Cripto-attività, l’Europa riapre il dossier MiCA

La Commissione europea ha avviato una consultazione per raccogliere osservazioni dai portatori di interesse e dal pubblico sul funzionamento del quadro normativo dell’UE relativo alle cripto-attività, ossia il regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCA).

Poiché i mercati delle cripto-attività e il più ampio contesto politico continuano ad ampliarsi, la Commissione sta valutando se l’attuale quadro normativo resti adeguato allo scopo.

Entrato in vigore nel 2024, il regolamento MiCA ha istituito un quadro armonizzato a livello dell’UE per le cripto-attività e i relativi servizi, disciplinando le cripto-attività, i token collegati ad attività e i token di moneta elettronica (stablecoin), nonché i loro emittenti e i prestatori di servizi per le cripto-attività.

Dall’elaborazione del regolamento MiCA, i mercati delle attività digitali hanno continuato a evolversi, mentre anche il contesto politico e normativo globale è cambiato in modo significativo. La Commissione sta pertanto valutando se il quadro dell’UE debba essere aggiornato alla luce degli sviluppi del mercato e del panorama internazionale.

La consultazione mira a raccogliere osservazioni sui principali elementi costitutivi del MiCA. Comprende un questionario pubblico destinato ai singoli cittadini e un questionario mirato con quesiti più tecnici e giuridici rivolto ai portatori di interesse, quali emittenti di attività digitali e prestatori di servizi, istituzioni finanziarie, fornitori di tecnologia, mondo accademico, gruppi di riflessione, associazioni di settore, organizzazioni dei consumatori e dell’interesse pubblico, nonché autorità pubbliche dell’UE.

La consultazione resterà aperta fino al 31 agosto e le osservazioni raccolte contribuiranno a orientare la futura strategia della Commissione sulle attività digitali.


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Cause-lumaca, la Cassazione restringe i casi di esclusione dell’equa riparazione

La durata irragionevole dei processi continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del sistema giudiziario italiano, ma la possibilità di ottenere un’equa riparazione non può essere esclusa soltanto sulla base delle dimensioni economiche della parte coinvolta. È quanto ribadisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 31809 del 5 dicembre 2025, intervenendo sul tema dell’indennizzo previsto dalla legge Pinto per le cosiddette “cause-lumaca”.

La vicenda nasce dal ricorso di due società che avevano chiesto il riconoscimento dell’equa riparazione a seguito della durata eccessiva di una procedura fallimentare. In primo grado era stato riconosciuto un indennizzo di 3.200 euro per ciascuna impresa, ma la Corte d’appello aveva successivamente revocato il beneficio ritenendo che i crediti vantati – pari a circa 36 mila e 19 mila euro – fossero marginali rispetto al patrimonio e al fatturato delle società interessate.

La Cassazione ha però censurato questa impostazione, chiarendo che la valutazione sull’eventuale “irrilevanza” della pretesa economica non può basarsi esclusivamente sulla solidità patrimoniale del soggetto che agisce. Secondo i giudici, esiste anzitutto un parametro oggettivo: il valore della controversia deve essere confrontato con la soglia minima individuata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, convenzionalmente fissata in 500 euro.

Solo dopo questa verifica può eventualmente entrare in gioco un ulteriore criterio soggettivo, relativo alle condizioni economiche delle parti. In altre parole, il patrimonio dell’impresa non può diventare l’unico elemento per negare il ristoro previsto per l’eccessiva durata del processo.

L’ordinanza assume particolare rilievo anche per il mondo professionale e forense, perché riafferma un principio di equilibrio tra efficienza della giustizia e tutela concreta dei diritti. La Suprema Corte evidenzia infatti che crediti di importo significativo non possono essere considerati “bagatellari” soltanto perché incidono in misura ridotta sul volume d’affari di grandi aziende.


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Avvocatura e crisi globale, cresce l’incertezza tra i professionisti

Le tensioni geopolitiche internazionali e le ricadute economiche legate ai mercati energetici iniziano a riflettersi in modo sempre più evidente anche sul mondo delle professioni. A registrare il cambio di clima è l’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio di Confprofessioni, che evidenzia un netto peggioramento dell’indice di fiducia dei professionisti italiani nel periodo compreso tra febbraio e aprile 2026.

Secondo i dati raccolti, il quadro generale appare fortemente condizionato dall’incertezza economica globale, aggravata dalle recenti crisi internazionali e dalle ripercussioni sui costi energetici e sugli equilibri produttivi. Un contesto che alimenta prudenza e preoccupazione trasversalmente a numerosi comparti professionali.

Tra le categorie che mostrano i segnali più critici figurano anche avvocati e notai, con un indice di fiducia tra i più bassi dell’intero panorama professionale. Il dato conferma come anche il settore legale stia vivendo una fase di forte cautela, legata non soltanto alle dinamiche economiche generali, ma anche ai cambiamenti strutturali che stanno interessando il mercato dei servizi professionali.

Per l’avvocatura, infatti, il tema non riguarda esclusivamente la congiuntura economica. A incidere sono anche la crescente competitività del settore, la pressione sui compensi, la trasformazione digitale degli studi professionali e la necessità di adattarsi rapidamente a nuovi modelli organizzativi e tecnologici.

Il quadro restituito dall’indagine evidenzia inoltre una differenza significativa tra uomini e donne, con le professioniste che manifestano aspettative ancora più prudenti rispetto ai colleghi maschi. Un elemento che si inserisce in un contesto già caratterizzato da forti squilibri nei percorsi di crescita professionale e nelle opportunità economiche.

Più contenuto, invece, il pessimismo tra i professionisti più giovani, che sembrano mantenere una maggiore fiducia nella possibilità di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Un dato che potrebbe riflettere una maggiore familiarità con i processi di innovazione digitale e con modelli professionali più flessibili.


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Accessibilità digitale, il web resta ancora pieno di barriere

La trasformazione digitale continua a procedere a ritmo sostenuto, ma il tema dell’accessibilità resta uno dei punti più critici dell’ecosistema online globale. Secondo i dati diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’accessibilità digitale del 21 maggio, oltre il 95% dei siti web più visitati nel mondo presenta ancora errori che limitano o impediscono una corretta fruizione da parte delle persone con disabilità.

Le problematiche riguardano il mancato rispetto degli standard WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), le linee guida internazionali sviluppate per rendere siti internet, applicazioni e contenuti digitali accessibili anche a utenti con disabilità sensoriali, motorie o cognitive.

Il tema non riguarda soltanto l’inclusione sociale, ma anche la qualità complessiva dei servizi digitali. In Italia, infatti, una larga parte degli utenti dichiara di aver abbandonato almeno una volta una procedura online perché troppo complessa o non adeguatamente accessibile. Un dato che evidenzia come l’accessibilità non rappresenti un’esigenza limitata a categorie specifiche, ma un elemento centrale dell’esperienza utente e della progettazione digitale.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa della Fondazione Lega del Filo d’Oro, che ha scelto di rilanciare il tema presentando il percorso di miglioramento dell’accessibilità del proprio sito istituzionale. L’obiettivo è promuovere una cultura digitale più inclusiva, capace di garantire a tutti pari possibilità di accesso alle informazioni, ai servizi e alla partecipazione online.

La questione assume un rilievo crescente anche sul piano normativo e tecnologico. L’attenzione verso design inclusivo, usabilità e conformità agli standard internazionali sta infatti diventando sempre più strategica sia per le pubbliche amministrazioni sia per le imprese private, chiamate a ripensare piattaforme e servizi in una prospettiva realmente universale.


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Il sistema carcerario italiano continua a muoversi lungo una linea di forte tensione tra emergenza strutturale e necessità di percorsi rieducativi realmente efficaci. I dati aggiornati al 30 aprile 2026 descrivono una situazione sempre più critica: a fronte di una capienza regolamentare superiore ai 51 mila posti, gli spazi effettivamente disponibili risultano molto inferiori, mentre la popolazione detenuta supera ormai le 64 mila unità. Il risultato è un indice di sovraffollamento che supera abbondantemente il limite di guardia.

In numerosi istituti la pressione detentiva ha ormai raggiunto livelli estremi. Decine di strutture registrano tassi di affollamento superiori al 150%, mentre in alcuni casi si oltrepassa addirittura il 200%. Una condizione che continua ad alimentare contenziosi legati alla violazione dei diritti fondamentali dei detenuti e che richiama ancora una volta il tema delle condizioni materiali di vita all’interno degli istituti penitenziari.

Secondo i monitoraggi più recenti, in quasi la metà delle celle controllate non sarebbe garantito lo spazio minimo individuale previsto dagli standard europei. Sul piano giuridico, il numero dei ricorsi accolti dai magistrati di sorveglianza per trattamenti inumani o degradanti conferma come la questione non sia più episodica, ma strutturale. Il quadro richiama inevitabilmente il precedente della sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo, che già oltre dieci anni fa aveva imposto all’Italia un cambio di passo sulle condizioni detentive.

Tra i nodi più delicati emergono inoltre quelli legati alla detenzione femminile e alla presenza di bambini in carcere. Le donne rappresentano una quota ridotta della popolazione detenuta, ma spesso vivono una condizione di marginalità organizzativa, essendo ospitate prevalentemente in sezioni ricavate all’interno di istituti maschili. Parallelamente cresce il numero dei minori che vivono accanto alle madri detenute, tema che ha riacceso il dibattito sulle recenti modifiche normative in materia di esecuzione della pena per donne in gravidanza o con figli molto piccoli.

Accanto a questo scenario, il Ministero della Giustizia prova però a rilanciare il tema della funzione rieducativa della pena, soprattutto nell’ambito della giustizia minorile. In questa direzione si inserisce il progetto “Introspezioni”, promosso insieme a Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava e realizzato con il contributo di SWG e Cuntura.

La ricerca, sviluppata negli Istituti penali minorili, ha raccolto riflessioni, desideri e aspettative dei ragazzi detenuti, facendo emergere un quadro sorprendentemente vicino a quello dei loro coetanei all’esterno. Famiglia, libertà, amore, sincerità e fiducia nelle relazioni sono alcuni dei valori più frequentemente richiamati dai giovani coinvolti nell’indagine.

L’iniziativa, che sarà presentata a Roma alla presenza del ministro Carlo Nordio e dei vertici della giustizia minorile, punta a costruire una narrazione diversa del disagio giovanile e della detenzione, spostando l’attenzione dalla sola dimensione repressiva a quella del recupero e della responsabilizzazione.


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Giustizia minorile, a Nisida il calcio sostiene il riscatto dei giovani

Roma, 19 maggio 2026 – Attori e glorie della squadra del Napoli uniscono le forze per sostenere la ristrutturazione del teatro dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida. Questa mattina, presso la sala stampa dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, è stata presentata “La Notte dei Leoni”, partita di calcio organizzata dalla Nazionale Italiana Calcio Attori 1971 e patrocinata anche dal Ministero della Giustizia. Il ricavato dell’evento andrà devoluto per la ricostruzione del teatro del carcere minorile tanto caro a Eduardo De Filippo e alla Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nella ricerca scientifica per i bambini.

“Questa non è soltanto una partita. È un messaggio preciso: lo Stato c’è. C’è quando bisogna far rispettare le regole, ma c’è anche quando bisogna offrire ai ragazzi un’alternativa concreta. Perché il rispetto non si insegna soltanto a parole. Si costruisce con responsabilità, educazione, esempi e opportunità vere”. A dirlo è il Sottosegretario Andrea Ostellari, intervenuto alla conferenza stampa insieme al Presidente della Nazionale Domenico Fortunato e a tutti i rappresentanti degli enti coinvolti.  “Crediamo in percorsi che aiutino i giovani a comprendere gli errori commessi e a riconquistare il proprio futuro. Il teatro di Eduardo De Filippo a Nisida – ha proseguito Ostellari – tornerà a vivere esattamente per questo: per diventare un luogo di cultura, disciplina, crescita e riscatto. E voglio ringraziare tutti coloro che stanno dando una mano: le istituzioni, gli organizzatori, gli artisti, gli sportivi e tutti quelli che hanno deciso di esserci. Sconfiggere la devianza e la violenza giovanile: questa è la partita che dobbiamo vincere.”

A sponsorizzare la ricostruzione di questo spazio era stato lo stesso Ministro Carlo Nordio nell’ottobre scorso, nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, che tanto si è impegnato per i ragazzi di Nisida. Al teatro dell’Ipm sono destinati anche altri fondi: in particolare, 1.450.000 euro sono stati stanziati con mozione del Parlamento e assegnati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e 345.000 euro che sono in gestione al commissario speciale antisismico per i relativi appalti.

Per il Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, intervenuto alla conferenza stampa, l’evento è “un punto di approdo importante del nostro impegno a coniugare la cultura alla dimensione carceraria e trattamentale. Il teatro è una delle arti più antiche del mondo e un modo di guarire; quindi, noi gli vogliamo dare la massima centralità”. Al principio della responsabilità penale personale, ha proseguito il Capo Dgmc, “vogliamo unire il principio di risocializzazione e la prospettiva esistenziale che deve unirsi a qualsiasi tipo di pena. Con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e con il Sottosegretario Andrea Ostellari abbiamo inteso dare centralità all’attività trattamentale”.

“La Notte dei Leoni” si terrà il 26 maggio alle 20.30 presso lo Stadio Diego Armando Maradona. Ad oggi sono 37.000 i biglietti venduti per la partita, grazie all’impegno della Nazionale, delle scuole e delle associazioni di volontariato. Durante la conferenza stampa è stato attivato anche il numero solidale 45590, per chi volesse donare inviando un semplice messaggio. All’evento scenderanno in campo molte leggende del Napoli Calcio, e attori napoletani e italiani, sia di cinema che di fiction.


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Ufficio per il processo, verso la stabilizzazione dell’80% degli addetti

Entra nella fase decisiva il percorso di stabilizzazione degli addetti all’Ufficio per il processo, una delle figure centrali nel progetto di modernizzazione della giustizia finanziato attraverso il PNRR.

Secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, sono 8.294 le domande presentate dagli addetti Upp per partecipare alle prove scritte previste il 27 e 28 maggio, passaggio necessario per l’assunzione a tempo indeterminato.

I posti disponibili risultano però inferiori rispetto al numero delle candidature: le stabilizzazioni previste per il profilo Upp sono infatti 6.919, con la conseguenza che oltre 1.300 lavoratori rischierebbero, almeno in questa fase, di restare esclusi dal percorso di assorbimento definitivo.

Accanto agli addetti Upp, la procedura coinvolge anche altri profili professionali. Hanno presentato domanda 863 tecnici di amministrazione e 1.460 operatori di data entry. Il piano complessivo delle assunzioni previsto dal Piao 2026-2028 punta alla stabilizzazione di 9.368 unità di personale. Per alcune figure tecniche specialistiche, come ingegneri, architetti e statistici, l’ingresso a tempo indeterminato dovrebbe avvenire senza prove selettive aggiuntive.

L’operazione consentirebbe di consolidare circa l’80% del contingente attualmente impiegato negli uffici giudiziari attraverso i contratti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di personale che, secondo l’impianto originario del progetto, avrebbe dovuto terminare il proprio incarico entro il 30 giugno 2026.

Negli ultimi mesi il confronto tra Ministero e organizzazioni sindacali ha progressivamente ampliato il numero delle stabilizzazioni previste, pur senza arrivare ancora alla completa conferma di tutti gli addetti in servizio. Parallelamente, il dicastero starebbe lavorando a una proroga tecnica dei contratti per evitare l’uscita immediata dei lavoratori che non dovessero rientrare nel primo contingente di assunzioni.

In questa prospettiva assume particolare rilievo anche la scelta di mantenere valida per tre anni la graduatoria che emergerà dalle prove di maggio. Una soluzione che, secondo quanto anticipato dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, dovrebbe consentire future assunzioni compatibilmente con le risorse disponibili.

Il tema resta centrale non solo sotto il profilo occupazionale, ma anche per l’equilibrio organizzativo degli uffici giudiziari. L’Ufficio per il processo, nato per accelerare la macchina della giustizia e sostenere il lavoro dei magistrati, è infatti considerato uno degli strumenti chiave per ridurre arretrati e tempi dei procedimenti nell’ambito della digitalizzazione e dell’efficientamento del sistema giudiziario.


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Prestazioni gratuite dei professionisti: la Cassazione rafforza la presunzione di compenso

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sul delicato rapporto tra prestazioni professionali, obblighi fiscali ed emissione della fattura, riaffermando un principio destinato ad avere effetti significativi soprattutto per le professioni ordinistiche.

Con la sentenza n. 14338 del 2026, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro una decisione della giustizia tributaria pugliese che aveva dato ragione a un contribuente, un professionista, il quale sosteneva di avere svolto alcune attività senza percepire alcun compenso perché rese in favore di amici e parenti.

Secondo la Suprema Corte, l’attività professionale è normalmente caratterizzata da una presunzione di onerosità: ciò significa che, salvo prova contraria, si presume che la prestazione sia stata remunerata. Da qui deriva anche la conseguente rilevanza fiscale dell’operazione e l’obbligo di documentarla correttamente.

Nel caso esaminato, il professionista aveva sostenuto che la gratuità delle prestazioni escludesse anche l’obbligo di emissione della fattura ai sensi del DPR 633/1972. Tuttavia, per la Cassazione, non basta una semplice dichiarazione di rapporti personali o amicali per superare la presunzione di compenso. Occorrono invece elementi concreti e verificabili.

La Corte sottolinea inoltre che, soprattutto nel caso dell’attività notarile, caratterizzata da elevato contenuto tecnico e da importanti responsabilità professionali, appare difficilmente sostenibile l’assenza totale di corrispettivo senza adeguata dimostrazione documentale. In mancanza di tali prove, i compensi devono considerarsi percepiti e quindi assoggettati a imposizione fiscale.

La decisione individua anche alcuni possibili elementi utili a dimostrare la gratuità della prestazione: ad esempio la presenza di rapporti personali particolarmente stretti tra le parti oppure il fatto che l’attività gratuita sia collegata ad altre prestazioni più articolate già regolarmente compensate.

Resta però aperto il dibattito interpretativo. La stessa giurisprudenza della Cassazione, negli anni, non ha sempre mantenuto un orientamento uniforme sul tema delle prestazioni gratuite rese dai professionisti. Per questo motivo la pronuncia potrebbe inserirsi in un quadro giurisprudenziale ancora non del tutto consolidato.


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“Casa nel Bosco”, tensione tra ANM e Ministero sulle ispezioni al Tribunale dell’Aquila

Si riaccende il confronto tra magistratura associata e Ministero della Giustizia sul delicato equilibrio tra attività ispettiva e autonomia della funzione giurisdizionale. Al centro della vicenda vi è l’inchiesta amministrativa avviata presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila nell’ambito del caso “Casa nel Bosco”.

A intervenire è stata la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, che in una nota ha espresso “preoccupazione” per le modalità con cui starebbe proseguendo l’ispezione ministeriale. In particolare, l’ANM sottolinea le perplessità relative all’acquisizione di atti riguardanti un procedimento ancora in corso, evidenziando il rischio di possibili interferenze tra attività di controllo amministrativo ed esercizio della giurisdizione.

Secondo l’associazione delle toghe, la questione investe direttamente il principio dell’indipendenza della magistratura, definito “garanzia per tutti i cittadini”, e richiede un chiarimento nelle sedi istituzionali competenti. L’ANM ha inoltre espresso vicinanza ai magistrati del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, impegnati — si legge nella nota — in un contesto particolarmente delicato.

La replica del Ministero della Giustizia è arrivata attraverso una nota dell’Ispettorato generale, che ha rivendicato la piena conformità dell’attività svolta alle disposizioni previste dall’articolo 12 della legge n. 1311 del 1962. Il Ministero sostiene che tutte le richieste di documentazione e gli accertamenti effettuati siano strettamente collegati all’incarico ricevuto dal Guardasigilli Carlo Nordio e necessari per il corretto svolgimento dell’inchiesta amministrativa.

Nella comunicazione ministeriale viene inoltre evidenziato che la normativa di riferimento non impone particolari formalità nella conduzione delle verifiche ispettive e attribuisce agli ispettori il compito di acquisire informazioni utili a valutare il servizio prestato dal magistrato interessato.

La vicenda si intreccia anche con il quesito trasmesso dal presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila al Consiglio superiore della magistratura, nel quale vengono chiesti chiarimenti sull’obbligo di trasmissione degli atti relativi al procedimento oggetto dell’ispezione.


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Lavoro, colloqui deserti: nel 2025 quasi una selezione su tre va a vuoto

Sono i paradossi del nostro mercato del lavoro. Da un lato, le crisi industriali di grandi aziende come Electrolux, Natuzzi, Nestlè, Beko, etc., rischiano di provocare migliaia e migliaia di esuberi. Dall’altro, molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, continuano a fare i conti con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un fenomeno sempre più evidente: nel 2025, ad esempio, quasi un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

La difficoltà di reperire personale per mancanza di candidati è un fenomeno esploso negli ultimi anni. Analizzando la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000, pari al 9,7 per cento del totale previsto; nel 2025, invece, questo fenomeno si è verificato in oltre 1.750.000 casi, raggiungendo il 30,2 per cento. Un vero e proprio boom con picchi di mancato reperimento che l’anno scorso hanno toccato il 39 per cento nel settore delle costruzioni, il 35,2 in quello del legno-mobile e poco meno del 35 per cento tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas, etc.).

Se, infine, allarghiamo il campo di osservazione, notiamo che nel 2025 a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, 2,7 milioni (pari al 47 per cento del totale), sono stati di difficile reperimento; di cui 1,7 milioni (30,2 per cento) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13 per cento) e quasi 216.400 (3,7 per cento) per altri motivi.

  • Perché i giovani non si presentano alle selezioni

Le ragioni sono molteplici e, messe insieme, spiegano un cambiamento profondo del mercato del lavoro. Innanzitutto, molti giovani hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita. Quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o poche prospettive, spesso preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. C’è poi un problema demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato. Di conseguenza, in molti settori sono diventati una risorsa difficile da reperire. Incide anche il disallineamento tra domanda e offerta. Tante imprese cercano figure tecniche o specializzate che il sistema scolastico non riesce più a formare in quantità sufficiente.

Un altro elemento riguarda il modo in cui si seleziona il personale. Procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati. Alcuni inviano curriculum a decine di aziende contemporaneamente e poi spariscono appena trovano un’opportunità considerata migliore.

  • Cosa fare?

Per avvicinare domanda e offerta di lavoro è necessario costruire un rapporto più diretto tra scuola, formazione e mondo produttivo. Molti ragazzi conoscono poco le opportunità offerte dalle aziende e spesso hanno una percezione negativa del lavoro privato, considerato precario, poco stabile o scarsamente valorizzante. Per invertire questa tendenza servono stage di qualità, apprendistati ben retribuiti e percorsi di orientamento che facciano conoscere concretamente professioni, mestieri e possibilità di carriera. Le imprese, inoltre, devono investire di più sui giovani, attraverso la formazione continua, la flessibilità organizzativa e con ambienti di lavoro moderni e meritocratici. Anche il linguaggio della comunicazione aziendale deve cambiare, diventando più vicino alle nuove generazioni. Infine, è importante valorizzare il ruolo sociale dell’impresa privata, che rappresenta uno dei principali motori di occupazione, innovazione e crescita economica del Paese.

  • Il Nordest è l’area geografica più in difficoltà

Tra le prime cinque regioni d’Italia che presentano la più elevata percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante le prove di selezione, ben quattro sono riconducibili alla ripartizione geografica del Nordest. L’area più in difficoltà è la Valle d’Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione per il motivo appena richiamato nel 39,5 per cento dei casi. Seguono il Trentino Alto Adige (39 per cento), il Friuli Venezia Giulia (37,4 per cento), il Veneto (33,5 per cento) e l’Emilia Romagna (33 per cento). La regione meno “colpita” da questa specificità è la Puglia che “solo”, si fa per dire, in quasi 25 casi su 100 ha visto fallire la selezione poiché non si è presentato nessuno.

  • Trento, Aosta, Udine, Bolzano e Belluno sono le province dove i colloqui vanno più “deserti”

Le province che vedono “saltare” di più le selezioni di lavoro per la mancanza di candidati sono quelle caratterizzate da una forte presenza di attività turistico/alberghiere con una diffusione altrettanto significativa nel settore dell’edilizia, della metalmeccanica e per Udine anche del legno-arredo. La realtà d’Italia più in difficoltà è Trento che nel 2025 ha visto andare a “vuoto” il 40 per cento delle selezioni di lavoro. Seguono Aosta con il 39,5, Udine con il 39,1, Bolzano con il 38,1 e Belluno con il 37,7. Le province meno “snobbate” da chi cerca un posto di lavoro, invece, sono Avellino (24,4 per cento), Taranto (24 per cento) e Bari (23,9).


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Cgil, il Ministero della Giustizia sotto accusa: “Produce licenziamenti invece che lavoro”

Si è svolto a Roma nei giorni scorsi il presidio dei lavoratori dell’appalto del Ministero della Giustizia, a piazzale Clodio. A manifestare c’erano dipendenti provenienti…

Via libera al piano carceri: 10.000 detenuti in uscita anticipata e quasi 10.000 nuovi posti entro il 2027

Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge per affrontare il sovraffollamento. Nordio: “No allo svuotacarceri, ma servono alternative”. Meloni: “Adeguiamo le carceri, non…

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Cassa Forense: Corso gratuito sul Processo Tributario

Cassa Forense ha invitato gli iscritti alla partecipazione del Corso di Alta Formazione Professionale sul Processo Tributario, che comincerà il 3 luglio e si concluderà…

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