Le immagini disponibili online possono essere utilizzate dall’amministrazione finanziaria come elemento di prova nei contenziosi tributari. È quanto emerge da una recente pronuncia della Corte di Cassazione (ordinanza n. 15487 del 21/05/2026), che ha affrontato il tema dell’utilizzo di fotografie tratte da servizi digitali come Google Street View ed Earth nell’ambito degli accertamenti fiscali.
La vicenda nasce da una controversia relativa all’imposta sulla pubblicità applicata ad alcune stazioni di servizio. La società contribuente aveva contestato gli avvisi di accertamento, mentre il concessionario della riscossione aveva prodotto immagini reperite sul web per dimostrare la presenza e le dimensioni delle insegne oggetto della contestazione.
Secondo i giudici di legittimità, le fotografie digitali costituiscono riproduzioni idonee a rappresentare luoghi e situazioni reali e, in quanto tali, possono assumere rilevanza probatoria. La loro efficacia, tuttavia, non è automatica né assoluta: spetta al giudice valutarla insieme agli altri elementi presenti nel processo.
La Corte ha chiarito anche che chi intende contestare tali immagini non può limitarsi a una semplice negazione dei fatti rappresentati. Il disconoscimento deve essere circostanziato, esplicito e supportato da elementi concreti capaci di dimostrare una difformità tra la realtà e quanto riprodotto nelle fotografie.
La decisione assume particolare rilievo nell’attuale scenario della giustizia digitale, dove dati, immagini satellitari, contenuti online e riproduzioni informatiche assumono un ruolo sempre più centrale nei procedimenti amministrativi e tributari. Per professionisti, avvocati e operatori della pubblica amministrazione, la pronuncia conferma inoltre la crescente importanza delle prove digitali e della corretta gestione documentale nei contenziosi.
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