Molti enti non sono ancora conformi alle direttive AgID: quali rischi?

Le più recenti disposizioni emanate da AgID in materia di accessibilità dei siti web segnano un ulteriore passo verso la piena digitalizzazione della pubblica amministrazione, ma allo stesso tempo mettono in evidenza un dato critico: molti enti, inclusi numerosi Ordini professionali, non risultano ancora pienamente conformi.

Il quadro normativo non lascia margini interpretativi. Gli Ordini sono tenuti a pubblicare entro il 31 marzo di ogni anno gli obiettivi di accessibilità relativi all’anno in corso, insieme allo stato di attuazione del piano per il telelavoro, come previsto dal Decreto legge n. 179/2012. Non si tratta più di buone pratiche, ma di obblighi giuridici precisi, ribaditi nelle linee guida AgID sugli strumenti informatici.

 

L’adeguamento richiesto si articola su quattro direttrici fondamentali: accessibilità e trasparenza dei servizi digitali, sicurezza e protezione dei dati personali, coerenza con il Design System della PA e corretta pubblicazione dei contenuti obbligatori. A ciò si aggiunge l’obbligo, spesso trascurato, di aggiornare annualmente la dichiarazione di accessibilità sul portale dedicato.

Le conseguenze della mancata conformità non sono soltanto formali. Gli enti inadempienti possono essere segnalati sulla piattaforma AgID con l’indicazione pubblica dello stato “non conforme”, esponendosi a richiami istituzionali e potenziali sanzioni. Ma il danno più rilevante è spesso quello reputazionale: in un contesto in cui la qualità dei servizi digitali è sempre più centrale, un sito non accessibile o non aggiornato mina la credibilità dell’Ente e la fiducia degli utenti.

In questo scenario, l’adeguamento normativo diventa anche un’opportunità. Migliorare l’accessibilità significa ampliare l’accesso ai servizi, garantire inclusione e rafforzare la qualità complessiva dell’esperienza digitale. Non è solo compliance, ma un investimento strategico.

Per accompagnare enti e Ordini in questo percorso, Servicematica mette a disposizione un supporto specialistico dedicato alle normative AgID e ACN, offrendo anche verifiche preliminari gratuite dello stato di conformità dei siti istituzionali. Tra gli interventi previsti: adeguamenti tecnici ai requisiti di accessibilità, integrazione dei sistemi di autenticazione tramite SPID, CIE e CNS, implementazione di strumenti di lettura assistita e affiancamento ai Responsabili per la Transizione Digitale.

Il messaggio è chiaro: il tempo dell’adeguamento è adesso. Rimandare espone a rischi concreti; intervenire consente invece di trasformare un obbligo in un vantaggio competitivo e istituzionale.


LEGGI ANCHE

santalucia anm

Santalucia (ANM): “Aumento dell’incidenza della politica non risolverà i problemi della giustizia”

Durante un’audizione alla commissione parlamentare Affari Costituzionali, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Giuseppe Santalucia, ha espresso forti dubbi sull’incremento dell’incidenza politica nel sistema giudiziario…

Croce al posto della firma: la procura alle liti non è valida

Croce al posto della firma: la procura alle liti non è valida

Cosa succede se la procura alle liti presenta una croce al posto della firma? Può essere ritenuta valida? L’ordinanza n. 16948/20 emessa dalla Corte di…

Il COA Firenze dice no all’Agorà CNF e MGA chiede di discutere la riforma al Congresso Nazionale

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Firenze si allinea alla posizione di Bergamo e annuncia l’assenza all’Agorà del 29 aprile. MGA lancia una mobilitazione per…

Email e tracking pixel: nuove regole del Garante per la protezione dei dati personali tra consenso e trasparenza

Il tracciamento delle email entra ufficialmente nel perimetro più rigoroso della normativa privacy. Le nuove linee guida approvate dal Garante per la protezione dei dati personali fissano un principio chiaro: l’utilizzo dei cosiddetti “tracking pixel” – strumenti invisibili che consentono di sapere se un messaggio è stato aperto – comporta, nella maggior parte dei casi, obblighi di informativa e raccolta del consenso.

Si tratta di un passaggio rilevante per tutto l’ecosistema digitale: provider di servizi online, piattaforme di email marketing, gestori di newsletter e, più in generale, tutti i soggetti che inviano comunicazioni elettroniche dovranno adeguare le proprie pratiche alle nuove prescrizioni. Le regole si applicano anche ai trattamenti già in essere, che dovranno essere aggiornati entro sei mesi.

Al centro dell’intervento dell’Autorità c’è la natura “occulta” di questi strumenti. I tracking pixel, spesso impercettibili per l’utente, consentono di raccogliere informazioni sul comportamento del destinatario senza che quest’ultimo ne sia pienamente consapevole. Proprio per questa caratteristica, il loro utilizzo richiede una maggiore attenzione sotto il profilo della trasparenza.

Le finalità possono essere diverse: dal controllo della corretta consegna dei messaggi alla sicurezza contro spam e phishing, fino alla misurazione delle performance delle campagne informative o promozionali. Il ricorso a queste tecnologie è diffuso in newsletter, comunicazioni commerciali, email automatiche e messaggi di servizio.

Sul piano degli adempimenti, il riferimento resta il Regolamento generale sulla protezione dei dati. L’obbligo di informativa scatta sempre, indipendentemente dalla finalità del trattamento, e può essere assolto con modalità multilivello: un’informazione sintetica al momento della raccolta dei dati, accompagnata da un approfondimento accessibile tramite link o altri strumenti comunicativi.

Diverso il discorso per il consenso, che diventa necessario soprattutto quando il tracciamento è utilizzato per finalità di marketing o profilazione. Sono previste alcune eccezioni – ad esempio per esigenze di sicurezza o per semplici statistiche aggregate – ma nella maggior parte dei casi sarà indispensabile acquisire un assenso esplicito, che dovrà essere anche facilmente revocabile.

Per gli utenti, le possibilità di difesa restano limitate: disabilitare il caricamento automatico delle immagini può ridurre il tracciamento, ma non consente un controllo selettivo sulle diverse tipologie di pixel.


LEGGI ANCHE

Esame da avvocato, il TAR boccia la Commissione per mancanza di motivazione

Una candidata esclusa dall’orale ottiene ragione: il solo voto numerico non basta, serve una motivazione adeguata anche nella sessione 2023

programma di riforme Giustizia 2

Il programma di riforme del Min. Cartabia – giustizia penale e magistratura

Il programma di riforme presentato dal nuovo Guardasigilli si concentra anche sulla giustizia penale, sul ruolo della detenzione e sulla magistratura. Vediamone alcuno dettagli. IL…

Google elimina i cookie su Chrome

Dal 4 gennaio scorso, 30 milioni di persone in tutto il mondo navigano online senza dover accettare i cookie. Si tratta dell’1% degli utenti Chrome…

Intelligenza artificiale nella PA: già 400 progetti attivi, spinta verso il 2026

L’intelligenza artificiale entra sempre più nel cuore della macchina pubblica italiana. Sono circa 400 i progetti di innovazione attualmente in corso nella Pubblica amministrazione, un dato che fotografa una trasformazione già avviata e destinata a crescere nei prossimi anni.

A delineare questo scenario è stato Alessio Butti nel corso di un recente evento istituzionale dedicato al rapporto tra AI, innovazione e sovranità digitale. Un’occasione per fare il punto non solo sui numeri, ma anche sulla strategia che accompagnerà il sistema pubblico verso gli obiettivi fissati al 2026.

Al centro dell’intervento, l’idea di valorizzare le esperienze già maturate a livello locale. Le iniziative sviluppate da Regioni e Province autonome vengono infatti considerate un laboratorio da cui trarre modelli replicabili su scala nazionale, in un’ottica di diffusione rapida ed efficace delle soluzioni più avanzate.

In questa direzione si inserisce il progetto Reg4IA, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, che punta a incentivare la sperimentazione di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale nei territori. L’iniziativa può contare su una dotazione di 20 milioni di euro provenienti dal Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, a sostegno di un ecosistema pubblico sempre più orientato ai dati e all’automazione.

Non meno rilevante il tema della governance. Il modello italiano affida un ruolo centrale a AgID e ACN, chiamate a coordinare lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie AI in modo coerente con le esigenze di sicurezza e autonomia digitale del Paese. Una scelta che ha alimentato il dibattito politico, ma che il Governo continua a difendere come necessaria per garantire un presidio solido su un ambito strategico.


LEGGI ANCHE

errori giudiziari

L’impatto degli errori giudiziari in Italia

Ospite a Otto e Mezzo il 23 gennaio 2020, il Min. Bonafede ha parlato della prescrizione e, incalzato da Annalisa Cuzzocrea, giornalista di Repubblica, sull’incarcerazione…

Avvocato, pensi troppo?

La tua mente si concentra sul futuro e sul passato, mai sul presente? Hai la tendenza a rimuginare sulle cose? Vediamo insieme come smettere di…

Cybersecurity, nuove regole per le imprese: pubblicato il decreto sulla clausola di salvaguardia

Il DPCM n. 221/2024 chiarisce i criteri per l’applicazione della clausola di salvaguardia nel Decreto NIS. Le aziende hanno tempo fino al 28 febbraio per…

Decreto sicurezza, la Camera penale di Cosenza attacca: “Avvocati ridotti a strumenti dello Stato”

Toni durissimi e una presa di posizione netta. La Camera Penale di Cosenza interviene sul decreto sicurezza denunciando quello che definisce un attacco simultaneo a libertà fondamentali, principi costituzionali e autonomia dell’avvocatura.

Nel comunicato diffuso nelle scorse ore, i penalisti individuano alcune disposizioni particolarmente critiche. Tra queste, la previsione del cosiddetto “fermo di prevenzione”, che consentirebbe alla polizia giudiziaria di limitare la libertà personale fino a dodici ore anche in assenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Una misura che, secondo i firmatari, solleva seri dubbi di legittimità costituzionale, soprattutto per l’assenza di obblighi stringenti di motivazione e verbalizzazione immediata.

Altre perplessità riguardano l’introduzione delle operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria all’interno degli istituti di detenzione. La scelta viene criticata perché ritenuta sintomatica di un approccio prevalentemente repressivo, in un contesto già segnato da criticità strutturali e carenze sul piano delle condizioni detentive.

Particolarmente severo il giudizio sulla norma che lega il compenso dell’avvocato all’esito delle procedure di rimpatrio volontario. Secondo la Camera penale, si tratta di una previsione che incide sull’indipendenza della difesa e introduce una disparità di trattamento tra cittadini, subordinando di fatto l’effettività del patrocinio gratuito al raggiungimento di un risultato definito dallo Stato.

Nel documento si denuncia il rischio di una trasformazione del ruolo dell’avvocato, da garante dei diritti a figura funzionale agli obiettivi dell’amministrazione. Una prospettiva che, secondo i penalisti, contrasta con i principi costituzionali che regolano la funzione difensiva.

Alla luce di queste criticità, la Camera penale ha proclamato lo stato di agitazione, annunciando possibili iniziative più incisive e auspicando una mobilitazione condivisa con le altre componenti dell’avvocatura, dagli ordini professionali agli organismi di rappresentanza.


LEGGI ANCHE

PEC obbligatoria dal 30 novembre?

Nelle ultime ore stanno circolando alcune notizie che affermano che dal prossimo 30 novembre 2023 tutte le comunicazioni da parte della PA arriveranno esclusivamente tramite…

Pendenze penali al minimo storico, male invece il civile: il monitoraggio del 3° trimestre 2024

Diminuiscono le pendenze penali e l’arretrato civile, mentre i procedimenti civili pendenti registrano un incremento.

Enzo Tortora, quarantadue anni dopo: il ricordo e una riforma che prova a cambiare la giustizia

A Milano la commemorazione del presentatore a decenni dal caso giudiziario che sconvolse l’Italia. In Parlamento avanza la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e…

Dati personali, multa da 12,5 milioni al gruppo Poste: nel mirino le app BancoPosta e Postepay

Maxi sanzione del Garante per la protezione dei dati personali nei confronti del gruppo Poste Italiane. L’Autorità ha disposto una multa complessiva di 12,5 milioni di euro per il trattamento illecito dei dati personali degli utenti, suddivisa tra Poste Italiane e Postepay.

Il provvedimento arriva al termine di un’istruttoria avviata nel 2024 a seguito di numerose segnalazioni e reclami relativi al funzionamento delle applicazioni BancoPosta e Postepay. Al centro dell’indagine, le modalità con cui veniva richiesto agli utenti di autorizzare il monitoraggio di informazioni presenti sui dispositivi mobili, comprese le applicazioni installate o in uso.

Secondo quanto rilevato dall’Autorità, il consenso al trattamento dei dati risultava di fatto necessario per accedere ai servizi, configurando un meccanismo non pienamente libero. Inoltre, le operazioni di raccolta e analisi delle informazioni sono state ritenute eccedenti rispetto agli obiettivi dichiarati di sicurezza e prevenzione delle frodi.

Le società avevano giustificato tali pratiche sostenendo la necessità di garantire la protezione delle transazioni e di rispettare la normativa sui servizi di pagamento. Tuttavia, per il Garante, le misure adottate si sono spinte oltre quanto strettamente indispensabile, incidendo in modo significativo sulla sfera privata degli utenti.

La vicenda si inserisce in un contesto già complesso: sullo stesso tema era intervenuta anche l’Autorità Antitrust con una sanzione, successivamente annullata dal giudice amministrativo. Ora il fronte si sposta nuovamente sul piano giudiziario.

In una nota ufficiale, Poste Italiane ha espresso sorpresa per la decisione, contestandone sia il merito sia i profili procedurali, in particolare per presunti ritardi nell’adozione del provvedimento. Il gruppo ha inoltre ribadito la correttezza del proprio operato e ha annunciato l’intenzione di impugnare la sanzione davanti al Tribunale di Roma.


LEGGI ANCHE

Giustizia, Sisto: “Referendum sulla separazione delle carriere nel 2026”

Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, ha dichiarato che il referendum sulla riforma potrebbe tenersi già nel 2026, se i lavori parlamentari procederanno come previsto.

Nono giorno di attacchi hacker filorussi

Province, Comuni e Regioni italiane nel mirino. Colpiti i siti istituzionali di Trapani, Ragusa, Caltanissetta, Enna, Catania e della Regione Puglia. L'Agenzia per la cybersicurezza…

regolamento eprivacy Servicematica

L’UE approva il regolamento ePrivacy

Dopo un percorso di 4 anni, il Consiglio Europeo ha trovato un accordo sulla versione finale del Regolamento ePrivacy. Si dà dunque il via alla…

Decreto sicurezza, penalisti in allarme: dubbi su droga, social e nuove misure per i minori

Non si placa la mobilitazione dell’avvocatura contro il decreto sicurezza. Al centro delle contestazioni non c’è soltanto la discussa previsione sul rimborso agli avvocati nelle procedure di rimpatrio volontario dei migranti, ma anche altre disposizioni che incidono in modo significativo sul sistema penale e sulle garanzie individuali.

Le critiche più forti arrivano dall’Unione delle Camere Penali Italiane, che esprime perplessità sulla stretta in materia di stupefacenti. In particolare, viene contestata la modifica che esclude la configurabilità del fatto di lieve entità nei casi in cui la condotta sia ritenuta abituale o continuativa. Secondo i penalisti, si tratta di un intervento che rischia di snaturare la funzione originaria della norma, nata per distinguere le ipotesi di minore offensività e consentire una risposta sanzionatoria più equilibrata.

Il timore è che l’introduzione di criteri generici, come l’abitualità, finisca per comprimere la discrezionalità del giudice, impedendo una valutazione concreta del caso. Una rigidità che, secondo la categoria, si porrebbe in contrasto con i principi di proporzionalità e personalizzazione della pena, più volte richiamati anche dalla Corte Costituzionale nelle sue pronunce più recenti.

Sul piano pratico, viene evidenziato anche il rischio di un ulteriore aggravamento del sovraffollamento carcerario, senza un reale impatto sul contrasto alla criminalità organizzata, che resta il vero obiettivo dichiarato delle politiche repressive.

Ma le novità del decreto non si fermano qui. Tra le disposizioni approvate compare anche l’estensione del sequestro preventivo ai contenuti digitali: sarà possibile intervenire sui profili social personali, ordinando ai fornitori di servizi online la rimozione dei contenuti o la disabilitazione dell’accesso. Una misura che apre interrogativi delicati sul bilanciamento tra esigenze investigative e tutela dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà di espressione.

Un ulteriore intervento riguarda poi i minori. In caso di accompagnamento negli uffici di polizia, viene previsto l’obbligo di informare tempestivamente chi esercita la responsabilità genitoriale, oltre al pubblico ministero minorile. Una disposizione che rafforza le garanzie procedurali, inserendosi nel quadro delle misure dedicate alla prevenzione e al contrasto della criminalità giovanile.


LEGGI ANCHE

spegnere smartphone una volta a settimana

Perché è importante spegnere il telefono una volta alla settimana?

La maggior parte delle persone spegne lo smartphone pochissime volte. Tuttavia, secondo la NSA (National Security Agency), si tratta di un’abitudine dannosa, che potrebbe mettere…

Giustizia, 29 milioni di euro per il reinserimento sociale di minori e giovani adulti in comunità

È l’iniziativa AMA MI, nell’ambito del Progetto “Una Giustizia più inclusiva”, nata da una intensa attività di coordinamento tra il Dipartimento per la Giustizia Minorile…

Diritti di copia nel processo penale: il Ministero fa chiarezza sulle nuove regole

Una circolare del Dipartimento per gli Affari di Giustizia chiarisce l’applicazione dei nuovi diritti forfettari per le copie informatiche e conferma l’aumento del 50% per…

Decreto sicurezza, fiducia senza modifiche: verso un correttivo sulla norma dei 615 euro agli avvocati

Il decreto sicurezza prosegue il suo iter parlamentare senza modifiche, almeno per ora. L’esecutivo ha scelto di non intervenire sul testo in discussione alla Camera, puntando direttamente al voto di fiducia per rispettare i tempi stretti della conversione in legge, fissata entro il 25 aprile.

La decisione arriva al termine di una giornata segnata da forti tensioni istituzionali e politiche. Al centro del confronto, la norma che prevede un rimborso di 615 euro per gli avvocati coinvolti nelle procedure di rimpatrio volontario dei migranti, compenso subordinato all’esito positivo della pratica. Una previsione che ha sollevato critiche trasversali: dall’avvocatura, che ne contesta l’impatto sull’autonomia della funzione difensiva, fino alle opposizioni, che ne denunciano i profili di possibile incostituzionalità.

Determinante, in questo quadro, il confronto tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha portato all’impegno del governo a intervenire successivamente con un decreto correttivo. L’obiettivo è superare le criticità evidenziate, senza però rallentare l’approvazione del provvedimento principale.

La scelta di rinviare le modifiche nasce anche da esigenze procedurali: un emendamento sul testo avrebbe infatti comportato una nuova lettura parlamentare, con il rischio concreto di non rispettare la scadenza e far decadere l’intero decreto. Da qui la linea della doppia iniziativa normativa: via libera immediato al testo attuale e intervento correttivo in un secondo momento.

Intanto il clima resta teso. Le organizzazioni forensi, a partire dal Consiglio Nazionale Forense, continuano a respingere l’ipotesi di un ruolo che possa apparire funzionale agli obiettivi dell’amministrazione, ribadendo la centralità dell’indipendenza dell’avvocato. Sul piano politico, le opposizioni parlano apertamente di una misura distorsiva del diritto di difesa e annunciano battaglia in Aula.

Il passaggio alla Camera si preannuncia quindi decisivo non solo per la sorte del decreto, ma anche per l’equilibrio tra esigenze di sicurezza, garanzie costituzionali e ruolo delle professioni legali. Sullo sfondo resta l’incognita del successivo intervento correttivo, chiamato a ricomporre un nodo che, al momento, appare tutt’altro che risolto.


LEGGI ANCHE

Concorso magistrato tributario: rinvio della prova preselettiva

La nuova data per la pubblicazione del diario della prova e dei quesiti è fissata al 29 novembre 2024, quando ulteriori dettagli saranno resi disponibili…

inaugurazione dell'anno giudiziario

L’inaugurazione dell’anno giudiziario da nord a sud

Il 31 gennaio 2020, in tutta Italia, le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario si sono svolte tra insoddisfazioni e proteste, segnando un momento di analisi…

Cybersecurity, allarme dipendenti infedeli: le violazioni ai database vanno segnalate entro sei ore

Nei casi più gravi, il tempo si riduce a un’ora. Si valuta il divieto di pagare riscatti per attacchi ransomware

Dl Pnrr, cambia il rapporto con la Pa: servizi ai minori e nuove regole digitali

Con la conversione in legge del decreto Pnrr si ridisegnano in modo significativo i rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione, con una serie di interventi che puntano a semplificazione, digitalizzazione e maggiore certezza giuridica.

Tra le novità più rilevanti spicca l’apertura dei servizi digitali pubblici ai minori che abbiano compiuto 14 anni. I ragazzi potranno accedere autonomamente a strumenti come l’app IO e il portafoglio digitale, salvo i casi in cui la normativa richieda espressamente il coinvolgimento dei genitori. Si tratta di un passo importante verso una cittadinanza digitale più inclusiva, che riconosce ai giovani una maggiore autonomia nell’interazione con la Pa.

Sul fronte della protezione dei dati personali, viene introdotto un percorso semplificato per la segnalazione delle violazioni da parte delle microimprese. L’obiettivo è rendere più accessibile l’adempimento previsto dalla normativa europea, attraverso strumenti guidati e assistiti. Tuttavia, l’efficacia concreta della misura dipenderà dalle modalità operative che saranno definite dall’Autorità garante.

Un altro intervento riguarda il silenzio-assenso, che viene rafforzato sotto il profilo probatorio. In molti procedimenti sarà necessario disporre di un’attestazione formale che certifichi l’avvenuta formazione del consenso implicito da parte dell’amministrazione. Tale attestazione potrà essere rilasciata dalla stessa Pa oppure, in mancanza, sostituita da una dichiarazione del privato o del professionista incaricato, introducendo così maggiore certezza nei rapporti amministrativi.

Il decreto interviene anche sul principio dell’“once only”, ribadendo che cittadini e imprese non devono essere chiamati a fornire informazioni già in possesso della pubblica amministrazione. Si rafforza quindi l’obbligo di interoperabilità tra le banche dati pubbliche, con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici e migliorare l’efficienza dei procedimenti.

Novità anche sul piano della giustizia amministrativa: il ricorso straordinario non sarà più deciso dal Capo dello Stato, ma passerà al Presidente del Consiglio di Stato, con una revisione delle competenze che punta a rendere più lineare il procedimento.


LEGGI ANCHE

Oltre Bitcoin ed Ethereum, l’esplosione dei token fantasma

Un mercato da 4mila miliardi di dollari che vive di diluizione continua, scarsa trasparenza e rischi per il retail

Apple dice addio alle Sim

Il trend, partito da Apple, coinvolgerà tutti i produttori di smartphone. Alla fine spariranno più di 8 miliardi di Sim fisiche, che verranno sostituite da…

Nordio all’attacco: “Super poliziotti senza controllo, processi telematici efficienti entro l’anno”

Il Guardasigilli critica il potere di creare indagini e boccia l’amnistia: “Serve una riforma radicale della giustizia”

Cloud sovrano, l’UE investe 180 milioni per rafforzare l’autonomia digitale

L’Unione europea accelera sul fronte della sovranità digitale con un investimento significativo nel cloud. La Commissione ha infatti assegnato un appalto del valore complessivo di 180 milioni di euro, con una durata di sei anni, destinato a garantire alle istituzioni europee l’accesso a servizi cloud conformi ai più elevati standard di sicurezza e autonomia tecnologica.

I servizi saranno forniti da quattro operatori europei selezionati attraverso una gara che ha privilegiato requisiti stringenti in termini di affidabilità, trasparenza e conformità normativa: Post Telecom con i suoi partner CleverCloud e OVHcloud, StackITScaleway e infine Proximus, che collabora con S3NS (una joint venture di Thales e Google Cloud), Clarence e Mistral. L’iniziativa rappresenta un passaggio strategico per rafforzare il controllo diretto sulle infrastrutture digitali, riducendo la dipendenza da soluzioni extraeuropee.

Alla base della selezione vi è un quadro di riferimento definito dalla Commissione che individua una serie di criteri chiave per valutare il livello di “sovranità” dei servizi cloud. Tra questi rientrano aspetti giuridici, operativi e ambientali, ma anche la sicurezza dei dati, la trasparenza delle filiere tecnologiche e la compatibilità con il diritto dell’Unione.

L’obiettivo è duplice: da un lato garantire che i dati e i sistemi critici restino sotto controllo europeo, dall’altro promuovere un ecosistema digitale competitivo e resiliente. In questo senso, l’adozione su larga scala di soluzioni cloud sviluppate in Europa viene considerata una leva fondamentale per consolidare l’autonomia strategica dell’Unione.

La Commissione si propone così come soggetto trainante di questa trasformazione, offrendo un modello concreto di applicazione dei principi di sovranità digitale. Il nuovo appalto non è solo un investimento infrastrutturale, ma anche un segnale politico e industriale: costruire un cloud europeo significa rafforzare la capacità dell’Europa di governare le proprie tecnologie e proteggere i propri dati in un contesto globale sempre più competitivo.


LEGGI ANCHE

Privacy e Intelligenza Artificiale, il Garante lancia l’allarme: “Serve un’etica della tecnica per non diventare schiavi dell’algoritmo”

Presentata alla Camera la Relazione annuale 2024 del Garante per la Privacy. Stanzione: “L’IA ha prodotto una rivoluzione antropologica, ma va governata con rispetto per…

Prelazione agraria, quando l’errore costa caro: il contratto può essere nullo

Chi esercita il diritto di prelazione sui terreni agricoli senza averne i requisiti rischia di far dichiarare nullo l’intero contratto di compravendita. La Cassazione ribadisce…

Cavi sottomarini e reti strategiche: l’UE investe 200 milioni per la sicurezza digitale

Due nuovi bandi del Meccanismo per collegare l’Europa puntano a rafforzare infrastrutture critiche, resilienza e capacità delle reti ad alta velocità. Focus su sicurezza, monitoraggio…

Pagamenti ai professionisti, controlli fiscali senza soglie dal 15 giugno

Dal 15 giugno 2026 cambia in modo significativo il sistema dei controlli fiscali sui pagamenti effettuati dalla pubblica amministrazione ai professionisti. La novità introduce un meccanismo di verifica preventiva obbligatoria per qualsiasi importo, eliminando di fatto le soglie minime che in passato limitavano l’attivazione dei controlli.

La misura, prevista dalla legge di fine 2025, amplia l’ambito applicativo delle verifiche già note in materia di riscossione, includendo espressamente anche i compensi per prestazioni professionali. Rientrano nel nuovo perimetro anche le somme liquidate nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, con un impatto diretto su una platea ampia di operatori.

Il cambiamento più rilevante riguarda la procedura operativa. In presenza di debiti fiscali non saldati, non si applica più il meccanismo di sospensione del pagamento in attesa di eventuali azioni esecutive. L’amministrazione è invece tenuta a trattenere immediatamente le somme dovute, versandole all’agente della riscossione fino a copertura del debito. Solo l’eventuale residuo viene corrisposto al professionista.

Per gli uffici amministrativi e contabili della Pa si apre una fase più complessa sotto il profilo gestionale. Le verifiche dovranno essere effettuate sistematicamente su ogni mandato di pagamento, senza distinzione di importo, con un conseguente aumento degli adempimenti anche per operazioni di valore contenuto.

Il nuovo regime si applicherà a tutti i pagamenti disposti dopo la data di entrata in vigore, a prescindere dal momento in cui è stata emessa la fattura o svolta la prestazione. Questo significa che anche compensi relativi ad attività pregresse saranno soggetti alle nuove regole se liquidati successivamente.

Il quadro complessivo evidenzia inoltre una differenziazione crescente tra le diverse categorie di creditori della Pa. Per i lavoratori dipendenti restano in vigore soglie e condizioni specifiche, mentre per le imprese continuano ad applicarsi i limiti previsti dalla disciplina ordinaria. I professionisti, invece, si trovano ora esposti a controlli integrali e a un possibile recupero immediato delle somme dovute al fisco.


LEGGI ANCHE

Corte Costituzionale: “Almeno quattro ore d’aria al giorno anche per i detenuti al 41-bis”

La sentenza n. 30 stabilisce che la limitazione delle ore d’aria per i detenuti in regime 41-bis è incostituzionale. Ora garantito un minimo di quattro…

Cartabia, proposte concrete per migliorare carceri

Cartabia, un messaggio di ringraziamenti natalizi e proposte concrete per migliorare le carceri In occasione delle festività natalizie la guardasigilli Marta Cartabia dedica un messaggio a istituti penitenziari, magistrati e al personale degli uffici…

fondo credito inps

Fondo credito Inps: cos’è e come ottenerlo

Riparte il fondo gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali riservato a Dipendenti e pensionati pubblici Dallo scorso 20 agosto è possibile aderire al Fondo…

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto