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Assolto il “giudice in bici”: il Csm archivia il caso

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha assolto il magistrato di Torino accusato di aver utilizzato la bicicletta nei corridoi del tribunale per spostarsi dal suo ufficio all’aula destinata ai processi per direttissima. Il giudice aveva giustificato l’insolita scelta con un improvviso mal di schiena che gli avrebbe impedito di camminare.

L’episodio risale al giugno 2021, quando il Presidente della Corte d’Appello di Torino aveva diffidato il magistrato dall’usare abitualmente la bicicletta all’interno del palazzo di giustizia. Nonostante l’avvertimento, l’uso della bici si è ripetuto una sola volta, in occasione di un processo urgente. Il magistrato ha spiegato che questa scelta gli aveva permesso di evitare il congedo per malattia, garantendo così la continuità del proprio turno di lavoro.

La sezione disciplinare del CSM ha stabilito che, in mancanza di un codice di circolazione per il tribunale, l’azione del magistrato non presentava i requisiti di gravità o reiterazione necessari per configurare una violazione disciplinare. Così, il “giudice in bici” è stato scagionato, poiché l’episodio è stato ritenuto isolato e giustificato da motivi di salute.


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Cassazione, la rassegna giurisprudenziale della settimana

Licenziamento per giusta causa
Con la sentenza n. 26938, la Sezione Lavoro della Corte ha chiarito che, in materia di licenziamento per giusta causa, non basta verificare se il fatto contestato rientri nelle disposizioni contrattuali che consentono il licenziamento. È essenziale, infatti, valutare concretamente se il comportamento del dipendente sia così grave da compromettere la fiducia del datore di lavoro, rendendo insostenibile la prosecuzione del rapporto. Il caso trattava un dipendente del Genio civile di Carrara, licenziato per episodi di assenteismo documentati tramite videocamere e pedinamenti. La Corte ha confermato la legittimità del licenziamento, già convalidato nei precedenti gradi di giudizio.

Imputabilità e vizio di mente
La sentenza n. 38180 della Sezione Prima Penale ha ribadito un principio consolidato: i disturbi della personalità possono rientrare nel concetto di infermità, purché siano di tale gravità da incidere sulla capacità di intendere e di volere dell’autore del reato. Il caso riguardava un omicidio avvenuto a Catania, in cui l’imputato ha sostenuto di aver agito sotto l’influenza di un disturbo mentale. La Corte ha confermato che, per il riconoscimento del vizio di mente, è necessario dimostrare che tale disturbo abbia alterato significativamente la volontà dell’autore e sia legato causalmente al crimine commesso.

Scioglimento della comunione ereditaria e petizione ereditaria
Con la sentenza n. 26951, la Cassazione ha affrontato una disputa ereditaria, chiarendo che, nell’azione di scioglimento della comunione ereditaria, può essere implicitamente inclusa una petizione ereditaria quando si richieda la ricostruzione dell’asse ereditario e l’inclusione di beni sottratti da altri eredi. In questo caso, una complessa controversia familiare riguardava somme illecitamente prelevate da un erede. La Corte ha confermato la legittimità della decisione del Tribunale di Benevento e della Corte d’Appello di Napoli, sottolineando che la divisione patrimoniale ha efficacia esecutiva.

Apparenza della servitù e usucapione
La Sezione Seconda Civile, con la sentenza n. 26956, ha affrontato il tema dell’usucapione e del requisito dell’apparenza della servitù. La Corte ha precisato che per riconoscere una servitù è necessario che vi siano segni visibili e permanenti che ne rivelino l’esistenza. Il caso riguardava un proprietario terriero di Montabone, che richiedeva il riconoscimento di una servitù di passaggio. La Cassazione ha confermato che la semplice esistenza di una strada non è sufficiente; occorre dimostrare che essa sia stata realizzata specificamente per esercitare il diritto di passaggio.

Notifica tramite servizio postale
Con l’ordinanza n. 26957, la Cassazione ha trattato un caso di notifica di un atto impositivo attraverso il servizio postale. La Corte ha stabilito che, in situazioni in cui la notifica non viene consegnata al destinatario, è necessario produrre in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione di avvenuto deposito. Il caso riguardava una sanzione amministrativa contestata a Roma per violazioni compiute tra il 2008 e il 2012. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del destinatario, confermando la validità della notifica.

Spese di giudizio
Infine, con la sentenza n. 26963, la Cassazione ha ribadito che la decisione del giudice di non compensare le spese processuali è discrezionale e non richiede una motivazione esplicita. Il caso trattava un contenzioso sulle spese processuali di un dipendente universitario, che aveva presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Macerata e della Corte d’Appello di Ancona. La Cassazione ha rigettato il ricorso.


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Nuove norme per rafforzare la cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali dell’UE

La Commissione ha adottato oggi le prime norme di attuazione sulla cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali ai sensi della direttiva relativa a misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell’Unione (direttiva NIS2). L’atto di esecuzione delinea le misure di gestione dei rischi di cibersicurezza e i casi in cui un incidente deve essere considerato significativo e segnalato alle autorità nazionali da parte delle aziende che forniscono infrastrutture e servizi digitali.

Si tratta di un altro passo importante per rafforzare la ciberresilienza delle infrastrutture digitali critiche europee.

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, ha dichiarato:

La cibersicurezza è uno degli elementi principali per la protezione dei nostri cittadini e delle nostre infrastrutture. Nel panorama odierno della cibersicurezza è fondamentale migliorare le nostre capacità, i requisiti di sicurezza e la condivisione rapida di informazioni grazie a norme aggiornate. Esorto i restanti Stati membri ad attuare al più presto tali norme a livello nazionale per assicurare che i servizi critici per le nostre società ed economie siano sicuri dal punto di vista informatico.

L’odierna adozione del regolamento di esecuzione coincide con il termine entro il quale gli Stati membri devono recepire la direttiva NIS2 nel diritto nazionale. Da domani, 18 ottobre 2024, tutti gli Stati membri devono applicare le misure necessarie per conformarsi alle norme di cibersicurezza NIS2, comprese le misure di vigilanza e di esecuzione.


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Diritto UE, la piattaforma “Fit for Future” e il suo contributo

La piattaforma “Fit for Future” della Commissione, un gruppo di esperti ad alto livello composto da parti interessate e rappresentanti di tutti gli Stati membri, ha tenuto oggi la sua ultima riunione plenaria nell’ambito dell’attuale mandato. La piattaforma è formata da un gruppo di esperti ad alto livello composto da autorità nazionali, regionali e locali, organizzazioni della società civile, imprese e membri della rete RegHub del Comitato delle regioni.

Istituita nel 2020 per completare i lavori di semplificazione normativa della Commissione, durante il suo mandato quadriennale la piattaforma ha adottato 41 pareri, con 260 suggerimenti specifici per aiutare la Commissione a semplificare e modernizzare la legislazione dell’UE. Nel 2024 in particolare ha presentato suggerimenti di semplificazione relativi agli obblighi di informazione, all’ulteriore digitalizzazione e al miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei programmi dell’UE.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, ha dichiarato: “Negli ultimi quattro anni la piattaforma ‘Fit for Future’ ha fornito un prezioso contributo al programma di semplificazione e riduzione degli oneri della Commissione. Grazie agli sforzi collettivi dei membri e ai 41 pareri e 260 suggerimenti specifici, la piattaforma ci ha anche aiutati ad adottare regolamenti dell’UE adeguati alle esigenze future, per anticipare e integrare le tendenze, le tecnologie e i cambiamenti sociali emergenti. Quando la piattaforma arriverà alla fine del mandato, il suo lavoro continuerà a ispirare gli sforzi futuri di semplificazione e modernizzazione della legislazione dell’UE, che resteranno all’ordine del giorno per la Commissione”.


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Giustizia tributaria, Uncat: «Banca dati utile, ma servono maggiori garanzie di trasparenza»

La nuova banca dati della Giustizia tributaria è stata accolta con favore dagli avvocati tributaristi, ma restano aperte questioni cruciali sulla trasparenza e sull’affidabilità dei risultati. È questo il messaggio lanciato da Uncat (Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi) al Dipartimento Giustizia Tributaria, a cui è stato consegnato un documento che raccoglie le osservazioni provenienti anche dalle Camere tributarie locali, impegnate negli ultimi mesi a testare l’efficacia dello strumento.

Un’importante occasione di confronto
In un incontro presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il presidente di Uncat, Gianni di Matteo, ha sottolineato l’importanza della trasparenza, soprattutto in vista delle future applicazioni dell’intelligenza artificiale. «La banca dati è un ottimo strumento, ma occorre garantire assoluta trasparenza per assicurare la fiducia degli operatori e l’attendibilità dei risultati di ricerca», ha dichiarato Di Matteo. All’incontro erano presenti anche i consiglieri di Uncat Silvia Siccardi, Raffaella D’Anna, Paola Pregliasco, Michele Tiengo e Ida Pansini.

Le osservazioni di Uncat
Il documento presentato a Fiorenzo Sirianni, direttore della Giustizia Tributaria, contiene una serie di osservazioni organizzate in tre principali categorie: interazione con l’utente, criteri di ricerca e attendibilità dei risultati.

In merito all’interazione, Uncat ha evidenziato una user experience migliorabile. Attualmente, le sentenze sono riportate integralmente, senza abstract o massimazioni, e il sistema non indica se un testo è già stato letto, aumentando il rischio di ripetere la consultazione. Uncat suggerisce l’introduzione di collegamenti diretti con sentenze affini o richiamate, che migliorerebbero l’usabilità.

Per quanto riguarda i criteri di ricerca, Uncat ha criticato l’obbligatorietà di alcune opzioni che rischiano di rendere la ricerca meno flessibile. In particolare, il campo “parole” è obbligatorio se non si specifica l’annualità, ma potrebbe non essere necessario se si cerca per argomento. Inoltre, attualmente non è possibile effettuare ricerche per estremi normativi, e l’uso di operatori logici spesso genera risultati distorti.

Infine, sull’attendibilità dei risultati, Uncat ha rilevato che la ricerca per “esito giudizio” include conciliazioni e condoni, senza fornire un quadro chiaro sull’orientamento della giurisprudenza in materia. Anche la dicitura “appello non presente” è stata giudicata insufficiente, poiché non specifica se la sentenza sia definitiva.

L’impegno della Giustizia Tributaria
Fiorenzo Sirianni, accogliendo le osservazioni, ha assicurato l’apertura al dialogo e ha illustrato i prossimi passi, che includono il miglioramento della banca dati e l’adozione del decreto ministeriale sul processo tributario telematico. Sirianni ha ribadito l’importanza del confronto con l’avvocatura specialistica per garantire uno sviluppo equilibrato e trasparente del sistema.


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Il 4 ottobre 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso una sentenza importante nella causa C-200/23, rispondendo a diverse questioni poste dalla Corte amministrativa suprema bulgara riguardo all’applicazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e la normativa sul Registro delle imprese.

Una delle questioni principali riguarda la pubblicazione di documenti contenenti dati personali nel Registro delle imprese. La CGUE ha stabilito che la presunzione di consenso alla pubblicazione di tali dati, come previsto dalla normativa bulgara, è contraria al GDPR. Secondo la Corte, il consenso deve essere liberamente espresso e informato.

Un altro aspetto significativo della sentenza riguarda il risarcimento dei danni morali derivanti dalla pubblicazione di dati personali. La CGUE ha affermato che la perdita temporanea del controllo sui propri dati può essere sufficiente a causare danni immateriali, purché l’interessato dimostri di averli subiti.

Infine, la Corte ha chiarito che la firma autografa è da considerarsi un dato personale ai sensi del GDPR e che i pareri delle autorità per la privacy, pur rilevanti, non sono giuridicamente vincolanti.


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La medicina difensiva è un flagello perché costringe i medici ad una forma comprensibile di autotutela che, oltre a comportare costi per il Sistema Sanitario Nazionale, espone i pazienti a dei rischi che provengono dal doversi sottoporre ad esami invasivi che possono essere anche pericolosi, e inoltre genera un’alta percentuale di contenzioso in ambito giudiziario“. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel suo intervento di chiusura al 126° Congresso nazionale della Società di Chirurgia Italiana che si è chiuso ieri a Roma.

L’intenzione del Governo è limitarne le criticità e il lavoro della Commissione di studio da me istituita e presieduta dal Cons. Adelchi D’Ippolito, il cui lavoro ora ultimato e al vaglio dell’ufficio legislativo del nostro Ministero in condivisione con il Ministero della Salute, va proprio in questa direzione. Dobbiamo mettere gli operatori sanitari nelle condizioni di lavorare serenamente, senza pressioni: un procedimento giudiziario, che può durare anche diversi anni, è devastante per il medico che lo subisce, per la sua famiglia e i suoi collaboratori. Il nostro obiettivo è proteggere i medici da cause legali ingiustificate, valorizzando al contempo la qualità dell’assistenza sanitaria“, ha esposto il Guardasigilli.

Il ministro Nordio ha inoltre ricordato il recente decreto che introduce l’arresto in flagranza per chi aggredisce personale sanitario o socio-sanitario, sottolineando che “aggredire un camice bianco mentre è nel pieno della sua attività è un atto vile che destabilizza la stessa situazione sanitaria dei pazienti”. Quanto alla scelta dei periti e dei consulenti nei contenziosi medico-legali, Nordio ha sottolineato che “il consulente nominato dal Pubblico Ministero deve essere un organo collegiale, perché nominando un professionista singolo è più facile che questo incorra in errori. E’ fondamentale che i consulenti abbiano un curriculum comprovato”.

Il Ministro ha concluso il suo intervento parlando di Intelligenza Artificiale, cybercrime e dati sensibili: “mentre fino a ieri il problema era essenzialmente quello della captazione dei dati sanitari, oggi quest’ultimi si possono addirittura alterare e rendere verosimili ricorrendo all’Intelligenza Artificiale. Come tutte le creazioni umane, anche l’IA può e deve essere governata dal cervello umano, che non sarà mai sostituibile. L’innovazione tecnologica va gestita, per essere trasformata da rischio a opportunità”.


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Inchiesta sugli appalti in Sogei: tangenti e corruzione, indagato anche un ufficiale di Marina

La Guardia di Finanza ha acquisito una vasta quantità di documenti e dati nell’ambito dell’indagine sugli appalti di Sogei e dei ministeri di Difesa e Interno, che coinvolge 18 persone fisiche e 14 società. Tra gli indagati figura Andrea Stroppa, punto di riferimento in Italia per Elon Musk, accusato di concorso in corruzione. Stroppa avrebbe ricevuto da un ufficiale della Marina un documento interno della Farnesina relativo al progetto Starlink, il sistema satellitare della SpaceX, che mirava a scopi militari e dual use.

Il ruolo di Paolino Iorio e l’arresto in flagranza
Paolino Iorio, direttore generale Business di Sogei, è stato arrestato in flagranza mentre riceveva una mazzetta da 15mila euro dall’imprenditore Massimo Rossi, manager della Italware. Iorio ha ammesso di aver ricevuto tangenti per oltre 100mila euro, dichiarando che gli incontri con Rossi avvenivano due volte al mese, sebbene non sempre accompagnati da cessioni di denaro. Rossi, anche lui agli arresti domiciliari, ha scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti.

Nel corso delle indagini, è emerso che Iorio utilizzava un telefono cellulare fornito dall’imprenditore per le comunicazioni, uno strumento utile per evitare di essere intercettato. I magistrati hanno chiesto la convalida degli arresti e la misura cautelare, con l’udienza fissata nelle prossime 48 ore.

Sogei: revocate tutte le cariche a Iorio
In seguito all’arresto, il Consiglio di Amministrazione di Sogei ha deliberato d’urgenza la revoca immediata di tutte le cariche conferite a Paolino Iorio. La società, in house del Ministero dell’Economia, ha inoltre inviato una nota informativa alla Procura regionale della Corte dei conti e incaricato un legale per tutelare i propri interessi nell’ambito del procedimento.

Il coinvolgimento di Andrea Stroppa e il documento della Farnesina
Tra gli indagati spicca anche Andrea Stroppa, legato a Elon Musk, accusato di concorso in corruzione. Stroppa avrebbe ottenuto da un ufficiale della Marina un documento della Farnesina, in cui si discuteva del progetto Starlink, con l’obiettivo di garantire la sicurezza cibernetica delle ambasciate italiane. Secondo la Procura, l’ufficiale avrebbe fornito il documento in cambio della promessa di alcuni contratti. Tuttavia, sia il Ministro degli Esteri Antonio Tajani sia la Farnesina hanno dichiarato che il documento non era riservato e che si trattava di un normale documento di lavoro.

Il commento di Giorgetti e le dichiarazioni di Tajani
Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha commentato la vicenda con prudenza, affermando: “Sta lavorando la Magistratura, aspettiamo il lavoro della Magistratura. Non vedo cosa possiamo fare di più rispetto a un arresto in flagranza”.

Antonio Tajani, Vicepremier e Ministro degli Esteri, ha precisato che il documento in questione non era classificato come riservato, ribadendo che la collaborazione con Elon Musk non era in discussione. Ha inoltre sottolineato che, qualora l’ufficiale avesse passato il documento senza autorizzazione, si tratterebbe di una grave violazione da parte di un “servitore infedele dello Stato”.


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La maternità surrogata diventa reato universale: il Senato approva il ddl

Con 84 voti favorevoli, 58 contrari e nessuna astensione, il Senato ha approvato il disegno di legge che rende reato universale la maternità surrogata, anche se praticata all’estero da cittadini italiani. Il provvedimento, già approvato alla Camera il 26 luglio 2023, introduce modifiche significative alla legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. La nuova norma estende la punibilità per la commercializzazione di gameti o embrioni e per la gestazione per altri, prevedendo pene fino a due anni di reclusione e una multa fino a un milione di euro.

Meloni: “La vita non è merce”
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha celebrato l’approvazione della legge come una vittoria del “buonsenso” e ha commentato su X: “La vita umana non ha prezzo e non è merce di scambio”. Per Meloni, il provvedimento rappresenta un passo importante contro la mercificazione del corpo femminile e dei bambini.

Un dibattito acceso tra maggioranza e opposizione
Il percorso verso l’approvazione definitiva è stato tutt’altro che tranquillo, con momenti di tensione a Palazzo Madama. Le opposizioni, compatte nel voto contrario, hanno criticato aspramente la legge, definendola “inutile”, “incostituzionale” e “retrograda”. La vicecapogruppo del Partito Democratico, Anna Rossomando, ha sottolineato come il provvedimento sia “irragionevole” e in contrasto con le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche Alessandra Maiorino del M5S ha condannato la legge come una “volgare speculazione sulla pelle dei bambini”, mentre per Susanna Camusso (PD), essa rappresenta un tentativo della destra di imporre uno “Stato etico”. Ilaria Cucchi (AVS) ha invece parlato di “atto disumano” che alimenta stigma e discriminazione verso le famiglie arcobaleno.

Cos’è la gestazione per altri
La gestazione per altri, più comunemente nota come maternità surrogata o “utero in affitto”, è una tecnica di procreazione assistita in cui una persona porta avanti una gravidanza per conto di altre, generalmente per motivi medici o personali. Viene utilizzata soprattutto da coppie eterosessuali, ma anche da coppie omosessuali, e può essere praticata in forma commerciale, quando la gestante riceve un compenso, o altruistica, quando è previsto solo un rimborso spese.


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