banco di scuola

Stop ai cellulari in classe da settembre per elementari e medie

Roma – Dal prossimo anno scolastico, le aule delle scuole elementari e medie italiane si preparano a un cambiamento radicale: stop ai cellulari. Il Ministero dell’Istruzione ha infatti emanato una direttiva che vieta l’utilizzo degli smartphone in classe, anche a fini didattici.

Perché questo divieto?

La decisione è stata presa sulla base di numerosi studi internazionali che hanno evidenziato come la presenza dei cellulari in classe possa distrarre gli studenti, riducendo la loro capacità di concentrazione e apprendimento. Inoltre, l’uso eccessivo di questi dispositivi può avere un impatto negativo sullo sviluppo cognitivo dei ragazzi.

Eccezioni ben precise

Tuttavia, il divieto non è assoluto. Ci sono casi in cui l’utilizzo dello smartphone può essere consentito, ma solo se strettamente necessario e debitamente motivato. Le eccezioni riguardano principalmente:

  • Alunni con disabilità o DSA: In questi casi, il cellulare può essere utilizzato come strumento compensativo, purché previsto nel Piano Educativo Individualizzato (PEI).
  • Condizioni personali documentate: In presenza di particolari condizioni personali che richiedono l’utilizzo del cellulare, come ad esempio problemi di salute, è possibile richiedere una deroga. Tuttavia, questa deve essere supportata da una documentazione medica e inserita nel Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Come ottenere una deroga?

Per ottenere una deroga, è necessario seguire una procedura precisa:

  1. Valutazione individuale: La scuola valuterà caso per caso le richieste di deroga, sulla base di una documentazione completa e dettagliata.
  2. Motivazione rigorosa: Le motivazioni devono essere oggettive e documentate, non basate su opinioni personali o richieste generiche.
  3. Revisione periodica: Le deroghe devono essere riviste periodicamente per verificare se sussistono ancora le condizioni che le hanno giustificate.

Cosa cambia nella didattica?

Il divieto dei cellulari in classe non significa rinunciare alla tecnologia. Anzi, la scuola è invitata a valorizzare l’utilizzo di altri dispositivi come computer e tablet, sotto la supervisione dei docenti. Inoltre, le scuole dovranno lavorare per educare gli studenti all’uso consapevole delle tecnologie digitali e a prevenire i rischi connessi all’uso eccessivo dei dispositivi mobili.

Le reazioni

La decisione del Ministero ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, ci sono coloro che accolgono con favore questa misura, ritenendola necessaria per garantire un ambiente di apprendimento sereno e concentrato. Dall’altro, ci sono coloro che esprimono preoccupazione per le possibili difficoltà che potrebbero incontrare gli studenti con bisogni speciali.


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Fisco più clemente: uno scudo contro le sanzioni per chi si adegua

Roma – Dal 1° settembre entra in vigore una nuova norma che promette di offrire un respiro ai contribuenti. Il decreto legislativo 87/2024, attuativo della riforma fiscale, introduce un meccanismo che consente di evitare sanzioni in caso di errori commessi in buona fede.

Come funziona?

Immaginiamo che un contribuente abbia interpretato una norma fiscale in un certo modo, diverso da quello indicato successivamente dall’Agenzia delle Entrate in una circolare o in un parere. Prima di questa nuova norma, il contribuente rischiava una sanzione per aver commesso un errore, anche se involontario.

Dal 1° settembre, le cose cambiano. Se il contribuente si accorge dell’errore entro 60 giorni dalla pubblicazione del documento dell’Agenzia e presenta una dichiarazione integrativa, correggendo l’importo dovuto, non subirà alcuna sanzione.

Perché questa novità?

L’obiettivo è quello di evitare che i contribuenti vengano puniti per errori dovuti a interpretazioni soggettive delle norme fiscali, soprattutto quando queste norme sono complesse e soggette a diverse interpretazioni. In questo modo, si vuole favorire un rapporto più collaborativo tra contribuenti e Agenzia delle Entrate.

A chi si rivolge?

Questa nuova norma si rivolge a tutti i contribuenti, dalle persone fisiche alle imprese, che si trovano ad affrontare situazioni di incertezza interpretativa. È importante sottolineare che la depenalizzazione è prevista solo per gli errori commessi a partire dal 1° settembre 2024 e che si riferiscono alle interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate dopo questa data.

Cosa bisogna fare?

Per beneficiare di questa nuova norma, i contribuenti dovranno:

  • Essere informati: Tenere d’occhio le circolari e i pareri dell’Agenzia delle Entrate.
  • Essere tempestivi: Entro 60 giorni dalla pubblicazione del documento che chiarisce la corretta interpretazione, presentare una dichiarazione integrativa.
  • Agire in buona fede: La depenalizzazione è prevista solo per gli errori commessi in buona fede, ovvero quando il contribuente non aveva intenzione di evadere le tasse.

E’ importante sottolineare che la buona fede del contribuente dovrà essere dimostrata in caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.


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Roma – Una nuova sentenza della Corte di Cassazione getta luce su una questione che da tempo divide automobilisti e amministrazioni locali: l’obbligo di riservare spazi di sosta gratuiti nelle città.

Con l’ordinanza n. 20293 del 23 luglio 2024, i giudici hanno stabilito che nei centri storici, nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato i comuni non sono tenuti a garantire parcheggi liberi.

La vicenda. Tutto è nato dal ricorso di un automobilista multato a Catania per aver parcheggiato senza pagare il ticket. L’uomo aveva contestato la sanzione, lamentando la scarsità di posti auto gratuiti nelle vicinanze. Tuttavia, i suoi ricorsi sono stati respinti sia dal Giudice di pace che dal Tribunale.

Le motivazioni della Cassazione. Secondo la Suprema Corte, la presenza di parcheggi a pagamento in zone di particolare pregio artistico o ambientale è legittima e non viola alcuna norma. L’obiettivo è quello di limitare la presenza di veicoli in questi contesti e favorire la mobilità sostenibile.


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Questa novità è stata introdotta dalla legge 9 agosto 2024, n. 114, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 10 agosto 2024, che ha modificato l’articolo 593 del codice di procedura penale. La riforma limita quindi la possibilità per il pubblico ministero di impugnare le sentenze di proscioglimento per una serie di reati per i quali il processo viene avviato con citazione diretta davanti a un giudice monocratico, come previsto dall’articolo 550 Cpp.

Con questa modifica, il legislatore ha voluto garantire una maggiore certezza del diritto, riducendo i casi in cui le sentenze di assoluzione possono essere messe in discussione, rafforzando così la stabilità delle decisioni giudiziarie.


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Questa sentenza chiarisce che per ottenere la Naspi, non è sufficiente essere disoccupati, ma è necessario dimostrare anche la volontà di rientrare nel mondo del lavoro. La Naspi, infatti, viene riconosciuta solo a coloro che, oltre a essere senza impiego, manifestano attivamente l’intenzione di cercare una nuova occupazione, come indicato dalla normativa vigente.


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In particolare, la Corte è chiamata a valutare se sia costituzionalmente legittimo che la sospensione della responsabilità genitoriale sia automatica, anziché discrezionale e decisa dal giudice. Inoltre, la questione riguarda anche la durata della sospensione, che attualmente è fissata in un periodo pari al doppio della pena principale inflitta, piuttosto che corrispondere alla durata della pena stessa.

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Non ha vita semplice una delle riforme più ambiziose degli ultimi anni per snellire la giustizia italiana. Stiamo parlando dell’istituzione degli Uffici del Processo, creati per supportare i magistrati e ridurre i tempi dei processi.

Un paradosso italiano

Nonostante l’importanza strategica di questi uffici, c’è un problema serio: secondo le testimonianze raccolte dal Fatto Quotidiano, molti dei nuovi assunti, ammessi al ruolo lo scorso giugno attraverso concorsi pubblici, non hanno ancora ricevuto lo stipendio. Questo ritardo non è solo un disagio per i lavoratori, ma un vero e proprio paradosso per un Paese che sta investendo ingenti risorse nella modernizzazione della giustizia.

Perché succede?

Secondo quanto emerso, i dati di questi funzionari non sarebbero stati inseriti correttamente nei sistemi informatici del Ministero della Giustizia. Questo significa che, di fatto, per l’amministrazione questi lavoratori non esistono ancora.

Le conseguenze

Questa situazione ha diverse implicazioni:

  • Danno all’immagine dell’Italia: Il mancato pagamento dei dipendenti pubblici è un segnale negativo per un Paese che sta cercando di dimostrare la sua capacità di gestire fondi europei come quelli del PNRR.
  • Rischio di rallentamento della giustizia: La demotivazione dei lavoratori potrebbe incidere negativamente sull’efficienza degli Uffici del Processo e, di conseguenza, sulla velocità dei processi.
  • Violazione degli obblighi europei: L’utilizzo dei fondi del PNRR è soggetto a controlli rigorosi. Il mancato pagamento dei dipendenti potrebbe portare a sanzioni per l’Italia.

Cosa si può fare?

È urgente che il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze intervengano per risolvere al più presto questa situazione. I nuovi assunti hanno il diritto di essere pagati per il lavoro svolto e il Paese ha bisogno che la riforma della giustizia prosegua senza intoppi.


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Il cuore della riforma riguarda la ripartizione dei compiti tra la CGUE e il Tribunale dell’Unione Europea. Quest’ultimo, a partire da ottobre 2024, si occuperà di un numero più ampio di casi, in particolare quelli legati a materie specifiche come l’IVA, i dazi doganali e le emissioni di gas serra.

Perché questa riforma?

Negli ultimi anni, la CGUE ha visto aumentare notevolmente il suo carico di lavoro. Questa riorganizzazione ha lo scopo di:

  • Sveltire le procedure: Le decisioni giudiziarie saranno prese più rapidamente, garantendo una giustizia più celere.
  • Specializzare i giudici: Affidando al Tribunale casi più specifici, si permette alla CGUE di concentrarsi sulle questioni legali più complesse e di maggior impatto.
  • Aumentare la trasparenza: Il pubblico avrà accesso a maggiori informazioni sulle decisioni dei giudici europei, grazie alla pubblicazione online di documenti e pareri.

Quali sono le novità più importanti?

  • Maggiore coinvolgimento del Tribunale: Il Tribunale dell’Unione Europea acquisirà nuove competenze, diventando un punto di riferimento per un numero crescente di casi.
  • Procedure più snelle: Le nuove regole semplificheranno le procedure giudiziarie, riducendo i tempi e i costi per i cittadini e le imprese.
  • Maggiore trasparenza: Il pubblico avrà accesso a più informazioni sulle decisioni dei giudici, grazie alla pubblicazione online dei documenti.

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Per le infrazioni commesse fino al 31 agosto, invece, continueranno ad applicarsi le norme previgenti. Questa transizione potrebbe comportare complicazioni per contribuenti, consulenti e uffici fiscali nella gestione delle sanzioni durante questo periodo di cambiamento.


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