Firma Digitale: tutti i dispositivi continueranno a funzionare anche nel 2023

L’OCSI, l’Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica, ha pubblicato sul suo sito la notizia che i dispositivi di firma digitale che dal 2023 non funzioneranno più – come comunicato da Agid lo scorso 24 maggiosaranno validi anche dopo il 31 dicembre 2022. Arriveranno quindi alla loro scadenza naturale senza alcun problema.

È stato completato infatti il processo di notifica alla Commissione europea dei dispositivi di firma elettronica in fase di revoca. Pertanto, potranno essere utilizzati per generare firme elettroniche qualificate anche dopo il 31 dicembre 2022.

Lo scorso 5 dicembre, infatti, OCSI aveva comunicato di aver avviato la verifica della conformità dei requisiti dei dispositivi oggetto della nota di AgID, per valutare la possibilità di estendere il regolare utilizzo di tali dispositivi dopo il 31 dicembre 2022.

In ogni caso, Servicematica non sarebbe stata interessata e non sarà interessata da questa tipologia di problemi.

Giustizia Riparativa: a Treviso un tribunale di studenti che risolve le controversie

Nei giorni scorsi, l’Istituto superiore Besta di Treviso ha inaugurato l’aula di mediazione, ovvero un mini tribunale composto da studenti e professori con lo scopo di risolvere le controversie interne.

Non si tratta di punizioni, sanzioni, o lavori socialmente utili al posto delle sospensioni. La filosofia e la visione pedagogica di Renata Moretti, la dirigente, è tutta un’altra storia. È necessario creare dialogo, riflessione, confronto; dedicarsi alla persona offesa, senza tralasciare chi ha compiuto l’atto contrario.

Dunque, d’ora in poi, quando al Besta ci sarà un litigio, un atto di bullismo o una controversia, tutti i soggetti coinvolti potranno usufruire della mediazione degli studenti, a lungo formati appositamente per rivestire questo importante ruolo.

Dietro il progetto troviamo il concetto di giustizia riparativa, trasportato nei banchi di scuola grazie alla sensibilità dell’associazione “La Voce” e della referente d’istituto per il bullismo.

Spiega la dirigente: «Un’esperienza simile esiste già a Sacile in Friuli Venezia Giulia, dove questa scuola si è gemellata per questo progetto con una realtà spagnola. Anche nel mio istituto abbiamo sposato in pieno questi valori. Vogliamo dare una dimensione diversa al riparare il male facendo altro male; ad esempio somministrando una sanzione se non hai rispettato il regolamento».

«Vogliamo restituire la dignità alla persona offesa», continua, «ma anche stimolare l’empatia di chi ha compiuto qualcosa che non va. Non obblighiamo gli studenti, ma è un principio di volontarietà».

I mediatori sono dieci studenti del triennio, che, grazie a venti docenti, hanno seguito un apposito corso pensato dall’associazione “La Voce”.

Nella primissima fase d’avvio, gli studenti mediatori saranno affiancati dai professori. Quando sarà il momento, procederanno autonomamente.

Continua Moretti: «La mediazione viene fatta in diverse fasi e step con più incontri tra lo studente offeso e chi ha compiuto il danno». Tale modello potrebbe aiutare a gestire anche i conflitti tra i professori e la dirigente. «Perché no? Non escludo di utilizzarlo anche per noi adulti, magari con un docente come mediatore al posto di un ragazzo».

«Sembra brutto dirlo, ma aspettiamo qualche controversia per capire come andrà», conclude.

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Parità di Genere: online il sito istituzionale per la certificazione

Addio all’app Immuni: dal 31 dicembre lo stop definitivo

Parità di Genere: online il sito istituzionale per la certificazione

Uno dei punti d’arrivo che il nostro paese doveva raggiungere entro il 31 dicembre per rispettare le varie tappe del Pnrr è il sistema di certificazione della parità di genere delle imprese.

E’ online il sito realizzato da Sogei su mandato del Dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consiglio e grazie alla ministra per la famiglia Eugenia Roccella.

Ad oggi ci sono 85 aziende certificate, e si contano quindici organismi certificatori.

Verso il Gender Equality

Il sito ha un duplice scopo: quello di vetrina e quello di sensibilizzazione dei cittadini, per quanto riguarda la parità di genere.

Diventerà uno strumento di lavoro per tutte quelle aziende che, a causa delle loro dimensioni ridotte, incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere la certificazione.

Il sito condurrà le realtà economiche verso il gender equality, obiettivo del Pnrr ma anche dell’Unione Europea.

Dal Palazzo Chigi dichiarano: «Quello della certificazione sulla parità di genere è un percorso culturale per tutti: fa bene alle aziende e fa bene alle persone che vi lavorano». Tra qualche mese «sarà operativa anche una banca dati gestita da Unioncamere con i riferimenti delle imprese certificate, le “pioniere” in questo campo in Italia».

Requisiti da rispettare

Il riferimento è la norma UNI/PdR 125:2022, in vigore dallo scorso luglio. È una prassi di riferimento che guida gli organismi certificatori per valutare le aziende.

A questo punto entrano gioco alcuni requisiti di base, come:

  • Governance;
  • Cultura e strategia;
  • Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda;
  • Processi di Human Resources;
  • Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro;
  • Equità remunerativa per genere.

Le aziende dovranno dimostrare di avere tutte le carte in regola basandosi su questi asset. La certificazione, tuttavia, non dovrà soltanto essere ottenuta, ma anche mantenuta.

Ha validità triennale, ma una volta all’anno verrà eseguito un controllo per vedere come procedono le cose. Se non si hanno più le carte in regola, dunque, si rischierà di perderla.

Il Pnrr stesso prevede dei contributi al fine di ottenere la certificazione. Contributi, però, destinati soltanto alle Pmi e che valgono 8 milioni.

La Legge Gribaudo (162/2021) prevede sgravi previdenziali per le aziende certificate. Le aziende ricevono anche punti validi per partecipare a bandi regionali ed europei al fine di ottenere finanziamenti.

Inoltre, il Pnrr prevede un trattamento particolare, in favore della partecipazione alle gare per appalti pubblici.

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Addio all’app Immuni: dal 31 dicembre lo stop definitivo

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Addio all’app Immuni: dal 31 dicembre lo stop definitivo

Ma ve la ricordate Immuni, l’app di contract tracing ideata nel 2020 per segnalare alle persone se erano entrate in contatto con una persona risultata positiva al Sars-CoV-2?

Beh, il governo ha deciso di spegnere definitivamente Immuni il prossimo 31 dicembre. La comunicazione arriva dal ministero della Salute con una nota ufficiale, informando che «dal prossimo 31 dicembre, sarà dismessa la piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta Covid-19 e la relativa app Immuni, che ha avuto la finalità di allertare le persone entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi».

Immuni, quindi, sparirà dagli store di Apple, Google e Huawei: le persone che l’hanno installata sul proprio telefono si ritroveranno con un’app non funzionante.

Non ci sarà più alcuna possibilità di ricevere notifiche che riguardano i contatti a rischio, utilizzate (con scarso successo) durante le fasi iniziali della pandemia, come strumento di prevenzione dei contagi.

Su Immuni non potranno più essere scaricati i green pass, ma soltanto conservare quelli già scaricati. Si potranno recuperare le nuove certificazioni verdi sull’app Io, sul sito del governo oppure sul fascicolo sanitario elettronico.

Dopo la dismissione di Immuni termineranno ufficialmente i trattamenti dei dati personali, pseudonimizzati ed utilizzati per fini statistici e l’aggiornamento sull’andamento delle notifiche di esposizione.

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Chiamate pubblicitarie: che stress!

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Il 2022 sta per finire, e noi di Servicematica eravamo molto curiosi di sapere quali sono stati gli argomenti che hanno suscitato più interesse tra di voi!

Abbiamo creato una mini-lista con i 10 articoli più letti su Servicematica nel 2022 😍

1.

Quando una notificazione non viene consegnata perché la casella pec è piena

2.

Le notifiche telematiche della Pubblica Amministrazione

3.

Come ottenere il rimborso del contributo unificato

4.

Come depositare una denuncia/querela presso il portale del Penale Telematico

5.

La PEC diventa europea: quali saranno le conseguenze?

6.

Le novità di Servicematica presentate al XXXV Congresso Nazionale Forense

7.

Nordio a Venezia: Servicematica partner tecnico dell’assemblea degli Ordini degli Avvocati del Triveneto

8.

Avvocato, sai prevenire il burn-out?

9.

Legal Design: comunicare concetti complessi in maniera semplice

10.

Fashion Lawyer: una specializzazione vincente

Chiamate pubblicitarie: che stress!

Ma com’è possibile che le chiamate pubblicitarie sul mio cellulare continuino ad aumentare?!

Il Registro delle Opposizioni non funziona come dovrebbe e le segnalazioni, che d’ora in poi potranno avvenire anche online, sono abbastanza scomode.

Dobbiamo difenderci in altri modi, per esempio attraverso applicazioni o impostazioni specifiche che possiamo trovare nei nostri smartphone.

Ma perché arrivano queste chiamate sul mio telefono?

Motivo #1

Siamo stati noi a dare il consenso a quelle chiamate! Magari firmando un contratto telefonico, sottoscrivendo ad una tessera fedeltà oppure lasciando il numero in un negozio online.

In questo caso, le chiamate sono assolutamente lecite. Noi potremo negare il consenso in qualsiasi momento, anche se spesso non c’è un modo semplice per farlo.

Motivo #2

Potrebbe essere, invece, che aziende (e malintenzionati) si procurino i numeri di telefono in altri modi. Per esempio in database dove comprare i numeri in maniera illecita oppure con pesca a strascico sui social e su internet, attraverso sistemi automatici.

Come possiamo bloccare queste chiamate, allora?

Alcuni smartphone, come, per esempio, Samsung, consentono di combattere le chiamate spam con alcune opzioni integrate. Basterà cliccare sull’icona telefono e andare nelle impostazioni.

Qui ci sono varie opzioni, come l’attivazione dell’id chiamate e protezione che segnalerà i possibili numeri spam nelle chiamate in arrivo, per permetterci di capire se rispondere ad una chiamata o se bloccare direttamente il numero.

Inoltre, si può anche scegliere su bloccare automaticamente le chiamate – tutte o soltanto quelle che presentano un alto rischio di truffa.

Su iPhone, invece, tali opzioni appaiono soltanto da iOS 13 installando un’app di terze parti, come vedremo successivamente.

Truecaller 

Una delle app più famose per bloccare le chiamate indesiderate è senza dubbio Truecaller.

L’app, nella sua versione gratuita, offre alert nell’id chiamante e possibilità di blocco manuale. È gratuita, quindi bisogna sorbirsi un po’ di pubblicità.

Per eliminare la pubblicità ed avere il blocco automatico bisognerà pagare l’abbonamento.

Hiya 

Esiste un’app integrata negli smartphone Samsung, una delle più utilizzate per bloccare il telemarketing.

Hiya dispone sia di una versione gratuita, senza pubblicità, che si limita alle segnalazioni delle chiamate spam nell’id chiamante e di una versione a pagamento, che offre anche la possibilità di bloccare in maniera automatica le chiamate di telemarketing o di truffa e di ricercare a chi appartengono i numeri.

Caller ID & Call Blocker

Questa è un’app meno famosa, anche se sembra più vantaggiosa rispetto alle altre.

La versione gratuita consente di bloccare automaticamente le chiamate truffa e spam e permette la segnalazione dell’id chiamante.

Attenzione alla Privacy

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica. Queste app richiedono l’accesso alla rubrica, ai registri delle chiamate, ai contatti e ai messaggi.

Dunque, il rischio è quello della violazione della privacy, seppur ridotto nelle app più “rinomate”.

Inoltre, funzionano in background, dunque consumano la batteria, e in alcuni casi potrebbero addirittura rallentare il cellulare.

Opzioni estreme

Esiste anche un’opzione estrema, ovvero quella di scegliere di bloccare qualsiasi chiamata che provenga da numeri sconosciuti o non presenti in rubrica.

L’impostazione può essere attivata sia su iPhone che su Android, ma potrebbe essere scomoda o impraticabile, se per lavoro si ricevono molte chiamate da persone nuove – anche se elimina il problema alla radice.

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Dal 2023 gli interessi legali costeranno 4 volte di più

Cloud Nazionale: la nuova gestione dei dati della PA

Dal 2023 gli interessi legali costeranno 4 volte di più

Dal prossimo anno verranno applicati gli interessi legali più alti degli ultimi venticinque anni.

Saldare un debito, grazie all’aumento del 1,25%, costerà molto di più. Per esempio, su un debito di 10.000 euro se ne dovranno pagare 500 di interessi, al posto dei 125 attuali.

Tale aumento appare più significativo se paragonato al tasso di interesse del 2021, pari allo 0,01%, ovvero la soglia storica più bassa in assoluto. Nel 2023 assisteremo ad un aumento di ben 4 volte.

Questo è quanto previsto dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dal ministero dell’Economia, con data di decorrenza 1° gennaio 2023.

In particolare, verranno colpite le rateizzazioni, visto l’accrescimento del costo della pace sociale.

Aumenterà il costo delle sanatorie: teniamo anche presente che dal prossimo anno verranno introdotte delle sanatorie importanti, come, per esempio, la conciliazione e la chiusura delle liti pendenti.

Per esempio, il pagamento di 120.000 euro per la chiusura agevolata delle liti pendenti comporterà:

  • il pagamento dilazionato di 20 rate trimestrali;
  • la prima rata corrisponderà a 6.000 euro e dovrà essere pagata entro il 30/06/2023;
  • la seconda corrisponderà a 6.075 euro e dovrà essere pagata entro il 02/10/2023.

Anche per tutte le altre misure, l’aumento del costo sarà importante, come nel caso del ravvedimento, che permette la regolarizzazione della posizione fiscale grazie alla riduzione delle sanzioni.

La nuova misura sul tasso di interesse verrà applicata ai pagamenti degli interessi legali spettanti ai contribuenti. Gli effetti saranno di portata molto vasta, dato che l’interesse legale verrà applicato di default a tutti i contratti – in assenza accordi specifici.

Imporre una soglia massima per gli interessi è necessario per equilibrare il costo del denaro e contemporaneamente per tutelare i contribuenti dall’usura.

La legge, nonostante ciò, permette la pattuizione fra le parti di interessi maggiori a quelli legali, sempre che non siano eccessivi. Non c’è un parametro fisso per il riconoscimento dell’usura, poiché molto dipende dall’entità del capitale ricevuto dal debitore e dalle condizioni economiche.

Per semplificare il procedimento, il ministero dell’Economia definirà un parametro, il Tasso effettivo globale medio, per ogni trimestre. È un parametro che tiene in considerazione i tassi medi praticati dal sistema finanziario e bancario italiano.

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Cloud Nazionale: la nuova gestione dei dati della PA

Avvocato, pensi troppo?

Cloud Nazionale: la nuova gestione dei dati della PA

Dallo scorso 22 dicembre sono entrati in azione quattro nuovi datacenter dove verranno custoditi, gestiti e archiviati i dati dei servizi pubblici e delle pubbliche amministrazioni.

I datacenter sono edifici o capannoni, dove si installano i vari server, ovvero dei pc che lavorano connessi tra loro. I nuovi datacenter in questione, che costituiscono il “Cloud Nazionale”, si trovano nel Lazio, a Pomezia e Acilia e in Lombardia, a Rozzano e a Santo Stefano Ticino.

Cloud è il termine con cui si descrive un servizio in grado di offrire la gestione di una grossa quantità di dati con server che sono connessi tra loro. Con “Cloud Nazionale” si intende un nuovo modo di gestione dei dati a livello statale.

I dati, infatti, non saranno più sparsi in tanti datacenter locali, vecchi e mal gestiti, ma verranno controllati da un unico operatore e condivisi tra istituzioni, piccoli comuni e ministeri.

Nuovi datacenter con sicurezza elevata

I nuovi datacenter consentiranno di rendere accessibili online alcuni servizi pubblici che devono ancora digitalizzarsi, diffondere domicilio e identità digitale e creare un fascicolo sanitario elettronico nazionale per superare il sistema attuale gestito dalle singole Regioni.

Un vantaggio del progetto risiede nella sicurezza. I nuovi datacenter, infatti, consentono di effettuare il backup delle infrastrutture e delle applicazioni. Se ci fossero problemi, quindi, in uno dei datacenter, i dati e i servizi verrebbero garantiti da un datacenter gemello.

Questo corrisponde ad un elevato livello di sicurezza, che fa in modo di evitare attacchi o incidenti con conseguenze sulla sicurezza nazionale e previene l’interruzione di alcuni servizi essenziali. Tali obiettivi sono stati inseriti nel PSN, ovvero la strategia del Polo Strategico Nazionale.

La scelta della proposta

Fondamentale l’individuazione della miglior proposta da cui partire. Esattamente un anno fa, al termine di dicembre, il dipartimento della trasformazione digitale disse di aver scelto la proposta presentata da una collaborazione tra quattro grandi aziende italiane: Leonardo, Tim, Sogei e Cassa depositi e Prestiti.

Vista l’importanza del progetto e dei soldi messi a disposizione (2,8 miliardi di euro), è stata organizzata una gara europea, conclusa a luglio 2022. L’appalto è stato vinto da Aruba e Fastweb, anche se il quartetto formato da Leonardo, Tim, Sogei e Cassa depositi e Prestiti ha esercitato il diritto di prelazione, prendendosi in carico tutto il progetto.

Le quote sono state così divise: 45% Tim, 25% Leonardo, 20% Cdp e 1’% Sogei. Grazie all’accensione dei datacenter può dunque partire la fase più concreta e operativa, ovvero il passaggio dei dati dai server delle PA al nuovo Cloud Nazionale.

Sfide e obiettivi

L’obiettivo è la migrazione dei dati di 280 amministrazioni non più tardi del terzo trimestre del 2026, in linea con PNRR. All’interno di queste troviamo le amministrazioni centrali, ovvero ministeri e istituti come INPS e INAIL, le aziende sanitarie locale, le Regioni, le Province e i Comuni che hanno più di 250mila abitanti.

Secondo Emanuele Iannetti, l’amministratore delegato del Polo Strategico Nazionale, la sfida più interessante è la creazione di applicazioni su scala nazionale al fine di raccogliere omogeneamente i dati delle aziende e delle persone.

«C’è anche un tema di efficienza della spesa pubblica: avere migliaia di piccoli data center, come accade ora, non aiuta. Con il PSN si otterrà un risparmio importante sui conti dello Stato, con una riduzione dei costi oggi sostenuti dalle pubbliche amministrazioni per la gestione delle infrastrutture. Senza contare che avere tutto concentrato su quattro data center aumenta il risparmio energetico».

Problemi, paure e rischi

Un problema ancora irrisolto riguarda il controllo dei dati e il rischio di ingerenze straniere. Il progetto di Leonardo, Tim, Sogei e Cassa depositi e Prestiti si basa sugli accordi con i principali operatori cloud mondiali, come Google, Amazon, Microsoft, Oracle e AWS.

Le paure riguardano gli effetti del Cloud Act, una legge federale degli USA del 2018 che impone agli operatori, in caso di mandato dell’autorità giudiziaria, di fornire i dati digitali che vengono costuditi anche nei server esteri.

Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all’Innovazione tecnologica, dice che «rimangono aperte le criticità sulla minaccia alla sovranità digitale nazionale rappresentata dal Cloud Act americano».

Paesi come Germania, Francia e Spagna hanno già adottato le misure necessarie per limitare eventuali intrusioni dagli stati stranieri. Per esempio, nel 2019 la Francia annunciò la volontà di dare la gestione dei dati pubblici soltanto ad operatori europei, al fine di evitare ingerenze estere, soprattutto statunitensi.

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Avvocato, pensi troppo?

La tua mente si concentra sul futuro e sul passato, mai sul presente? Hai la tendenza a rimuginare sulle cose? Vediamo insieme come smettere di sovraccaricare la nostra mente.

Durante la giornata, nella nostra mente, approdano tantissimi pensieri. È normale, certo, dato che il nostro cervello lavora costantemente.

Tuttavia, alcune persone, tendono a pensare troppo e non riescono a fermare i pensieri. In questo modo si entra in un circuito mentale che prosciuga tutte le nostre energie.

Ti ritrovi in questa descrizione? Vuoi capire come smettere di pensare troppo?

Non sarà un’operazione semplice. Paradossalmente, più ci diciamo di smettere di pensare, più pensiamo. Il primo passo da fare è silenziare proprio quella vocina interiore che ci dice di smettere di pensare.

Pensare troppo significa anche pensare troppo al pensiero in . Questo significa entrare in un loop che ci crea angoscia, disagio e stanchezza mentale.

Non dobbiamo combattere i pensieri, ma prenderne coscienza, capire perché esistono e applicare alcune strategie.

Pensare troppo potrebbe indicare alti livelli d’ansia: questo è un sintomo a cui dobbiamo prestare molta attenzione, per lavorarci al meglio prima che diventi un serio problema mentale/emotivo.

Strategia #1: Identificare i pensieri

Smettere di pensare troppo non è affar semplice. Tuttavia, una prima strategia potrebbe essere l’identificazione dei pensieri che ci fanno andare in loop.

Fermiamoci, dunque, a prestare attenzione ai nostri pensieri, indentificando quelli che generano ansia e stress. È impossibile eliminarli completamente: dobbiamo soltanto lasciarli fluire.

Strategia #2: Concentrarsi sul qui ed ora

Praticare esercizi di meditazione si è rivelato utile per smettere di pensare troppo. C’è un’ampia varietà di esercizi, e possiamo scegliere quella più adatta a noi.

Non serve andare in cima ad una montagna per meditare: basterà fare dei semplici esercizi di consapevolezza.

Durante la giornata, prestiamo attenzione ai dettagli di quello che stiamo facendo. Se camminiamo, per esempio, concentriamoci sui nostri passi, sugli odori, sui rumori dell’ambiente e sull’esperienza in sé.

Strategia #3: L’esercizio 5, 4, 3, 2, 1

Il prossimo è un ottimo esercizio di consapevolezza che aiuta nel processo di connessione con il presente, permettendoci di uscire dal loop dei pensieri.

Situiamoci nel presente, e proviamo a pensare a:

  • 5 cose che si trovano intorno a noi;
  • 4 che possiamo sentire;
  • 3 che possiamo toccare;
  • 2 da annusare;
  • e 1 da gustare.

Dopo aver identificato tutte queste cose, sentiamole e concentriamoci soltanto su di esse.

L’obiettivo dell’esercizio è concentrarsi sui dettagli dell’ambiente circostante, allontanandoci dalle preoccupazioni.

Strategia #4: Thinking Stop

Per fermare l’overthinking, un’altra idea, tipica della terapia cognitivo-comportamentale, è quella del thinking stop.

Di che cosa si tratta?

Una volta identificato il pensiero che ci porta dritti verso il loop mentale, dobbiamo trovare una frase, una parola, un mantra o un gesto che ci interrompe il loop.

Potrebbe trattarsi di una parola, come “stop”, oppure di un’azione, come strappare un elastico che abbiamo al polso. Insomma, ognuno di noi deve trovare qualcosa di personale ed efficace.

Camminare, pulire, chiamare qualcuno: qualsiasi cosa che ci distolga dai pensieri.

Strategia #5: Gratitudine

La gratitudine è una risorsa molta preziosa. Ce l’abbiamo sempre a portata di mano, e ci fa concentrare sul lato positivo delle cose.

Tutto questo ci aiuta ad abbassare la pressione, su di noi o sulle situazioni che stiamo vivendo, facendo riposare il nostro cervello, che non deve sempre pensare per forza a tutto.

Strategia #6: Viva la natura

Per fortuna esiste la natura, con il suo potere riequilibrante e positivo. Passeggiare immersi nella natura ci aiuta a concentrarci sul tempo presente, mettendo da parte i pensieri dannosi.

Per questo motivo, appena puoi, allontanati dai rumori per stare a contatto con la natura. Non devi per forza fare lunghi viaggi: sarà sufficiente anche andare semplicemente al parco vicino a casa

Secondo l’OMS, nel 2019 la vita e il suo ritmo frenetico ha causato a 301 milioni di persone disturbi d’ansia. 280 milioni, invece, soffrivano di depressione.

I pensieri ossessivi e ruminanti sono un sintomo comune a queste diagnosi. Il pensiero eccessivo rappresenta un problema molto comune; magari con i precedenti suggerimenti potremmo trarre dei benefici.

Ma non scoraggiamoci, se i sintomi che accusiamo ci causano disagi profondi che incidono in maniera significativa sulla nostra quotidianità, e chiediamo un aiuto professionale.

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Regali Last Minute? Ecco la mini-guida per gli acquisti sicuri in rete

Manca pochissimo a Natale! La maggior parte dei regali, ormai, viene acquistata online. Non ci stancheremo mai di ricordare che occorre prestare sempre molta attenzione ai siti dove comprare i regali, per evitare eventuali frodi digitali.

Quest’anno la Polizia Postale ci aiuta con pratici consigli e suggerimenti, grazie ad un vademecum disponibile sul sito istituzionale, sulle pagine Facebook e Twitter e sul portale del Commissariato online.

Nel 2022 ci sono stati più di 14mila casi di truffe online segnalate alla Polizia postale. Il 60% delle truffe in questione riguarda l’acquisto di beni e servizi collegati all’affitto di case vacanze inesistenti. Sono stati sottratti 9 milioni di euro e denunciate più di 2.500 persone.

«Alcune ricerche confermano che il modello dell’acquisto di impulso legato a offerte speciali, ad esempio stock limitati o con prezzi scontati, si è talmente diffuso che anche i truffatori seriali riescono ad inserirsi con false vendite. Nonostante ciò la stragrande maggioranza degli acquirenti online si affida alla rete per gli acquisti, anche chi non è esperto a comprare in totale tranquillità».

La Polizia Postale consiglia l’utilizzo di antivirus/software/browser da mantenere sempre aggiornati e completi. «Gli ultimi sistemi antivirus», infatti, «danno protezione anche nella scelta degli acquisti su internet».

Consigliabile, inoltre, dare la preferenza a siti ufficiali e certificati per fare acquisti, come, per esempio, quelli delle grandi catene.

Sarà utile anche esaminare le recensioni degli utenti, soprattutto se il prezzo sembra molto conveniente. Un vero sito, inoltre, ha gli stessi riferimenti di un negozio vero e proprio, come Partita Iva, indirizzo, numero di telefono e contatti.

Meglio anche utilizzare app ufficiali per smartphone e tablet.

In sostanza, per acquistare regali in tutta serenità è consigliabile:

  • utilizzare carte di credito ricaricabili;
  • non fornire dati sensibili;
  • prestare attenzione alle mail e agli sms contraffatti, che richiedono di cliccare su link trappola;
  • chiedere ulteriori informazioni al venditore se l’annuncio è breve e non esaustivo;
  • ricordare che se un oggetto costa troppo poco, non è per forza un affare;
  • dubitare di chi «chiede di essere contattato al di fuori della piattaforma di annunci con e-mail ambigue ma anche di chi ha troppa fretta di concludere l’affare.

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