Il Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza lancia un monito sulla mancata applicazione della sentenza n. 10/2024 della Corte Costituzionale, che aveva dichiarato illegittimo il divieto di colloqui privati tra detenuti e partner nelle carceri italiane. La decisione della Consulta, depositata il 26 gennaio e pubblicata il 31 gennaio 2024, ha stabilito il diritto dei detenuti di incontrare il coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente stabile in spazi senza il controllo a vista, salvo motivazioni legate alla sicurezza o all’ordine.
I magistrati evidenziano come il sovraffollamento delle carceri e la carenza di personale – dai poliziotti penitenziari agli operatori sanitari – ostacolino l’attuazione delle finalità rieducative della pena. Questa situazione, affermano, mina i legami affettivi dei detenuti, rischiando di isolare ulteriormente le persone private della libertà e di compromettere i rapporti familiari, una condizione che la Corte aveva definito un “vulnus alla persona nell’ambito familiare”.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha avviato un tavolo di lavoro per raccogliere le informazioni necessarie, ma i magistrati denunciano l’assenza di risultati concreti. A quasi un anno dalla pubblicazione della sentenza, nessun istituto penitenziario ha ancora dato esecuzione a una decisione che, per legge, dovrebbe essere immediatamente efficace.
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