Contributo unificato, nessun obbligo per l’avvocato di anticiparlo al cliente

Nessun obbligo, neppure sul piano deontologico, per l’avvocato di anticipare il Contributo Unificato al cliente. È quanto ha precisato il Consiglio Nazionale Forense con la sentenza n. 410 del 6 novembre 2024 (pres. f.f. Corona, rel. Cassi), intervenendo su una questione che spesso genera dubbi tra i professionisti forensi.

Secondo il CNF, all’avvocato è sufficiente fornire al cliente un’adeguata informativa circa le conseguenze della mancata contribuzione. Non costituisce quindi illecito disciplinare l’iscrizione a ruolo di una o più cause in assenza del versamento del contributo unificato all’Erario, poiché nessuna norma impone al legale l’obbligo di anticipare di tasca propria tali somme. Nemmeno l’art. 13, comma 10 della legge professionale forense (L. 247/2012) prevede un dovere in tal senso, attribuendo invece al difensore solo il diritto al rimborso delle spese vive eventualmente anticipate.

Diverso, invece, il caso in cui, per il mancato pagamento del contributo unificato da parte del cliente, l’avvocato ometta di promuovere una causa o di procedere all’iscrizione a ruolo. In tale ipotesi, chiarisce il Consiglio, si configurerebbe una responsabilità disciplinare per violazione della funzione sociale dell’avvocatura, oltre che degli obblighi derivanti dal mandato professionale, come previsto dal Codice Deontologico Forense e dalle norme del Codice Civile.


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Arbitrato sul lavoro, no all’appello: solo la Cassazione può sindacare il lodo

Nuovo importante intervento della Corte di Cassazione sul tema degli arbitrati irrituali in materia di lavoro. Con la sentenza n. 12278/2025, la Suprema Corte ha stabilito che un lodo arbitrale irrituale, previsto dall’articolo 6 dello Statuto dei lavoratori, non è impugnabile con l’appello ordinario, ma esclusivamente mediante ricorso in Cassazione, ai sensi dell’articolo 412-quater del Codice di procedura civile.

La vicenda trae origine da un licenziamento per giustificato motivo soggettivo avvenuto nel giugno 2020. Il lavoratore, opponendosi al provvedimento, aveva attivato la procedura arbitrale prevista dallo Statuto, ottenendo nel marzo 2021 un lodo che convertiva il licenziamento in una sanzione conservativa, pari a quattro ore di retribuzione.

Il datore di lavoro, tuttavia, non aveva dato esecuzione al lodo e il dipendente si era rivolto al Tribunale, che aveva confermato la validità della decisione arbitrale, respingendo la richiesta di annullamento avanzata dall’azienda. Quest’ultima aveva allora proposto appello, accolto dalla Corte territoriale, che aveva ritenuto inapplicabile la procedura arbitrale ai licenziamenti disciplinari.

La Cassazione ha ribaltato questo orientamento, richiamando anche precedenti delle Sezioni Unite (25253/2009). Secondo i giudici di legittimità, il lodo previsto dallo Statuto ha natura irrituale e la sua efficacia vincolante discende dalla volontà delle parti. Pertanto, le eventuali impugnazioni sono ammesse unicamente in Cassazione e non con ricorso ordinario in appello. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado è stata dichiarata inesistente per incompetenza per grado.

La Suprema Corte ha altresì escluso la possibilità di applicare il meccanismo della translatio iudicii, sottolineando come l’incompetenza per grado non consenta di salvare il procedimento impugnatorio. Inoltre, poiché il Tribunale aveva già confermato la validità del lodo, e tale decisione non era stata impugnata nei modi corretti, essa è divenuta definitiva, producendo un giudicato esterno che vincola i giudici successivi, indipendentemente dalle posizioni delle parti in giudizio.


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La Commissione europea cerca candidati per il gruppo di esperti scientifici sull’IA

La Commissione europea sta istituendo un gruppo scientifico di esperti indipendenti per sostenere l’attuazione e l’applicazione del regolamento sull’intelligenza artificiale (IA).

Il gruppo si concentrerà sui modelli e sui sistemi di IA per finalità generali, fornendo consulenza all’Ufficio europeo per l’IA e alle autorità nazionali in merito ai rischi sistemici, alla classificazione dei modelli, alle metodologie di valutazione e alla vigilanza transfrontaliera del mercato. Avvertirà inoltre l’Ufficio per l’IA dei rischi emergenti.

La Commissione cerca 60 membri per un mandato rinnovabile di 24 mesi.

Per candidarsi occorre avere esperienza in modelli e sistemi di IA per finalità generali, effetti dell’IA, o settori correlati, come la valutazione dei modelli, la valutazione del rischio e le misure di attenuazione, la cibersicurezza, i rischi sistemici emergenti e le misure e soglie di calcolo. Gli esperti devono avere un dottorato di ricerca o esperienza equivalente e rimanere indipendenti da qualsiasi fornitore di IA.

Il processo di selezione garantirà l’equilibrio di genere e la rappresentanza degli Stati membri dell’UE e nei paesi SEE/EFTA. Sebbene la cittadinanza dell’UE non sia un requisito, l’80% degli esperti deve provenire dagli Stati membri dell’UE o dell’EFTA.

È possibile candidarsi fino al 14 settembre. Maggiori informazioni sono disponibili qui.


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Stato del decennio digitale 2025: necessari nuovi interventi a favore di trasformazione digitale e sovranità tecnologica

La relazione della Commissione sullo stato del decennio digitale 2025 ha valutato i progressi compiuti dall’UE nei quattro settori prioritari per la trasformazione digitale dell’UE entro il 2030, evidenziando i risultati conseguiti e le lacune nei settori delle infrastrutture digitali, della digitalizzazione delle imprese, delle competenze digitali e della digitalizzazione del servizio pubblico.

Dalla relazione emerge che, sebbene ci siano progressi, la diffusione dell’infrastruttura di connettività, come le reti in fibra ottica e 5G “stand-alone”, è ancora in ritardo. Sempre più aziende utilizzano l’intelligenza artificiale (AI), il cloud e i big data, ma l’adozione deve accelerare. Poco più della metà degli europei (55,6%) ha competenze digitali di livello base, mentre la disponibilità di specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione con competenze avanzate rimane bassa e con un forte divario di genere, ostacolando i progressi in settori chiave, come la cibersicurezza e l’IA. Nel 2024 l’UE ha compiuto progressi costanti nella digitalizzazione dei servizi pubblici fondamentali, ma una parte considerevole dell’infrastruttura digitale governativa continua a dipendere da fornitori di servizi esterni all’UE.

I dati mostrano sfide persistenti, come mercati frammentati, normative eccessivamente complesse, sicurezza e dipendenza strategica. Ulteriori investimenti pubblici e privati e un più facile accesso al capitale di rischio per le imprese dell’UE accelererebbero l’innovazione e l’espansione.

Gli Stati membri riesamineranno le raccomandazioni della Commissione e discuteranno con questa la via da seguire. Nel 2026 la Commissione riesaminerà gli obiettivi del programma strategico per il decennio digitale per valutare se riflettano ancora l’evoluzione del panorama digitale e soddisfino le esigenze relative alle priorità e alle ambizioni dell’UE.


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Decreto fiscale di giugno: proroghe, semplificazioni e nuove regole per imprese e professionisti

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 12 giugno un nuovo decreto legge fiscale che aggiorna e alleggerisce il calendario delle scadenze tributarie, intervenendo anche su una serie di nodi tecnici rimasti in sospeso nei mesi scorsi. Tra le misure più attese, la proroga dei versamenti fiscali al 21 luglio 2025 senza maggiorazioni e alcune modifiche di rilievo per professionisti e imprese, tra cui la tracciabilità obbligatoria delle spese di rappresentanza e il superamento dello split payment per le società quotate.

Una manovra di medio respiro, che raccoglie le richieste di categorie e professionisti, promettendo semplificazioni e nuove opportunità in ambito fiscale.


Versamenti rinviati al 21 luglio senza maggiorazione

Con il decreto è ufficiale il rinvio delle scadenze fiscali al 21 luglio 2025, senza l’applicazione dello 0,40% di maggiorazione. Un provvedimento che interessa oltre 4,6 milioni di partite Iva, includendo titolari di attività economiche soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), professionisti in regime forfetario e contribuenti che hanno aderito al Concordato preventivo biennale (CPB).

Dal 22 luglio al 20 agosto, i versamenti saranno ancora possibili, ma con la maggiorazione prevista. Un margine temporale che consente di alleggerire la consueta pressione di fine giugno e permette ai contribuenti di gestire il saldo 2024 e il primo acconto 2025 anche nel cuore dell’estate.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Consiglio nazionale dei commercialisti, che aveva avanzato la proposta e ha ottenuto il supporto del Ministero dell’Economia.


IMU, documentazione fiscale e dichiarazioni prorogate

Il decreto allunga inoltre i tempi per altri adempimenti:

  • I Comuni potranno approvare le delibere IMU per il 2025 fino al 15 settembre.
  • Le imprese internazionali beneficiano di una proroga al 31 ottobre 2025 per presentare la documentazione sui disallineamenti fiscali da ibridi.
  • Le dichiarazioni dei redditi e IRAP con scadenza 31 ottobre 2024 saranno considerate tempestive se presentate entro l’8 novembre 2024, evitando sanzioni, sebbene senza possibilità di rimborso per chi abbia già pagato.

Un insieme di proroghe che mira a ridisegnare il calendario fiscale con più razionalità e certezze operative.


Spese di rappresentanza: obbligo di tracciabilità anche per i professionisti

Arriva una stretta sulle modalità di deduzione delle spese di rappresentanza per i lavoratori autonomi: da ora in poi saranno deducibili solo se sostenute con strumenti tracciabili come bonifici, carte di credito, bancomat o sistemi digitali. Finora, i professionisti avevano la possibilità di utilizzare anche contanti.

Restano escluse da questa novità le spese di pubblicità e sponsorizzazioni, che mantengono un trattamento differenziato. Si tratta di un passo importante verso l’omogeneizzazione delle regole fiscali tra imprese e professionisti, oltre che di un ulteriore argine all’utilizzo del contante.


Nuove regole fiscali per le plusvalenze e i proventi finanziari dei professionisti

Cambia anche la qualificazione reddituale di alcune entrate dei professionisti:

  • Le plusvalenze da cessione di partecipazioni in associazioni e società professionali non rientreranno più nel reddito di lavoro autonomo, ma saranno tassate come redditi diversi.
  • Gli interessi e altri proventi di natura finanziaria non saranno più assimilati al reddito professionale, ma considerati redditi di capitale.

Due modifiche di rilievo che puntano a rendere più lineare e coerente il sistema di tassazione per il lavoro autonomo.


Semplificazioni per le imprese: deduzione del lavoro e regime CFC

Sul fronte delle imprese, il decreto introduce:

  • Una semplificazione nel riporto delle perdite fiscali, per favorire la continuità aziendale anche in contesti difficili.
  • L’ampliamento della maxideduzione sul costo del lavoro per chi assume, eliminando il limite relativo alle società collegate.
  • Interventi di adeguamento al Pillar 2 OCSE per garantire un’imposta minima nazionale e maggiore coerenza nel regime delle società estere controllate (CFC).

Misure pensate per alleggerire gli oneri amministrativi e rendere più attrattivo il sistema fiscale italiano.


IVA: addio allo split payment per le società quotate e reverse charge esteso

Dal 1° luglio 2025, le società quotate nell’indice FTSE MIB usciranno definitivamente dal regime di split payment, in coerenza con il quadro normativo europeo.

Parallelamente, si amplia il ricorso al reverse charge per i servizi di trasporto e logistica, anche se la misura resta subordinata all’autorizzazione UE. Nelle more, sarà possibile applicare lo split payment su base volontaria nei rapporti di appalto e subappalto.


Terzo settore e altre misure

Infine, il decreto conferma:

  • L’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026 del nuovo regime fiscale per enti del terzo settore e imprese sociali, superando il vincolo dell’autorizzazione UE.
  • La proroga al 31 ottobre 2025 della documentazione sui disallineamenti da ibridi.
  • Chiarimenti sul regime delle CFC e sull’imposta minima equivalente.

Restano escluse dal pacchetto alcune misure onerose, come il rinvio della sugar tax e la rimodulazione IVA nel mercato dell’arte, che saranno oggetto di un successivo provvedimento.


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Commercialisti, la svolta digitale è ora: tra AI, incentivi e nuove sfide professionali

Professione commercialista, tempo di cambiamenti. Se fino a pochi anni fa il lavoro in studio si fondava su pratiche consolidate e gestioni amministrative tradizionali, oggi la digitalizzazione è diventata un requisito essenziale. A spingere questa transizione sono sia le riforme normative, a partire dalla Legge di Bilancio 2025, sia le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale.

Le nuove misure fiscali introducono modifiche sostanziali: dalla riduzione dell’IRES per le imprese che reinvestono gli utili, al taglio strutturale del cuneo fiscale, passando per la semplificazione delle aliquote IRPEF. A questi interventi si affianca il rafforzamento degli incentivi per la digitalizzazione delle aziende con il piano Transizione 5.0 e l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica ai professionisti in regime forfettario. Una trasformazione che impone agli studi di aggiornare processi e strumenti, rendendo indispensabile l’adozione di software gestionali avanzati e soluzioni cloud.

In questo scenario, l’AI si candida a diventare il vero alleato dei commercialisti. Dall’analisi dei flussi finanziari alla previsione di rischi fiscali, fino alla personalizzazione di strategie per i clienti, l’intelligenza artificiale consente di automatizzare compiti ripetitivi e potenziare la consulenza strategica. Il mercato italiano dell’AI, che nel 2024 ha toccato quota 1,2 miliardi di euro, offre soluzioni sempre più accessibili anche per i piccoli studi professionali. Tuttavia, restano margini di crescita: solo una parte degli studi ha investito in modo strutturale nell’innovazione tecnologica, mentre una quota significativa rimane ancora cauta di fronte al cambiamento.

Parallelamente cresce l’attenzione alla protezione professionale. Con l’aumento dell’uso di strumenti digitali e l’evoluzione normativa, il rischio di errori o contestazioni fiscali cresce. Le nuove polizze assicurative per i commercialisti si stanno adeguando, offrendo coperture personalizzate e premi calcolati sulla base del profilo di rischio reale dello studio.

Non è più tempo di rimandare. L’incrocio tra innovazione digitale, nuove normative e mutati bisogni dei clienti sta ridisegnando il ruolo del commercialista: da mero gestore della burocrazia fiscale a consulente strategico capace di orientare le decisioni finanziarie e supportare la crescita delle imprese in un contesto economico sempre più digitale e competitivo.


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SXO e Intelligenza Artificiale: la nuova frontiera oltre la SEO

SXO: perché la SEO tradizionale non basta più

Nel panorama digitale attuale, il semplice posizionamento nei motori di ricerca non è più sufficiente. A imporsi è una nuova disciplina: la Search Experience Optimization (SXO). Più di una semplice evoluzione della SEO, la SXO integra esperienza utente, contenuti, branding e intelligenza artificiale, puntando a rendere ogni interazione rilevante, coerente e capace di rafforzare l’identità del brand.

In un contesto dove l’utente trova spesso risposte già confezionate da AI Overview o snippet interattivi, costruire esperienze di valore lungo tutto il customer journey diventa una necessità strategica. Non è più questione di esserci, ma di esserci nel modo giusto e nel momento giusto.

SXO diffusa: quando l’esperienza esce dal sito

Il concetto di SXO diffusa parte da una consapevolezza chiara: il sito web non è più l’unico touchpoint digitale rilevante. YouTube, TikTok, Reddit, newsletter e marketplace diventano luoghi decisivi nel percorso d’acquisto e di informazione dell’utente.

Prendiamo ad esempio chi cerca un nuovo paio di scarpe da palestra. Prima scorre TikTok per consigli e recensioni, poi approfondisce su Google, dove tra i risultati spunta un box AI che aggrega opinioni e guide. È in questo scenario che si gioca la partita: essere presenti nei contenuti giusti, sui canali giusti, in modo coerente e riconoscibile.

L’AI rivoluziona il marketing esperienziale

L’intelligenza artificiale è ormai una colonna portante del marketing digitale. Nella SXO, non sostituisce il lavoro umano ma lo potenzia: aiuta a scoprire nuovi intenti di ricerca, simulare comportamenti utenti, personalizzare messaggi e ottimizzare i contenuti sulla base di trend e dati predittivi.

Con AI generativa e modelli predittivi è possibile, ad esempio, testare virtualmente contenuti e interfacce con focus group digitali, velocizzare il clustering semantico o intercettare bisogni latenti con rapidità mai vista prima.

Il ritorno del brand e di una link building intelligente

Se le AI sintetizzano le informazioni e indicano le fonti, la reputazione del brand diventa ancora più centrale. Essere citati tra le fonti autorevoli di un box AI non vale solo un clic, ma consolida un’immagine di competenza e affidabilità.

In questo contesto anche la link building torna protagonista, non come mera pratica tecnica ma come rete reputazionale costruita attraverso contenuti di valore su portali verticali, collaborazioni con creator e campagne di digital PR strategiche.

Da SEO a SXO: il cambio di paradigma

Il tempo della SEO vista come ottimizzazione isolata è finito. Il digital marketing deve ora unire dati, contenuti, tecnologia ed empatia per progettare presenze online che non siano solo algoritmicamente efficienti, ma esperienzialmente memorabili.


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Privacy, sanzione da 5 milioni a Replika: troppe falle nei controlli sull’età dei minori

L’intelligenza artificiale porta con sé opportunità, ma anche rischi che le autorità di controllo europee continuano a monitorare con attenzione. È quanto emerge dal recente provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, che ha inflitto una sanzione di 5 milioni di euro alla società statunitense Luka Inc., titolare del popolare chatbot Replika, per gravi violazioni del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR).

L’istruttoria dell’Autorità ha rilevato criticità su più fronti, a partire da un sistema di verifica dell’età inefficace e facilmente eludibile, fino a informative sulla privacy incomplete, fuorvianti e disponibili esclusivamente in lingua inglese, nonostante il servizio fosse erogato anche in Italia.

Le violazioni accertate: privacy policy carente e controlli aggirabili

Dagli accertamenti è emerso che, alla data del 2 febbraio 2023, la privacy policy di Replika non rispettava i principi di trasparenza e correttezza imposti dal GDPR: mancava l’indicazione puntuale delle basi giuridiche per ogni trattamento, delle tipologie di dati trattati, delle finalità specifiche e del periodo di conservazione dei dati personali. La policy inoltre non chiariva in modo adeguato le modalità di trasferimento dei dati fuori dallo Spazio Economico Europeo, generando confusione tra gli utenti.

Quanto al sistema di verifica dell’età, il Garante ha rilevato falle tecniche significative. Era infatti possibile modificare liberamente la propria data di nascita nel profilo senza che ciò determinasse un nuovo controllo. Inoltre, il cosiddetto cooling off period di 24 ore per bloccare temporaneamente i tentativi di accesso dei minori non funzionava nella navigazione in incognito. Nessun meccanismo, poi, obbligava gli utenti a riconfermare la maggiore età in caso di dichiarazioni che facessero sospettare il contrario durante l’interazione.

Aggiornamenti parziali e criticità persistenti

A seguito delle contestazioni, Luka Inc. ha aggiornato la privacy policy il 23 febbraio 2024, correggendo alcune delle incongruenze rilevate. Tuttavia, il documento continua a essere disponibile solo in inglese e a non fornire informazioni chiare sulla durata di conservazione dei dati. Restano inoltre irrisolte le problematiche relative alla verifica dell’età, con il sistema che consente ancora di modificare i dati anagrafici senza controlli efficaci.

Le prescrizioni del Garante e le lezioni per il mercato digitale

Alla luce di queste gravi carenze, l’Autorità ha imposto alla società di conformare il proprio servizio alle norme del GDPR, intervenendo sia sulla privacy policy sia sul sistema di verifica dell’età per renderlo realmente efficace nella tutela dei minori.

Questo caso rappresenta un precedente importante per tutte le aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali rivolti al pubblico. La protezione dei dati personali e il rispetto dei diritti degli utenti, soprattutto dei soggetti vulnerabili come i minori, devono essere considerati aspetti centrali nella progettazione dei servizi, pena pesanti sanzioni e un grave danno reputazionale.


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Navigazioni sorvegliate: il Garante privacy detta le regole per i controlli sui dipendenti

Aziende ed enti pubblici possono controllare la navigazione internet dei propri dipendenti, ma solo rispettando precise regole. Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali con l’ingiunzione n. 243 del 29 aprile 2025, intervenendo su un caso che ha visto protagonista un ente pubblico, colpevole di aver conservato per un intero anno i log di navigazione dei propri dipendenti — inclusi i tentativi di accesso a siti inseriti in una black list — senza alcun accordo sindacale e senza adottare le garanzie previste dalla normativa.

La disciplina è chiara: i datori di lavoro, siano essi imprese o pubbliche amministrazioni, possono raccogliere e conservare i cosiddetti log di navigazione — ossia le registrazioni degli accessi a internet — solo in presenza di specifiche condizioni e garanzie. Tra queste, spicca l’obbligo di stipulare preventivamente un accordo con le rappresentanze sindacali ai sensi dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970), anche se i sindacati non sollevano obiezioni.

Inoltre, i log non possono essere conservati per più di 90 giorni, salvo anomalie di sicurezza o richieste specifiche dell’autorità giudiziaria. Superato questo termine, i dati devono essere anonimizzati o cancellati.

Le regole del Garante

Il Garante ha sottolineato che i controlli devono bilanciare la necessità di garantire la sicurezza informatica con il rispetto della riservatezza dei dipendenti. Non è infatti lecito schematizzare o profilare i lavoratori sulla base della loro attività in rete, anche quando questa sia solo tentata.

Per procedere legittimamente, le imprese devono:

  • Predisporre una valutazione d’impatto privacy (DPIA) ai sensi dell’articolo 35 del GDPR;
  • Stabilire un termine massimo di conservazione dei dati, fissato dal Garante in 90 giorni;
  • Sottoscrivere un accordo sindacale per l’attivazione di sistemi di controllo indiretto;
  • Limitare la possibilità di risalire all’identità del singolo dipendente, separando le informazioni tecniche dai dati personali.

Inoltre, l’identità del dipendente che utilizza un determinato dispositivo deve essere associata al log solo in casi di comprovata necessità e attraverso procedure graduali e controllate, sempre previa verifica a livello aggregato.

Tempi e modalità di conservazione

Anche la conservazione delle richieste di assistenza tecnica rivolte ai fornitori informatici deve essere limitata nel tempo. Nel caso specifico, il Garante ha ritenuto congruo un periodo massimo di 12 mesi.

Sono invece considerati strumenti di lavoro ordinari e quindi esclusi dall’obbligo di accordo sindacale i sistemi che bloccano automaticamente l’accesso a siti vietati senza però registrare i tentativi di connessione.

In ogni caso, le operazioni di verifica devono essere affidate a un numero ristretto di persone autorizzate e specificamente designate, con istruzioni precise sui rischi e le modalità di trattamento dei dati.

Il principio di proporzionalità

Il principio cardine, ribadisce il Garante, è quello di proporzionalità e minimizzazione: le attività di controllo devono essere strettamente necessarie, pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità di sicurezza informatica e buon andamento dei servizi.

In mancanza di accordo sindacale e adeguate garanzie, ogni trattamento di dati sui dipendenti rimane privo di base giuridica e rischia di esporsi a pesanti sanzioni amministrative, come accaduto nel caso in esame.


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IA generativa, UE: enorme potenziale, ma servono regole e investimenti

Secondo una nuova relazione scientifica del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea, l’intelligenza artificiale (IA) generativa potrebbe stimolare in modo significativo l’innovazione e la produttività in settori chiave dell’Unione, dall’assistenza sanitaria, all’istruzione, alle industrie culturali e creative. La relazione sulle prospettive evidenzia il potenziale trasformativo dell’IA generativa in termini di innovazione, produttività e cambiamento sociale. Ma sottolinea anche che il suo rapido sviluppo comporta rischi trasversali, tra cui l’amplificazione della misinformazione, distorsioni algoritmiche, perturbazioni del lavoro e problemi di privacy, che richiedono un’attenzione urgente.

Per sfruttare i vantaggi dell’IA generativa salvaguardando al contempo i diritti fondamentali, la relazione sottolinea la necessità di un approccio programmatico multidisciplinare e strategico. Viene richiesto inoltre uno stretto allineamento con le normative dell’Unione europea, quali il regolamento sull’IA e la legislazione sui dati, nonché con le politiche di innovazione dell’UE in materia di IA per garantire che la IA generativa rimanga affidabile, inclusiva e pienamente allineata ai valori democratici e alle leggi dell’UE.

Ekaterina Zaharieva, Commissaria per le Start-up, la ricerca e l’innovazione, ha dichiarato: “L’Europa ha il potenziale per assumere un ruolo guida nell’IA generativa. Con le politiche e gli investimenti giusti possiamo stimolare la competitività e l’innovazione. La consulenza scientifica indipendente aiuta l’Unione europea a beneficiare di una tecnologia complessa e rapida come l’IA generativa”.

La Commissione ha avviato una prima serie di opportunità di finanziamenti dell’Unione europea con quasi 700 milioni di € per integrare l’IA generativa in settori strategici europei quali l’industria manifatturiera, la robotica, la salute e l’energia. Ricercatori, innovatori, imprese industriali e altri soggetti candidati entreranno a far parte di GenAI4EU, l’iniziativa faro della Commissione per promuovere l’IA generativa “made in Europe”.

La relazione è disponibile online.


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