Roma, 3 dicembre 2025 – La sentenza n. 179/2025 della Corte costituzionale riaccende un faro su una questione irrisolta da anni: l’equità del sistema dei compensi nel patrocinio a spese dello Stato e la compatibilità dell’attuale impianto normativo con il principio costituzionale del diritto di difesa.
L’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) accoglie con favore la decisione della Consulta, che ha dichiarato illegittima la riduzione del 50% dei compensi dei consulenti tecnici di parte quando le tariffe non siano state adeguate secondo l’art. 54 del d.P.R. 115/2002. Una pronuncia che, pur riguardando i CTU, tocca un nodo cruciale del sistema: la sproporzione tra tariffe reali e riduzioni automatiche applicate negli affari di giustizia per i cittadini meno abbienti.
La Corte: “Compensi non aggiornati non possono essere ulteriormente ridotti”
Secondo la Corte costituzionale, imporre una riduzione della metà su compensi già non aggiornati viola il principio di ragionevolezza e finisce per compromettere l’effettività del diritto di difesa delle parti ammesse al patrocinio a spese dello Stato.
Una conclusione che l’UNCC considera un passaggio fondamentale, ma non sufficiente.
Il nodo irrisolto: la riduzione del 50% per gli avvocati
Nello stesso articolo 130 del Testo unico resta infatti intatta la riduzione automatica del 50% dei compensi degli avvocati che difendono i non abbienti.
Una norma che continua a produrre effetti distorsivi e che, secondo l’UNCC, non è più compatibile con i principi affermati dalla Corte:
«La tutela dei non abbienti non può poggiare sulla compressione della dignità professionale degli avvocati»
– dichiara il Presidente dell’UNCC, Alberto Del Noce.
Il meccanismo, sottolinea l’Unione, finisce per scaricare sull’avvocatura civile il costo strutturale del sistema di accesso alla giustizia, indebolendo proprio la difesa dei soggetti che la norma vorrebbe proteggere.
Una riforma necessaria per garantire davvero il diritto di difesa
Per l’UNCC è necessario un intervento organico e immediato del legislatore, con tre linee di azione prioritarie:
- eliminare la riduzione automatica dei compensi degli avvocati prevista dall’art. 130;
- aggiornare periodicamente tariffe e parametri, evitando che il sistema si regga su valori obsoleti;
- assicurare un equilibrio sostenibile tra costi del servizio e dignità del lavoro professionale.
«La funzione difensiva è un presidio costituzionale – spiega Del Noce – e non può essere svilita da un meccanismo che riduce a metà i compensi di chi garantisce giustizia a chi non può permettersela».
Una questione di equità, non di categoria
Per l’UNCC la battaglia non è corporativa, ma riguarda la qualità della giustizia: un sistema che non remunera adeguatamente il lavoro degli avvocati rischia di compromettere la possibilità stessa di offrire servizi difensivi qualificati e tempestivi nel patrocinio a spese dello Stato.
La sentenza della Corte apre dunque una strada: il Parlamento ora è chiamato a completare il percorso.
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