La macchina della giustizia milanese rallenta e si concentra sulle sole attività indispensabili. A partire dal 15 maggio e fino al 30 giugno, la sezione gip-gup del Tribunale di Milano opererà infatti in regime ridotto, assicurando esclusivamente i procedimenti considerati prioritari, come le misure cautelari, le udienze con imputati detenuti e le attività legate alle intercettazioni.
Alla base della decisione vi è una significativa carenza di personale amministrativo, che si accompagna alla ridotta presenza di magistrati. Una situazione che ha spinto la presidente della sezione, Ezia Maccora, ad adottare una misura definita “sofferta ma inevitabile”, con l’obiettivo di garantire almeno il funzionamento delle attività più urgenti.
I numeri restituiscono con chiarezza la criticità del contesto: si registra una scopertura pari a circa il 50% del personale amministrativo e al 40% degli addetti all’ufficio del processo. A ciò si aggiunge la riduzione dell’organico dei giudici per le indagini preliminari, con 31 unità in servizio su 41 previste. Un quadro che incide direttamente sulla capacità di gestione dei procedimenti, nonostante l’elevata produttività della sezione, che riesce a definire una quota significativa dei fascicoli già nella fase preliminare.
La situazione è resa ancora più complessa dalla natura sempre più articolata dei procedimenti trattati, spesso caratterizzati da elevata complessità tecnica e dimensione quantitativa rilevante. In questo contesto, anche le condizioni organizzative e logistiche incidono sul lavoro quotidiano, già appesantito da carichi crescenti.
Particolarmente delicato è il tema del personale a tempo determinato, il cui contributo ha finora attenuato le criticità strutturali, ma che resta legato a una prospettiva incerta. L’assenza di indicazioni chiare sul futuro professionale di questi lavoratori, soprattutto in vista delle possibili stabilizzazioni, ha contribuito a una progressiva riduzione delle risorse disponibili.
Le conseguenze operative sono evidenti: turni prolungati, attività che si estendono anche nelle ore notturne e nei giorni festivi, e una gestione delle presenze condizionata da ferie e recuperi obbligatori. Un equilibrio fragile che ha reso necessario individuare criteri uniformi per garantire almeno i servizi essenziali, evitando disparità tra uffici e assicurando standard minimi di efficienza.
Il caso milanese riporta al centro del dibattito il tema della sostenibilità organizzativa del sistema giudiziario e della necessità di interventi strutturali. Sullo sfondo, resta l’attesa per le risposte istituzionali, con il Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio chiamato a confrontarsi con le rappresentanze della magistratura e dell’avvocatura sulle criticità emerse.
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