblica amministrazione, una consultazione per l’acquisizione di un servizio di intelligenza artificiale dedicato all’Avvocatura, che prevede un ‘servizio di ricerca giurisprudenziale e normativa; un servizio di redazione documenti legali; un servizio di analisi documentale con funzionalità complete di elaborazione contenuti multimediali; garanzie sulla protezione dei dati con il divieto assoluto di training sui dati degli utenti; localizzazione del trattamento dati; segregazione dei dati; conformità normativa’”.

Quindi Annunzia, presidente della Cassa forense. “CNF, Cassa, OCF, Associazioni, Avvocate e Avvocati, la filiera che deve andare nella direzione del benessere professionale e reddituale dell’Avvocatura. Invito le Colleghe e i Colleghi a fare squadra con Cassa Forense”.

Nel suo intervento, Mario Scialla ha ricordato: “Abbiamo portato avanti e portato a casa la riforma sull’equo compenso, scegliendo con coscienza di non appoggiare emendamenti che avrebbero potuto rallentare se non addirittura rappresentare un passo del gambero. Siamo sempre stati vigili, come nel caso dei bandi di alcuni istituti che abbiamo impugnato, e abbiamo inciso molto nel dibattito sulla separazione delle carriere, promuovendo un approccio equilibrato e realistico”. Un altro risultato concreto è stato il rinvio dell’ampliamento delle competenze dei giudici di pace, ottenuto dopo un costante monitoraggio dell’attività legislativa. “Sapevamo che non era facile – ha spiegato Scialla – perché i giudici di pace non rientrano nelle statistiche del PNRR, ma abbiamo lavorato senza sosta, monitorando il lavoro e la situazione dei tribunali da nord a sud, e alla fine il rinvio è arrivato. Ce lo aveva anticipato lo stesso Viceministro in un incontro pubblico organizzato da OCF”. Guardando al futuro, Scialla ha sottolineato la necessità di una fase nuova per l’Avvocatura: “Quando si chiuderà la stagione del PNRR, potremo finalmente rimettere mano alla legge Cartabia. Il Ministero dispone già di un documento con oltre cento proposte di modifica, pronto per essere utilizzato: fra queste, il no agli avvocati ‘in remoto’, infine: l’inserimento dell’Avvocato in Costituzione, con un intervento sull’articolo 111. È una battaglia storica, e auspicandone la realizzazione, sarà il completamento di un percorso che abbiamo tracciato”.

Simona Grabbi, Presidente COA Torino, ha ribadito: “L’uso dell’IA nella nostra professione è già realtà. Il progresso tecnologico non conosce confini e quella parte dell’Avvocatura che non intende usarla fa una resistenza inutile perché conduce ad accettazioni ritardate, gregarie e quindi nocive. Noi avvocati non possiamo permetterci di essere neofobici: possiamo comprendere, regolare e darci un senso del limite. Adoperaci affinché questa fondamentale evoluzione tecnologica porta un miglioramento dell’accesso della giustizia e della difesa dei cittadini e non a un suo indebolimento. Il nostro compito è costruire l’algoretica, l’etica degli algoritmi, principi condivisi per guidare l’uso dell’IA. Abbiamo già un robusto quadro di riferimento, ci sono i principi eurounitari e nazionali e i principi cardinali sono chiari: rispetto dei diritti fondamentali, non discriminazione, qualità e sicurezza delle fonti, trasparenza e spiegabilità, supervisione umana costante e rispetto della normativa europea nel trattamento dei dati. Ma non basta, occorre definire i principi fondamentali dell’algoretica forense perché l’IA non è neutra, non dimentica e talvolta sbaglia”.

Il Congresso prosegue al Lingotto con una tavola rotonda sull’“AI ed esercizio della professione forense”. Poi le interviste al Sen. Avv. Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della Giustizia; alla Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati, Ministro per le Riforme Istituzionali. Infine il dialogo con i politici On. Maria Elena Boschi di Italia Viva, On. Enrico Costa di Forza Italia, Sen. Ada Lopreiato del Movimento 5 Stelle, del On. Debora Serracchiani del Partito Democratico, del Cons. Francesco Urraro della Lega Salvini Premier, On. Maria Carolina Varchi di Fratelli d’Italia.

GUARDA I LAVORI INTEGRALI DELLA SESSIONE INAUGURALE


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Tecnologia più verde e accessibile: l’UE punta sull’efficienza energetica dei dispositivi elettronici

I dispositivi elettronici che utilizziamo quotidianamente diventeranno più efficienti sotto il profilo energetico, meno dannosi per l’ambiente e di più facile utilizzo per i consumatori, a seguito dell’aggiornamento, da parte della Commissione, delle specifiche per la progettazione ecocompatibile degli alimentatori esterni adottate oggi. L’iniziativa fa parte degli sforzi dell’UE volti a progredire verso un caricabatteria standardizzato per i dispositivi elettronici.

Queste nuove norme comporteranno standard più elevati di efficienza energetica e una maggiore interoperabilità (ad esempio porte USB di tipo C obbligatorie per tutti i caricabatteria USB) per dispositivi quali computer portatili, smartphone, router senza fili e monitor per computer. Le modifiche dovrebbero consentire risparmi annui pari a circa il 3% del consumo energetico durante il ciclo di vita degli alimentatori esterni entro il 2035, oltre a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 9% e le emissioni inquinanti del 13%. Per i consumatori ciò significa un risparmio potenziale di circa 100 milioni di € all’anno.

Un nuovo logo del caricabatteria standardizzato dell’UE aiuterà inoltre i consumatori a individuare i dispositivi compatibili e a prendere decisioni consapevoli. Questa iniziativa si basa sulle iniziative precedenti volte a standardizzare le porte di ricarica e le tecnologie per i dispositivi elettronici, nell’ambito della direttiva sulle apparecchiature radio riveduta. Le norme entreranno in vigore entro la fine del 2028, per cui i costruttori avranno tre anni di tempo per prepararsi a conformarsi alle modifiche.

Dan Jørgensen, Commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa, ha dichiarato: “Disporre di caricabatteria standardizzati per i nostri smartphone, computer portatili e altri dispositivi che utilizziamo ogni giorno è una decisione intelligente che mette i consumatori al primo posto, riducendo nel contempo lo spreco energetico e le emissioni. Il cambiamento pratico che introduciamo oggi sugli alimentatori esterni aiuterà gli europei a risparmiare denaro, oltre a limitare l’impatto ambientale, e dimostra che l’innovazione può favorire il progresso e il senso di responsabilità. Con questa iniziativa l’UE cerca di plasmare un futuro in cui la tecnologia funzioni meglio per tutti e per il pianeta.


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Nascono sei nuove “fabbriche di intelligenza artificiale”: l’Europa accelera sulla via dell’IA

La Commissione europea ha annunciato un’importante espansione dell’infrastruttura europea di IA, con 6 nuove fabbriche di IA e 13 antenne delle fabbriche di IA che aderiscono alla rete delle fabbriche di IA esistenti. Ciò porta il totale a 19 fabbriche di IA in 16 Stati membri.

Le nuove fabbriche di IA saranno aperte in Repubblica ceca, Lituania, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Polonia. Esse forniranno alle start-up, alle piccole e medie imprese (PMI) e all’industria un accesso diretto ai supercomputer ottimizzati per l’IA, competenze tecniche e un sostegno su misura per sviluppare e diffondere soluzioni di IA avanzate.

Con il sostegno di oltre 500 milioni di € di investimenti congiunti dell’UE e degli Stati membri, questa terza ondata di fabbriche di IA amplierà la capacità di calcolo ad alte prestazioni dell’Europa e accelererà l’adozione dell’IA in tutti i settori chiave.

In totale, l’UE e i paesi EuroHPC partecipanti hanno impegnato oltre 2,6 miliardi di € a favore dell’iniziativa delle fabbriche di IA e delle relative antenne, rafforzando l’ambizione dell’Europa di diventare un continente leader nel settore dell’IA.

La Commissione annuncerà presto la selezione delle antenne delle fabbriche di IA che collaboreranno strettamente con le fabbriche di IA. Le comunità nazionali operanti nell’ambito dell’IA avranno così un accesso remoto sicuro a una capacità di supercalcolo ottimizzata per l’IA di prim’ordine.

Questa iniziativa sostiene il piano d’azione per il continente dell’IA e integra gli investimenti dell’UE nelle future gigafactory di IA, strutture su larga scala dedicate allo sviluppo e all’addestramento di modelli avanzati di IA e sistemi di frontiera, allineandosi nel contempo alla strategia per l’IA applicata per accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale in tutta l’economia e nel settore pubblico europei.


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Italia, il Paese sepolto sotto le leggi: un metro e novanta di Gazzette in un anno

Al netto della legislazione europea e di quella regionale, tra Dpcm, leggi, decreti, ordinanze ministeriali, delibere, determine, circolari, comunicati, etc., nel 2024 l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato Spa hanno pubblicato 305 Gazzette Ufficiali a cui vanno sommati 45 Supplementi ordinari e straordinari. Complessivamente questi 350 documenti sono costituiti da 35.140 pagine. Se quest’ultime fossero state stampate, il peso raggiunto da questa montagna di carta ammonterebbe a 84 chilogrammi. Se, inoltre, avessimo messo queste Gazzette l’una sopra l’altra, otterremmo una pila di carta alta oltre un metro e 90 centimetri. Infine, considerando un tempo medio di 5 minuti a pagina, una persona che si dedicasse a leggerle tutte con attenzione impiegherebbe 366 giorni lavorativi, praticamente un anno (con sabati e domeniche incluse).

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Nel 2025, purtroppo, il quadro generale non dovrebbe subire grosse variazioni. Nei primi 9 mesi sono state pubblicate 227 Gazzette Ufficiali e 31 Supplementi ordinari e straordinari, per una foliazione totale pari a 25.888, “solo” 189 facciate in più rispetto a quanto pubblicato nello stesso periodo dell’anno scorso.

Rispetto agli anni prima del Covid[1], invece, il confronto è leggermente peggiorato. Se nel 2019, ad esempio, contavamo lo stesso numero di Gazzette Ufficiali e di Supplementi diffuso l’anno scorso, le pagine totali ammontavano a 32.236, 2.904 in meno del dato riferito al 2024.

Nel 2025 record toccato il 18 aprile con un Supplemento da 5.157 pagine

Nei primi 9 mesi di quest’anno, la punta massima di “produttività normativa” è stata registrata il 18 aprile. In quell’occasione, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario n° 13 contenete il testo, le tabelle e i grafici degli ISA[2] che, ricordiamo, da qualche anno hanno sostituito gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un tomo da 5.157 pagine che definisce gli indicatori di tutte le attività economiche con le relative specificità territoriali che sono soggette agli ISA.

Finalmente cancellate 30.700 leggi prerepubblicane

Tra la montagna di carte “partorite” quest’anno, sicuramente c’è una pubblicazione che abbiamo salutato con grande soddisfazione. Composto da 1.616 pagine, il Supplemento ordinario n° 14 del 24 aprile scorso ha abrogato 30.700 atti normativi prerepubblicani relativi al periodo 1861-1946. Si tratta, in particolare, di regi decreti, leggi formali, regi decreti-legge, regi decreti-legislativi, decreti luogotenenziali, decreti legislativi luogotenenziali, decreti-legge luogotenenziali, decreti del capo del governo e decreti del Duce del fascismo, capo del governo. Uno “choc normativo” che, secondo il nostro esecutivo, ridurrà del 28 per cento circa lo stock normativo statale vigente. Ricordiamo, infine, che anche il PNRR prevede tra i suoi obbiettivi una decisa semplificazione del sistema burocratico del Paese[3].

La sovraproduzione normativa ha ingessato la PA

L’eccessiva proliferazione del numero delle leggi presenti in Italia è in larga parte ascrivibile a due fattori:

  1. alla mancata soppressione di leggi concorrenti, una volta che una nuova norma viene approvata definitivamente;
  2. al sempre più massiccio ricorso ai decreti legge che, per la loro natura, richiedono l’approvazione di ulteriori provvedimenti (decreti attuativi).

Questa sovraproduzione normativa ha ingessato il funzionamento della Pubblica Amministrazione (PA) con ricadute pesantissime soprattutto per gli imprenditori di piccole dimensioni. Di fronte a questo dedalo normativo il peso della burocrazia e i ritardi decisionali in capo agli uffici pubblici hanno reso la nostra PA tra le meno efficienti d’Europa.

Norme scritte male, alimentano corruzione e concussione

Oltre a essere tantissime e in molti casi in contraddizione tra loro, queste leggi sono tendenzialmente scritte male e incomprensibili ai più, per cui applicarle è molto difficile. Questa situazione di incertezza e di confusione interpretativa ha rallentato l’operatività degli uffici pubblici. Di fronte a un quadro così deprimente, i dirigenti pubblici acquisiscono sempre più potere quando stabiliscono scientemente di rinviare o bloccare una decisione. Con tante regole, la discrezionalità dei funzionari aumenta e, conseguentemente, anche le posizioni di rendita di questi ultimi salgono al crescere del valore economico del provvedimento da deliberare. Un corto circuito che in molti casi innesca comportamenti corruttivi o concussivi, purtroppo, molto diffusi in tutta Italia.

Cosa fare per migliorare il rapporto tra cittadini/imprese e gli uffici pubblici?

Innanzitutto, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della Pubblica amministrazione. Con troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che nell’incertezza interpretativa spesso si “difendono” spostando nel tempo le decisioni. Nello specifico è necessario:

  • migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese;
  • monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi;
  • consolidare l’informatizzazione della Pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili;
  • grazie all’AI, far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste all’utenza;
  • permettere alle imprese la compilazione delle istanze esclusivamente per via telematica;
  • procedere e completare la standardizzazione della modulistica;
  • accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione.
  • La cattiva burocrazia pesa, in particolare, sulle imprese di Milano, Roma, Torino e Napoli

In questo report la CGIA ha stimato anche il costo annuo che la cattiva burocrazia grava sul nostro sistema economico; questo esito è stato ottenuto partendo dai dati presentati qualche anno fa da The European House Ambrosetti[4]. Ebbene, il think tank milanese ha quantificato in 57,2 miliardi di euro il costo annuo sostenuto dalle imprese italiane per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Relazioni che, purtroppo, sono spesso condizionate negativamente dal cattivo funzionamento e dalla lentezza della macchina statale. Dopodiché, è stata rapportata l’incidenza percentuale del Pil di ciascuna delle 107 province presenti nel Paese[5] a questo costo complessivo, stimando così il danno economico che la burocrazia pubblica causa a ciascuna di queste aree. Risultato? I territori più penalizzati, ovviamente, sono quelli caratterizzati maggiormente dalla presenza delle attività economiche. La classifica è guidata da Milano, dove le imprese ubicate nella Città Metropolitana meneghina devono far fronte a un costo annuo pari a 6,1 miliardi di euro. Seguono Roma con 5,4 miliardi, Torino con 2,2, Napoli con 1,9 e Brescia con 1,4. In coda alla classifica scorgiamo Enna con un aggravio economico pari a 81 milioni di euro, Vibo Valentia con 80 e Isernia con 55.

[1] Ricordiamo che nel periodo pandemico (2020-2022), il numero delle norme a livello nazionale ha subito un forte aumento.

[2] Indici Sintetici di Affidabilità fiscale.

[3] Con la revisione del PNRR approvata a maggio 2025, la scadenza relativa al giugno 2025 è stata cancellata. Tuttavia, visto che è rimasto invariato l’impegno relativo al totale di 600 procedure da raggiungere entro giugno 2026, questa cancellazione ha comportato solo un rinvio delle relative semplificazioni, non una loro eliminazione. Ricordiamo che il PNRR prevedeva anche che, entro dicembre 2021, venissero reclutati 1.000 esperti per aiutare per 5 anni gli enti locali (regioni, provincie, comuni) a semplificare le proprie procedure; questo è avvenuto entro la scadenza prevista. Secondo informazioni fornite dal Documento di Finanza Pubblica (DFP), anche grazie a questo sostegno gli enti locali avrebbero introdotto 460 misure di semplificazione. Il DFP, inoltre, è al lavoro per l’adeguamento delle piattaforme SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), SUE (Sportello Unico per l’Edilizia) e degli Enti terzi coinvolti nei procedimenti agli standard di interoperabilità; oltre il 90% delle piattaforme comunali SUAP sarebbe in corso di adeguamento (Fonte: Osservatorio CPI).  

[4] “La PA (Pubblica Amministrazione) da peso a potenziale aiuto alla crescita del Paese”, 2019.

[5] L’ultimo dato disponibile è stato aggiornato a giugno di quest’anno ed è riferito al 2022.


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Viene pubblicato oggi un invito a presentare proposte del valore di 15 milioni di € per sostenere lo sviluppo del portafoglio europeo di identità digitale e delle patenti di guida mobili, ed altri otto saranno pubblicati il 4 novembre. Questi otto inviti comprenderanno: un finanziamento di 79,2 milioni di € per il consolidamento e di 8 milioni di € per il completamento della rete dei poli europei dell’innovazione digitale che aiutano le imprese europee a digitalizzare le loro attività; un incremento di 22,5 milioni di € per sostenere la ricerca biomedica e l’introduzione di un’assistenza sanitaria personalizzata attraverso l’infrastruttura europea di dati genomici e 14,4 milioni di € per la diffusione di soluzioni basate sull’IA nella diagnostica per immagini; un finanziamento di 9 milioni di € a sostegno della condivisione dei dati industriali; un finanziamento combinato di 4,5 milioni di € per istituire il segretariato e la piattaforma di collaborazione per l’Alleanza europea per i veicoli connessi e autonomi al fine di innovare il settore automobilistico europeo; un investimento di 6 milioni di € per i poli dell’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO) per combattere la disinformazione.

La pubblicazione di questi inviti fa seguito alla prima modifica del programma di lavoro Europa digitale (DIGITAL) 2025-2027, adottata all’inizio della settimana, che garantisce che il programma risponda alle priorità politiche della Commissione e sia in linea con gli sviluppi tecnologici in evoluzione.

Maggiori informazioni sugli inviti e sulla procedura di presentazione delle domande sono disponibili sul portale “EU Funding & Tenders”.


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