Fisco soccombente: compensazione delle spese di lite solo con motivazioni dettagliate, stabilisce la Cassazione

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18799 depositata il 10 luglio 2025 ha chiarito un importante principio in materia di spese legali nelle controversie tributarie: quando l’amministrazione finanziaria soccombe in giudizio, la compensazione delle spese di lite può essere disposta solo se supportata da una motivazione dettagliata e specifica. Non è dunque sufficiente un richiamo generico alla “particolarità delle questioni esaminate”.

Il caso riguarda un contribuente che aveva impugnato un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate relativo a un presunto maggior reddito conseguito nel 2011. Dopo il rigetto in primo grado, la Commissione tributaria regionale aveva confermato la decisione, tuttavia aveva disposto la compensazione delle spese di giudizio senza fornire motivazioni approfondite, limitandosi a indicare la particolare complessità della materia.

La Cassazione, accogliendo il ricorso del contribuente, ha rilevato che una simile decisione contrasta con l’articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile, che regola in modo stringente l’ipotesi di compensazione, prevedendo che questa possa essere disposta solo in presenza di situazioni di “assoluta novità della questione trattata”, “mutamento della giurisprudenza” o “gravi ed eccezionali ragioni”, tutte da motivare espressamente.

La Corte sottolinea che il giudice di merito deve esprimersi con argomentazioni puntuali e circostanziate per giustificare la compensazione delle spese. Una decisione sommaria o basata su formulazioni generiche configura una violazione delle norme processuali e una motivazione apparente, con conseguente annullamento della pronuncia.

Il principio affermato rafforza la tutela dei contribuenti e la trasparenza nelle decisioni giudiziarie, impedendo che il Fisco possa sottrarsi al pagamento delle spese di lite senza una motivazione adeguata, specie quando risulta completamente soccombente.


LEGGI ANCHE

Nuove regole sul contributo unificato: i chiarimenti del Ministero

Una nota del Dipartimento Affari di Giustizia chiarisce le conseguenze dell'omesso pagamento del contributo unificato nei processi civili. Novità anche per le cause di cittadinanza.

diritti digitali e PA Servicematica

Come il ritardo tecnologico delle PA lede i diritti digitali dei cittadini

Nell’articolo “Diritti digitali, troppe PA li ignorano (in barba ai cittadini): una proposta cambiare le cose” pubblicato su Agenda Digitale, Mara Mucci, vicepresidente commissione di…

Negoziazione assistita: cosa cambia con la Riforma Cartabia?

Con la Riforma della Giustizia di Marta Cartabia cambiano anche le regole della negoziazione assistita, in particolar modo per quanto riguarda il gratuito patrocinio e…

Assenza all’udienza, no alla scusa del “nessun danno” per il cliente: è illecito disciplinare

Non è necessario che l’assenza dell’avvocato all’udienza provochi un danno concreto o rilevante al cliente per configurare un illecito disciplinare. A stabilirlo con chiarezza è il Consiglio Nazionale Forense, che nella sentenza n. 9 del 29 gennaio 2025, sotto la presidenza f.f. Napoli e la relazione del consigliere Minervini, ha affermato il principio secondo cui la tutela del decoro e della dignità della categoria prevale sull’effettiva entità del danno causato da una condotta contraria ai doveri professionali.

Nel caso esaminato, la contestazione disciplinare riguardava proprio l’assenza ingiustificata del difensore di fiducia all’udienza processuale, comportamento ritenuto incompatibile con i doveri imposti dalla legge. La difesa, infatti, aveva sostenuto l’insussistenza di illecito in assenza di un pregiudizio concreto per il cliente.

Il Consiglio ha rigettato tale argomentazione, spiegando che il procedimento disciplinare non mira esclusivamente alla tutela del singolo assistito, ma soprattutto a salvaguardare il decoro e la dignità dell’intera classe forense. Questo implica la repressione di ogni condotta lesiva delle regole professionali, anche qualora il danno diretto risulti minimo o inesistente.


LEGGI ANCHE

esame avvocato servicematica

Esame avvocato, la proposta per continuare con le modalità straordinarie

Il Ministero della Giustizia è all’opera su una proposta legislativa che estenda anche alla prossima sessione dell’esame per diventare avvocato le modalità attualmente utilizzate. Nella…

Liquidazione del compenso dell’avvocato: nessuna decadenza nel gratuito patrocinio

Liquidazione del compenso dell’avvocato: nessuna decadenza nel gratuito patrocinio

Quando va presentata l’istanza di liquidazione del compenso dell’avvocato nel gratuito patrocinio? Esiste un termine preciso oltre il quale decade il diritto di presentare l’istanza?…

Nuove norme per rafforzare la cibersicurezza dei soggetti critici e delle reti essenziali dell’UE

L’odierna adozione del regolamento di esecuzione coincide con il termine entro il quale gli Stati membri devono recepire la direttiva NIS2 nel diritto nazionale.

Imbrattamenti e decoro urbano, la Consulta conferma il reato: inammissibile la questione di costituzionalità

ROMA — La Corte costituzionale, con la sentenza n. 105 depositata ieri 1o luglio 2025, ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Firenze sull’art. 639 del codice penale, che punisce il deturpamento e l’imbrattamento di cose altrui. La Consulta ha ritenuto che il reato conservi una propria ragione d’essere penale, nonostante la precedente abrogazione del “danneggiamento semplice” trasformato in illecito civile.

Al centro del caso la vicenda di un uomo accusato di aver imbrattato con materiale organico la porta e le pareti di un immobile in un condominio alla periferia di Firenze. Il giudice fiorentino aveva sollevato dubbi di costituzionalità in riferimento agli articoli 3 e 27 della Carta, lamentando una sproporzione nel trattamento penale di condotte che offendono beni materiali senza comprometterne la funzionalità, e richiedendo la procedibilità a querela anche per i casi meno gravi previsti dalla norma.

Il ruolo del legislatore nella tutela del decoro

La Corte ha però chiarito che la permanenza della rilevanza penale dell’imbrattamento risponde a una scelta politica e sociale del legislatore, finalizzata a contrastare forme di degrado urbano e a tutelare l’interesse collettivo al decoro dei contesti pubblici e privati. Una scelta, si legge nella motivazione, ulteriormente confermata dalla recente introduzione della nuova figura di reato di deturpamento urbano, contenuta nel d.l. n. 48 del 2025, convertito nella legge n. 80 del 9 giugno scorso, che ha inasprito il trattamento punitivo delle condotte volte a colpire più beni contestualmente.

Un interesse collettivo distinto dal patrimonio

Secondo i giudici costituzionali, l’imbrattamento non può più essere considerato una semplice variante minore del danneggiamento patrimoniale, ma costituisce oggi un’offesa autonoma, lesiva di un bene collettivo legato alla tutela estetica e al decoro degli spazi pubblici e privati. Pertanto, l’intervento auspicato dal Tribunale fiorentino richiederebbe un riassetto generale della disciplina, che esula dalle competenze della Corte e rimane prerogativa del legislatore.

Nessun intervento sulla procedibilità

La Consulta ha poi dichiarato inammissibile anche la questione subordinata sulla procedibilità d’ufficio prevista dal quinto comma dell’art. 639, ribadendo che l’eventuale rimodulazione di tale regime costituisce scelta discrezionale del Parlamento, non sindacabile in sede di giudizio di legittimità.


LEGGI ANCHE

Quando la Pubblica Amministrazione può rifiutare una fattura elettronica?

Quando la Pubblica Amministrazione può rifiutare una fattura elettronica?

Il decreto del MEF pubblicato il 22 ottobre 2020 indica quando la Pubblica Amministrazione può rifiutare una fattura elettronica ricevuta. Il decreto entrerà in vigore…

intelligenza artificiale italia

IA, Nordio accoglie richiesta Cassazione e Cnf e istituisce Osservatorio

Con un decreto ministeriale del 10 luglio, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha istituito l’Osservatorio Permanente per l’Uso dell’Intelligenza Artificiale, accogliendo la richiesta congiunta…

Vietato stabilire lo studio legale presso un’associazione di categoria: violazione deontologica e censura disciplinare

Tale pratica, secondo il CNF, danneggia l’immagine della classe forense, creando un potenziale conflitto di interesse e possibilità di accaparramento della clientela, anche se non…

Diesel, appalti e autovelox: il Decreto Infrastrutture divide Governo e imprese

ROMA — Con 191 voti favorevoli e 102 contrari, la Camera ha approvato ieri il Decreto Infrastrutture, che ora si appresta a un passaggio rapido e senza modifiche al Senato, con pubblicazione attesa in Gazzetta Ufficiale entro il 20 luglio. Il provvedimento, nato corposo già nell’esame a Palazzo Chigi, è stato ulteriormente arricchito e modificato durante l’iter parlamentare, toccando temi che vanno dalla mobilità agli appalti pubblici, dalla sicurezza stradale alle grandi opere.

Il testo contiene misure attese e altre più controverse: prorogato lo stop alla circolazione dei diesel Euro 5 nelle regioni del Nord, avviata la mappatura nazionale degli autovelox e confermata la natura di stazione appaltante per la società Stretto di Messina Spa, che gestirà direttamente le gare relative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Il malcontento del mondo produttivo

A criticare il decreto è Leopoldo Destro, delegato di Confindustria per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo, che denuncia l’assenza di una visione integrata tra manifattura, trasporti e logistica: “Invece di collegare questi settori, come sarebbe necessario per rendere il sistema produttivo competitivo e moderno, si è proceduto a compartimentarli ulteriormente, peggiorando le condizioni rispetto al passato”, ha dichiarato.

Le principali novità

Tra le misure più rilevanti, lo slittamento al 1° ottobre 2026 del blocco ai veicoli diesel Euro 5 in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, con la possibilità per le regioni di ulteriori rinvii se introdurranno interventi compensativi per il miglioramento della qualità dell’aria.

Sul fronte sicurezza stradale, parte la mappatura nazionale degli autovelox: i Comuni dovranno comunicare al Ministero delle Infrastrutture dati su dispositivi, omologazione e posizione, condizione indispensabile per continuare a utilizzarli.

Confermate anche nuove disposizioni sull’autotrasporto: ridotti da 120 a 90 minuti i tempi massimi per carico e scarico, con sanzioni per ogni ora o frazione di ritardo.

Appalti e Ponte sullo Stretto

Il decreto riconosce alla società Stretto di Messina Spa lo status di stazione appaltante qualificata per gestire direttamente progettazione, affidamenti ed esecuzione del Ponte sullo Stretto, nonostante la società non abbia precedenti esperienze dirette in bandi di gara. Prevista anche una riforma sulle modalità di esproprio e l’estensione dei tempi per i procedimenti da 30 a 60 giorni.

Novità anche per il settore dei servizi tecnici: nei contratti pubblici per ingegneria e architettura sarà ora possibile prevedere anticipi fino al 10% del prezzo, una misura attesa da tempo da architetti e ingegneri, sostenuta dall’associazione Oice.

Revisione prezzi e rincari

Sul tema sensibile della revisione prezzi, il decreto stabilisce che i prezzari in diminuzione saranno applicabili solo ai lavori eseguiti o contabilizzati a partire dal 2025. I contratti aggiudicati tra luglio e dicembre 2023 potranno beneficiare dei meccanismi di adeguamento previsti dal nuovo Codice appalti. Rimane invece escluso il comparto servizi e forniture, una scelta che le associazioni di categoria hanno definito “insostenibile”, temendo il fallimento di molte imprese e migliaia di posti a rischio.

Pedaggi e altre disposizioni

Respinta infine la norma che avrebbe previsto aumenti sui pedaggi autostradali per finanziare la manutenzione della viabilità provinciale. La misura, osteggiata da opposizioni e da parte della maggioranza, è stata stralciata.

Tra le altre disposizioni, spazio al nuovo Cruscotto informativo sulla regolarità fiscale e contributiva delle imprese private coinvolte negli appalti e maggiore flessibilità per le concessioni balneari, con la stagione che potrà prolungarsi oltre i consueti quattro mesi, fino a fine settembre. Arriva anche il commissariamento della Salerno-Reggio Calabria, con il ruolo affidato all’amministratore delegato di Anas.


LEGGI ANCHE

Aperta alla libera fruizione la Banca Dati di merito Pubblica

Da giovedì 14 dicembre 2023 sarà disponibile online la Banca Dati di merito pubblica (BDP). Realizzata dal Dipartimento per la Transizione Digitale, l’Analisi Statistica e…

CryptoLocker: come possiamo difenderci dal virus che blocca i nostri pc

CryptoLocker è un ransomware, un virus che entra in possesso del nostro pc per bloccare i file, criptandoli con una password che impedisce di aprirli.…

pignoramenti più veloci

Aiga: focus nazionale: “Compensi professionali, verso una nuova dignità dell’avvocatura”

Si tiene a Verbania, oggi 15 marzo e domani  16  il primo Focus nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati dedicato ai Compensi professionali – per una…

Boom di richieste per esperti di intelligenza artificiale: le aziende italiane a caccia di nuove competenze

In Italia la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è ormai realtà e sta trasformando radicalmente il mercato del lavoro. Secondo un’elaborazione di Our World in Data, basata sui dati del recente AI Index Report, le offerte di lavoro che richiedono competenze specifiche in ambito AI sono cresciute dell’80% tra il 2019 e il 2025.

Se sei anni fa rappresentavano appena lo 0,5% degli annunci, oggi la quota è salita allo 0,9%, mentre negli Stati Uniti ha già raggiunto l’1,8%, con una crescita del 200% nell’ultimo decennio. Un trend che lascia presagire un ulteriore balzo anche nel nostro Paese, dove le aziende si stanno attrezzando non solo per inserire nuovi profili, ma anche per aggiornare quelli già presenti.

Il reskilling come priorità nazionale

La trasformazione in atto, infatti, non è soltanto tecnologica, ma anche culturale e organizzativa. Non si cercano più solo competenze tecniche o analitiche, ma anche figure capaci di gestire le implicazioni etiche, legali e manageriali dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese. A confermarlo è uno studio dell’Università di San Diego, che ha evidenziato come le aziende più virtuose stiano già ripensando le proprie strutture e policy interne.

Un’esigenza resa ancora più urgente dal ritardo digitale del Paese: secondo gli ultimi dati, meno di un italiano su due (il 46% della popolazione tra i 16 e i 74 anni) possiede competenze digitali di base, a fronte di una media europea del 56%.

Formazione continua e alleanze strategiche

In questo scenario, l’upskilling e il reskilling delle risorse umane diventano imprescindibili, soprattutto per le PMI che costituiscono l’ossatura produttiva italiana. Sempre più imprese si stanno muovendo per avviare programmi di aggiornamento professionale, spesso grazie ai fondi pubblici e alla formazione finanziata.

«In un momento in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il concetto stesso di lavoro, è fondamentale non farsi trovare impreparati», spiega a Italia Oggi Sebastiano Gadaleta, founder e direttore generale di Progetto Impresa, società italiana di consulenza e formazione digitale. «La formazione non è più un costo, ma un investimento strategico, richiesto non solo dal mercato ma dagli stessi lavoratori, che vogliono restare competitivi. E grazie ai fondi disponibili, questo investimento può essere sostenibile anche per le PMI».

Le opportunità offerte dalla finanza agevolata

Oltre ai fondi interprofessionali, esistono bandi regionali, voucher per la digitalizzazione, finanziamenti europei e progetti del PNRR che consentono di accedere a corsi di specializzazione, coaching e programmi di riqualificazione. Per le aziende, affidarsi a consulenti esperti significa poter individuare i bandi più adatti, gestire la burocrazia e monitorare tutto il percorso formativo fino all’erogazione dei corsi, senza rallentare le attività quotidiane.

Secondo Gadaleta, l’errore più frequente è considerare la trasformazione digitale una questione di strumenti software, mentre è innanzitutto una questione di persone: «Formare i dipendenti significa metterli nelle condizioni di affrontare con competenza e serenità i cambiamenti, evitando resistenze e valorizzando le risorse interne».

I 10 profili AI più richiesti nel 2025

In questo contesto, ecco i dieci profili professionali legati all’intelligenza artificiale che le aziende italiane stanno cercando o dovranno formare nei prossimi mesi:

  1. AI Engineer – progetta e sviluppa sistemi intelligenti capaci di apprendere e adattarsi.

  2. Machine Learning Engineer – crea algoritmi che permettono alle macchine di apprendere dai dati.

  3. Data Scientist – analizza grandi quantità di dati per estrarre informazioni strategiche.

  4. AI Ethic Specialist – gestisce le implicazioni etiche e normative nell’uso dell’intelligenza artificiale.

  5. Prompt Engineer – ottimizza l’interazione tra utenti e modelli linguistici evoluti, come chatbot e assistenti vocali.

  6. Responsabile dei contenuti generati dall’IA – supervisiona e verifica la qualità e la coerenza dei contenuti prodotti dalle macchine.

  7. AI Product Manager – guida lo sviluppo di prodotti basati su AI, coordinando team multidisciplinari.

  8. AI Solutions Architect – progetta l’integrazione dei sistemi intelligenti all’interno delle infrastrutture aziendali.

  9. Robotic Automation Specialist – implementa soluzioni robotiche intelligenti nei processi industriali.

  10. Chief AI Officer (CAIO) – dirige la strategia aziendale in ambito intelligenza artificiale.

Il futuro del lavoro passa da qui

La sfida, per il sistema imprenditoriale italiano, sarà quella di riuscire a integrare nuove competenze senza disperdere il valore delle professionalità esistenti. Formazione continua, governance evoluta e cultura aziendale aperta all’innovazione saranno le chiavi per non restare indietro.


LEGGI ANCHE

cassa forense smart working

Cassa forense rende operativo il coworking

Roma, Napoli, Milano: il coworking di cassa forense è attivo fino a settembre 2022 Offrire una postazione di lavoro attrezzata all’interno di uno spazio condiviso…

A Treviso il Congresso Giuridico “Il ruolo dell’Avvocato tra presente e futuro”

I prossimi 29 e 30 novembre 2023, nella sede della Provincia di Treviso si terrà il Congresso Giuridico “Il ruolo dell’Avvocato tra presente e futuro”, organizzato…

camera dei deputati

Carceri, via libera alla nuova legge: più umanità e procedure più celeri

Un passo avanti verso un sistema penitenziario più moderno e umano, ma i suoi effetti concreti saranno visibili solo nel lungo periodo.

ANM incontra sindacati Polizia: “Siamo vicini a intera categoria”

ROMA, 11 luglio – Il presidente Cesare Parodi e il segretario Rocco Maruotti hanno incontrato nella sede dell’Associazione nazionale magistrati in Corte di cassazione una delegazione delle segreterie nazionali del SIAP – Sindacato italiano appartenenti Polizia e dell’Anfp – Associazione nazionale funzionari di Polizia, guidate da Giuseppe Tiani e Massimo Martelli, Enzo Letizia ed Emanuele Ricifari.
Al centro del confronto la preoccupazione condivisa rispetto al tema delle risorse umane, un nodo che accomuna forze di polizia e magistratura. I rappresentanti delle forze di polizia hanno sottolineato la soddisfazione per aver individuato preoccupazioni e temi comuni sui quali il confronto è necessario.
“Abbiamo espresso la nostra piena vicinanza alle donne e uomini delle forze di polizia che quotidianamente si impegnano a tutela della sicurezza dell’intera cittadinanza. Un incontro in un clima sereno, costruttivo e di collaborazione, che per noi è una prima tappa, che ci auguriamo abbia un proficuo seguito”, spiegano il presidente Parodi e il segretario Maruotti.


LEGGI ANCHE

prestazioni gratuite

Avvocati: l’offerta di prestazioni gratuite è un illecito disciplinare

Con la sentenza n. 148/2019 il Consiglio Nazionale Forense  ha stabilito che l’offerta di prestazioni gratuite o a un costo simbolico è un illecito disciplinare poiché…

contributo-unificato

No iscrizione a ruolo senza contributo unificato

Manovra 2022: se non si versa il contributo unificato niente iscrizione a ruolo Da oggi, martedì 16 novembre, il testo della manovra di bilancio 2022 è al…

A San Francisco la polizia potrà usare Robot Killer

Micah Xavier Johnson, un veterano di guerra, nel 2016 uccise cinque poliziotti a Dallas. Successivamente alla sparatoria, Johnson, armato, si rifugiò in un edificio. Per…

Stop all’obbligo di mostrare i documenti prima dell’imbarco: svolta negli aeroporti italiani

ROMA — Non sarà più obbligatorio esibire un documento di identità prima di imbarcarsi su un volo nazionale o europeo in partenza dagli aeroporti italiani. La novità, anticipata dal Corriere della Sera e confermata dall’Enac, è già operativa in tutti gli scali del Paese.

“Gli aeroporti sono luoghi protetti ed è venuto il momento di equiparare i viaggi in aereo a quelli in treno”, ha spiegato Pierluigi Di Palma, presidente dell’Enac, motivando così una decisione destinata a far discutere. “Ai fini dei controlli di sicurezza non cambia nulla: chi arriva al gate dovrà comunque superare i metal detector e gli altri dispositivi di sicurezza. Ma da oggi basterà la carta d’imbarco per accedere all’area partenze”.

Di Palma chiarisce tuttavia che i documenti d’identità — passaporto o carta d’identità — non vanno lasciati a casa: “Se durante i controlli a campione effettuati dalle forze dell’ordine il viaggiatore non sarà in grado di esibirlo, non potrà imbarcarsi”. Alla base della scelta, spiega il presidente dell’Enac, c’è la volontà di snellire le procedure aeroportuali, riducendo code e tempi di attesa senza compromettere la sicurezza: “Il trasporto aereo resta un sistema iper sicuro”.

Ma la decisione non convince tutti. Il Codacons ha espresso forte perplessità, chiedendo chiarimenti sull’iter che ha portato all’adozione di questa misura e sul livello di confronto istituzionale che l’ha preceduta. “L’eliminazione dell’obbligo di mostrare i documenti prima dell’imbarco si presta a più di una criticità: potrebbe consentire ai passeggeri di utilizzare carte d’imbarco intestate ad altri o di salire a bordo camuffati, nascondendo la propria identità”, avverte l’associazione dei consumatori.

Pur condividendo la necessità di rendere più fluide le operazioni di imbarco, il Codacons ribadisce che la sicurezza deve rimanere prioritaria: “Prima di introdurre misure così rivoluzionarie — conclude l’associazione — sarebbe stato opportuno un confronto tra tutte le parti in causa, per garantire piena tutela ai viaggiatori, specie in un contesto internazionale segnato da tensioni e instabilità geopolitiche”.


LEGGI ANCHE

lotta al riciclaggio e modifiche al codice penale Servicematica

Direttiva Ue 2018/1673, lotta al riciclaggio e modifiche al codice penale

Il 4 novembre scorso, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che attua la direttiva UE n. 2018/1673 relativa alla lotta al riciclaggio attraverso…

Decreto ponte assegno unico figli

Assegno unico figli: attuato decreto ponte

Ne beneficeranno coloro che ad oggi non hanno alcun diritto all’assegno Dal primo luglio, entra in vigore il decreto ponte sull’assegno unico per i figli…

ANM in allerta: sciopero in vista contro la riforma della giustizia

Il Direttivo annuncia una mobilitazione nazionale per gennaio. La politica attacca: «Difendono le correnti e i loro privilegi»

Giorgio Ambrosoli, il coraggio della legalità: il ricordo commosso dell’Unione Nazionale delle Camere Civili

ROMA, 11 luglio 2025 – Nel giorno in cui ricorre l’anniversario del suo barbaro assassinio, l’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) ricorda con profonda commozione e ammirazione la figura di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che pagò con la vita la fedeltà al diritto e allo Stato.

Ambrosoli, civilista competente e riservato, nel 1974 fu nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana dall’allora Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli. Un incarico difficile, in un contesto segnato da opacità finanziarie e pericoli concreti, che Ambrosoli accettò con un alto senso civico e senza esitazione.

Durante il suo incarico scoprì un sistema di gravi irregolarità nei conti della banca e nell’intreccio societario orbitante intorno a Michele Sindona, figura centrale di un blocco di potere che teneva insieme criminalità organizzata, finanza deviata, massoneria e settori politici. Ambrosoli rifiutò ogni tentativo di pressione e corruzione, opponendosi alla narrazione costruita per salvare Sindona a spese dello Stato.

In una celebre lettera alla moglie Annalori, scriveva: “Incarico senza prospettive e senza ritorno. Ma in fondo – in piena coscienza – l’ho accettato per il Paese, e quindi senza alcuna esitazione e con molto entusiasmo.” Parole che ancora oggi rappresentano un manifesto morale della professione forense.

Lasciato colpevolmente solo dalle istituzioni, nonostante le minacce ricevute e il clima ostile, Ambrosoli fu assassinato l’11 luglio 1979, sotto casa, da un killer mandato da Sindona. Un omicidio annunciato che privò il Paese di un servitore onesto e silenzioso della legalità.

L’UNCC ha voluto oggi rinnovare il proprio tributo alla sua memoria, sottolineando come il valore di Ambrosoli risieda non solo in ciò che fece, ma nel modo in cui lo fece: con rigore, riservatezza e coerenza etica. “L’Avvocatura civile italiana non può dimenticare Giorgio Ambrosoli,” afferma il presidente Alberto Del Noce, “perché il suo esempio ci ricorda ogni giorno che legalità e indipendenza sono scelte quotidiane, mai conquiste definitive.”

Il miglior modo per onorarlo, conclude l’UNCC, non è nella retorica delle ricorrenze, ma nella costante difesa dell’autonomia, della competenza e della funzione costituzionale dell’avvocatura. Giorgio Ambrosoli, oggi più che mai, continua a vivere nell’impegno di chi non accetta scorciatoie e compromessi nella tutela del diritto e dell’interesse pubblico.


LEGGI ANCHE

Giustizia digitale, in Sardegna è realtà: un sistema informativo per dare risposte e supporto immediato ai minori assistiti

La sperimentazione del sistema informativo è già stata avviata nel 2021 dalla Procura della Repubblica del Tribunale per i Minorenni di Cagliari, coinvolgendo le comunità…

legal design servicematica

Il Legal Design per rendere l’informazione legale più fruibile

Se la legge è uguale per tutti, non si può dire che sia anche chiara per tutti. Sfortunatamente, norme, atti, contratti e altri documenti legali…

Sciopero nazionale dei cancellieri esperti: tribunali paralizzati, protesta per il passaggio all’area terza

I cancellieri esperti, pur consapevoli della crisi che affligge il settore della giustizia, con una cronica carenza di personale, hanno deciso di alzare la voce.

PagoPA, la piattaforma che agevola le PA ma complica la vita ai cittadini

Doveva essere lo strumento capace di modernizzare i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione e garantire tracciabilità, sicurezza e trasparenza. Invece, a distanza di anni dalla sua introduzione obbligatoria, il sistema PagoPA continua a mostrare criticità e lacune che rischiano di scaricare disagi e costi sulle spalle dei cittadini.

A denunciare la situazione è chi quotidianamente si trova a fare i conti con bollette, tasse, contravvenzioni e tributi vari da pagare attraverso il sistema digitale centralizzato. Se da un lato l’amministrazione pubblica ha trovato un modo per standardizzare e monitorare le entrate, dall’altro il contribuente si scontra con costi aggiuntivi e — soprattutto — con una gestione delle ricevute di pagamento tutt’altro che funzionale.

IL PROBLEMA DEI COSTI AGGIUNTIVI
Uno dei primi nodi riguarda le commissioni bancarie. Se ormai da tempo la maggior parte dei bonifici bancari nazionali è gratuita per i correntisti, il pagamento tramite PagoPA comporta quasi sempre un costo aggiuntivo a carico del cittadino, variabile in base all’istituto bancario o al canale utilizzato. Si va da 1,50 a 1,95 euro per ogni singola operazione, una cifra apparentemente modesta che però, moltiplicata per le decine di micropagamenti obbligatori annui verso la PA, diventa un aggravio non trascurabile.

L’ASSENZA DI DATI ESSENZIALI NELLE RICEVUTE
La questione più spinosa, però, riguarda la mancanza di informazioni essenziali nelle ricevute bancarie rilasciate al termine delle operazioni su PagoPA. In particolare, mentre il sistema registra il pagamento collegato a un codice identificativo della bolletta o dell’avviso, non viene mai riportato il numero del verbale o della cartella a cui quel pagamento è collegato.

Una lacuna che potrebbe sembrare di poco conto, se non fosse che — come già avvenuto in diversi casi — a distanza di anni la Pubblica Amministrazione potrebbe contestare il mancato pagamento di una sanzione, e il cittadino non avrà alcun modo di dimostrare, attraverso il proprio estratto conto bancario o la ricevuta PagoPA, di aver effettivamente saldato quella specifica posizione. Il motivo è semplice: nell’estratto conto o nella ricevuta compare solo il codice bollettino e non il numero di riferimento del verbale, rendendo impossibile -o comunque molto difficile- ogni ricostruzione puntuale.

UN CASO TIPO: IL PAGAMENTO DI UNA MULTA
Per comprendere meglio la criticità, basta analizzare un pagamento standard. Supponiamo che un cittadino versi, tramite PagoPA, l’importo di una multa pari a 141,26 euro. Al termine della transazione la banca addebiterà anche una commissione di 1,95 euro, per un totale di 143,21 euro. Ma nella ricevuta digitale scaricabile o visualizzabile sull’home banking non comparirà alcun riferimento al numero del verbale o all’infrazione contestata. Solo un codice bolletta/avviso e la denominazione dell’ente creditore.

A distanza di tre o quattro anni, se l’amministrazione comunale dovesse inviare un sollecito sostenendo che quella multa non è mai stata pagata, il cittadino, consultando i propri archivi bancari o quelli di PagoPA, troverà un pagamento generico associato a una voce “Ministero Interno Dip.to Pubblica Sicurezza” e a un codice avviso. Ma senza il numero del verbale non sarà possibile collegare con certezza quel pagamento a quella specifica contravvenzione.

LA CONSEGUENZA: UN SISTEMA CHE AIUTA LE PA MA PENALIZZA I CITTADINI
Di fatto, la digitalizzazione dei pagamenti verso la PA è stata progettata per risolvere un problema di gestione interna degli enti pubblici — spesso incapaci di verificare con precisione i bonifici in entrata — scaricando però sugli utenti una serie di “rotture di scatole” burocratiche, come lamentano in molti. Se prima, con il tradizionale bonifico bancario, era possibile inserire nella causale il numero del verbale o del tributo pagato, conservando così una traccia storica personale consultabile anche a distanza di anni, oggi questa possibilità è preclusa dal sistema PagoPA.

Viene meno uno dei presupposti essenziali della digitalizzazione: eliminare il cartaceo e agevolare l’utilizzatore, non caricarlo di ulteriori oneri e complicazioni.

LA SOLUZIONE? UN SISTEMA DI RICEVUTE PIÙ TRASPARENTE

Ciò che manca è un obbligo per gli istituti bancari di restituire al pagatore una ricevuta completa, in cui oltre al codice bollettino compaiano anche i dati del verbale, dati specifici del tributo o della sanzione saldata. Oppure la possibilità di caricare direttamente, in fase di pagamento, il numero di riferimento dell’atto per cui si sta effettuando il pagamento.

Fino a quando non verrà risolta questa criticità, i contribuenti continueranno a pagare due volte: una in denaro e una in tempo e stress, costretti a conservare vecchie notifiche, avvisi cartacei e ricevute sparse per poter dimostrare, in caso di contestazione, di essere stati in regola.

 


LEGGI ANCHE

banco di scuola

Stop ai cellulari in classe da settembre per elementari e medie

Il Ministero dell'Istruzione ha emanato una direttiva che vieta l'utilizzo degli smartphone in classe, anche a fini didattici.

Due maxi multe ad Amazon: ha violato la privacy degli utenti

Amazon ha violato la privacy degli utenti per quanto riguarda la gestione dei dispositivi di sorveglianza Ring e dell’altoparlante Alexa. Dopo attente indagini, l’azienda è…

santalucia anm

Giustizia, Santalucia (ANM): “Vogliamo dibattito su riforma improvvida che indebolisce democrazia”

“Vogliamo aprire un dibattito ampio e partecipato che è la cifra della nostra democrazia. Il disegno di legge Nordio sulla separazione delle carriere è un’iniziativa…

Caso Almasri, si incrina il fronte di Nordio: rischio dimissioni e pressing su Meloni

Roma — Il caso Almasri, il cittadino iracheno la cui consegna alla Corte Penale Internazionale è stata negata dall’Italia, continua a scuotere Palazzo Chigi e il ministero della Giustizia. E ora si profila anche un’azione legale per violazione del segreto istruttorio.

Giulia Bongiorno, avvocato difensore dei membri del Governo coinvolti nell’indagine del Tribunale dei ministri, sta infatti valutando una denuncia per la divulgazione di atti coperti da segreto e mai trasmessi alle parti interessate. Nel mirino, le indiscrezioni uscite nelle ultime ore — in particolare quelle che attribuirebbero alla capo di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, un ruolo di primo piano nella gestione riservata della vicenda.

Il nodo degli atti mai notificati e i sospetti sulla riservatezza violata
Alla base dell’irritazione della difesa c’è il fatto che, a distanza di mesi, gli atti d’indagine non sono ancora stati formalmente depositati. I termini di legge — scaduti il 27 aprile — erano stati prorogati di due mesi, ma anche la nuova scadenza, fissata per il 27 giugno, è ormai superata senza che i documenti siano stati messi a disposizione degli avvocati.
Una situazione definita da ambienti vicini al Governo «paradossale», con l’opposizione che chiede chiarimenti in Aula su un fascicolo di cui, formalmente, neppure i diretti interessati hanno piena contezza.

Nordio sceglie il silenzio, Bartolozzi nel mirino
In via Arenula si cerca di minimizzare. L’accusa rivolta a Bartolozzi viene liquidata come “pettegolezzi” o “veleni”, mentre il ministro Carlo Nordio si trincera dietro un rigoroso «no comment». Anche ieri, al Circolo degli Scacchi per una lectio magistralis, il Guardasigilli ha evitato accuratamente di entrare nel merito, mantenendo una linea di silenzio per evitare qualsiasi ombra d’interferenza su un’indagine ancora aperta.

La posizione più delicata resta però quella di Giusi Bartolozzi. Se da un lato Nordio le ha finora confermato la propria fiducia, dall’altro i segnali che arrivano da Palazzo Chigi parlano di una crescente insofferenza per una vicenda che sta assumendo contorni sempre più politici. Qualcuno ipotizza che, se servirà individuare un capro espiatorio per chiudere la questione, la capo di gabinetto possa essere la figura più esposta.

La regia di Palazzo Chigi e il nodo Mantovano
Un aspetto non secondario, e che in via Arenula viene fatto notare con forza, è che l’intera gestione della vicenda Almasri sarebbe stata pilotata direttamente da Palazzo Chigi. Non a caso, il Tribunale dei ministri era stato invitato dalla difesa a sentire il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, anziché il ministro della Giustizia, ritenendo che le decisioni più delicate — anche per le implicazioni di sicurezza e di ragion di Stato — fossero state assunte direttamente dalla Presidenza del Consiglio.

Le prossime mosse: Meloni osserva e valuta
Ora tutti gli occhi sono puntati sulla premier Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio non nasconde l’irritazione per la piega presa dalla vicenda e si interroga sulla tenuta della linea sin qui seguita. La possibilità di un cambio al vertice della segreteria tecnica di via Arenula o di un allontanamento di Bartolozzi — come gesto di discontinuità e segnale di controllo della situazione — viene considerata sempre più concreta, anche se ogni decisione è rimandata al deposito ufficiale degli atti, che dovrebbe avvenire a breve.

Solo allora, quando le carte saranno finalmente a disposizione della difesa e della presidenza del Consiglio, si capirà davvero se la linea di resistenza potrà essere confermata o se il caso Almasri si porterà dietro conseguenze politiche più pesanti di quanto finora ipotizzato.


LEGGI ANCHE

mani ammanettate

Rapina i suoi avvocati e fugge dall’udienza: arrestato dopo 23 giorni

L’uomo, in macchina verso il tribunale insieme ai suoi legali, li ha minacciati con un punteruolo per rubare telefono e chiavi dell’auto

Risarcimento da sinistro: per i lavoratori si calcola al lordo solo delle trattenute non fiscali

Una recente sentenza della Cassazione chiarisce che, nel liquidare il danno da invalidità permanente, vanno escluse le tasse ma considerate le altre trattenute obbligatorie come…

Processo Grillo, il dramma personale del giudice ferma la sentenza

Il figlio del presidente del collegio muore travolto da un treno a Roma. L’udienza di Tempio Pausania rinviata al 22 settembre tra commozione e polemiche

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto