Cassazione: le immagini online possono diventare prova fiscale

Le immagini disponibili online possono essere utilizzate dall’amministrazione finanziaria come elemento di prova nei contenziosi tributari. È quanto emerge da una recente pronuncia della Corte di Cassazione (ordinanza n. 15487 del 21/05/2026), che ha affrontato il tema dell’utilizzo di fotografie tratte da servizi digitali come Google Street View ed Earth nell’ambito degli accertamenti fiscali.

La vicenda nasce da una controversia relativa all’imposta sulla pubblicità applicata ad alcune stazioni di servizio. La società contribuente aveva contestato gli avvisi di accertamento, mentre il concessionario della riscossione aveva prodotto immagini reperite sul web per dimostrare la presenza e le dimensioni delle insegne oggetto della contestazione.

Secondo i giudici di legittimità, le fotografie digitali costituiscono riproduzioni idonee a rappresentare luoghi e situazioni reali e, in quanto tali, possono assumere rilevanza probatoria. La loro efficacia, tuttavia, non è automatica né assoluta: spetta al giudice valutarla insieme agli altri elementi presenti nel processo.

La Corte ha chiarito anche che chi intende contestare tali immagini non può limitarsi a una semplice negazione dei fatti rappresentati. Il disconoscimento deve essere circostanziato, esplicito e supportato da elementi concreti capaci di dimostrare una difformità tra la realtà e quanto riprodotto nelle fotografie.

La decisione assume particolare rilievo nell’attuale scenario della giustizia digitale, dove dati, immagini satellitari, contenuti online e riproduzioni informatiche assumono un ruolo sempre più centrale nei procedimenti amministrativi e tributari. Per professionisti, avvocati e operatori della pubblica amministrazione, la pronuncia conferma inoltre la crescente importanza delle prove digitali e della corretta gestione documentale nei contenziosi.


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SpaceX prepara la maxi quotazione: AI e spazio al centro della sfida

SpaceX accelera verso la Borsa e prepara una quotazione che potrebbe segnare un nuovo record per i mercati finanziari internazionali. La società fondata da Elon Musk ha presentato alla U.S. Securities and Exchange Commission la documentazione preliminare per l’ingresso al Nasdaq, aprendo una fase decisiva per il gruppo aerospaziale.

Secondo le valutazioni circolate negli ambienti finanziari, l’operazione potrebbe attribuire all’azienda una capitalizzazione superiore ai 1.700 miliardi di dollari, accompagnata da una raccolta senza precedenti. Dal prospetto emergono tuttavia anche dati che confermano l’elevato livello di investimenti sostenuti dalla società, soprattutto sul fronte dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture tecnologiche.

Una parte rilevante delle risorse è destinata allo sviluppo di sistemi di calcolo orbitale alimentati da energia solare. Il progetto prevede il lancio di enormi capacità computazionali nello spazio per supportare l’evoluzione dell’AI, trasformando i satelliti in veri e propri data center extraterrestri. Parallelamente prosegue il piano di lungo periodo legato all’esplorazione di Marte e alla prospettiva di insediamenti umani permanenti sul pianeta rosso.

Nonostante la crescita del fatturato, la società continua però a registrare perdite consistenti, legate soprattutto agli investimenti in ricerca, infrastrutture e tecnologie avanzate. Il dossier conferma inoltre una governance fortemente centrata sulla figura di Elon Musk, grazie a un sistema azionario che gli consentirà di mantenere il controllo strategico dell’azienda anche dopo la quotazione.

Per il settore tecnologico e per il mondo delle professioni digitali, l’operazione rappresenta un segnale importante dell’integrazione sempre più stretta tra economia spaziale, cybersicurezza, infrastrutture cloud e intelligenza artificiale. Temi destinati ad avere ricadute dirette anche sui servizi pubblici digitali, sui sistemi di protezione dei dati e sulle future architetture della rete globale.


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Cybersicurezza nazionale, cambio al vertice dell’Acn

Cambio improvviso ai vertici dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Bruno Frattasi ha rassegnato le dimissioni lasciando l’incarico che ricopriva dal 2023, quando era stato scelto per guidare una delle strutture considerate più sensibili per la sicurezza strategica del Paese.

Al suo posto è stato indicato Andrea Quacivi, manager con una lunga esperienza nel settore tecnologico e già amministratore delegato di Sogei. La nomina arriva in un momento in cui il tema della difesa digitale è diventato centrale nel confronto tra le istituzioni.

Sul dossier cybersicurezza, infatti, si confrontano da tempo differenti visioni strategiche. Da una parte il ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, che nei mesi scorsi aveva rilanciato l’idea di una struttura cyber nazionale con funzioni operative rafforzate; dall’altra Palazzo Chigi, orientato a mantenere una regia più strettamente collegata alla Presidenza del Consiglio attraverso l’Acn. In questo quadro, il sottosegretario Alfredo Mantovano avrebbe sostenuto sia la scelta di Frattasi sia quella del successore.

Per il settore giustizia e per il mondo professionale, la vicenda conferma quanto la sicurezza informatica sia ormai una questione cruciale anche per la tutela dei dati giudiziari, delle infrastrutture digitali pubbliche e dei sistemi utilizzati da avvocati, uffici giudiziari e pubbliche amministrazioni. Il rafforzamento della governance cyber rappresenta infatti uno degli snodi più delicati nel processo di digitalizzazione del Paese.


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Csm, al via il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indetto le elezioni per il rinnovo della componente togata del Consiglio superiore della magistratura, fissando la consultazione per il 25 e 26 ottobre. Parallelamente è stata avviata anche la procedura per il rinnovo dei componenti di nomina parlamentare del Csm.

La decisione, formalizzata dal Capo dello Stato nella sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura, apre ufficialmente una fase centrale per gli equilibri della governance della magistratura italiana. I magistrati saranno chiamati a eleggere i venti componenti togati, mentre il Parlamento in seduta comune dovrà procedere alla designazione dei dieci membri laici dell’organo di autogoverno.

Contestualmente, il Quirinale ha invitato il presidente della Camera Lorenzo Fontana ad avviare, d’intesa con il presidente del Senato Ignazio La Russa, le procedure per la convocazione del Parlamento. La comunicazione ufficiale è stata trasmessa anche al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il rinnovo del Csm rappresenta un passaggio particolarmente significativo anche per il mondo forense e per gli operatori della giustizia, in una fase segnata dal dibattito sulle riforme ordinamentali, sull’efficienza del sistema giudiziario e sull’impatto delle innovazioni tecnologiche negli uffici giudiziari. Per avvocati e professionisti del settore, la nuova composizione dell’organo di autogoverno potrà incidere sulle future dinamiche organizzative della giurisdizione e sul rapporto tra magistratura, politica e avvocatura.


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Cripto-attività, l’Europa riapre il dossier MiCA

La Commissione europea ha avviato una consultazione per raccogliere osservazioni dai portatori di interesse e dal pubblico sul funzionamento del quadro normativo dell’UE relativo alle cripto-attività, ossia il regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCA).

Poiché i mercati delle cripto-attività e il più ampio contesto politico continuano ad ampliarsi, la Commissione sta valutando se l’attuale quadro normativo resti adeguato allo scopo.

Entrato in vigore nel 2024, il regolamento MiCA ha istituito un quadro armonizzato a livello dell’UE per le cripto-attività e i relativi servizi, disciplinando le cripto-attività, i token collegati ad attività e i token di moneta elettronica (stablecoin), nonché i loro emittenti e i prestatori di servizi per le cripto-attività.

Dall’elaborazione del regolamento MiCA, i mercati delle attività digitali hanno continuato a evolversi, mentre anche il contesto politico e normativo globale è cambiato in modo significativo. La Commissione sta pertanto valutando se il quadro dell’UE debba essere aggiornato alla luce degli sviluppi del mercato e del panorama internazionale.

La consultazione mira a raccogliere osservazioni sui principali elementi costitutivi del MiCA. Comprende un questionario pubblico destinato ai singoli cittadini e un questionario mirato con quesiti più tecnici e giuridici rivolto ai portatori di interesse, quali emittenti di attività digitali e prestatori di servizi, istituzioni finanziarie, fornitori di tecnologia, mondo accademico, gruppi di riflessione, associazioni di settore, organizzazioni dei consumatori e dell’interesse pubblico, nonché autorità pubbliche dell’UE.

La consultazione resterà aperta fino al 31 agosto e le osservazioni raccolte contribuiranno a orientare la futura strategia della Commissione sulle attività digitali.


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Casciaro (ANM): “Garantismo delle Corti di Appello? Il governo auspica un cambio di giurisprudenza”

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Cause-lumaca, la Cassazione restringe i casi di esclusione dell’equa riparazione

La durata irragionevole dei processi continua a rappresentare uno dei nodi più delicati del sistema giudiziario italiano, ma la possibilità di ottenere un’equa riparazione non può essere esclusa soltanto sulla base delle dimensioni economiche della parte coinvolta. È quanto ribadisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 31809 del 5 dicembre 2025, intervenendo sul tema dell’indennizzo previsto dalla legge Pinto per le cosiddette “cause-lumaca”.

La vicenda nasce dal ricorso di due società che avevano chiesto il riconoscimento dell’equa riparazione a seguito della durata eccessiva di una procedura fallimentare. In primo grado era stato riconosciuto un indennizzo di 3.200 euro per ciascuna impresa, ma la Corte d’appello aveva successivamente revocato il beneficio ritenendo che i crediti vantati – pari a circa 36 mila e 19 mila euro – fossero marginali rispetto al patrimonio e al fatturato delle società interessate.

La Cassazione ha però censurato questa impostazione, chiarendo che la valutazione sull’eventuale “irrilevanza” della pretesa economica non può basarsi esclusivamente sulla solidità patrimoniale del soggetto che agisce. Secondo i giudici, esiste anzitutto un parametro oggettivo: il valore della controversia deve essere confrontato con la soglia minima individuata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, convenzionalmente fissata in 500 euro.

Solo dopo questa verifica può eventualmente entrare in gioco un ulteriore criterio soggettivo, relativo alle condizioni economiche delle parti. In altre parole, il patrimonio dell’impresa non può diventare l’unico elemento per negare il ristoro previsto per l’eccessiva durata del processo.

L’ordinanza assume particolare rilievo anche per il mondo professionale e forense, perché riafferma un principio di equilibrio tra efficienza della giustizia e tutela concreta dei diritti. La Suprema Corte evidenzia infatti che crediti di importo significativo non possono essere considerati “bagatellari” soltanto perché incidono in misura ridotta sul volume d’affari di grandi aziende.


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Avvocatura e crisi globale, cresce l’incertezza tra i professionisti

Le tensioni geopolitiche internazionali e le ricadute economiche legate ai mercati energetici iniziano a riflettersi in modo sempre più evidente anche sul mondo delle professioni. A registrare il cambio di clima è l’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio di Confprofessioni, che evidenzia un netto peggioramento dell’indice di fiducia dei professionisti italiani nel periodo compreso tra febbraio e aprile 2026.

Secondo i dati raccolti, il quadro generale appare fortemente condizionato dall’incertezza economica globale, aggravata dalle recenti crisi internazionali e dalle ripercussioni sui costi energetici e sugli equilibri produttivi. Un contesto che alimenta prudenza e preoccupazione trasversalmente a numerosi comparti professionali.

Tra le categorie che mostrano i segnali più critici figurano anche avvocati e notai, con un indice di fiducia tra i più bassi dell’intero panorama professionale. Il dato conferma come anche il settore legale stia vivendo una fase di forte cautela, legata non soltanto alle dinamiche economiche generali, ma anche ai cambiamenti strutturali che stanno interessando il mercato dei servizi professionali.

Per l’avvocatura, infatti, il tema non riguarda esclusivamente la congiuntura economica. A incidere sono anche la crescente competitività del settore, la pressione sui compensi, la trasformazione digitale degli studi professionali e la necessità di adattarsi rapidamente a nuovi modelli organizzativi e tecnologici.

Il quadro restituito dall’indagine evidenzia inoltre una differenza significativa tra uomini e donne, con le professioniste che manifestano aspettative ancora più prudenti rispetto ai colleghi maschi. Un elemento che si inserisce in un contesto già caratterizzato da forti squilibri nei percorsi di crescita professionale e nelle opportunità economiche.

Più contenuto, invece, il pessimismo tra i professionisti più giovani, che sembrano mantenere una maggiore fiducia nella possibilità di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Un dato che potrebbe riflettere una maggiore familiarità con i processi di innovazione digitale e con modelli professionali più flessibili.


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Accessibilità digitale, il web resta ancora pieno di barriere

La trasformazione digitale continua a procedere a ritmo sostenuto, ma il tema dell’accessibilità resta uno dei punti più critici dell’ecosistema online globale. Secondo i dati diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’accessibilità digitale del 21 maggio, oltre il 95% dei siti web più visitati nel mondo presenta ancora errori che limitano o impediscono una corretta fruizione da parte delle persone con disabilità.

Le problematiche riguardano il mancato rispetto degli standard WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), le linee guida internazionali sviluppate per rendere siti internet, applicazioni e contenuti digitali accessibili anche a utenti con disabilità sensoriali, motorie o cognitive.

Il tema non riguarda soltanto l’inclusione sociale, ma anche la qualità complessiva dei servizi digitali. In Italia, infatti, una larga parte degli utenti dichiara di aver abbandonato almeno una volta una procedura online perché troppo complessa o non adeguatamente accessibile. Un dato che evidenzia come l’accessibilità non rappresenti un’esigenza limitata a categorie specifiche, ma un elemento centrale dell’esperienza utente e della progettazione digitale.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa della Fondazione Lega del Filo d’Oro, che ha scelto di rilanciare il tema presentando il percorso di miglioramento dell’accessibilità del proprio sito istituzionale. L’obiettivo è promuovere una cultura digitale più inclusiva, capace di garantire a tutti pari possibilità di accesso alle informazioni, ai servizi e alla partecipazione online.

La questione assume un rilievo crescente anche sul piano normativo e tecnologico. L’attenzione verso design inclusivo, usabilità e conformità agli standard internazionali sta infatti diventando sempre più strategica sia per le pubbliche amministrazioni sia per le imprese private, chiamate a ripensare piattaforme e servizi in una prospettiva realmente universale.


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Carceri al collasso, tra emergenza strutturale e ricerca di riscatto

Il sistema carcerario italiano continua a muoversi lungo una linea di forte tensione tra emergenza strutturale e necessità di percorsi rieducativi realmente efficaci. I dati aggiornati al 30 aprile 2026 descrivono una situazione sempre più critica: a fronte di una capienza regolamentare superiore ai 51 mila posti, gli spazi effettivamente disponibili risultano molto inferiori, mentre la popolazione detenuta supera ormai le 64 mila unità. Il risultato è un indice di sovraffollamento che supera abbondantemente il limite di guardia.

In numerosi istituti la pressione detentiva ha ormai raggiunto livelli estremi. Decine di strutture registrano tassi di affollamento superiori al 150%, mentre in alcuni casi si oltrepassa addirittura il 200%. Una condizione che continua ad alimentare contenziosi legati alla violazione dei diritti fondamentali dei detenuti e che richiama ancora una volta il tema delle condizioni materiali di vita all’interno degli istituti penitenziari.

Secondo i monitoraggi più recenti, in quasi la metà delle celle controllate non sarebbe garantito lo spazio minimo individuale previsto dagli standard europei. Sul piano giuridico, il numero dei ricorsi accolti dai magistrati di sorveglianza per trattamenti inumani o degradanti conferma come la questione non sia più episodica, ma strutturale. Il quadro richiama inevitabilmente il precedente della sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell’uomo, che già oltre dieci anni fa aveva imposto all’Italia un cambio di passo sulle condizioni detentive.

Tra i nodi più delicati emergono inoltre quelli legati alla detenzione femminile e alla presenza di bambini in carcere. Le donne rappresentano una quota ridotta della popolazione detenuta, ma spesso vivono una condizione di marginalità organizzativa, essendo ospitate prevalentemente in sezioni ricavate all’interno di istituti maschili. Parallelamente cresce il numero dei minori che vivono accanto alle madri detenute, tema che ha riacceso il dibattito sulle recenti modifiche normative in materia di esecuzione della pena per donne in gravidanza o con figli molto piccoli.

Accanto a questo scenario, il Ministero della Giustizia prova però a rilanciare il tema della funzione rieducativa della pena, soprattutto nell’ambito della giustizia minorile. In questa direzione si inserisce il progetto “Introspezioni”, promosso insieme a Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava e realizzato con il contributo di SWG e Cuntura.

La ricerca, sviluppata negli Istituti penali minorili, ha raccolto riflessioni, desideri e aspettative dei ragazzi detenuti, facendo emergere un quadro sorprendentemente vicino a quello dei loro coetanei all’esterno. Famiglia, libertà, amore, sincerità e fiducia nelle relazioni sono alcuni dei valori più frequentemente richiamati dai giovani coinvolti nell’indagine.

L’iniziativa, che sarà presentata a Roma alla presenza del ministro Carlo Nordio e dei vertici della giustizia minorile, punta a costruire una narrazione diversa del disagio giovanile e della detenzione, spostando l’attenzione dalla sola dimensione repressiva a quella del recupero e della responsabilizzazione.


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Giustizia minorile, a Nisida il calcio sostiene il riscatto dei giovani

Roma, 19 maggio 2026 – Attori e glorie della squadra del Napoli uniscono le forze per sostenere la ristrutturazione del teatro dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida. Questa mattina, presso la sala stampa dello Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, è stata presentata “La Notte dei Leoni”, partita di calcio organizzata dalla Nazionale Italiana Calcio Attori 1971 e patrocinata anche dal Ministero della Giustizia. Il ricavato dell’evento andrà devoluto per la ricostruzione del teatro del carcere minorile tanto caro a Eduardo De Filippo e alla Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nella ricerca scientifica per i bambini.

“Questa non è soltanto una partita. È un messaggio preciso: lo Stato c’è. C’è quando bisogna far rispettare le regole, ma c’è anche quando bisogna offrire ai ragazzi un’alternativa concreta. Perché il rispetto non si insegna soltanto a parole. Si costruisce con responsabilità, educazione, esempi e opportunità vere”. A dirlo è il Sottosegretario Andrea Ostellari, intervenuto alla conferenza stampa insieme al Presidente della Nazionale Domenico Fortunato e a tutti i rappresentanti degli enti coinvolti.  “Crediamo in percorsi che aiutino i giovani a comprendere gli errori commessi e a riconquistare il proprio futuro. Il teatro di Eduardo De Filippo a Nisida – ha proseguito Ostellari – tornerà a vivere esattamente per questo: per diventare un luogo di cultura, disciplina, crescita e riscatto. E voglio ringraziare tutti coloro che stanno dando una mano: le istituzioni, gli organizzatori, gli artisti, gli sportivi e tutti quelli che hanno deciso di esserci. Sconfiggere la devianza e la violenza giovanile: questa è la partita che dobbiamo vincere.”

A sponsorizzare la ricostruzione di questo spazio era stato lo stesso Ministro Carlo Nordio nell’ottobre scorso, nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, che tanto si è impegnato per i ragazzi di Nisida. Al teatro dell’Ipm sono destinati anche altri fondi: in particolare, 1.450.000 euro sono stati stanziati con mozione del Parlamento e assegnati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e 345.000 euro che sono in gestione al commissario speciale antisismico per i relativi appalti.

Per il Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, intervenuto alla conferenza stampa, l’evento è “un punto di approdo importante del nostro impegno a coniugare la cultura alla dimensione carceraria e trattamentale. Il teatro è una delle arti più antiche del mondo e un modo di guarire; quindi, noi gli vogliamo dare la massima centralità”. Al principio della responsabilità penale personale, ha proseguito il Capo Dgmc, “vogliamo unire il principio di risocializzazione e la prospettiva esistenziale che deve unirsi a qualsiasi tipo di pena. Con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e con il Sottosegretario Andrea Ostellari abbiamo inteso dare centralità all’attività trattamentale”.

“La Notte dei Leoni” si terrà il 26 maggio alle 20.30 presso lo Stadio Diego Armando Maradona. Ad oggi sono 37.000 i biglietti venduti per la partita, grazie all’impegno della Nazionale, delle scuole e delle associazioni di volontariato. Durante la conferenza stampa è stato attivato anche il numero solidale 45590, per chi volesse donare inviando un semplice messaggio. All’evento scenderanno in campo molte leggende del Napoli Calcio, e attori napoletani e italiani, sia di cinema che di fiction.


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