Offesa alla memoria dei defunti e diritto alla riservatezza: un caso dal Tribunale di Imperia

Con la sentenza n. 682 del 4 novembre 2024, il Tribunale di Imperia ha rigettato le richieste di una donna che, in qualità di discendente di terzo grado di un sopravvissuto al Titanic, aveva intentato causa per tutelare la memoria del bisnonno e la riservatezza familiare, ritenendosi offesa da una biografia romanzata a lui dedicata.

La vicenda

L’attrice contestava la pubblicazione di un libro che, narrando la vita del suo bisnonno, avrebbe travisato fatti storici e biografici, rappresentandolo in maniera negativa e attribuendogli una relazione adulterina con una passeggera del Titanic. La donna denunciava anche l’abuso di fotografie del bisnonno e della nonna, pubblicate senza autorizzazione, oltre alla divulgazione dell’indirizzo di residenza.

La decisione del Tribunale

Il giudice ha respinto la domanda, chiarendo che:

  1. Tutela dell’onore e della reputazione:
    La lesione di tali diritti è possibile solo per persone viventi. Tuttavia, l’offesa alla memoria di un defunto può legittimare i prossimi congiunti a proporre azioni risarcitorie qualora questa leda il loro onore o decoro personale, come già stabilito dalla giurisprudenza.
  2. Genere letterario e verità storica:
    Il Tribunale ha rilevato che l’opera contestata era un romanzo storico e, in quanto tale, non vincolata alla verità storica. L’attribuzione di fatti non veri al defunto, finalizzata a scopi letterari, non configura di per sé un’offesa giuridicamente rilevante.
  3. Diritto alla riservatezza e immagini fotografiche:
    La pubblicazione di immagini senza consenso costituisce una violazione della legge sul diritto d’autore (L. n. 633/1941), ma la lesione del diritto alla riservatezza non comporta automaticamente un risarcimento: il danno deve essere specificamente provato, cosa non avvenuta nel caso in esame.
  4. Finalità lucrativa:
    Il Tribunale ha escluso l’applicabilità delle esimenti previste per scopi didattici o culturali, dato il carattere commerciale dell’opera.

La sentenza sottolinea l’importanza di distinguere tra opera letteraria e cronaca, stabilendo che l’autonomia creativa del romanzo storico può includere elementi di fantasia senza violare diritti individuali, salvo prova contraria. La decisione ribadisce inoltre che la tutela della memoria dei defunti spetta ai prossimi congiunti, ma richiede un danno concreto, non presunto.

Un caso che offre spunti significativi sui confini tra diritto d’autore, libertà artistica e tutela della dignità personale.


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“Tale proposta – ricorda Foglieni – era stata avanzata dalla nostra associazione con le osservazioni al “Correttivo Cartabia” elaborate dal dipartimento giustizia civile della Giunta Nazionale, coordinato dall’avvocato Alessandro Martinuzzi, e inviate alla Commissione giustizia della Camera e del Senato in occasione dell’audizione dello scorso 16 aprile”.

Adesso, spiega il numero uno dei giovani avvocati, l’auspicio è che “venga accolta anche la richiesta di evitare, come previsto dalla legge di bilancio 2025, l’introduzione nell’attuale impianto codicistico dell’art. 307 bis cpc, il quale contempla una nuova ipotesi di estinzione del processo in caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato”.


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Il ministero della Giustizia, informato dall’autorità giudiziaria e dalla presidente facente funzione Lucia Schiaretti, ha autorizzato lavori urgenti. Ma i problemi non finiscono: un allarme amianto nei condizionatori impedisce di accendere il riscaldamento. “Le criticità emerse richiedono interventi per la messa a norma”, dichiarano Tescaroli e Schiaretti, annunciando un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità penali.


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Giustizia, il confronto sui meriti. Ratti (Confintesa FP): “Non solo magistrati, il sistema funziona grazie a tutti”

Il dibattito sul futuro della giustizia si accende con le recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e la risposta critica di Claudia Ratti, Segretario Generale di Confintesa Funzione Pubblica.

Al centro della discussione, il riconoscimento dei meriti nella gestione del sistema giudiziario e le sfide ancora aperte per il suo miglioramento. Durante un’intervista alla trasmissione XXI secolo, il ministro Nordio ha sottolineato i progressi compiuti grazie alle recenti riforme e ai concorsi avviati per colmare le carenze di personale. “Voglio sottolineare subito che il merito dei risultati finalmente positivi va riconosciuto principalmente alla magistratura. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica, entro il 2026, ovvero entro un anno, riusciremo a colmare il vuoto nell’organico dei magistrati, che attualmente registra una carenza del 15%. Questo risultato sarà possibile grazie a ben cinque concorsi in corso,” ha dichiarato. Il Ministro ha inoltre evidenziato l’impegno nella digitalizzazione e nel processo telematico, definendoli strumenti chiave per modernizzare il sistema giudiziario, pur ammettendo le difficoltà inevitabili di ogni innovazione: “Stiamo procedendo a ritmo accelerato e, oltre alle nuove assunzioni di personale amministrativo e magistratuale, stiamo lavorando per rendere il sistema più efficiente e moderno.”

La replica di Claudia Ratti: “Il sistema funziona grazie a tutti”

Le dichiarazioni del Ministro hanno suscitato una reazione critica da parte di Claudia Ratti, Segretario Generale di Confintesa Funzione Pubblica, che ha espresso perplessità sull’enfasi posta esclusivamente sulla magistratura.

“Un Ministro della Giustizia, rappresentante di tutto il personale del settore – sia magistratuale che amministrativo – dovrebbe riconoscere che l’intero sistema giudiziario funziona solo grazie alla collaborazione di tutte le sue componenti,” ha affermato Ratti.

Secondo Ratti, paragonare il Ministero della Giustizia a un orologio ben sincronizzato evidenzia l’importanza di ogni ingranaggio, ovvero di tutto il personale, per il funzionamento armonioso del sistema. Pur apprezzando l’assunzione di 10.000 nuovi dipendenti, definita un passo necessario per affrontare la cronica carenza di organico, Ratti ha sottolineato che il merito non può essere attribuito solo ai nuovi arrivati o ai magistrati: “La loro professionalità, per quanto valida, non può cancellare il contributo straordinario di quelle 25-30 mila persone che, con sacrificio e dedizione, hanno sostenuto la macchina della giustizia per decenni.”

Infine, Ratti ha invitato il ministro Nordio a visitare gli uffici giudiziari e a confrontarsi direttamente con i lavoratori per comprendere le sfide quotidiane e valorizzare il contributo di tutto il personale. “Solo attraverso un confronto costruttivo sarà possibile migliorare ulteriormente il sistema e valorizzare appieno il contributo di tutti.”

Al seguente link il video con le dichiarazioni di Nordio e la risposta del Segretario Ratti: https://youtu.be/qR0tUwEK2xw

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L’iniziativa, promossa dal Presidente della Corte d’Appello e dal Procuratore Generale di Napoli, sottolinea l’impegno della magistratura nel supportare le donne che subiscono sopraffazioni, restituendo loro dignità e ascolto.

Con questo minuto di silenzio, il Distretto partecipa alle celebrazioni per la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ricordata il 25 novembre, riaffermando il valore dei diritti costituzionali e della giustizia come strumenti di tutela e cambiamento.


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Il problema nasce da un aggiornamento non annunciato
La causa del malfunzionamento sembra risiedere in un aggiornamento del sistema eseguito nel fine settimana. Secondo quanto riferito, l’intervento doveva riguardare solo alcune funzionalità, ma ha finito per modificare anche il sistema utilizzato per i depositi telematici presso i Giudici di Pace. Questa modifica non preventivamente annunciata ha introdotto una nuova incompatibilità con i file XML, formato previsto dalle specifiche tecniche ministeriali per alcune tipologie di documenti.

La soluzione temporanea: passare ai PDF
Per aggirare il problema, Servicematica consiglia di allegare momentaneamente i documenti in formato PDF anziché XML. Sebbene questa soluzione sia in contrasto con le regole previste, si tratta di una misura emergenziale per evitare il blocco totale dei depositi.

L’urgenza di una correzione
Gli avvocati si aspettano un intervento immediato da parte del Ministero della Giustizia o dei responsabili tecnici per risolvere l’anomalia e ripristinare il corretto funzionamento del sistema. Nel frattempo, resta l’incertezza per chi si trova a dover rispettare scadenze processuali, con il timore che la soluzione provvisoria possa generare ulteriori criticità nei procedimenti.

Questo nuovo inciampo nel percorso della digitalizzazione della giustizia evidenzia la necessità di un maggiore coordinamento e attenzione nella gestione dei sistemi tecnologici. Un investimento non solo in infrastrutture, ma anche in trasparenza e comunicazione con gli utenti, appare ormai imprescindibile.


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