Il riciclaggio di denaro segue l’evoluzione della tecnologia. E tra i settori che stanno attirando maggiormente l’attenzione delle autorità internazionali ci sono ora il gioco d’azzardo online, le criptovalute e le piattaforme digitali di gaming.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Gafi – Gruppo d’azione finanziaria internazionale (FATF), che ha elaborato nuovi indicatori di rischio destinati a governi, autorità di controllo e operatori privati. L’obiettivo è facilitare l’individuazione delle operazioni sospette e contrastare l’utilizzo delle piattaforme di gioco da parte delle organizzazioni criminali.
Il quadro emerge da un’analisi durata circa un anno e realizzata con il coinvolgimento di oltre 80 Paesi. Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la dimensione raggiunta dal mercato illegale: in alcune aree, secondo il Gafi, il giro d’affari generato dagli operatori clandestini o dalle piattaforme offshore prive delle necessarie autorizzazioni sarebbe ormai paragonabile, quando non superiore, a quello del settore regolamentato.
Quando il conto di gioco diventa un conto di transito
La trasformazione digitale dei pagamenti ha moltiplicato gli strumenti a disposizione degli utenti, ma contemporaneamente ha aumentato le possibilità di costruire operazioni difficili da ricostruire.
Accanto ai sistemi di pagamento tradizionali vengono infatti utilizzati portafogli elettronici, moneta mobile e virtual asset, che possono consentire di trasferire rapidamente risorse attraverso servizi e giurisdizioni differenti.
Uno degli schemi segnalati riguarda il cosiddetto smurfing: anziché movimentare un’unica somma consistente, il denaro viene suddiviso in numerose operazioni di importo inferiore con l’obiettivo di rendere meno evidente l’attività e aggirare i sistemi di controllo.
Un’altra tecnica consiste nell’utilizzare il conto aperto presso una piattaforma di gioco non per scommettere realmente, ma come semplice passaggio intermedio del denaro. I fondi vengono depositati e successivamente ritirati in modo da costruire una storia apparentemente compatibile con un’attività di gioco.
Tra gli indicatori di rischio figurano inoltre comportamenti di scommessa anomali, operazioni coordinate e transazioni collegate a eventi particolarmente esposti al rischio di manipolazione.
Crypto e piattaforme offshore complicano i controlli
Il problema diventa ancora più complesso quando alle piattaforme di gioco si aggiungono criptovalute e operatori situati in Paesi diversi da quello dell’utente.
Le organizzazioni criminali possono sfruttare le differenze tra le legislazioni nazionali, scegliendo giurisdizioni nelle quali gli obblighi antiriciclaggio o i controlli sulla proprietà delle società risultano meno rigorosi.
La struttura societaria diventa così parte del meccanismo di occultamento.
Catene di società costituite in più Paesi possono rendere difficile individuare il titolare effettivo, cioè la persona che, al di là delle intestazioni formali, controlla realmente l’attività. Un sistema particolarmente appetibile per reti impegnate nelle frodi informatiche e per organizzazioni specializzate nel riciclaggio professionale.
Il risultato è un ecosistema nel quale il denaro può attraversare conti di gioco, wallet digitali, asset virtuali e società registrate in differenti giurisdizioni prima di essere nuovamente immesso nel circuito economico.
Il confine tra gaming ed economia digitale si assottiglia
L’allarme del Gafi evidenzia anche una trasformazione più generale. Il gioco online non è più un settore isolato, ma tende a integrarsi con un’economia digitale nella quale circolano strumenti di pagamento, beni virtuali e servizi accessibili da qualsiasi Paese.
Questa convergenza rende più difficile applicare sistemi di vigilanza costruiti quando le transazioni avvenivano prevalentemente attraverso intermediari finanziari tradizionali.
La sfida per le autorità consiste quindi nel ricostruire non la singola operazione, ma l’intera sequenza digitale attraverso cui vengono movimentati i fondi.
Per questo gli indicatori di anomalia assumono un ruolo sempre più importante: frazionamento sistematico dei depositi, movimenti non coerenti con l’attività di gioco, rapidi versamenti e prelievi, utilizzo di più strumenti di pagamento e collegamenti con operatori non autorizzati possono contribuire a individuare comportamenti che richiedono ulteriori verifiche.
Il Gafi chiede maggiore cooperazione internazionale
Il presidente del Gafi, Giles Thomson, ha invitato i governi ad applicare rapidamente le nuove indicazioni e a rafforzare gli strumenti utilizzati contro le piattaforme illegali.
Una parte decisiva della strategia riguarda la cooperazione transfrontaliera. Una piattaforma può infatti essere registrata in uno Stato, offrire servizi in un altro, utilizzare infrastrutture tecnologiche situate altrove e ricevere pagamenti attraverso strumenti digitali che consentono trasferimenti internazionali.
Nessuna autorità nazionale, isolatamente, può quindi ricostruire con facilità l’intera catena.
Da qui anche la necessità di una collaborazione più stretta tra settore pubblico e operatori privati, chiamati a intercettare tempestivamente schemi e comportamenti sospetti.

